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	<title>america Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>america Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Quali alleanze per gli Stati Uniti dopo Trump?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 10:00:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Donald Trump ha posto a dura prova l’ordine costituito dagli Stati Uniti nei settant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. Sebbene il dibattito si sia impantanato in una dicotomia fuorviante animata da antagonisti che spingono verso la sua dissoluzione e nostalgici che puntano alla sua ricomposizione, nessuna delle opzioni è viabile. La volatilità dei pesi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Donald Trump ha posto a dura prova l’ordine costituito dagli Stati Uniti nei settant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. Sebbene il dibattito si sia impantanato in una dicotomia fuorviante animata da antagonisti che spingono verso la sua dissoluzione e nostalgici che puntano alla sua ricomposizione, nessuna delle opzioni è viabile. La volatilità dei pesi politici nei contesti domestici, e la natura mutevole della competizione fra stati, rende impraticabile sia <em>leadership </em>unilaterali sia un ritorno a vecchi schemi. D’altro canto, la situazione ereditata da Joe Biden è tale da alimentare un dubbio palese intorno all’attuale possibilità americana di restaurare con credibilità un ruolo di garante della sicurezza globale.</p>
<p>Il bilanciamento di potere raggiunto nella fase preliminare della guerra fredda che, pure con enormi difficoltà, ha assicurato la pace fra le società industrializzate, oggi è a repentaglio. In seguito al collasso dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti avevano preservato questa conduzione, anche se era stata tarata su uno scenario in cui non avevano rivali, con un alleggerimento di intensità nella difesa e la deterrenza. Trump ha minato le fondamenta del rispetto reciproco, intimando l’abbandono dei teatri dei paesi inadempienti con la richiesta di un aumento delle quote belliche, mettendo persino in discussione il sodalizio granitico con Giappone e Corea del Sud. La contropartita è stata un’accelerazione di quelle propulsioni geopolitiche che si stanno adoperando per indebolire i patti esistenti e uno scarso appoggio internazionale nella campagna contro la Cina.</p>
<p>Invero, la coalizione atlantica ha provato di poter essere governata con costi contenuti ed efficacia. Il problema risiede nella polarizzazione all’interno del congresso e l’opinione pubblica, e rimarrà oggetto di controversia nel corso della prossima amministrazione. Ogni presidente americano ha spronato a investire nella cooperazione militare, ma l’apparente dislivello – gli Stati Uniti spendono oltre il 3 per cento del Pil, mentre la media degli integranti della Nato si colloca fra l’1.5 e il 2 – non può essere comparato con gli obiettivi perseguiti da Washington e il vantaggio acquisito in sfere di influenza. Del resto, in alcun caso, si è vista coinvolta in dispute che non coincidessero con i propri interessi, o sono accadute circostanze in cui non potesse decidere in autonomia, o rescindere da impegni.</p>
<p>Nel tempo intercorso fra la rivoluzione, che dal 1775 al 1783 oppose le tredici colonie nordamericane al Regno di Gran Bretagna, e l’intervento anti-nazista dal 1941 al 1945, gli Stati Uniti non avevano avuto alleati formali. Tra il 1949 e il 1955, sono state offerte garanzie a 23 nazioni in Asia ed Europa; alla conclusione del ventesimo secolo, il numero era salito a 37. La diffusione della tecnologia balistica e nucleare, con l’estensione della portata offensiva aerea, avevano rotto il loro relativo isolamento geografico. La fitta rete di basi all’estero ha svolto la funzione di ridurre l’esposizione ad azzardi, e divergere le crisi, prevenendole o risolvendole, lontano dal suolo patrio. In primo luogo, ha permesso il controllo dell’unica super potenza sopravvissuta all’indomani del conflitto mondiale, l’Unione Sovietica, e il congelamento di un confronto su larga scala in maniera indefinita.</p>
<p>Il sistema ha piuttosto diminuito il costo delle manovre americane. Dall’inizio degli anni cinquanta, gli alleati hanno aderito a qualsivoglia operazione degli Stati Uniti, non essendo obbligati dagli accordi, e hanno supportato la dottrina di Washington, come l’adesione a sanzioni, e la partecipazione in missioni di pace che hanno determinato il destino di paesi in transizione. Tali apporti hanno consentito un’ampia proiezione senza grandi sovraccarichi. Per dipiù, importanti economie, quali Germania, Taiwan e Corea del Sud, hanno rescisso dalla proliferazione nucleare, e altre ancora dal creare strutture militari sofisticate, affidandosi alla tutela americana, e accrescendone la supremazia tecnologica e politica.</p>
<p>Questa logica ha funzionato fino a quando il nemico sul quale era stata disegnata si è disintegrato. Esperti di orientamento realista la dichiararono obsoleta, chiamando a uno smantellamento, ma i politici statunitensi decisero piuttosto di riorientarla. Bill Clinton promosse l’ingresso nella Nato di Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, e instaurò un programma affiancato alla Nato, per generare apertura negli stati dell’ex blocco sovietico, senza che questi dovessero aderire, così promuovendo stabilità, dopo lo disfacimento della Yugoslavia fra il 1991 e il 1992, e alzando una cortina che pretendeva infiacchire la Russia o indurla a transitare nella Nato.</p>
<p>Nella decade dei novanta, l’approccio dell’allargamento a est sembrò funzionare, ma con l’ampliamento a Estonia, Latvia e Lituania nel 2004, l’alleanza si fece difficile da patrocinare. Se la Russia aveva bisogno di  una zona cuscinetto che la mantenesse in sicurezza, gli Stati Uniti vedevano sul suo confine ovest la prima linea. Immerso nella recessione economica, il Cremlino dapprincipio non aveva ribattuto ai movimenti di espansione. La congiuntura virò quando, nel 2008, invase la Georgia e, nel 2014, l’Ucraina, per non lasciare che entrassero nella Nato, e come parte di una tattica mirata ad accertare l’inabilità degli Stati Uniti di soccorrere la regione balcanica.</p>
<p>In aggiunta, una Cina in progressiva ascesa è riuscita a corrodere le relazioni americane nel Pacifico. Non solo gli investimenti bellici hanno reso gravoso per Washington entrare in guerra, ma hanno attestato che la sua tenuta nel proteggere gli stati amici si sta dissipando. Pechino ha prodotto tecnologia avanzata, e costruito basi nel mar cinese meridionale, che rendono infattibile agire in prossimità delle sue coste, a Taiwan o nelle Filippine.</p>
<p>A un trentennio dalla caduta del muro di Berlino, Russia, Cina e Stati Uniti hanno sviluppato strategie non militari che spostano gli equilibri. Nel 1999, incursioni russe, durate quasi un anno e cominciate a bassa frequenza, ai <em>computer</em> del dipartimento di difesa, università e imprenditori, ottengono codici navali classificati e configurazioni di guida di missili. Nel 2003, un’azione coordinata cinese, tuttora sconosciuta nella sua precisa origine, si inserisce nei <em>pc </em>dell’America per ricavare dati su apparati informatici. Viene violato l’accesso di <em>Lockheed Martin</em>, <em>Sandia National Laboratories</em> , <em>Redstone Arsenal </em>e la Nasa. Nel 2006, un’ondata di assalti digitali statunitensi, in collaborazione con Israele, tenta il sabotaggio della centrale nucleare iraniana di Natanz, mediante un virus ingeniato per disabilitare le centrifughe. Nel 2007, un ciberattacco russo all’Estonia paralizza i settori bancario e governativo. Nel 2016, ingerenze imputate alla Russia interferiscono nelle elezioni presidenziali a stelle e strisce.</p>
<p>Vandalismo <em>web</em> per la sottrazione o l’eliminazione di dati, intralcio ad apparecchiature militari e satellitari per l’intercettazione e la sostituzione di ordini, raccolta di dati riservati, campagne di disinformazione, propaganda psicologica, sociale e politica, nonché attacchi a infrastrutture critiche identificate in servizi commerciali, energetici, idrici, logistici, e della comunicazione, richiedono <em>partnerships</em> rinnovate. Le modalità sono diverse, ma l’intenzione che le muove è la medesima: arrivare allo scopo senza violare le leggi sull’uso della forza e attivare l’articolo 5 della Nato. Servono a sminuire il credito dei trattati americani e suffragare che questi hanno perso vigore di coercizione.</p>
<p>Il sistema, dunque, deve essere rifondato a partire dalle intimidazioni non esclusivamente militari a cui far fronte e ricalibrato sullo <em>status</em> economico e sociale dei suoi membri, e le loro potenzialità, per rilanciare una responsabilità collettiva. Oltre i toni, Trump ha espresso un pezzo di verità. Quando venne istituita la Nato, gli alleati erano paesi che uscivano dalla distruzione della guerra con finanze al bordo del crollo; ora sono fiorenti democrazie in grado di contribuire in grado simmetrico. La resistenza della società civile all’aumento delle spese in armamenti potrebbe essere, inoltre, superata se, in Europa, le risorse venissero redirezionate a voci non tradizionali, relazionate alla guerra cibernetica e il controspionaggio ciberspaziale. La superiorità tecnologica degli Stati Uniti, comunque, gli preserverebbe l’incombenza principale degli aiuti sul territorio.</p>
<p>Due sfide rimangono aperte. Dimostrare alle nazioni balcaniche che Washington è in grado di provvedere una vigilanza attendibile sulla frontiera orientale della coalizione e contenere le ambizioni della Russia. Provare alle nazioni asiatiche che non vi  è alternativa agli Stati Uniti, nonostante l’evoluzione della Cina. Entrambe non possono essere vinte, a meno che gli alleati forti in Europa e Asia intraprendano ruoli di primo piano nella ricerca di soluzioni specifiche ai problemi, siano diplomatici, tecnologici od operativi, per contrarrestare la pressione di Russia e Cina sugli alleati deboli. Australia e Giappone, per esempio, sono imprescindibili affinché vengano attese le rivendicazioni degli alleati nel mare cinese.</p>
<p>Inanzitutto, gli Stati Uniti devono modificare il proprio punto di vista sulle alleanze e la loro gestione e, pur restando un asse centrale, assumere una funzione di accompagnamento a sforzi collegiali. Gli attori regionali devono esercitare un protagonismo inderogabile per identificare risposte adeguate alle provocazioni presenti nelle loro rispettive aree su questioni di deterrenza, ciberdifesa, e investimenti aggressivi di capitali stranieri in infrastrutture essenziali. Si deve anche comprendere che le minacce non vengono ponderate con la stessa misura da Washington e dagli alleati, o da alleati differenti, in quanto si danno ripercussioni sproporzionate nelle singole realtà, e gli Stati Uniti dovranno porsi nella condizione di accettare qualche incognita a beneficio degli alleati. Quello che deriva dal non favorire un cambiamento non è un rischio sostenibile.</p>
<p>L’agenda di riforma è vasta, ma il mondo non è lo stesso della post-guerra, e gli Stati Uniti hanno bisogno di più alleanze che nel passato e di nuove intese. Ridimensionare il <em>network</em> farebbe perdere capacità di reazione, dove altri hanno guadagnato terreno. Se il presidente entrante non agisce, Cina e Russia avanzeranno con rapidità nel progetto di demolizione della fiducia nel Pentagono. Allineare mezzi e fini, in un’ottica associativa, è il fulcro della strategia estera del futuro. Le alleanze, non coltivate, potrebbero diventare irrilevanti, nel momento in cui sono necessarie.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/quali-alleanze-per-gli-stati-uniti-dopo-trump/">Quali alleanze per gli Stati Uniti dopo Trump?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Lezioni sul mondo dalla pandemia Covid-19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 19:20:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La reazione alla paura e l’incertezza, infuse dalla propagazione rapida e letale del nuovo coronavirus, e al severo impatto economico del confinamento sociale, hanno fatto insorgere speculazioni su un cambio radicale nell’etica e l’ordine globale post crisi. Con probabilità, non sarà così. Molti segnali suggeriscono che la pandemia, e la reazione alla stessa, non stravolgeranno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La reazione alla paura e l’incertezza, infuse dalla propagazione rapida e letale del nuovo coronavirus, e al severo impatto economico del confinamento sociale, hanno fatto insorgere speculazioni su un cambio radicale nell’etica e l’ordine globale post crisi. Con probabilità, non sarà così. Molti segnali suggeriscono che la pandemia, e la reazione alla stessa, non stravolgeranno la direzione in cui si è mosso il mondo nei decenni scorsi, e le fondamentali caratteristiche della geopolitica attuale, bensì le accelereranno.<span id="more-2391"></span></p>
<p>Assenza di leadership globale. Una caratteristica dell’emergenza è l’assenza di leadership nella sua gestione internazionale e la mancata realizzazione di uno sforzo collegiale per confrontarla. Taluni sono ricorsi in maniera asistematica alla Cina, avendo per prima superato il picco, e nessuna indicazione precisa è provenuta dagli Stati Uniti, gigante scientifico e della ricerca medica. L’irrilevanza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è uno degli elementi rivelatori dell’inconsistenza della governanza globale. La pandemia, infatti, ha reso evidenti fattori anteriori a essa: l’emergere di sfide che i paesi non sono in grado di assumere separatamente e il fallimento delle organizzazioni preposte a trovare le soluzioni. Lo scarto fra i problemi e la competenza per dirimerli è la misura del dilagare del virus, prima che l’indisponibilità di un vaccino. La definizione di “comunità internazionale” si riferisce, dunque, a qualcosa di inesistente, un mero spazio aspirazionale.<br />
Declino del modello americano. Malgrado il valore assoluto della forza economica e militare americana sia aumentato, il vantaggio relativo del suo modello unipolare è decresciuto. Nel vuoto apertosi, altri poteri si sono rinvigoriti, senza che alcuno sia riuscito a occupare il posto lasciato vacante. Ció che è venuto meno, non è stata certo la capacità statunitense, bensì la sua volontà. Barack Obama ha dato inizio al ritiro dal Medio Oriente e Donald Trump ha continuato con la riduzione delle truppe in Afghanistan e messo fine alla presenza in Siria. Invece che sul campo di battaglia, i nemici sono stati sfidati sul piano finanziario, economico e commerciale. Nel messaggio “America first” è implicito il presupposto secondo il quale la partecipazione americana in faccende transnazionali sia inutile, dispendiosa e disconnessa dalle priorità domestiche. La pandemia sembra aver rafforzato questa attitudine, piuttosto che la valutazione che quello che avviene nell’ambito interno è determinato dalle dinamiche del resto del mondo. Si tratta di una falsa scelta, considerato che il paese puó permettersi entrambe le alternative, ma è quella prevalente. Già dalla cattiva conduzione della crisi finanziaria del 2018, l’attrattiva del paradigma americano era precipitata. La risposta lenta, incoerente e inefficace alla pandemia corrobora la percezione che gli Stati Uniti abbiano perso in via definitiva il proprio ruolo tradizionale.<br />
Deterioramento delle relazioni sino-statunitensi. Se la speranza è che le potenze mondiali si alleino per estinguere l’allarme planetario generato dalla COVID-19, ciò non avverrà nel quadro delle relazioni sino-statunitensi, ormai deteriorate da tempo. Per tutto contrario, la pandemia sta esacerbando le frizioni. Washington imputa la negligenza cinese di settimane di censura dell’informazione e il ritardo nella quarantena di Wuhan, la città dove l’infezione ha avuto inizio, così permettendone il dilagare. La Cina si auto-ritrae come un esempio di successo nel fermare la trasmissione e usa l’impeto del momento per espandere le sue aree di influenza a scapito degli Stati Uniti. D’altra parte, niente puó mutare la visione cinese della presenza americana in Asia come un’anomalia storica o ridurre il risentimento rispetto alle strategie commerciali di Trump o l’appoggio a Taiwan. L’idea dello sdoppiamento delle due economie ha guadagnato trazione, spinta dai timori degli Stati Uniti, che hanno maturato una dipendenza dall’avversario su beni essenziali,  e una sovraesposizione ad attività di spionaggio e furto di proprietà intellettuale.<br />
Avanzata dei nazionalismi. Le strategie contro la pandemia sono tutte applicate in un’ottica nazionale, o addirittura subnazionale, e una volta che la drammacità immediata venga superata, l’enfasi sarà sulla ripresa locale. L’interruzione delle catene di fornitura, e il bisogno di stimolare l’industria manifatturiera per non perdere altri posti di lavoro, gioca a favore di politiche protezionistiche. In generale, il commercio si ristabilirà in forma parziale, ma sarà pilotato dai governi più che dai mercati. Nel contesto dato, sarà quasi impossibile mantenere la coscienza e l’entusiasmo, da poco stimolati, per temi trasversali come il cambiamento climatico e, verosimilmente, si tornerà a considerare questo e altri alla stregua di problemi distanti da necessità impellenti.<br />
Debolezza statale. D’altro lato, da qualche decennio gli stati hanno proiettato fragilità diffuse e continue e il deficit economico, provocato dai lunghi periodi di isolamento preventivo e obbligatorio, conduce a maggiore debolezza o nazioni fallite. Il debito pubblico, dove i governi devono coprire spese impreviste nei campi della sanità e della protezione sociale, non può che lievitare, quando aveva raggiunto livelli senza precedenti prima della crisi. I paesi in via di sviluppo si ritrovano con ostacoli insormontabili ed è da valutare se quelli industrializzati saranno pronti a collaborare dovuto alle difficoltà endogene. I contraccolpi in India, Brasile, Messico, e nel continente africano, potrebbero allora interferire con il rilancio globale.<br />
Acutizzazione del fenomeno migratorio. La resistenza verso rifugiati e migranti, osservata negli ultimi anni, si vedrà intensificata. L’alto tasso di disoccupazione, creato dal blocco della produttività, renderà gli stati riluttanti ad accogliere stranieri. L’opposizione salirà, anche se il numero di rifugiati su scala mondiale è arrivato a una cifra senza eguali, e continuerà a lievitare, dovuto a situazioni di conflitto, violazioni dei diritti umani, e l’assenza in economie povere o precarie di opportunità adeguate di vita e realizzazione personale dei cittadini.<br />
Recessione democratica. Gli avvenimenti accaduti e le decisioni prese in relazione al COVID-19 hanno irrobustito il processo di retrocessione democratica che si era reso palese da almeno quindici anni. Si è aperto strada un autoritarismo statale, a causa del quale le libertà civili non vengono sacrificate solo per il contenimento del contagio, bensì per un controllo funzionale alla soppressione della dissidenza politica, approfittando del fatto che l’attenzione internazionale è distolta dall’emergenza. Quando il pericolo cesserà di esistere, le tendenze potrebbero restare vigenti.<br />
Mancanza di coesione europea. L’espansione della pandemia ha mosso in seconda battuta il progetto europeo di integrazione di per sé vacillante, dopo il duro colpo della Brexit. Ognuno reagisce alla situazione, e agli effetti economici negativi, in modo disgiunto e al meglio delle proprie facoltà. La principale questione sarà capire quanto il pendolo seguirà oscillando verso i nazionalismi, anche a partire dalle richieste di vigilanza diretta dei confini per evitare il passaggio del virus, ma in realtà orientate all’amministrazione autonoma dei fenomeni migratori.<br />
All’indomani della seconda guerra mondiale, venne stabilita un’architettura compatta che, almeno in Europa, ha promosso pace e prosperità. Tuttavia, la scena contemporanea non è così semplice da riorganizzare intorno a obiettivi condivisi. Con il potere distribuito in diversi poli, statali e non, il consenso è arduo da ottenere, sebbene il terrorismo, la proliferazione di armi nucleari, l’anarchia del ciberspazio, il riscaldamento globale, le migrazioni forzate di massa, e l’eventualità di altri rischi sanitari, lo richiederebbero. Non c’è nessuno che sia credibile per assumersene la responsabilità e persino l’intelligenza collettiva per analizzare scenari mutevoli è scemata. Il panorama non è quello di una ricomposizione di interessi vis-à-vis l’esperienza della minaccia comune, quanto un’amplificazione di rivalità e disordine.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lezioni-sul-mondo-dalla-pandemia-covid-19/">Lezioni sul mondo dalla pandemia Covid-19</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il risiko delle elezioni. L’Arizona e il rebus del midwest</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Iametti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 17:38:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Giacomo IamettiAvvocato, nato nel 1985 a Busto Arsizio. Laureato in Giurisprudenza a Como nel 2009, diplomato presso la Scuola di Specializzazione alle Professioni Legali dell&#8217;Università degli Studi di Milano nel 2011. Nel 2009 è vincitore della borsa di studio della Scuola di Liberalismo di Milano, istituita dalla Fondazione Luigi Einaudi. E’ coautore dei &#8220;Chaiers Adriana [&#8230;]</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giacomo Iametti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/giacomo-iametti-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giacomo-iametti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giacomo Iametti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, nato nel 1985 a Busto Arsizio. Laureato in Giurisprudenza a Como nel 2009, diplomato presso la Scuola di Specializzazione alle Professioni Legali dell&#8217;Università degli Studi di Milano nel 2011. Nel 2009 è vincitore della borsa di studio della Scuola di Liberalismo di Milano, istituita dalla Fondazione Luigi Einaudi. E’ coautore dei &#8220;Chaiers Adriana Petracchi&#8221; (2010- EPAP), inoltre è autore de &#8220;Il Primo Presidente della Repubblica&#8221; (2011), “Un uomo Giusto&#8221; (2016) e “Ovvietà Liberali” (2019). Nel 2016 consegue il Master in Retorica delle Imprese, Professioni e Politica presso l’Università San Raffaele con una tesi sulle comunicazione politica nelle Elezioni Presidenziali Americane del 2016. Collabora con il quotidiano on-line Malpensa 24 curando la rubrica Elezioni Americane 2020. Rivendica il suo credo Liberale definendosi, altresì, come uno storico prestato al diritto.</p>
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		<title>Lo scenario degli Stati americani in vista delle elezioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Iametti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 11:36:41 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lo-scenario-degli-stati-americani-in-vista-delle-elezioni/">Lo scenario degli Stati americani in vista delle elezioni</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giacomo Iametti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/giacomo-iametti-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giacomo-iametti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giacomo Iametti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, nato nel 1985 a Busto Arsizio. Laureato in Giurisprudenza a Como nel 2009, diplomato presso la Scuola di Specializzazione alle Professioni Legali dell&#8217;Università degli Studi di Milano nel 2011. Nel 2009 è vincitore della borsa di studio della Scuola di Liberalismo di Milano, istituita dalla Fondazione Luigi Einaudi. E’ coautore dei &#8220;Chaiers Adriana Petracchi&#8221; (2010- EPAP), inoltre è autore de &#8220;Il Primo Presidente della Repubblica&#8221; (2011), “Un uomo Giusto&#8221; (2016) e “Ovvietà Liberali” (2019). Nel 2016 consegue il Master in Retorica delle Imprese, Professioni e Politica presso l’Università San Raffaele con una tesi sulle comunicazione politica nelle Elezioni Presidenziali Americane del 2016. Collabora con il quotidiano on-line Malpensa 24 curando la rubrica Elezioni Americane 2020. Rivendica il suo credo Liberale definendosi, altresì, come uno storico prestato al diritto.</p>
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