<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giuseppe Tringali, Autore presso Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-tringali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-tringali/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Jan 2020 11:51:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>Giuseppe Tringali, Autore presso Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-tringali/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Quando la soluzione non è bio</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/quando-la-soluzione-non-e-bio/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/quando-la-soluzione-non-e-bio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Tringali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2020 11:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://3.122.244.34/?p=2055</guid>

					<description><![CDATA[<p>La nuova normativa europea sulle materie plastiche monouso denominata SUP, Single Use Plastics, approvata il 21 maggio 2019 e che riguarda alcuni dei prodotti di uso più comune, nasce dall’esigenza di contrastare il fenomeno del marine litter, relativo ai rifiuti che si trovano in mare e che sono costituiti per la maggior parte da materiali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/quando-la-soluzione-non-e-bio/">Quando la soluzione non è bio</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova normativa europea sulle materie plastiche monouso denominata SUP, <em>Single Use Plastics</em>, approvata il 21 maggio 2019 e che riguarda alcuni dei prodotti di uso più comune, nasce dall’esigenza di contrastare il fenomeno del <em>marine litter</em>, relativo ai rifiuti che si trovano in mare e che sono costituiti per la maggior parte da materiali plastici. Gli Stati dell’Unione Europea hanno due anni di tempo per recepirla nei loro ordinamenti nazionali per cui, con decorrenza dal 2021, le nuove norme vieteranno l’utilizzo di determinati prodotti in plastica usa e getta per i quali esistono <em>alternative in commercio</em>.</p>
<p>Sono previste, inoltre, alcune misure che entreranno in vigore con date differenziate, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>regime di responsabilità estesa del produttore</strong>(EPR), che obbliga le aziende a sostenere i costi della raccolta a fine vita di alcuni prodotti come tazze da caffè, contenitori di alimenti per cibo da asporto pronto al consumo, filtri di sigarette, palloncini, reti da pesca, salviette umidificate. A seconda del prodotto, tra gennaio 2023 e il 31 dicembre 2024;</li>
<li><strong>obiettivi di raccolta e riciclo per le bottiglie</strong>, per cui i Paesi membri dovranno raccogliere separatamente da altri flussi il 77% di quanto immesso al consumo entro il 2025 e il 90% entro il 2029;</li>
<li><strong>obiettivi di riduzione</strong>, fissati per i prodotti monouso in plastica, considerati ancora non facilmente sostituibili, come tazze da passeggio e contenitori di alimenti per cibo da asporto pronto al consumo;</li>
<li><strong>tappi e coperchi solidali con il contenitore,</strong> per le confezioni di bevande e contenitori in plastica, per cui, al più tardi entro cinque anni dall’entrata in vigore della direttiva, i tappi dovranno essere non separabili dal contenitore;</li>
<li><strong>etichettatura obbligatoria,</strong>per prodotti come filtri di sigaretta, bicchieri di plastica, assorbenti e salviette umidificate, per informare i consumatori sugli impatti negativi in caso di abbandono nell’ambiente e fornire indicazione sul corretto smaltimento;</li>
<li><strong>contenuto minimo</strong> del 25% di materiale riciclato nelle bottiglie in plastica a partire dal 2025 e del 30% nel 2030.</li>
</ul>
<p>L’espansione della domanda per prodotti più ecocompatibili ha avuto come risultato la comparsa sul mercato di un gran numero di prodotti in <em>bioplastica</em>, dal costo notevolmente più alto di quelli tradizionali, definiti frettolosamente biodegradabili o biocompostabili.</p>
<p>I due termini, che non sono sinonimi, in realtà mettono in gioco una variabile fondamentale nella gestione dei rifiuti: il tempo. Tutto è biodegradabile ma è necessario che la trasformazione, in questo caso della plastica, in un prodotto riutilizzabile o in elementi non inquinanti avvenga nel più breve tempo possibile.</p>
<p>Tale trasformazione è quello che definiamo compostabilità, che non dipende solo dalla composizione ma anche dalle dimensioni del prodotto e si verifica in presenza di particolari condizioni chimiche e fisiche, quali umidità, temperatura, presenza di ossigeno e di un’adeguata flora batterica, condizioni che vengono soddisfatte soltanto negli impianti industriali.</p>
<p>Nel 2015 il Rapporto delle Nazioni Unite “<em>Biodegradable Plastics and Marine Litter. Misconceptions, Concerns and Impacts on Marine Environments</em>” aveva evidenziato che l’adozione diffusa di prodotti etichettati come biodegradabili non avrebbe ridotto in modo significativo i volumi di plastica che entrano negli oceani e i conseguenti rischi connessi per l’ecosistema. Nel rapporto era chiaramente scritto che la biodegradazione completa della plastica si verifica in condizioni che raramente sussistono negli ambienti marini.</p>
<p>La direttiva europea SUP dice esplicitamente all’articolo 3 che gli unici polimeri esclusi dal suo campo di applicazione sono quelli naturali, <em>non modificati chimicamente</em>.</p>
<p>Le plastiche biodegradabili e compostabili, siano esse derivate totalmente o parzialmente da fonti di origine vegetale che di origine fossile, rientrano tra i polimeri modificati chimicamente e quindi fra <strong>i materiali vietati. </strong></p>
<p>È interessante notare che i bicchieri in plastica sono stati esclusi dal divieto di commercializzazione e non vengono neanche elencati tra i prodotti per i quali la direttiva chiede misure ambiziose di riduzione, come le tazze da passeggio e i contenitori per cibo da asporto pronto al consumo.</p>
<p>Tuttavia, il 47% dei provvedimenti emanati dalle pubbliche amministrazioni include erroneamente i bicchieri tra i prodotti monouso in plastica da abolire e ancora il 52% vuole abolire anche le bottiglie d’acqua quando la direttiva europea richiede soltanto nuovi requisiti di fabbricazione in relazione all’utilizzo delle quantità di materiale plastico riciclato (avv. Andrea Netti, studio ADR).</p>
<p>Il vero problema, in realtà, non è la plastica ma un eccessivo consumo di prodotti usa e getta e la loro dispersione nell’ambiente dovuta al non corretto smaltimento, a cui è possibile porre un primo rimedio semplicemente applicando la gerarchia di gestione dei rifiuti inclusa nel pacchetto europeo sull’economia circolare, che prevede: riduzione/prevenzione della produzione di rifiuti, riuso, riciclo, recupero di energia, smaltimento in discarica.</p>
<p>I due grandi alleati della salvaguardia dell’ambiente rimangono lo sviluppo tecnologico e il benessere economico, tramite cui è possibile trovare soluzioni che tengano conto di due sostenibilità complementari, quella economica e quella ambientale, per aumentare il fine vita dei materiali biocompostabili, favorendone il riuso e il riciclo, riducendone di conseguenza l’impronta e l’impatto sull’ecosistema.</p>
<p>Su questo occorre puntare, per noi e per le nuove generazioni.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Tringali" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/giuseppe-tringali-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-tringali/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Tringali</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Chimico libero professionista, esperto di tematiche ambientali</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/giuseppe.tringali.37" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/quando-la-soluzione-non-e-bio/">Quando la soluzione non è bio</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/quando-la-soluzione-non-e-bio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La tutela dell&#8217;ambiente. Una scelta poco tecnica e molto politica.</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-tutela-dellambiente-una-scelta-poco-tecnica-e-molto-politica/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-tutela-dellambiente-una-scelta-poco-tecnica-e-molto-politica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Tringali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2019 14:57:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://3.122.244.34/?p=1895</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando si sente parlare delle autorizzazioni necessarie all’esercizio di impianti industriali che hanno un impatto sull’ambiente, siano esse Autorizzazioni Integrate Ambientali o le più semplici Autorizzazioni Uniche Ambientali, spesso si tende a considerare una sorta di subordinazione delle scelte amministrative rispetto a quelle squisitamente tecniche. Se i tecnici hanno espresso parere positivo, la successiva autorizzazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-tutela-dellambiente-una-scelta-poco-tecnica-e-molto-politica/">La tutela dell&#8217;ambiente. Una scelta poco tecnica e molto politica.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si sente parlare delle autorizzazioni necessarie all’esercizio di impianti industriali che hanno un impatto sull’ambiente, siano esse Autorizzazioni Integrate Ambientali o le più semplici Autorizzazioni Uniche Ambientali, spesso si tende a considerare una sorta di subordinazione delle scelte amministrative rispetto a quelle squisitamente tecniche.</p>
<p>Se i tecnici hanno espresso parere positivo, la successiva autorizzazione ambientale diventerebbe un atto dovuto. Non è così.</p>
<p>La giurisprudenza ha chiarito in varie sentenze, non ultima quella del TAR Campania (NA) Sez. VII n. 3669 del 4 luglio 2019, che nel procedimento autorizzativo la pubblica amministrazione, a valle delle molteplici conferenze dei servizi, compie l’ultimo passaggio: il rilascio dell’autorizzazione tiene conto certamente dell’istruttoria di tipo tecnico, ma non ne prende soltanto atto.</p>
<p><span id="more-1895"></span></p>
<p>Ogni giudizio di compatibilità ambientale, anche se fondato su presupposti tecnici, si basa comunque su un’ampia discrezionalità di valutazione da parte della pubblica amministrazione, che deve valutarne l’affinità e la congruità con gli interessi pubblici, individuati dalla politica, rispetto all’interesse del singolo, che riguarda invece la realizzabilità dell’opera.</p>
<p>Questa discrezionalità difficilmente può essere messa in discussione da un giudice, a meno che non presenti elementi di manifesta illogicità o derivi dall’alterazione dei fatti (TAR Piemonte Sez. II n. 604 del 16 maggio 2018).</p>
<p>La Politica, quindi, come elemento sostanziale della filiera a cui la pubblica amministrazione fa riferimento, ha un ruolo essenziale nel modello di sviluppo del territorio: definire, cosa non si deve fare, non cosa va fatto, stabilendo piuttosto le condizioni al contorno, la cornice giuridica e amministrativa entro cui lasciare spazio a chi vuole creare impresa per produrre ricchezza.</p>
<p>Serve il coraggio, davvero rivoluzionario, di delimitare il perimetro di gioco senza pretendere di conoscere il risultato della partita prima che venga giocata.</p>
<p>Per favorire la crescita economica, che è un’eccellente alleata nella salvaguardia dell’ambiente, occorrono poche regole chiare, semplici e facilmente verificabili, che consentano la più elevata tutela dell’ecosistema e della salute degli individui, una fiscalità minima e la riduzione drastica degli adempimenti burocratici.</p>
<p>Questa scelta liberale ha consentito anche a Paesi poveri di risorse naturali, come la Svizzera o l’Irlanda, fino a qualche anno fa uno dei Paesi europei più arretrati, o ad altri che ne hanno a disposizione come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia o la Nuova Zelanda, di essere nei primi posti dell’Indice di Libertà economica e di essere allo stesso tempo in posizioni di vertice per quanto riguarda il reddito pro capite dei loro abitanti.</p>
<p>Si è dimostrato storicamente inefficace il ruolo dello Stato come decisore così invasivo da pianificare l’economia e stabilire su quale settore puntare per lo sviluppo di un territorio. Nessuno, men che meno la burocrazia, conosce le infinite variabili che sono coinvolte nelle infinite tipologie di attività industriali.</p>
<p>La Politica, soprattutto in ambito locale, deve però stabilire una cosa, semplice e doverosa. Una <em>conventio ad excludendum</em>: tutto ciò che ha compromesso un territorio in anni in cui vi era una ridotta sensibilità ambientale e una normativa carente non può far parte di una prospettiva di progresso che non può che essere ecosostenibile.</p>
<p>L’intervento pubblico deve essere quello del <em>guardiano notturno,</em> garantendo all’iniziativa privata le condizioni necessarie per la maggiore tutela dei beni ambientali. La salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale rappresentano una grande opportunità di sviluppo economico, in cui lo Stato ha il compito di controllare che si operi nel rispetto della legge, senza creare società partecipate o altre forme di ingerenza nella gestione operativa, che causano spesso inefficienze e aumento di costi a carico dei cittadini.</p>
<p>La presenza contemporanea nel territorio di tipologie differenti di imprese manifatturiere, agro-alimentari, turistico-alberghiere e industriali in generale, con il comune denominatore della salvaguardia della salute e dell’ambiente, diventa il modo più valido e storicamente efficace di affrontare, in un contesto territoriale diversificato, le fasi di minore sviluppo che possono riguardare i differenti settori economici.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Tringali" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/giuseppe-tringali-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-tringali/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Tringali</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Chimico libero professionista, esperto di tematiche ambientali</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/giuseppe.tringali.37" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-tutela-dellambiente-una-scelta-poco-tecnica-e-molto-politica/">La tutela dell&#8217;ambiente. Una scelta poco tecnica e molto politica.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/la-tutela-dellambiente-una-scelta-poco-tecnica-e-molto-politica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sostenibilità ambientale e demografia</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/sostenibilita-ambientale-e-demografia/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/sostenibilita-ambientale-e-demografia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Tringali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2019 13:32:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[demografia]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://3.122.244.34/?p=1790</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;inquinamento ambientale impatta negativamente sulle possibilità di procreazione, contribuendo a rendere sempre più basso il numero dei nuovi nati che già risente di svariate concause sociali, non ultima la diminuzione della disponibilità economica, in mancanza di uno sviluppo significativo del sistema produttivo locale e nazionale. Nel recente convegno a Siracusa della Società Italiana della Riproduzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/sostenibilita-ambientale-e-demografia/">Sostenibilità ambientale e demografia</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;inquinamento ambientale impatta negativamente sulle possibilità di procreazione, contribuendo a rendere sempre più basso il numero dei nuovi nati che già risente di svariate concause sociali, non ultima la diminuzione della disponibilità economica, in mancanza di uno sviluppo significativo del sistema produttivo locale e nazionale. Nel recente convegno a Siracusa della Società Italiana della Riproduzione Umana (S.I.R.U.) è emersa una singolare correlazione tra la natalità e la salubrità dell’ambiente, non soltanto in relazione alla presenza di inquinanti più o meno conosciuti ma anche con riferimento alla qualità dell’alimentazione che, indirettamente, risente dell’utilizzo di pratiche agronomiche e dell’utilizzo di nuovi composti di sintesi che influenzano anche le caratteristiche organolettiche degli alimenti.</p>
<p><span id="more-1790"></span></p>
<p>Esistono vari casi che testimoniano come prodotti chimici utilizzati in vari settori industriali, come le Sostanze PerFluoro Alchiliche (PFAS), che si trovano negli imballaggi, nei rivestimenti antiaderenti degli utensili, nei tessuti per renderli idrorepellenti ed isolanti, possano interagire con l’ecosistema, causando conseguenze indesiderate sulla salute umana, anche con rifermento alla riproduzione.</p>
<p>In particolare, l’inquinamento delle falde e il contatto con cibo e capi di abbigliamento che ne sono contaminati, comporta un accumulo dei PFAS negli esseri viventi, dovuto alla loro notevole inerzia chimica alla degradazione. Il tempo di emivita nell’uomo di alcune di queste sostanze, vale a dire il tempo necessario perché i livelli nel sangue si riducano a metà (se non si è più esposti) è dell’ordine di qualche anno, paragonabile anche se inferiore a quello delle diossine.</p>
<p>Per affrontare problematiche ambientali complesse, che incidono profondamente sulla qualità dell’ecosistema, è necessario un approccio differente, e per certi versi rivoluzionario, rispetto a quello che ha caratterizzato le attività per la salvaguardia dell’ambiente negli ultimi decenni.</p>
<p>Non più “<em>ciò che è bene per l’uomo è bene per l’ambiente</em>” ma, viceversa, ciò che è bene per l’ambiente garantisce una maggiore tutela della salute umana. Un ecosistema salubre è la condizione necessaria per un miglioramento misurabile della qualità della vita degli individui. Occorre razionalizzare le normative ambientali, correggendo alcune  incongruenze che si sono stratificate nella legislazione del settore durante gli anni. Solo per fare un esempio, i valori di alcuni Standard di Qualità Ambientale (SQA) nei fiumi, nei laghi o nei mari, che indicano la concentrazione di un particolare inquinante che non deve essere superata, al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente, risultano essere notevolmente inferiori di quanto ammesso per sostanze analoghe presenti nelle acque reflue che recapitano negli stessi corpi idrici superficiali.</p>
<p>L&#8217;approccio multidisciplinare dei professionisti che a vario titolo sono coinvolti nelle tematiche ambientali, unito all&#8217;azione della politica che ha il compito di creare le condizioni per il progresso tecnologico ed economico del territorio, rappresenta la strada obbligata per contrastare efficacemente la prospettiva di una società in cui la presenza delle nuove generazioni è una percentuale in continua diminuzione. La diminuzione del numero di figli non riguarda soltanto le famiglie di origine italiana ma anche quelle provenienti da paesi extraeuropei, che si trovano nel nostro Paese da almeno una generazione.</p>
<p>Senza una visione che tenga conto della filiera produttiva nella sua interezza e dei suoi potenziali effetti sull’ambiente, si ottiene l’unico risultato di gestire le conseguenze dei problemi, senza provare ad eliminarli o, quanto meno, a minimizzarli.</p>
<p>Lo sviluppo dell’economia e quello tecnologico sono importanti strumenti, oltre quello normativo, per limitare l’impatto sull’ecosistema delle attività antropiche, favorendo la possibilità delle famiglie di contribuire allo sviluppo demografico del territorio, per garantire una prospettiva di maggiore benessere.</p>
<p>Le nuove generazioni provengono, per fortuna, da un retroterra culturale in cui la sensibilità ambientale è ormai un elemento abbastanza acquisito di educazione civica. Adesso è il tempo delle soluzioni, che non possono prescindere dal contributo di tutti coloro che sono in grado di garantire un valore aggiunto a misure efficienti ed efficaci, comprese le associazioni ecologiste. La sensibilizzazione deve diventare il mezzo, non il fine dell’impegno per un ambiente più pulito, per evitare nei cittadini l’effetto di rigetto tipico di quando alle buone intenzioni non seguono i risultati.</p>
<p>Lo sviluppo industriale deve tenere conto di due sostenibilità, mutuamente complementari: quella ambientale e quella economica. Non può, infatti, esistere uno sviluppo che non sia eco sostenibile e che, allo stesso tempo, non sia collegato alle reali esigenze e alle prospettive specifiche del territorio.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Tringali" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/giuseppe-tringali-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-tringali/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Tringali</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Chimico libero professionista, esperto di tematiche ambientali</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/giuseppe.tringali.37" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/sostenibilita-ambientale-e-demografia/">Sostenibilità ambientale e demografia</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/sostenibilita-ambientale-e-demografia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;economia circolare all&#8217;italiana. Per quadrare il cerchio manca almeno un lato</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/leconomia-circolare-allitaliana-per-quadrare-il-cerchio-manca-almeno-un-lato/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/leconomia-circolare-allitaliana-per-quadrare-il-cerchio-manca-almeno-un-lato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Tringali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2019 17:51:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://3.122.244.34/?p=1731</guid>

					<description><![CDATA[<p>Trascorsi quasi quarant’anni dalle prime timide applicazioni ai sistemi produttivi, e dopo svariate direttive europee, di cui le ultime quattro entreranno in vigore a luglio, possiamo permetterci alcune considerazioni sull’economia circolare in Italia, per analizzare con maggior concretezza i cambiamenti più evidenti che riguardano le nostre abitudini quotidiane. L’economia, a partire da quella domestica,  può [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/leconomia-circolare-allitaliana-per-quadrare-il-cerchio-manca-almeno-un-lato/">L&#8217;economia circolare all&#8217;italiana. Per quadrare il cerchio manca almeno un lato</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Trascorsi quasi quarant’anni dalle prime timide applicazioni ai sistemi produttivi, e dopo svariate direttive europee, di cui le ultime quattro entreranno in vigore a luglio, possiamo permetterci alcune considerazioni sull’economia circolare in Italia, per analizzare con maggior concretezza i cambiamenti più evidenti che riguardano le nostre abitudini quotidiane.</p>
<p>L’economia, a partire da quella domestica,  può migliorare notevolmente la propria performance ambientale se si rendono più efficaci ed efficienti le azioni inerenti al fine vita delle cose, al recupero di energia e alla normativa sul riutilizzo dei prodotti derivanti dal ciclo dei rifiuti. L’ambiente non è solo un tema etico e morale ma è anche un importante tema economico.</p>
<p><span id="more-1731"></span></p>
<p>I sacchetti <em>bio</em> per la spesa, in realtà, spesso non sono neppure monouso mentre, paradossalmente, i vecchi sacchetti non biodegradabili si impiegavano molte volte fino all’utilizzo ultimo come contenitore per i rifiuti. Inoltre, la materia prima di cui sono fatti può essere plastica biodegradabile ma non biocompostabile, di conseguenza non smaltibile con l’umido. Può cioè derivare dal petrolio, come il PBS (polibutilensuccinato), e non essere prodotta a partire dalle biomasse.</p>
<p>Il termine biodegradabile di per sé non individua un tempo stabilito, entro cui quel sacchetto, disperso nell’ambiente, viene completamente degradato dai batteri presenti nelle acque o nel terreno. Esistono infatti molte variabili, come la temperatura, l’umidità o la presenza o meno di microrganismi, che ne contribuiscono alla maggiore o minore persistenza nell’ambiente, che può protrarsi anche per vari mesi. La biodegradabilità, poi,  rischia di diventare l’alibi per gestire con leggerezza i rifiuti prodotti: la condotta migliore rimane sempre quella di utilizzare gli appositi raccoglitori per la raccolta differenziata, qualunque sia la natura dell’oggetto di cui vogliamo disfarci. Anche una comunicazione semplice e puntuale, finalizzata ad informare i cittadini dell’impatto potenziale delle loro azioni, contribuisce alla riduzione dell’impatto ambientale delle più semplici attività umane. Diventa essenziale, a maggior ragione, puntare sullo sviluppo tecnologico, che è lo strumento più efficace per la salvaguardia dell’ecosistema, per avere prodotti che siano biodegradabili, meglio se anche biocompostabili, e con un fine vita quanto più esteso possibile.</p>
<p>Se prendiamo come esempio di riciclo quello delle materie plastiche, bisogna tener presente che ogni passaggio comporta una riduzione della quantità di materia riutilizzabile<strong><em>. </em></strong> In aggiunta, non è possibile ottenere un prodotto con una qualità o caratteristiche identiche a quello da cui deriva. Il destino degli scarti inutilizzabili della plastica può seguire solo due strade: conferimento in discarica o termovalorizzazione. La prima soluzione presenta almeno tre criticità evidenti: non si recupera nulla, c’è un impatto ambientale importante anche a livello paesaggistico ed infine, parafrasando la nota pubblicità, “una discarica è per sempre”.</p>
<p>L’impianto di termovalorizzazione, realizzato applicando le migliori tecnologie disponibili e gestito a norma di legge, permette il recupero di energia e, quindi, il risparmio di risorse naturali. È comunque possibile farne a meno e dismetterlo nel caso in cui le condizioni di mercato, o le scelte politiche, dovessero cambiare. Fermo restando che è sempre preferibile ed ecologicamente corretto gestire i rifiuti laddove vengono prodotti, il numero dei termovalorizzatori non può essere legato a parametri meramente territoriali.  Gli impianti per essere economicamente sostenibili in condizioni di libero mercato, devono trattare una adeguata massa critica di rifiuti che ne garantiscano la regolare operatività, senza bisogno né di incentivi statali, pagati da tutti i contribuenti, né di dover ricorrere a pratiche ai limiti della legalità per garantirne un adeguato ritorno economico. Dal punto di vista strettamente ambientale, è sempre meglio ridurre i punti di emissione in atmosfera, per avere controlli più efficaci e facilmente pianificabili.</p>
<p>Avere troppi impianti, o avere impianti sovradimensionati rispetto alle effettive esigenze del territorio, è un problema ambientale speculare a quello di non avere alcun impianto.</p>
<p>I rifiuti speciali prodotti in Italia, ovvero quelli di origine industriale, sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani. Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), l’Italia – con il suo 75% di rifiuti speciali riciclati – è al secondo posto in Europa (la media Ue è pari a circa il 46%).</p>
<p>Alcuni dei Paesi europei più virtuosi, sottolinea il rapporto del 2018, sono prossimi a raggiungere l’obiettivo di azzerare il conferimento in discarica (0,6% in Svezia, 1% in Belgio, 1,3% in Danimarca, 1,4% in Germania e in Olanda) con una percentuale di rifiuti destinati alla termovalorizzazione di circa il 50%.</p>
<p>Nel Rapporto sull’Economia Circolare in Italia del 2019 del Circular Economy Network e di ENEA, è riportato il bilancio tra l’export e l’import del materiale riciclato nel nostro Paese, che vede un saldo negativo di 700.000 tonnellate. Importiamo più materiale riciclato di quanto ne esportiamo. Questo numero ci consente di fare due considerazioni di segno opposto. Da un lato abbiamo un sistema produttivo che riesce ad utilizzare il materiale riciclato e ne sostiene la domanda; dall’altro, il nostro Paese non riesce a soddisfare la domanda interna di materiale riciclato, poiché conferiamo quasi un quarto dei nostri rifiuti in discarica, a differenza dei Paesi da cui lo importiamo che hanno valori dei conferimenti prossimi allo zero.</p>
<p>L’importazione di una notevole quantità di materiale riciclato rende ancora più urgente un aggiornamento della legislazione per l’uscita dei rifiuti dalla normativa di settore, il cosiddetto “<em>end of waste</em>”. In Italia il D.M. 5 febbraio del 1998 che regola il recupero e il riciclo dei rifiuti e che istituisce le Materie Prime Seconde (MPS), sopravvissuto alle modifiche del 2006 richieste dalla Commissione Europea, dimostra la necessità di un adeguamento al mutato scenario economico,  per garantire un maggiore sviluppo dell’economia circolare, recependo la nuova Normativa europea sui rifiuti n.851/2018 che regola la materia in modo più razionale, con l’auspicabile devoluzione alle regioni, sotto il controllo del Ministero dell’Ambiente, delle autorizzazioni all’esercizio degli impianti per l’<em>end of waste</em>.</p>
<p>L’Italia è tra i Paesi più virtuosi per quantità di rifiuti riciclati ma restiamo carenti dal punto di vista impiantistico, perfino di quegli impianti necessari al trattamento delle frazioni differenziate.</p>
<p>Quando gli impianti della filiera non sono sufficienti, ritroveremo i rifiuti sparsi nell’ambiente, ad alimentare quei roghi dolosi utilizzati a volte come uno strumento per forzare l’adozione di politiche ambientali emergenziali che si rivelano quasi sempre inefficaci, perché puntano a tamponare gli effetti lasciando inalterate le cause del problema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1733" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/03/spazzatura.jpg" alt="" width="934" height="636" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/03/spazzatura.jpg 934w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/03/spazzatura-300x204.jpg 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/03/spazzatura-768x523.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 934px) 100vw, 934px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Tringali" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/giuseppe-tringali-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-tringali/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Tringali</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Chimico libero professionista, esperto di tematiche ambientali</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/giuseppe.tringali.37" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/leconomia-circolare-allitaliana-per-quadrare-il-cerchio-manca-almeno-un-lato/">L&#8217;economia circolare all&#8217;italiana. Per quadrare il cerchio manca almeno un lato</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/leconomia-circolare-allitaliana-per-quadrare-il-cerchio-manca-almeno-un-lato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La bonifica dei siti contaminati tra obblighi e lentocrazia</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-bonifica-dei-siti-contaminati-tra-obblighi-e-lentocrazia/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-bonifica-dei-siti-contaminati-tra-obblighi-e-lentocrazia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Tringali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 10:35:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://3.122.244.34/?p=1643</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sul principio di chi inquina paga si fonda la normativa ambientale riguardante le bonifiche dei sistemi inquinati.  Individuare, tuttavia, il vero responsabile della contaminazione non è semplice. La vastità e la disorganicità di buona parte delle norme non chiariscono, inoltre, cosa si intenda per bonifica. Spesso si presenta il caso di proprietari o acquirenti di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-bonifica-dei-siti-contaminati-tra-obblighi-e-lentocrazia/">La bonifica dei siti contaminati tra obblighi e lentocrazia</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul principio di <em>chi inquina paga</em> si fonda la normativa ambientale riguardante le bonifiche dei sistemi inquinati.  Individuare, tuttavia, il vero responsabile della contaminazione non è semplice. La vastità e la disorganicità di buona parte delle norme non chiariscono, inoltre, cosa si intenda per bonifica.</p>
<p>Spesso si presenta il caso di proprietari o acquirenti di terreni contaminati che non sono i diretti responsabili dell’inquinamento. Su questa fattispecie, in passato si sono registrate interpretazioni contrastanti dello stesso principio guida delle norma ambientali da parte del Consiglio di Stato e da parte del Ministero dell’Ambiente.</p>
<p>A differenza di ciò che sosteneva il Ministero contro una società incolpevole dell’inquinamento, per cui  “<em>la locuzione “chi” non va riferita solo a colui che, attraverso una condotta attiva, ha abusato del territorio immettendo materiali inquinanti, ma anche a chi, in modo negligente, non fa nulla per eliminare, o anche ridurre l’inquinamento</em>”, i giudici amministrativi del Consiglio di Stato, nella sentenza n.4225 del 10 settembre 2015 sez. VI, ribadivano che gli obblighi del proprietario non responsabile della contaminazione devono riferirsi alle sole “<em>iniziative per contrastare un evento, un atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia</em>”.  La bonifica e il successivo ripristino dell’area devono, pertanto, gravare solo su colui che è il reale responsabile dell’inquinamento. Qualora non fosse possibile individuarlo, la bonifica è eseguita dalla pubblica amministrazione che può procedere anche alla vendita forzata del sito bonificato, indennizzando successivamente il proprietario con la differenza tra ciò che è stato speso per la bonifica e quanto è stato ricavato dalla vendita.</p>
<p>Altro caso interessante riguarda le riorganizzazioni societarie e i passaggi di proprietà di aziende o rami di aziende, anche tra gruppi industriali differenti.</p>
<p>La sentenza del TAR Lombardia (BS) sez.I n.802 del 9 agosto 2018 spiega che &#8220;<em>le riorganizzazioni societarie infragruppo non sono mai opponibili alla pubblica amministrazione quando abbiano lo scopo, o il risultato, di rendere più difficile la tutela di interessi pubblici, nello specifico il conseguimento degli obiettivi di messa in sicurezza e di bonifica delle aree inquinate. […] Quando la società controllata responsabile dell’inquinamento passa, per conferimento o in altra forma, a un diverso gruppo, il gruppo cedente rimane obbligato alla messa in sicurezza e alla bonifica, salvo consenso dell’amministrazione titolare dell’interesse pubblico coinvolto</em>.&#8221; Anche in questa circostanza, le amministrazioni locali giocano un ruolo fondamentale nel garantire che operazioni di riassetto societario non diventino espedienti per eludere quanto previsto dalla legge a carico del soggetto responsabile dell’inquinamento.</p>
<p>Ugualmente degno di nota è il caso dei fenomeni di contaminazione storica dell’ambiente, presenti nei Siti di Interesse Nazionale (SIN). In un recente pronunciamento del Consiglio di Stato (Sez. IV n. 5761 &#8211; 8 ottobre 2018) si stabilisce che l’amministrazione pubblica competente per legge può emanare un’ordinanza ai sensi dell’art. 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (Testo Unico Ambientale), con la quale si obbliga il soggetto individuato come responsabile della contaminazione alla riparazione e al ripristino ambientale per fenomeni di inquinamento che ancora sono presenti, anche nel caso che tale contaminazione derivi da atti compiuti prima che il decreto entrasse in vigore.</p>
<p>Due conclusioni importanti si traggono da questa sentenza. La prima: per individuare il responsabile dell’inquinamento il criterio fondamentale è quello del “<em>più probabile che non</em>”; la seconda conclusione, altrettanto rilevante, è che le disposizioni stabilite dalla legge, avendo in questo caso natura riparatoria e ripristinatoria, si possono applicare anche a fatti avvenuti <em>prima</em> che quella norma entrasse in vigore.</p>
<p>Il soggetto responsabile dell’inquinamento non è sanzionabile, perché ha agito quando la legge non c’era. È possibile, però, obbligarlo alla bonifica di una contaminazione che ha causato e che ancora persiste.</p>
<p>Emerge, quindi, in modo chiaro il ruolo sostanziale delle amministrazioni locali nell’ambito della bonifica dei siti contaminati, confermato dall’articolo 36 bis della legge del 7 agosto 2012 che, modificando i requisiti previsti dall’art. 252 del Testo Unico Ambientale, ha trasferito alle regioni le competenze per le operazioni di bonifica per diciotto dei cinquantasette SIN.</p>
<p>Per tutti gli interventi di risanamento ambientale dei SIN sarebbe necessario il passaggio da un sistema di gestione centralizzato che, per usare le parole di Antonio Martino, realizza l’unico obiettivo della “lentocrazia”, ad uno fortemente decentrato.</p>
<p>Il vantaggio sarebbe duplice. Da un lato si snellirebbero le procedure decisorie, aumentandone l’efficacia e l’efficienza, perché definite e gestite da soggetti che conoscono meglio le singole realtà locali.</p>
<p>Dall’altro lato, i cittadini elettori, che dimostrano una sempre maggiore sensibilità ambientale, sceglierebbero con più attenzione la propria classe dirigente, migliorandone decisamente la qualità.  Chi dovrebbe risolvere quei problemi particolarmente presenti nel dibattito civile, riceverebbe un mandato diretto e nessuna possibilità di attribuire furbescamente a livelli decisionali distanti dal territorio la propria inefficienza o la propria incompetenza.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-1644" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/02/1-1024x724.jpg" alt="" width="750" height="530" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/02/1.jpg 1024w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/02/1-300x212.jpg 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/02/1-768x543.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1646" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/02/3.jpg" alt="" width="540" height="960" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/02/3.jpg 540w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/02/3-169x300.jpg 169w" sizes="auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Tringali" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/giuseppe-tringali-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-tringali/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Tringali</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Chimico libero professionista, esperto di tematiche ambientali</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/giuseppe.tringali.37" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-bonifica-dei-siti-contaminati-tra-obblighi-e-lentocrazia/">La bonifica dei siti contaminati tra obblighi e lentocrazia</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/la-bonifica-dei-siti-contaminati-tra-obblighi-e-lentocrazia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Verso una nuova sensibilità ambientale</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/verso-una-nuova-sensibilita-ambientale/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/verso-una-nuova-sensibilita-ambientale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Tringali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2019 10:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://3.122.244.34/?p=1592</guid>

					<description><![CDATA[<p>In questi ultimi anni inizia a diffondersi una significativa trasformazione nell’approccio alla salvaguardia dell’ambiente che, a partire dalla legge 8 luglio 1986 n.349 di “Istituzione del Ministero dell&#8217;ambiente e norme in materia di danno ambientale”, sta gradualmente abbandonando un consolidato antropocentrismo per approdare ad un nuovo ecocentrismo. La Consulta, con la sentenza n. 210 del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/verso-una-nuova-sensibilita-ambientale/">Verso una nuova sensibilità ambientale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi anni inizia a diffondersi una significativa trasformazione nell’approccio alla <strong>salvaguardia dell’ambient</strong>e che, a partire dalla legge 8 luglio 1986 n.349 di “Istituzione del Ministero dell&#8217;ambiente e norme in materia di danno ambientale”, sta gradualmente abbandonando un consolidato antropocentrismo per approdare ad un nuovo ecocentrismo.</p>
<p>La Consulta, con la sentenza n. 210 del 28 maggio 1987, riconoscendo lo sforzo del legislatore per “<i>la salvaguardia dell’ambiente come diritto fondamentale della persona ed interesse fondamentale della collettività e di creare istituti giuridici per la sua protezione”,</i> ha sottolineato un’istanza sempre più diffusa nella società italiana, declinando l’ambiente come un valore costituzionalmente protetto. Tuttavia, le successive politiche di settore sono state incentrate essenzialmente sul postulato che ciò che non fosse dannoso per l’uomo non lo era per l’ambiente e sulla conseguente necessità di intervenire con normative adeguate per preservarne l’integrità. L’approccio ecocentrico, al contrario, pone l’ecosistema, di cui l’uomo è parte, come il vero oggetto della tutela, col risultato che da una sua maggiore salvaguardia scaturisce una più efficace difesa della salute umana e un conseguente miglioramento della qualità della vita.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Anche sulla materia ambientale <strong>lo Stato dovrebbe agire come un guardiano notturno</strong>, definendo quelle poche regole del gioco necessarie ad evitare che l’utilizzo indiscriminato delle risorse costituisca una coercizione per gli altri individui e impedire, parallelamente, che una iperlegiferazione abbia come risultato norme e regolamenti spesso farraginosi se non incongruenti.</p>
<p>In realtà, <strong>il progresso tecnologico è il nostro migliore alleato</strong> <strong>nella salvaguardia dell’ecosistema.</strong><br />
L’efficienza luminosa di una candela è lo 0.04%; quella delle vecchie lampade a incandescenza, è circa il 3%; in una moderna lampada a LED è quasi il 13%. Oggi, di fatto, adoperiamo molti strumenti che sprecano la maggior parte dell’energia che richiedono per funzionare.</p>
<p>Alcune considerazioni, che mi trovano d’accordo con quanto affermato da Chicco Testa nel suo <i>Contro (la) Natura</i>, rendono abbastanza bene l’idea. Per la difesa delle balene ha fatto più la scoperta del petrolio, che con i suoi derivati ne ha sostituito il grasso come combustibile, che le battaglie ecologiste. Diffondere una maggiore coscienza ambientale è senza dubbio opera meritoria, utile a migliorare la performance in termini di sostenibilità delle attività antropiche. Per essere efficaci, però, è necessario creare un’alternativa ad una necessità consolidata, che abbia un minore impatto sull’ecosistema e che sia economicamente ragionevole.</p>
<p><strong>Lo sviluppo della tecnologia</strong> ha garantito che molti beni di largo consumo non fossero più biodegradabili, consentendone il riuso e il recupero di energia a fine vita nei termovalorizzatori. Recupero di materia e recupero di energia sono le condizioni necessarie e sufficienti, in un sistema corretto di gestione dei rifiuti, per chiuderne qualunque auspicabile circolarità. I sacchetti di plastica in polietilene, oggi sostituiti con quelli biodegradabili, spesso non riescono ad essere neppure monouso. Le borse per la spesa più rigide, sempre in polietilene e vendute dalle stesse catene di distribuzione come esempio romantico di virtuosismo verde, vengono prodotte in Paesi lontani dal nostro, con un impatto ambientale amplificato dal trasporto e dall’utilizzo di materie prime che sovente non sono soggette a una normativa sulla tracciabilità altrettanto rigorosa.</p>
<p>Quando mi viene chiesto quali siano le prospettive della <i>green chemistry</i>, rispondo che la chimica o è verde o non è. Per lo stesso motivo, non ci può essere una prospettiva di sviluppo che non tenga conto della minimizzazione dell’impatto ambientale di processi e prodotti. Lo sviluppo sostenibile rappresenta l’unico modello di sviluppo socio-economico del territorio, la sfida principale dei nostri tempi con l’obiettivo, dal piano locale a quello globale, di coniugare tutela ambientale e progresso, in modo concreto e agibile per le prossime generazioni.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Tringali" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/giuseppe-tringali-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-tringali/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Tringali</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Chimico libero professionista, esperto di tematiche ambientali</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/giuseppe.tringali.37" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/verso-una-nuova-sensibilita-ambientale/">Verso una nuova sensibilità ambientale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/verso-una-nuova-sensibilita-ambientale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
