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	<title>Roberto Ricciuti, Autore presso Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Roberto Ricciuti, Autore presso Einaudi Blog</title>
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		<title>Ralf Dahrendorf e il Muro di Berlino, trenta anni dopo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Ricciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 20:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1990 Ralf Dahrendorf pubblicò un libro in forma di lettera immaginaria ad un amico polacco sugli eventi del 1989. Dato alle stampe in Italia da Laterza, il libro si intitola 1989. Riflessioni sulla rivoluzione in Europa, sulla falsariga del libro del politico e pensatore conservatore Edmund Burke Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia sugli eventi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/ralf-dahrendorf-e-il-muro-di-berlino-trenta-anni-dopo/">Ralf Dahrendorf e il Muro di Berlino, trenta anni dopo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1990 Ralf Dahrendorf pubblicò un libro in forma di lettera immaginaria ad un amico polacco sugli eventi del 1989. Dato alle stampe in Italia da Laterza, il libro si intitola <em>1989. Riflessioni sulla rivoluzione in Europa</em>, sulla falsariga del libro del politico e pensatore conservatore Edmund Burke <em>Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia</em> sugli eventi di due secoli prima. <span id="more-2367"></span></p>
<p>Rileggerlo trenta anni dopo permette di ripercorre alcuni aspetti del pensiero dell’intellettuale liberale, che si definisce “un liberale radicale per il quale i diritti sociali di cittadinanza sono una condizione di progresso altrettanto importante della possibilità di scelta che richiedono iniziativa imprenditoriale e spirito innovativo” (pag. 35) difronte agli eventi che hanno cambiato la storia europea e mondiale.<br />
Per Dahrendorf gli eventi del 1989 sono una rivoluzione europea, non singoli eventi nazionali e permettono di ricomporre l’est e l’ovest dell’Europa, che per decenni sono stati separati. La causa della rivoluzione risiede in tre eventi: il cambiamento nella politica sovietica operata da Gorbaciov, la presa di coscienza del mancato funzionamento del comunismo, e la divergenza economica degli anni ’80, in cui i paesi occidentali hanno ripreso a crescere, mentre quelli orientali sono rimasti nella stagnazione.<br />
Per definire il conflitto nel mondo post-1989, Dahrendorf propone la dicotomia società aperta/società chiusa. “Gli esseri umani sono fallibili e la condizione umana è incerta. Nessuno conosce tutte le risposte; in ogni caso nessuno può dire se le risposte sono giuste o sbagliate. Perciò dobbiamo tentare di trovare la verità, ma assicurarci che se sbagliamo, o altri giudicano che sbagliamo, sia possibile ritentare. Non c’è per la libertà umana pericolo maggiore del dogma, del monopolio di un gruppo, di un’ideologia, di un sistema. […] La società aperta non promette una vita facile. Gli uomini, in realtà, sono pericolosamente inclini ai conforti del mondo chiuso” (pag. 23).<br />
Nel mondo chiuso il sociologo oxfordiano include quello che può sembrare uno strano trio formato da Hayek, Fukuyama e la socialdemocrazia burocratizzata. I primi due meritano una spiegazione. Per Hayek ogni scelta di politica e di politica economica è di livello costituzionale e quindi sottratta alla politica ordinaria, in un processo per il quale si giunge ad una <em>costituzione totale</em> in cui non c’è nulla su cui dissentire. Il passo verso una <em>società totale</em>, cioè un altro totalitarismo, è breve. Dahrendorf, infine, non risparmia critiche all’idea della “fine della storia”, teoria che fu propugnata da Fukuyama in quegli anni: anche il trionfo di una singola idea, di un singolo modo di vivere (“liberaldemocrazia nella sfera politica, combinata con il facile accesso a videoregistratori e stereo in quella economica”, nelle parole di Fukuyama), gli appare una forma di totalitarismo e di rinuncia alla ricerca, al metodo della “prova ed errore”.<br />
In 1989. Riflessioni sulla rivoluzione in Europa Ralf Dahrendorf ci restituisce l’idea di un liberalismo non dogmatico e cosciente del proprio metodo, utile nel tempo dello scontro con i sovranismi.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Roberto Ricciuti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/roberto-ricciuti-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/roberto-ricciuti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Roberto Ricciuti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore associato di Politica economica all’Università di Verona. Si occupa di diversi aspetti di political economy (principalmente istituzioni, democrazia, conflitto). E’ Coordinatore del Dottorato di ricerca in Economia e Management, fellow del CESifo e Visiting Professorial Fellow al Global Development Institute (University of Manchester). Ha ottenuto il Dottorato in Economia Politica all’Università di Siena ed un MSc in Economics all’University of Exeter. Ha insegnato a Royal Holloway University of London e all’Università di Firenze, è stato Jean Monner Fellow all’Istituto Universitario Europeo e Visiting Fellow a Clare Hall College (University of Cambridge) e Jemolo Fellow a Nuffield College (University of Oxford). Ha ottenuto la NEPS Medal per il miglior paper di peace economics pubblicato nel 2017. È componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/ralf-dahrendorf-e-il-muro-di-berlino-trenta-anni-dopo/">Ralf Dahrendorf e il Muro di Berlino, trenta anni dopo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’Europa è un percorso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Ricciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 21:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che c’è una crisi, l’Unione Europea “guarda nell’abisso”, secondo le parole della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Durante la crisi finanziaria del 2008 sono emersi alcuni problemi di incompletezza della costruzione dell&#8217;Unione monetaria europea. In particolare, mancava un comune strumento fiscale, che è stato costituito nel 2010 con il Fondo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che c’è una crisi, l’Unione Europea “guarda nell’abisso”, secondo le parole della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.<br />
Durante la crisi finanziaria del 2008 sono emersi alcuni problemi di incompletezza della costruzione dell&#8217;Unione monetaria europea. In particolare, mancava un comune strumento fiscale, che è stato costituito nel 2010 con il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, trasformato poi in Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) nel 2012. <span id="more-2166"></span></p>
<p>Queste istituzioni sono state costituite con l’obiettivo di fornire prestiti, subordinati al soddisfacimento di alcune condizioni, ai membri dell’eurozona che si trovino in difficoltà finanziaria. Fino ad oggi lo strumento è stato usato da Cipro, Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, ed ha permesso, non senza difficoltà, a questi paesi di ristrutturare i propri debiti pubblici, aumentare la competitività internazionale e superare le crisi bancarie in alcuni paesi si erano determinate a seguito dello scoppio delle bolle immobiliari. Tuttavia, il MES ha una capacità finanziaria limitata e può fare prestiti e non trasferimenti dal fondo comune ai singoli paesi.<br />
Il MES non è stata l’unica istituzione fondata dopo la Grande Recessione, un secondo intervento è stata l&#8217;Unione bancaria che, tra le altre cose, ha messo in capo alla Banca Centrale Europea la vigilanza sulle principali banche del continente, ed ha imposto di aumentare la dotazione di capitale delle stesse. Oggi le banche sono più solide di dieci anni fa, e mentre allora sono state l’epicentro della crisi, ora potranno subire l&#8217;effetto della recessione in maniera relativamente sicura. Tuttavia, l&#8217;Unione bancaria manca di uno strumento che può rafforzare ulteriormente il sistema: un’assicurazione europea dei depositi, istituto che oggi esiste a livello nazionale per proteggere i depositi bancari fino a € 100.000. Un’assicurazione europea permetterebbe di assorbire shock molto grandi in maniera migliore di quanto possa fare un fondo nazionale.<br />
Negli anni scorsi si era discusso dell&#8217;istituzione di un sussidio di disoccupazione europeo, senza giungere ad un accordo sulla sua creazione. A seguito della pandemia è stato istituito il SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), un meccanismo temporaneo finanziato dagli Stati membri dell&#8217;Unione europea attraverso garanzie, che permette di raccogliere capitali per sostenere i paesi che hanno subito i maggiori aumenti del tasso di disoccupazione a causa del Covid-19. Non è propriamente un sussidio di disoccupazione finanziato dall&#8217;Unione, è piuttosto un meccanismo di riassicurazione rispetto a quanto gli stati danno ai disoccupati, però rappresenta una risposta ad un problema sociale di enorme importanza, che poi potrà evolvere verso uno strumento più stabile e strutturato.<br />
In definitiva, il problema risiede nel bilancio dell’Unione europea: finché sarà limitato all’1% del Pil europeo e non ci saranno significative entrate autonome, la capacità di fornire politiche economiche anche sostituendosi agli stati nazionali sarà molto ridotta. Ma centralizzare parte della politica fiscale a Bruxelles rappresenta una significativa riduzione della sovranità nazionale che non è chiaro quanti leader siano in grado di prospettare questo cambiamento alle rispettive opinioni pubbliche. E’ questo il dibattito che serve, e gli eurobond potranno venire dopo, e non prima, aver creato una capacità fiscale europea. </p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Roberto Ricciuti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/roberto-ricciuti-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/roberto-ricciuti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Roberto Ricciuti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore associato di Politica economica all’Università di Verona. Si occupa di diversi aspetti di political economy (principalmente istituzioni, democrazia, conflitto). E’ Coordinatore del Dottorato di ricerca in Economia e Management, fellow del CESifo e Visiting Professorial Fellow al Global Development Institute (University of Manchester). Ha ottenuto il Dottorato in Economia Politica all’Università di Siena ed un MSc in Economics all’University of Exeter. Ha insegnato a Royal Holloway University of London e all’Università di Firenze, è stato Jean Monner Fellow all’Istituto Universitario Europeo e Visiting Fellow a Clare Hall College (University of Cambridge) e Jemolo Fellow a Nuffield College (University of Oxford). Ha ottenuto la NEPS Medal per il miglior paper di peace economics pubblicato nel 2017. È componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/leuropa-e-un-percorso/">L’Europa è un percorso</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>MES, non solo Grecia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Ricciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 08:12:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando in Italia si parla del MES, si fa esclusivamente riferimento al caso della Grecia. In realtà, il MES (e più specificatamente il suo antecedente Fondo europeo per la stabilità finanziaria, FESF) è intervenuto in altri quattro casi: Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro. Senza negare le grandi difficoltà avute dalla Grecia durante il periodo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando in Italia si parla del MES, si fa esclusivamente riferimento al caso della Grecia. In realtà, il MES (e più specificatamente il suo antecedente Fondo europeo per la stabilità finanziaria, FESF) è intervenuto in altri quattro casi: Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro. Senza negare le grandi difficoltà avute dalla Grecia durante il periodo di sostegno finanziario, in questi casi l&#8217;intervento congiunto di MES, Fondo Monetario Internazionale e della Commissione europea ha permesso a questi paesi di superare la fase di crisi, riformare le proprie economie e di intraprendere un forte percorso di crescita. Risultati raggiunti anche nel caso greco.<span id="more-2156"></span></p>
<p>Queste crisi presentano molti caratteri simili: la crisi del 2008 ha innescato una crisi del settore bancario – spesso causata dalla crisi del settore immobiliare, ampiamente finanziato negli anni precedenti – la necessità di impedire il fallimento delle banche ha portato ad un aumento dell’indebitamento, che ha messo in crisi la capacità di questi paesi di finanziare il proprio bilancio pubblico a tassi accettabili, facendo crescere gli “spread”. In alcuni casi c’era un forte problema di indebitamento con l’estero e di scarsa competitività delle esportazioni.<br />
Con l’intervento del MES-FESF e degli altri soggetti, con finanziamenti ventennali, questi paesi sono temporaneamente usciti dal mercato internazionale dei capitali, hanno potuto attuare profonde riforme dei loro mercati e sono successivamente rientrati sui mercati internazionali. La Spagna (2012-2013) ha ottenuto un finanziamento di € 41,3 miliardi, l’Irlanda (2010-2013) di € 67.5 miliardi, il Portogallo (2011-2014) per € 78 miliardi e Cipro (2013-2016) di € 9 miliardi, piccolo in assoluto, ma pari a metà della dimensione della sua economia.<br />
Anche per questi paesi gli interventi su spesa pubblica, tassazione e mercato del lavoro concordati con FESF-ESM, sono stati importanti (<a href="https://www.esm.europa.eu/assistance/programme-database/conditionality">qui gli interventi di condizionalità</a>), ma tutti i paesi sono stati in grado di tornare su un sentiero di crescita significativo, che ha ridotto la disoccupazione e il rapporto debito/Pil.<br />
Il MES è uno strumento importante che permette dare un ancoraggio fiscale all’eurozona, strumento non che non era previsto alla nascita dell’euro, ma che serve per gestire situazioni di squilibrio che non si possono affrontare con la politica monetaria della Banca Centrale Europea. E’ uno strumento che può cambiare a seconda delle necessità, come abbiamo visto con le attuali modifiche che eliminano le condizionalità nel caso di interventi relativi alla pandemia del coronavirus. </p>
<p>Articolo pubblicato su www.glistatigenerali.it</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Roberto Ricciuti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/roberto-ricciuti-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/roberto-ricciuti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Roberto Ricciuti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore associato di Politica economica all’Università di Verona. Si occupa di diversi aspetti di political economy (principalmente istituzioni, democrazia, conflitto). E’ Coordinatore del Dottorato di ricerca in Economia e Management, fellow del CESifo e Visiting Professorial Fellow al Global Development Institute (University of Manchester). Ha ottenuto il Dottorato in Economia Politica all’Università di Siena ed un MSc in Economics all’University of Exeter. Ha insegnato a Royal Holloway University of London e all’Università di Firenze, è stato Jean Monner Fellow all’Istituto Universitario Europeo e Visiting Fellow a Clare Hall College (University of Cambridge) e Jemolo Fellow a Nuffield College (University of Oxford). Ha ottenuto la NEPS Medal per il miglior paper di peace economics pubblicato nel 2017. È componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/mes-non-solo-grecia/">MES, non solo Grecia</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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