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	<title>alfie Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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		<title>Alfie? Lo Stato doveva tenersi lontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2018 06:39:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo Stato è una costruzione artificiale</strong>, il dispositivo di potere per antonomasia dell’età moderna. Esso è una “finzione”, un “costrutto mentale”, che ha, rispetto agli individui che lo fanno essere, essi sì concreti uomini in carne ed ossa, un fine strumentale: nasce per servire i loro obiettivi non per “entificarsi” e anteporsi ad essi come fine in sé. In ogni momento gli individui che lo hanno messo in essere possono farlo morire se esso non serve più ai loro fini.</p>
<p><strong>Allo Stato tutto è permesso</strong>, avendo il monopolio esclusivo e “legittimo” della forza sul territorio di sua competenza, ma solo in vista del raggiungimento di certi fini prestabiliti e “contrattualizzati”, solo come “mezzo per”. L’estensione di questi fini extrastatali si allarga sempre di più man mano che ci si sposta dalle concezioni assolutiste a quelle liberali dello Stato. Anche però nella forma paradigmatica delle prime, quella che si trova nel <strong><em>Leviatano</em> di Hobbes</strong>, lo Stato ha come fine quello di garantire e preservare la vita dei suoi cittadini la qualità della cui vita non spetta a lui giudicare. Lo Stato, cioè la legge, non può perciò in nessun caso mettere a morte un suo cittadino innocente, neanche per il “suo bene”. Chiunque viva sotto la sua potestà, semplicemente in quanto uomo e in quanto tale degno di vivere, deve sentirsi garantito in questo principio assoluto che è la sua vita.</p>
<p><strong>Lo sviluppo della medicina</strong> mette sempre di più oggi di fronte a situazioni limite in cui un individuo che ha perso coscienza non è in grado di decidere se accettare o meno il cosiddetto <strong>“accanimento terapeutico”</strong>: è una situazione che, fermo restando il principio che non può essere lo Stato a decidere in sua vece, si è tentato di regolamentare, con tutti i limiti del caso, con il cosiddetto “testamento biologico”.</p>
<p>Quella del “testamento” potrebbe anche essere considerata una scelta saggia, non limitandosi ad altro lo Stato se non a certificare una volontà acquisita precedentemente. Essa però di fatto <strong>si accompagna a tutta una retorica</strong> sulla “vita che è degna di essere vissuta” che di fatto pone la scelta di vita e quella di morte su un piano asimmetrico di accettazione sociale.</p>
<p><strong>Lo Stato da artificio nato per garantire la vita</strong>, dovrebbe per alcuni convertirsi in dispensatore di morte. Si badi “garantire la vita”, non “una vita degna di essere vissuta” o “normale”, le cui caratteristiche nessuno, men che meno lo Stato, può arrogarsi il diritto di definire per gli altri.</p>
<p><strong>Il caso di Alfie, da questo punto di vista, è alquanto diverso</strong>: l’individuo non era in grado di giudicare non per aver perso coscienza ma per non averla ancora acquisita in quanto in tenerissima età. Chi doveva decidere per lui? Lo Stato o le persone più prossime e preposte ad allevarlo, cioè i suoi genitori?</p>
<p><strong>Poiché nelle nostre società i figli</strong> non vengono sottratti ai genitori e affidati all’educazione in comune come nell’<strong>antica Sparta</strong>, mi sembra evidente che fra la volontà dello Stato, o dei medici di un ospedale, e quella dei genitori, sia quest’ultima a dover prevalere.</p>
<p>Certo, i genitori si possono dimostrare non all’altezza, come dice<strong> Laura Zambelli Del Rocino</strong>, ma, a parte che non era questo il caso dei genitori di Alfie, lo standard comportamentale non può certo essere deciso da un’entità terza ed astratta che è nata solo per garantire la vita di chi è ad essa sottomesso e che comunque non può stabilire a priori, in base a inesistenti canoni “oggettivi” o “scientifici”, se il livello di vita di un essere umano debba considerarsi o meno appropriato.</p>
<p>Mi sembra che, così posta la questione, da un punto di <strong>vista liberale</strong> non possano esserci dubbi su chi spettasse la decisione nel caso di Alfie, e soprattutto a chi non spettasse proprio. Lo Stato dovrebbe tenersi lontano il più possibile dalle decisioni di coscienza o che pertengono all’ambito etico, semplicemente perché non è nato per questo.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Corrado Ocone" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/corrado-ocone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Corrado Ocone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/alfie-lo-stato-doveva-tenersi-lontano/">Alfie? Lo Stato doveva tenersi lontano</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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