<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nietzsche Archivi - Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/tag/nietzsche/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/nietzsche/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Fri, 01 Jul 2022 14:47:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>Nietzsche Archivi - Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/nietzsche/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Perché Berserk è importante</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/perche-berserk-e-importante/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/perche-berserk-e-importante/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Santamato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 14:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[berserk]]></category>
		<category><![CDATA[Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[simone santamato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3277</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sulla scia del contributo pubblicato dal dott. Giussani sul presente blog[1], il quale analizzava attraverso una contestualizzazione economicistica il film Don&#8217;t look up, desidererei presentare un&#8217;opera a cui sono particolarmente legato, ma che credo sia anche di generale interesse conoscere. Lo scorso 24 Giugno ha ripreso la serializzazione Berserk, un manga il cui autore, Kentaro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/perche-berserk-e-importante/">Perché Berserk è importante</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla scia del contributo pubblicato dal dott. Giussani sul presente blog[1], il quale analizzava attraverso una contestualizzazione economicistica il film <em>Don&#8217;t look up</em>, desidererei presentare un&#8217;opera a cui sono particolarmente legato, ma che credo sia anche di generale interesse conoscere.</p>
<p>Lo scorso 24 Giugno ha ripreso la serializzazione <em>Berserk</em>, un manga il cui autore, Kentaro Miura, lo scorso anno è venuto a mancare, e che per questo è ora sotto la supervisione di Kōji Mori, migliore amico del mangaka[2], e dello Studio Gaga, gruppo di allievi di Miura fondato da lui stesso. Ma perché è davvero importante parlare di quest&#8217;opera? <em>Berserk </em>prosegue da più di trent&#8217;anni, essendo stato pubblicato per la prima volta nel 1989, non smettendo di appassionare coloro ai quali è capitato di possederne un numero tra le mani: nel corso di queste righe, tenteremo non tanto di presentare l&#8217;opera, quanto di evidenziare le peculiarità che la contraddistinguono e la rendono sinceramente imperdibile, al di là dei gusti.</p>
<p>Tra i pregi più importanti e che quindi essenzialmente rendono <em>Berserk </em>un&#8217;opera splendente di una luce singolare e specifica, possono annoverarsi sicuramente i disegni – componente intuibilmente eminente e da considerare in un genere letterario che si racconta attraverso le figure –, essendo fonte di ispirazione per una moltitudine incalcolabile di manga successivi; può sicuramente parlarsi della coerenza delle strutture narrative a fronte di una scansione narratologica certosina, ma quanto più spicca del manga sono, a mio parere, i personaggi.</p>
<p>Una buona caratterizzazione di un personaggio passa attraverso almeno due presupposti: la coerenza delle sue azioni, ed uno sviluppo consolidato da motivazioni narrativamente solide.</p>
<p>Un personaggio ben funzionante, credo, è un personaggio scritto avendo l&#8217;umano come sfondo: lì dove la linea di demarcazione tra il personaggio e la persona s&#8217;assottiglia sempre con più convinzione, c&#8217;è un&#8217;ideazione soddisfacente. È proprio questo che, infine, permette qualcosa che si trova al confine tra il magico ed il sublime, e che è prerogativa del letterario: l&#8217;identificazione tra il lettore ed il personaggio che viene letto, come se, infine, fosse il lettore ad essere letto dal personaggio che è consapevole di essere oggetto di lettura.</p>
<p>Il personaggio narrato, dunque, diventa in questo modo una identità narrativa, o meglio, un&#8217;identità narrata, passibile d&#8217;essere intesa come <em>modello</em> da colui che è capace di intenderne la lettura, e questo è possibile proprio perché una caratterizzazione funzionante sostanzia il lasciarsi-narrare del personaggio. La potenza di un&#8217;identità narrata si dischiude fragorosamente quando il soggetto, leggendo, ferma la propria attenzione in un punto specifico e, sollecitato dall&#8217;incalzare della narrazione, si domanda intorno alle azioni dei personaggi, identificandosi con essi. In questa maniera, viene invaso da questioni impellenti poiché scoperchianti l&#8217;ambito in prima battuta della morale, ma anche della psicologia, dell&#8217;etica, e della virtualità dell&#8217;esistenza.</p>
<p>Di fatti, il potere inimitabile della letteratura non sta semplicemente nelle belle ed indimenticabili storie, ma nel posizionare attivamente il soggetto-lettore dinanzi ad una narrazione, e questa attività si manifesta proprio nel momento in cui, riflettendo, ogni soggettività identificata con una identità narrativa si pensa virtualmente: la storia narrata diviene in questo modo, da un intreccio autorialmente architettato, un virtuale che è affare del soggetto-lettore.</p>
<p>In altre parole, l&#8217;attività del soggetto-lettore si dà nel vestire-i-panni: egli incrocia la sua esistenza a quella del personaggio, virtualizzandosi nella sua situazione e questionandosi intorno al da farsi, come se quella storia gli appartenesse, ed anzi, in realtà parlasse proprio della sua esistenza.</p>
<p>L&#8217;opera di cui quindi si fa esperienza diventa, sartrianamente, occasione per il soggetto di assaporare la Libertà: messo-a-virtuale, il soggetto-lettore penserà sé stesso nella storia e, contestualizzatosi, si arrovellerà intorno alle possibilità che possano quanto più auspicabilmente renderlo felice della sua condizione.</p>
<p><em>Berserk</em>, nella sua narrazione, ha la specificità di portare in scena non solamente dei personaggi credibili e coi quali ci si può facilmente identificare e virtualizzare, ma l&#8217;umanità nella sua più spoglia e crudamente intima visione: la destabilizzazione a cui molte volte si è soggetti leggendo le tavole del manga non deriva solamente dal dettaglio tecnico del disegno, che certamente contribuisce all&#8217;immersione, ma sorge dalla consapevolezza che l&#8217;intera narrazione si sorregga su intenzionalità umane, troppo umane.</p>
<p>Sono stati sprecati fiumi di parole intorno alle coincidenze tra la narrazione berserkiana e la filosofia nietzschiana, ed a ragione: seppure, come viene spesso ripetuto, il protagonista ed il destino al quale è subordinato sembrino richiamare con chiarezza l&#8217;eterno ritorno di Nietzsche, io sostengo che, pur essendo una tesi accettabile, il vero e proprio richiamo lo si abbia ai livelli del dionisiaco e dell&#8217;apollineo. Nonché ai livelli dell&#8217;umano come tale, seguendo la direttrice nietzschiana.</p>
<p>È proprio infatti la coesistenza e la co-appartenenza di questi princìpi fondamentali a sostanziare, secondo Nietzsche, l&#8217;umano: se l&#8217;apollineo descrive l&#8217;ordine e la compostezza, il dionisiaco invece porta seducente eco alle tensioni più caotiche, dinamiche e abissali dell&#8217;uomo; vale a dire, tutto ciò che nella topica freudiana ricadrebbe nell&#8217;istanza psichica dell&#8217;es, luogo del rimosso e degli istinti inibiti.</p>
<p><em>Berserk </em>risulta perturbante[3] perché parla del dionisiaco, e dell&#8217;es, rendendoli fattualmente protagonisti indiscussi dell&#8217;azione narrativa, e questo, in un certo qual modo, significa fare dell&#8217;umanità più sincera e spontanea il vero perno movente gli intrecci elaborati. All&#8217;interno del manga, l&#8217;umanità viene messa a nudo, e viene esposta in tutta la sua carnalità, senza alcun nascondimento, e senza vergogna. Non c&#8217;è niente in <em>Berserk </em>che non sia tremendamente – ed alle volte <em>disgustosamente </em>– umano.</p>
<p>Vorrei quindi spendere qualche riga intorno ad una dinamica importante, ma che mi rendo conto possa aprire ulteriori argomentazioni fuorvianti rispetto al tema in oggetto; ciononostante, ritengo che concettualmente abbia diretta inerenza con il discorso intrapreso ed anzi, una volta discussa, sono sicuro possa ampliare le nostre vedute sul tema.</p>
<p>L&#8217;autorialità, spesso e volentieri, si trova a fare i conti con qualcosa di tanto mostruoso quanto complesso: la censura editoriale. Nei casi delle storie, e quindi della letteratura, una censura è necessaria quando, ad esempio, alcune situazioni risultano grottescamente rappresentate e, seppure anelino ad un significato simbolico, non decadono che nel disgustoso. E questo, chiaramente, ha a che vedere anche con quanto risulta disgustoso per una certa udienza, a seconda del sentire del momento storico; più profondamente, riguarda i tabù oscuranti specifiche tematiche. Il legame tra letteratura e tabù è decisamente qualcosa che meriterebbe di essere approfondito.</p>
<p>Ciononostante, com&#8217;è facilmente deducibile, l&#8217;autorialità non può che essere intaccata dalla possibilità della censura: se qualcosa non può essere detta o non può essere rappresentata, o dev&#8217;essere narrata o raffigurata in altro modo, oppure dev&#8217;essere tagliata; nel primo caso, il rischio di perdere qualcosa nel processo è dietro l&#8217;angolo, nel secondo è assoluto.</p>
<p>Nel caso di <em>Berserk</em>, la casa editrice ha fatto qualcosa di davvero coraggioso: ha lasciato all&#8217;autore una libertà intuiamo assoluta, vedendo la crudezza inquietante di diverse tavole, e ciò, editorialmente, specie a livello di immagine, è qualcosa di rischioso; <em>Berserk </em>non ha timore a rappresentare scene di violenza sessuale, di violenza dal sapore deviato, né ha reticenza alcuna ad intavolare tematiche decisamente vulnerabili alla forbice della censura.</p>
<p>Non vorrei che comunque mi si fraintendesse: l&#8217;immagine che vogliamo regalare non è quella di un&#8217;opera che fa dell&#8217;eccesso la sua fortuna; desidereremmo, piuttosto, evidenziare come <em>Berserk</em> sia stato possibile specie attraverso un piano editoriale ben ponderato, sinergicamente corroborato dalla mano di un autore competente che ha saputo trattare alcune questioni taglienti in modo narrativamente contestualizzato, e sempre raffinato.</p>
<p>Non solamente, pertanto, <em>Berserk</em>, affinché fosse concepito, ha dovuto oltrepassare le barriere della censura dell&#8217;individualità freudiana, ma ha dovuto anche espugnare le mura della censura editoriale, alle volte pure più inespugnabile della rimozione psicoanalitica. Per parlare dell&#8217;umano, è evidentemente necessario abbattere le soglie della censura.</p>
<p>Insomma, <em>Berserk</em> dapprima di essere una storia coerentemente narrata che urla una conclusione vista la sua senescenza, ed un&#8217;ottima opera letteraria per come da noi intesa, è anche un complesso progetto editoriale, che sicuramente ha necessitato e necessiterà di un&#8217;oculata supervisione perché continui a funzionare per come originariamente inteso. Specie se dopo più di trent&#8217;anni la sensibilità del mondo ad alcuni temi cambia, e l&#8217;autore non c&#8217;è più.</p>
<p>Concludendo, ciò che rende questo manga importante non è il fatto che goda di una storia avvincente, o di personaggi verosimili coi quali potersi identificare e virtualizzare; bensì, è il suo farsi vascello della significazione più ingloriosa, ma più abissalmente autentica, dell&#8217;umano, tolto dalla censura, psicoanalitica ed editoriale.</p>
<p><em>NOTE</em></p>
<p>1: Puoi recuperare il contributo in questione al seguente link: https://www.einaudiblog.it/dont-look-up/</p>
<p>2: Così vengono chiamati gli autori di manga.</p>
<p>3: Utilizziamo questo termine con consapevolezza nella misura in cui, nella teoretica freudiana, il perturbante è quel qualcosa che ci turba in quanto, al livello dell&#8217;inconscio, ci riconduce a qualcosa di massimamente familiare (cfr. S. Freud, <em>Il perturbante</em>, Theoria, Santarcangelo di Romagna, 1993).</p>
<p><em>BIGLIOGRAFIA ESSENZIALE </em></p>
<p>Circa la questione dei modelli narrativi, e della loro importanza nei confronti della costituzione individuale, rimandiamo a P. Ricœur, <em>L’identité narrative</em>, in «Revue des sciences humaines», LXXXXV, 221, janvier-mars 1991, pp. 35-47; a cura di A. Baldini, è presente una preziosissima traduzione, pubblicata dalla rivista Allegoria, qui consultabile: https://www.allegoriaonline.it/8-lidentita-narrativa</p>
<p>Nei riguardi della Libertà e del virtuale in Sartre, rimandiamo a J.P. Sartre, <em>L&#8217;essere e il nulla</em>, il Saggiatore S.r.l., Milano, 2014, pp.64-82.</p>
<p>Vogliamo segnalare, circa una possibile inerenza tra tabù e letteratura, una ricerca curata da G. Depoli e V. Grisorio, ed edita Mimesis, dal titolo <em>Sulle soglie dell&#8217;irrappresentabile. Eccesso e tabù tra letteratura, cinema e media</em> (Milano, 2020), che raccoglie gli atti di un convegno tenutosi nel 2018 a Pavia dove, sul tema del tabù in letteratura e non solo, si confrontano vari studiosi.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Simone Santamato" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/simone-santamato.jpeg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/simone-santamato/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Simone Santamato</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato nel 2001, attualmente studente presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; si è occupato già di Filosofia presso numerose riviste e blog. Spiccano, tra le varie, le collaborazioni con “Gazzetta Filosofica”, “Filosofia in Movimento”, “Ereticamente — Sapienza” e “Pensiero Filosofico”. È stato membro della redazione della rivista “Intellettuale Dissidente”; ivi, si è occupato dell’etichetta “Filosofia”. Ha anche pubblicato per il blog “Sentieri della Ragione” e, sulla sua pagina Facebook (“Sentieri della Filosofia”), è stato relatore, con la direttrice, di due webinar aventi riscosso soddisfacente successo. Saltuariamente, pubblica i suoi contributi sulla piattaforma accademica “Academia.edu”; qui, questi hanno ricevuto — in totale — quasi una decina di migliaia di letture. Ha collaborato con l’editorial board di “Pillole di Ottimismo”, dando, della complessa e poliedrica questione pandemica, una contestualizzazione filosofica. Ha tenuto convegni di Filosofia locali presso la sua città d’origine, Bitonto — in collaborazione con la testata giornalistica del luogo, dal titolo “La Persistenza Filosofica”. Occasionalmente, pubblica anche per il blog di psicologia Italiano, “Psiche.org”. È stato membro della redazione, occupato nell’etichetta “Filosofia”, della rivista — ormai inattiva, “nuovoumanesimo.eu”. Infine, è stato chiamato a presentare un lavoro sul testo “Mobilitazione Totale” di M. Ferraris in occasione dell’evento “Summer School di Filosofia Teoretica” (2019) intitolantesi “Pensare il Futuro/Pensare al Futuro” tenutosi in Bitonto — al quale dibattito (oltre alla presenza dell’autore) ha partecipato il filosofo B. Stiegler.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100014940584565" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/SimoneSantamat1" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
  <path d="M 9.398 6.639 L 16.922 17.361 L 14.922 17.361 L 7.412 6.639 L 9.398 6.639 Z M 24.026 24.026 L -0.026 24.026 L -0.026 -0.026 L 24.026 -0.026 L 24.026 24.026 Z M 19.4 18.681 L 13.807 10.677 L 18.379 5.319 L 16.627 5.319 L 13.014 9.541 L 10.065 5.319 L 4.921 5.319 L 10.187 12.846 L 5.193 18.681 L 6.975 18.681 L 10.985 13.983 L 14.269 18.681 L 19.4 18.681 Z" />
</svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/perche-berserk-e-importante/">Perché Berserk è importante</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/perche-berserk-e-importante/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
