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	<title>laura pennisi Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>laura pennisi Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<item>
		<title>Mar Baltico: nuove acque contese?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/mar-baltico-nuove-acque-contese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Pennisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 14:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione Il Mar Baltico è stato da diversi anni teatro di tensioni geopolitiche dovute alla presenza di numerosi cavi sottomarini che collegano Svezia, Finlandia, Lettonia e Lituania. Negli ultimi mesi, tuttavia, le preoccupazioni per questi stati, e per l’Unione Europea in generale, sono state ulteriormente alimentate dal sospetto sabotaggio di alcuni di questi cavi. Tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Introduzione</strong><br />
Il Mar Baltico è stato da diversi anni teatro di tensioni geopolitiche dovute alla presenza di numerosi cavi sottomarini che collegano Svezia, Finlandia, Lettonia e Lituania. Negli ultimi mesi, tuttavia, le preoccupazioni per questi stati, e per l’Unione Europea in generale, sono state ulteriormente alimentate dal sospetto sabotaggio di alcuni di questi cavi. Tra novembre 2024 e gennaio 2025, una serie di incidenti ha sollevato allarmi sulla sicurezza di queste infrastrutture critiche. Maggiore sospettata è la cosiddetta flotta &#8220;fantasma&#8221; di Mosca, un insieme di unità navali non ufficiali utilizzate per operazioni clandestine.<br />
Questo scenario riflette l&#8217;intensificazione delle rivalità strategiche nella regione baltica, dove il controllo delle telecomunicazioni e delle risorse energetiche è cruciale per l&#8217;equilibrio geopolitico. Questi recenti eventi evidenziano non solo il rischio di escalation militare, ma anche il potenziale impatto sulle economie regionali nonché sulla sicurezza delle telecomunicazioni globali.<br />
Questa analisi intende esplorare le cause di questa recente escalation, le dinamiche strategiche in gioco e le possibili ripercussioni per l&#8217;Europa e la comunità internazionale.<br />
<strong>Retroscena: gli incidenti</strong></p>
<p>Di seguito una breve cronologia degli incidenti:</p>
<p>1. Incidente del 17-18 novembre 2024. Il 17 novembre, Telia Lietuva ha segnalato un guasto al cavo BCS Est-Ovest tra la Lituania e l&#8217;isola svedese di Gotland, registrato intorno alle 10 del mattino. Nelle prime ore del 18 novembre, anche il cavo C-Lion1 che collega Finlandia e Germania è stato danneggiato, secondo l&#8217;operatore finlandese Cinia. Telia Lietuva ha inoltre osservato che entrambi i cavi si intersecano in un&#8217;area ristretta, suggerendo una causa non accidentale. A tal proposito, il direttore tecnico di Telia Lietuva, Andrius Šemeškevičius, ha chiarito: &#8220;Possiamo vedere che i cavi si incrociano in un&#8217;area di soli 10 metri quadrati; si intersecano. [&#8230;] Poiché entrambi sono danneggiati, è chiaro che non si è trattato di una caduta accidentale di una delle ancore della nave, ma potrebbe esserci qualcosa di più serio in corso.&#8221;<br />
È importante notare che una nave cinese, la Yi Peng Three, sia ritenuta la principale responsabile dell’incidente poiché si trovava in zona e che da allora abbia gettato l&#8217;ancora in acque internazionali al largo della Danimarca.</p>
<p>2. Incidente del 25 dicembre 2024. Il 25 dicembre 2024, tre cavi in fibra ottica tra Finlandia ed Estonia sono stati danneggiati: due di proprietà dell&#8217;operatore finlandese Elisa e uno dell&#8217;operatore cinese Citic. Il 26 dicembre, le autorità finlandesi hanno assunto il controllo della petroliera Eagle S registrata nelle Isole Cook. Il servizio doganale finlandese ha attribuito la nave alla flotta fantasma russa, composta da vecchie petroliere non assicurate usate per aggirare le sanzioni occidentali. Questo incidente ha anche sollevato preoccupazioni circa il rischio ambientale associato alla condizione delle navi.<br />
3. Incidente del 26 gennaio 2025. Un cavo in fibra ottica tra Lettonia e Svezia è stato danneggiato, probabilmente a causa di interferenze esterne, secondo le autorità lettoni. In risposta, la NATO ha inviato navi di pattuglia nella zona e la Svezia ha avviato un&#8217;indagine per sabotaggio. Il servizio di sicurezza svedese ha fermato una nave di proprietà bulgara in rotta dalla Russia. La società bulgara BMF, proprietaria della nave battente bandiera maltese, ha finora negato qualsiasi sabotaggio al cavo.<br />
4. Incidente del 21 febbraio 2025. Le autorità finlandesi e svedesi hanno riferito circa il possibile danneggiamento di un cavo sottomarino nel Mar Baltico, in acque svedesi, vicino all&#8217;isola di Gotland. Il cavo interessato è il C-Lion 1, che collega Finlandia e Germania, un cavo già soggetto a danni in passato. La società finlandese di telecomunicazioni Cinia ha segnalato che non vi è stato alcun impatto sulla funzionalità del cavo.</p>
<p><strong>Reazioni</strong><br />
In seguito agli incidenti, diverse sono state le reazioni da parte della Commissione Europea e della NATO, esprimendo come preoccupazione principale le operazioni della flotta fantasma. In particolare, l&#8217;incidente del 25 dicembre ha scatenato le forti reazioni della Commissione Europea, a cui hanno fatto seguito nuove sanzioni contro la suddetta flotta.</p>
<p>All&#8217;indomani dell&#8217;incidente del 25 dicembre, la Commissione Europea ha rilasciato una dichiarazione in cui ha applaudito le autorità finlandesi per il loro tempestivo intervento esprimendo, inoltre, piena solidarietà a Finlandia, Estonia e Germania.</p>
<p>Nella dichiarazione , la Commissione Europea ha anche condannato il danneggiamento delle infrastrutture europee di telecomunicazione operando un chiaro collegamento tra la nave sospetta e la flotta fantasma, il cui scopo principale sarebbe minacciare la sicurezza internazionale e finanziare la guerra. A tal fine, la Commissione Europea ha affermato che ci saranno ulteriori sanzioni per la Russia come risposta a questi danneggiamenti. L&#8217;UE, ha aggiunto la Commissione Europea, sta inoltre rafforzando la protezione dei cavi sottomarini con nuove tecnologie, scambio di informazioni e cooperazione internazionale, chiarendo che attualmente non vi è alcun rischio per l&#8217;approvvigionamento elettrico nella regione.<br />
Anche la NATO ha reagito all&#8217;incidente. Il 26 dicembre, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha affermato che l&#8217;alleanza è pronta a supportare Finlandia ed Estonia nelle loro indagini su un possibile atto di sabotaggio. Rutte ha pubblicato su un post sul social media X di aver discusso del presunto sabotaggio dei cavi nel Mar Baltico con il Primo Ministro estone Kristen Michal, ribadendo la posizione della NATO di piena solidarietà con gli alleati. Ha anche sottolineato che l&#8217;alleanza condanna fermamente qualsiasi attacco alle infrastrutture critiche e monitorerà attentamente le indagini in corso e fornirà il supporto necessario.<br />
Già in precedenza, nell&#8217;aprile 2024, il vicecomandante del Comando marittimo alleato della NATO, viceammiraglio Didier Maleterre, ha osservato che la rete di cavi sottomarini, cruciale per l&#8217;energia e le comunicazioni in Europa, non è stata progettata per affrontare la &#8220;guerra ibrida&#8221; condotta dalla Russia e da altri avversari della NATO. Ha anche sottolineato che la Russia ha sviluppato strategie di guerra ibrida sottomarina, mirando a destabilizzare l&#8217;economia europea attraverso attacchi a cavi Internet e oleodotti, mettendo a repentaglio l&#8217;intera infrastruttura sottomarina. Questo commento faceva riferimento a due incidenti precedenti, quelli sul Nord Stream 1 e 2, verificatisi nel settembre 2022, e in seguito sul Balticconnector nel 2023.<br />
Più di recente, il 21 febbraio, il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Henna Virkkunen ha presentato la Comunicazione congiunta della Commissione, che include una serie di misure volte a migliorare la protezione delle infrastrutture sottomarine critiche. Tali misure ruotano attorno a quattro pilastri fondamentali: prevenzione, rilevamento, risposta e recupero e deterrenza.</p>
<p><strong>Il fattore Cina</strong><br />
Come accennato in precedenza, i sospetti sulla Cina inerenti alla nave Yi Peng Three sono stati accantonati in seguito alla conferma da parte del Ministero degli Esteri cinese che l’allontanamento dall’area era stato eseguito per il benessere dell&#8217;equipaggio, aggiungendo che il paese rimane aperto alla cooperazione sugli ulteriori sviluppi riguardanti l&#8217;incidente. Tuttavia, il ministro degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha espresso delusione per il fatto che ai procuratori svedesi sia stato negato il permesso di condurre un&#8217;indagine a bordo. Di conseguenza, alla polizia svedese è stato concesso il diritto di partecipare solo come osservatore durante l&#8217;indagine eseguita dalla Cina. Nonostante la richiesta formale della Svezia, che, secondo Stoccolma, non è stata ancora soddisfatta, la Cina afferma di avere condiviso informazioni sull&#8217;indagine, ma la Svezia accusa Pechino di mancanza di trasparenza.<br />
Sebbene le autorità di Svezia, Lituania, Finlandia e Germania non abbiano ufficialmente incolpato la nave, i suoi movimenti dal Mar Baltico verso l&#8217;Oceano Atlantico sono stati ritenuti sospetti. Si deve inoltre tenere in conto che la Cina non sarebbe nuova a tali operazioni, poiché nel 2023, la nave portacontainers Newnew Polar Bear è salpata al largo della zona dopo aver trascinato l&#8217;ancora agganciando un gasdotto e, forse, due cavi sottomarini , come riportato dalle autorità svedesi e finlandesi.<br />
Dopo 10 mesi dall&#8217;incidente, la Cina ha riconosciuto il suo coinvolgimento in esso, adducendo come giustificazione una generale mancanza di attenzione. Una versione non totalmente accettata dai paesi colpiti dal danno.</p>
<p><strong>Il fattore flotta fantasma</strong><br />
Come conseguenza dei numerosi pacchetti di sanzioni imposte alla Russia, il termine “flotta fantasma” ha guadagnato una certa popolarità.<br />
Una delle definizioni più diffuse è quella che sostiene che la flotta fantasma “comprende tutte le imbarcazioni prive di assicurazione occidentale e appartenenti a società non UE/G7+, applicando le diverse tattiche impiegate dalla Russia per aggirare le sanzioni e sottolineando i potenziali rischi associati a queste operazioni”.<br />
L’Organizzazione marittima internazionale, in una risoluzione del 2023, ha ulteriormente specificato quali criteri dovrebbero essere applicati a questa definizione:<br />
● Eseguire operazioni non sicure che non rispettano le normative internazionali, gli standard e le best practice del settore.<br />
● Evitare intenzionalmente le ispezioni di controllo dello Stato di bandiera e dello Stato di approdo.<br />
● Non mantenere un&#8217;adeguata assicurazione di responsabilità civile o altre garanzie finanziarie.<br />
● Evitare intenzionalmente controlli o ispezioni commerciali.<br />
● Non operare secondo una politica di governance aziendale trasparente che garantisca il benessere e la sicurezza delle persone a bordo e la protezione dell&#8217;ambiente marino.<br />
● Adottare intenzionalmente misure per evitare il rilevamento della nave, come lo spegnimento delle trasmissioni AIS o LRIT o nascondere l&#8217;identità effettiva della nave quando non vi è alcuna preoccupazione legittima per la sicurezza o protezione sufficiente a giustificare tale azione;<br />
Sebbene il numero esatto delle navi che compongo la flotta fantasma russa non possa essere definito con assoluta precisione, la Kyiv School of Economics Institute ha calcolato che tale numero dovrebbe ammontare a circa 400 navi che solitamente trasportano merci quali petrolio, gasolio e benzina.</p>
<p><strong>La risposta della NATO: il Baltic Sentry</strong><br />
Dopo l&#8217;incidente di dicembre, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che la NATO intensificherà il pattugliamento nel Mar Baltico. Ciò aiuterebbe le autorità finlandesi che, nel frattempo, hanno bloccato una nave russa, la Eagle S. La nave, ufficialmente registrata nelle Isole Cook, si ritiene faccia parte della flotta fantasma.<br />
Nel gennaio 2025, Rutte, insieme al Presidente finlandese Alexander Stubb e al Primo Ministro estone Kristen Michal, hanno organizzato un vertice degli alleati del Mar Baltico a Helsinki il 14 gennaio 2025. Durante l’evento, Rutte ha annunciato il lancio del progetto &#8220;Baltic Sentry&#8221;, una nuova iniziativa militare della NATO per rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche nel Mar Baltico.<br />
L&#8217;iniziativa rafforzerà la presenza della NATO con fregate, velivoli da pattugliamento marittimo e droni navali, integrando al contempo risorse di sorveglianza nazionale per migliorare la sicurezza delle infrastrutture sottomarine.<br />
Rutte ha inoltre sottolineato l&#8217;importanza della cooperazione per garantire la sicurezza delle infrastrutture. La NATO collaborerà anche con la Critical Undersea Infrastructure Network, compresi i partner del settore, per migliorare la resilienza ed esplorare ulteriori misure di protezione.</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Indubbiamente, questa sequenza di incidenti evidenzia la vulnerabilità delle infrastrutture strategiche nel Mar Baltico e il crescente rischio di escalation geopolitica nella regione. Inoltre, i quattro incidenti elencati rappresentano solo la punta dell&#8217;iceberg, poiché seguono un’altra serie di incidenti avvenuti nel 2022 e nel 2023. Non sorprende che, in questo contesto, Estonia, Lettonia e Lituania abbiano annunciato l&#8217;8 febbraio 2025 la completa disconnessione dalla rete elettrica russa. Il 9 febbraio, i tre stati baltici hanno avviato il processo di sincronizzazione con l&#8217;area di frequenza europea. Questa mossa ha segnato la fine della dipendenza dei tre stati dalla rete elettrica Brell (Bielorussia, Russia, Estonia, Lettonia e Lituania), il cui controllo era affidato a Mosca.<br />
Nella migliore delle ipotesi, i prossimi negoziati avviati dal presidente degli Stati Uniti Trump per porre fine alla guerra in Ucraina potrebbero allentare in una certa misura la tensione della guerra ibrida nel Mar Baltico. Tuttavia, la situazione non è così semplice. Altri fattori devono essere considerati in questa equazione. Uno di questi è sicuramente la possibilità che l&#8217;Ucraina aderisca alla NATO e/o all&#8217;UE in futuro, anche se questa soluzione non appare fattibile secondo le recenti richieste russe al fine di avviare il negoziato di pace. In caso contrario, questa mossa potrebbe contribuire a un&#8217;ulteriore escalation in queste acque contese, come silente risposta di Mosca.<br />
Dal momento che le telecomunicazioni nonché lo scambio di dati tra paesi hanno assunto in questa epoca storica un’importanza strategica primaria, questi eventi evidenziano le modalità in cui il crescente utilizzo di infrastrutture sottomarine come obiettivi di guerra ibrida possa facilmente trasformarsi in strumenti di pressione geopolitica. Alla luce di tali considerazioni, e data la posizione strategica, la regione baltica si conferma quindi un punto focale nello scontro di interessi, con gravi implicazioni per l&#8217;energia europea e la sicurezza digitale. Le decisioni di politica internazionale attualmente in corso chiariranno la direzione che questa regione intraprenderà nonché la sicurezza degli stati interessati (e non solo).</p>
<hr />
<p>European Subsea Cables Association, 21 November 2024. https://www.escaeu.org/news/?newsid=119<br />
LRT, 18 November 2024. “Undersea cable between Lithuania and Sweden damaged—Telia.” https://www.lrt.lt/en/news-in-english/19/2416006/undersea-cable-between-lithuania-and-sweden-damaged-telia.<br />
BBC, 29 November 2024, “Sweden asks China to co-operate over severed cables.” https://www.bbc.com/news/articles/c748210k82wo</p>
<p>Radio Free Europe, 26 December 2024, “Ship Suspected Of Damaging Cables Off Finland Part Of Russia&#8217;s &#8216;Shadow Fleet,&#8217; EU Says.” https://www.rferl.org/a/russia-shadow-fleet-finland-estonia-cable-eu-nato/33254120.html</p>
<p>Radio Free Europe, 29 January 2025, “Baltic Sea Incidents Put Spotlight On Russia&#8217;s &#8216;Shadow&#8217; Fleet.” https://www.rferl.org/a/baltic-sea-sabotage-undersea-cables-russian-shadow-fleet/33290689.html</p>
<p>Yle, 21 February 2025, “New disruption of Finland-Germany cable reported in Baltic Sea.” https://yle.fi/a/74-20145195</p>
<p>DW, 21 February 2025, “Sweden investigating new reports of Baltic Sea cable damage.” https://www.dw.com/en/sweden-investigating-new-reports-of-baltic-sea-cable-damage/a-71695105</p>
<p>European Union External Service, 26 December 2024, Joint Statement by the European Commission and the High Representative on the Investigation into Damaged Electricity and Data Cables in the Baltic Sea. https://www.eeas.europa.eu/eeas/joint-statement-european-commission-and-high-representative-investigation-damaged-electricity-and_en</p>
<p>Radio Free Europe, 26 December 2024. Ibid.<br />
The Guardian, 16 April 2024, “Undersea ‘hybrid warfare’ threatens the security of 1bn, NATO commander warns.” https://www.theguardian.com/world/2024/apr/16/undersea-hybrid-warfare-threatens-security-of-1bn-nato-commander-warns<br />
European Commission, 21 February 2025, Commission and the High Representative present strong actions to enhance security of submarine cables. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_580</p>
<p>France 24, 23 December 2024, “Sweden says China blocked prosecutors&#8217; probe of ship linked to cut cables.” https://www.france24.com/en/live-news/20241223-china-vows-cooperation-over-ship-linked-to-severed-baltic-sea-cables</p>
<p>Al Jazeera, 23 December 2024, “China claims cooperation in Baltic Sea cable probe, Sweden says otherwise.” https://www.aljazeera.com/news/2024/12/23/china-says-cooperated-with-baltic-sea-cable-probe-sweden-claims-otherwise</p>
<p>Elisabeth Braw, 2024, Suspected sabotage by a Chinese vessel in the Baltic Sea. Atlantic Council. https://www.atlanticcouncil.org/blogs/new-atlanticist/suspected-sabotage-by-a-chinese-vessel-in-the-baltic-sea-speaks-to-a-wider-threat/ speaks to a wider threat<br />
Finland Police, 24 October 2023, National Bureau of Investigation has clarified the cause of gas pipeline damage. https://poliisi.fi/en/-/national-bureau-of-investigation-has-clarified-technically-the-cause-of-gas-pipeline-damage</p>
<p>Government Offices of Sweden, 19 October 2023, Damaged telecommunications cable between Sweden and Estonia. https://government.se/articles/2023/10/damaged-telecommunications-cable-between-sweden-and-estonia/</p>
<p>South China Morning Post, 12 August 2024, “Beijing admits Hong Kong-flagged ship destroyed key Baltic gas pipeline ‘by accident’.” https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/3274120/china-admits-hong-hong-flagged-ship-destroyed-key-baltic-gas-pipeline-accident</p>
<p>VOA, 17 August 2024, “China’s ‘accidental’ damage to Baltic pipeline viewed with suspicion.” 569.html</p>
<p>Anna Caprile and Gabija Leclerc, November 2024, Russia&#8217;s &#8216;shadow fleet&#8217;: Bringing the threat to light. EPRS | European Parliamentary Research Service. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2024/766242/EPRS_BRI(2024)766242_EN.pdf<br />
International Maritime Organization, 2023, URGING MEMBER STATES AND ALL RELEVANT STAKEHOLDERS TO PROMOTE ACTIONS TO PREVENT ILLEGAL OPERATIONS IN THE MARITIME SECTOR BY THE &#8220;DARK FLEET&#8221; OR &#8220;SHADOW FLEET.&#8221; https://wwwcdn.imo.org/localresources/en/KnowledgeCentre/IndexofIMOResolutions/AssemblyDocuments/A.1192(33).pdf<br />
Euronews, 28 December 2024, “NATO to step up Baltic Sea patrols after Finland-Estonia power cable damage.” https://www.euronews.com/my-europe/2024/12/28/nato-to-step-up-baltic-sea-patrols-after-finland-estonia-power-cable-damage</p>
<p>NATO, 14 January 2025, NATO launches &#8216;Baltic Sentry&#8217; to increase critical infrastructure security. https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_232122.htm</p>
<p>EU Neighbours East, 10 February 2025, “Baltic States fully disconnect from Russian and Belarussian electricity networks.” https://euneighbourseast.eu/news/latest-news/baltic-states-fully-disconnect-from-russian-and-belarussian-electricity-networks/</p>
<p>BBC, 8 February 2025, “Baltic states begin historic switch away from Russian power grid.” https://www.bbc.com/news/articles/c627d55v07go</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Laura Pennisi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/08/laura-pennisi.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/laura-pennisi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Laura Pennisi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista specializzata in studi sulla Russia, sul Caucaso, sull’Asia Centrale e sulla Grecia Moderna. Attualmente, svolge ricerche sulla propaganda russa attraverso i media. Vive a Malmö, in Svezia.</p>
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		<title>Guerra in Ucraina e nuovo ordine mondiale:  Asia Centrale, Cina e il ruolo dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Pennisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2023 20:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Com’è ormai noto ai molti da quell’infausto 24 febbraio 2022, nel momento in cui la Russia innescò la miccia a seguito della sua “operazione speciale”, l’ordine mondiale ha iniziato a mostrare tangibili segni di cambiamento. Un’occasione più unica che rara per quelle potenze emergenti che da qualche tempo ormai cercavano un posto al sole.  A [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Com’è ormai noto ai molti da quell’infausto 24 febbraio 2022, nel momento in cui la Russia innescò la miccia a seguito della sua “operazione speciale”, l’ordine mondiale ha iniziato a mostrare tangibili segni di cambiamento. Un’occasione più unica che rara per quelle potenze emergenti che da qualche tempo ormai cercavano un posto al sole.  A cominciare dalla Turchia, con la sua strategica opera di mediazione per la questione dello sblocco del grano ucraino, passando per il Brasile, il cui il neo-rieletto presidente Lula si sta ultimamente adoperando nella ricerca di una risoluzione, fino ad arrivare al gigante cinese, il reale protagonista della scena mondiale attuale. La necessaria uscita di scena della Russia dagli affari economici europei, con conseguenza più evidente il blocco delle importazioni di gas e l’impegno militare dell’Unione Europea in Ucraina, anche soprattutto a seguito delle pressioni USA, ha determinato un necessario riorientamento delle politiche estere di quest’ultima evidenziandone le già esistenti e profonde spaccature interne.</p>
<p>Con l’improvvisa uscita di scena di Mosca, le sempre più stringenti politiche climatiche adottate dall’Unione e il riconoscimento che la Cina è uno dei maggiori partner commerciali della stessa, se non il maggiore in assoluto soprattutto in ambito di transizione energetica, hanno spinto l’UE a delle risposte subitanee che hanno evidenziato la necessità di dare priorità alla cooperazione economica ponendo in secondo piano le divergenze ideologiche. Ecco quindi la visita improvvisa del Presidente francese Macron accompagnato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in Cina per rinsaldare i rapporti, con le conseguenti dichiarazioni del primo che hanno a dir poco indispettito gli USA. L’Unione sa bene che la forza manifatturiera interna della Cina è rilevante, il che può contribuire a ridurre i tempi e i costi necessari per far avanzare la transizione energetica tanto caldeggiata dall&#8217;Europa. Pechino, di fatto, mantiene una posizione di rilievo nelle catene industriali di componenti e attrezzature per la produzione di energia solare ed eolica e nelle esportazioni verso l’UE di moduli fotovoltaici. L’Europa necessita dunque della Cina, e la Cina lo sa.</p>
<p>Tuttavia, non è soltanto l’Europa il maggiore focus commerciale di Pechino. Già da tempo, e più precisamente dal 2013, l’Asia Centrale è stata investita dall’uragano One Belt One Road (OBOR), altrimenti detta Nuova Via della Seta, con innumerevoli progetti che hanno contribuito al rafforzamento della presenza cinese sul posto. Anche per l’Asia Centrale, tuttavia, la presenza cinese ha rappresentato una ghiotta occasione per svincolarsi, almeno in parte, dall’onnipresente presenza russa. In tal senso, la guerra in Ucraina è stata un catalizzatore di situazioni preesistenti. Nessuna delle cinque nazioni dell&#8217;Asia centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kirghizistan) ha, infatti, sostenuto l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina e ha aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia. Un’indiretta dichiarazione di allontanamento dal gigante russo, anche se, secondo i dati ufficiali, i rapporti economici con Mosca sembrerebbero essere ancora più fiorenti. <a href="#_edn1" name="_ednref1">[i]</a> Ma non solo l’Asia Centrale, anche paesi con l’Iran e il Pakistan possono trarre enorme beneficio dalla trasformazione dell’ordine mondiale con una Cina in posizione più egemonica che sembrerebbe tendere una mano d’aiuto a questi paesi tradizionalmente bistrattati dall’occidente a causa delle loro violazioni in svariati ambiti cui Pechino sarebbe più disposta a fare orecchio da mercante.</p>
<p>Ed è qui che entra in gioco l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.</p>
<p>Fondata nel 1996 come “Gruppo dei cinque” (Kazakistan, Cina, Russia, Tagikistan, Kirghizistan), l’organizzazione aveva come scopo principale il rafforzamento militare nelle aree interessate soprattutto a seguito della caduta dell’URSS. Nel 2001, dopo un incontro tenutosi a Shanghai, aderì anche l’Uzbekistan e fu firmato il trattato che modificò l’organizzazione, transformandola nell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). I sei paesi aderenti espressero la volontà di ampliare gli ambiti operativi ben oltre quello militare, includendo maggiore cooperazione a livello economico. Tale idea fu rafforzata dalla proposta dell’allora primo ministro cinese Wen Jiabao di formare un’area di libero scambio economica, una mossa astuta necessaria per gettare le basi del futuro ambizioso progetto dell’OBOR.</p>
<p>Anche l’ambito energetico fu ampiamente considerato dall’organizzazione in virtù delle ingenti risorse energetiche dei paesi dell’Asia Centrale, oltre che della Russia. Non a caso, il quadro multilaterale SCO ha mirato e mira essenzialmente a un triplice scopo: ottenere l&#8217;accesso (per la Cina) a una regione di vitale importanza strategica per la Russia senza tuttavia inimicarsi l&#8217;egemone regionale, accrescere le relazioni economiche e creare una piattaforma di cooperazione regionale che vada oltre le più ristrette relazioni sino-russe per controbilanciare il lavoro di organizzazioni come l&#8217;Unione Europea, la NATO e potenze egemoniche come gli Stati Uniti.<a href="#_edn2" name="_ednref2">[ii]</a> Il rafforzamento dei legami con l’Asia Centrale è stato poi incrementato con interventi di carattere culturale di cosiddetto soft power cinese, grazie ai numerosi istituti Confucio sparsi per la regione allo scopo di diffondere la lingua e la cultura del paese.</p>
<p>Da sottolineare, inoltre, che alcuni paesi, e tra loro alcuni con evidente importanza strategica, si sono visti assegnare lo status di osservatore. Si tratta di Mongolia, Afghanistan, Bielorussia, Pakistan, India e Iran. Anche gli Stati Uniti richiesero nel 2006 l’assegnazione del suddetto status, richiesta rigettata, ufficialmente, sulla base del principio di non contiguità territoriale e, sostanzialmente, per diminuire la già pesante presenza manifestata attraverso numerose basi militari sparse in Asia Centrale per contrastare il terrorismo islamico in Afghanistan. Dati i precedenti negativi tra alcuni di questi paesi e l’ordine mondiale basato sulla tradizionale supremazia occidentale (vedi tribolate relazioni Iran e USA), la SCO rappresenta chiaramente un’ottima occasione per i paesi “tartassati” dall’occidente per potersi alleare e rinsaldare le loro relazioni contro il blocco occidentale.</p>
<p>Con la Russia impegnata nella guerra in Ucraina e sempre più bisognosa di alleati non occidentali, la SCO si sta aprendo strada. Prova lampante, l’ultimo meeting tenutosi a Goa in India il 4 e 5 maggio. Il ministro degli Esteri cinese Qin Gang ha inviato dei segnali (forse volutamente) ambigui sulla crescente rivalità geopolitica della Cina con gli Stati Uniti. Secondo le sue dichiarazioni riportate dal servizio stampa del ministero degli Esteri, il ministro ha detto che &#8220;la guerra fredda è in ripresa&#8221; ma anche che &#8220;l&#8217;egemonismo e la politica di potere sono in aumento&#8221;. Riferendosi chiaramente agli Stati Uniti, ha continuato esortando i suoi colleghi della SCO a “sostenersi risolutamente a vicenda nella difesa degli interessi di sovranità, sicurezza e sviluppo, e contrastare l&#8217;interferenza di forze esterne negli affari regionali e l&#8217;istigazione delle rivoluzioni colorate”. Tuttavia, la dichiarazione più interessante riguarda il nuovo ruolo che la SCO deve assumere per “contribuire allo sviluppo dell&#8217;ordine internazionale in una direzione più giusta e ragionevole”. <a href="#_edn3" name="_ednref3">[iii]</a> In tal senso, l’annuncio di accelerate procedure d’inclusione di Iran e Bielorussia nell’organizzazione assume una rilevanza non certamente di esclusivo carattere economico. Del resto, le travagliate relazioni tra gli USA e l’Iran sono ben note così come il rapporto di totale dipendenza della Bielorussia da Mosca. Non è una coincidenza che il 25 maggio Mosca e Minsk abbiano firmato un accordo per formalizzare il dispiegamento di missili nucleari tattici russi sul territorio bielorusso suscitando le ire dell’Ucraina e successive tensioni con l’occidente.</p>
<p>Inoltre, le spaccature in seno ai singoli stati membri dell’Unione Europea riguardo alla gestione della guerra in Ucraina, alle sanzioni imposte alla Russia e ai rapporti economici da tenere con la Cina stessa sono ben chiare a una Pechino sempre più a capo della SCO. Il caso del primo ministro ungherese Orbán ne è un buon esempio. Durante il Forum Economico tenutosi a Doha, il premier ungherese ha affermato esplicitamente che «l&#8217;Ucraina non ha alcuna possibilità di vincere la guerra».<a href="#_edn4" name="_ednref4">[iv]</a> Del resto, Budapest è l’unico paese dell’unione che continua apertamente ad avere rapporti commerciali con la Russia per il rifornimento di gas e petrolio, a non avere aderito alle sanzioni e a non aver fornito aiuti militari a Kiev. Un bel cavallo di troia dunque per l’Europa (e gli USA) e un’occasione per la Cina anche per allontanare ulteriormente gli USA dall’Asia Centrale, già interessata, come detto in precedenza, dalla presenza di basi militari impegnate nella lotta contro il terrorismo in Afghanistan.</p>
<p>Per quanto riguarda poi le relazioni con la Russia, la Cina non ha mai nascosto la sua posizione ambigua. Se da una parte ha sempre sostenuto il concetto d’integrità territoriale dell’Ucraina, dall’altro ha supportato l’occupazione russa sostenendo che il carattere provocativo dei movimenti espansionisti della NATO verso est, nonostante non abbia mai inviato attrezzature militari a Mosca e non abbia mai riconosciuto l’annessione della Crimea nel 2014. Del resto, se è vero che l’Europa ha bisogno della Cina è anche vero il contrario. <em>Do ut des. </em>Ma in questo momento, la partita più interessante per Pechino sembra si stia giocando in Asia Centrale. Quest’ultima, tuttavia, non sembra disposta ad accettare le ingerenze in parte evidenti di Pechino in maniera passiva. Se l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO), la risposta della Russia e dell’Asia Centrale alla NATO, non ha mostrato negli anni l’efficienza che avrebbe dovuto, l’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) sembra essere ultimamente più presente.</p>
<p>La cosa più interessante è che il Kazakistan sta puntando a un rilancio sostanziale dell’organizzazione e dei rapporti tra i paesi coinvolti. Durante una riunione del Consiglio economico eurasiatico del 25 maggio a Mosca, il presidente kazaco Kassym-Jomart Tokayev ha invitato gli Stati membri dell&#8217;Unione Economica Eurasiatica a rendere più efficace la traiettoria di sviluppo dell&#8217;unione.<a href="#_edn5" name="_ednref5">[v]</a> Un possibile doppia lettura per questa dichiarazione. La prima, un desiderio di disciplinare maggiormente le relazioni economiche con una Russia che se sembra essere più bisognosa dei vicini dell’Asia Centrale (dove si potrebbe leggere anche un possibile ribaltamento dei ruoli da predatore a preda, se vogliamo), ma anche la volontà di non dare troppa mano libera alla Cina nei propri territori. In effetti, Tokayev ha dichiarato che nelle attuali condizioni geoeconomiche, l&#8217;unione dovrebbe raggiungere il suo pieno potenziale in modo più efficiente formando un mercato unico senza barriere, fornendo un transito senza ostacoli di merci verso paesi terzi. Quasi un contraltare alle dichiarazioni di qualche giorno prima del ministro degli Esteri cinese Qin Gang sul ruolo della SCO.</p>
<p>Del resto, la posizione geografica centrale di questi cinque stati rende centrale anche il loro ruolo all’interno della SCO, inizialmente programmata come uno spazio per gestire le differenze tra Cina e Russia nell’ambito di un quadro istituzionalizzato. Tale quadro fornisce ai cinque paesi sia maggiori rassicurazioni sulla loro sostanziale presenza nell’organizzazione sia uno spazio politico più ampio per coordinare i propri interessi nei confronti delle grandi potenze fornendo loro, almeno formalmente, la possibilità di partecipare alla cooperazione con le maggiori potenze regionali. In tal senso, i cinque stati potrebbero adempiere la funzione di bilanciatori tra Oriente e Occidente, sfidando l&#8217;interpretazione della SCO come blocco antioccidentale<a href="#_edn6" name="_ednref6">[vi]</a>.</p>
<p>SCO sì, dunque, ma con una certa misura. Ed è sempre Tokayev a sottolinearlo durante il meeting quando ha invitato i partecipanti non solo a rafforzare l&#8217;interazione economica e commerciale con la SCO, ma anche con l&#8217;Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN), il Mercato comune meridionale (Mercosur) in America Latina e altre alleanze internazionali e regionali. È fondamentale, inoltre, secondo il presidente kazaco, concludere gli accordi di zona di libero scambio con Egitto, India, Indonesia, Israele ed Emirati Arabi Uniti (EAU).</p>
<p>La Cina è dunque benvenuta in Asia Centrale dal cui petrolio, unitamente a quello russo, dipende in larga parte, ma è necessario porre dei paletti. Un messaggio che Pechino ha diligentemente recepito formulando in chiave più ideologica che economica l’obiettivo del rafforzamento della SCO per non alimentari timori presso i suoi vicini. Almeno per il momento, infatti, l’enfasi della Cina è posta sul totale fallimento degli USA e delle ideologie occidentali sia economiche sia politiche, e sull’opportunità, se non necessità, di assumere il ruolo di protettore della pace in un ordine mondiale al momento in via di sfaldamento. Del resto, perché preoccuparsi? Il dragone ha ormai i piedi ben saldi in Asia Centrale grazie al massiccio progetto dell’OBOR e agli altrettanto massicci (e discutibili) sistemi di prestiti che hanno già incatenato i cinque paesi, e non solo quelli, al sempre sorridente vicino. Senza dubbio, la maniera più sottile per prendere parte al Grande Gioco per l’Asia Centrale</p>
<p><a href="#_ednref1" name="_edn1">[i]</a>Umarov, T. 2022. Russia and Central Asia: Never Closer, or Drifting Apart? Carnegie Endowment for International Peace. Disponibile su <a href="https://carnegieendowment.org/politika/88698">https://carnegieendowment.org/politika/88698</a> Ultimo accesso 30\05\2023.</p>
<p><a href="#_ednref2" name="_edn2">[ii]</a>Prantl, J. 2013. The Shanghai Cooperation Organization: Legitimacy through (Self-) Legitimation? Oxford Academic. Disponibile su <a href="https://academic.oup.com/book/6559/chapter/150512900">https://academic.oup.com/book/6559/chapter/150512900</a> accesso 29\05\2023.</p>
<p><a href="#_ednref3" name="_edn3">[iii]</a>China-Central Asia bulletin. 2023. Central Asia: Beijing bracing for summit-o-rama. Eurasianet. Disponibile su <a href="https://eurasianet.org/central-asia-beijing-bracing-for-summit-o-rama">https://eurasianet.org/central-asia-beijing-bracing-for-summit-o-rama</a> Ultimo accesso 30\05\2023.</p>
<p><a href="#_ednref4" name="_edn4">[iv]</a>Corriere del Ticino. 2023. Perché Viktor Orbán ha detto che l&#8217;Ucraina non può vincere la guerra? Disponibile su <a href="https://www.cdt.ch/news/mondo/perche-viktor-orban-ha-detto-che-lucraina-non-puo-vincere-la-guerra-318024">https://www.cdt.ch/news/mondo/perche-viktor-orban-ha-detto-che-lucraina-non-puo-vincere-la-guerra-318024</a> Ultimo accesso 30\05\2023.</p>
<p><a href="#_ednref5" name="_edn5">[v]</a> Omirgazy, D. 2023. President Tokayev Urges EAEU Member States to Unlock Union’s Economic Potential. The Astana Times. Disponibile su <a href="https://astanatimes.com/2023/05/president-tokayev-urges-eaeu-member-states-to-unlock-unions-economic-potential/">https://astanatimes.com/2023/05/president-tokayev-urges-eaeu-member-states-to-unlock-unions-economic-potential/</a> Ultimo accesso 31\05\2023.</p>
<p><a href="#_ednref6" name="_edn6">[vi]</a> Maksutov, R. 2006.  The Shanghai Cooperation Organization: A Central Asian Perspective. SIPRI Project Paper.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Laura Pennisi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/08/laura-pennisi.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/laura-pennisi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Laura Pennisi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista specializzata in studi sulla Russia, sul Caucaso, sull’Asia Centrale e sulla Grecia Moderna. Attualmente, svolge ricerche sulla propaganda russa attraverso i media. Vive a Malmö, in Svezia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/guerra-in-ucraina-e-nuovo-ordine-mondiale-asia-centrale-cina-e-il-ruolo-dellorganizzazione-per-la-cooperazione-di-shanghai/">Guerra in Ucraina e nuovo ordine mondiale:  Asia Centrale, Cina e il ruolo dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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