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	<title>cultura Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>cultura Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>A lezione di Pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Donini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Dec 2021 20:12:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[claudio donini]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se c’è una cosa che mi ha insegnato la pandemia è come una buona parte della popolazione non sia in grado di comprendere un evento tecnico-scientifico. Non si tratta solo di un fatto di cultura in genere, sto parlando di sapere scientifico. Perché una situazione di questa natura e cioè la gestione, il coordinamento e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Se c’è una cosa che mi ha insegnato la pandemia è come una buona parte della popolazione non sia in grado di comprendere un evento tecnico-scientifico.</div>
<div></div>
<div>Non si tratta solo di un fatto di cultura in genere, sto parlando di sapere scientifico. Perché una situazione di questa natura e cioè la gestione, il coordinamento e la esegesi del fenomeno, questo è: un evento che si può comprendere solo con gli occhiali della scienza e dove qualche base di statistica, di logica, di organizzazione fa la differenza fra essere in balia della propaganda e avere una minima autonomia di opinione cioè fra la critica e la polemica.</div>
<div></div>
<div>Se devo dire il vero mi ero intimamente convinto che l’innegabile aumento della cultura media compiuto dalla scuola negli ultimi decenni avesse contribuito ad allargare la capacità di giudizio dei singoli, rispetto almeno alle generazioni della guerra, predisponendo cioè la mente ad un utilizzo più ampio, razionale e logico dei fatti.  Mi sono invece sbagliato.</div>
<div></div>
<div>L’immagine che emerge dalla recente indagine del Censis, come anche dai social in generale e, soprattutto, dalla parentesi della pandemia, mi danno torto. Pregiudizio, chiusura mentale, negazione della realtà la fanno ancora da padrone in una parte significativa della popolazione, come nei periodi più bui della nostra storia.</div>
<div></div>
<div>Certo, rispetto a qualche decennio fa è cambiato radicalmente il contesto, sia in termini di complessità che di comunicazione. I media si sono trasformati in un gigantesco “Bar Sport” globale allargando cioè a dismisura il pubblico, con l’aggravante dell’anonimato che ha alimentato arroganza e aggressività.  Il regno incontrastato della propaganda professionale insomma, da cui è difficile difendersi e, declamare Dante in una società complessa e fortemente polarizzata non è sufficiente. Piuttosto è indispensabile capire che, se esiste una correlazione non significa che esista anche un nesso di causalità o che, singoli casi e piccoli campioni, spesso non rappresentano l’intera popolazione.</div>
<div></div>
<div>Queste sono le chiavi che ogni uomo della strada deve avere nella cassetta degli attrezzi per smontare le architetture del qualunquismo, per evitare le trappole per topi che i professionisti della propaganda disseminano volutamente nella comunicazione al fine di distorcere la realtà secondo i loro scopi personali, trappole che sono peraltro difficili da evitare senza un equipaggiamento adeguato ma che delimitano il confine fra un terrapiattista, magari laureato e un cittadino, fra una vittima e un uomo libero.</div>
<div></div>
<div>Lungi da me l’idea di denigrare o svalutare la cultura umanistica classica, ci mancherebbe, ma costruire il tetto di una casa senza avere buone fondamenta non funziona. E nelle organizzazioni complesse le fondamenta sono nella scienza.</div>
<div></div>
<div>E’ pur vero che un certo atteggiamento di sfiducia nella conoscenza non è una prerogativa solo del nostro paese ma di sicuro le materie scientifiche non sono il fiore all’occhiello dei nostri ragazzi, basti pensare che siamo agli ultimi posti in Europa per laureati in questo ambito nonostante in realtà sono proprio quelle specializzazioni ad offrire le migliori opportunità di carriera. Bene quindi l’aggiunta nel Piano nazionale resistenza e resilienza (Pnnr) di 3,5 Miliardi di euro per ricerca ed istruzione ma è altrettanto importante che la coscienza collettiva tutta si renda consapevole della importanza del tema poiché, come ebbe a dire A. Einstein, “<em>tutta la nostra scienza, commisurata alla realtà è primitiva ed infantile ma è la cosa più preziosa che abbiamo</em>”.</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Claudio Donini" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/09/claudio-donini-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/claudio-donini/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Claudio Donini</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Da oltre trent’anni si occupa di direzione aziendale soprattutto nell’ambito Operations per multinazionali del settore beni durevoli e automotive. Ha acquisito significativa esperienza nel turnaround aziendale da procedure fallimentari, in joint venture internazionali nonché reengineering di processi organizzativi volti all’eccellenza. Laurea in Ingegneria e MBA scrive articoli di lavoro, industria, strategia, società e libri per Franco Angeli.</p>
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		<title>Il filo delle libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2021 10:43:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[antonio pileggi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero liberale]]></category>
		<category><![CDATA[raffaello morelli]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione del libro &#8220;Il filo delle Libertà&#8221; di Antonio Pileggi (Rubbettino Editore, 2021) &#160; Due anni e qualche mese dopo il libro “Pietre” di cui feci con piacere la prefazione, Antonio Pileggi ha pubblicato un secondo libro, “Il filo delle libertà”, sempre edito da Rubbettino , di formato inferiore, di una novantina di pagine, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Recensione del libro &#8220;Il filo delle Libertà&#8221; di Antonio Pileggi (Rubbettino Editore, 2021)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due anni e qualche mese dopo il libro “Pietre” di cui feci con piacere la prefazione, Antonio Pileggi ha pubblicato un secondo libro, “Il filo delle libertà”, sempre edito da Rubbettino , di formato inferiore, di una novantina di pagine, che riproduce tre suoi scritti sull’intreccio tra politica e potere in materia di libertà di insegnamento nella scuola, di libertà religiosa e di libertà politiche. E’  un nuovo contributo significativo alla sua concezione liberale di fondo, che in realtà riguarda tutti. Essere liberale in politica significa curare giorno per giorno le regole della convivenza al fine di renderla il più possibile aperta alle interrelazioni tra i cittadini e alle loro scelte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell’introduzione l’autore sintetizza la funzione e il funzionamento delle libertà. Le quali sono il principio che il liberale mette prima di tutto al fine di organizzare il convivere tra cittadini diversi. Il punto è che le tre libertà di cui tratta questo libro, necessitano sempre di manutenzione e di vigilanza , perché  le libertà non si conquistano mai in modo definitivo. Da qui, la crisi politico sociale dell’Italia. E’ frutto dell’insufficiente presidio delle libertà dell’individuo di fronte al potere arbitrario dei potentati di ogni genere e di ogni generazione. Un’insufficienza di varia origine.  Le formazioni politiche non improntate al metodo democratico e rimpiazzate da partiti personali e padronali, le leggi elettorali riconosciute incostituzionali, la violazione sistematica  dell’obbligo costituzionale per chi esercita funzioni pubbliche di adempierle con disciplina ed onore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo scritto riportato approfondisce la funzione della scuola e della cultura quale cuore pulsante di un paese e del suo livello di libertà. La scuola ha il compito di trasmettere la cultura autonoma che alimenta la ricerca della conoscenza e lo spirito critico di ognuno. Per sottolineare tale ruolo, l’Autore richiama la Costituzione e le Carte internazionali che prescrivono di mettere al centro della scuola lo studente, e in specie il fanciullo, da farlo divenire capace di affrontare i problemi della vita. Per questo motivo in Italia, intorno  al duemila, venne pure introdotta nel Ministero una Direzione per lo Studente, rimasta però  al palo per carenza di risorse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’anima della scuola è la libertà d’insegnamento, che appartiene non ai soli docenti bensì all’intera scuola, purché realizzi quel dialogo educativo che è condizione di sviluppo dello spirito critico degli studenti e il vero interesse pubblico. La libertà di insegnamento è il risultato della collaborazione di fatto delle svariate professionalità che gravitano nel mondo della scuola, comprese quelle delle Regioni e degli Enti Locali. E che dovrebbe far conservare per i docenti una considerazione purtroppo assai affievolitasi nell’ultimo trentennio, anche a seguito del minor peso attribuito alla scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La libertà di insegnamento implica l’evitare di maneggiare l’intero percorso professionale dei docenti – a partire dall’assumerli, dal retribuirli, dall’aggiornarli – usando in modo arbitrario il potere e trascurando le regole certe e i metodi trasparenti. Ciò perché la libertà di insegnamento svolge il suo fondamentale ruolo mediante il libero rapporto dello studente con il docente e non potrebbe farlo con gli abusi e senza regole certe, che seminerebbero incertezze culturali e disattenzione per la ricerca della conoscenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte queste specificità dell’insegnamento, spiegano l’importanza dell’annotazione che fa l’autore. La scuola non può essere considerata alla stregua di un’azienda o di una struttura sottoposta ad una catena di comando oppure venir frantumata da un’autonomia regionale differenziata, che di fatto rimette in discussione i meccanismi della libertà d’insegnamento. E neppure essere sottoposta alla politica dei tagli economici inaugurata venti anni fa, che ha lasciato in coda la ricerca educativa e il problema dell’affollamento delle classi, impoverendo la scuola già solo con questo. Il Covid19 ha posto ancor più in evidenza i limiti della scuola, con l’indurre la didattica a distanza intesa come emergenza. Che non è il male assoluto ma non può essere ridotta ad occasione per piazzare svariati pacchetti informatici inadeguati alla didattica. Per di più non ponendosi la questione essenziale delle numerose famiglie prive di computer per le quali sorge ineludibile la questione einaudiana dell’uguaglianza dei punti di partenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il secondo scritto riportato affronta la questione della libertà religiosa nella convivenza, vale a dire l’importanza del principio di separazione tra  Stato e Chiesa introdotto da Cavour. Nel pubblicarne i discorsi nel centenario della Breccia di Porta Pia, Valitutti scrisse che allora ebbe inizio una nuova fase tra i due Enti che è tuttora aperta. Esatto. Cavour indicò la strada non tanto del superamento del temporalismo da parte della Chiesa (che è sempre un affare interno della religione), quanto della separazione di ruolo tra Stato e Chiesa sul terreno del normare i rapporti fra i cittadini. E la questione resterà aperta – anche se il Concilio Vaticano II ha indotto il Vaticano a compiere importanti passi avanti – fino a che la stessa Chiesa non ammetterà che la libertà di manifestare la religione in pubblico, non è il diritto per essa di partecipare al decidere quali norme scegliere per le istituzioni del convivere e per la cura del mondo. Il motivo di ciò è che quella piena libertà pubblica di religione non cambia il carattere privato della religiosità individuale, che essenzialmente riguarda il vasto mondo sconosciuto e non le relazioni civili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autore fa una considerazione significativa. La valutazione sul bene e sul male non può essere un atto di fede. La Chiesa ne prende appunto atto, con la sua tempistica. Una riprova significativa è che, poco dopo l’uscita de “Il filo delle libertà” , un Motu Proprio di Francesco ha tolto ai cardinali il privilegio di essere processati solo da altri cardinali e non dal Tribunale ordinario del Vaticano. Un atto nello stile di Francesco, che applica la dottrina costruendo ponti. Cosa che non arriva a riconoscere il funzionamento del mondo esterno, ma che lo riprende cautamente nella sostanza. In questo senso il problema separatista tra Stato e Chiesa è tuttora aperto, come scrisse Valitutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il terzo scritto riportato tratta del liberalismo come organizzazione. Ed inizia con due citazioni, di Einstein e di Stuart Mill, sullo scopo della scuola. Concordano nell’affermare che l’obiettivo è educare, così da far maturare individui che agiscano e pensino indipendentemente. Perché la libertà non si può mai applicare ad una società fatta di uomini che non abbiano ancora imparato a migliorarsi attraverso una discussione libera e alla pari. Ne consegue che vanno formati cittadini che non siano militanti bensì partecipanti alla politica con metodo democratico, cioè indirizzato a conoscere, discutere e deliberare sulle osservazioni della realtà interpretate senza pregiudizi teorici. E’ il diritto chiave della convivenza sancito dall’art.49 della Costituzione. L’associarsi liberamente nei partiti e concorrere a determinare la politica con metodo democratico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo punto, l’autore fa un sintetico elenco di sette anomalie attuali che affliggono la politica in Italia. Il più grosso partito costituito da chi si astiene dal voto  oppure sostiene partiti non  liberali; la tendenza a considerare il fine dell’attività politica l’occupazione del potere; i partiti personali o padronali; l’esistenza del M5S che ha raccolto notevoli consensi per reazione alla non credibilità altrui e che è organizzato mediante una piattaforma informatica per nulla trasparente da esportare nella società al posto della democrazia rappresentativa; l’esistenza del PD che, unico al mondo, usa le primarie selvagge per far eleggere  il proprio segretario anche dai cittadini non iscritti; l’esistenza di leggi elettorali illiberali e perfino incostituzionali; la tendenza a demolire quattro prodotti della cultura liberale, l’unità italiana, la libertà dell’individuo, la centralità del Parlamento, la divisione dei poteri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte queste anomalie sostanziano una crisi convergente dei partiti, delle istituzioni e della rappresentanza. Questa crisi in pratica esprime la voglia di appropriazione di tipo feudale delle istituzioni, reclamata anche con lo slogan della democrazia decidente e con la ricerca di dar rilievo prioritario all’uomo solo al comando, sia il Sindaco in Comune, il governatore in Regione o il Premier assoluto a Roma. A quella voglia si accompagna, nell’ultimo quarto di secolo, l’affievolirsi della normativa concernente il sistema dei controlli sulla gestione amministrativa e politica della cosa pubblica ad ogni livello. Che va di pari passo all’estendersi del conferire onerose consulenze ad estranei alla Pubblica Amministrazione e del nominare i vertici di quest’ultima a piacimento, mettendo in forse i principi del buon andamento e dell’imparzialità al servizio esclusivo della Nazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autore tratteggia con rapide citazioni di parecchi articoli della Costituzione le chiare ed incisive indicazioni sull’importanza della partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica e dei partiti, attraverso l’utilizzo del metodo democratico. Sono indicazioni che delineano sistemi ben diversi dai partiti personali o padronali, ma anche dalla partecipazione limitata agli aspetti economici e ancor più a quella di assistere senza scegliere.  Nella quotidianità, tutti questi modi di agire politico sono peraltro più enunciati che davvero praticati. Perfino quando su punti specifici – ad esempio il finanziamento dei partiti –  è stata varata una legge apposita, che ne “Il filo delle libertà” viene esaminata al volo per constatare che i suoi contenuti sono scarsamente  osservati per la parte economica normata e assai generici  e non cogenti per la parte inerente l’intervento attivo dei cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella conclusione, l’autore ricorda che l’azione politica non è la comunicazione del capo. In un partito liberale non dovrebbero esistere una catena di comando e atti di imperio. Un partito liberale deve essere capace di pensare ed agire dal basso verso l’alto della propria rappresentanza. Utilizzando la comunicazione interattiva foriera di crescita della partecipazione democratica, ma guardandosi bene dai pericoli di manipolazione connaturati all’uso della rete, per struttura in mano a pochi. L’idea forza dovrebbe prevedere un partito aperto e non chiuso in un recinto di tesserati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con questo libro Pileggi richiama l’attenzione, con efficacia, sul fatto che la politica deve incessantemente riferirsi al cittadino, nella concretezza delle esigenze di vita e delle iniziative da lui espresse. E che, per poterlo fare in modo costruttivo, deve iniziare dal curare a fondo gli aspetti cornice del convivere che sono trattati ne “Il filo delle libertà”. E’ un libro da leggere perché illustra questioni su cui è opportuno riflettano spesso i cittadini e necessariamente quelli che intendono comportarsi da liberali.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/Morelli-e1475170558755.png" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/raffaello-morelli/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Raffaello Morelli</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nel corso dei decenni, ha svolto e scritto migliaia di interventi pubblici  ed articoli, ed è pure autore, da solo o quale coordinatore di gruppi più ampi,  di numerose pubblicazioni a carattere politico culturale, infine si è anche impegnato nella direzione de La Nuova Frontiera editrice, che, per un quarto di secolo, ha diffuso periodici e  volumi su tematiche liberali, e successivamente, in altre iniziative analoghe, tra cul la rivista Libro Aperto. Quanto si volumi più organici da lui curati, vi sono  “Cultura e politica  nell’impegno dei goliardi  indipendenti”  scritto insieme a Giuliano Urbani (1963), “43 tesi per una Presenza Liberale” (1968) redatto per il dibattito congressuale PLI,   “Il dissenso liberale è l’infaticabile  costruttore del sistema delle garanzie” (1970), molti documenti  del PLI in vista di Congressi , in particolare  “La Società aperta” (1986) che divenne parte integrante dello Statuto prima del PLI  e dopo della Federazione dei Liberali, relazioni introduttive alle Assemblee Nazionali FDL, il discorso introduttivo del Convegno  “La ricerca, un progetto per l’Italia” (2003) e negli anni più recenti  tre volumi, “Lo sguardo lungo” 2011 (manuale su vicende storiche, ragioni concettuali e prospettive attuali del separatismo Stato religioni),  “Le domande ultime e il conoscere nella convivenza” del 2012 , e infine “Per introdurre il tempo fisico nella logica della matematica e nelle strutture istituzionali” del 2016, gli ultimi due volumi inerenti radici e significato della metodologia politica individuale come strumento cardine nella convivenza tra diversi.</p>
<p><span>Ed inoltre ha pubblicato nel 2019 “Progetto per la Formazione delle Libertà” e  nel 2022  “Un’esperienza istruttiva”. In generale i suoi scritti ed interventi si trovano sul sito  </span><a target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.losguardolungo.it/biblioteca/&amp;source=gmail&amp;ust=1708787447634000&amp;usg=AOvVaw3Nn8N0xsxgMhrKu6ppwr2v">www.losguardolungo.it/biblioteca/</a></p>
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		<title>Razze e culture</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bonetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2017 13:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ius soli]]></category>
		<category><![CDATA[razza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni genetisti italiani hanno chiesto che la parola razza venga tolta dall’art. 3 della Costituzione dove si dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Abbiamo tutti – essi affermano &#8211; il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alcuni genetisti italiani hanno chiesto</strong> che la parola razza venga tolta dall’art. 3 della Costituzione dove si dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.</p>
<p><strong>Abbiamo tutti – essi affermano &#8211; il medesimo DNA</strong>, con minime variazioni, quale che sia il gruppo umano a cui apparteniamo. Benissimo, soprattutto se si pensa a scienziati di altri epoche, che firmarono un famigerato manifesto in difesa della razza ariana e contro una supposta razza ebraica.</p>
<p><strong>Purtroppo, però, i problemi della convivenza</strong>, sempre difficile, fra le diverse società umane non si risolvono con la genetica, e tanto meno abolendo questo o quella parola, come pensano ottimisticamente i sacerdoti del politicamente corretto e del linguaggio sterilizzato. Il fatto è che, se non esistono le razze biologicamente intese, esistono le culture nella loro diversità, che genera inevitabilmente conflitti.</p>
<p><strong>Le culture non sono qualcosa di biologicamente determinato</strong>, ma sono il frutto di una lunga storia religiosa e civile, di tradizioni, costumi e valori che si sono sedimentati nei secoli, sono il nutrimento spirituale senza cui nessuna comunità può sopravvivere.</p>
<p><strong>Le culture non sono fra loro incomunicabili</strong>, come qualche filosofo ha sostenuto, gli scambi reciproci sono stati anzi molto spesso positivi, ma nessuna di esse può snaturarsi fino al punto di rinunciare ai propri fondamenti.</p>
<p><strong>Tanto per fare un esempio</strong>, la nostra cultura erede della classicità, del cristianesimo e del liberalismo non può suicidarsi in nome del dialogo a tutti i costi con altre culture che si fondano, come la islamica, su principi radicalmente diversi come quello della commistione fra sfera religiosa e sfera civile.</p>
<p><strong>Prendiamo allora il caso della legge sullo ius soli</strong>. Si dice che coloro che si oppongono a questa legge, dimostrano per ciò stesso di essere razzisti. In realtà, ad ascoltarne attentamente gli argomenti, essi sembrano piuttosto dominati dalla preoccupazione che una simile legge, considerato anche lo squilibrio demografico fra la nostra e le società islamiche, possa portare, nel giro di qualche decennio, al dissolvimento della società liberale fondata sul principio della libertà di coscienza.</p>
<p><strong>Si fa presto a dare del razzista agli altri</strong>, quando si ritiene di rappresentare, in esclusiva, la civiltà. Resta, però, da vedere quale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Paolo Bonetti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/alcibiade/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Paolo Bonetti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In memoria del Prof. Paolo Bonetti</p>
<p>1939 &#8211; 2019 †</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/razze-e-culture/">Razze e culture</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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