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	<title>Cristina Di Silvio, Autore presso Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Cristina Di Silvio, Autore presso Einaudi Blog</title>
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		<title>Il Regno Unito dopo Starmer: Andy Burnham e la lunga ricerca di una nuova identità politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 21:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La politica britannica ha sempre avuto una capacità particolare: trasformare i cambiamenti di leadership in momenti altamente simbolici, quasi teatrali, nei quali la continuità delle istituzioni convive con la percezione di una frattura storica. La porta nera di Downing Street, il rito dell’incarico affidato dal sovrano, il passaggio di consegne tra primo ministro uscente e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><span class="s6">La politica britannica ha sempre avuto una capacità particolare: trasformare i cambiamenti di leadership in momenti altamente simbolici, quasi teatrali, nei quali la continuità delle istituzioni convive con la percezione di una frattura storica. La porta nera di </span><span class="s6">Downing</span><span class="s6"> Street, il rito dell’incarico affidato dal sovrano, il passaggio di consegne tra primo ministro uscente e nuovo capo del governo appartengono a una tradizione secolare che comunica stabilità. Ma dietro la liturgia istituzionale, il Regno Unito che accoglie Andy </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> a </span><span class="s6">Downing</span><span class="s6">Street appare come un Paese profondamente inquieto, ancora alla ricerca di una nuova definizione di sé.</span> <span class="s6">Le dimissioni di </span><span class="s6">Keir</span> <span class="s6">Starmer</span><span class="s6"> non rappresentano soltanto la conclusione di una stagione politica personale, ma il limite di una precisa idea di governo del Labour. Una strategia che aveva riportato il partito al governo con la promessa di normalizzare la politica britannica dopo gli anni turbolenti seguiti al referendum sulla Brexit, ma che non è riuscita completamente a ricostruire quel rapporto emotivo tra partito e società che per decenni aveva rappresentato una delle caratteristiche fondamentali del movimento laburista.</span> <span class="s6">Starmer</span><span class="s6"> aveva ereditato un partito sconfitto, diviso e ancora segnato dalla controversa esperienza della leadership di Jeremy </span><span class="s6">Corbyn</span><span class="s6">. Il suo progetto politico era stato quello di restituire credibilità istituzionale al Labour, allontanandolo dalle posizioni considerate più radicali e riportandolo verso una dimensione di governo. La sua leadership era fondata sulla disciplina, sulla prudenza comunicativa e sulla promessa di una gestione competente dello Stato.</span> <span class="s6">Era, in molti aspetti, la risposta alla lunga crisi britannica iniziata con la Brexit: una crisi non soltanto economica, ma soprattutto identitaria. Dal referendum del 2016 il Regno Unito ha attraversato una stagione di profonde fratture politiche. La promessa di “riprendere il controllo” aveva intercettato un sentimento reale di disagio, ma si era poi confrontata con una realtà molto più complessa: un’economia sottoposta alle pressioni della globalizzazione, servizi pubblici in difficoltà e una distanza crescente tra cittadini e istituzioni.</span> <span class="s6">È dentro questa contraddizione che nasce la parabola di Andy </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6">.</span> <span class="s6">La sua ascesa rappresenta il ritorno al centro della scena nazionale di una figura che, per anni, ha incarnato un’idea diversa di Labour. Se </span><span class="s6">Starmer</span><span class="s6"> era il simbolo della ricostruzione dell’affidabilità del partito, </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> rappresenta il tentativo di ricostruire un legame più profondo con quei territori che per generazioni hanno costituito il cuore sociale del movimento laburista.</span> <span class="s6">La storia del Labour è attraversata da una tensione costante: quella tra la dimensione istituzionale del governo e il rapporto organico con le comunità che ne hanno rappresentato la base sociale. Da Clement Attlee, che nel secondo dopoguerra costruì il grande progetto dello Stato sociale britannico, fino a Harold Wilson, capace negli anni Sessanta di interpretare la trasformazione tecnologica e culturale del Paese, ogni stagione di successo del Labour è nata dalla capacità di leggere un cambiamento della società.</span> <span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> si colloca dentro questa tradizione, ma deve interpretarla in un contesto storico nel quale molte delle antiche certezze del Labour sono venute meno.</span> <span class="s6">La sua storia politica è profondamente legata al Nord dell’Inghilterra. Da sindaco della </span><span class="s6">Greater</span><span class="s6"> Manchester ha costruito un’immagine distante dall’establishment londinese, insistendo sul ruolo delle comunità locali, sulla necessità di riequilibrare il rapporto tra capitale e periferie e sulla convinzione che la politica nazionale debba partire dai luoghi concreti dove vivono i cittadini.</span> <span class="s6">Non è casuale che </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> sia stato spesso definito “King of the North”. Dietro questo soprannome non c’è soltanto un riferimento geografico, ma una precisa narrazione politica: quella di un Regno Unito nel quale Londra ha concentrato per decenni ricchezza, opportunità e influenza, lasciando molte aree industriali alle prese con il declino economico e con la perdita di identità.</span> <span class="s6">La sfida di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> è quindi anche culturale. Deve dimostrare che il Labour può tornare a rappresentare una maggioranza sociale ampia senza limitarsi a essere il partito delle grandi città progressiste, dei giovani urbani e dei settori più istruiti della popolazione. Deve riconquistare quei lavoratori che un tempo consideravano il voto laburista quasi naturale e che negli ultimi anni hanno guardato verso alternative conservatrici o populiste.</span> <span class="s6">In questo senso la domanda che riguarda il nuovo premier britannico è una domanda che attraversa tutta la sinistra europea: come governare in un’epoca nella quale il rapporto storico tra partiti progressisti e classi popolari si è indebolito?</span> <span class="s6">Per gran parte del Novecento la socialdemocrazia europea si è fondata su un patto chiaro: crescita economica, protezione sociale, rappresentanza del lavoro e ampliamento dei diritti. Quel modello ha garantito decenni di consenso, ma ha iniziato a entrare in crisi con la globalizzazione, la trasformazione del mercato del lavoro e l’aumento delle disuguaglianze territoriali.</span> <span class="s6">Il New Labour di Tony Blair fu una delle risposte più importanti a quella trasformazione. Negli anni Novanta Blair comprese che il Labour doveva superare la tradizionale contrapposizione tra Stato e mercato, accettando alcune dinamiche della globalizzazione e proponendo una terza via capace di combinare competitività economica e investimenti sociali.</span> <span class="s6">Quel progetto ebbe un enorme successo elettorale, ma lasciò anche una controversa eredità. Per molti cittadini britannici, soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008 e gli anni dell’austerità, il </span><span class="s6">blairismo</span><span class="s6"> è diventato il simbolo di una sinistra percepita come troppo distante dalle proprie radici popolari.</span> <span class="s6">Burnham</span><span class="s6">arriva dopo quella stagione e dopo il tentativo di </span><span class="s6">Starmer</span><span class="s6"> di superarla attraverso una linea più istituzionale. La sua scommessa è diversa: non soltanto rendere il Labour più credibile agli occhi degli elettori, ma renderlo nuovamente riconoscibile.</span> <span class="s6">Ma la riconoscibilità politica, da sola, non basta.</span> <span class="s6">Un governo viene giudicato sulla capacità di migliorare la vita quotidiana dei cittadini. Ed è qui che iniziano le difficoltà più grandi.</span> <span class="s6">Il Regno Unito che </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> eredita è un Paese nel quale il sistema sanitario nazionale, simbolo della cultura pubblica britannica del dopoguerra, continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni degli elettori. L’emergenza abitativa, il costo della vita e la percezione di una mobilità sociale sempre più difficile alimentano una frustrazione che attraversa settori diversi della società.</span> <span class="s6">La parola “stabilità”, scelta da </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> come promessa politica centrale, assume quindi un significato molto più ampio della semplice assenza di crisi parlamentari. Stabilità significa avere un lavoro sicuro, poter accedere a una casa, ricevere servizi pubblici efficienti, vedere un futuro possibile per le nuove generazioni.</span> <span class="s6">Ed è proprio questa trasformazione del concetto di stabilità a spiegare perché la vicenda britannica interessa anche il resto dell’Europa.</span> <span class="s6">Dal referendum del 2016 il Regno Unito è diventato uno dei principali laboratori politici del continente. In esso si sono manifestate con particolare intensità alcune delle tensioni che attraversano tutte le democrazie occidentali: la crisi della rappresentanza, la sfiducia verso le élite, la difficoltà dei partiti tradizionali nel rispondere a società trasformate dalla globalizzazione e dalla rivoluzione tecnologica.</span> <span class="s6">La Brexit avrebbe dovuto rappresentare, nelle intenzioni dei suoi promotori, l’inizio di una nuova fase di autonomia nazionale. Ma la realtà ha dimostrato che nessun Paese può sottrarsi completamente alla propria geografia, ai legami economici, alle sfide comuni sulla sicurezza, sull’energia e sulla tecnologia.</span> <span class="s6">Il nuovo governo britannico sarà quindi chiamato a ridefinire il rapporto con Bruxelles. Non attraverso una riapertura della questione Brexit, politicamente improbabile, ma attraverso un pragmatismo fondato sulla cooperazione.</span><span class="s6">La stagione degli slogan è terminata. La nuova fase richiede collaborazione concreta: ricerca scientifica, università, sicurezza, difesa, commercio, gestione delle grandi crisi internazionali.</span> <span class="s6">In un mondo segnato dalla guerra in Ucraina, dalla competizione tra Stati Uniti e Cina e dalla crisi del multilateralismo, il Regno Unito rimane un attore strategico fondamentale. La sua influenza non deriva soltanto dall’economia, ma dalla capacità diplomatica, militare e culturale costruita nel corso dei secoli.</span> <span class="s6">La leadership di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> sarà osservata con attenzione sia dalle capitali europee sia da Washington. Il rapporto speciale con gli Stati Uniti rimane un pilastro della politica estera britannica, ma anche quel rapporto deve confrontarsi con un ordine mondiale profondamente cambiato.</span> <span class="s6">Il mondo nel quale Londra cerca una nuova identità non è più quello degli anni Novanta, quando Blair immaginava una Gran Bretagna capace di essere ponte naturale tra Europa e America. Oggi il Regno Unito deve muoversi in uno scenario più instabile, nel quale la geopolitica è tornata al centro della storia.</span> <span class="s6">La sfida di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> assume così un valore simbolico anche per la sinistra europea.</span> <span class="s6">Molti partiti socialdemocratici affrontano la stessa difficoltà: difendere i diritti sociali senza rinunciare alla competitività economica; parlare alle periferie senza perdere il consenso delle grandi città; contrastare il populismo senza limitarsi alla difesa dell’esistente.</span> <span class="s6">La risposta di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> sembra partire da una convinzione precisa: la politica deve tornare a essere radicata nei territori.</span> <span class="s6">Non basta amministrare meglio. Occorre ricostruire un senso di appartenenza.</span> <span class="s6">La crisi delle democrazie occidentali, infatti, non nasce soltanto dalla mancanza di crescita economica, ma dalla percezione diffusa che le istituzioni siano diventate lontane dalla vita quotidiana delle persone. Quando questa distanza aumenta, cresce lo spazio per chi propone soluzioni semplici a problemi complessi.</span> <span class="s6">La crescita delle forze populiste britanniche nasce anche da questa frattura: dalla paura del declino, dal senso di abbandono di alcune comunità, dalla sfiducia verso una politica incapace di mantenere le proprie promesse.</span> <span class="s6">Per </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> la battaglia sarà dunque più ampia di quella contro l’opposizione parlamentare. Sarà una battaglia per dimostrare che la democrazia può ancora produrre cambiamenti concreti.</span> <span class="s6">La storia del Labour insegna che il partito ha vinto quando è riuscito a interpretare una trasformazione della società britannica. Oggi </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> tenta una nuova sintesi in un’epoca segnata dalla crisi del modello precedente e dalla ricerca di un nuovo equilibrio tra Stato, mercato e comunità.</span> <span class="s6">La sua difficoltà sarà evitare due rischi opposti: trasformare il richiamo ai territori in nostalgia per un passato industriale irripetibile oppure rinunciare alla modernizzazione economica in nome di una protezione sociale impossibile da sostenere senza crescita.</span> <span class="s6">La vera domanda alla quale dovrà rispondere non riguarda soltanto la durata del suo governo. Riguarda qualcosa di più profondo: può una forza progressista del XXI secolo difendere la sicurezza sociale senza chiudersi al cambiamento?</span> <span class="s6">Il Regno Unito, ancora una volta, diventa un osservatorio privilegiato di una questione che riguarda tutto l’Occidente.</span> <span class="s6">L’arrivo di Andy </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> a </span><span class="s6">Downing</span><span class="s6"> Street non è soltanto un nuovo capitolo della storia politica britannica. È il tentativo di riscrivere il rapporto tra cittadini e Stato in una fase storica nella quale molte certezze del Novecento sono venute meno.</span> <span class="s6">La promessa di restituire stabilità al Paese non riguarda soltanto i mercati o i conti pubblici. Riguarda qualcosa di più difficile da conquistare: la fiducia.</span> <span class="s6">Ed è forse proprio questa la risorsa politica più rara nelle democrazie contemporanee.</span> <span class="s6">Non basta vincere le elezioni. Non basta occupare i palazzi del potere. Non basta amministrare con competenza.</span> <span class="s6">Una leadership dura nel tempo soltanto quando riesce a convincere una società che il futuro può ancora essere migliore del presente.</span> <span class="s6">La sfida del nuovo premier britannico non sarà soltanto riconquistare il consenso perduto del Labour, ma dimostrare che la politica democratica può ancora offrire una promessa di futuro in un tempo dominato dalla paura del declino.</span> <span class="s6">Perché la vera partita di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> non sarà soltanto governare il Regno Unito, ma dimostrare che, anche in un’epoca segnata dalla sfiducia, la politica può ancora costruire una direzione condivisa.</span> <span class="s6">E, in fondo, è la stessa sfida che riguarda l’Europa intera.</span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-regno-unito-dopo-starmer-andy-burnham-e-la-lunga-ricerca-di-una-nuova-identita-politica/">Il Regno Unito dopo Starmer: Andy Burnham e la lunga ricerca di una nuova identità politica</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’alleanza e il vincolo. Storia giuridica e metamorfosi della NATO</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lalleanza-e-il-vincolo-storia-giuridica-e-metamorfosi-della-nato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 21:03:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Alleanza atlantica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fredda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non tutte le istituzioni nascono per durare, e quelle che lo fanno raramente conservano intatta la forma originaria. La NATO appartiene a una categoria più rara: quella delle costruzioni che sopravvivono proprio perché non coincidono mai del tutto con se stesse. Quando, nel 1949, viene firmato il Trattato di Washington, ciò che prende forma non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutte le istituzioni nascono per durare, e quelle che lo fanno raramente conservano intatta la forma originaria. La NATO appartiene a una categoria più rara: quella delle costruzioni che sopravvivono proprio perché non coincidono mai del tutto con se stesse. Quando, nel 1949, viene firmato il Trattato di Washington, ciò che prende forma non è soltanto un’alleanza militare, ma un dispositivo giuridico pensato per attraversare l’incertezza, più che per risolverla. Il contesto in cui l’Alleanza nasce non è semplicemente quello di un continente devastato dalla guerra, ma quello di uno spazio politico privo di un equilibrio stabile. In un’Europa che ha conosciuto fino in fondo la crisi dell’ordine internazionale novecentesco, la sicurezza non può più essere affidata ai meccanismi tradizionali dell’equilibrio tra Stati sovrani, già messi in discussione nella riflessione di Hans Kelsen sul rapporto tra diritto e forza. La progressiva strutturazione della Guerra fredda impone così una ridefinizione più radicale, in cui la difesa diventa inseparabile dalla cooperazione e la sovranità deve confrontarsi con forme nuove di vincolo reciproco. La soluzione adottata dai Paesi fondatori si colloca precisamente in questa zona intermedia. La NATO non è uno Stato, né una semplice alleanza difensiva nel senso classico. È una forma istituzionale che si regge su un impianto normativo essenziale, ma carico di implicazioni. Il principio della difesa collettiva, formulato nell’articolo 5 del trattato, ne rappresenta il centro, ma anche il punto di maggiore tensione. L’impegno a considerare un attacco contro uno come un attacco contro tutti non si traduce in un automatismo, bensì in una responsabilità condivisa che lascia agli Stati la possibilità di determinare le modalità della risposta. Questa ambivalenza è la condizione stessa della sua efficacia. Da un lato, l’Alleanza vincola; dall’altro, non annulla la capacità decisionale dei suoi membri. In questa tensione si riflette, in filigrana, quel problema della decisione che Carl Schmitt aveva posto al centro della teoria del politico, e che qui viene riformulato in una forma che tenta di sottrarre la decisione alla pura logica del conflitto. Il riferimento al diritto di autodifesa collettiva previsto dalla Carta delle Nazioni Unite consente di collocarla entro un quadro di legittimità internazionale, ma non esaurisce le questioni che essa solleva. Durante la Guerra fredda, questa struttura si consolida all’interno di una dinamica bipolare che ne rafforza la funzione originaria di deterrenza nei confronti dell’Unione Sovietica. Ma ridurre la NATO a un semplice strumento militare significherebbe trascurarne la dimensione più profonda. L’Alleanza diventa progressivamente uno spazio di coordinamento politico, un luogo in cui la sicurezza si intreccia con la stabilità istituzionale e con la costruzione di un orizzonte comune tra le democrazie occidentali. La fine del confronto bipolare non ne determina la dissoluzione. Al contrario, la sua architettura normativa si rivela sufficientemente aperta da consentire una trasformazione. La possibilità di ammettere nuovi membri si traduce in un processo di allargamento che ridefinisce la geografia politica europea. L’ingresso nell’Alleanza non è soltanto un fatto militare, ma implica l’adesione a un insieme di principi che riguardano la forma di governo, il controllo delle forze armate, la compatibilità istituzionale. In questo senso, l’espansione della NATO assume una valenza che eccede la dimensione strategica. Essa opera come un meccanismo di convergenza politica, producendo effetti che si manifestano all’interno degli ordinamenti degli Stati membri e candidati. Senza configurarsi come un’istituzione sovranazionale, l’Alleanza esercita una funzione di orientamento che incide sulle trasformazioni interne degli Stati. A questa apertura corrisponde, in modo speculare, la possibilità del recesso. Il trattato prevede che ogni Stato possa uscire dall’Alleanza mediante una procedura formalmente semplice. E tuttavia, proprio questa semplicità giuridica mette in evidenza la complessità politica della scelta. L’uscita resta una possibilità teorica più che una pratica effettiva, a conferma del fatto che l’appartenenza genera vincoli che non sono soltanto normativi, ma anche strategici e simbolici. Nel periodo successivo alla Guerra fredda, l’Alleanza amplia progressivamente il proprio raggio d’azione, intervenendo in contesti che non riguardano direttamente la difesa territoriale dei suoi membri. Le operazioni nei Balcani e in Afghanistan segnano un passaggio significativo, aprendo un dibattito sulla natura e sui limiti dell’organizzazione. Il rapporto tra legalità e legittimità emerge in tutta la sua complessità, soprattutto nei casi in cui l’azione non si accompagna a un mandato esplicito delle Nazioni Unite. Queste tensioni non si sono esaurite, ma si sono ridefinite nel contesto contemporaneo. Il ritorno della guerra ad alta intensità in Europa ha riportato al centro la funzione originaria di deterrenza e difesa collettiva, ma in un quadro profondamente mutato. La sicurezza si estende ormai a domini che non erano previsti al momento della fondazione, dalla dimensione cibernetica alla protezione delle infrastrutture critiche, fino alle forme di conflitto ibrido. In questo scenario, la NATO continua a operare senza una revisione sostanziale del proprio impianto giuridico originario. È proprio questa continuità, apparentemente paradossale, a costituire una delle ragioni della sua durata. Come ha osservato Norberto Bobbio, le istituzioni più resilienti non sono quelle immutabili, ma quelle capaci di trasformarsi restando riconoscibili. In un ordine globale sempre più frammentato, la NATO continua a occupare una posizione singolare. Non perché offra risposte definitive, ma perché istituzionalizza una domanda: come vincolare gli Stati senza annullarne la libertà, come costruire sicurezza senza trasformarla in automatismo. È in questa tensione, mai risolta e continuamente riattivata, che si gioca la sua durata. Più che una soluzione, l’Alleanza atlantica resta una forma di equilibrio instabile. E, come tutti gli equilibri che non possono essere dati per acquisiti, esiste soltanto finché viene continuamente rimessa in questione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lalleanza-e-il-vincolo-storia-giuridica-e-metamorfosi-della-nato/">L’alleanza e il vincolo. Storia giuridica e metamorfosi della NATO</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 19:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/">Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di equilibrio strategico: fragile, spesso violento, ma sufficiente a impedire che le molteplici linee di frattura regionali convergessero in un conflitto generalizzato tra Stati. L’attuale fase di crisi indica che tale equilibrio si sta progressivamente dissolvendo. Le tensioni non appaiono più come episodi isolati in una dinamica ormai familiare, ma come sintomo di una trasformazione più profonda dell’ordine geopolitico mediorientale. Comprendere ciò che accade significa interrogarsi sulle logiche che hanno regolato il sistema regionale per decenni e sui fattori che oggi ne accelerano la crisi. Dalla fine delle grandi guerre arabo-israeliane del Novecento fino ai primi decenni del XXI secolo, il Medio Oriente si è organizzato intorno a una particolare forma di deterrenza indiretta. Gli attori principali, pur impegnati in una competizione costante per influenza politica e strategica, hanno generalmente evitato scontri diretti su larga scala. Il costo di una guerra convenzionale tra Stati appariva troppo elevato per essere sostenuto senza conseguenze destabilizzanti. Si è affermata così una modalità di confronto fondata su strumenti indiretti: alleanze informali, sostegno a gruppi armati locali, operazioni clandestine, pressioni diplomatiche e interventi militari calibrati. Come suggerisce la tradizione realista delle relazioni internazionali, gli equilibri di potere non eliminano i conflitti; li regolano, circoscrivendoli entro limiti considerati accettabili dagli attori coinvolti. Il Medio Oriente degli ultimi decenni ha funzionato, in larga misura, secondo questa logica. Uno dei protagonisti centrali di questa architettura è stato l’Iran. Dopo la rivoluzione del 1979, la Repubblica islamica ha costruito una rete di relazioni politiche e militari che le ha consentito di proiettare la propria influenza oltre i confini nazionali. Attraverso il sostegno a movimenti e milizie in diversi paesi, Teheran ha elaborato una strategia basata su una costellazione di attori alleati, estesa dal Libano all’Iraq, dalla Siria allo Yemen. Parallelamente, Israele ha sviluppato una dottrina di sicurezza fondata sulla superiorità tecnologica, sull’intelligence avanzata e sulla capacità di neutralizzare preventivamente minacce percepite come esistenziali. L’equilibrio derivato non era un ordine stabile nel senso tradizionale, ma una forma di stabilità imperfetta, fondata su calcoli strategici reciproci. Ogni attore era consapevole dei limiti entro i quali poteva muoversi senza provocare una risposta capace di trasformare la competizione in guerra aperta. Negli ultimi anni questo sistema ha iniziato a mostrare segni di logoramento. Il ridimensionamento della presenza statunitense, l’emergere di nuove rivalità regionali e il rafforzamento di attori non statali hanno reso il quadro geopolitico più complesso e meno controllabile. Il confronto tra Israele e Iran si è intensificato fino a diventare uno degli assi principali della geopolitica contemporanea, con operazioni clandestine, attacchi mirati e competizione per l’influenza in Siria, Libano e Iraq. Il Medio Oriente sembra così avviarsi verso una fase qualitativamente diversa. La logica delle guerre indirette, che per decenni aveva limitato il confronto tra Stati, appare sempre meno efficace nel contenere l’escalation. Il rischio non è soltanto quello di nuovi conflitti locali, ma la possibilità che diverse linee di frattura convergano in una crisi più ampia. La crescente regionalizzazione del conflitto, evidente in teatri come il Libano o nelle rotte marittime del Golfo Persico e del Mar Rosso, dimostra quanto gli eventi locali siano oggi interdipendenti e dalle implicazioni globali. La dimensione economica del conflitto aggiunge complessità. Il Medio Oriente resta centrale nell’economia globale, soprattutto per energia e commercio marittimo. Destabilizzazioni significative in questi snodi strategici possono avere effetti immediati sull’economia internazionale. Le monarchie del Golfo, tra relazioni strategiche consolidate con l’Occidente e legami economici con l’Asia, si trovano in una posizione particolarmente delicata, rendendo le loro scelte geopolitiche ancora più complesse. Il conflitto si inserisce poi in un contesto globale segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze. Sebbene la regione non sia più al centro della strategia globale come durante la Guerra Fredda, resta fondamentale nelle dinamiche dell’ordine internazionale. Gli Stati Uniti mantengono il ruolo dominante, seppur in maniera più selettiva, mentre altri attori globali cercano di espandere la propria influenza attraverso strumenti diplomatici, economici e tecnologici. L’Europa, pur vicina e coinvolta, resta spesso relegata a un ruolo marginale a causa delle divisioni interne e della dipendenza strategica dagli Stati Uniti. In un sistema internazionale sempre più attraversato dal ritorno delle rivalità tra potenze, la crisi mediorientale ricorda quanto fragile possa essere l’equilibrio su cui si regge l’ordine globale. La stabilità regionale non è soltanto una questione strategica o militare: essa costituisce una condizione essenziale affinché possano sopravvivere quelle forme di cooperazione politica ed economica che, nel secondo dopoguerra, hanno reso possibile lo sviluppo di un ordine internazionale relativamente aperto. Comprendere le dinamiche del Medio Oriente significa allora interrogarsi non soltanto sui conflitti del presente, ma anche sul futuro di quell’architettura internazionale che, nel solco della riflessione liberale di Luigi Einaudi, ha sempre riconosciuto nella stabilità degli equilibri tra gli Stati e nella cooperazione tra le nazioni una delle condizioni fondamentali per la libertà politica e per la prosperità delle società aperte.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/">Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La sicurezza come argomento ultimo</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-sicurezza-come-argomento-ultimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 21:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[groenlandia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono luoghi che entrano nella storia non tanto per ciò che accade al loro interno, quanto per le domande che costringono a porsi. La Groenlandia è uno di questi. Per lungo tempo percepita come uno spazio remoto, quasi fuori dal tempo politico, oggi emerge come una soglia concettuale: un punto in cui si concentrano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono luoghi che entrano nella storia non tanto per ciò che accade al loro interno, quanto per le domande che costringono a porsi. La Groenlandia è uno di questi. Per lungo tempo percepita come uno spazio remoto, quasi fuori dal tempo politico, oggi emerge come una soglia concettuale: un punto in cui si concentrano tensioni che riguardano l’intero ordine internazionale contemporaneo. Il mutamento non riguarda soltanto l’Artico. Riguarda il linguaggio e le categorie attraverso cui l’Occidente interpreta sé stesso. Quando un territorio alleato viene definito una “necessità” in nome della sicurezza, quando la protezione diventa argomento conclusivo, ciò che entra in crisi non è solo un equilibrio geopolitico, ma un’idea di limite che per decenni ha strutturato le relazioni tra Stati. La Groenlandia, in questo senso, non è semplicemente un oggetto strategico. È un caso-limite. Territorio autonomo, inserito in una rete di alleanze consolidate, viene improvvisamente ricondotto a una funzione: posizione, risorsa, avamposto. In questo slittamento, da soggetto politico a variabile di sicurezza, si manifesta una trasformazione più profonda: la tendenza a trattare la sovranità non come principio, ma come ostacolo negoziabile. L’ordine internazionale nato nel secondo dopoguerra aveva tentato di contenere proprio questa deriva. Aveva posto un argine all’idea che la forza, anche quando esercitata in nome di una causa ritenuta superiore, potesse ridefinire unilateralmente ciò che è legittimo. La sovranità territoriale non era intesa come valore assoluto, ma come soglia: un limite necessario all’espansione illimitata del potere. Ciò che rende il caso groenlandese particolarmente significativo è che questa tensione non nasce da uno scontro tra blocchi contrapposti, ma all’interno di un sistema di alleanze. Quando la pressione non arriva dall’esterno, ma da uno dei suoi centri, l’ordine liberale mostra una fragilità strutturale: la difficoltà di distinguere tra protezione e dominio, tra sicurezza condivisa e pretesa unilaterale. Le reazioni europee, spesso misurate e prive di enfasi, non vanno lette solo come risposte contingenti. Esprimono un’idea diversa di spazio politico: l’Artico non come vuoto da occupare, ma come territorio regolato, attraversato da responsabilità comuni. Non è un rifiuto della competizione internazionale, ma il tentativo di mantenerla entro un perimetro normativo che ne contenga gli effetti disgreganti. In questo quadro, il linguaggio assume un ruolo decisivo. Parole come “controllo”, “necessità”, “interesse strategico” non si limitano a descrivere la realtà: la producono. Trasformano territori in funzioni, alleati in strumenti, regole in eccezioni temporanee. È qui che la questione smette di essere regionale e diventa sistemica. Perché ogni volta che la sicurezza viene invocata come argomento ultimo, qualcosa dell’ordine politico viene sospeso. La Groenlandia diventa allora una soglia simbolica. Non perché determinerà da sola il futuro dell’Artico, ma perché mette alla prova una convinzione centrale: che le democrazie liberali siano vincolate non solo da interessi, ma da limiti autoimposti. Se questi limiti vengono erosi dall’interno, non serve un avversario esterno per indebolire l’ordine che ne deriva. Forse è questo il punto più rilevante del dibattito. Non stabilire chi abbia più forza o più diritto, ma interrogarsi su quale tipo di ordine si intenda preservare quando la pressione aumenta. Se le alleanze sono qualcosa di più di strumenti contingenti, allora devono resistere anche alla tentazione dell’argomento definitivo. Nel silenzio dei suoi ghiacci, la Groenlandia non chiede di essere conquistata né difesa. Chiede di essere pensata. Come spazio politico, come limite, come domanda aperta sul rapporto tra potere e regole. E forse è proprio questa la sua funzione più importante: ricordare che la stabilità non nasce dall’assenza di conflitti, ma dalla capacità di riconoscere dove la forza deve fermarsi.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-sicurezza-come-argomento-ultimo/">La sicurezza come argomento ultimo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/europa-al-bivio-liberta-o-compromesso-dei-principi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:35:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3810</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un mondo instabile, l’Europa deve decidere se difendere i valori liberali o piegarli alle circostanze Ogni sistema politico, anche il più consolidato, arriva a un momento di verifica delle proprie fondamenta. L’Europa si trova oggi in questo punto cruciale: il possibile negoziato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-al-bivio-liberta-o-compromesso-dei-principi/">Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In un mondo instabile, l’Europa deve decidere se difendere i valori liberali o piegarli alle circostanze</strong></p>
<p>Ogni sistema politico, anche il più consolidato, arriva a un momento di verifica delle proprie fondamenta. L’Europa si trova oggi in questo punto cruciale: il possibile negoziato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa, ha acceso speranze di tregua, ma ha anche messo in luce una questione più profonda: è possibile costruire una pace duratura senza compromettere i valori che fondano la convivenza internazionale? La pace non è soltanto assenza di guerra. È un equilibrio complesso di istituzioni solide, regole condivise e fiducia reciproca. Ogni compromesso che legittima l’uso della forza come strumento politico rischia di trasformare il diritto in un concetto negoziabile, aprendo la porta a precedenti pericolosi. La politica internazionale non è solo pragmatismo: è la misura della capacità di una società di proteggere la dignità dei cittadini e la sovranità dei popoli. Quando la coerenza etica viene sacrificata sull’altare della convenienza, anche la stabilità più apparente si rivela fragile. Il contesto globale rende queste scelte ancora più complesse. La competizione tra grandi potenze, le tensioni nel Mar Baltico, le crisi in Medio Oriente e le sfide globali, dalla sicurezza energetica al cambiamento climatico, impongono all’Europa decisioni delicate e spesso impopolari. Non si tratta solo di mediare tra pressioni esterne: è una questione di identità e principi. L’Europa deve decidere se essere un continente che difende la libertà, la legge e i diritti fondamentali, anche quando ciò comporta difficoltà immediate, o se piegare i propri valori alle circostanze. Per l’Italia, la posta in gioco è concreta. La nostra storia insegna che la libertà è fragile e che la responsabilità civica è la base della coesione nazionale. Ogni compromesso che ignora la giustizia o i principi fondamentali indebolisce la fiducia nelle istituzioni e la cultura della cittadinanza attiva. Il liberalismo, nella tradizione einaudiana, insegna che libertà e responsabilità non sono opzionali: sono ciò che distingue una società civile da una comunità soggetta alla forza. Come un sistema giudiziario efficiente sostiene la crescita economica e la fiducia degli investitori, così un’Europa coerente nei suoi principi sostiene la stabilità e la sicurezza dell’intero continente. Ogni decisione geopolitica ha ripercussioni sulla vita quotidiana: influisce sulla sicurezza collettiva, sulle opportunità dei cittadini, sulla capacità di vivere in una società equa e rispettosa dei diritti. È un banco di prova morale: costruire una pace che rispetti diritto e dignità o una pace che pieghi i principi alle circostanze. Ogni compromesso sembra talvolta inevitabile, ma il vero equilibrio sta nel conciliare pragmatismo e coerenza etica, evitando che la tregua diventi compromesso dei valori. La libertà non si proclama: si costruisce. Con istituzioni solide, trasparenti e imparziali; con cittadini consapevoli e responsabili; con il coraggio di dire “no” quando un compromesso rischia di tradire la giustizia. La pace è un gesto civile, quotidiano e silenzioso: nasce dalla somma delle decisioni di chi sceglie coerenza e integrità. Come la fiducia nei mercati non nasce da proclami ma da regole prevedibili, così la stabilità europea nasce dalla coerenza tra valori e azioni. L’Italia, in particolare, ha un ruolo cruciale. Ogni compromesso che ignora principi e giustizia erode la fiducia dei cittadini nei meccanismi democratici e nella capacità dello Stato di proteggere i diritti. In un mondo globale, dove la competizione tra Stati è anche competizione di fiducia, ogni decisione presa all’interno dei confini nazionali ha conseguenze sullo scenario internazionale, La storia insegna che le civiltà non crollano per mancanza di risorse, ma quando viene consumata la fiducia nei meccanismi che le regolano. Roma non cadde perché finì l’oro, ma perché l’oro aveva smesso di avere un valore condiviso. Allo stesso modo, l’Europa e l’Italia rischiano di indebolirsi se principio e coerenza vengono considerati negoziabili. In tempi recenti, crisi internazionali come l’invasione dell’Ucraina, le tensioni nel Mar Baltico e la competizione strategica tra grandi potenze dimostrano quanto la libertà europea sia interconnessa con la stabilità globale. L’Europa non può limitarsi a mediare o reagire: deve costruire una politica estera e di sicurezza fondata su valori, non solo sull’opportunismo. Ogni volta che i principi liberali vengono messi da parte, cresce l’instabilità e si erode la fiducia dei cittadini e dei partner internazionali. Costruire la pace significa proteggere la dignità e la libertà di chi vive oggi e garantire che le generazioni future possano vivere in un continente dove i valori liberali non sono compromessi. La sfida è costruire istituzioni resilienti, società civili forti e cittadini consapevoli, in grado di orientare la politica secondo principi e non secondo circostanze contingenti. Libertà e pace sono il risultato di scelte quotidiane, della somma di decisioni che mostrano coerenza, integrità e responsabilità. L’Europa deve decidere oggi se essere un continente che piega i valori alle circostanze o un continente che li difende, anche quando la strada è difficile. La storia, anche recente, insegna che il compromesso senza principi non è mai sostenibile, e che la vera pace nasce dalla capacità di difendere le regole che permettono alla libertà di prosperare. Oggi, più che mai, l’Europa e l’Italia hanno bisogno di lucidità morale, pazienza civile e libertà consapevole. Solo così la pace potrà essere duratura e la libertà davvero sicura. La politica internazionale non è un gioco di interessi immediati: è il banco di prova dei principi su cui vogliamo costruire il nostro futuro comune.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-al-bivio-liberta-o-compromesso-dei-principi/">Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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