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	Commenti a: Legalizzazione, ecco cosa eccepisco a Giacalone e a Ocone	</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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		Di: Davide Giacalone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 17:25:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[1. Non, non era una risposta ad un intervento qui fatto, ma un pezzo scritto autonomamente. Il tema del “proibito” che per ciò stesso è attraente ricorre da lustri, esiste e, pertanto, chi lo nega (come me) ha il dovere di non cancellarlo.
2. Le statistiche sul consumo di quel che è proibito hanno un difetto: non misurano i consumi accertati, ma quelli presunti. Somigliano a quelle sull’evasione fiscale (basate sul contestato e, difatti, sideralmente lontane dal riscosso) o sulla corruzione (basate sul percepito). Se sapessimo esattamente quanta sostanza illecita è stata venduta e acquistata sapremmo anche dove, come e da chi. Non è così. Valse, però, per l’alcool quel che vale per la droga: i consumatori sanno dove approvvigionarsi, difficile credere che gli indirizzi non siano noti anche agli altri. Difatti, allora come oggi: il proibizionismo è tale solo di nome.
3. Non dico affatto che legalizzare le droghe significa arrendersi alle mafie. Intanto perché dico che legalizzarle: a. non serve a niente; b. non è neanche lontanamente possibile, perché ci saranno sempre sostanze e potenziali consumatori (minorenni) esclusi. Liberalizzare significa prendere il posto delle mafie. Un po’ diverso.
4. La risposta immaginata (alla domanda: perché non è bene che lo Stato venda droga?) è sbagliata. Nel senso che non è la mia. Non lo escludo perché “fanno male”, ma perché tolgono la libertà. La libertà di vita e di scelta. Talune (sintetiche) tolgono anche, direttamente e immediatamente, la libertà di far funzionare correttamente il cervello. Non è che facciano ingrassare o intossichino: cancellano una cosa preziosa come la libertà e la capacità di scegliere. Lo Stato che proibisce non compie una scelta etica al posto dell’individuo, ma preserva la sua possibilità di compiere scelte.
5. Circa tabacco e alcool: sono anni che trovo soggetti che suppongono di avere la verità, alcuni facendo riferimento alla “scienza”, degradandola da galileiana a setta. Bene: quando mi mostrerete un consumatore di eroina o un impasticcatore di sintetiche che ne sorbisce al giorno come un vino pasteggiando, un sigaro o delle sigarette, conservando intatta la propria lucidità e capacità di autodeterminazione ne parleremo. Fino a quel giorno, per cortesia, tenete le verità e le falsità per il reparto mistico. A questo punto scatta la pretesa distinzione fra droghe leggere e pesanti. Salvo poi accorgersi che tale distinzione nega le premesse dei legalizzatori (che comunque sbagliano) e dei legalizzatori, giacché presuppone che lo Stato continui a proibire. Sebbene altro.
6. Non sono in grado di capire cosa l’ottimo interlocutore chiede in chiusura, circa il concetto di libertà. Serve la citazione di Popper?

Davide Giacalone]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1. Non, non era una risposta ad un intervento qui fatto, ma un pezzo scritto autonomamente. Il tema del “proibito” che per ciò stesso è attraente ricorre da lustri, esiste e, pertanto, chi lo nega (come me) ha il dovere di non cancellarlo.<br />
2. Le statistiche sul consumo di quel che è proibito hanno un difetto: non misurano i consumi accertati, ma quelli presunti. Somigliano a quelle sull’evasione fiscale (basate sul contestato e, difatti, sideralmente lontane dal riscosso) o sulla corruzione (basate sul percepito). Se sapessimo esattamente quanta sostanza illecita è stata venduta e acquistata sapremmo anche dove, come e da chi. Non è così. Valse, però, per l’alcool quel che vale per la droga: i consumatori sanno dove approvvigionarsi, difficile credere che gli indirizzi non siano noti anche agli altri. Difatti, allora come oggi: il proibizionismo è tale solo di nome.<br />
3. Non dico affatto che legalizzare le droghe significa arrendersi alle mafie. Intanto perché dico che legalizzarle: a. non serve a niente; b. non è neanche lontanamente possibile, perché ci saranno sempre sostanze e potenziali consumatori (minorenni) esclusi. Liberalizzare significa prendere il posto delle mafie. Un po’ diverso.<br />
4. La risposta immaginata (alla domanda: perché non è bene che lo Stato venda droga?) è sbagliata. Nel senso che non è la mia. Non lo escludo perché “fanno male”, ma perché tolgono la libertà. La libertà di vita e di scelta. Talune (sintetiche) tolgono anche, direttamente e immediatamente, la libertà di far funzionare correttamente il cervello. Non è che facciano ingrassare o intossichino: cancellano una cosa preziosa come la libertà e la capacità di scegliere. Lo Stato che proibisce non compie una scelta etica al posto dell’individuo, ma preserva la sua possibilità di compiere scelte.<br />
5. Circa tabacco e alcool: sono anni che trovo soggetti che suppongono di avere la verità, alcuni facendo riferimento alla “scienza”, degradandola da galileiana a setta. Bene: quando mi mostrerete un consumatore di eroina o un impasticcatore di sintetiche che ne sorbisce al giorno come un vino pasteggiando, un sigaro o delle sigarette, conservando intatta la propria lucidità e capacità di autodeterminazione ne parleremo. Fino a quel giorno, per cortesia, tenete le verità e le falsità per il reparto mistico. A questo punto scatta la pretesa distinzione fra droghe leggere e pesanti. Salvo poi accorgersi che tale distinzione nega le premesse dei legalizzatori (che comunque sbagliano) e dei legalizzatori, giacché presuppone che lo Stato continui a proibire. Sebbene altro.<br />
6. Non sono in grado di capire cosa l’ottimo interlocutore chiede in chiusura, circa il concetto di libertà. Serve la citazione di Popper?</p>
<p>Davide Giacalone</p>
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