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	<title>chiavaroli Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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		<title>Marco Pannella: il ricordo di due amici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 15:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 90 anni dalla nascita di Marco Pannella, indimenticabile politico italiano, decido di contattare due personaggi, entrambi legati da un passato e da un’amicizia con il leader radicale. Ricardo Chiavaroli, consigliere regionale abruzzese dal 2008 al 2014 ma non solo, militante radicale sin dal 1987 e vicinissimo a Pannella anche negli ultimi tristi giorni di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A 90 anni dalla nascita di Marco Pannella</strong>, indimenticabile politico italiano, decido di contattare due personaggi, entrambi legati da un passato e da un’amicizia con il leader radicale. <strong>Ricardo Chiavaroli</strong>, consigliere regionale abruzzese dal 2008 al 2014 ma non solo, militante <strong>radicale</strong> sin dal 1987 e vicinissimo a Pannella anche negli ultimi tristi giorni di vita. <strong>Giuseppe Benedetto</strong>, presidente della Fondazione Luigi Einaudi ma anche ex consigliere ed assessore regionale in Abruzzo, sempre e solo nel <strong>P.L.I.</strong><span id="more-2183"></span></p>
<p>Chiavaroli mi racconta subito come da giovane radicale, nel 1989 era in Piazza della Rinascita a <strong>Pescara</strong>, intento a completare l’installazione del palco che di lì a poco avrebbe ospitato Marco Pannella, in uno di quei discorsi-fiume primo repubblicani, “<em>Non avevo mai parlato da solo con Pannella, ad un certo punto lo vedo arrivare, mi si avvicina e mi dice “Ciao, sono Marco” e con la sua enorme mano stringe la mia; ero emozionato e non ho potuto dire altro che “lo so”. Da quel giorno però non ci siamo più allontanati.”</em><br />
Benedetto all’epoca conosceva già Marco Pannella e l’anno dopo le elezioni europee, nelle quali il Partito Liberale, il Partito Repubblicano e il Partito Radicale costituirono la c.d. <strong>“Lista Laica”</strong>, ottenendo il 4,40% dei voti e 4 seggi al Parlamento di Bruxelles, condivise l’emiciclo de L’Aquila proprio con Giacinto Marco detto Marco Pannella, eletto consigliere regionale nel maggio 1990, in Abruzzo, nel collegio natio di Teramo.<br />
Ed è curioso come anche qui i ricordi inizino con un comizio in centro a Pescara: “<em>Quando durante un suo affollato comizio in Piazza Salotto (nomignolo dato dai pescaresi a Piazza della Rinascita), mi vedeva passare, mi appellava con nome e cognome per un bonario sfottò, chiedendomi cosa stesse facendo Altissimo (<strong>Renato Altissimo </strong></em>n.d.r.<em>) allora Segretario del P.L.I. Con il risultato di far girare tutta la piazza verso di me. Era il suo modo affettuoso di dimostrarti attenzione e, in qualche modo, anche stima</em>&#8220;. Continuando a parlare dell’esperienza al consiglio regionale e del rapporto anche personale con Pannella, Benedetto non ha dubbi sul legame non solo politico ma anche personale: “<em>Mi sentivo sicuramente più vicino a lui che a qualunque altro Consigliere Regionale nonostante Io fossi assessore e quindi al governo regionale e lui all’opposizione. In quei mesi ci siamo frequentati costantemente. Credo che fossi l’unico con cui si accompagnava a pranzo e cena, a L’Aquila o a Pescara.</em>” Poi si lascia sfuggire un ricordo simpatico, anche lontano dal modo duro e combattivo del politico: “<em>Si lamentava con gli amici ristoratori che all’epoca cominciavano a seguire la nouvelle cousine e le relative mini porzioni. Lo faceva a modo suo, tuonando nel suo dialetto abruzzese e chiedendo maxi porzioni dei suoi amati spaghetti alla chitarra.</em>”<br />
Anche <strong>Ricardo Chiavaroli</strong> racconta quanto amasse la pasta: “<em>Guai se allo Sporting o altrove qualcuno gli serviva un piatto di pasta che non fosse De Cecco!</em>” Ma non era solo il cibo e il suo amato sarto teatino Pio Marinucci a non fargli dimenticare le strade abruzzesi e in special modo quelle teramane: “<em>Un legame profondo, viscerale, di amore a tutto tondo. Teramo città di origine e nascita, dove sviluppa un legame fecondo con la famiglia (in particolare con la madre franco-svizzera) lo sfollamento a Pescara per sfuggire alla guerra, le prime percezioni delle violenze e della negazione dei diritti e del diritto, hanno contribuito a farne un uomo ‘transnazionale’ che però sempre, in ogni occasione, non dimenticava di ricordare il suo &lt;&lt;essere un mulo abruzzese&gt;&gt;</em>. <em>Trovava sempre un&#8217;occasione, con maggiore intensità negli ultimi anni, per tornare con Sergio Rovasio (storico collaboratore di Marco Pannella) nel suo Abruzzo, nella sua Teramo. Tutta la sua politica era vissuta anche corporalmente, e quindi anche il legame con l’Abruzzo lo viveva fisicamente, doveva respirare l’aria locale</em>.”<br />
Ma quando comprendo che gli aneddoti pannelliani sono tanti e, non sarebbero sufficienti le pagine di un libro, chiedo a Chiavaroli un ricordo simpatico dell’uomo e del politico e un episodio che invece vorrebbe cancellare dalla mente e dalla storia: “<em>Una delle cose che imparai da lui fu la forza del dialogo nonviolento con il presunto ‘nemico’ e, perché no, del sorriso; una mattina mentre eravamo in un hotel a Pescara ad un certo punto lui chiamò un tale Francesco per fargli gli auguri di compleanno e concluse la telefonata dicendogli &lt;&lt;oh, comunque non vedo l’ora di portarti le arance in carcere!&gt;&gt;</em>. <em>Solo a fine telefonata capii che stava parlando con Francesco Cossiga</em>.&#8221;<br />
&#8220;<em>Non cancellerei invece nulla</em>, &#8211; prosegue <strong>Chiavaroli</strong> &#8211; <em>nemmeno i momenti del suo dileggio, subito in diverse occasioni. Ma vorrei, questo sì, che finalmente comprendessimo tutti quanti l’enorme riconoscenza che dobbiamo ad una persona &#8211; paradossalmente a volte incomprensibile &#8211; e che Giovanni Negri ha definito egregiamente come &#8220;l’illuminato”</em>.&#8221;<br />
Anche <strong>Giuseppe Benedetto</strong> non ha dubbi, quando finiamo a parlare della scissione che subì il Partito Liberale Italiano nel 1955, proprio per opera di Marco Pannella e di tutta la corrente che faceva capo a Mario Pannunzio e alla linea de Il Mondo (Scalfari): &#8220;<em>A quell’epoca Pannella era un giovanissimo diciottenne. È vero che seguì quella dolorosa scissione del P.L.I., ma solo anni dopo divenne il leader che poi è sempre stato. Un uomo unico, che come pochi altri oggi manca all’Italia</em>.&#8221;<br />
Continuerei a fare domande ad entrambi, quando chiedo a <strong>Chiavaroli</strong> quali fossero gli atteggiamenti nella vita privata, quelli che solo i collaboratori più stretti possono svelare ricevo la conferma di come e quanto il politico abruzzese fosse autentico, nel bene e nel male “P<em>er lui non esisteva una simile distinzione. Era sempre &#8211; in pubblico come in privato &#8211; geniale, travolgente, buono, e pure con tanti difetti personali e politici che a volte lo rendevano insopportabile ma che non nascondeva mai. Non è un caso che fu lui a coniare e a praticare ogni istante il concetto per il quale “<strong>il personale è politico</strong></em>”.&#8221;</p>
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