<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>iran Archivi - Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/tag/iran/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/iran/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Sun, 15 Mar 2026 19:27:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>iran Archivi - Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/iran/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 19:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3844</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/">Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di equilibrio strategico: fragile, spesso violento, ma sufficiente a impedire che le molteplici linee di frattura regionali convergessero in un conflitto generalizzato tra Stati. L’attuale fase di crisi indica che tale equilibrio si sta progressivamente dissolvendo. Le tensioni non appaiono più come episodi isolati in una dinamica ormai familiare, ma come sintomo di una trasformazione più profonda dell’ordine geopolitico mediorientale. Comprendere ciò che accade significa interrogarsi sulle logiche che hanno regolato il sistema regionale per decenni e sui fattori che oggi ne accelerano la crisi. Dalla fine delle grandi guerre arabo-israeliane del Novecento fino ai primi decenni del XXI secolo, il Medio Oriente si è organizzato intorno a una particolare forma di deterrenza indiretta. Gli attori principali, pur impegnati in una competizione costante per influenza politica e strategica, hanno generalmente evitato scontri diretti su larga scala. Il costo di una guerra convenzionale tra Stati appariva troppo elevato per essere sostenuto senza conseguenze destabilizzanti. Si è affermata così una modalità di confronto fondata su strumenti indiretti: alleanze informali, sostegno a gruppi armati locali, operazioni clandestine, pressioni diplomatiche e interventi militari calibrati. Come suggerisce la tradizione realista delle relazioni internazionali, gli equilibri di potere non eliminano i conflitti; li regolano, circoscrivendoli entro limiti considerati accettabili dagli attori coinvolti. Il Medio Oriente degli ultimi decenni ha funzionato, in larga misura, secondo questa logica. Uno dei protagonisti centrali di questa architettura è stato l’Iran. Dopo la rivoluzione del 1979, la Repubblica islamica ha costruito una rete di relazioni politiche e militari che le ha consentito di proiettare la propria influenza oltre i confini nazionali. Attraverso il sostegno a movimenti e milizie in diversi paesi, Teheran ha elaborato una strategia basata su una costellazione di attori alleati, estesa dal Libano all’Iraq, dalla Siria allo Yemen. Parallelamente, Israele ha sviluppato una dottrina di sicurezza fondata sulla superiorità tecnologica, sull’intelligence avanzata e sulla capacità di neutralizzare preventivamente minacce percepite come esistenziali. L’equilibrio derivato non era un ordine stabile nel senso tradizionale, ma una forma di stabilità imperfetta, fondata su calcoli strategici reciproci. Ogni attore era consapevole dei limiti entro i quali poteva muoversi senza provocare una risposta capace di trasformare la competizione in guerra aperta. Negli ultimi anni questo sistema ha iniziato a mostrare segni di logoramento. Il ridimensionamento della presenza statunitense, l’emergere di nuove rivalità regionali e il rafforzamento di attori non statali hanno reso il quadro geopolitico più complesso e meno controllabile. Il confronto tra Israele e Iran si è intensificato fino a diventare uno degli assi principali della geopolitica contemporanea, con operazioni clandestine, attacchi mirati e competizione per l’influenza in Siria, Libano e Iraq. Il Medio Oriente sembra così avviarsi verso una fase qualitativamente diversa. La logica delle guerre indirette, che per decenni aveva limitato il confronto tra Stati, appare sempre meno efficace nel contenere l’escalation. Il rischio non è soltanto quello di nuovi conflitti locali, ma la possibilità che diverse linee di frattura convergano in una crisi più ampia. La crescente regionalizzazione del conflitto, evidente in teatri come il Libano o nelle rotte marittime del Golfo Persico e del Mar Rosso, dimostra quanto gli eventi locali siano oggi interdipendenti e dalle implicazioni globali. La dimensione economica del conflitto aggiunge complessità. Il Medio Oriente resta centrale nell’economia globale, soprattutto per energia e commercio marittimo. Destabilizzazioni significative in questi snodi strategici possono avere effetti immediati sull’economia internazionale. Le monarchie del Golfo, tra relazioni strategiche consolidate con l’Occidente e legami economici con l’Asia, si trovano in una posizione particolarmente delicata, rendendo le loro scelte geopolitiche ancora più complesse. Il conflitto si inserisce poi in un contesto globale segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze. Sebbene la regione non sia più al centro della strategia globale come durante la Guerra Fredda, resta fondamentale nelle dinamiche dell’ordine internazionale. Gli Stati Uniti mantengono il ruolo dominante, seppur in maniera più selettiva, mentre altri attori globali cercano di espandere la propria influenza attraverso strumenti diplomatici, economici e tecnologici. L’Europa, pur vicina e coinvolta, resta spesso relegata a un ruolo marginale a causa delle divisioni interne e della dipendenza strategica dagli Stati Uniti. In un sistema internazionale sempre più attraversato dal ritorno delle rivalità tra potenze, la crisi mediorientale ricorda quanto fragile possa essere l’equilibrio su cui si regge l’ordine globale. La stabilità regionale non è soltanto una questione strategica o militare: essa costituisce una condizione essenziale affinché possano sopravvivere quelle forme di cooperazione politica ed economica che, nel secondo dopoguerra, hanno reso possibile lo sviluppo di un ordine internazionale relativamente aperto. Comprendere le dinamiche del Medio Oriente significa allora interrogarsi non soltanto sui conflitti del presente, ma anche sul futuro di quell’architettura internazionale che, nel solco della riflessione liberale di Luigi Einaudi, ha sempre riconosciuto nella stabilità degli equilibri tra gli Stati e nella cooperazione tra le nazioni una delle condizioni fondamentali per la libertà politica e per la prosperità delle società aperte.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/">Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La pericolosa ritrovata unità dell’Iran</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-pericolosa-ritrovata-unita-delliran/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-pericolosa-ritrovata-unita-delliran/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 22:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[maddalena pezzotti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3134</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una nuova era si è aperta per la Repubblica Islamica dell’Iran, con una ritrovata unità che strizza l’occhio ai riformisti, ma cementa il potente apparato parallelo. Dalla sua fondazione nel 1979, è stata caratterizzata dall’esistenza di uno stato nello stato. I premier, alla guida degli esecutivi scelti con suffragio diretto, e i leader supremi, al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-pericolosa-ritrovata-unita-delliran/">La pericolosa ritrovata unità dell’Iran</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova era si è aperta per la Repubblica Islamica dell’Iran, con una ritrovata unità che strizza l’occhio ai riformisti, ma cementa il potente apparato parallelo. Dalla sua fondazione nel 1979, è stata caratterizzata dall’esistenza di uno stato nello stato. I <em>premier</em>, alla guida degli esecutivi scelti con suffragio diretto, e i <em>leader</em> supremi, al vertice delle strutture incaricate di preservare gli ideali della rivoluzione, sono sempre entrati in collisione, dando luogo a divisioni profonde. La traiettoria dell’attuale <em>leader </em>supremo, Ali Khamenei, è dimostrativa di questa dinamica confrontativa. Durante il suo mandato da presidente, dal 1981 al 1989, ebbe importanti scontri di portata ideologica e politica con Ruhollah Khomeini, il carismatico clerico che condusse alla rivoluzione islamica, del quale era stato studente all’università. Dopo la scomparsa di questi, Khamenei ne assunse il ruolo, sostentando, a sua volta, relazioni conflittuali con la lunga linea di capi di governo che sono seguiti, a partire da Akbar Hashemi Rafsanjani, che gli succedette, e Mohammad Khatami, che continuó sulle orme di Rafsanjani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tale lacerazione, hanno giocato la loro parte, sia la trasformazione dell’identità del corpo sociale e le sue rivendicazioni nell’ambito delle libertà civili e i diritti umani, sia i bersagli economici e la ricerca di consenso di entrambe le fazioni politiche. I presidenti, dovendo rispondere alle <em>costituency</em>, hanno assunto posizioni, in politica interna ed estera, che l’<em>establishment</em> religioso ha spesso categorizzato alla stregua di sovversive, per il solo fatto di essere laiche e moderatamente liberali. La facoltà di veto del consiglio dei guardiani sull’attività legislativa del parlamento, e il ricorso alla brutalità del corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc, per la sigla in inglese), hanno consentito la coercizione delle istituzioni, nella formula perversa di uno stato contro lo stato. Queste battaglie hanno svuotato di senso l’esercizio democratico, distorto o rallentato la naturale evoluzione della società iraniana. D’altro lato, erano lo specchio di una vitalità riformatrice che l’elezione di Ebrahim Raisi ha cooptato e, per il momento, neutralizzato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fedele burocrata, Raisi, durante la carriera di magistrato, è stato funzionale alla sommaria eliminazione di migliaia di prigionieri politici e, alla fine degli ottanta, di membri di gruppi armati di sinistra. La sua affermazione è stata pianificata a tavolino da Khamenei per assicurare l’estirpazione di ogni minaccia alla teocrazia iraniana e la preminenza della sua visione nell’amministrazione pubblico e il controllo dei proventi dello stato. Le turbolenze dell’ultimo trentennio, grazie all’eclissamento dei maggiori esponenti dell’opposizione &#8211; Rafsanjani è morto nel 2017, Khatami si trova agli arresti domiciliari, e i seguaci di Mahmoud Ahmadinejad sono stati purgati dai centri nevralgici -, si compongono in un’operazione che, cavalcando l’ondata nazionalista, nata dall’impoverimento e l’isolamento della classe media, e causata dalle sanzioni degli Stati Uniti, ha ottenuto l’accettazione di una larga base della popolazione, includendo i moderati. Questa ritrovata coesione, intorno al sentimento antiamericano e la sovranità economica, serve il proposito di un Iran assertivo in una regione instabile e negli equilibri mondiali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Khamenei è la persona che ha governato più a lungo in Medio Oriente, e la seconda per longevità politica in Iran, dopo lo scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, il quale lo fece arrestare sei volte e, poi, costringere all’esilio. La sua famiglia rimonta al quarto <em>imam</em> della <em>shia</em>. Ha sovrinteso ripetute proteste massive e scioperi generali nel 1994, 1999, 2009, 2011-12, 2017-18, 2018-19 e 2019-20, e ha visto passare sette presidenti della repubblica &#8211; Rafsanjani, Khatami, Ahmadinejad (2 mandati), Hassan Rouhani (2 mandati), Ebrahim Raisi -, rappresentando con il <em>nezam</em> (il “sistema”, dal parsi), la perpetuità del potere. Tutti i presidenti hanno lanciato e perseguito un manifesto di cambio, movimenti sociali hanno preso forma, e le mobilitazioni di lavoratori e studenti sono arrivate a scuotere il sistema –nel 2009, si giunse quasi a un punto di rottura per gli eccessi della repressione dell’Irgc. Il sistema, tuttavia, ha saputo rinnovarsi, con astuzia, nel linguaggio, la narrativa, e le apparenze dei modi, sino a fagocitare il risentimento popolare e la paura collettiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per decenni, Khamenei ha nutrito fondati timori che la società civile fornisse la spinta determinante affinché il governo di turno rovesciasse il <em>nezam</em> e si è speso per evitarlo, con qualsivoglia mezzo, non essendo immaginabile una circostanza in cui gli avversari potessero identificarlo con un veicolo per la soddisfazione delle proprie aspirazioni. Donald Trump ha creato le condizioni, rescindendo, in via unilaterale, dagli accordi sul nucleare (Jcpoa, per la sigla in inglese), e tornando a imporre le sanzioni in precedenza sollevate. Nel contesto dato, solo lo stato parallelo si è dimostrato in grado di dare ossigeno all’economia, aiutando a circonvenire l’<em>impasse</em> delle transazioni finanziarie per il commercio estero, pur a cambio di un lauto profitto; e attuando da deterrente degli Stati Uniti, con attacchi mirati in Arabia Saudita, Golfo Persico e Iraq. L’errore di Washington è consistito nell’adottare misure di massima pressione, a impatto orizzontale, senza prendere in considerazione le significative differenze politiche esistenti, che gli hanno alienato l’esecutivo, altri antagonisti dell’<em>élite</em>, e la cittadinanza, in generale. In ultima istanza, ha abbattuto le barriere e facilitato la concrezione di un patto per interessi superiori, facendo del <em>nezam</em> il campione del patriottismo contro l’atteggiamento draconiano di Trump.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Raisi è l’incarnazione di questo processo. Vengono vanificati gli incessanti sforzi di Rafsanjani (bandito dal presentarsi per un ulteriore termine), e i suoi alleati, che dalla fine del mandato, nel 1997, cercano di far transitare il paese fuori dalla fase rivoluzionaria, con l’idea di integrare l’Irgc nell’esercito, concentrare il potere decisionale negli organi esecutivi e legislativi, e stringere legami con gli Stati Uniti e l’Europa. Passano in secondo ordine, incluso la stagione liberalizzatrice di Khatami, la cui elezione venne propiziata da Rafsanjani, quando emersero <em>media</em> e intellettuali che proposero un pluralismo che metteva in discussione il monopolio della verità del <em>leader</em> supremo; e le campagne contro la corruzione e il fondamentalismo religioso di Rouhani, <em>protégé</em> di Rafsanjani, che portò a casa le negoziazioni sul nucleare, iniziate da Khatami, con l’alleggerimento delle penalità imposte da Washington.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il blocco riformista, alle spalle di Khatami e Rouhani, non ha saputo presentare un fronte unico e un piano coerente. Soprattutto, non ha convinto sul piano delle azioni per la ripresa economica, in un paese con un’inflazione al 40 per cento e il 30 per cento di povertà (15 per cento nel 2017). Le manifestazioni per i diritti umani sono state rimpiazzate dal malcontento per il razionamento di acqua ed elettricità. In questo frangente, Raisi, che nel 2017 aveva perso contro Rouhani, non ha incontrato grande resistenza. Il presidente eletto ha enfatizzato problematiche connesse alla sicurezza e la rivitalizzazione del tessuto produttivo. Il giro di vite più evidente si è dato intorno all’apertura sul Jcpoa. Raisi ha chiarito di non essere conforme solo con alcuni aspetti che concedono agli Stati Uniti di violarlo con impunità.  Si è, anche, avvalso di argomentazioni laiche relative alla lotta contro la violenza domestica e l’intransigenza della polizia morale, dichiarando que questa dovrebbe, piuttosto, occuparsi della dilagante corruzione, e diffondendo immagini di donne sostenitrici che non rispettavano il codice di abbigliamento islamico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Khamenei ha 82 anni e, con probabilità, Raisi navigherà la designazione del prossimo <em>leader</em> supremo. Le forze che gli hanno guadagnato la presidenza stanno lavorando per spianare il campo, con mira a una successione allineata al progetto politico di Khamenei, nella stagione finale della sua vita, di cui Raisi è un pezzo chiave. Il presidente e il <em>leader</em> supremo saranno espressione unitaria del <em>nezam</em> e l’appropriazione selettiva dell’agenda dei riformisti, ne ridurrá le opportunità di tornare sulla scena. Tutto si regge sul presupposto che la squadra di giovani tecnocrati di Raisi riesca a tranquillizzare i falchi messi all’angolo e rispondere con efficacia ai bisogni della popolazione impoverita. La partita prevede il rafforzamento dell’Irgc per contrarrestare la stretta statunitense, attraverso la rete tessuta in Iraq, Libano, Siria e Yemen, in difesa degli obiettivi geopolitici ed economici iraniani; e l’ampliamento dei vincoli con Russia e Cina, avendo firmato con quest’ultima una <em>partnership</em> commerciale e militare della vigenza di 25 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con il tavolo sbarazzato dall’esigenza di un riavvicinamento agli Stati Uniti, posta dai riformisti, l’Iran si è liberato dalle complicazioni che ciò ha sempre riverberato a livello domestico. Pertanto, gli esiti diplomatici del Jcpoa, sebbene conservino rilevanza per l’andamento economico, non essendo centrali sul versante politico, non potranno essere utilizzati per sabotare una o l’altra parte, come avvenuto nel passato, e non metteranno a rischio gli equilibri interni. Theran è convinta che gli Stati Uniti siano impegnati, da un punto di vista ideologico, a distruggere la Repubblica Islamica, e che cercheranno di raggirare qualsiasi accordo, in maniera frontale, come Trump, o mascherata, come Barack Obama. Non è, quindi, disposta a rinunciare al programma nucleare e si sta preparando per eventuali ritorsioni. Paradossalmente, il rinnovo del Jcpoa potrebbe rivelarsi incendiario. Se l’Iran pensa che Washington lo utilizzi per diminuirne l’influenza, i suoi nemici lo considerano, invece, un cedimento deleterio per la necessaria sorveglianza della sua espansione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’emergente dirigenza, aggregatrice della duplice statualità, che fin qui aveva definido la storia contemporanea dell’Iran, lo colloca in uno scenario <em>win-win</em>, dalla lettura geopolitica del <em>nezam</em>. Gli avvenimenti recenti, e la prospettiva che comportano, gli permettono, mediante compromessi tattici, di trarre vantaggio dall’”asse della resistenza” congegnato dall’Irgc: in primo luogo, riaffermando l’abilità di difesa della propria integrità territoriale, e di quella dei paesi alleati, a fronte della bellicosità di quelli allineati con Washington; in secondo luogo, consolidando il proprio prestigio e capacità di manovra nella diplomazia regionale, i conflitti per procura dove si muovono contrappesi  globali, e negli affari di stati chiave per la gestione di risorse; e in terzo luogo, rafforzando la possibilità di confrontarsi con gli Stati Uniti, in forma aperta e affrancata dal condizionamento di dover raggiungere un’intesa obbligata, su minacce percepite come esistenziali. Senza dubbio, tutto ciò apporta ad acutizzare il <em>deficit</em> democratico. Inoltre, conduce a un incremento delle probabilità di entrare in collisione con l’amministrazione americana, a meno che la cautela di entrambi assesti il dilemma della sicurezza su un approccio transazionale, con un foco centrato in preoccupazioni di proiezione immediata.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-pericolosa-ritrovata-unita-delliran/">La pericolosa ritrovata unità dell’Iran</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/la-pericolosa-ritrovata-unita-delliran/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/liran-fra-giochi-palazzo-cambio-generazionale/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/liran-fra-giochi-palazzo-cambio-generazionale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2018 13:32:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://3.122.244.34/?p=1036</guid>

					<description><![CDATA[<p>Attraverso la cortina di fumo sulle dimostrazioni pubbliche delle ultime settimane, proviamo a guardare all’Iran come al laboratorio politico che è sempre stato, con la sua fitta rete di movimenti sociali che hanno lottato senza sosta per modernizzare la nazione e dato vita alla prima rivoluzione costituzionale del medio oriente nel 1906, e dagli anni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/liran-fra-giochi-palazzo-cambio-generazionale/">L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Attraverso la cortina di fumo sulle <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2018/01/04/iran-diminuiscono-le-manifestazioni_d804785d-fcf3-4565-8da5-99470a078879.html">dimostrazioni pubbliche</a> delle ultime settimane, <strong>proviamo a guardare all’Iran come al laboratorio politico</strong> che è sempre stato, con la sua fitta rete di movimenti sociali che hanno lottato senza sosta per modernizzare la nazione e dato vita alla prima rivoluzione costituzionale del medio oriente nel 1906, e dagli anni sessanta e settanta, a quell’islam politico che guadagnerà importanza in seguito alla primavera araba del 2010-11.</p>
<p><strong>Dopo aver demolito una monarchia assoluta</strong>, fatta di lussi, tirannia e diplomazia &#8211; frutto di un <a href="http://www.raistoria.rai.it/articoli/iran-il-golpe-contro-mossadeq/13514/default.aspx">colpo di stato</a> dei servizi segreti statunitensi e britannici per evitare la nazionalizzazione della produzione di idrocarburi, ed essere passato per la ferocia massificante della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_iraniana">rivoluzione islamica</a>, l’Iran è un sistema ibrido, composto da organismi guidati da principi coranici e istituzioni erette sui cardini di una repubblica.</p>
<p><strong>Si è trattato di un quarantennio</strong> di sofisticate alleanze e riallineamenti nei comparti economici, religiosi, militari e paramilitari, che hanno condotto a un delicato equilibrio domestico, ma efficace. L’Arabia Saudita, e i paesi illiberali del Golfo Persico, amici degli Stati Uniti, nonostante le operazioni di cosmesi, agevolate dai petrodollari, rimangono lontani anni luce da qualsiasi forma di governo e rappresentazione democratica.</p>
<p><strong>Le presidenziali dello scorso maggio sono state chiave per l’Iran</strong>. Hassan Rouhani, espressione dell’area pragmatista della Repubblica Islamica, la cui base è la borghesia urbana e la classe intellettuale, grazie all’apertura al libero mercato, le relazioni estere, e la diversificazione dell’economia, è stato rieletto con quasi ventiquattro milioni di preferenze, sbaragliando cinque contendenti ufficiali, in un suffragio universale dove è necessaria la maggioranza assoluta. Rouhani, che ha ottenuto il plauso mondiale per l’<a href="http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/10/14/cosa-prevede-accordo-sul-nucleare-con-iran_S7hT1DcuaeUX03eoVdKtsN.html">accordo sul nucleare</a> &#8211; firmato nel 2015 con Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia, Cina e Germania, è stato inoltre sostenuto dall’area riformista e correnti dell’opposizione, alcuni affiliate a organizzazioni non riconosciute che si erano sempre astenute, così come da una parte dell’area conservatrice.</p>
<p><strong>Sebbene la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guida_suprema_dell%27Iran">guida suprema</a>, Khamenei</strong>, e l’ala intransigente del clero, avessero favorito Ibrahim Raisi, ex-magistrato della commissione deputata al giudizio dei nemici della rivoluzione negli anni ottanta, per una volta nella storia, ha vinto l’altro candidato. <strong>Rouhani</strong> ha conquistato la fiducia trasversale di forze che hanno visto in lui un fattore di stabilità, ma soprattutto la possibilità di un graduale mutamento.</p>
<p><strong>È lo scenario di un Iran in continua evoluzione</strong> e per questo esposto a crisi endogene ed esogene. Il <em>deficit</em> economico è lievitato durante il precedente mandato di Rouhani con alti tassi di inflazione e disoccupazione e non sono state mantenute le promesse del 2013 di aumentare le libertà civili.</p>
<p><strong>Le rinnovate assicurazioni</strong> per una concrezione degli effetti sperati delle manovre economiche sul divario fra ricchi e poveri, l’incentivazione di posti di lavoro e settore privato, e la promozione di una società più aperta, hanno generato enormi attese nella cittadinanza e molta preoccupazione nell’<em>establishment</em>.</p>
<p><strong>I conflitti tra fazioni avverse sono stati acuiti</strong> dalla scomparsa del già presidente <a href="http://www.bbc.com/news/world-middle-east-22494982">Rafsanjani</a>, pontiere di levatura nella politica interna iraniana. A ciò si somma il precario stato di salute di Khamenei, 78 anni, la cui eventuale morte &#8211; il figlio attua come vice, con un pragmatista in carica, porterebbe a una difficile transizione nell’entità che detiene il monopolio dei settori economici cruciali. L’influenza di Rouhani e dei pragmatisti era fiorita sotto l’egida di Obama, ma l’inversione di rotta di <strong>Trump</strong> – che sarebbe stata intrapresa anche da Hillary Clinton, lo indebolisce nella negoziazione con i conservatori.</p>
<p><strong>Gli attacchi dei conservatori a Rouhani</strong> si sono susseguiti in maniera incalzante con l’arresto del fratello per imprecisate questioni finanziarie, l’attacco mediatico per sminuirne i successi militari sull’Isis o attribuirli a decisioni della guida suprema, e il contrasto alla ratifica parlamentare dell’<a href="http://www.unesco.it/it/News/Detail/358">agenda educativa globale dell’Unesco</a>, considerata una prescrizione di valori.</p>
<p><strong>Pure in questa ottica vanno letti i recenti disordini</strong> innescati a partire dalla città di Raisi, sfidante di Rouhani; luogo di culto a orientamento conservatore, roccaforte altresì dell’ex-<em>premier </em>Ahmud Ahmadinejad, escluso dalla corsa presidenziale e acceso agitatore, da poco costretto agli <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/01/07/iran-ahmadinejad-a-arresti-domiciliari_b3c04b0f-77af-418c-b5de-f1981fb4f73c.html">arresti domiciliari</a>. L’inefficacia dell’accordo sul nucleare per ridurre lo strangolamento dell’economia iraniana, l’aumento dei prezzi al consumo, e il 40 per cento di disoccupazione giovanile, hanno infiacchito il presidente agli occhi dell’elettorato.</p>
<p><strong>In aggiunta, lo scontento per l’impegno militare in Siria</strong> (leggi <a href="http://www.iltoroelabambina.it/2017/04/09/siria-la-pantomima-della-linea-rossa/">Siria. La pantomima della linea rossa</a>), Libano, Yemen, Iraq, Bahrain e la conseguente sottrazione di decine di miliardi di dollari all’economia nazionale per forniture belliche e svariati aiuti internazionali &#8211; in Siria, solo i prestiti a garanzia sovrana ammontano a 4.6 miliardi di dollari, hanno fatto sì che le proteste si diffondessero con rapidità. Di fatto, Rouhani oggi governa con meno autonomia di quattro anni fa. L’avvicendamento che i conservatori progettano per il 2021 si sta già cucinando e potrebbe avvenire in anticipo.</p>
<p><strong>La rinsaldata alleanza fra Stati Uniti e Arabia Saudita</strong> – le relazioni diplomatiche fra sauditi e iraniani sono interrotte da gennaio del 2016 (leggi <a href="http://www.iltoroelabambina.it/2017/12/27/medio-oriente-il-ruolo-di-arabia-saudita-iran-e-stati-uniti/">Medio Oriente, il ruolo di Arabia Saudita, Iran e Stati Uniti</a>), e lo spettro di nuove <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2018/01/12/iran-trump-conferma-accordo-e-congela-sanzioni.-ma-e-lultima-volta_2a86ed3f-4f64-4d3c-9470-0f9aebd6481b.html">sanzioni economiche</a> che allontanano i capitali, rinvigoriscono l’<em>élite</em> conservatrice, le sue micce populiste e posizioni anti-occidentali. Tuttavia, il gioco di palazzo si è ritorto sui mandanti e la frustrazione popolare si è estesa a Khamenei con tale violenza che questi si è dovuto barricare dietro la teoria del <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/01/02/khamenei-nemici-iran-dietro-proteste_e11fa5fb-4dba-43df-8498-cb11f2cff33a.html">complotto straniero</a>.</p>
<p><strong>Le proteste non sono state in grado di mettere in stallo</strong> l’assetto nato dalla rivoluzione islamica &#8211; la capacità dei <a href="http://www.treccani.it/vocabolario/pasdaran/"><em>pasdaràn</em></a> di contenere la piazza è innegabile, ma sono destinate a provocare delle alterazioni nelle dinamiche di potere. Un cambio generazionale si prepara con progressione e determinazione e, con esso, un processo politico, per certo a lungo termine, che finirà per apportare modifiche complessive.</p>
<p><strong>Inferiore ai 25 anni è l’età media degli arrestati</strong>, secondo il ministero dell’interno; i contestatori sono in gran parte studenti. Il 70 per cento degli iraniani ha meno di 30 anni, coscienza storica e politica della contemporaneità, minime differenze culturali in confronto ai coetanei europei, ma un dislivello ampio rispetto ai genitori. In Iran si è consolidata una subcultura metropolitana post-islamica, spesa ancora perlopiù nel privato, che va però avanzando negli spazi pubblici, dai cortei in reazione all’imposizione fraudolenta di Ahmadinejad nel 2009, ai <em>rally</em> di quest’anno contro l’oppressione del regime.</p>
<p><a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2018/01/blog-2.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-1037 size-full" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2018/01/blog-2.png" alt="" width="1200" height="300" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/01/blog-2.png 1200w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/01/blog-2-300x75.png 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/01/blog-2-768x192.png 768w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/01/blog-2-1024x256.png 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><strong>Il futuro si scommette sull’economia</strong>, l’allentamento della pressione morale e la battaglia per le libertà della persona. L’obiettivo di attirare 150 miliardi di dollari in investimenti stranieri, per stimolare la crescita e lo sviluppo tecnologico, ha incassato contratti con Boeing, Airbus, Total, Peugeot, Volkswagen, Glaxo Smith Kline, e Vodafone, per citarne alcuni.</p>
<p><strong>Pochi giorni fa, l’Italia ha firmato <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/01/11/accordo-per-investimenti-iran-fino-5-mld_6911161d-f01f-44a9-a8cb-4ad3db7bb4a8.html">accordi</a> per 5 miliardi</strong>. Rouhani, il quale ha anche instaurato relazioni commerciali con Cina e India, intende ridimensionare le ripercussioni della volatilità del mercato del petrolio e della distorsione costituita dalla posizione dominante delle compagnie controllate dall’aristocrazia teologica armata, e allo stesso tempo accumulare riserve in valuta pregiata per stabilizzare la moneta.</p>
<p><strong>E se l’autorità religiosa, all’indomani degli scontri</strong>, cosciente della critica incalzante di una gioventù vivace, ha messo al bando lo studio dell’inglese dalle elementari per frenare l’<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/01/07/iran-inglese-al-bando-nelle-primarie_14dd7e38-727b-4c07-936c-8511848dbe40.html">invasione culturale occidentale</a>; il presidente ha riguadagnato terreno, affermando il dovere dello stato di garantire <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/12/31/rohani-popolo-e-libero-di-manifestare_36aff9a0-5139-4626-9c9e-5623a2494612.html">spazi di protesta</a>. L’esito di questa contesa intestina, e le strategie adottate, avranno conseguenze per la pace nell’intero medio oriente. Collocato fra <a href="https://www.google.it/search?q=map+of+iran&amp;oq=map+of+iran&amp;aqs=chrome..69i57j0l5.4893j0j8&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">il Mar Caspio e il Golfo Persico</a> &#8211; l’Asia e L’Europa, il paese, con le sue risorse economiche e militari, ed eccezionale valenza simbolica, può avere un peso decisivo sia nel bene sia nel male.</p>
<p><strong>L’Iran è preso fra tensioni contrarie</strong>, quella alla riforma e quella alla rivoluzione, mentre gli Stati Uniti parrebbero volersi spostare da una politica di contenimento <em>standard</em> della rivoluzione iraniana a una sostituzione di regime. Trump, rivolgendosi ai manifestanti, ha <a href="https://www.google.it/search?q=map+of+iran&amp;oq=map+of+iran&amp;aqs=chrome..69i57j0l5.4893j0j8&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">twittato</a> di essere pronto a muoversi quando convenga &#8211; soluzione fallimentare in partenza, spesso conducente a guerre civili, a meno che non si sia disposti a un esteso vincolo politico e militare.</p>
<p><strong>I costi-benefici di un’impresa di tale portata</strong> sono contingenti ai mezzi impiegati, e la storia dell’interventismo statunitense indica che le alternative che potrebbero essere messe in atto, ossia il rafforzamento di soggetti locali o la mobilitazione di truppe, non arriverebbero a colpire il bersaglio. Esclusa l’invasione in un territorio il doppio dell’Afghanistan e il triplo dell’Iraq, caratterizzato da deserti e montagne, e con 80 milioni di abitanti nelle principali città, persino il sodalizio con realtà antagoniste non è fattibile, mancando di capitale politico o consenso di massa.</p>
<p><strong>In questa galassia si trovano i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mojahedin_del_Popolo_Iraniano">Mujahedeen del Popolo Iraniano</a> </strong>&#8211; di ideologia di stampo comunista e con l’appoggio a Saddam Hussein per l’occupazione dell’Iran nel 1980 nel <em>curriculum</em> (benché rimossi dalla lista dei gruppi terroristici degli Stati Uniti nel 2012 e corteggiati da alcuni falchi a Washington); i monarchici &#8211; per cui l’opinione pubblica iraniana non nutre alcuna nostalgia, dopo una rivoluzione, otto anni di guerra e quaranta di sanzioni (anche se l’<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Reza_Ciro_Pahlavi">erede</a> dello scià di Persia, partigiano di Trump, ha cercato di posizionarsi come attore politico e convincere il presidente a patrocinare l’Iran laico); il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Reza_Ciro_Pahlavi">Movimento Verde</a> &#8211; mai confluito in una struttura coesa, e con i suoi esponenti di spicco agli arresti domiciliari o sotto sorveglianza speciale (malgrado il parere di taluni a Washington che possa essere potenziato e risuscitato); e la popolazione di studenti, donne, professionisti della classe media, e poveri urbani e rurali &#8211; che pur essendosi sollevata, con veemenza rivoluzionaria a ogni opportunità, rivelando un<em> gap</em> sostanziale nella visione di paese, non nutre simpatia per ingerenze esterne.</p>
<p><strong>Nemmeno una macchinazione segreta</strong>, messa a punto dall’<em>intelligence</em>, per rimuovere l’ayatollah Khamenei e i comandanti dei <em>pasdaràn</em>, funzionerebbe, dato che il governo iraniano è stato architettato in una rete complessa di apparati politici e di sicurezza che ne garantiscono la salvaguardia da rovesciamenti forzosi. L’Iran non è l’Iraq di Hussein, il cui incauto accentramento ne rese possibile la destituzione.</p>
<p><strong>Volente o nolente, a Trump non resta che la via diplomatica</strong>. La campagna in Iraq ha mostrato le sequele devastanti della democrazia esportata con gli eserciti. E i capi del Movimento Verde, l’evento più ragguardevole avvenuto dalla rivoluzione, non hanno mai confutato i caposaldi della Repubblica Islamica e hanno permesso l’elezione di Rouhani in ben due tornate, affidandogli il compito di congegnare il cambiamento all’interno dei meccanismi istituzionali esistenti. Del resto, persino il regime religioso, memore dell’esperienza del 2009, e della primavera araba, e non ha tentato brogli per manipolare il voto.</p>
<p><strong>Piuttosto che smantellare gli accordi presi</strong>, quindi, gli Stati Uniti dovrebbero costruire sulle loro fondamenta e aprire fronti di discussione con i moderati riguardo a terrorismo e sicurezza regionale su cui esiste una convergenza di interessi.</p>
<p><a href="http://www.iltoroelabambina.it/">www.iltoroelabambina.it</a></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/www.iltoroelabambina.it/">www.facebook.com/www.iltoroelabambina.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/liran-fra-giochi-palazzo-cambio-generazionale/">L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/liran-fra-giochi-palazzo-cambio-generazionale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
