<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>palmiro togliatti Archivi - Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/tag/palmiro-togliatti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/palmiro-togliatti/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Mar 2023 15:16:28 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>palmiro togliatti Archivi - Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/palmiro-togliatti/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Ritorno al futuro passato</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/ritorno-al-futuro-passato/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/ritorno-al-futuro-passato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giannubilo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 18:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[francesco giannubilo]]></category>
		<category><![CDATA[palmiro togliatti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3444</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da Togliatti alla Schlein: il loop tragico e grottesco dei comunisti in Italia &#160; Non è, né vuole essere un ossimoro quello contenuto del titolo. È semplicemente l’immagine di una aspettativa palingenetica coltivata nei primi decenni di questa Repubblica dall’allora Partito comunista, ma successivamente &#8211; irrimediabilmente condannata dalla Storia &#8211; del tutto abbandonata; ora, invece, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/ritorno-al-futuro-passato/">Ritorno al futuro passato</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Da Togliatti alla Schlein: il loop tragico e grottesco dei comunisti in Italia</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è, né vuole essere un ossimoro quello contenuto del titolo. È semplicemente l’immagine di una aspettativa palingenetica coltivata nei primi decenni di questa Repubblica dall’allora Partito comunista, ma successivamente &#8211; irrimediabilmente condannata dalla Storia &#8211; del tutto abbandonata; ora, invece, sembra essere tornata drammaticamente in auge a guisa di spettro ricomparso dal profondo degli inferi. E tutto ciò per via di inaspettati elementi fattuali disfunzionalmente partoriti nell’ambito scomposto della sinistra postcomunista, paracomunista e comunista <em>tout court</em> in questo nostro incuboso Paese, in una visione, di cui si è fatta paladino il suo nuovo <em>conducator</em> Elly Schlein, quasi ché centrata sull’attesa di un nuovo evento catastrofico-palingenetico a seguito del quale sorgerà, sulle macerie di una vecchia società, una nuova comunità rigenerata e purificata soprattutto dalle perniciose idee della destra meloniana e affini, un nuovo regno di pace e giustizia.</p>
<p>Di certo, tale narrazione è un quadro volutamente caricaturale, eppure la crociata di questo inedito “Cavaliere nero”, intrisa di neo-profetismo, assume marcati caratteri escatologici, un’ambigua, agghiacciante prospettazione, una sorta di inaspettata esplosione chiliastica: un novello Lohengrin di wagneriana memoria, dunque, postosi alla guida di un processo anaciclotico, che intende riprendere l’iniziale sviluppo di quella fase politica, giunta ora all’ultimo stadio di deterioramento.</p>
<p>Insomma, una nuova fase di <em>politica escatologica</em>, il ritorno ad una mitologia idonea a convertire il sovraccarico depressivo della moltitudine criptocomunista odierna, racchiusa in una lugubre identità irrisolta &#8211; che ben si riflette in una penosa, schizofrenica dissociazione cognitiva a difesa di miti e simboli, rivisitati e adattati all’attualità &#8211; di una storia mai chiusa del tutto e incapace di uscire dalla prigionia di un’appartenenza sospesa, in cui il riformismo rimane solo una pura suggestione, una sorta di schermo utile a coprire una memoria essenzialmente di segno contrario.</p>
<p>Questo “totalmente altro”, improvvisamente materializzatosi come aspirazione suprema attraverso un processo di negazione e di inversione, ha finito comunque per vanificare del tutto il tentativo &#8211; ancorché esperito per lo più in modo ambiguo e contraddittorio &#8211; posto in essere in questi decenni dalla sinistra postcomunista, con una sofferta rielaborazione concettuale, di un riposizionamento non dottrinario rispetto ad obiettivi consoni ad una liberaldemocrazia, seppure in modo imperfetto.</p>
<p>In definitiva, questo “partito nuovo”, ora paranoicamente impegnato, per via del suo novello condottiero, in una lotta finale &#8211; l’<em>Armagheddon &#8211; </em>contro le “perverse potenze” del Male, rappresentate dall’odierna compagine governativa “filofascista, razzista e sessista”, continua ad occupare lo spazio &#8211; peraltro da sempre detenuto dal maggior partito comunista dell’Occidente &#8211; nel quale si collocano, negli altri Paesi europei, le grandi formazioni socialdemocratiche e riformiste.</p>
<p>Cosicché, se in Italia è abortito, a differenza di altre nazioni ideologicamente più coese, il passaggio cruciale tra liberalismo e liberaldemocrazia, allo stesso modo è fallito quello altrettanto risolutivo tra comunismo e socialdemocrazia, ciò che peraltro sarebbe stato determinante per traghettare il Paese verso lo sviluppo di una compiuta democrazia liberale. Ma così non è stato, e così non è.</p>
<p>Se è vero, dunque &#8211; così come è vero &#8211; che, secondo l’impostazione liberale, diversamente da quella deterministica di derivazione marxista, la Storia è un tunnel di cui non si vede la luce, è come essere stati improvvisamente risucchiati in fondo ad esso, senza più nemmeno quell’incerto chiarore che pur fiocamente si intravedeva in lontananza. L’aspettativa riposta, dunque, in una evoluzione, di certo irta di non indifferenti difficoltà, della sinistra nostrana verso forme di politica liberale come regolamentazione di conflitti è ora definitivamente tramontata per l’instaurarsi di colpo di una concezione politica <em>escatologica </em>come redenzione dai conflitti, in vista dell’annientamento degli agenti responsabili della <em>governance</em>, conservatrice e retrograda, in atto. Insomma ci troviamo di fronte ad una sorta di neo giacobinismo dotatosi di un programma sostanzialmente pantoclastico, che riprende trucemente temi che pensavamo essere stati definitivamente sepolti nella non esaltante storia di questa Repubblica, che ha “bruciato” la sua esistenza esclusivamente nella mitologia antifascista, resistenziale e antimonarchica, e che ora rischia il decisivo avvelenamento psicologico oltre che una vera e propria agonia esistenziale in un rinnovato clima da “guerra di liberazione”.</p>
<p>E i fantasmi del passato &#8211; un “Passato che mai passa”, come ebbi pure a scrivere in altra occasione &#8211; tornano come spettri, come le ombre del mito della Caverna di Platone, a oscurare questo Paese.</p>
<p>Si è così finalmente disvelata la vera fisionomia del comunismo italiano, impersonata nel Partito comunista che via via mutava il nome in Pds, Ds e Pd, una riproduzione metastatica ora riapprodata ad una risoluzione giacobina, settaria e di puro sciacallaggio politico nei confronti di un’Autorità governante legittimamente eletta e che sta concretamente attuando principi e metodi tipici della democrazia liberale, ancorché compito assai arduo in questa degradata Repubblica: il comunista di oggi, incarnato nel suo nuovo leader, che ha issato il vessillo della “liberazione degli oppressi”, contornato perlopiù ipocritamente da “scarafaggi” al suo servizio, non è che il giacobino del 1793!</p>
<p>Cosicché è tornata in gran rispolvero la strategia di lotta politica di togliattiana memoria, di quel Palmiro Togliatti “impresario” culturale della rivoluzione, a cui fu attribuito il soprannome de “Il Migliore”, ciò che assunse un significato ironico nel contesto della lunga fase stalinista della tradizione rivoluzionaria marxista-leninista in Italia, trasfusa ora in un “partito nuovo”, così come nelle intenzioni del suo “moderno Principe”, che, con la sua anima disperata e tragica, in un rinverdito clima da “guerra civile”, mostra di coltivare un folle disegno affatto destabilizzante degli assetti sociali e politico-istituzionali in atto. E’ dunque il ritorno in auge dello zoccolo più duro della subcultura comunista, che nulla ha che vedere con i valori dello Stato di diritto, della cultura e della tradizione liberaldemocratica: dunque, una sorta di rinnovato progetto leninista-marxista, non dissimile da quello veicolato da Gramsci nel pensiero di Togliatti, grazie al quale quest’ultimo riuscì ad essere il perfetto stalinista, e tale rimase fino alla fine. Un programma, proposto come “l’abbandono della disperazione”, che giunge al termine di una lugubre linea rossa che si dipana dalla “svolta di Salerno” del 1944 e che descrive tutto l’itinerario del Partito comunista italiano, con le sue strategie di lotta e di infiltrazione profonda nel mondo della cultura e della società, che ha finito per occupare tutto lo spazio che gli ha finora consentito l’indulgenza collettiva, avendone in sostanza metabolizzata l’aspirazione rivoluzionaria; di certo attenuatasi questa &#8211; ma senza con ciò pervenire a più coerenti modelli di sviluppo nei termini di una compiuta socialdemocrazia &#8211; dopo la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991, allorquando Stalin fu presentato come un folle criminale e accusato di essere il peggior omicida di massa. Purtuttavia, ancorché l’icona suprema del marxismo giacesse ormai calpestata nella polvere, è continuata la ricerca di un’icona sostitutiva, una delirante aspirazione che &#8211; scartati i Mao, i Castro, ecc. &#8211; solo oggi sembra finalmente essersi avverata.</p>
<p>Ma tutto ciò, vale a dire il ritorno ad una polarizzazione ideologica, oscillante tra la mistificazione e il ridicolo, un nuovo <em>avatar </em>della concezione giacobina verso una imprescindibile rivoluzione purificatrice dall’esistente &#8211; uomini, istituzioni, idee e valori &#8211; inquadrato <em>sic et simpliciter </em>come “fascismo mascherato”, non significa l’abbandono della gramsciana “teoria dell’egemonia” come strategia ossidionale finalizzata alla costruzione di un Ordine Nuovo; talché l’attesa dell’elemento catastrofico-palingenetico si sposa con la strategia di lungo tempo dell’assedio all’<em>establishment </em>in atto, con una instancabile, logorante guerra psicologica e ideologica, condotta con estrema faziosità.</p>
<p>Un “Partito nuovo”, dunque, che, rigeneratosi come appassionato “tribuno della plebe” e che ricorre al terrorismo morale contro coloro che sono schierati a difesa dell’odierno “Stato fascista”, rimane improntato ad un gramscianesimo militante, a suo tempo promosso vigorosamente da Togliatti come essenza di massima espressione della tradizione marxista in Italia, con i suoi “intellettuali organici” &#8211; mondo della scuola, dell’informazione, del cinema, delle case editrici, e dei premi letterari &#8211; i quali, raggruppati in una sorta di fortezza ideologica, si presentano come i vessilli di un rinnovato proletariato controegemonico. Le componenti, quella gramsciana e quella zdanoviana, cardini dell’egemonica teoria culturale marxista-leninista, ben presenti nella mente di Togliatti, continuano ad avere una funzione di trasformazione della società borghese verso radiosi traguardi.</p>
<p>Avevo, invero, già paventato nel precedente scritto “L’ITALIA ALLA SUA SVOLTA?”, risalente a qualche giorno prima delle passate elezioni politiche, siffatto cupo scenario, per un rispolvero, da parte della sinistra nostrana, in piena “crisi di nervi”, di obsoleti schemi neofrontisti come nel secondo dopoguerra, scaricando addosso all’aggregazione di Centrodestra insensati odi e veleni, una vera e propria opera di sciacallaggio, tesa soltanto ad eccitare passioni ideologiche in un rinnovato clima di strisciante guerra civile, da “ultima crociata” contro “forze del male” in agguato.</p>
<p>E, come una “Cassandra” con lo sguardo rivolto al cavallo acheo che vide entrare dalle Porte Scee, era il mio un accorato auspicio per formare una Grande Destra, capace di porsi in modo vigoroso contro il rullo compressore dell’assassina <em>clacque</em> sinistroide. Ma il peggio è ancora di là da venire!</p>
<p>Già, non v’è chi non veda come la drammatica riscoperta, come in un incubo risalente da un fosco passato, di un “assassino” ideologico, un truce condottiero che ora capeggia, in un’ondata di pazzia collettiva, schiere idolatranti il drappo rosso, ha tutte le sembianze di una “prova d’orchestra” per lo <em>start</em> di una nuova stagione terroristica di brigate ultrasinistre, determinate a trasformare di nuovo questo Paese in un enorme mattatoio. Non dissimile dalla gramsciana pedagogia dell’intolleranza, risolventesi &#8211; così come ho dato cenno in un precedente scritto &#8211; nella teorizzazione di un presidio che fornisce “le armi necessarie e sufficienti per sopprimere gli avversari”, il tutto condito con insulti e offese volgari, feroci denigrazioni e calunnie, ridicolizzazioni e demonizzazioni, minacce di sterminio ed esaltazione della violenza rivoluzionaria. Ciò che poi, in prosieguo, unito ad altri fattori, ha rappresentato il terreno di coltura per la genesi della tragica stagione del terrorismo.</p>
<p>Non vi e dubbio infatti che, se il risveglio del marxismo-leninismo, traducentesi in un ampio fronte di dissenso identificato nella sinistra extraparlamentare, dopo la denuncia di Krusciov e l’invasione dell’Ungheria, si trascinò fino agli anni Sessanta e Settanta &#8211; trovando in Adriano Sofri, direttore del sovversivo giornale “Lotta Continua”, uno dei suoi personaggi principali &#8211; allo stesso modo oggi, l’affermazione di un sistema politico di Centrodestra riporta giovani studenti, adusi ormai ad un linguaggio giovanile sempre più demenziale, all’adesione infantile a ricordi anarco-sindacalisti. Ma il fatto grave è che questa sinistra sta subdolamente ponendo in atto il tentativo di trasformare i nostri studenti in agitatori rivoluzionari professionali per creare lo strumento umano occorrente ad una nuova rivoluzione sociale: se la tattica è quella leninista, l’ideologia è tornata ad essere maoista e cheguevariana allo stesso tempo. Purtroppo, recenti episodi, verificatisi nei licei e nelle Università, sono sintomatici di siffatta situazione di estrema pericolosità, sebbene questi studenti inneggino ad una società inesistente per mezzo di una ribellione cieca, che nasce da confusione mentale e che si svolge all’interno di un ambiente troppe volte affetto da una succube vigliaccheria.</p>
<p>Mi sembra assai consona alla situazione in atto ciò che la giornalista Gianna Preda ebbe a scrivere ne “il Borghese” nel ’68 in merito alle contestazioni studentesche allora in atto, osservando quelle “brave” ragazze: “<em>Spettinate, con grinte truci e rabbiose, dipinte come baldracchette di borgata, vestite in taluni casi con una sciatteria indecorosa, becere stimolatrici di giovanotti criniti e dall’occhio ebete….eccitate fino alla morbosità da quella loro avventura “barricadera”, sguaiate e nevrotiche, e con le facce impudenti e sbeffeggianti rivolte ai tutori dell’ordine</em>”.</p>
<p>Il nostro Paese sta dunque per affacciarsi nuovamente nel baratro degli anni Settanta, allorquando nacque a Milano quel gruppo rivoluzionario con il nome tristemente famoso di “Brigate Rosse”. In siffatto contesto, queste godettero delle coperture dell’allora Partito Comunista &#8211; così come avviene ora nei confronti degli odierni pidocchietti e fighetti rossi e loro compagne come innanzi dipinte &#8211; nonché del colpevole silenzio della stampa di sinistra, che, invece, enfatizzava le stragi e le trame riconducibili all’estremismo di destra, tant’è che per alcuni anni i brigatisti rossi furono definiti come “sedicenti” e “fantomatici” e le loro azioni ricondotte all’eversione nera. Soltanto dopo l’uccisione del presidente della DC Aldo Moro, questa stampa smise di fare disinformazione, fermo restando che, come scrisse Rossana Rossanda nel 1978 su “Il Manifesto”, le Br appartenevano all’album di famiglia del Pci, un album che sta lugubremente per riaprirsi ora con nuovi adepti.</p>
<p>Ho volutamente omesso, attenendomi in tal modo ad uno schema di analisi critica a carattere storico-politico, di citare le pressanti attuali problematiche &#8211; dall’invasione mediterranea in atto da parte di incontrollabili orde di migranti agli obblighi di sicurezza, dalle questioni fiscali a quelle del lavoro, ecc. &#8211; che ci dividono profondamente dalla sinistra, con la sua azione tesa al disfacimento sociale e al disconoscimento della stessa identità nazionale in nome di un’idea quartomondista.</p>
<p>È appunto sul terreno putrido della fatuità e dell’invettiva che questo <em>monstrum </em>sinistroide, un cerbero assetato di “sangue” e di vendetta, sta giocando rancorosamente la sua partita, cosicché, riducendo il dibattito nazionale, anche sulle urgenti riforme da attuare, ad una sterile, strumentale controversia tra fascismo e antifascismo, sta ponendo in atto un fosco disegno <em>ad destruendum</em>.</p>
<p>È a tutto questo pattume che ci viene scaricato addosso, a questa valanga di immondizia che rischia di ricoprirci tutti, che dobbiamo reagire con forza a difesa dello Stato liberale e dei suoi incrollabili valori e batterci <em>unguibis et rostris</em>, non “gialli” di paura e di vergogna, come in “difesa delle mura”: la “protezione” della libertà e il recupero di valori identitari sono la nostra “linea del Piave”.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesco Giannubilo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/01/francesco-giannubilo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesco-giannubilo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco Giannubilo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Francesco Giannubilo, laurea Scienze Politiche ed ex dirigente della P.A., si occupa di studi storico-politici dell’età contemporanea. Pubblicista su testate provinciali e su “l’Opinione delle Libertà” nazionale, dopo la ricerca “Aspetti della politica italiana 1920-1940” (2013), il saggio “DALLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA ALLA DEMOCRAZIA LIQUIDA (O LIQUEFATTA?)” (2015).</p>
<p>Ha pubblicato: “L’ITALIA CHE (NON) CAMBIA (2010), assieme di considerazioni etico &#8211; politiche sull’impossibilità del riformismo in Italia; “1848-1870 IL RISORGIMENTO INCOMPIUTO” (2011), una riflessione sullo sviluppo storico in Italia in termini di continuità con il processo risorgimentale; “1939-1940 IL MONDO CATTOLICO ALLA SUA SVOLTA?” (2012), un profilo critico sugli atteggiamenti del mondo cattolico dagli inizi del Novecento fino all’entrata in guerra dell’Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/ritorno-al-futuro-passato/">Ritorno al futuro passato</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/ritorno-al-futuro-passato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La libertà di pensiero è inviolabile. Costituzione scritta insieme.</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-liberta-di-pensiero-e-inviolabile-costituzione-scritta-insieme/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-liberta-di-pensiero-e-inviolabile-costituzione-scritta-insieme/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2022 15:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[angelo lucarella]]></category>
		<category><![CDATA[antonio gramsci]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[palmiro togliatti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3095</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ricordiamo tutti quel che nel nostro Paese si è verificato mesi fa? Un fatto alquanto deplorevole: il libro autobiografico di Giorgia Meloni, edito Rizzoli, esposto con l’immagine di copertina a testa in giù. Fatto accaduto, stando a quanto riportato dalle più importanti testate nazionali italiane, in una libreria della rinomata “La Feltrinelli”. Quanto accaduto ci [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-liberta-di-pensiero-e-inviolabile-costituzione-scritta-insieme/">La libertà di pensiero è inviolabile. Costituzione scritta insieme.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordiamo tutti quel che nel nostro Paese si è verificato mesi fa?</p>
<p>Un fatto alquanto deplorevole: il libro autobiografico di Giorgia Meloni, edito Rizzoli, esposto con l’immagine di copertina a testa in giù.</p>
<p>Fatto accaduto, stando a quanto riportato dalle più importanti testate nazionali italiane, in una libreria della rinomata “La Feltrinelli”.</p>
<p>Quanto accaduto ci porta a riflettere, necessariamente, almeno su due fronti: il primo Costituzionale, il secondo socio-educativo.</p>
<p>Ora, preliminarmente, va chiarita una cosa: gli esseri umani sono tutti liberi così com’è il pensiero di ognuno.</p>
<p>Posto per assodato questo elemento inviolabile ricavabile non solo dalla nostra Costituzione (art. 21), ma anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (artt.18 e 19) nonché della Convezione europea dei diritti dell’Uomo (artt. 9 e 10), quale messaggio sociale si genera silenziando o restando indifferenti rispetto ad un gesto del genere (come riportato dal Corriere della Sera il 28 maggio scorso) senza che vi sia alcuna scusa, sanzione o quantomeno, minimamente, condanna morale?</p>
<p>Devastante!</p>
<p>Soprattutto perché si amplia la fetta di un totale disorientamento concettuale e culturale molto pericoloso: Giorgia Meloni è leader di una forza politica sì di destra, ma non fascista.</p>
<p>Diversamente sarebbe un partito da assoggettarsi alla normativa vigente come si dovrebbe per tutte quelle realtà politiche non ispirate alle dinamiche democratiche: cosa su cui, oggettivamente, c’è ancora un grande lavoro da fare attese le lacune di sistema.</p>
<p>Comunismo e fascismo hanno entrambi (la storia ce lo racconta) segnato l’umanità nel profondo: mai dovremmo dimenticare quanto, ancora oggi, gridano le anime nel ricordo di tutti i morti nei<em> gulag</em> sovietici e nei campi di concentramento hitleriani.</p>
<p>Proprio per costruire una nuova società i padri e le madri della Costituente vollero lasciare l’impronta indelebile della libertà sulle generazioni future. Come?</p>
<p>Anzitutto enunciandola nell’art. 21 della Cost. tra i c.d. “DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI” con ciò implicando un rapporto in radice bilaterale per l’individuo: il diritto di esprimersi, non per forza verbalmente ma anche in gesti, non deve ledere la sfera di libertà altrui ovvero mortificarla e, quindi, violarla.</p>
<p>È il senso comune al dovere di reciprocità alla base di quel che fu il patto sociale posto nell’intimo profondo della nostra Costituzione: dove da sinistra a destra si volle fortemente stare insieme rifiutando gli schemi dell’esperienza fascista.</p>
<p>Un dato storico importante ed imprescindibile è, anche simbolicamente parlando, l’atto di riconciliazione più significativo: proprio Togliatti, storico dirigente del Partito Comunista italiano, si prodigò a dare effettività al c.d. “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari” (entrato poi in vigore il 22 giugno 1946).</p>
<p>La morale di tutto ciò cosa ci può ancora insegnare nel 2022?</p>
<p>Che sia le parole sia i gesti hanno, sempre, un significato ed un riflesso decisivo sulla crescita o meno di una nazione sotto il profilo socio-culturale.</p>
<p>Quel che è accaduto con l’esposizione a testa in giù del libro di Giorgia Meloni non è che qualcosa, in buona sostanza, riferibile alla non conoscenza: il superamento storico delle nefandezze comuniste e fasciste, in quanto portatrici ideologiche della loro stessa degenerazione, è rappresentato proprio dalla nostra Costituzione.</p>
<p>Non attualizzare, anche con i gesti umani quotidiani, il rispetto dell’altrui pensiero (come diritto-dovere) significa non riconoscersi nella pienezza del dettato Costituzionale.</p>
<p>Il ché è di per sé indice di gravità poiché è in quell’apparente gesto di ludica estemporaneità che si palesa il “mal di testa” del presunto responsabile del fatto accaduto nella libreria Feltrinelli.</p>
<p>Rovesciare a testa in giù l’immagine di copertina di libro per protesta civile è un conto, idealizzare una fantomatica resistenza nel 2021, con ormai il 2022 iniziato, è indice di superficialità: motore nell’indifferenza e dell’indifferenza.</p>
<p>A prescindere dal libro di Giorgia Meloni in questione, che si tratti di autori di sinistra (che non significa per forza comunisti che si riconoscono nelle nefandezze degenerative) o di destra (che non significa per forza di cose che si riconoscono nelle scelleratezze causate dal fascismo) non è dirimente.</p>
<p>Quando il gesto di un intellettuale (ammesso che chi abbia commesso il fatto sia effettivamente tal responsabile) si decontestualizza rispetto alla maturità temporale ed alle conquiste civili della società in cui vive ci si trova davanti a dover definire quale incidenza abbia nel processo educativo nazionale che, si ricordi, passa anche attraverso i gesti e la testimonianza sul campo.</p>
<p>Non si può sfruttare, seppure inconsciamente od indirettamente, la democrazia a danno della classe non intellettuale la quale va garantita e tutelata nella sua legittima aspirazione ad avere, nell’ambito nazionale, una sacrosanta offerta pluralistica di pensiero.</p>
<p>Lo affermava Gramsci, un grande ed illustre comunista, il quale già teorizzava ad inizio secolo scorso la c.d. <em>“progressiva estinzione del pensiero, politico e non”</em> proprio perché legata al rischio degenerativo a cui la classe degli intellettuali può portare senza rendersene conto fino ad auto-condursi all’estraneità rispetto ai tempi che corrono.</p>
<p>Antonio Gramsci, il quale morì per la libertà di pensiero, disse appunto in merito (sempre tenuto conto del momento storico di vita) che <em>“Tutta la classe colta, con la sua attività intellettuale, è staccata dal popolo nazione, non perché il popolo nazione non abbia dimostrato e non dimostri di interessarsi a questa attività…</em> <em>ma perché l’elemento intellettuale indigeno è più straniero degli stranieri di fronte al popolo nazione”.</em></p>
<p>Penserebbe Gramsci, allora, che nel 2022 ci vorrebbe un minimo di pensiero contestualizzato prima di porre in essere un gesto che ha comunque una portata sociale, soprattutto, sul piano culturale ed educativo?</p>
<p>L’intellettualismo disorientato è pericoloso perché può insinuare che il pensiero non sia uguale e non abbia la stessa dignità d’esistenza.</p>
<p>Invece, cari italiani, siamo tutti uguali. A testa alta.</p>
<p>Ricordiamocelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-liberta-di-pensiero-e-inviolabile-costituzione-scritta-insieme/">La libertà di pensiero è inviolabile. Costituzione scritta insieme.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/la-liberta-di-pensiero-e-inviolabile-costituzione-scritta-insieme/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
