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	<title>tradizioni Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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		<title>Rapporti internazionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 14:25:20 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre ritenuto che i rapporti tra stati dovessero essere considerati come rapporti tra individui: improntati al reciproco rispetto, con scambi di prestazioni regolati dal meccanismo della domanda e dell’offerta, con simpatie o antipatie determinate da vicende passate e con il diritto da parte di ciascuno stato di fare a casa propria quanto riteneva meglio, per sua tradizione, cultura, ricchezza. Per questo motivo ho sempre considerato negativamente i tentativi da parte di qualche stato che si ritenesse più avanzato di esportare i propri valori e ordinamenti in società giudicate culturalmente arretrate. Le singole società si danno ordinamenti che scaturiscono dal sistema di valori incarnato nella popolazione da tradizioni secolari e a sua volta collegato al reddito conseguito nonché alle sue modalità di produzione e distribuzione. Il ricorso ai valori in politica internazionale conduce a risultati che nella storia si sono mostrati disastrosi. Il patriottismo identitario ha portato, ad esempio, alla dissoluzione dell’impero asburgico, che univa diverse società europee, e alle guerre mondiali dello scorso secolo; lo stesso nazionalismo identitario ha portato alla cancellazione dell’impero ottomano, nel quale convivevano tre religioni monoteiste con centri culturali oggi scomparsi; che dire poi degli eccezionali valori di uguaglianza in nome dei quali si è fatto scomparire l’impero russo e si è generata la dittatura sovietica?</p>
<p>Da tutto ciò la mia valutazione che ciascuno avesse il diritto di conservare i suoi valori, a condizione che ciò non mettesse in predicato la convivenza pacifica con gli altri stati.</p>
<p>La recente vicenda della guerra in Ucraina (preceduta ahimè da interventi americani ed europei in Asia e Nord Africa) mi induce a ripensare la mia conclusione circa l’irrilevanza da attribuire, ai fini della convivenza pacifica, alle differenze di valori, ideologie e ordinamenti che caratterizzano gli stati con i quali conviviamo. Il tema di fondo è quello della violenza e della pace. Dovremmo valutare se vi sono ordinamenti che contengono in se stessi elementi che portano alla violenza: certamente gli ordinamenti autoritari contengono questo pericolo, ma anche le democrazie non ne sono esenti. L’esistenza del libero mercato internazionale è sicuramente elemento di pace, ma lo stesso Hayek riconosceva che il libero mercato può coesistere con regimi politici autoritari. Ammesso poi che si possa concludere (superando i dubbi di Condorcet e Arrow) che l’ordinamento democratico resta la migliore ancora di salvezza, che fare in un mondo nel quale i modelli autoritari sono largamente presenti in Asia e in Africa e dove spesso le democrazie (SudAmerica) si presentano solo come abito formale? L’ordinamento, benché importante, non può essere la sola discriminante: paradossalmente uno stato autoritario, il Vaticano, è il maggior portatore di pace nel mondo.</p>
<p>Dovremmo, ritengo, trarre la conseguenza che una regola assoluta non ci può essere, ma che dovremmo vigilare con attenzione ponendo in essere sistemi di alleanze e cooperazione internazionale per seguire tempestivamente l’eventuale emergere di malattie degenerative e interloquire con la necessaria dialettica con i diversi stati in forme non violente (misure anche economiche) ma meno passive di quanto accada con l’ONU.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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