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	<title>totalitarismo Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>totalitarismo Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Il discorso pubblico tra post-verità e decostruzioni comiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2021 16:31:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandre Koyrè]]></category>
		<category><![CDATA[elio cappuccio]]></category>
		<category><![CDATA[menzogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alexandre Koyrè, riflettendo sul linguaggio politico dei totalitarismi, scriveva, nel 1943, che non si era mai mentito tanto come in quel tempo, perché i giornali, e soprattutto la radio, erano stati posti al servizio della menzogna. Il pensiero totalitario, sosteneva Koyrè, non si propone di rivelarci il reale, “ma di aiutarci a modificarlo, a trasformarlo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alexandre Koyrè, riflettendo sul linguaggio politico dei totalitarismi, scriveva, nel 1943, che non si era mai mentito tanto come in quel tempo, perché i giornali, e soprattutto la radio, erano stati posti al servizio della menzogna. Il pensiero totalitario, sosteneva Koyrè, non si propone di rivelarci il reale, “ma di aiutarci a modificarlo, a trasformarlo, guidandoci verso ciò che non è”. Il mito assume così un primato sulla scienza e una retorica di forte impatto emotivo predomina su ogni argomentazione razionale.  Ecco perché i regimi totalitari sono, a suo avviso, “al di là della verità e della menzogna” e, se la distinzione permane, è sicuramente la menzogna a prevalere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I totalitarismi, scrive Koyrè, sono delle “cospirazioni in piena luce”, non propriamente società segrete, ma “società con segreto”, segreto noto solo agli eletti, che pretendono di conoscere la meta verso cui orientare la società. Si tratta, commenta, di “una aristocrazia della menzogna, […] una cacocrazia e non un’aristocrazia”, in cui l’élite degli iniziati è radicalmente separata dalla massa. Si realizza così una netta dicotomia tra <em>logos</em>-ragione e <em>logos</em>-parola e la dimostrazione cede il passo alla propaganda, “perché l’animale parlante è prima di tutto un animale credulo e l’animale credulo è appunto quello che non pensa”. Nell’antropologia totalitaria rivivrebbe dunque la dualità gnostica di iletici (legati solo ai bisogni materiali) e pneumatici (gli eletti), una contrapposizione che richiama anche la rigida divisione aristotelica tra schiavi e uomini liberi.</p>
<p>La menzogna diviene allora, con diverse declinazioni, l’elemento costitutivo della comunicazione, tanto nei confronti del nemico, quanto nei confronti delle masse amorfe, che esprimono il loro cieco consenso verso il capo e la gerarchia. Se tali strategie risultavano efficaci nei regimi totalitari, i paesi democratici, concludeva Koyrè, si erano rivelati refrattari a questo genere di propaganda. Le presunte aristocrazie totalitarie, e non le masse popolari democratiche, avrebbero quindi incarnato “la categoria più bassa dell’umanità, quella dell’uomo credulo, che non pensa”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si fa una certa fatica a condividere, oggi, la fiducia nutrita da Koyrè nei confronti dell’opinione pubblica democratica, se si pensa che la <em>Oxford Dictionaries Word</em> del 2016 è stata <em>Post-verità</em>, un modo di comunicare in cui i fatti divengono quasi irrilevanti rispetto alle emozioni suscitate da immagini, commenti e impressioni personali.</p>
<p>Viviamo infatti, come scrive il politologo James Fishkin, “in una versione <em>high-tech </em>della caverna di Platone”. Questa allegoria risulta meno sorprendente ai nostri contemporanei di quanto risultasse agli antichi, perché, come gli abitanti della caverna, prosegue Fiskin, “noi riceviamo la nostra immagine del mondo, specialmente la nostra immagine del mondo politico, a partire da immagini riflesse e da echi di voci. […] Sono le immagini riflesse che appaiono reali ed importanti. Sono esse che costituiscono il mondo politico, piuttosto che quello che possiamo vedere all’esterno della caverna con i nostri occhi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci si può naturalmente affrancare da tale sudditanza, ma questo richiede, da parte del singolo, la forza di elaborare uno stile di pensiero autonomo, che si dimostra poi minoritario e dissonante rispetto ai modelli prevalenti nelle democrazie. Non bisogna dimenticare che, come sosteneva Schumpeter, “la democrazia è un metodo politico”, non un fine in sé. In assenza di una cittadinanza consapevole e di un corretto bilanciamento di poteri, le istituzioni democratiche lasciano emergere, infatti, la loro costitutiva fragilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di fronte alla scarsa partecipazione alla vita pubblica e alla crisi dei partiti, i sondaggi sono divenuti una sorta di bussola, non sempre affidabile, per quanti ambiscono a rappresentare, in modo immediato e diretto, la volontà popolare.  Questi <em>plebisciti</em> quotidiani, alimentando le ambizioni dei leader populisti che vogliono dar voce alle folle, possono evocare sogni e incubi novecenteschi, ma non bisogna dimenticare che il comportamento gregario dei nostri giorni assume il volto dei <em>followers</em>, che si identificano nella <em>Società dello</em> <em>spettacolo</em> e nei suoi ambigui simulacri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto ciò non è del tutto nuovo, anche se diversa, rispetto al passato, è la modalità di diffusione del messaggio politico. Nelle città in preda al disordine e alle sedizioni, scriveva Tucidide, l’usuale valore, che le parole avevano in rapporto all’oggetto, mutava. L’audacia dissennata veniva allora considerata “ardire devoto” e la cautela “viltà mascherata da un bel nome”. Quando il rapporto tra le parole e le cose varia a tal punto che i fatti scompaiono dietro argomentazioni sofistiche e seduttive, può accadere, oggi come nell’Atene di Tucidide, che la simulazione e la <em>cosmesi </em>prevalgano sulle osservazioni ponderate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo aveva già rilevato Günther Anders, quando scriveva, nel 1960, che la scelta di farsi truccare, da parte di Kennedy e Nixon, per apparire più giovani in occasione del celebre confronto elettorale, provava “che i due  non solo erano attesi dal pubblico come uno <em>show</em>, ma che essi  già concepivano se stessi come attori, che entravano in concorrenza con le <em>star</em> televisive”.  Dunque, commentava Anders, “non solo l’interpretazione della realtà da parte del pubblico diventa poco seria, ma la realtà stessa lo diventa”. Guy Debord, scriverà poi, nel 1967, che la nostra società si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli, in cui “tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>In questo clima, un uso dei sondaggi che non preveda un filtro, non favorisce risposte razionali, ma produce piuttosto reazioni immediate ed emotive. Nel 1976 fu organizzato, negli Stati Uniti, un sondaggio su un fantomatico <em>Public Affairs Act</em>, presentato come una legge approvata l’anno precedente. Le risposte registrarono pareri favorevoli, contrari, e una minoranza di incerti. Fu reso noto, in seguito, che il <em>Public Affairs Act</em> non esisteva. L’operazione, riguardo allo stesso quesito, è stata ripetuta dopo venti anni, chiedendo se si era favorevoli a Clinton, che voleva conservare quella legge o ai repubblicani, che volevano abrogarla. La maggioranza, fu favorevole a Clinton, la cui immagine mediatica era, in quel momento, decisamente vincente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’idea del cittadino colegislatore, che dovrebbe essere alla base dell’<em>ethos</em> democratico, appare come un modello lontanissimo dalla prassi politica delle nostre società, come appare impossibile che il monito einaudiano, “conoscere per deliberare”, possa in qualche modo trovare attuazione.</p>
<p>Risulta decisamente arduo elaborare linguaggi che possano rappresentare un’alternativa ai metodi della politica contemporanea. Solo i comici, forse, potrebbero contribuire efficacemente a decostruire questi sofismi. Mark Thompson ritiene che sono sempre stati “gli spazzini del linguaggio pubblico”, in quanto hanno eliminano “la retorica fasulla in tutte le sue forme, il falso, il servile, il demente”. Dovremo allora rivolgerci ai comici “per avere i commenti più affidabili sui fatti del giorno”?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Thompson si riferisce a figure come Chris Morris in Gran Bretagna o John Oliver negli Stati Uniti, evidenziando che sono proprio loro a rendere evidente la distanza fra il linguaggio della politica e la realtà vissuta dai cittadini. Pensando all’Italia, sappiamo tutti che molte <em>performance</em> di Maurizio Crozza ci spiegano più cose di quante possiamo comprenderne assistendo a un confronto fra opinionisti, scelti spesso più per la loro capacità di “bucare lo schermo” che per la loro competenza.</p>
<p>Antonio Albanese, in <em>Qualunquemente</em>, ha descritto aspetti della classe politica meridionale (e non solo), del suo stile di vita e delle sue forme espressive, che potrebbero fornire strumenti di indagine per sociologi e scienziati della politica. Si potrebbe addirittura pensare di integrare, con il contributo di Albanese, le tesi sul familismo amorale, sostenute da Edward C. Banfield nel 1958 nel suo celebre saggio <em>Le basi morali di una società arretrata</em>.</p>
<p>Solo una decostruzione del discorso pubblico contemporaneo può restituire un senso allo spazio comune in cui le opinioni si confrontano entro le procedure della democrazia. Alla decostruzione dovrà affiancarsi la  <em>pars construens</em>  di un sapere  critico, che contrasti la cattiva retorica e le esibizioni narcisistiche di quanti, da irresponsabili e incompetenti, pontificano su tutto, e, in tempo di pandemia, anche  su questioni sanitarie e vaccini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gorgia raccontava a Socrate di essersi recato, con dei medici, presso persone ammalate, riuscendo a convincerle, con l’arte retorica, a seguire quelle terapie che gli stessi medici, senza successo, tentavano di prescrivere. Ciò lo portava a concludere che “se un medico e un retore andassero in una città qualsiasi e se si dovesse discutere nell’assemblea popolare o in qualsiasi altra riunione quale dei due dovesse essere scelto come medico, il medico non riuscirebbe ad imporsi e verrebbe scelto quello che è abile a parlare, posto che lo volesse”.</p>
<p>Dopo aver ascoltato le osservazioni di Socrate, Gorgia deve però ammettere che queste capacità persuasive hanno dei limiti, ma possono valere, “almeno per il volgo”. Varranno allora “per quelli che non sanno”, conclude Socrate, perché “fra coloro che sanno il retore non sarà mai più persuasivo del medico”.</p>
<p>Una società di cittadini “che non sanno” rischia, infatti, di divenire terreno di conquista per guaritori improvvisati, finanzieri disinvolti, sofisti-giullari o, persino per un salsicciaio, come avviene ne <em>I Cavalieri </em>di Aristofane.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Testi citati</p>
<p>Koyrè, <em>Riflessioni sulla menzogna politica</em>, trad. it., De Martinis &amp; C., Catania, 1994.</p>
<p>A. Schumpeter, <em>Capitalismo, Socialismo, Democrazia</em>, trad. it., Etas Kompas, Milano, 1984.</p>
<p>Tucidide, <em>Le Storie</em>, III, 82, 3-4, trad. it. in <em>Erodoto e Tucidide</em>, Sansoni, Firenze, 1967.</p>
<p>Anders, <em>L’uomo è antiquato. Sulla distruzione della vita nell’epoca della seconda rivoluzione industriale</em>, 2 voll., vol. II, trad. it. Bollati Boringhieri, Torino, 2007.</p>
<p>Debord, <em>La società dello spettacolo</em>, trad. it., Baldini &amp; Castoldi, Milano, 1997.</p>
<p>S. Fishkin, <em>La nostra voce. Opinione pubblica &amp; democrazia, una proposta</em>, trad. it., Marsilio, Venezia, 2003.</p>
<p>Id., <em>Il sondaggio deliberativo, perché e come funziona</em>, trad. it. in G. Bosetti e S. Maffettone, (a cura di), <em>Democrazia deliberativa: cosa è</em>, Luiss University Press, Roma, 2004.</p>
<p>Thompson, <em>La fine del dibattito pubblico</em>, trad. it. Feltrinelli, Milano, 2017.</p>
<p>Platone, <em>Gorgia</em>, 456 B-C, 459 A, trad. it. In Platone, <em>Tutti gli scritti</em>, Rusconi, Milano, 1991.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>I Totalitarismi Del XXI Secolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Mahjar Barducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 19:13:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[totalitarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia non si ripete, ma fa rima, diceva Mark Twain. Oggi, infatti, stiamo assistendo alla stessa assenza di ordine mondiale, che i nostri nonni avevano vissuto all&#8217;indomani della fine della Grande Guerra. &#160; La prima guerra mondiale è stata uno dei più grandi disastri geopolitici del XX secolo. A causa della guerra, quattro imperi, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia non si ripete, ma fa rima, diceva Mark Twain. Oggi, infatti, stiamo assistendo alla stessa assenza di ordine mondiale, che i nostri nonni avevano vissuto all&#8217;indomani della fine della Grande Guerra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima guerra mondiale è stata uno dei più grandi disastri geopolitici del XX secolo. A causa della guerra, quattro imperi, che rappresentavano parte dell&#8217;ordine mondiale di quegli anni, sono stati eliminati: l&#8217;impero russo, ottomano, austro-ungarico e quello tedesco. Molte nazioni sono state divise, hanno perso i loro territori, e numerose popolazioni sono state spostate in altre regioni. Il dramma della prima guerra mondiale è stato inoltre quello di generare l&#8217;affermarsi di due ideologie totalitarie del XX secolo: il nazismo e il comunismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;errore fondamentale dei vincitori della Grande Guerra è stata l&#8217;incapacità di costruire un sistema, o meglio un nuovo ordine mondiale, in cui anche ai perdenti fosse riservato e conferito un ruolo dignitoso. Non per niente, dopo la fine della prima guerra mondiale si sono sviluppati sentimenti di revanscismo in Germania, che furono utilizzati nella retorica di Adolf Hitler per salire al potere. Di fatto, la prima guerra mondiale ha creato tutte le premesse per l&#8217;inizio della seconda guerra mondiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;Ordine Della Guerra Fredda</strong></p>
<p>Alla fine della seconda guerra mondiale, il nazismo è stato sconfitto. Rimangono solo le due ideologie delle due potenze vincitrici: il liberalismo degli Stati Uniti e il comunismo, promosso dall&#8217;Unione Sovietica. La Germania, il paese aggressore, e l&#8217;Europa vengono divisi in due parti e integrate nei due sistemi esistenti. Gli Stati Uniti e l&#8217;Unione Sovietica hanno pertanto ricreato un ordine. Nasce la Guerra Fredda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Guerra Fredda, nonostante i rischi di una escalation militare, ha mantenuto un equilibrio mondiale. Ma nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, anche questo ordine viene abbattuto. Il comunismo è sconfitto e il liberalismo rimane l&#8217;unica ideologia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il filosofo americano Francis Fukuyama, negli anni Novanta, scrive pertanto il libro &#8220;Fine Della Storia&#8221;, in cui sostiene che il liberalismo ha vinto sulle altre ideologie del XX secolo, nazismo e comunismo, e regna come unico modellatore dell&#8217;ordine mondiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All&#8217;indomani della caduta del muro di Berlino, però, gli Stati Uniti commettono lo stesso errore delle grandi potenze vincitrici della guerra de 1914-1918. Gli Stati Uniti si sono dichiarati come gli unici vincitori della Guerra Fredda, senza riservare alcun ruolo dignitoso alla Russia, che aveva comunque partecipato alla fine dell&#8217;Unione Sovietica nel 1991.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli Stati Uniti iniziano pertanto a regnare egemoni e, di conseguenza, la democrazia liberale viene imposta come unico modello e sistema legittimo per avviare il progresso sociale ed economico. Gli Stati Uniti, quindi, seguendo il principio wilsoniano, danno inizio a politiche estere mirate alla promozione e la propagazione della democrazia liberale ovunque nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La Storia Continua</strong></p>
<p>Il mondo unipolare però ha molti nemici. Spinta anche da sentimenti di revanscismo, la Russia cerca di ritrovare un proprio ruolo nella storia, promuovendo un mondo multipolare. La Russia, sentendosi abbandonata dall&#8217;Occidente, cerca quindi alleanze in Asia, dove la Cina cresce come nuovo polo economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Russia promuove anche il BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), il cui obiettivo è di costruire nuovi centri economici e finanziari, che possano esercitare un&#8217;influenza politica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il multipolarismo sembra pertanto essere possibile. La &#8220;storia&#8221; non &#8220;è finita&#8221;. La nascita di nuovi poli economici ha iniziato a erodere l&#8217;ordine mondiale liberale. La crescita economica della Cina, che minaccia l&#8217;economia americana, ha inoltre dimostrato che il progresso economico non è necessariamente relazionato alla democrazia liberale e, pertanto, altri sistemi sono possibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La Democrazia Liberale Non E&#8217; Liberale</strong></p>
<p>Ma la vera erosione della democrazia &#8220;liberale&#8221; occidentale è stata causata principalmente dalle stesse democrazie occidentali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualcosa negli anni è cambiato. La democrazia liberale di oggi non è quella di Winston Churchill o di John Fitzgerald Kennedy. In precedenza, per democrazia liberale si intendeva una democrazia maggioritaria, che assicurava i diritti della persona. Oggi, invece, la democrazia è intesa come il potere delle minoranze contro la maggioranza, perché quest&#8217;ultima potrebbe diventare l&#8217;oppressore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si continua a parlare di democrazia &#8220;liberale&#8221;, ma in realtà è rimasto ben poco del liberalismo del XX secolo. Invece di liberale, si potrebbe dire &#8220;liberal&#8221;, la differenza la fa la &#8220;e&#8221; finale. Oggi, infatti, la democrazia &#8220;liberale&#8221; si è trasformata in un retaggio culturale marxista. Non a caso, i paesi dell&#8217;Est Europa accusano la democrazia liberale di avere le stesse aspirazioni ideologiche totalitarie del comunismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come nel comunismo, la democrazia liberale vuole, infatti, il controllo sociale della famiglia, della Chiesa e delle associazioni private. L&#8217;intellettuale inglese John O&#8217; Sullivan, speechwriter di Margaret Thatcher, sostiene che la democrazia liberale è impegnata in una lotta senza fine contro i &#8220;nemici della società&#8221;, diventando un&#8217;ideologia onnicomprensiva che, dietro un velo di tolleranza, poco sopporta il disaccordo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8220;Liberal-democracy&#8221; Vs. </strong><strong>Liberal Democracy</strong></p>
<p>O&#8217;Sullivan, nella prefazione del libro &#8220;The Demon In Democracy&#8221; del filosofo e politico polacco Ryszard Legutko, inventa una differenza ortografica per distinguere tra &#8220;democrazia-liberale&#8221; (<em>&#8220;liberal-democracy&#8221;</em>; con il trattino) e &#8220;democrazia liberale&#8221; (<em>liberal democracy</em>; senza trattino) del XIX e XX secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo O&#8217;Sullivan, la &#8220;democrazia liberale&#8221; è un insieme di regole progettate per garantire che il governo si basi sul consenso dei governati. La &#8220;democrazia liberale&#8221; non impone intrinsecamente quali politiche dovrebbero emergere dal governo o quali accordi sociali debbano essere tollerati o proibiti. E&#8217; aperta a una vasta gamma di risultati politici e disposta ad accettare una reale diversità di norme sociali, incluse quelle tradizionali. Nella &#8220;democrazia liberale&#8221;, le persone hanno un ruolo politico sia come elettori sia come cittadini che agiscono secondo libere scelte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La &#8220;democrazia-liberale&#8221;, invece, ha politiche e divieti integrati nella sua struttura ideologica. O&#8217;Sullivan spiega che la &#8220;democrazia-liberale&#8221; non è realmente aperta alle istituzioni e alle politiche contrarie ai suoi istinti &#8220;liberazionisti&#8221;. Limita sempre di più la libertà di manovra su alcuni temi come le restrizioni migratorie ed è persino ostile ad alcuni valori del liberalismo come la libertà d&#8217;espressione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La Società Liquida</strong></p>
<p>L&#8217;odierna democrazia-liberale (seguendo il suggerimento ortografico di O&#8217;Sullivan) concepisce la società ideale come una società dai contorni liquidi. Si tratta di una società fluida senza confini, senza barriere sociali, culturali, territoriali, umane, sessuali, che ha perso la propria identità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I sostenitori di questa società sono figli del marxismo e del &#8217;68. Marx però aveva individuato come causa profonda dei mali dell&#8217;umanità la lotta di classe tra ricchi e poveri, tra borghesi e proletari. I sostenitori della società liquida invece hanno trovato nuove classi alla base delle ingiustizie sociali: l&#8217;uomo come oppressore della donna, i paesi occidentali come oppressori dei paesi in via di sviluppo, i valori occidentali come oppressori di altre culture, ecc.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I sostenitori della società liquida/fluida credono che, se vogliamo liberare l&#8217;umanità da queste profonde ingiustizie, dobbiamo fare ciò che ha detto Marx: il proletariato (l&#8217;oppresso) deve imporsi sulla borghesia (l&#8217;oppressore) per poter poi giungere ad una società senza classi. Lo scopo ultimo della società liquidi è quindi quello di rimuovere ogni barriera e creare un unico magma, in cui vengono eliminate la struttura di potere istituita dai soggetti oppressori e le classi sociali in conflitto. Un esempio è la nascita del concetto d&#8217;identità di genere, in cui non esiste più l&#8217;uomo e la donna, ma plurali orientamenti affettivo-sessuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La democrazia-liberale però non è solo il frutto del marxismo, ma anche della corrente &#8220;liberal&#8221; del liberalismo. La crisi dell&#8217;immigrazione in Europa nasce infatti dall&#8217;idea che l&#8217;identità collettiva (che Marx riconosceva) non esista e che non debba esistere, dato che c&#8217;è solo un&#8217;identità: quella individuale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo questo ragionamento, la protezione dei confini nazionali e le restrizioni migratorie non hanno alcun senso, perché non esiste alcuna identità collettiva da salvaguardare. L&#8217;identità culturale, religiosa e nazionale, in quanto identità collettive, sono negate e la società si dissolve, diventando fluida e liquida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;Ordine</strong></p>
<p>La società liquida però fa sentire l&#8217;uomo smarrito, perché non riesce più a orientarsi in una società senza confini e senza regole definite. L&#8217;uomo ha bisogno di ordine e la società liquida, per definizione, non può essere organizzata od ordinata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Auguste Comte, il fondatore del Positivismo, diceva &#8220;L&#8217;Amore per principio e l&#8217;Ordine per fondamento; il Progresso per fine&#8221;. La sua citazione &#8220;Ordine e progresso&#8221;, che figura sulla bandiera del Brasile (<em>Ordem e progresso</em>), sembra tornare più che mai di attualità. Per Comte, infatti, l&#8217;ordine e il progresso vanno di pari passo, il progresso mira all&#8217;ordine e l&#8217;ordine è finalizzato al progresso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma come possiamo trovare un ordine giusto? Un ordine che non venga imposto come un nuovo totalitarismo? Un ordine vissuto come libertà.</p>
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<p><strong>La Società Solida</strong></p>
<p>Il desiderio di ordine ha fatto crescere in Europa i movimenti sovranisti, che promuovono una società solida, basata sulla sovranità nazionale, l&#8217;identità nazionale, il nazionalismo e i valori tradizionali. Se, infatti, la democrazia liberale promuove un mondo senza confini, il sovranismo vuole invece chiudere i confini per proteggere un&#8217;unità culturale e antropologica.</p>
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<p>In un&#8217;Europa, però, in cui le identità sono in continua mutazione, in cui la globalizzazione è un processo inarrestabile e la libertà di movimento è la norma, appare anacronistico parlare di &#8220;nazionalismo&#8221;. Il nazionalismo sovranista oltre che anacronistico potrebbe essere pericoloso per l&#8217;Europa, dato che rischia di rianimare conflitti dormienti tra popoli e religioni.</p>
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<p>Anche per quanto riguarda la politica estera, il sovranismo sembra non avere gli strumenti necessari per risolvere le complessità della geopolitica. Se il sovranismo, infatti, si traduce in posizioni di isolazionismo, l&#8217;Occidente – in particolare l&#8217;Europa – rischia di non avere più alcuna influenza politica internazionale.</p>
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<p>Per il sovranismo ogni nazione è sovrana di scegliere il proprio sistema di governo e ciascun popolo deve poter risolvere i propri problemi, senza interferenze esterne. Ne consegue che i regimi totalitari, non possono più essere soggetto di sanzioni, perché sovrani di scegliere il loro sistema di governo e di violare liberamente i diritti umani dei propri cittadini.</p>
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<p>Nel sovranismo, il mondo si trasforma in un ordine multipolare, con diversi poli economici, in cui l&#8217;Occidente perde la propria egemonia economica e politica. Il multipolarismo, una volta scomparsa l&#8217;influenza occidentale, potrebbe svanire. Nuove potenze, come la Cina, potrebbero emergere e formare un nuovo ordine unipolare, in cui i diritti fondamentali dell&#8217;uomo non sono tenuti di conto. Oppure, si potrebbe formare un ordine in cui la Cina è la maggiore potenza economica del XXI secolo, e la Russia, nonostante la sua economia ridotta (ma con molte potenzialità), riesce a sviluppare il suo progetto politico euroasiatico ed esercitare una propria influenza sia in Occidente sia in Oriente.</p>
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<p><strong>Che Direzione Prendere</strong></p>
<p>In Occidente, la democrazia-liberale e il sovranismo stanno combattendo per affermarsi l&#8217;uno sull&#8217;altro. O meglio, la democrazia-liberale tenta di sopravvivere per realizzare la profezia della &#8220;fine della storia&#8221;, mentre il sovranismo vuole imporsi come il nuovo totalitarismo.</p>
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<p>Entrambe le due ideologie, però, sembrano portare l&#8217;Occidente verso il baratro. La democrazia-liberale vuole cancellare l&#8217;identità occidentale, mentre il sovranismo desidera portare l&#8217;Occidente verso l&#8217;isolazionismo, facendogli perdere influenza politica a livello internazionale. Il nazionalismo sovranista inoltre potrebbe risvegliare, come menzionato precedentemente, dei conflitti sulla superiorità di alcune nazioni su altre.</p>
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<p>Il problema del sovranismo, come ideologia, è che non ha sviluppato un pensiero originale. Il sovranismo si caratterizza soltanto nel suo essere anti-liberale e, come il populismo, si ribella alle élites, promotrici della democrazia-liberale. Pertanto, il sovranismo è costretto ad utilizzare i concetti delle altre due ideologie totalitarie, il comunismo e il fascismo, per combattere le &#8220;élites&#8221; (l&#8217;oppressore) in modo da favorire gli interessi del popolo (l&#8217;oppresso) e affermare valori anti-liberali.</p>
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<p>Per prevenire l&#8217;autodistruzione dell&#8217;Occidente, è necessario trovare un equilibrio tra società liquida e società solida. La priorità è di costruire una nuova cultura liberale, un metodo che riporti un ordine, in cui i diritti di ogni individuo vengano rispettati, e al contempo in cui l&#8217;identità collettiva non sia negata o annullata.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Anna Mahjar Barducci" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/anna-mahjar-barducci-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/anna-mahjar-barducci/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Anna Mahjar Barducci</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e scrittrice italo-marocchina. Vive a Gerusalemme</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/anna.mahjarbarducci" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/annamahjarbarducci/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-totalitarismi-del-xxi-secolo/">I Totalitarismi Del XXI Secolo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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