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	<title>piero ostellino Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>piero ostellino Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>È morto Ostellino, voce del &#8220;liberalismo quotidiano&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dino Cofrancesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2018 09:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piero Ostellino sarà ricordato non solo come un grande giornalista &#8211; della razza di Giovanni Ansaldo, Indro Montanelli, Enzo Bettiza, Alberto Ronchey &#8211; ma, altresì, come una delle figure più eminenti del liberalismo italiano dell&#8217;ultimo Novecento. Non a caso nel 2009, a Santa Margherita Ligure, gli fu assegnato dal Centro Internazionale di Studi Italiani dell&#8217;Università [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Piero Ostellino sarà ricordato</strong> non solo come un grande giornalista &#8211; della razza di Giovanni Ansaldo, Indro Montanelli, Enzo Bettiza, Alberto Ronchey &#8211; ma, altresì, come una delle figure più eminenti del liberalismo italiano dell&#8217;ultimo Novecento.</p>
<p><strong>Non a caso nel 2009</strong>, a Santa Margherita Ligure, gli fu assegnato dal Centro Internazionale di Studi Italiani dell&#8217;Università di Genova, il Premio Isaiah Berlin che era stato conferito a prestigiose personalità della cultura come Amartya Sen, Giuseppe Galasso, Ralf Dahrendorf, Benedetta Craveri, Mario Vargas Llosa.</p>
<h2>&#8220;Liberalismo quotidiano&#8221;</h2>
<p><strong>Ad assicurare a Ostellino un capitolo importante</strong> nella storia dei difensori della società aperta non sono soltanto i suoi libri, dai reportage sulla Russia e sulla Cina, dove era stato corrispondente del Corriere della Sera dal &#8217;73 all&#8217;80 &#8211; vedi soprattutto <em>Vivere in Russia</em>, del &#8217;77, e <em>Vivere in Cina</em>, dell&#8217;81, entrambi editi da Rizzoli, che nulla hanno da invidiare alle analisi classiche di Michel Tatu, di Arrigo Levi, di Hélène Carrère d&#8217;Encausse &#8211; ai due ultimi, <em>Il dubbio. Politica e società in Italia nelle riflessioni di un liberale scomodo</em> (Rizzoli, 2003) e <em>Lo Stato canaglia</em>. <em>Come la cattiva politica continua a soffocare l&#8217;Italia</em> (Rizzoli, 2009) &#8211; ma, soprattutto, una particolare cifra pubblicistica che potrebbe definirsi <strong>«liberalismo quotidiano»</strong>.</p>
<p>Con tale espressione mi riferisco alla vocazione più autentica di Piero che era quella di mostrare come i liberali classici &#8211; da <strong>Montesquieu</strong> all&#8217;amatissimo <strong>David Hume</strong>, da <strong>Luigi Einaudi</strong> a <strong>Friedrich von Hayek</strong> &#8211; fossero, anche nella società tecnologica di massa, delle guide imprescindibili per comprendere i vizi e le virtù non degli uomini, ma dei sistemi politici e degli assetti economici che condizionano, in positivo o in negativo, la loro vita. In questo era davvero figlio del vecchio Piemonte.</p>
<p><strong>Ricordo con quanto compiacimento</strong> mi diceva che, passando da Torino, si era fermato al Ristorante del Cambio, a Piazza Carignano, quello preferito dal Gran Conte. Quel luogo era il simbolo dei suoi grandi amori, il Risorgimento &#8211; nel quale, a differenza di tanti suoi amici liberisti, trovava le sue radici &#8211; e l&#8217;Italia liberale, appunto, quella che ci aveva ricongiunto, per dirla con Carlo Cattaneo, all&#8217;Europa vivente.</p>
<p><strong>Einaudi aveva spiegato che cos&#8217;è il liberalismo</strong> in economia in articoli, esemplari per la loro chiarezza, che partivano dal mercatino di Dogliani per illustrare la complessità dello scambio di beni e di servizi in una società complessa. <strong>Ostellino è andato oltre</strong>, ha insegnato a vedere, in una prospettiva liberale, le più diverse esperienze del vissuto quotidiano.</p>
<p><strong>Non c&#8217;è campo, dalla politica al diritto</strong>, dall&#8217;economia all&#8217;etica sociale, dallo sport al mondo dello spettacolo, dalla religione alla scienza, che non abbia attivato la sua attenzione e la sua inesausta curiosità e voglia di capire e di far capire.</p>
<p><strong>Col risultato di iscriversi d&#8217;autorità tra gli implacabili dissacratori</strong> dei costumi di casa degli italiani, del senso comune costruito ad arte dagli ingegneri delle anime, dei miti che hanno segnato la political culture della Repubblica nata dalla Resistenza e dall&#8217;antifascismo.</p>
<h2>Ostellino e la Costituzione</h2>
<p><strong>Ostellino non è mai stato tenero con la Costituzione</strong> più bella del mondo. Soprattutto ne <em>Lo Stato canaglia</em>, l&#8217;ha definita un «papocchio» nato da un compromesso tra le due Resistenze, quella democratica e quella comunista. «Una Costituzione che riconosce i diritti individuali ma li subordina all&#8217;utilità sociale, al benessere collettivo, cioè a una serie di astrazioni ideologiche che non sono nemmeno affermazioni di carattere giuridico».</p>
<p><strong>Si tratta di rilievi non nuovi, ma Ostellino</strong>, sempre controcorrente, ha accompagnato alla critica liberale della Costituzione la difesa intransigente di un liberalismo inteso come teorica delle libertà e non dei diritti, a cominciare dalla libertà d&#8217;impresa impensabile senza la proprietà privata.</p>
<p>«La libertà individuale non può sopravvivere senza la proprietà protettiva, ma può sopravvivere senza la proprietà produttiva (capitalistica e di investimento). (&#8230;) E ai fini della libertà politica non occorre il benessere: si può essere liberi in povertà». Sono tesi di Giovanni Sartori che Ostellino non avrebbe mai potuto condividere. Così come non avrebbe mai potuto condividere la parola d&#8217;ordine «più Europa».</p>
<p><strong>La Costituzione proposta dagli europeisti</strong> che «auspicano una severa governance dell&#8217;Unione europea che rimetta in rigo i poco virtuosi stati membri», scriveva otto anni fa, «ripropone il modello delle Costituzioni programmatiche del Novecento, che non regolavano proceduralmente poteri e compiti dello Stato, ma si proponevano di cambiare gli uomini».</p>
<p><strong>E cambiare gli uomini</strong> era per lui, come per Croce, un «peccato contro lo Spirito».</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Dino Cofrancesco" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/dino-cofrancesco/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Dino Cofrancesco</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/e-morto-ostellino-voce-del-liberalismo-quotidiano/">È morto Ostellino, voce del &#8220;liberalismo quotidiano&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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