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	<title>denatalità Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>denatalità Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Perché preoccuparsi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Degli Esposti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 16:15:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho letto l’articolo di Davide Giacalone sulle conseguenze dell’invecchiamento e la perdita di popolazione dell’Italia negli anni a venire. Devo confessare che non capisco, ma è certamente una mia incapacità a comprendere. Non capisco se il tema riguardi la denatalità, la scuola che di tutto si interessa tranne che dei suoi “clienti”: gli studenti, delle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/perche-preoccuparsi/">Perché preoccuparsi?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/vecchi-stolti-bendati/">l’articolo di Davide Giacalone sulle conseguenze dell’invecchiamento e la perdita di popolazione dell’Italia</a> negli anni a venire. Devo confessare che non capisco, ma è certamente una mia incapacità a comprendere. Non capisco se il tema riguardi la denatalità, la scuola che di tutto si interessa tranne che dei suoi “clienti”: gli studenti, delle difficoltà a venire nel pagare le pensioni o della landa desolata che diverrebbe l’Italia. Se rivolgo lo sguardo al passato, alla storia che ho imparato a scuola, l’Italia e non solo, l’intera Europa, è stata terra di transito di popolazioni che l’hanno attraversata e qualche volta vi si sono stabilite. Stiamo assistendo ad uno di quei passaggi nel quale la popolazione residente è man mano sostituita da una nuova composta da culture diverse, fedi diverse e spesso anche apparenze diverse. E dov’è la novità? Si ripete ciò che è già avvenuto molte volte. Non esprimo un giudizio su questo, non mi interessa, dico che preoccuparsene è inutile. È come se ci si dovesse preoccupare di invecchiare e poi morire. Tempo sprecato che si dovrebbe dedicare ad altro. Magari a vivere, qualunque cosa questo voglia dire.</p>
<p>Tornando agli argomenti presentati nell’articolo non comprendo, di nuovo, perché debba essere una preoccupazione, o almeno questo ho avvertito, se le classi vedono dimezzare e poi dimezzare ancora, gli alunni. Vorrà semplicemente dire che il rifugium peccatorum rappresentato dalla scuola per coloro che non vogliono prendere una vanga in mano per procurarsi il cibo, sarà terminato.</p>
<p>Così come la preoccupazione del ”chi pagherà le pensioni?” visto che ci troviamo in un sistema a ripartizione. Gli italiani impareranno in maniera dura che Esopo aveva indicato la strada e la formica uno stile di vita. Nessuno pagherà loro le pensioni, ma bisogna dirglielo fin da ora e chi vorrà prestare orecchio si troverà meglio; del resto, sono sessanta anni che suona questa musica, “trovati un lavoro per poi andare in pensione così potrai fare quello che vuoi, e più giovane sarai meglio sarà per te”, un nulla, sessant’anni, di fronte alla storia.</p>
<p>Da quello che so ed io non so, prima non era così.</p>
<p>Da ultima, la preoccupazione nell’avvertire il pericolo di una landa desolata rappresentata ne “gli ultimi Italiani”. Davvero si pensa che l’Italia possa umanamente desertificarsi e nessuno avrà voglia di occupare lo spazio rimasto vuoto? Solo l’Italia o anche altri. Perché delle due l’una: se è solo l’Italia allora non è quel “bel paese” che alcuni “ricchi di fantasia” hanno venduto sul mercato delle parole inutili, se invece riguarda molti altri paesi, mi chiedo dove stia il problema. Fino a pochi anni fa si tremava per la crescita incontrollata della popolazione mondiale e ci si chiedeva come si sarebbe fatto per sfamarla. La risposta è arrivata in modo naturale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giancarlo Degli Esposti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/04/giancarlo-degli-esposti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giancarlo-degli-esporiti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giancarlo Degli Esposti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Laureato in Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Torino ha sviluppato la propria vita professionale in ambito industriale. Da sempre appassionato di economia e dei temi legati allo sviluppo delle libertà individuali nel 1976, in vista di elezioni politiche decisive per l’Italia, decise di iscriversi al PLI. Ha poi seguito una linea personale di sviluppo intellettuale in ambito libertario non legata a gruppi organizzati. Libero dagli impegni professionali, i suoi interessi attuali si rivolgono all’approfondimento di temi sviluppati dalla scuola economica di Vienna e agli studi, lasciati in gioventù, sulla fisica delle grandi masse.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Linkedin" target="_self" href="https://www.linkedin.com/in/juan-carlos-degli-esposti-9942a640/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-linkedin" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".3" y=".6" width="500" height="500" fill="#0077b5" /><polygon class="st1" points="500.3 374.1 500.3 500.6 278.2 500.6 141.1 363.6 176.3 220.6 144.3 183 182.4 144.4 250.3 212.7 262.2 212.7 271.7 222 342.2 218.1" /><path class="st2" d="m187.9 363.6h-46.9v-150.9h46.9v150.9zm-23.4-171.5c-15 0-27.1-12.4-27.1-27.4s12.2-27.1 27.1-27.1c15 0 27.1 12.2 27.1 27.1 0 15-12.1 27.4-27.1 27.4zm198.8 171.5h-46.8v-73.4c0-17.5-0.4-39.9-24.4-39.9-24.4 0-28.1 19-28.1 38.7v74.7h-46.8v-151h44.9v20.6h0.7c6.3-11.9 21.5-24.4 44.3-24.4 47.4 0 56.1 31.2 56.1 71.8l0.1 82.9z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/perche-preoccuparsi/">Perché preoccuparsi?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Denatalità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 17:26:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[cesare giussani]]></category>
		<category><![CDATA[demografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La popolazione mondiale raggiunge i 7,5 miliardi e si proietta rapidamente verso i 10 miliardi. Il consumo di risorse della terra per il suo mantenimento è elevato ancorché una parte significativa della popolazione viva ancora, nonostante i benefici effetti della globalizzazione, in condizioni di indigenza. È molto probabile che l’uso delle risorse per il fabbisogno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La popolazione mondiale raggiunge i 7,5 miliardi e si proietta rapidamente verso i 10 miliardi.<br />
Il consumo di risorse della terra per il suo mantenimento è elevato ancorché una parte significativa della popolazione viva ancora, nonostante i benefici effetti della globalizzazione, in condizioni di indigenza.<br />
È molto probabile che l’uso delle risorse per il fabbisogno energetico abbia concorso al cambiamento climatico che, se prosegue con le tendenze in corso, renderà non vivibile buona parte del pianeta. Si aggiunge alle difficoltà climatiche il dramma della pandemia.<span id="more-2375"></span></p>
<p>In questo contesto ambientale, l’umanità ha sviluppato conoscenze tecnologiche che possono agevolare il benessere collettivo. Una soluzione, quella dell’energia nucleare, è stata abbandonata perché inquinante. L’intelligenza artificiale e la robotizzazione invece paiono essere soluzioni efficaci anche se pongono il problema della sostituzione del prodotto artificiale all’uomo e conseguentemente possono abbassare i livelli di occupazione.<br />
Pur essendosi registrata una forte riduzione delle disuguaglianze di reddito nella popolazione mondiale, il benessere si manifesta in particolare in specifiche aree del pianeta. Verso queste aree è in corso una migrazione delle popolazioni delle regioni più povere, con flussi che crescono nel tempo.<br />
L’Italia è un paese di relativamente alto benessere, con tecnologia evoluta e verso il quale marciano significative migrazioni.<br />
Da noi negli anni più recenti si è verificato un calo della natalità, in funzione di più fattori. Il primo a mio avviso è una revisione delle prospettive sul futuro; la crescita del reddito e delle opportunità che caratterizzava l’ottimismo delle precedenti generazioni è venuta meno, alla luce delle mediocri performance del paese e di una filosofia egalitarista che stempera le iniziative. In secondo luogo la donna è sempre più insoddisfatta del ruolo escludente di madre e si cimenta in altre attività che riducono il tempo da dedicare alla procreazione. In terzo luogo la madre che lavora è sempre meno assistita da terze figure che le alleviavano il peso della gestione famigliare: i nonni non convivono più e gli asili nido sono pochi e costosi.<br />
Da molte parti si è sollevato il lamento sul calo demografico del paese e sulla necessità di interventi per la ripresa della natalità. Da alcuni si è posta quest’ultima come condizione necessaria per il rilancio post virus: qui credo che si esageri, credo che eventuali effetti si avrebbero tra oltre quindici anni.<br />
Ma torniamo al punto della ripresa della natalità: perché? Dal riepilogo fatto più sopra emerge che le risorse mondiali si consumano per l’eccesso di popolazione; il clima peggiora per consentire a un numero crescente di umani il benessere materiale e la natura li minaccia con pandemie. La tecnologia robotizzata riduce la necessità di lavoratori, i migranti cercano occupazione e i nostri governi non vorranno certo fermarli. Non ci sarebbero ragioni quindi per sostenere l’esigenza di una ripresa demografica in Italia.<br />
Se si esclude l’apporto dei migranti, forse l’unico problema potrebbe essere posto dalla necessità di avere un numero adeguato di contributori al nostro sistema pensionistico a ripartizione. Penso però che forse altre soluzioni potrebbero essere trovate, a partire da un rilancio della produttività che farebbe essa crescere il reddito più che il numero (di memoria prebellica) degli italiani.<br />
Se poi, in una prospettiva generale di welfare, si vogliono aiutare le famiglie e le madri, ben venga tutto ciò, ma senza drammatizzazioni demografiche.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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