L’ “Uomo Intero” di Einaudi sceglierebbe la Flat Tax

La scissione fra l’uomo che risparmia e l’uomo che investe teorizzata da Keynes non è auspicabile né corretta: gran parte degli investimenti sono effettuati da operatori economici che dispongono di capitale attraverso l’autofinanziamento o con il risparmio del gruppo di controllo. Il risparmio viene prima dell’investimento e ne è la condizione. Ciò significa che le azioni risparmio-investimento-consumo fanno riferimento all’ ”uomo intero” einaudiano contrapposto all’ ”uomo scisso” keynesiano in due classi sociali: i ricchi che hanno un’elevata propensione al risparmio e i poveri che hanno un’elevata propensione al consumo.

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La flat tax favorisce i ricchi?

La flat tax in Italia è possibile? E soprattutto porterebbe benefici ai cittadini italiani? Partiamo dalla principale critica di chi la avversa: i ricchi pagherebbero quanto i meno abbienti.

Ma questo è falso!

La flat tax è un’imposta proporzionale, cioè pago in proporzione a quanto guadagno, il che sembra più che ragionevole e incentiva a produrre più ricchezza e beneficio di tutti.

Al contrario, se la tassazione è progressiva, cioè all’aumentare del reddito non pago in proporzione ma molto di più, sono disincentivato dal produrre reddito, a danno di tutti.

La tassazione proporzionale implica che ogni cittadino pagherà le imposte in proporzione al reddito prodotto, ovvero chi ha un reddito maggiore pagherà più imposte.

Se, ad esempio, l’aliquota unica delle imposte è il 20%, se guadagno 20 mila euro pagherò 4 mila euro, se ne guadagno 100 mila, cioè 5 volte 20 mila, ne pagherò 20 mila, cioè 5 volte 4 mila. Quindi la tassazione proporzionale ha un’unica aliquota o flat tax.

La tassazione progressiva implica che la tassazione cresce più che proporzionalmente, cioè le aliquote di imposta diversificate crescono al crescere del reddito. Per tornare al precedente esempio, se guadagno 20 mila euro l’anno pagherò 4 mila circa, se ne guadagno 100 mila ne pagherò 36 mila, quindi non 5 volte ma 8 volte cioè circa 16 mila euro in più (senza contare le addizionali regionali e comunali).

tassazione

proporzionale tassazione progressiva

aliquota

20%

20%

reddito

€ 20.000

 

€ 100.000

 

€ 20.000  

€ 100.000

 

tasse da pagare € 4.000 € 20.000 € 4.000 circa

€ 36.000

Questo è il regime vigente in Italia, considerato molto disincentivante.

Ma perché in Italia la tassazione è progressiva? II principio trae ispirazione dalla c.d. “decrescenza dell’utilità marginale”: dosi crescenti di un bene ne fanno man mano diminuire la sua utilità/necessità, quindi posso privarmene senza danno.

Ma ciò può essere vero per un bene infungibile o che non può facilmente essere scambiato: se mangio dosi aggiuntive di gelato alla quinta coppa sarò sazio e potrò privarmene senza sacrificio.

Ma il reddito-denaro è fungibile, è un bene di scambio, può trasformarsi qualunque altro bene ed essere utilizzato in ogni impresa; pertanto la sua utilità non è decrescente ma, anzi, permette Ia creazione del risparmio e dell’investimento che è alla base dello sviluppo di una società umana.

Per dirla con Einaudi risparmio-investimento-consumo sono in capo alla persona, “l’uomo intero” contrapposto all’uomo “scisso keynesiano”.

Il risparmio investito in progetti imprenditoriali che allocano in modo efficiente le risorse, creano valore aggiunto, aumentano la produttività, quindi riducono la disoccupazione e il sottosviluppo realizzando una redistribuzione dal basso, contrapposta a quella dall’alto operata d’imperio attraverso la tassazione progressiva in nome dell’egualitarismo (l’uguaglianza sostanziale volta ad eliminare le fisiologiche differenze è nemica dell’uguaglianza formale, quella davanti alla legge di stampo liberale).

L’obiettivo da perseguire non dovrebbe essere l’impossibile eliminazione delle diseguaglianze fisiologiche, ma l’innalzamento del livello di benessere delle fasce meno abbienti e ciò si ottiene attraverso il mercato e la crescita economica che produce una redistribuzione libera, spontanea ed efficiente.