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	<title>diplomazia Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>diplomazia Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>La diplomazia multilivello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2023 14:42:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I negoziati di alto profilo, mirati a stabilire accordi tra parti coinvolte in conflagrazioni belliche, sono di norma oggetto dell&#8217;operato delle cancellerie, e corrispondono all&#8217;attività anche conosciuta di peacemaking. Esistono, tuttavia, altre realtà che, sul piano locale, nazionale e mondiale, e a diversi livelli di approfondimento e interlocuzione, concorrono alla sostanza dei colloqui di pace [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I negoziati di alto profilo, mirati a stabilire accordi tra parti coinvolte in conflagrazioni belliche, sono di norma oggetto dell&#8217;operato delle cancellerie, e corrispondono all&#8217;attività anche conosciuta di peacemaking. Esistono, tuttavia, altre realtà che, sul piano locale, nazionale e mondiale, e a diversi livelli di approfondimento e interlocuzione, concorrono alla sostanza dei colloqui di pace e il loro successo.<br />
Il panorama attuale è, infatti, caratterizzato da complessità senza precedenti, che sommano rimarchevoli fattori endogeni ed esogeni; transizioni tortuose, piagate dal protrarsi di violenza ed emergenze umanitarie; incoerenza della comunità internazionale, nella risposta in determinate circostanze; prerogative globali di matrice economica, commerciale ed energetica; e guerre per procura, nel contesto dell&#8217;incandescente creazione di un nuovo ordine mondiale. In queste situazioni è impossibile indirizzare in maniera disgiunta sviluppi che sono concatenati, nondimeno il procedimento richiede plurime competenze e forme di autorità riconosciuta, sia per sovrintendere la poliedricità dell&#8217;impatto sociale e la frammentazione degli stakeholders, sia per comprenderne gli stadi concomitanti nel quadro complessivo, eppure difformi in condizioni e risultati. Ciò è evidente, ad esempio, nei casi del Sud Sudan, il Mindanao nelle Filippine, la Libia, la Siria, lo Yemen e, in generale, dei paesi africani del Sahel, dove il micro e il macro si intersecano e complicano a vicenda.<br />
La diplomazia è stata, quindi, ripensata in base a due binari distinti e complementari. Il primo (track one) è quello ufficiale degli stati, con i loro apparati e procedure formali di mediazione, e il secondo (track two) è quello dell&#8217;interconnessione di attori non governativi, incarnati da organizzazioni, reti e collettività, portatori di interessi nella risoluzione dei conflitti. Il track two nasce dall&#8217;assunzione di responsabilità della società civile, a fronte dell&#8217;inadeguatezza della diplomazia formale in noti episodi storici contemporanei, e si caratterizza per essere più efficace in molti frangenti, tra i quali i confronti sorti all&#8217;interno di uno stesso stato che richiedono di battere nuove strade alla ricerca della pacificazione dei territori. L&#8217;esito di tale rivisitazione, avvenuta a mano di Montville (1981), Diamond e McDonald (1996) e Lederach (1997; 2000), è la multi-track diplomacy, tradotta in italiano con l’espressione diplomazia multilivello.<br />
La descrizione dei binari viene realizzata per la prima volta da Joseph V. Montville, al tempo funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d&#8217;America. Nell&#8217;articolo pubblicato su Foreign Policy, e cofirmato da W.D. Davidson, il track two è definito come diplomazia non ufficiale e non strutturata, di vedute aperte, altruista e dalla strategia ottimista, supportata nella sua funzione preventiva da intensi scambi intellettuali, scientifici, formativi, artistici e culturali.<br />
Avvalorata dall&#8217;analisi degli scenari favorevoli, si muove dal presupposto secondo il quale non esistono contese irresolubili e i dissidi in atto o in fieri possono sempre essere allentati, sciolti o anticipati, attraverso l&#8217;incontro e il dialogo, facendo ricorso a volontà, ragionevolezza e pragmatismo, innanzi alle catastrofi della guerra. Cruciale è il lavoro sull&#8217;opinione pubblica per evitare la tribalizzazione, ridurre il senso di vittimismo e riumanizzare il nemico. Per Montville e Davidson, il track one ha, invece, la sua ragion d&#8217;essere nel posizionamento geopolitico delle nazioni e nella minaccia sottintesa dell&#8217;uso della forza. Entrambi i binari hanno un peso psicologico specifico e si controbilanciano.<br />
Il termine multi-track diplomacy viene coniato dalla studiosa Louise Diamond, la quale ripulisce il campo del track two e ne mette in luce le possibilità. Nel 1992 a Washington, Diamond fonda, con l&#8217;ambasciatore John W. McDonald, l&#8217;Institute for multi-track diplomacy, la cui missione è quella di promuovere una metodologia sistemica per il peacebuilding. Il track two viene organizzato intorno a: esperti della mediazione (equiparati ai diplomatici del track one); cittadini individuali; imprenditori; professionisti dell&#8217;informazione e la comunicazione. Di seguito, viene ampliato, aggregando: capi religiosi e fedeli; attivisti sociali e politici; ricercatori, formatori ed educatori; filantropi e altri donatori. Inoltre, Diamond e McDonald ribadiscono la criticità dell’interazione fra mediazione ufficiale e non ufficiale. Nessuna è prevalente o autonoma dall&#8217;altra; compongono, piuttosto, un organismo vivo. Ognuna con le proprie peculiarità e risorse, rendono a pieno solo quando si riescono a coordinare.<br />
Allo stesso modo, John P. Lederach, dell&#8217;Università Notre Dame dell&#8217;Indiana, esplicita un modello logico in cui la diplomazia di stato non è al vertice di un nesso gerarchico, ma è in un legame di interdipendenza con la diplomazia espressa dall&#8217;esercizio della cittadinanza attiva, con tutte le sue piste articolate tra loro. Il nocciolo del ragionamento, e della proposta, è la trasformazione dei conflitti o la gestione di questi con strumenti non violenti. I processi di pace non sono più visti come transazioni nel campo degli affari internazionali, ma come arene etiche e programmatiche per un rinnovamento del tessuto sociale e culturale e delle dinamiche politiche ed economiche alla radice delle dispute. Secondo Lederach, il track two ha il potenziale maggiore per allestire architetture che, dove necessario, sostengano la pace nel lungo periodo, e rappresenta un capitale per azioni concrete e immediate. Nello stadio avanzato della sua riflessione, concettualizza un paradigma a rete in cui gli spazi sociali, e i luoghi dove i vincoli reciproci vengono tessuti e alimentati, sono al centro del cambiamento.<br />
La diplomazia multilivello è, dunque, pluridisciplinare e plurisettoriale, e ha il fine di abbordare le cause soggiacenti alle crisi e costruire soluzioni durature, grazie a una rigenerazione effettiva delle identità percepite, le relazioni e le leadership. Per la sua vocazione olistica, natura inclusiva, e orientamento prioritario alla concrezione della pace, accompagna, o addirittura precorre, sostentandola, la fase del peacebuilding. Soprattutto, rompe la rigidità di uno schema, improntato su cicli ripetuti di combattimenti e descalazione degli stessi, distruzione di assetti e ricostruzione infrastrutturale &#8211; a beneficio dei mercati dei paesi amici -, che permea la mentalità e il modus operandi di gran parte dei rapporti bilaterali e multilaterali, e in cui occupano il primo piano gli eserciti, gli armamenti e la pioggia di aiuti che spesso foraggiano la corruzione e subordinano economie già fragili. L&#8217;approccio potrebbe essere fonte di ispirazione contro la pericolosa genericità che dilaga intorno a concetti e pratiche anacronistiche della guerra.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-diplomazia-multilivello/">La diplomazia multilivello</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Rapporti internazionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 14:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre ritenuto che i rapporti tra stati dovessero essere considerati come rapporti tra individui: improntati al reciproco rispetto, con scambi di prestazioni regolati dal meccanismo della domanda e dell’offerta, con simpatie o antipatie determinate da vicende passate e con il diritto da parte di ciascuno stato di fare a casa propria quanto riteneva meglio, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre ritenuto che i rapporti tra stati dovessero essere considerati come rapporti tra individui: improntati al reciproco rispetto, con scambi di prestazioni regolati dal meccanismo della domanda e dell’offerta, con simpatie o antipatie determinate da vicende passate e con il diritto da parte di ciascuno stato di fare a casa propria quanto riteneva meglio, per sua tradizione, cultura, ricchezza. Per questo motivo ho sempre considerato negativamente i tentativi da parte di qualche stato che si ritenesse più avanzato di esportare i propri valori e ordinamenti in società giudicate culturalmente arretrate. Le singole società si danno ordinamenti che scaturiscono dal sistema di valori incarnato nella popolazione da tradizioni secolari e a sua volta collegato al reddito conseguito nonché alle sue modalità di produzione e distribuzione. Il ricorso ai valori in politica internazionale conduce a risultati che nella storia si sono mostrati disastrosi. Il patriottismo identitario ha portato, ad esempio, alla dissoluzione dell’impero asburgico, che univa diverse società europee, e alle guerre mondiali dello scorso secolo; lo stesso nazionalismo identitario ha portato alla cancellazione dell’impero ottomano, nel quale convivevano tre religioni monoteiste con centri culturali oggi scomparsi; che dire poi degli eccezionali valori di uguaglianza in nome dei quali si è fatto scomparire l’impero russo e si è generata la dittatura sovietica?</p>
<p>Da tutto ciò la mia valutazione che ciascuno avesse il diritto di conservare i suoi valori, a condizione che ciò non mettesse in predicato la convivenza pacifica con gli altri stati.</p>
<p>La recente vicenda della guerra in Ucraina (preceduta ahimè da interventi americani ed europei in Asia e Nord Africa) mi induce a ripensare la mia conclusione circa l’irrilevanza da attribuire, ai fini della convivenza pacifica, alle differenze di valori, ideologie e ordinamenti che caratterizzano gli stati con i quali conviviamo. Il tema di fondo è quello della violenza e della pace. Dovremmo valutare se vi sono ordinamenti che contengono in se stessi elementi che portano alla violenza: certamente gli ordinamenti autoritari contengono questo pericolo, ma anche le democrazie non ne sono esenti. L’esistenza del libero mercato internazionale è sicuramente elemento di pace, ma lo stesso Hayek riconosceva che il libero mercato può coesistere con regimi politici autoritari. Ammesso poi che si possa concludere (superando i dubbi di Condorcet e Arrow) che l’ordinamento democratico resta la migliore ancora di salvezza, che fare in un mondo nel quale i modelli autoritari sono largamente presenti in Asia e in Africa e dove spesso le democrazie (SudAmerica) si presentano solo come abito formale? L’ordinamento, benché importante, non può essere la sola discriminante: paradossalmente uno stato autoritario, il Vaticano, è il maggior portatore di pace nel mondo.</p>
<p>Dovremmo, ritengo, trarre la conseguenza che una regola assoluta non ci può essere, ma che dovremmo vigilare con attenzione ponendo in essere sistemi di alleanze e cooperazione internazionale per seguire tempestivamente l’eventuale emergere di malattie degenerative e interloquire con la necessaria dialettica con i diversi stati in forme non violente (misure anche economiche) ma meno passive di quanto accada con l’ONU.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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