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	<title>Lorena Villa, Autore presso Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Lorena Villa, Autore presso Einaudi Blog</title>
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		<title>Covid19, l’occasione per ripensare a un federalismo che nasca dal basso.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Villa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 14:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non eravamo pronti. Alla prima evidenza nazionale del Covid-19 in Lombardia il governo italiano si è fatto trovare senza nessuna strategia di prevenzione al riguardo. Dopo una prima fase di lockdown gestita discretamente, in una fase due dai connotati incerti e fluidi, con migliaia di morti sulle spalle e una crisi economica da paura nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/covid19-loccasione-per-ripensare-a-un-federalismo-che-nasca-dal-basso/">Covid19, l’occasione per ripensare a un federalismo che nasca dal basso.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non eravamo pronti. Alla prima evidenza nazionale del Covid-19 in Lombardia il governo italiano si è fatto trovare senza nessuna strategia di prevenzione al riguardo. Dopo una prima fase di lockdown gestita discretamente, in una fase due dai connotati incerti e fluidi, con migliaia di morti sulle spalle e una crisi economica da paura nel futuro prossimo, tra i datori di lavoro “colpevoli d’ufficio” e i farmacisti “ladri di mascherine”, il dito accusatorio per i numeri disastrosi della pandemia è stato puntato anche verso la regionalizzazione della sanità pubblica. «Basta Regioni, sanità da ricentralizzare. M5S d’accordo» Secondo Orlando del PD e altri esponenti politici che lo sostengono è necessario «un ritorno delle competenze sanitarie allo Stato centrale». Il Coronavirus si presenta come un goloso boccone da addentare al volo per chi, in preda a una crescente fregola statolatrica, non tiene conto del fatto che la legge è chiara (d.l. 1/2018) e specifica nel definire responsabilità e catene di comando a seguito di una dichiarazione d’emergenza (31 gennaio) e che il Presidente del Consiglio è stato investito di ulteriori ampi poteri con successivi decreti legge, per i quali le funzioni di coordinamento spettano al Presidente del Consiglio dei Ministri e l’organo chiave di comando diventa il Comitato operativo della Protezione civile. Vediamo inoltre come questa posizione sia totalmente priva di fondamento e, se è vero che regioni diverse offrono una qualità di cure diversa, il miglioramento dell’efficienza delle peggiori non sia da cercare in una centralizzazione decisionale, ma, al contrario, liberando e responsabilizzando quelle energie e quei talenti che tutti i territori possiedono. La Lombardia fino a gennaio 2020 era considerata un’eccellenza nel campo della sanità e lo è ancora, tanto che una facile previsione è quella secondo la quale, terminata l’emergenza Covid-19, la migrazione sanitaria ricomincerà come prima. Non solo, anche la gestione finanziaria degli ospedali è premiante: il policlinico di Milano, per esempio, spende (con tanto di bilancio in regola) la metà di quanto costa l’Ospedale di Reggio Calabria (struttura fatiscente e senza bilanci ufficiali), curando il doppio dei pazienti in modo non paragonabile. D’altro canto però, la sanità lombarda è stata caratterizzata da una polarizzazione delle cure dei pazienti presso ospedali altamente specializzati, caratteristica che, se in tempi ordinari fornisce servizi molto soddisfacenti, diventa un ostacolo quando la gestione non si deve focalizzare sugli individui, ma sulla collettività. Una pandemia ha portato alla luce i difetti della carenza di una ramificazione territoriale della sanità lombarda portando probabilmente la stessa ad avere risultati disastrosi. Contemporaneamente, il modello Veneto è diventato un esempio mondiale di contrasto alla pandemia: implementando un sistema di biosorveglianza microterritoriale a disposizione delle autorità locali, che integra in tempo reale i dati a disposizione, consente di fare due cose fondamentali: primo, ricostruire le relazioni della persona positiva e sottoporle immediatamente tutti a tampone; secondo, costruire una mappa dinamica dell’epidemia, non nazionale o regionale, ma comunale, arrivando fino alle singole famiglie. In questo caso è stato un non allineamento a linee guida centrali, uno scatto di decisa autonomia dalle direttive ministeriali a permettere che la situazione fosse tenuta sotto controllo. Ridurre le competenze regionali a causa della malagestione lombarda della pandemia è una tentazione irresistibile per gli statalisti, ma si può tranquillamente rispedire al mittente in quanto la Regione ha agito in ottemperanza ai protocolli ministeriali, appiattendosi senza coraggio sulle indicazioni centrali, senza operare specifiche valutazioni sulle caratteristiche della struttura sanitaria esistente e del territorio. Non ci sono prove quindi che lo Stato avrebbe fatto meglio. Durante l’emergenza Covid-19 la Lombardia ha obbedito pedissequamente alle direttive del Ministero, allorché si brancolava ancora nel buio tra “le mascherine non servono” e “Milano non si ferma”, almeno fino a che, in un ospedale di Bergamo, si è deciso di procedere a effettuare un’autopsia violando il protocollo ed evidenziando così altre caratteristiche letali del virus. Un’altra colpa lombarda è anche quella di non aver proceduto a decidere in autonomia di chiudere in zone rosse i focolai intorno a Bergamo. Una responsabilità pesantissima, ma esattamente il contrario di ciò che accusa chi vorrebbe riportare a Roma il controllo totale. Osservando la storia recente, quindi, si deduce che ciò che bisognerebbe rafforzare sia l’autonomia decisionale dei territori, non la centralizzazione, in quanto la procedura vincente è nata da diverse decisioni regionali difformi ai protocolli OMS e ministeriali. È lecito pensare che se il Veneto avesse seguito le linee guida centrali, gli esiti sarebbero stati disastrosi. Il decentramento decisionale spinge le autorità a cercare risposte ai problemi simili offrendo risposte diverse, permettendo di evidenziare le buone pratiche di successo e mettendole a disposizione di tutti gli altri territori. Noi non avremmo la possibilità di confrontare il caso veneto e quello lombardo se tutto fosse gestito centralmente in modo uniforme, così come non potremmo confrontare il caso lombardo (delle situazioni ordinarie) con le altre regioni. Sono stati proprio gli spazi di indipendenza ad aver consentito l’emersione di alcuni spiragli di eccellenza, quegli spazi di autonomia locale che i nostri governi contrastano con tutti i mezzi possibili, ma che sarebbero preziosissimi generatori di innumerevoli buone pratiche da diffondere se lasciati liberi da resistenze ideologiche e di conservazione di potere. Diventa quindi evidente come le differenze di resa tra la sanità di un territorio e un’altra non si sanerebbero con una centralizzazione sanitaria neanche in situazione ordinaria: le differenze si appianerebbero certo, ma con una forzata omologazione al basso che danneggerebbe tutti i cittadini, sia del Sud che del Nord. Al contrario, per favorire una riforma efficace, il passo corretto è quello verso una maggiore libertà e responsabilizzazione delle classi dirigenti locali, lasciando ai cittadini il diritto di giudicarli per come vengono spesi i loro soldi. In questi giorni la tensione tra i Presidenti regionali più attivi e un governo centrale bulimico di potere è ormai palpabile: il tentativo di soffocarla senza ascolto sarebbe un fallimento istituzionale. La pandemia ha dato finalmente voce alle richieste di diversificazione amministrativa in base alle necessità territoriali. L’augurio è che da questa crisi, superando i difetti di un regionalismo di stampo prefettizio che amplifica l’irresponsabilità dell’amministrazione centrale invece di abbatterla, nasca un dibattito con al centro un vero federalismo competitivo che parta dal basso, stimoli le eccellenze, unisca nelle differenze e riporti le istituzioni e la politica vicino a cittadini, perché è solo nel momento in cui riconosciamo il valore aggiunto di un’amministrazione locale responsabilizzata che il voto locale riacquista un senso.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Lorena Villa" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/lorena-villa-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/lorena-villa/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Lorena Villa</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Imprenditrice, referente regione Lombardia per la Fondazione Luigi Einaudi</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/covid19-loccasione-per-ripensare-a-un-federalismo-che-nasca-dal-basso/">Covid19, l’occasione per ripensare a un federalismo che nasca dal basso.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Milano chiama Italia. Riflessioni di un’elettrice liberale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Villa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 11:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scorsa settimana sono stata invitata ad un incontro organizzato da Vivaio, una delle associazioni civiche più attive e produttive di Milano, madrina, tra le altre, di iniziative di successo come Copernico, EX pop, Scooter Sharing, Seeds and Chips, Awsome Foundation Milano, Smart Cities Against Pollution ecc ecc., per prospettare un eventuale lancio dello stesso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/milano-chiama-italia-riflessioni-di-unelettrice-liberale/">Milano chiama Italia. Riflessioni di un’elettrice liberale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La scorsa settimana sono stata invitata ad un incontro organizzato da Vivaio, una delle associazioni civiche più attive e produttive di Milano, madrina, tra le altre, di iniziative di successo come Copernico, EX pop, Scooter Sharing, Seeds and Chips, Awsome Foundation Milano, Smart Cities Against Pollution ecc ecc., per prospettare un eventuale lancio dello stesso format su base nazionale, ma con connotazioni più politiche.</p>
<p>Conoscendo uno dei fondatori e le sue capacità di trasformare visioni in progetti concreti, ho subito accettato con piacere e curiosità.</p>
<p>Presentando il loro lavoro degli ultimi 7 anni, raccontano che lo stesso è consistito in gran parte nella raccolta di idee, nella scelta di quelle migliori e più coraggiose e nel perseguimento senza limitazione alcuna degli obiettivi prefissati, con la partecipazione attiva di tutti i cittadini associati con competenze diverse.</p>
<p><span id="more-1823"></span></p>
<p>Il loro codice non scritto impone di offrire solo critiche costruttive, di non considerare obiezioni tipo “è impossibile” o “non ci sono risorse” e di offrire individualmente e volontariamente alla comunità ciò che si può offrire in cambio dell’offerta altrui e del miglioramento del territorio per tutti.</p>
<p>Mi metto in ascolto e raccolgo singoli interventi, elementi di progetto, critiche e perplessità:<br />
-“mettiamo in rete le altre città”</p>
<p>-“ogni città ha necessità diverse, potenzialità diverse, percezioni diverse.</p>
<p>Quindi ogni -Vivaio- dovrà essere declinato diversamente”<br />
-“stimoliamo il senso di educazione civica, di amore per il nostro territorio attraverso il nostro esempio”</p>
<p>-“ogni territorio deve essere libero e spinto a realizzare le sue peculiarità”<br />
-“parliamo e ascoltiamo tutti, indipendentemente dalle convinzioni politiche”<br />
Ma anche:<br />
-“il fine ultimo è promuovere dal basso una nuova Costituente”<br />
-“spesso le istituzioni sono solo un ostacolo al miglioramento”<br />
-“noi Vivaisti facciamo civismo, non politica”<br />
-“la politica non mi piace”<br />
-“mettiamo in rete le città, la politica se viene, viene dopo”</p>
<p>Sto zitta.<br />
I pensieri mi si accavallano in testa, si aggrovigliano e si fondono in magma generatore che attinge dalla storia, dalla scienza politica e dall’attualità.<br />
Mi trovo bene, benissimo: essendo Liberale e federalista il richiamo all’ascolto di tutte le idee, alla responsabilità individuale e la spinta a difendere e potenziare le differenze dei territori è musica per le mie orecchie.<br />
L’impegno dei singoli che si sostituisce alle carenze istituzionali o addirittura forza gli impedimenti creati da burocrazie bulimiche disattivandole e incentivando nel contempo un forte senso di appartenenza e di<br />
cittadinanza critica e impegnata, rappresenta la realizzazione concreta quei valori liberali che molti chiamano strumentalmente utopie.</p>
<p>Queste meravigliose persone stanno facendo politica, magari inconsapevolmente, la migliore politica, quella che nasce come effetto della generosità e dell’impegno.</p>
<p>Forse alcuni di loro non sanno che le loro idee e i loro valori sono stati già espressi da un grande politico Milanese nella metà del XIX secolo: Carlo Cattaneo, eroe delle 5 Giornate, repubblicano e federalista che già durante il Risorgimento contestava la soverchiante retorica nazionalista e le soluzioni centraliste applicate all’unificazione italiana, perché avrebbero soffocato la libertà e le potenzialità creative dei territori così diversi geograficamente, storicamente e culturalmente</p>
<p>“Ogni popolo può avere molti interessi da trattare in comune con altri popoli; ma vi sono interessi che può trattare egli solo,<br />
perché egli solo li sente, perché egli solo li intende. E v’è inoltre in ogni popolo la coscienza del suo essere, anche la superbia del suo nome, anche la gelosia dell’avita sua terra. Di là il diritto federale, ossia il diritto dei popoli, il quale deve avere il suo luogo, accanto al diritto della nazione, accanto al diritto</p>
<p>dell’umanità» (Scritti politici, I, p. 403−404)”</p>
<p>E’ per me fuori discussione che la politica Italiana abbia urgente necessità, di Vivaisti, intesi come cittadini consapevoli che vogliano confrontarsi anche con le competizioni elettorali, con i limiti imposti dalla democrazia e con le forme delle istituzioni vigenti. Civismo e politica attiva non utilizzano gli stessi strumenti d’azione, ma potrebbero essere simbiotici e strategicamente vincenti se uniti in una missione condivisa, verso un obiettivo concreto anche se apparentemente lontano.</p>
<p>Politicamente stiamo vivendo un’era di mezzo, una transizione tra vecchi modelli e<br />
nuovi, i vecchi partiti non hanno, e secondo me non avranno più, appeal verso gli elettori: ostinandosi a leggere i risultati elettorali come protesta, ottusità, razzismo o egoismo non si candidano di certo né a essere votati né a rappresentarne le istanze. Del resto il voto “populista” è trasversale e niente è più fallace di una lettura economica o culturale.<br />
No, non sono solo i ceti in difficoltà a supportare le nuove formazioni, è una vera questione di rappresentanza e di sfiducia nelle istituzioni.<br />
Come sottolineano alcuni studiosi di politica internazionale, gli argomenti a cui gli elettori sono interessati sono: identità, sicurezza, appartenenza e comunità; argomenti ai quali non si risponde con una misura di spread, un grafico o qualche insulto.</p>
<p>Potremmo invece rispondere declinandoli in maniera diversa rispetto alla narrazione nazionalista, una soluzione bottom up, in cui le amministrazioni locali siano autonome e possano gestire la loro minima burocrazia e finanza in uno stato federale,<br />
più vicino alla popolazione e alla sua sensibilità.<br />
Potrebbe venire dal territorio questa nuova e potente reinterpretazione della sovranità che rappacificherebbe la democrazia con i suoi elettori, come descriveva molto bene Ilya Somin in “Democrazia e Ignoranza politica”? Forse sì.</p>
<p>È questa la sfida che i Vivaisti hanno davanti, enorme, visionaria e coraggiosa, proprio per questo adatta a loro.</p>
<p>Una delle prime domande che sono state poste durante la serata è stata: “cosa ti viene in mente se pronuncio la parola Vivaio?”</p>
<p>Beh&#8230; a questo punto a me risulta facile: Viva IO<br />
Viva quell’ individuo singolo, libero e responsabile che esercita la sua attività critica e si impegna perché ha compreso che il suo benessere dipende anche dal benessere di chi lo circonda, finalmente capace di non subire, ma anzi cambiare ciò che non funziona a partire dalle istituzioni.<br />
Quell’IO che sta facendo grande Milano ed è ora pronto a condividere con altre città un’esperienza positiva per restituire parte della sua fortuna.</p>
<p>Lunga vita e buona sorte ai Vivaisti dunque, andate e moltiplicatevi. Milano chiama, come risponderà Italia?</p>
<p>Riferimenti:<br />
-Ilya Somin Democrazia e ignoranza politica IBL Libri<br />
-Guglielmo Piombini Federalismo e liberismo a 150 anni dalla scomparsa di Carlo Cattaneo Miglioverde<br />
-Matthew Goodwin Europe’s populists are here to stay &#8211; WSJ 14 giugno 2019</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Lorena Villa" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/lorena-villa-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/lorena-villa/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Lorena Villa</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Imprenditrice, referente regione Lombardia per la Fondazione Luigi Einaudi</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/milano-chiama-italia-riflessioni-di-unelettrice-liberale/">Milano chiama Italia. Riflessioni di un’elettrice liberale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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