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	<title>imprese Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>imprese Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<item>
		<title>Se le imprese chiudono, chiude l’Italia. Coraggio per garantire libertà.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Dec 2021 17:23:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[angelo lucarella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sul fronte tributario, specie nelle dinamiche esattoriali, il Paese è in totale confusione. Sul fronte lavoro, specie per le piccole e medio imprese, il Paese è quasi sottosoglia minima di dignitosa sopravvivenza. Sul fronte pandemico, come si suol dire nel gergo forense, ci si riporta ai fatti noti. Lo Stato italiano, dati della Cgia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul fronte tributario, specie nelle dinamiche esattoriali, il Paese è in totale confusione.</p>
<p>Sul fronte lavoro, specie per le piccole e medio imprese, il Paese è quasi sottosoglia minima di dignitosa sopravvivenza.</p>
<p>Sul fronte pandemico, come si suol dire nel gergo forense, ci si riporta ai fatti noti.</p>
<p>Lo Stato italiano, dati della Cgia di Mestre, in vent’anni ha aumentato il gettito fiscale del 40%.</p>
<p>Sempre lo Stato italiano nel 2021 ha incassato 513,5 miliardi di euro. Differenziale, quest’ultimo, che rispetto al 2019 si colloca a meno 3 miliardi e mezzo circa perché nell’anno pre-pandemia l’incasso fiscale è stato di 517 miliardi circa<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>Nonostante questi dati, tutto sommato incoraggianti sul piano del netto non incassato (che poteva esser ben peggiore), è fatto noto che nella legislatura vigente più e più volte si è registrata l’indizione di bandi di concorso pubblici per nuovo personale.</p>
<p>Ragioniamo un attimo. Entro il 2030 andranno in pensione circa 1 milione di dipendenti pubblici (fonte Sole 24 ore<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>).</p>
<p>La logica vorrebbe che dinanzi a questi tre fattori (pensionamenti, meno incassi fiscali, pandemia con eventuale PNRR virtuoso) ci si indirizzasse verso altri tre fattori di condizionamento ripresa economica: meno fisco, più competenze per le assunzioni pubbliche, lotta contro il virus accompagnata da “misure di esistenza”, breve-medio tempore, per le sopraggiunte condizioni di impoverimento complessivo.</p>
<p>La ragione è semplice, ma non scontata: garantire livelli essenziali di libertà concretamente percepibile nel tessuto sociale.</p>
<p>Non c’entrano, in quest’analisi, green pass e vaccini. Si vuole dire che la libertà, come diceva l’illustre Luigi Einaudi, passa dalla responsabilità. Il ché non è solo un rapporto unilaterale dei cittadini verso lo Stato, ma anche il contrario.</p>
<p>Allora bisogna essere trasparenti. Perché questa è la radice dell’una e dell’altra cosa.</p>
<p>E la trasparenza implica coraggio.</p>
<p>Coraggio<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>, etimologicamente parlando, rappresenta la forza d’animo, dall’antico <em>coratium</em> per significare “dal cuore”.</p>
<p>Su cosa si vuole ragionare, quindi, concretamente?</p>
<p>Negli ultimi dieci anni (soprattutto i 5/6 che ci lasciamo alle spalle nel 2022 e sempre leggendo i dati pubblicati dal Sole 24 ore a febbraio del 2021) ci sono state assunzioni pubbliche in servizi non essenziali.</p>
<p>È vero che, oggettivamente, i dati sul turnover (cioè rapporto tra pensionati e assunti) dicono ben altro e cioè che dal 2009 al 2018 il personale a tempo indeterminato nel settore pubblico è diminuito di almeno 140 mila unità passando da 3,11 a 2,97 milioni.</p>
<p>Ma questo calo, stando a quanto invece comunicato da Inps, è stato parzialmente compensato dall’aumento dei contratti a tempo determinato sin dal 2015.</p>
<p>Considerando che l’età media dei dipendenti pubblici (15% degli occupati) è oltre i 50 anni (di cui la metà è introno alla media 55) ci si deve fare qualche domanda sul punto.</p>
<p>Ci sono troppi soldi da spendere nelle casse erariali? E se si perché non si abbassa, seriamente, la pressione fiscale? Questo il primo problema.</p>
<p>Secondo problema. Al netto del blocco del turnover nel mondo dell’impiego pubblico (si ribadisce rapporto tra pensionati e assunti), ci sono troppi cittadini che non provano a concorrere perché non hanno le competenze necessarie o ne hanno troppe per essere ingranati nella macchina della burocrazia?</p>
<p>Quest’ultima domanda ci apre le porte per affacciarci su una voragine concettuale: se la politica vuole più competenza nel mondo pubblico (data la velocità del progresso e la mole di produzione normativa, alquanto, inarrestabile) non è detto che la stessa burocrazia, vista come aggregazione e collettivamente intesa (anche da un punto sindacale), voglia più competenza strutturata perché ciò significherebbe maggior competizione interna in termini di <em>performance</em>; se invece è la burocrazia a chiedere alla politica di creare presupposti per l’aumento delle competenze strutturali, non è detto che la politica stessa abbia voglia e capacità di indirizzare il piano d’opera perché questo implicherebbe una maggior qualità della classe dirigente del Paese per interagire proprio con una miglior burocrazia predetta.</p>
<p>In questo gioco c’è un periodo di “attesa”, di rischio fatale (perché si può distruggere la vita realmente) in cui chi ha studiato per esser competente ha un bivio davanti a sé: tuffarsi nel mondo del rischio privato o andare via dall’Italia.</p>
<p>Nella seconda ipotesi è risaputo che si tratti di fuga di cervelli.</p>
<p>Nella prima ipotesi, al pari di tanti medio-piccoli imprenditori, si deve fare i conti con almeno tre cose (al netto delle agevolazioni esistenti): il credito bancario, le chance concrete di interazione sociale, il rischio di cui parlavamo e la capacità effettiva di spesa pro capite dell’italiano medio (cioè quanto si può comprare con un dato reddito).</p>
<p>Mentre, come si è fatto notare, ciò che chiede il pubblico è certo, ma non il corrispettivo incasso, nel privato è certo che occorre darsi da fare al contrario. Rincorrere la certezza d’incasso per alzare i livelli di serenità, investimento ulteriore ed essere virtuosi contribuenti.</p>
<p>Allora, non ci si limiti a dire che lo Stato impiegando meno ha risparmiato di più. Da un lato sono aumentate le assunzioni collaterali: a tempo determinato o per consulenza esterna o di altro genere per tappare i buchi creati dai pensionamenti in blocco turnover (cioè aumentato dalla perdita di esperienza ma non nuove competenze poiché non acquisibili per formazione, aggiornamento, ecc.).</p>
<p>Lo Stato, così facendo, ha risparmiato sul dato contabile (forse), ma ha fallito e sta fallendo sul tratto corrispettivo che si stadia tra contribuente e fisco.</p>
<p>Che significa? Che il mondo privato si demoralizza e sfiducia rispetto all’interazione con il mondo pubblico perché non trova quel “necessariamente funzionale” a garantire il passo da far aumentare per l’impresa o la professione.</p>
<p>Subentra, per l’effetto, un atto di concorrenza sleale indiretto che non proviene da una concorrente estero, ma proviene proprio da chi dovrebbe garantirti il virtuosismo perché, come vollero i Costituenti, <em>“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.</em></p>
<p>Ora, lungi da forme di eventuale retorica, c’è che è lo Stato che rilascia le licenze ai privati per operare. E che significa licenza<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>? Sempre l’etimologia ci aiuta: esser permesso!</p>
<p>Il ché, paradossalmente, si lega al suo contrario: licenziare nel mondo del lavoro.</p>
<p>E giunge ad un punto di non ritorno la presente analisi.</p>
<p>Se tu Stato mi dai licenza per fare impresa, devi responsabilmente costruirmi un <em>habitat</em> per cui l’unica concorrenza a cui far fronte è quella del mercato. Il motivo è semplice: è quest’ultimo (sempre il mercato) che consente di creare il miglior prezzo per il cittadino-consumatore salvo i casi di stortura sistemica in cui è giusto che ci sia intervento calmiere del pubblico.</p>
<p>Questo cosa significa? Che lo Stato non deve diventare sconveniente ed insostenibile dai privati ai quali non si garantisca la dignità dell’utile: sia per il reinvestimento, sia per aumentare le paghe ai dipendenti od assumere più forza lavoro, ecc.</p>
<p>Dinanzi al quadro pandemico e ai dati in premessa riportati, ci ritroviamo a fare i conti con quel che rappresentata perfettamente le cose su cui non si può più cincischiare politicamente: le imprese medio-piccole sono al collasso fiscale (oltreché bancario).</p>
<p>Il sistema fiscale a sua volta, mantiene in essere sanzioni che vanno dal 30 al 100 financo al 200 % (davvero escluso che si possa percepire come una sorta di tortura o schiavitù sanzionabile secondo l’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo?).</p>
<p>C’è una strada, senza presunzione di affidabilità, per rimettere in piedi il Paese. A questa strada si connettono, ovviamente, più vie:</p>
<ul>
<li>spendere bene i soldi del PNRR per garantire una nuova classe di burocrati che possano operare in snellezza e fluidità (perché si immagini che anche il funzionario pubblico ha problemi decisionali se deve fare i conti con la pletorica normazione fuori dal perimetro utile al tempo in cui si opera);</li>
<li>aprire il fisco a rottamazione e saldo e stralcio condizionati ma sistemici per recuperare imprese e forza lavoro cadute in difficoltà affiancando, improcrastinabilmente, la riforma seria del mondo tributario e della giustizia;</li>
<li>reinventare la politica d’importazione energetica tanto quanto quella di importazione in base alla diversificazione merceologica (basti leggere i dati OEC al 2019<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> per cui il valore delle esportazioni è quasi pari a quello delle importazioni);</li>
<li>fare norme semplici, chiare, senza infiniti rimandi e che abbiano forme di tecnicismo limitate al necessario (spunto che rimanda alla cit. del Prof. Sabino Cassese del 28 dicembre 2021).</li>
</ul>
<p>Queste sono solo alcune delle vie da percorrere per reindirizzarci sulla strada della ripresa del Paese.</p>
<p>Ma, alla radice, serve che il popolo sia consapevole delle proprie scelte.</p>
<p>Perché è quando sceglie che apre alla propria condanna o al progresso.</p>
<p>E nel primo caso, di tutta evidenza, ne diventa anche il mandante.</p>
<p>Ci vuole coraggio per la vera libertà anche se questa si vive tra continue insidie (cit. Aldo Moro).</p>
<p>Non possiamo diventare tutti dipendenti od assistiti di Stato (anche se una certa politica ancora viva nel Paese lo vorrebbe): occorre intervenire sulle ferite del Paese perché il peso del carico sulla macchina è diventato insopportabile dall’albero motore e dai pneumatici.</p>
<p>Se le imprese chiudono, chiude l’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/nel-2021-record-tasse-conto-513-miliardi-1998050.html">https://www.ilgiornale.it/news/politica/nel-2021-record-tasse-conto-513-miliardi-1998050.html</a></p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> <a href="https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2021/02/22/dipendenti-pubblici-statali-concorso/">https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2021/02/22/dipendenti-pubblici-statali-concorso/</a></p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> <a href="https://www.etimo.it/?term=coraggio">https://www.etimo.it/?term=coraggio</a></p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> <a href="https://www.etimo.it/?term=licenza">https://www.etimo.it/?term=licenza</a></p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> <a href="https://oec.world/en/profile/country/ita">https://oec.world/en/profile/country/ita</a></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/se-le-imprese-chiudono-chiude-litalia-coraggio-per-garantire-liberta/">Se le imprese chiudono, chiude l’Italia. Coraggio per garantire libertà.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L&#8217;intervento pubblico deve essere provvisorio e non selettivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 17:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[aiuti pubblici]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo si sta organizzando per la gestione del flusso di denaro che verrà messo a disposizione a causa della pandemia. In particolare è prevista la convocazione di Stati Generali per la pianificazione di questo intervento di Stato. Memori degli insuccessi delle pianificazioni passate, sia nel nostro paese che altrove, dovremmo usare molta prudenza in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo si sta organizzando per la gestione del flusso di denaro che verrà messo a disposizione a causa della pandemia. In particolare è prevista la convocazione di Stati Generali per la pianificazione di questo intervento di Stato.<br />
Memori degli insuccessi delle pianificazioni passate, sia nel nostro paese che altrove, dovremmo usare molta prudenza in proposito. I piani di lungo periodo vengono smentiti dalla realtà del progresso tecnologico o anche, come accade oggi, da sconvolgimenti naturali. Se poi i piani vengono realizzati da imprese statali, la rigidità di fronte al cambiamento è ancora maggiore.<span id="more-2363"></span></p>
<p>Mao Tse Tung pianificava balzi in avanti, noi abbiamo pianificato il nucleare, lo sviluppo della telefonia fissa.<br />
La pandemia sconvolge le schede di domanda e le funzioni d’offerta e di produzione. Non sappiamo quanto durerà. Se ci sarà il vaccino, i modelli di consumo e produzione non cambieranno di molto. Se la malattia permane, una vasta parte di consumi verrà tagliata: tutto quanto si svolge in comunità, dalla scuola ai divertimenti, agli spettacoli; inoltre verranno tagliati i viaggi, il turismo e diverranno obsolete le infrastrutture di supporto. Molti sport non si potranno più praticare. Aumenterà invece la richiesta di assistenza sanitaria, caratterizzata però da servizi a domicilio.<br />
La produzione dovrà avvenire nel rispetto delle norma sul distanziamento e quindi i numerosi uffici oggi realizzati con posti attrezzati, vicini e fungibili dovranno essere riprogettati. Gli orari dovranno essere riorganizzati per regolare flussi d’ingresso da controllare e per evitare addensamenti alle mense e nei trasporti. Il passaggio manuale di materiale e pratiche dovrebbe essere sottoposto a norme igieniche. La robotizzazione sarà determinante. Sono pochi esempi di una lunga lista.<br />
Lo stato si prende il rischio di spendere in investimenti nella prospettiva del cambiamento? E di quale cambiamento?<br />
Che lo Stato faccia interventi per snellire la burocrazia e che assuma iniziative per l’ambiente e per la sanità mi sembra giusto. Il tema della sanità merita un cenno: credo che il nostro sistema sanitario non fosse così inadeguato rispetto alle esigenze che si stimavano sulla base dell’esperienza passata; il problema è nato dalle punte richieste dalla inattesa pandemia. Ora si potrà pensare a strutturare la sanità in funzione delle punte, ricordando che si dovrà fare manutenzione anche su ambienti temporaneamente non utilizzati (vedi letti della Fiera di Milano).<br />
Detto questo, ciò che lo Stato non deve fare è prendere il rischio di attività produttive soggette al variare della domanda, della concorrenza, della tecnologia. Questo va lasciato ai privati, i quali possono essere incentivati alle intraprese con la fiscalità. Pretendere di conoscere quanto accadrà è un atto di superbia destinato a essere condannato e lo Stato non può permetterselo anche per le rigidità organizzative che lo caratterizzano. L’intelligenza del mercato, per tentativi ed errori, riesce a trovare la strada giusta; su questa linea, le imprese (compreso il piccolo e il grande commercio) possono perfino ricevere temporanei sussidi, per consentire l’occupazione di un lavoro altrimenti bruscamente emarginato. Ma l’intervento pubblico dovrà essere comunque provvisorio e non selettivo, tale da non alterare le modalità di scelta delle imprese. Se ci debbono essere orientamenti settoriali questi vanno presi a livello di regolamento.<br />
In quest’ottica, penso che gli Stat Generali possano concludere rapidamente il loro compito.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lintervento-pubblico-deve-essere-provvisorio-e-non-selettivo/">L&#8217;intervento pubblico deve essere provvisorio e non selettivo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<item>
		<title>Se non ora quando: allineare tassazione imprese italiane a media europea ed Ocse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 06:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[tributi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una semplice proposta per le imprese e nessun regalo. E&#8217; un fatto noto che la pressione fiscale sulle imprese italiane sia notevolmente più alta di quella degli altri paesi OCSE e questo da molti anni. Ciò ha reso molto più difficile, a volte impossibile, per le imprese italiane, capitalizzarsi, investire in ricerca, innovazione, formazione, al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/se-non-ora-quando-allineare-tassazione-imprese-italiane-a-media-europea-ed-ocse/">Se non ora quando: allineare tassazione imprese italiane a media europea ed Ocse</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una semplice proposta per le imprese e nessun regalo.<br />
E&#8217; un fatto noto che la pressione fiscale sulle imprese italiane sia notevolmente più alta di quella degli altri paesi OCSE e questo da molti anni.<br />
Ciò ha reso molto più difficile, a volte impossibile, per le imprese italiane, capitalizzarsi, investire in ricerca, innovazione, formazione, al fine di aumentare la produttività quindi l&#8217;ammontare di PIL per ore lavorate ed i posti di lavoro e poter competere con le concorrenti straniere.<span id="more-2123"></span><br />
L &#8216;Italia presenta un &#8220;total tax &amp; contribution rate&#8221; di 59,1%, il che significa che fatto 100 il reddito di impresa, 59,1 euro vanno allo Stato sotto forma di prelievo fiscale, contributivo e relativa incidenza burocratica: Il &#8220;total tax &amp; contribution rate&#8221; medio europeo è invece del 38,9%. Ciò implica che le imprese italiane, pagano oltre 20 punti percentuali in più di tasse rispetto alla media europea. Ovvero hanno un auto-dazio interno di 20 punti. Ciò premesso risulta evidente che per uscire dalla crisi <strong>é necessario ridurre subito il &#8220;total tax &amp; contribution rate&#8221; di almeno 20 punti</strong>, taglio da finanziare dalla &#8220;spending review&#8221; della spesa aggredibile che secondo gli economisti del Centro Studi di Confindustria è pari a 290 miliardi su 873 miliardi di spesa pubblica.<br />
Inoltre, considerato che le imprese hanno già versato il 98% delle tasse per il 2019, é necessario calcolare il relativo conguaglio fiscale per il saldo, tenendo conto anche del risultato economico del 2020 ipotizzando che questo sarà negativo per la maggior parte delle imprese<br />
Calcolando con il metodo del &#8220;loss carry back&#8221; le imposte sul reddito medio biennale 2019-2020, queste risulteranno a credito e tale credito d&#8217;imposta potrà essere immediatamente scontato presso gli istituti di credito.<br />
Allo stesso modo dovranno essere subito erogati alle imprese i 37 miliardi di debiti della pubblica amministrazione già certificati e gli oltre oltre 4 miliardi di crediti fiscali che esse vantano e per i quali attualmente vigono limiti alla compensazione orizzontale.</p>
<p>E&#8217; bene ricordare che, in riferimento alle attività di impresa, il reddito derivante da tale attività potrà essere calcolato in modo certo solo alla fine dell&#8217;attività, quando l&#8217;impresa cesserà di esistere potendo a quel punto verificare la validità dell&#8217;investimento e la verifica della realizzazione di utile o una perdita.</p>
<p>In proposito Einaudi scriveva: “<em>La divisione del tempo in intervalli, finiti, ad es. l&#8217;anno dal 1° gennaio al 31 dicembre, è artificio. Necessario, ma artificio. Supporre che la vita di un&#8217;impresa possa essere spezzata in esercizi finiti annui è supporre l&#8217;assurdo. Non si può sapere se una impresa ha fornito ai suoi proprietari profitti ovvero perdite se non quando essa è morta e tutte le sue </em><em>attività sono state liquidate. Paragonando allora gli incassi e le spese, ridotti a valori attuali ad un dato momento, potremo giudicare dell&#8217;esito dell&#8217;impresa. Finché essa rimane in vita ed opera, il giudizio è provvisorio. Andrà ingoiata la riserva da perdite future? Basterà a fronteggiarla? Nel dividere il tempo in intervalli annui e nel redigere conti riferiti distintamente ad ognuno di quegli intervalli, i contabili obbediscono alla necessità di orientarsi, di avere una norma per l‟avvenire, di sapere se il successo arride o non all‟impresa, di non sentire, nell&#8217;atto di prelevare fondi a fini di spesa privata, rimorso di aver recato nocumento alla vita di essa. Se anche per ipotesi</em><br />
<em>inverosimile, il possessore dell&#8217;impresa potesse astenersi da prelievi sino alla liquidazione finale, non potrebbe astenersene lo stato, le cui speso sono continue nel tempo e debbono essere continuamente fronteggiate da entrate ugualmente distinte nel tempo</em>” (cit. &#8220;Miti e paradossi della giustizia tributaria, Luigi Einaudi, Torino, 1959).</p>
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</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/se-non-ora-quando-allineare-tassazione-imprese-italiane-a-media-europea-ed-ocse/">Se non ora quando: allineare tassazione imprese italiane a media europea ed Ocse</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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