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	<title>pace Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>pace Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>La filosofia della pace di Jean-Marie Muller</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 21:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Citando le parole del filosofo Jean-Marie Muller, uno dei più importanti pensatori contemporanei sulla pace, “il mondo si trova in uno stato di violenza e la sua esistenza stessa è sotto minaccia”. Muller ha dedicato la propria vita alla ricerca, e la formazione per l’azione pubblica, in risposta alle sfide poste dalla guerra, a partire dall’obiezione di coscienza che gli è costata tre mesi di detenzione e la privazione dei diritti civili per cinque anni.</p>
<p>“Il vangelo della non-violenza” (1969) dà inizio un’indagine cinquantennale ed evidenzia le contraddizioni dei principi di legittima violenza e guerra giusta, avvallati dalla Chiesa, così come dai poteri nazionali e transnazionali, dove la nonviolenza viene indicata come una strategia efficace per concretizzare la giustizia, la pace e la libertà. “Il principio della non-violenza, percorso filosofico” (1995) interroga, inoltre, sul ruolo del filosofo come militante.</p>
<p>Muller giunge alla conclusione che il filosofo non può tenersi fuori dalla disamina e il tentativo di composizione dei dissidi sociali e politici e che un impegno confacente in questa direzione permette di innalzare la qualità speculativa. Definisce, quindi, la filosofia una riflessione sull’azione e si adopera a una riabilitazione filosofica della militanza. Fedele a tale principio, aderisce a mobilitazioni di spessore su diverse tematiche che occupano lo spazio mediatico e delle coscienze.</p>
<p>Nel 1970, intraprende uno sciopero della fame per denunciare la vendita di velivoli da combattimento Mirage al governo dittatoriale del Brasile che suscita un dibattito generale sul commercio delle armi. Nel 1973, integra la brigata per la pace nel Pacifico contro i test nucleari francesi, protesta che porrà un epilogo a questi esperimenti in atmosfera. Nel 1978, in solidarietà con gli abitanti del Larzac, contrari all’ampliamento di una base dell’esercito, ottiene l’attenzione di François Mitterrand, il quale in seguito disporrà per l’abbandono del progetto.</p>
<p>L’attivismo alimenta la teoria e, nel manuale “Strategia dell’azione non-violenta” (ristampato nel 1981), quest’ultima viene esposta in maniera rigorosa, sviluppando i principi di una dottrina originale che prende le mosse dallo studio delle battaglie condotte da Gandhi e Martin Luther King. Con la medesima prassi e lo stesso fine, scrive “La lotta non-violenta di César Chavez”, lo storico leader dei braccianti agricoli messicani negli Stati Uniti.</p>
<p>Per dare espressione politica alla proposta pacifista, costituisce il Movimento per un’alternativa non-violenta (Man), federazione di gruppi su scala nazionale, che produrrà anche candidati per le elezioni legislative, e di cui è per lungo tempo portavoce. Assiste, poi, la campagna per una nuova legge sull’obiezione di coscienza e, nel 1982, entra a far parte del comitato consultivo che ne otterrà l’approvazione dello status legale. </p>
<p>Per Muller, l’obiettore deve assumersi responsabilità in caso di aggressione, lavorando intorno alle possibilità della resistenza nonviolenta. Tali valutazioni su un’altra opzione di difesa vengono plasmate in “Avete detto pacifismo? Dalla minaccia nucleare alla difesa civile non-violenta” (1984), e con “La dissuasione civile” (1985), commissionato dal ministero della difesa della Francia e pubblicato dalla Fondazione per gli studi di difesa nazionale, ne viene attestata la pertinenza come metodo applicato alla dottrina militare.</p>
<p>Crea l’Istituto di ricerca sulla soluzione non-violenta dei conflitti (Irnc), con il quale realizzerà studi e congressi sul sostegno civile alla pace. Dal 1985 al 2000, l’Irnc collabora con il segretariato generale della difesa nazionale. Oltre a ciò, Muller coadiuva associazioni globali per i diritti umani e partecipa a missioni di pace in Ciad, Colombia, Iraq, Libano, Nicaragua.<br />
Nel 1987, incontra i principali esponenti dell’opposizione democratica polacca: la resistenza civile aveva tradotto illegalmente “Strategia dell’azione non-violenta” e ne aveva fatto un riferimento intellettuale e politico. La chiave di lettura della nonviolenza applicata alla situazione dei totalitarismi dell’Est si rivelerà feconda e culminerà nella caduta del muro di Berlino nel 1989.</p>
<p>Anticipando questi avvenimenti, scrive nel 1985 “È pur vero che, sebbene il potere assoluto sia ben equipaggiato per spezzare qualsivoglia rivolta violenta, lo stesso si trova disorientato nel far fronte alla resistenza non-violenta di tutto un popolo che si affranca dalla paura. […] Quindi la non-violenza, che le posizioni dottrinarie suppongono faccia il gioco dei regimi totalitari, in realtà si rivela essere l’arma più idonea per contrastarli”.</p>
<p>Il merito di Muller è stato quello di liberare il campo della nonviolenza dai malintesi nei quali era stata incuneata e dotarla di un contenuto razionale e coeso. Ha reso credibile l’ipotesi, discutibile, ovvero degna di essere discussa. In definitiva, ha aperto un nuovo orizzonte per reagire al clima di violenza dominante. Per Muller, la nonviolenza non è solo una forma di dissenso o resistenza, ma è un’esigenza morale e una forma propositiva.</p>
<p>Dal momento che la violenza termina sempre per tradire e corrompere lo scopo che pretendeva servire, è essenziale cercare quelli che Muller enuncia “equivalenti funzionali” coerenti con l’obiettivo. Con un ragionamento cartesiano, il filosofo esprime la saggezza e la forza della nonviolenza e avvia una delegittimazione della violenza, intesa come perno dei sistemi che assoggettano e impoveriscono le persone, e causa di discriminazione ed emarginazione.</p>
<p>Parte del processo è il “Dizionario della non-violenza” (2005), grazie al quale Muller offre il linguaggio per pensare e agire la non-violenza nella sua complessità, e scomporre il lessico che giustifica la violenza. A ciò si aggiungono i due principali filoni di interesse degli ultimi anni: la nonviolenza in seno al cristianesimo e l’islam, e il disarmo nucleare unilaterale della Francia.</p>
<p>Le idee di Muller permeano la conferenza “Non-violenza e pace giusta: un contributo alla comprensione della non-violenza e l’impegno dei cattolici”, organizzata nel 2016 dal Consiglio pontificio giustizia e pace e Pax Christi internazionale, con ottanta specialisti di Africa, America, Asia, Medio Oriente e Oceania. Il documento conclusivo propone un rinnovamento profondo del pensiero secolare della Chiesa in nome dell’esigenza della nonviolenza. Muller contribuirà alla stesura del discorso “La non-violenza: stile di una politica per la pace”, pronunciato dal Papa nel 2017, in occasione della giornata mondiale per la pace. Nell’opera “Disarmare Dio, il cristianesimo e l’islam rispetto alla non-violenza” (2010) richiama entrambi i monoteismi all’unità spirituale che fonda l’umanità.</p>
<p>Muller è altresì dell’opinione che nessun individuo, che non voglia rinnegare la civiltà umana e intenda preservare la propria dignità, possa offrire consenso previo alla distruzione di massa implicita nella produzione, compravendita e uso di armi nucleari. Essendo sua convinzione che il disarmo multilaterale per via negoziale sia un’utopia, crede necessarie decisioni forti e ispiratrici da parte degli Stati per generare una dinamica virtuosa. La sua posizione, che include l’attuazione di un referendum su una questione in merito alla quale i cittadini del suo paese non sono mai stati consultati, è stata esposta nelle giornate sull’abolizione del nucleare del 2012 e nel libro “Liberare la Francia dalle armi nucleari” (2014).</p>
<p>Scomparso nel 2021, all’età di 82 anni, ha sempre dichiarato che il vero realismo politico è quello della nonviolenza e non si è mai arreso alla fatalità del suo contrario. A maniera di esempio, “Supplica a un premio Nobel per la pace in guerra” (2010) resta una potente denuncia delle incongruenze della politica estera di Barack Obama, ed “Entrare nell’era della non-violenza” (2011) sintetizza una filosofia che dimostra la pertinenza di una dimensione alternativa alla ripetizione meccanicistica e disumana del confronto bellico per dirimere dispute che finiscono per acuirsi e incancrenirsi. Nel 2013, ha ricevuto dal presidente indiano Shri Pranab Mukhergee, il premio internazionale della Fondazione Jamnalal Bajaj per la promozione dei valori gandhiani, riconoscimento che è l’equivalente del Nobel per la pace.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-filosofia-della-pace-di-jean-marie-muller/">La filosofia della pace di Jean-Marie Muller</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Società civile e mediazioni internazionali</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/societa-civile-e-mediazioni-internazionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2023 21:43:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ambito della nuova <a href="https://www.iltoroelabambina.it/2023/06/21/larchitettura-della-pace/">architettura per la pace</a> si sono fatte strada apprezzabili organizzazioni non governamentali, fra le quali, il <em>Carter Center</em> di Atlanta, la <em>Comunità di Sant’Egidio</em> di Roma, l’<em>International Crisis Group</em> di Bruxelles, il <em>Centre for Humanitarian Dialogue</em> di Ginevra, la <em>Crisis Management Initiative</em> di Helsinki, il <em>Conflict Prevention and Peace Forum</em> di New York, e la <em>Nonviolent Peaceforce</em> di Ginevra. La loro storia e operato riflettono un approccio alternativo al confronto armato che, spesso, trova poco margine nel dibattitto pubblico, e il consolidarsi delle posizioni degli stati, a fronte delle sfide per la stabilità di scenari eterogenei, dall’Europa orientale, al Sahel, e la Palestina, per citarne alcune. Malgrado ciò, sono la dimostrazione di quanto l’applicazione del diritto internazionale, predisposto sulla scorta delle lezioni apprese dalle grandi conflagrazioni belliche del secolo scorso &#8211; che hanno condotto alla creazione delle Nazioni Unite e l’Unione Europea -, apporti risultati concreti nella direzione dell’idea di pace duratura, a partire dalla comprensione e il superamento delle cause soggiacenti ad asimmetrie, tensioni e violenze, mentre la scelta della guerra, come strumento di imposizione, punizione o vendetta, acuisce e incancrenisce le problematiche esistenti.</p>
<p>Il <em>Carter Center</em> (1982), neutrale e non profit, fondato da Jimmy e Rosalynn Carter, in associazione con la Emory University, dove quell’anno l’ex presidente era diventato professore emerito, si impernia a un’aderenza fondamentale ai diritti umani, e cerca di prevenire e appianare i conflitti e far progredire la libertà e la democrazia. Durante il suo mandato, dal 1977 al 1981, Carter aveva raggiunto sostanziosi traguardi in politica estera, che includono i trattati sul canale di Panama, gli accordi di Camp David, il trattato di pace fra Egitto e Israele, il trattato Salt II con l’Unione Sovietica, e l’inaugurazione di relazioni fra gli Stati Uniti e la Repubblica Democratica di Cina. Jimmy Carter e il Centro, dal 1989 al 2020, sono stati involucrati in mediazioni in 14 paesi e due vaste aree geografiche, la regione dei Grandi Laghi in Africa e il Medio Oriente, e hanno coadiuvato 14 missioni di osservazione elettorale. Nel 2002, Carter è stato insignito con il premio Nobel, in riconoscimento della sua abnegazione nell’individuare varchi pacifici nei dissidi internazionali e stimolare lo sviluppo economico e sociale.</p>
<p>È conosciuto a coloro che si prodigano nel campo della pace, l’apporto della <em>Comunità di Sant’Egidio</em> e, in special modo, la trattativa sull’annosa guerra in Mozambico, dove le diplomazie ufficiali avevano più volte fatto un buco nell’acqua. Nel 1990, infatti, rappresentanti della Comunità aprono i negoziati tra i contendenti dello scontro civile e, due anni più tardi, vengono siglati gli accordi di Roma. La Comunità, detta “l’Onu di Trastevere”, ha favorito l&#8217;accordo di pace in Guatemala nel 1996, l&#8217;accordo di garanzia con il quale i <em>leader</em> albanesi si compromettevano a rispettare il risultato delle elezioni che nel 1997 posero fine all&#8217;anarchia politica, la liberazione dell’intellettuale e pacifista kosovaro Ibrahim Rugova, in seguito presidente delle istituzioni provvisorie di autogoverno, e il patto per la democrazia in Guinea nel 2010. Altre esperienze, nonostante l’esito negativo, come quelle in Algeria, tra il 1994 e il 1999, in concomitanza con un colpo di stato e l’insediamento di una giunta militare, o il tentativo di chiudere un accordo di pace nel nord dell&#8217;Uganda, abortito per il rifiuto all&#8217;ultimo momento dei guerriglieri, sono comunque una chiara testimonianza del pari rilievo e funzionalità reciproca delle diverse piste.</p>
<p>L’<em>International Crisis Group </em>(1995), impegnato nel fornire un contributo al disegno di politiche che possano costruire un mondo incruento, è stato fondato come un’organizzazione indipendente, in risposta agli orrori avvenuti in Somalia, Ruanda e Bosnia. Gli esperti realizzano ricerche sul terreno, con la partecipazione di tutti gli attori, condividono le differenti prospettive e suggeriscono opzioni pratiche. Pubblica indagini comprensive e fornisce informazioni in tempo reale a coloro che sono incaricati di prendere decisioni, per evitare o, quantomeno, limitare minacce alla sicurezza. In aggiunta, vengono patrocinati colloqui con capi di governo, politici, mezzi di comunicazione, società civile per porre l’accento su emergenze, prossime o potenziali, prima che la spirale vada fuori controllo, e per aprire opportunità di intesa. La combinazione di presenza fisica, continua e costante, in teatri afflitti dalla violenza, accesso a sfere di alto livello e impatto, e competenza nell’elaborazione di raccomandazioni mirate e viabili, ha preso le sembianze di un <em>intelligence</em> per la pace che ha permesso un ridimensionamento delle crisi in Afghanistan, Etiopia, Mali, Nagorno-Karabakh.</p>
<p>Il <em>Centre for Humanitarian Dialogue</em> (1999) è un organismo senza fini di lucro, che si poggia sui principi di umanità e imparzialità, valendosi della diplomazia privata con la meta della pace. Aggiorna e assiste la comunità internazionale per sormontare dispute bilaterali e multilaterali, con un’influente rete globale, e nel disegno di accordi, inclusi cessate il fuoco e corridoi umanitari, dal terrorismo dell’Eta in Spagna alla crisi ucraina del grano, a teatri complessi in Etiopia, Darfur, Filippine, Myanmar, e Somalia. Allo stesso tempo, offre supporto locale a settori emarginati, affinché abbiano gli strumenti per affrontare contingenze che ripercuotono sulle loro vite. Il Centro è vincolato all’80 per cento dei conflitti odierni e nel 2022 è stato insignito con il Canergie Wateler Peace Prize. Quest’anno ha celebrato il ventesimo anniversario del prestigioso Forum di Oslo, convocato con la cancelleria norvegese, nella cornice del Chatham House Rule, che disciplina la confidenzialità in quanto alla fonte &#8211; ma non al contenuto -, di discussioni a porte chiuse, fra esperti, politici, e attivisti, incoraggiando una comunicazione franca per il miglioramento delle relazioni internazionali.</p>
<p>La <em>Crisis Management Initiative</em> (2000), altrimenti conosciuta come la fondazione per la pace di Martti Ahtisaari, ex presidente della Finlandia e Premio Nobel per la pace nel 2008, si occupa di anticipare e risolvere i conflitti violenti attraverso il dialogo informale, la creazione di capacità e l’accompagnamento della comunità globale verso il rafforzamento della pace. L’Ue e singoli paesi europei, tra cui la Finlandia per il 55 per cento, sono finanziatori significativi. Ha svolto ruoli di mediazione, e organizzato consultazioni fra stati e gruppi armati, in Indonesia, Iraq, Sud Sudan, Ucraina, Transnistria, Burundi, Yemen, Palestina. La Fondazione si muove lontano dai riflettori, non rilascia commenti sulle negoziazioni in corso e, spesso, i successi ottenuti non vengono divulgati. A chiusura del mandato presidenziale, Ahtisaari declinò l’offerta di assumere la carica di Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, dichiarando che era impellente dedicarsi alle determinanti strutturali delle guerre, invece che dei loro effetti. Come parte di questa visione, Ahtisaari creò, quindi, la Fondazione e accettò di presiedere l’<em>International Crisis Group</em>.</p>
<p>Valido è il lavoro del <em>Conflict Prevention and Peace Forum</em> (2000) e, in particolare, la sua abilità nel collegare i governi occidentali con compagini del fondamentalismo islamico, a esempio Hamas e Hezbollah, nella doppia convinzione che l’isolamento esacerba l’estremismo e i nessi dialettici possono disinnescare fattori di rischio, sebbene l’iniziativa, peraltro perseguita con le medesime ripercussioni dalla <em>Crisis Management Initiative</em>, sia stata criticata da quanti pensano non si debba interloquire con gruppi terroristi. Il Forum fornisce all’Onu un accesso rapido e incondizionato a conoscenze e competenze analitiche, colmando la lacuna tra ricerca empirica e spazi decisionali nella gestione dei conflitti. Vi sono poi organizzazioni &#8211; dai Balcani al Caucaso, dal Sud America all’Asia -, specializzate nel <em>peacebuilding </em>e nel <em>peacekeeping </em>civile che, grazie alla loro dedizione nella tessitura dal basso di fiducia e zone di dialogo, hanno mediato situazioni in potenza esplosive. Si veda la traiettoria ricca di intuizioni di <em>Nonviolent Peaceforce</em> (2002), la cui missione è di proteggere i civili e interrompere le aggressioni con strategie che non prevedono l’uso delle armi. I valori che la guidano sono la non violenza, come forza morale di cambio sociale; il primato dell’azione <em>civilian-to-civilian</em>, per preservare la vita, ridurre le ostilità, e mettere a punto dinamiche che ne sovvertano il contesto; e il rispetto per la “pluriversalità”, ovvero quel conglomerato di identità, rappresentazioni e narrative, di eguale dignità che la pace deve saper tenere insieme.</p>
<p>I singoli stati, e le organizzazioni formali multilaterali, pur con obiettivi espliciti relativi alla prevenzione dei conflitti armati, il mantenimento della sicurezza, e il conseguimento della pace, hanno raccolto molti fallimenti in congiunture drammatiche della storia contemporanea, per non essere riusciti a intervenire olisticamente, agire in maniera precauzionale o, ancora, rapida ed elastica, alle prime avvisaglie di una crisi. La loro inefficacia è stata spesso dettata dall’essere portatori di interessi politici ed economici e di presunte legittimità morali, rivelatisi un ostacolo alla rimozione delle cause, o dall’essere collocati in seno ad alleanze strumentali con realtà di maggior peso che, in forma diretta o indiretta, dettano l’agenda e influenzano la comunicazione. Soprattutto, le modalità di reazione rispondono a una mentalità retriva che vede la corsa agli armamenti come deterrente, e l’impiego di operazioni militari come espediente predominante per rinstaurare l’ordine, applicare un modello democratico o detenere la violenza, nell’equivoco sostanziale, smentito dai fatti, secondo il quale esistano “guerre buone” e queste possano garantire la pace. Le guerre, invece, per lo più si perdono, e la devastazione sociale, psicologica, e culturale, provocata ha sequele complesse di lungo termine, che pregiudicano intere generazioni, e di cui si finisce per accudire solo agli effetti più immediati.</p>
<p>I soggetti non istituzionali, che hanno portato a conclusione processi fruttiferi di facilitazione multilivello, meritano, oltre che di attenzione, di studi specifici per distillare lezioni apprese replicabili in futuro. Purtroppo, questo è un campo in cui esiste poca letteratura scientifica e che ha avuto scarso riconoscimento. Sebbene la peculiarità dei contesti e la singolarità dei rapporti creati renda impossibile l’universalità di uno schema, alcuni capisaldi hanno una valenza trasversale, nella fattispecie, l’importanza di coinvolgere attori locali, operare tenendo presente che le parti in lotta sono i veri protagonisti della mediazione e solo da esse può arrivare una soluzione sostenibile, assicurare la complementarietà dei canali preposti e il loro coordinamento. Va, altresì, tenuto in considerazione che i conflitti possono trascinarsi per anni e trasformare il negoziato in un susseguirsi di tattiche di logoramento. Ciò è tuttavia utile, perché miscela un amalgama di vincoli di avvicinamento e conoscenza speculare.</p>
<p>Viviamo in un mondo sempre più polarizzato, frammentato e pericoloso. Hanno assunto preminenza espressioni armate dell’estremismo religioso, pesante eredità del tracollo di guerre precedenti, alimentate da antagonismi regionali e internazionali, così come reti criminali legate al narcotraffico, fomentate dalla crescente povertà e l’aumento dell’esclusione. È anche in atto una feroce ricomposizione dei poteri nella geopolitica globale che si avvale del ricorso alla forza e la disinformazione. Conflitti nuovi e cronici sorgono e perdurano a motivo di questi fattori, con alti costi umanitari ed economici. La diplomazia multilivello di soggetti non statali ha aiutato ad affrontare e governare circostanze che sembravano fuori controllo, dove le fazioni non accettavano nemmeno l’intercessione delle Nazioni Unite. Limitare la violenza su ampia scala, ed edificare percorsi autentici di riconciliazione, necessita di una diplomazia svecchiata, dinamica e creativa, e una classe politica responsabile e non ideologica, con profondità di ragionamento storico, rigorosa sul piano del diritto internazionale, senza eccezioni facinorose, e alfabetizzata al linguaggio della pace.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/societa-civile-e-mediazioni-internazionali/">Società civile e mediazioni internazionali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L&#8217;architettura della pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 21:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La diplomazia multilivello, e il pensiero di specialisti come Lederach, hanno permeato la logica del peacebuilding, entrando a far parte del linguaggio dell&#8217;Onu, dell&#8217;Unione Europea (Ue), di importanti organismi regionali e di singoli governi nazionali.  Questa metodica plurisettoriale e interdisciplinaria, attraverso il ricorso a binari eterogenei, o track, in chiave di rete dinamica, contribuisce a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="https://www.iltoroelabambina.it/2023/04/17/la-diplomazia-multilivello/">diplomazia multilivello</a>, e il pensiero di specialisti come Lederach, hanno permeato la logica del <em>peacebuilding</em>, entrando a far parte del linguaggio <span style="color: #333333;">dell&#8217;Onu, dell&#8217;Unione Europea (Ue), di importanti organismi regionali e di singoli governi nazionali. </span></p>
<p>Questa metodica plurisettoriale e interdisciplinaria, attraverso il ricorso a binari eterogenei, o <em>track</em>, in chiave di rete dinamica, contribuisce a promuovere la pace nel mondo in &#8220;una maniera olistica e inclusiva&#8221; (Dudouet, Eshaq et al., 2018), in negoziazioni formali che vanno oltre il tradizionale intervento esclusivo di parti armate ed <em>élite</em> politiche. La compresenza dell&#8217;attivismo di base, la comunicazione, l&#8217;accademia, l&#8217;impresa, le autorità religiose, favorisce, inoltre, una maggiore interconnessione di intenti (Paffenholz, 2013). Soprattutto, garantisce una più ampia rappresentatività di interessi per la definizione di soluzioni solide e durature e, in molti frangenti, ha generato piattaforme che si sono rivelate fondamentali per sollevare questioni neglette, o sbloccare <em>impasse</em> scaturiti da posizioni e alleanze determinate da affari economici o blocchi geopolitici, a scapito della sicurezza e la vita delle persone.</p>
<p>In tempi recenti, la riflessione sulla diplomazia multilivello ha indotto a una revisione strategica su larga scala dei processi governati dalle Nazioni Unite. La <em>Sustaining peace policy,</em> redatta a partire da un&#8217;investigazione trasversale del 2015, incaricata a una commissione di esperti, sull&#8217;impatto delle missioni politiche e le operazioni di mantenimento della pace, le seguenti risoluzioni del 2016, approvate dal consiglio di sicurezza (S/Res/2282), e dall&#8217;assemblea generale (A/Res/70/262), e il rapporto del 2017 sulle attività a supporto della mediazione del segretario-generale, fra altri elementi di cambio, elevano il ruolo giocato dal pacifismo strutturato &#8211; con accento sulle donne e i giovani -, il settore privato e le organizzazioni regionali, a quello del <em>peacemaking</em> e il <em>peacekeeping</em> canonici, auspicando opportune <em>partnership</em> a diversi livelli. Gli stessi rimarcano la necessità di finanziamenti per appoggiarne nel lungo termine le attività di prevenzione, mediazione e ricostruzione del tessuto democratico. Riconoscendo e facilitando l&#8217;apporto paritario di tali figure, la nuova architettura della pace rappresenta una svolta concettuale e pragmatica di spessore. Pone, infatti, a disposizione della società civile strumenti per potenziarne azione e incidenza, in un contesto integrato e coerente per la gestione dei conflitti globali.</p>
<p>Sulla stessa linea, si trova <em>Pathways for peace</em>, pubblicato nel 2018, dalle Nazioni Unite e la Banca Mondiale. Lo studio muove dall&#8217;enorme costo sociale ed economico degli scontri bellici contemporanei, la cui complessità vede il coinvolgimento di gruppi non statali, attori regionali e internazionali, sfide globali come quella climatica e, ancora, la criminalità organizzata transnazionale, e analizza alcuni casi di successo nella loro risoluzione. Le raccomandazioni che ne derivano sono imperniate nell&#8217;imprescindibilità della dialettica fattiva tra stato e società, alla quale si attribuisce rilevanza nell&#8217;identificazione tempestiva e la circoscrizione efficace, attraverso un lavoro di diplomazia vera e propria, di quei fenomeni di esclusione dall&#8217;accesso a beni e opportunità, dalla partecipazione e il potere decisionale, che potrebbero sfociare in tensioni, antagonismi militanti e prolungate contrapposizioni violente. In questo modo, la società civile assume centralità nel nesso fra le aree dello sviluppo e la sicurezza delle comunità e i paesi.</p>
<p>Numerosi esperti hanno suggerito all&#8217;Ue, in forma esplicita e ripetuta, di &#8220;rendere operativo un approccio <em>multi-track</em>&#8221; (<span style="color: #333333;">Herrberg, Gündüz et al. 2009). In risposta, nella <em>Global Strategy</em> del 2016, questa si è impegnata ad assumerlo a livello locale, nazionale, regionale e globale. Dal canto suo, la Comunità economica degli stati dell&#8217;Africa Occidentale (Ecowas per la sigla in inglese), in linee guida operative del 2017, ha evidenziato l&#8217;urgenza di &#8220;forgiare alleanze e coordinamento fra <em>track</em>&#8220;. Ed è proprio in questo continente che si rendono evidenti i vincoli intrinseci fra <em>peacekeeping</em> e sviluppo e l&#8217;importanza delle dimensioni sociali ed economiche che acuiscono e perdurano le situazioni conflittuali. L&#8217;Ecowas e l&#8217;Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad per la sigla in inglese), formata dai paesi del Corno d&#8217;Africa, in origine istituite con l&#8217;obiettivo di promuovere l&#8217;integrazione economica, hanno visto espandere il proprio mandato a funzioni di sicurezza regionale, con alterni successi e fallimenti. Malgrado all&#8217;inizio si sia privilegiato un criterio in prevalenza militare, che si è rivelato un rischio per le economie nazionali e i programmi di integrazione, le iniziative successive sono state progressivamente orientate nella direzione del <em>soft power</em> e del <em>peacebuilding</em>. </span></p>
<p>Anche gli stati hanno adottato i concetti e i dettami della diplomazia multilivello in politica estera. Per esempio, la politica per la pace della Svezia enfatizza il pregio e il peso dell&#8217;inquadramento della società civile negli ambiti del <em>peacebuilding</em> e lo <em>statebuilding</em>. Nella <em>Strategy for Sustainable Peace</em>, il governo sottolinea il proprio sostegno a &#8220;stadi critici di <em>peacebuiding</em> che devono includere la partecipazione locale&#8221;. Il Ministero degli affari esteri tedesco, nel documento marco sulla mediazione per la pace, del 2019, asserisce che &#8220;gli approcci multilivello o i dialoghi nazionali incrementano la fattibilità di raggiungere soluzioni comprensive e durature&#8221;. La Svizzera proietta una visione in cui si valorizza la prassi <em>bottom-up</em> nei processi di pace, per la quale afferma di trovarsi in una posizione privilegiata in merito a competenze acquisite.</p>
<p>Ciò nondimeno, <span style="color: #333333;">la poliedricità dei conflitti e la loro frammentazione richie</span>dono ulteriore ponderazione sull&#8217;uso effettivo di questa infrastruttura per la pace (Preston MacGhie, 2019) e lo scarto fra il discorso e la pratica degli stati e le organizzazioni internazionali. Mentre già esiste dal lato dell&#8217;accademia un corpo di ricerca teorica ed empirica che punta a un adeguamento critico del <em>peacebuilding </em>mirato a spostarne l&#8217;asta più in alto (<span style="color: #333333;">Lidén, Mac Ginty et al., 2009; Hellmüller, 2018 e 2019), la sua applicazione e riuscita sulla trasformazione dei conflitti restano insoddisfacenti, complici mentalità retrive sulle condizioni per la sicurezza, che priorizzano l&#8217;opposizione militare, alla cooperazione, l&#8217;integrazione e lo sviluppo; la rendita della manipolazione del mercato, e delle economie di guerra, per i paesi con maggiore potere finanziario, tecnologico e industriale; e i vantaggi legati all&#8217;allargamento delle sfere di influenza di quelle nazioni con ambizioni egemoniche nell&#8217;ordine mondiale.</span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/larchitettura-della-pace/">L&#8217;architettura della pace</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La mediazione turca in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 16:26:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo, la Turchia nutre l’ambizione di affermarsi come un potere globale indipendente e ha identificato un’opportunità nella mediazione per il superamento del conflitto armato fra la Russia, gli Stati Uniti, e i paesi allineati con questi ultimi, che sta avendo luogo in Ucraina. La retorica, costruita a misura dell’opinione pubblica americana e i membri del congresso, secondo la quale sarebbe un baluardo per frenare Mosca, non risponde a verità. Ankara non ha alcuna intenzione di assumere le funzioni di sentinella del fianco sud orientale dell’alleanza atlantica e, a differenza di quanto avvenuto nel corso della guerra fredda del secolo passato, coltiva un’agenda autonoma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa intenzione prende le mosse dalla concezione del presidente Recep Tayyip Erdoğan e il suo partito del diritto sovrano della Turchia a difendersi da minacce, come il separatismo curdo sul territorio nazionale e in Siria, e perseguire interessi strategici, seppure in contrasto con i propri supposti principali alleati, Stati Uniti e Unione Europea (UE), nei confronti dei quali, peraltro, si è venuto accumulando un risentimento che ne ha inasprito i rapporti. La miscela di aspirazioni e frustrazioni, maturata negli anni, fra cui la fallita annessione all’UE, ha implicato un accostamento a Vladimir Putin, malgrado un percorso accidentato, riguardo a Siria, Libia, e Nagorno-Karabakh. L’intervento della Russia in Siria aveva, infatti, introdotto tensioni fra i due paesi. Nel novembre del 2015, la Turchia aveva abbattuto un caccia russo e l’episodio palesò il fantasma del primo confronto della storia tra un membro della Nato e il Cremlino. Si diede una riconciliazione, nel 2016, in seguito al deterioramento del vincolo fra la Turchia e gli Stati Uniti per il loro appoggio alle milizie curde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mosca fu, inoltre, la capitale straniera che Erdoğan visitò, in cerca di sostegno politico, all’indomani del fallito colpo di stato, contro il suo governo. In quell’occasione, si scusò per l’incidente e offrì compensazione alla famiglia del pilota che aveva perso la vita. La collaborazione che ne seguì condusse all’espansione degli scambi bilaterali e, nel 2017, all’acquisto, per 2.5 miliardi di dollari, dei missili terra-aria S-400, costato sanzioni da parte degli Stati Uniti, ricatti di espulsione dall’Organizzazione del Trattato dell&#8217;Atlantico del Nord (Nato, per la sigla in inglese) &#8211; eventualità peraltro non prevista dallo statuto -, e un questionamento generalizzato in merito al suo orientamento negli affari esteri. Se nel 1952, dopo aver combattuto al fianco degli americani nella guerra di Corea, la Turchia si era unita alla Nato, per paura di interferenze del Cremlino nella gestione delle vie strategiche di comunicazione del Bosforo e dei Dardanelli, la prospettiva di sistemi russi integrati alla struttura di difesa della Nato venne percepita come un voltafaccia e una pesante sfida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Solo qualche mese fa, Erdoğan era isolato sul piano internazionale. Negli ultimi due anni, aveva sfidato Cipro e la Grecia, ricattato l’Europa sui flussi dei rifugiati siriani, ed era entrato in collisione con la Francia sulla Libia. In Medio Oriente, aveva mantenuto relazioni difficili, persino ostili, con Arabia Saudita, Egitto e Israele, al punto da suscitare inedite coalizioni per tenerle testa. Nel 2021, nel mezzo del crollo monetario e un serio disagio sociale, il presidente annaspava per riparare i danni di un atteggiamento inutilmente aggressivo. Malgrado tutto, la Turchia ha sempre tratto beneficio da una Washington incline a soprassederne gli eccessi, in base a valutazioni geopolitiche. Joe Biden l’aveva per lo più ignorata, con qualche punta di occasionale criticismo, ma la crisi ucraina le ha offerto un trampolino per il rilancio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ci ha abituati Erdoğan, si sono manifestati segni opposti. Da un lato, il riconoscimento dell’indipendenza di Kiev, e la chiusura dello stretto del Bosforo, erano stati la prova tangibile del fatto che la Turchia restasse un componente fondamentale della sicurezza occidentale. Una compagnia privata, di proprietà del figlio, nel 2019, aveva cominciato a vendere all’Ucraina i droni d’attacco, Bayraktar TB2, di fabbricazione turca, i più economici tra quelli disponibili sul mercato, la cui efficacia ha sorpreso gli analisti militari. Dall’altro lato, non sono state imposte sanzioni alla Russia e lo spazio aereo è rimasto aperto. Tuttavia, proprio l’ambivalenza di questa narrativa, non tutta pro Ucraina o anti Putin, offre margine alla possibilità di ritagliarsi un profilo. Sarà da vedere se riuscirà a replicare la scommessa vinta fra il 2005 e il 2011, quando sovrintese le negoziazioni fra Siria e Israele, dispiegò forze di <em>peacekeeping</em> in Libano, cercò di sbilanciare la presenza dell’Iran in Siria, e fece leva sul proprio peso economico per tessere buoni legami con i paesi della regione, con un ruolo costruttivo e senza generare timori negli alleati della Nato. Nel 2020, la Turchia ebbe anche una partecipazione negli accordi con i talebani in Afghanistan.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I critici hanno etichettato l’iniziativa alla stregua di una rincorsa di nazioni come Germania, Francia e Regno Unito, o il tentativo di estromettere dal panorama Israele, propostosi nella stessa veste, o di celare la propria reale attitudine, tenendo in conto che la Turchia ha bisogno del Cremlino per condurre operazioni militari in Siria, considerate vitali. Eppure sarebbe un errore ignorare ciò che Erdoğan è in grado di apportare al processo, ovvero la sua speciale interlocuzione con Putin. Pochi capi di stato, a eccezione di Benjamin Netanyahu, hanno trascorso con lui più tempo del presidente turco, e persino a fronte di profonde differenze hanno saputo concertare azioni complesse. Non solo ha una connessione positiva con Mosca e Kiev, ma può facilitare un canale sia con Washington sia con Bruxelles, un punto chiaro a Volodymyr Zelenskyy, il quale ha discusso le garanzie per l’Ucraina con Erdoğan prima della sua ultima visita a Mosca. Un avvicinamento era già avvenuto all’inizio dei combattimenti e un’importante riunione si è concretato ad Antalya. Il tavolo avviato a Istanbul, dopo l’insuccesso dell’esperimento in Bielorussia, ha senso da diversi punti di vista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Turchia si trova in una condizione unica e privilegiata: è rispettata per l’amministrazione delle infrastrutture geostrategiche nell’area del Mar Nero e l’esperienza acquisita in trattative delicate nel Caucaso e in Medio Oriente la rendono credibile come mediatrice. C’è molto in gioco per il paese rispetto al negoziato. In primo luogo, il miglioramento delle relazioni con l’Occidente che sembra ora aperto alla distensione. In secondo, l’eventualità di ricavarsi un posto di rilievo nella risoluzione di questioni nodali in altre zone di instabilità, fra cui Serbia, Bosnia e Herzegovina, e Afghanistan. Se la Turchia dovesse riuscire nell’intento, avrebbe un guadagno netto in <em>status</em>. Dopo la ronda di marzo, nonostante gli sforzi della Turchia, non è ancora stata identificata una data per un incontro fra Zelensky e Putin. Il ministro degli affari esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che alcune nazioni della Nato si stanno impegnando per prolungare il conflitto, invece di trovarne un’uscita, e che l’interesse apparentato per le sorti degli ucraini è solo cosmetico, quando in realtà si sta incrementando la violenza con il fine di debilitare la Russia nel lungo termine. Le recenti affermazioni pubbliche del segretario di stato americano, Antony Blinken, e del segretario della difesa, Lloyd Austin, nel merito, sembrerebbero confermare tale lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cavusoglu è dell’opinione che le sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea non favoriscano il clima necessario al dialogo, sebbene la Turchia continuerà i contatti diplomatici su entrambi i fronti, definendo il proprio lavoro imprescindibile, visto l’irrigidirsi di determinate posizioni. La <em>first lady</em>, Emine Erdoğan, dal canto suo, ha rilasciato interviste sottolineando l’importanza del <em>soft power</em> per garantire una pace permanente e sostenibile nel mondo, così come il coinvolgimento attivo di paesi che non facciano parte del gruppo dei vincitori della seconda guerra mondiale, criticando la struttura del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’efficacia dell’organizzazione che, per ammissione dello stesso segretario generale, António Guterres, ha fallito nel prevenire lo scoppio delle ostilità. La Turchia pare procedere con determinazione e una certa libertà di pensiero, ma spesso ci ha sorpreso con cambi di scena imprevisti e decisioni temerarie. Passi quel che passi, il filo conduttore del suo azionare si snoderà all’interno del nazionalismo turco e la stabilità di Erdoğan.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
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