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	<title>Gennaro Carrillo Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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		<title>L’inattualità della temperanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 21:40:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La temperanza è la più inattuale delle virtù e la sua forza risiede nel suo “stridere con il tempo in cui stiamo vivendo”, scrive Gennaro Carillo nel suo ultimo saggio, <em>Temperanza</em>, il Mulino, 2025. Stride certamente con l’immagine di Donald Trump, che dichiara di odiare i suoi avversari, dando voce a una tendenza che oltrepassa i confini del movimento MAGA e il mondo della politica, per irrompere anche nel discorso pubblico. L’emotività predomina così sulla ponderazione e la ricerca del consenso immediato tende a delegittimare le argomentazioni razionalmente motivate. Carillo attraversa i mondi dell’arte, della letteratura e della filosofia, consentendo al lettore di cogliere le rappresentazioni della temperanza in diversi momenti storici. Platone, che della democrazia e della sua scarsa attenzione verso questa virtù fu un critico severo, assume, sin dalle prime pagine del saggio, un ruolo centrale. Nella sua <em>Repubblica</em>, sottolinea Carillo, la giustizia consiste, per il cittadino, nell’eseguire il compito che gli è proprio, mentre, nella democrazia, il principio fondante è la <em>polypragmosyne</em>, una proliferazione di funzioni che non richiedono particolari vocazioni o qualità. La stessa <em>parrhesia</em>, la libertà di parola, che potrebbe sembrare una grande conquista civile, può allora divenire, per l’intemperanza del <em>demos</em>, un terreno di coltura per demagoghi e tiranni.</p>
<p>Carillo ricorre a Giotto e ad Ambrogio Lorenzetti, per descrivere come, nella città medioevale, fosse vivo il richiamo alla moderazione, che poteva trovare espressione artistica nei luoghi più significativi del potere spirituale e del potere politico. A Padova, nella parete meridionale della Cappella degli Scrovegni, Giotto dà un volto alle virtù, alle quali, nella parete nord, si contrappongono i vizi. Se l’ira è raffigurata come una donna che si strappa le vesti, la temperanza mostra un aspetto sereno, e tiene sulla bocca delle briglie, al fine di esercitare un controllo sulle parole. Il tema è presente, in altre forme, anche nel Palazzo pubblico di Siena, in cui Ambrogio Lorenzetti accosta al Bene Comune le virtù cardinali. Qui, alla temperanza è associata la clessidra, simbolo, commenta Carillo, della misura del tempo, della moderazione e, dunque, del buongoverno. La democrazia, secondo Platone, non si identifica col buongoverno, in quanto alimenta un desiderio sfrenato di possesso, che richiama il furore dionisiaco e l’ebbrezza di chi beve vino puro. Per i greci, solo i barbari bevevano vino non miscelato con l’acqua secondo una giusta proporzione. Proprio per questo, Ulisse riesce a ingannare Polifemo, il ciclope che incarna la dismisura e vive in una condizione selvatica, ignorando le leggi dell’ospitalità.</p>
<p>L’assenza di temperanza impedisce la formazione di una coscienza civile, lasciando che nella <em>polis </em>si affermino figure in cui l’arte della persuasione primeggia sulla competenza, come accade nel <em>Gorgia </em>platonico, in cui il sofista sostiene di essere più abile di un medico nel convincere un paziente ad assumere un farmaco. Quando Socrate obietterà che “fra coloro che sanno il retore non sarà mai più persuasivo del medico”, Gorgia dovrà però arrendersi e ammettere che le sue parole saranno efficaci solo per il volgo. Una società di uomini “che non sanno”, e diffidano di chi sa, rischia dunque, come accade anche nei nostri giorni, di cadere in balia di guaritori improvvisati e di ciarlatani di ogni genere.</p>
<p>Dopo il ’68 è prevalsa la tendenza a relegare la temperanza tra i “vizi passivi” e “borghesi”, sottovalutando il valore che questa virtù aveva rivestito in passato e negli anni bui dei totalitarismi. Thomas Mann, ricorda Carillo, fondò nel 1937 la rivista “Maß und Wert” (<em>Misura e Valore</em>) e contrappose, nell’editoriale del primo numero, la “misura” musicale alla barbarie che si stava diffondendo in Germania e in Europa. Questo ideale della misura, Mann riconosceva, come scrisse in seguito, nell’equilibrio e nella “operosità tenace sino all’estremo” di Wolfgang Goethe, il più autentico rappresentante di quella età borghese che aveva coltivato la virtù della temperanza. Una virtù presente, sul piano politico, nell’equilibrio di pesi e contrappesi tra i poteri, proprio del costituzionalismo “borghese” moderno e della liberaldemocrazia, che oggi non gode di buona salute. Carillo scrive che una riflessione sulla temperanza e sulle criticità della democrazia non poteva non partire da Platone. Emerge però, al tempo stesso, la necessità di “pensare la politica al di fuori dell’orizzonte che lui ha definito”. Il filosofo non può infatti limitarsi a diagnosticare i mali di cui soffre oggi la democrazia, negli Stati Uniti e in Europa. Deve invece, come il prigioniero liberato della <em>Repubblica</em>, “ridiscendere nella caverna” e impegnarsi a far comprendere che la libertà può esprimersi pienamente solo quando si è in grado di affrancarsi dalla fascinazione di immagini e parole che tendono ad anestetizzare la ragione critica.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora a &#8220;Domani&#8221;, &#8220;Avvenire&#8221;, il Blog della Fondazione Luigi Einaudi e il Quotidiano on line &#8220;Il Sussidiario&#8221;.</p>
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