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	<title>fisco Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>fisco Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Recovery</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 15:54:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[cesare giussani]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Infrastrutture, ambiente, scuola, giustizia, sanità, digitale. Sono le aree di lavoro che si ritiene necessario attivare per dare modo al nostro paese di riprendere un cammino di crescita abbandonato da oltre dieci anni. Quale il ruolo dello Stato e quale il ruolo degli attori privati? È indubbio che lo Stato debba creare i presupposti e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Infrastrutture, ambiente, scuola, giustizia, sanità, digitale. Sono le aree di lavoro che si ritiene necessario attivare per dare modo al nostro paese di riprendere un cammino di crescita abbandonato da oltre dieci anni. Quale il ruolo dello Stato e quale il ruolo degli attori privati?<br />
È indubbio che lo Stato debba creare i presupposti e le regole; nel campo delle infrastrutture e della sanità lo Stato è un primo attore e deve assicurare investimenti efficaci, controllati nei costi e celeri nei tempi di esecuzione.<br />
Giustizia e scuola sono sotto la diretta responsabilità dello Stato. Per la giustizia civile occorre provvedere allo snellimento delle procedure e all&#8217;adeguamento degli organici nelle corti d’appello; qui basta volere. Per la scuola la questione è più delicata: si va dalle esigenze di edilizia a quelle di arredo, a quelle di dotazioni informatiche. Ma soprattutto il problema è nei contenuti. La cultura dei docenti formatisi negli anni Sessanta e settanta ha portato da almeno trent’anni a questa parte a generare allievi adatti a socializzare, con grande spirito di gruppo, ma spesso privi delle capacità critiche e delle conoscenze linguistiche necessarie per progredire nella evoluta società contemporanea. L’investimento pubblico dovrebbe riguardare quindi la riconversione dei docenti (se possibile e se non condizionata ideologicamente) e la riqualificazione dei programmi, con maggior peso alla matematica e all&#8217;analisi logica. Sull&#8217;argomento ricordo che, cinquant’anni or sono, le traduzioni dall&#8217;italiano in latino costringevano l’alunno a comprendere la sintassi; ogni traduzione presupponeva la lettura logica del testo. I mediocri maestri della scuola di oggi sperano invece in modo approssimativo che l’alunno in gruppo intuisca quello che legge. Lo sforzo da fare sulla scuola è a mio avviso più impegnativo degli altri, forse sarà più facile trovare adattamenti nella scuola privata, mentre immagino forti resistenze nella scuola pubblica.<br />
Per ambiente-clima e digitale bisogna creare gli incentivi (o i disincentivi) fiscali per andare nella giusta direzione. Nessuno mette in dubbio la necessità di operare per fermare il processo di riscaldamento globale e l’economia digitale si presenta, anche nella pandemia, come una soluzione efficace per un ampio spettro di esigenze. Credo che lo Stato debba auspicare in questi campi un forte ruolo dell’iniziativa privata, più adatta ad esplorare e a rischiare in aree di innovazione.<br />
Per tutto ciò bisogna creare un clima nel quale l’iniziativa privata che deriva dalle promozioni pubbliche si svolga con il consenso collettivo e con la giusta remunerazione del rischio. Nell&#8217;opinione prevalente nei tempi più recenti quanto svolto dai privati è stato considerato negativamente: dopo i riconoscimenti degli anni 50 e 60, dalla fine degli anni 60 i nostri imprenditori sono stati oggetto di sistematico ostracismo culturale. Il nostro dizionario culturale dovrebbe cancellare certi termini ricorrenti, quali “disuguaglianza da combattere”, e riscoprire termini fin qui combattuti, quali “giusto profitto” da conseguire. Il compito dello Stato in questa prospettiva non è quello di concepire fantastici Gosplan o di organizzare tavoli di governo dell’economia ma quello di dare sicurezza a chi lavora, garantire il rispetto della legalità nonché osservare e fare osservare i contratti stipulati.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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		<title>Giustizia fiscale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2020 09:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[cesare giussani]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni drammatici nei quali è incerto il futuro della nostra società civile, colpita da virus e da recessione, vengono prodotti studi e segnalate iniziative di riforma del sistema fiscale volti a farlo divenire più giusto. Si debbono fare alcune considerazioni. La prima riguarda il concetto di giustizia. Come tutti i valori primari (buono, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni drammatici nei quali è incerto il futuro della nostra società civile, colpita da virus e da recessione, vengono prodotti studi e segnalate iniziative di riforma del sistema fiscale volti a farlo divenire più giusto.<br />
Si debbono fare alcune considerazioni. La prima riguarda il concetto di giustizia. Come tutti i valori primari (buono, bello, giusto) ha un significato assoluto, ma in concreto il suo significato è relativo al sistema di valori che culturalmente e storicamente ciascuno di noi porta con se’. L’astratta giustizia che vogliamo nel nostro intimo si traduce nella vita nella legalità contingente (il ministero della giustizia dovrebbe denominarsi della legalità). I promotori di riforme non perseguono dunque un valore assoluto, ma propongono un disegno politico della società che dovrebbero chiarire a monte del progetto.<br />
Indipendentemente da queste valutazioni di fondo, ritengo in secondo luogo che pretendere, in questo momento di transizione, di sapere quale giustizia fiscale deve diventare la nostra legalità fiscale è davvero inopportuno. La proposta del legislatore demiurgo è sempre da respingere, ma tanto più ora, quando i cambiamenti della nostra organizzazione di vita possono prendere le più varie direzioni, in funzione dell’evoluzione sanitaria.<br />
Si deve dare atto invece che come la natura è ingiusta altrettanto lo è il sistema fiscale, opera imperfetta dell’uomo. Come alla natura ci siamo adattati, così ci siamo adattati, nelle scelte di lavoro e generalmente economiche, al sistema fiscale. Questi riformatori produrrebbero sulla nostra vita, in nome di una astratta giustizia, gli effetti di una catastrofe naturale. E non è detto che la loro idea di giustizia sia la migliore. Sarebbe necessario dopo il loro intervento riprogrammare orientamenti professionali e investimenti; sarebbe da rieducare tutta la struttura dedicata alla riscossione e al controllo delle imposte. Il tutto con il vincolo di mantenere inalterato il gettito.<br />
In conclusione, meglio rinunciare alle grandi riforme. Facciamo se necessari piccoli aggiustamenti. Se vogliamo fare un po’ di politica economica, agiamo su esenzioni transitorie nelle aree da incentivare. E basta così.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/giustizia-fiscale/">Giustizia fiscale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Covid19, l’occasione per ripensare a un federalismo che nasca dal basso.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Villa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 14:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non eravamo pronti. Alla prima evidenza nazionale del Covid-19 in Lombardia il governo italiano si è fatto trovare senza nessuna strategia di prevenzione al riguardo. Dopo una prima fase di lockdown gestita discretamente, in una fase due dai connotati incerti e fluidi, con migliaia di morti sulle spalle e una crisi economica da paura nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non eravamo pronti. Alla prima evidenza nazionale del Covid-19 in Lombardia il governo italiano si è fatto trovare senza nessuna strategia di prevenzione al riguardo. Dopo una prima fase di lockdown gestita discretamente, in una fase due dai connotati incerti e fluidi, con migliaia di morti sulle spalle e una crisi economica da paura nel futuro prossimo, tra i datori di lavoro “colpevoli d’ufficio” e i farmacisti “ladri di mascherine”, il dito accusatorio per i numeri disastrosi della pandemia è stato puntato anche verso la regionalizzazione della sanità pubblica. «Basta Regioni, sanità da ricentralizzare. M5S d’accordo» Secondo Orlando del PD e altri esponenti politici che lo sostengono è necessario «un ritorno delle competenze sanitarie allo Stato centrale». Il Coronavirus si presenta come un goloso boccone da addentare al volo per chi, in preda a una crescente fregola statolatrica, non tiene conto del fatto che la legge è chiara (d.l. 1/2018) e specifica nel definire responsabilità e catene di comando a seguito di una dichiarazione d’emergenza (31 gennaio) e che il Presidente del Consiglio è stato investito di ulteriori ampi poteri con successivi decreti legge, per i quali le funzioni di coordinamento spettano al Presidente del Consiglio dei Ministri e l’organo chiave di comando diventa il Comitato operativo della Protezione civile. Vediamo inoltre come questa posizione sia totalmente priva di fondamento e, se è vero che regioni diverse offrono una qualità di cure diversa, il miglioramento dell’efficienza delle peggiori non sia da cercare in una centralizzazione decisionale, ma, al contrario, liberando e responsabilizzando quelle energie e quei talenti che tutti i territori possiedono. La Lombardia fino a gennaio 2020 era considerata un’eccellenza nel campo della sanità e lo è ancora, tanto che una facile previsione è quella secondo la quale, terminata l’emergenza Covid-19, la migrazione sanitaria ricomincerà come prima. Non solo, anche la gestione finanziaria degli ospedali è premiante: il policlinico di Milano, per esempio, spende (con tanto di bilancio in regola) la metà di quanto costa l’Ospedale di Reggio Calabria (struttura fatiscente e senza bilanci ufficiali), curando il doppio dei pazienti in modo non paragonabile. D’altro canto però, la sanità lombarda è stata caratterizzata da una polarizzazione delle cure dei pazienti presso ospedali altamente specializzati, caratteristica che, se in tempi ordinari fornisce servizi molto soddisfacenti, diventa un ostacolo quando la gestione non si deve focalizzare sugli individui, ma sulla collettività. Una pandemia ha portato alla luce i difetti della carenza di una ramificazione territoriale della sanità lombarda portando probabilmente la stessa ad avere risultati disastrosi. Contemporaneamente, il modello Veneto è diventato un esempio mondiale di contrasto alla pandemia: implementando un sistema di biosorveglianza microterritoriale a disposizione delle autorità locali, che integra in tempo reale i dati a disposizione, consente di fare due cose fondamentali: primo, ricostruire le relazioni della persona positiva e sottoporle immediatamente tutti a tampone; secondo, costruire una mappa dinamica dell’epidemia, non nazionale o regionale, ma comunale, arrivando fino alle singole famiglie. In questo caso è stato un non allineamento a linee guida centrali, uno scatto di decisa autonomia dalle direttive ministeriali a permettere che la situazione fosse tenuta sotto controllo. Ridurre le competenze regionali a causa della malagestione lombarda della pandemia è una tentazione irresistibile per gli statalisti, ma si può tranquillamente rispedire al mittente in quanto la Regione ha agito in ottemperanza ai protocolli ministeriali, appiattendosi senza coraggio sulle indicazioni centrali, senza operare specifiche valutazioni sulle caratteristiche della struttura sanitaria esistente e del territorio. Non ci sono prove quindi che lo Stato avrebbe fatto meglio. Durante l’emergenza Covid-19 la Lombardia ha obbedito pedissequamente alle direttive del Ministero, allorché si brancolava ancora nel buio tra “le mascherine non servono” e “Milano non si ferma”, almeno fino a che, in un ospedale di Bergamo, si è deciso di procedere a effettuare un’autopsia violando il protocollo ed evidenziando così altre caratteristiche letali del virus. Un’altra colpa lombarda è anche quella di non aver proceduto a decidere in autonomia di chiudere in zone rosse i focolai intorno a Bergamo. Una responsabilità pesantissima, ma esattamente il contrario di ciò che accusa chi vorrebbe riportare a Roma il controllo totale. Osservando la storia recente, quindi, si deduce che ciò che bisognerebbe rafforzare sia l’autonomia decisionale dei territori, non la centralizzazione, in quanto la procedura vincente è nata da diverse decisioni regionali difformi ai protocolli OMS e ministeriali. È lecito pensare che se il Veneto avesse seguito le linee guida centrali, gli esiti sarebbero stati disastrosi. Il decentramento decisionale spinge le autorità a cercare risposte ai problemi simili offrendo risposte diverse, permettendo di evidenziare le buone pratiche di successo e mettendole a disposizione di tutti gli altri territori. Noi non avremmo la possibilità di confrontare il caso veneto e quello lombardo se tutto fosse gestito centralmente in modo uniforme, così come non potremmo confrontare il caso lombardo (delle situazioni ordinarie) con le altre regioni. Sono stati proprio gli spazi di indipendenza ad aver consentito l’emersione di alcuni spiragli di eccellenza, quegli spazi di autonomia locale che i nostri governi contrastano con tutti i mezzi possibili, ma che sarebbero preziosissimi generatori di innumerevoli buone pratiche da diffondere se lasciati liberi da resistenze ideologiche e di conservazione di potere. Diventa quindi evidente come le differenze di resa tra la sanità di un territorio e un’altra non si sanerebbero con una centralizzazione sanitaria neanche in situazione ordinaria: le differenze si appianerebbero certo, ma con una forzata omologazione al basso che danneggerebbe tutti i cittadini, sia del Sud che del Nord. Al contrario, per favorire una riforma efficace, il passo corretto è quello verso una maggiore libertà e responsabilizzazione delle classi dirigenti locali, lasciando ai cittadini il diritto di giudicarli per come vengono spesi i loro soldi. In questi giorni la tensione tra i Presidenti regionali più attivi e un governo centrale bulimico di potere è ormai palpabile: il tentativo di soffocarla senza ascolto sarebbe un fallimento istituzionale. La pandemia ha dato finalmente voce alle richieste di diversificazione amministrativa in base alle necessità territoriali. L’augurio è che da questa crisi, superando i difetti di un regionalismo di stampo prefettizio che amplifica l’irresponsabilità dell’amministrazione centrale invece di abbatterla, nasca un dibattito con al centro un vero federalismo competitivo che parta dal basso, stimoli le eccellenze, unisca nelle differenze e riporti le istituzioni e la politica vicino a cittadini, perché è solo nel momento in cui riconosciamo il valore aggiunto di un’amministrazione locale responsabilizzata che il voto locale riacquista un senso.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Lorena Villa" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/lorena-villa-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/lorena-villa/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Lorena Villa</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Imprenditrice, referente regione Lombardia per la Fondazione Luigi Einaudi</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/covid19-loccasione-per-ripensare-a-un-federalismo-che-nasca-dal-basso/">Covid19, l’occasione per ripensare a un federalismo che nasca dal basso.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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