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	<title>islam Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>islam Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>La pericolosa ritrovata unità dell’Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 22:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova era si è aperta per la Repubblica Islamica dell’Iran, con una ritrovata unità che strizza l’occhio ai riformisti, ma cementa il potente apparato parallelo. Dalla sua fondazione nel 1979, è stata caratterizzata dall’esistenza di uno stato nello stato. I <em>premier</em>, alla guida degli esecutivi scelti con suffragio diretto, e i <em>leader</em> supremi, al vertice delle strutture incaricate di preservare gli ideali della rivoluzione, sono sempre entrati in collisione, dando luogo a divisioni profonde. La traiettoria dell’attuale <em>leader </em>supremo, Ali Khamenei, è dimostrativa di questa dinamica confrontativa. Durante il suo mandato da presidente, dal 1981 al 1989, ebbe importanti scontri di portata ideologica e politica con Ruhollah Khomeini, il carismatico clerico che condusse alla rivoluzione islamica, del quale era stato studente all’università. Dopo la scomparsa di questi, Khamenei ne assunse il ruolo, sostentando, a sua volta, relazioni conflittuali con la lunga linea di capi di governo che sono seguiti, a partire da Akbar Hashemi Rafsanjani, che gli succedette, e Mohammad Khatami, che continuó sulle orme di Rafsanjani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tale lacerazione, hanno giocato la loro parte, sia la trasformazione dell’identità del corpo sociale e le sue rivendicazioni nell’ambito delle libertà civili e i diritti umani, sia i bersagli economici e la ricerca di consenso di entrambe le fazioni politiche. I presidenti, dovendo rispondere alle <em>costituency</em>, hanno assunto posizioni, in politica interna ed estera, che l’<em>establishment</em> religioso ha spesso categorizzato alla stregua di sovversive, per il solo fatto di essere laiche e moderatamente liberali. La facoltà di veto del consiglio dei guardiani sull’attività legislativa del parlamento, e il ricorso alla brutalità del corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc, per la sigla in inglese), hanno consentito la coercizione delle istituzioni, nella formula perversa di uno stato contro lo stato. Queste battaglie hanno svuotato di senso l’esercizio democratico, distorto o rallentato la naturale evoluzione della società iraniana. D’altro lato, erano lo specchio di una vitalità riformatrice che l’elezione di Ebrahim Raisi ha cooptato e, per il momento, neutralizzato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fedele burocrata, Raisi, durante la carriera di magistrato, è stato funzionale alla sommaria eliminazione di migliaia di prigionieri politici e, alla fine degli ottanta, di membri di gruppi armati di sinistra. La sua affermazione è stata pianificata a tavolino da Khamenei per assicurare l’estirpazione di ogni minaccia alla teocrazia iraniana e la preminenza della sua visione nell’amministrazione pubblico e il controllo dei proventi dello stato. Le turbolenze dell’ultimo trentennio, grazie all’eclissamento dei maggiori esponenti dell’opposizione &#8211; Rafsanjani è morto nel 2017, Khatami si trova agli arresti domiciliari, e i seguaci di Mahmoud Ahmadinejad sono stati purgati dai centri nevralgici -, si compongono in un’operazione che, cavalcando l’ondata nazionalista, nata dall’impoverimento e l’isolamento della classe media, e causata dalle sanzioni degli Stati Uniti, ha ottenuto l’accettazione di una larga base della popolazione, includendo i moderati. Questa ritrovata coesione, intorno al sentimento antiamericano e la sovranità economica, serve il proposito di un Iran assertivo in una regione instabile e negli equilibri mondiali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Khamenei è la persona che ha governato più a lungo in Medio Oriente, e la seconda per longevità politica in Iran, dopo lo scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, il quale lo fece arrestare sei volte e, poi, costringere all’esilio. La sua famiglia rimonta al quarto <em>imam</em> della <em>shia</em>. Ha sovrinteso ripetute proteste massive e scioperi generali nel 1994, 1999, 2009, 2011-12, 2017-18, 2018-19 e 2019-20, e ha visto passare sette presidenti della repubblica &#8211; Rafsanjani, Khatami, Ahmadinejad (2 mandati), Hassan Rouhani (2 mandati), Ebrahim Raisi -, rappresentando con il <em>nezam</em> (il “sistema”, dal parsi), la perpetuità del potere. Tutti i presidenti hanno lanciato e perseguito un manifesto di cambio, movimenti sociali hanno preso forma, e le mobilitazioni di lavoratori e studenti sono arrivate a scuotere il sistema –nel 2009, si giunse quasi a un punto di rottura per gli eccessi della repressione dell’Irgc. Il sistema, tuttavia, ha saputo rinnovarsi, con astuzia, nel linguaggio, la narrativa, e le apparenze dei modi, sino a fagocitare il risentimento popolare e la paura collettiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per decenni, Khamenei ha nutrito fondati timori che la società civile fornisse la spinta determinante affinché il governo di turno rovesciasse il <em>nezam</em> e si è speso per evitarlo, con qualsivoglia mezzo, non essendo immaginabile una circostanza in cui gli avversari potessero identificarlo con un veicolo per la soddisfazione delle proprie aspirazioni. Donald Trump ha creato le condizioni, rescindendo, in via unilaterale, dagli accordi sul nucleare (Jcpoa, per la sigla in inglese), e tornando a imporre le sanzioni in precedenza sollevate. Nel contesto dato, solo lo stato parallelo si è dimostrato in grado di dare ossigeno all’economia, aiutando a circonvenire l’<em>impasse</em> delle transazioni finanziarie per il commercio estero, pur a cambio di un lauto profitto; e attuando da deterrente degli Stati Uniti, con attacchi mirati in Arabia Saudita, Golfo Persico e Iraq. L’errore di Washington è consistito nell’adottare misure di massima pressione, a impatto orizzontale, senza prendere in considerazione le significative differenze politiche esistenti, che gli hanno alienato l’esecutivo, altri antagonisti dell’<em>élite</em>, e la cittadinanza, in generale. In ultima istanza, ha abbattuto le barriere e facilitato la concrezione di un patto per interessi superiori, facendo del <em>nezam</em> il campione del patriottismo contro l’atteggiamento draconiano di Trump.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Raisi è l’incarnazione di questo processo. Vengono vanificati gli incessanti sforzi di Rafsanjani (bandito dal presentarsi per un ulteriore termine), e i suoi alleati, che dalla fine del mandato, nel 1997, cercano di far transitare il paese fuori dalla fase rivoluzionaria, con l’idea di integrare l’Irgc nell’esercito, concentrare il potere decisionale negli organi esecutivi e legislativi, e stringere legami con gli Stati Uniti e l’Europa. Passano in secondo ordine, incluso la stagione liberalizzatrice di Khatami, la cui elezione venne propiziata da Rafsanjani, quando emersero <em>media</em> e intellettuali che proposero un pluralismo che metteva in discussione il monopolio della verità del <em>leader</em> supremo; e le campagne contro la corruzione e il fondamentalismo religioso di Rouhani, <em>protégé</em> di Rafsanjani, che portò a casa le negoziazioni sul nucleare, iniziate da Khatami, con l’alleggerimento delle penalità imposte da Washington.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il blocco riformista, alle spalle di Khatami e Rouhani, non ha saputo presentare un fronte unico e un piano coerente. Soprattutto, non ha convinto sul piano delle azioni per la ripresa economica, in un paese con un’inflazione al 40 per cento e il 30 per cento di povertà (15 per cento nel 2017). Le manifestazioni per i diritti umani sono state rimpiazzate dal malcontento per il razionamento di acqua ed elettricità. In questo frangente, Raisi, che nel 2017 aveva perso contro Rouhani, non ha incontrato grande resistenza. Il presidente eletto ha enfatizzato problematiche connesse alla sicurezza e la rivitalizzazione del tessuto produttivo. Il giro di vite più evidente si è dato intorno all’apertura sul Jcpoa. Raisi ha chiarito di non essere conforme solo con alcuni aspetti che concedono agli Stati Uniti di violarlo con impunità.  Si è, anche, avvalso di argomentazioni laiche relative alla lotta contro la violenza domestica e l’intransigenza della polizia morale, dichiarando que questa dovrebbe, piuttosto, occuparsi della dilagante corruzione, e diffondendo immagini di donne sostenitrici che non rispettavano il codice di abbigliamento islamico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Khamenei ha 82 anni e, con probabilità, Raisi navigherà la designazione del prossimo <em>leader</em> supremo. Le forze che gli hanno guadagnato la presidenza stanno lavorando per spianare il campo, con mira a una successione allineata al progetto politico di Khamenei, nella stagione finale della sua vita, di cui Raisi è un pezzo chiave. Il presidente e il <em>leader</em> supremo saranno espressione unitaria del <em>nezam</em> e l’appropriazione selettiva dell’agenda dei riformisti, ne ridurrá le opportunità di tornare sulla scena. Tutto si regge sul presupposto che la squadra di giovani tecnocrati di Raisi riesca a tranquillizzare i falchi messi all’angolo e rispondere con efficacia ai bisogni della popolazione impoverita. La partita prevede il rafforzamento dell’Irgc per contrarrestare la stretta statunitense, attraverso la rete tessuta in Iraq, Libano, Siria e Yemen, in difesa degli obiettivi geopolitici ed economici iraniani; e l’ampliamento dei vincoli con Russia e Cina, avendo firmato con quest’ultima una <em>partnership</em> commerciale e militare della vigenza di 25 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con il tavolo sbarazzato dall’esigenza di un riavvicinamento agli Stati Uniti, posta dai riformisti, l’Iran si è liberato dalle complicazioni che ciò ha sempre riverberato a livello domestico. Pertanto, gli esiti diplomatici del Jcpoa, sebbene conservino rilevanza per l’andamento economico, non essendo centrali sul versante politico, non potranno essere utilizzati per sabotare una o l’altra parte, come avvenuto nel passato, e non metteranno a rischio gli equilibri interni. Theran è convinta che gli Stati Uniti siano impegnati, da un punto di vista ideologico, a distruggere la Repubblica Islamica, e che cercheranno di raggirare qualsiasi accordo, in maniera frontale, come Trump, o mascherata, come Barack Obama. Non è, quindi, disposta a rinunciare al programma nucleare e si sta preparando per eventuali ritorsioni. Paradossalmente, il rinnovo del Jcpoa potrebbe rivelarsi incendiario. Se l’Iran pensa che Washington lo utilizzi per diminuirne l’influenza, i suoi nemici lo considerano, invece, un cedimento deleterio per la necessaria sorveglianza della sua espansione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’emergente dirigenza, aggregatrice della duplice statualità, che fin qui aveva definido la storia contemporanea dell’Iran, lo colloca in uno scenario <em>win-win</em>, dalla lettura geopolitica del <em>nezam</em>. Gli avvenimenti recenti, e la prospettiva che comportano, gli permettono, mediante compromessi tattici, di trarre vantaggio dall’”asse della resistenza” congegnato dall’Irgc: in primo luogo, riaffermando l’abilità di difesa della propria integrità territoriale, e di quella dei paesi alleati, a fronte della bellicosità di quelli allineati con Washington; in secondo luogo, consolidando il proprio prestigio e capacità di manovra nella diplomazia regionale, i conflitti per procura dove si muovono contrappesi  globali, e negli affari di stati chiave per la gestione di risorse; e in terzo luogo, rafforzando la possibilità di confrontarsi con gli Stati Uniti, in forma aperta e affrancata dal condizionamento di dover raggiungere un’intesa obbligata, su minacce percepite come esistenziali. Senza dubbio, tutto ciò apporta ad acutizzare il <em>deficit</em> democratico. Inoltre, conduce a un incremento delle probabilità di entrare in collisione con l’amministrazione americana, a meno che la cautela di entrambi assesti il dilemma della sicurezza su un approccio transazionale, con un foco centrato in preoccupazioni di proiezione immediata.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-pericolosa-ritrovata-unita-delliran/">La pericolosa ritrovata unità dell’Iran</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Turchia, la deriva autoritaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2018 13:34:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Turchia, nel silenzio generale, è diventata una minaccia allo stato di diritto internazionale.  Le ondate di arresti e licenziamenti &#8211; 90 mila al primo trimestre di quest’anno, voluti dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, e susseguitisi dal fallito colpo di stato del 15 luglio del 2016, per purgare le istituzioni da chiunque associato con Fethullah [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Turchia, nel silenzio generale</strong>, è diventata una minaccia allo stato di diritto internazionale.  Le ondate di arresti e licenziamenti &#8211; 90 mila al primo trimestre di quest’anno, voluti dal presidente <strong>Recep Tayyip Erdoğan,</strong> e susseguitisi dal fallito colpo di stato del 15 luglio del 2016, per purgare le istituzioni da chiunque associato con Fethullah Gülen, clerico in esilio in Pennsylvania, si sono estesi oltre i confini domestici.  Presunti oppositori sono stati deportati da diciotto paesi, con la collaborazione locale o interventi di <em>intelligence</em>, compresi richiedenti asilo per persecuzione politica, e almeno in venti sono state fatte pressioni affinché le scuole guleniste venissero chiuse.</p>
<p><strong>La Turchia non è l’unica</strong> a braccare i propri nemici all’estero, ma l’intera operazione è fuori dal comune per scala e rapidità, al punto che l’Interpol sta esaminando casi per abuso politico, fra cui quello dello scrittore turco-tedesco <strong>Doğan Akhanli</strong>, fermato e bloccato in Spagna per due mesi in attesa dell’estradizione.  Anche gli accademici espatriati per sfuggire alla repressione, fra i quattrocento firmatari di una petizione per la pace fra lo stato e il <strong>PKK</strong>, temono la <em>longa manus </em>di <strong>Erdoğan</strong>.</p>
<p><strong>Il movimento, contro il quale Erdoğan si è scagliato</strong> con tale veemenza, è cresciuto negli anni settanta ed è basato sulla modernizzazione dell’<strong>Islam</strong> e la liberalizzazione economica.  Sopravvissuto a cambi di vertice di varia natura, si è sempre allineato con l’<em>establishment</em>, fungendo da barriera allo spettro interno di una rivoluzione di stampo socialista e, soprattutto, proiettando all’esterno l’idea di un <em>soft</em> <em>power</em>.</p>
<p><strong>Nei Balcani e in Asia centrale</strong>, aree dove la Turchia ha storicamente maturato importanti vantaggi, proprio grazie alle scuole guleniste, sono stati creati legami culturali ed educativi, con lo scopo di estendere l’influenza geopolitica e soddisfare le esigenze di un mercato in crescita, arrivando a costituire una rete globale, intessuta nelle <em>élite</em> di decine di paesi, che per lungo tempo ha agito come la testa di ponte della politica estera turca.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1148 size-full" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2018/04/turchia-etnie.jpg" alt="" width="1000" height="637" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/04/turchia-etnie.jpg 1000w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/04/turchia-etnie-300x191.jpg 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/04/turchia-etnie-768x489.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Dai primi anni del duemila, i<strong>l Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) d</strong>i<strong> Erdoğan</strong>, in fase di costruzione, stringe un patto strumentale con il movimento gulenista, il quale mette a disposizione i quadri per la pubblica amministrazione e l’esercito e, attraverso i propri mezzi di comunicazione e organizzazioni della società civile, crea un’immagine di alto profilo per la Turchia.  All’inizio della seconda decade, però, l’accordo si spezza su opinioni divergenti riguardo al<strong> Partito dei Lavoratori Curdi (PKK)</strong>, Israele e la corruzione, e cinquantadue esponenti di spicco del gulenismo vengono arrestati, dopo aver fatto scoppiare uno scandalo sulle attività criminali dei figli di quattro ministri, poi dimissionari. Nella narrativa di <strong>Erdoğan</strong>, il movimento si sarebbe alleato con il PKK, considerato una compagine terrorista, il Partito dell’Unione Democratica, suo affiliato curdo-siriano, e altri gruppi extra-parlamentari, con i quali avrebbe dato inizio alle proteste sedate con violenza del Gezi Park di Istanbul, e proseguito con un primo tentativo di rovesciare il governo nel 2013, culminato nel 2016, secondo la ricostruzione di regime, con l’appoggio degli Stati Uniti di <strong>Barack Obama</strong>.</p>
<p><strong>L’assassinio di tre attivisti del PKK a Parigi</strong> è un esempio drammatico della capacità dei servizi segreti.  Basti ricordare che Erdoğan è arrivato a impiegare le proprie guardie di sicurezza contro i manifestanti fuori dalla residenza dell’ambasciatore a Washington e ha diffidato la Francia che si era pronunciata a favore della causa curda.  <strong>La Germania ha avviato discussioni</strong> riguardo alle minacce volte alla diaspora turca, e l’Olanda ha espresso preoccupazione in merito al monitoraggio dei turchi residenti da parte dell’autorità religiosa di Ankara, nonostante l’Unione Europea, notoriamente priva di una strategia estera, rimanga in sostanza a guardare, nascosta dietro la foglia di fico di risoluzioni del parlamento, ambigue e inconclusive (luglio 2017 e novembre 2016), pur efficaci per i titoli di giornale.</p>
<p><strong>Il referendum che ha modificato la costituzione</strong>, ampliando e accentrando i poteri del mandatario – il presidente punta a restare al comando fino al 2029, è passato con il 51.4 per cento dei voti, in una nazione divisa, in perenne stato di emergenza, dove il “fronte dei traditori” &#8211; nelle parole di <strong>Erdoğan</strong> all’ultimo congresso dell’AKP, è destinato ad aumentare.  Sebbene nessuna delle parti abbia interesse a chiuderlo per prima, nelle presenti circostanze, e dopo tredici anni di tormentati abboccamenti, è difficile immaginare come l’integrazione della Turchia possa riavviarsi.</p>
<p>Inoltre, dal punto di vista turco, l’Europa è più conveniente da rivale che da alleato, e ironicamente proprio la risoluzione del parlamento europeo finisce per fare il gioco di <strong>Erdoğan</strong>, il cui sostegno popolare si regge in larga parte su sentimenti di antagonismo verso l’occidente contro i quali può fare sfoggio di forza.  L’inettitudine dell’Europa nel trovare un meccanismo controllato dall’unione per gestire il flusso di migranti e rifugiati, e lo stratagemma adottato per bloccare gli ingressi, ha finito per foraggiare uno stato corrotto, autoritario, illiberale e anti-democratico, dove viene censurata la stampa e si parla della reintroduzione della pena capitale.  Non solo ha generato un <em>impasse</em> politico di difficile soluzione, ma ha consegnato a un dittatore un potere di negoziazione che non ha precedenti in nessun altro processo di adesione.</p>
<p><strong>L’occupazione di Afrin</strong>, città curda in Siria, è un aspetto ulteriore di questa battaglia senza quartiere che non rispetta né frontiere e sovranità, né il cessate al fuoco dell’Onu.  Di nuovo, la Turchia, che ha beneficiato di traffici illeciti con i territori controllati dall’Isis, pone a rischio la guerra contro le tasche ancora attive del califfato nero nella valle dell’Eufrate sul confine con l’Iraq.  La fanteria curda, della coalizione a guida statunitense, senza la quale non si sarebbe potuta liberare Raqqa, si è spostata dal nord-est per andare a difendere i civili sotto attacco, fra cui le proprie stesse famiglie, costringendo gli americani a occupare posizioni difensive, e quasi azzerando il presidio per arginare il deflusso da questo teatro dei <em>foreign fighters</em> in direzione dell’Europa, dalla Siria centrale, la Giordania o la stessa Turchia.</p>
<p><strong>Lo sberleffo a un’Europa debole e in crisi di identità</strong>, non è nemmeno comparabile allo schiaffo inferto alla Nato.  La guerra all’Isis è in stallo a causa di un suo membro, senza che gli Stati Uniti riescano a fargli cambiare rotta.  Erdoğan è intenzionato a proseguire negli altri enclave curdi del nord della Siria – Manbij e Kobani, tuttavia, a differenza di Afrin, sono protette da truppe di terra e aria della coalizione, in una dichiarata campagna di pulizia etnica che vorrebbe spazzare via lo stato curdo, costituitosi <em>de facto</em> nel nord e nell’est della Siria a seguito dell’avanzata contro l’Isis.</p>
<p><strong>Intanto ad Ankara prevale</strong> la retorica nazionalista che mette in secondo piano le inchieste per peculato, lavaggio di denaro sporco, e circonvenzione delle sanzioni contro l’Iran per la compra-vendita illegale di petrolio, in cui in momenti differenti sono stati implicati un faccendiere vicino a Erdoğan, arrestato a New York, e suo figlio Bilal.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/turchia-la-deriva-autoritaria/">Turchia, la deriva autoritaria</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2018 13:32:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attraverso la cortina di fumo sulle dimostrazioni pubbliche delle ultime settimane, proviamo a guardare all’Iran come al laboratorio politico che è sempre stato, con la sua fitta rete di movimenti sociali che hanno lottato senza sosta per modernizzare la nazione e dato vita alla prima rivoluzione costituzionale del medio oriente nel 1906, e dagli anni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/liran-fra-giochi-palazzo-cambio-generazionale/">L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Attraverso la cortina di fumo sulle <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2018/01/04/iran-diminuiscono-le-manifestazioni_d804785d-fcf3-4565-8da5-99470a078879.html">dimostrazioni pubbliche</a> delle ultime settimane, <strong>proviamo a guardare all’Iran come al laboratorio politico</strong> che è sempre stato, con la sua fitta rete di movimenti sociali che hanno lottato senza sosta per modernizzare la nazione e dato vita alla prima rivoluzione costituzionale del medio oriente nel 1906, e dagli anni sessanta e settanta, a quell’islam politico che guadagnerà importanza in seguito alla primavera araba del 2010-11.</p>
<p><strong>Dopo aver demolito una monarchia assoluta</strong>, fatta di lussi, tirannia e diplomazia &#8211; frutto di un <a href="http://www.raistoria.rai.it/articoli/iran-il-golpe-contro-mossadeq/13514/default.aspx">colpo di stato</a> dei servizi segreti statunitensi e britannici per evitare la nazionalizzazione della produzione di idrocarburi, ed essere passato per la ferocia massificante della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_iraniana">rivoluzione islamica</a>, l’Iran è un sistema ibrido, composto da organismi guidati da principi coranici e istituzioni erette sui cardini di una repubblica.</p>
<p><strong>Si è trattato di un quarantennio</strong> di sofisticate alleanze e riallineamenti nei comparti economici, religiosi, militari e paramilitari, che hanno condotto a un delicato equilibrio domestico, ma efficace. L’Arabia Saudita, e i paesi illiberali del Golfo Persico, amici degli Stati Uniti, nonostante le operazioni di cosmesi, agevolate dai petrodollari, rimangono lontani anni luce da qualsiasi forma di governo e rappresentazione democratica.</p>
<p><strong>Le presidenziali dello scorso maggio sono state chiave per l’Iran</strong>. Hassan Rouhani, espressione dell’area pragmatista della Repubblica Islamica, la cui base è la borghesia urbana e la classe intellettuale, grazie all’apertura al libero mercato, le relazioni estere, e la diversificazione dell’economia, è stato rieletto con quasi ventiquattro milioni di preferenze, sbaragliando cinque contendenti ufficiali, in un suffragio universale dove è necessaria la maggioranza assoluta. Rouhani, che ha ottenuto il plauso mondiale per l’<a href="http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2017/10/14/cosa-prevede-accordo-sul-nucleare-con-iran_S7hT1DcuaeUX03eoVdKtsN.html">accordo sul nucleare</a> &#8211; firmato nel 2015 con Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia, Cina e Germania, è stato inoltre sostenuto dall’area riformista e correnti dell’opposizione, alcuni affiliate a organizzazioni non riconosciute che si erano sempre astenute, così come da una parte dell’area conservatrice.</p>
<p><strong>Sebbene la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guida_suprema_dell%27Iran">guida suprema</a>, Khamenei</strong>, e l’ala intransigente del clero, avessero favorito Ibrahim Raisi, ex-magistrato della commissione deputata al giudizio dei nemici della rivoluzione negli anni ottanta, per una volta nella storia, ha vinto l’altro candidato. <strong>Rouhani</strong> ha conquistato la fiducia trasversale di forze che hanno visto in lui un fattore di stabilità, ma soprattutto la possibilità di un graduale mutamento.</p>
<p><strong>È lo scenario di un Iran in continua evoluzione</strong> e per questo esposto a crisi endogene ed esogene. Il <em>deficit</em> economico è lievitato durante il precedente mandato di Rouhani con alti tassi di inflazione e disoccupazione e non sono state mantenute le promesse del 2013 di aumentare le libertà civili.</p>
<p><strong>Le rinnovate assicurazioni</strong> per una concrezione degli effetti sperati delle manovre economiche sul divario fra ricchi e poveri, l’incentivazione di posti di lavoro e settore privato, e la promozione di una società più aperta, hanno generato enormi attese nella cittadinanza e molta preoccupazione nell’<em>establishment</em>.</p>
<p><strong>I conflitti tra fazioni avverse sono stati acuiti</strong> dalla scomparsa del già presidente <a href="http://www.bbc.com/news/world-middle-east-22494982">Rafsanjani</a>, pontiere di levatura nella politica interna iraniana. A ciò si somma il precario stato di salute di Khamenei, 78 anni, la cui eventuale morte &#8211; il figlio attua come vice, con un pragmatista in carica, porterebbe a una difficile transizione nell’entità che detiene il monopolio dei settori economici cruciali. L’influenza di Rouhani e dei pragmatisti era fiorita sotto l’egida di Obama, ma l’inversione di rotta di <strong>Trump</strong> – che sarebbe stata intrapresa anche da Hillary Clinton, lo indebolisce nella negoziazione con i conservatori.</p>
<p><strong>Gli attacchi dei conservatori a Rouhani</strong> si sono susseguiti in maniera incalzante con l’arresto del fratello per imprecisate questioni finanziarie, l’attacco mediatico per sminuirne i successi militari sull’Isis o attribuirli a decisioni della guida suprema, e il contrasto alla ratifica parlamentare dell’<a href="http://www.unesco.it/it/News/Detail/358">agenda educativa globale dell’Unesco</a>, considerata una prescrizione di valori.</p>
<p><strong>Pure in questa ottica vanno letti i recenti disordini</strong> innescati a partire dalla città di Raisi, sfidante di Rouhani; luogo di culto a orientamento conservatore, roccaforte altresì dell’ex-<em>premier </em>Ahmud Ahmadinejad, escluso dalla corsa presidenziale e acceso agitatore, da poco costretto agli <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/01/07/iran-ahmadinejad-a-arresti-domiciliari_b3c04b0f-77af-418c-b5de-f1981fb4f73c.html">arresti domiciliari</a>. L’inefficacia dell’accordo sul nucleare per ridurre lo strangolamento dell’economia iraniana, l’aumento dei prezzi al consumo, e il 40 per cento di disoccupazione giovanile, hanno infiacchito il presidente agli occhi dell’elettorato.</p>
<p><strong>In aggiunta, lo scontento per l’impegno militare in Siria</strong> (leggi <a href="http://www.iltoroelabambina.it/2017/04/09/siria-la-pantomima-della-linea-rossa/">Siria. La pantomima della linea rossa</a>), Libano, Yemen, Iraq, Bahrain e la conseguente sottrazione di decine di miliardi di dollari all’economia nazionale per forniture belliche e svariati aiuti internazionali &#8211; in Siria, solo i prestiti a garanzia sovrana ammontano a 4.6 miliardi di dollari, hanno fatto sì che le proteste si diffondessero con rapidità. Di fatto, Rouhani oggi governa con meno autonomia di quattro anni fa. L’avvicendamento che i conservatori progettano per il 2021 si sta già cucinando e potrebbe avvenire in anticipo.</p>
<p><strong>La rinsaldata alleanza fra Stati Uniti e Arabia Saudita</strong> – le relazioni diplomatiche fra sauditi e iraniani sono interrotte da gennaio del 2016 (leggi <a href="http://www.iltoroelabambina.it/2017/12/27/medio-oriente-il-ruolo-di-arabia-saudita-iran-e-stati-uniti/">Medio Oriente, il ruolo di Arabia Saudita, Iran e Stati Uniti</a>), e lo spettro di nuove <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2018/01/12/iran-trump-conferma-accordo-e-congela-sanzioni.-ma-e-lultima-volta_2a86ed3f-4f64-4d3c-9470-0f9aebd6481b.html">sanzioni economiche</a> che allontanano i capitali, rinvigoriscono l’<em>élite</em> conservatrice, le sue micce populiste e posizioni anti-occidentali. Tuttavia, il gioco di palazzo si è ritorto sui mandanti e la frustrazione popolare si è estesa a Khamenei con tale violenza che questi si è dovuto barricare dietro la teoria del <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/01/02/khamenei-nemici-iran-dietro-proteste_e11fa5fb-4dba-43df-8498-cb11f2cff33a.html">complotto straniero</a>.</p>
<p><strong>Le proteste non sono state in grado di mettere in stallo</strong> l’assetto nato dalla rivoluzione islamica &#8211; la capacità dei <a href="http://www.treccani.it/vocabolario/pasdaran/"><em>pasdaràn</em></a> di contenere la piazza è innegabile, ma sono destinate a provocare delle alterazioni nelle dinamiche di potere. Un cambio generazionale si prepara con progressione e determinazione e, con esso, un processo politico, per certo a lungo termine, che finirà per apportare modifiche complessive.</p>
<p><strong>Inferiore ai 25 anni è l’età media degli arrestati</strong>, secondo il ministero dell’interno; i contestatori sono in gran parte studenti. Il 70 per cento degli iraniani ha meno di 30 anni, coscienza storica e politica della contemporaneità, minime differenze culturali in confronto ai coetanei europei, ma un dislivello ampio rispetto ai genitori. In Iran si è consolidata una subcultura metropolitana post-islamica, spesa ancora perlopiù nel privato, che va però avanzando negli spazi pubblici, dai cortei in reazione all’imposizione fraudolenta di Ahmadinejad nel 2009, ai <em>rally</em> di quest’anno contro l’oppressione del regime.</p>
<p><a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2018/01/blog-2.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1037 size-full" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2018/01/blog-2.png" alt="" width="1200" height="300" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/01/blog-2.png 1200w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/01/blog-2-300x75.png 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/01/blog-2-768x192.png 768w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/01/blog-2-1024x256.png 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><strong>Il futuro si scommette sull’economia</strong>, l’allentamento della pressione morale e la battaglia per le libertà della persona. L’obiettivo di attirare 150 miliardi di dollari in investimenti stranieri, per stimolare la crescita e lo sviluppo tecnologico, ha incassato contratti con Boeing, Airbus, Total, Peugeot, Volkswagen, Glaxo Smith Kline, e Vodafone, per citarne alcuni.</p>
<p><strong>Pochi giorni fa, l’Italia ha firmato <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/01/11/accordo-per-investimenti-iran-fino-5-mld_6911161d-f01f-44a9-a8cb-4ad3db7bb4a8.html">accordi</a> per 5 miliardi</strong>. Rouhani, il quale ha anche instaurato relazioni commerciali con Cina e India, intende ridimensionare le ripercussioni della volatilità del mercato del petrolio e della distorsione costituita dalla posizione dominante delle compagnie controllate dall’aristocrazia teologica armata, e allo stesso tempo accumulare riserve in valuta pregiata per stabilizzare la moneta.</p>
<p><strong>E se l’autorità religiosa, all’indomani degli scontri</strong>, cosciente della critica incalzante di una gioventù vivace, ha messo al bando lo studio dell’inglese dalle elementari per frenare l’<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/01/07/iran-inglese-al-bando-nelle-primarie_14dd7e38-727b-4c07-936c-8511848dbe40.html">invasione culturale occidentale</a>; il presidente ha riguadagnato terreno, affermando il dovere dello stato di garantire <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/12/31/rohani-popolo-e-libero-di-manifestare_36aff9a0-5139-4626-9c9e-5623a2494612.html">spazi di protesta</a>. L’esito di questa contesa intestina, e le strategie adottate, avranno conseguenze per la pace nell’intero medio oriente. Collocato fra <a href="https://www.google.it/search?q=map+of+iran&amp;oq=map+of+iran&amp;aqs=chrome..69i57j0l5.4893j0j8&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">il Mar Caspio e il Golfo Persico</a> &#8211; l’Asia e L’Europa, il paese, con le sue risorse economiche e militari, ed eccezionale valenza simbolica, può avere un peso decisivo sia nel bene sia nel male.</p>
<p><strong>L’Iran è preso fra tensioni contrarie</strong>, quella alla riforma e quella alla rivoluzione, mentre gli Stati Uniti parrebbero volersi spostare da una politica di contenimento <em>standard</em> della rivoluzione iraniana a una sostituzione di regime. Trump, rivolgendosi ai manifestanti, ha <a href="https://www.google.it/search?q=map+of+iran&amp;oq=map+of+iran&amp;aqs=chrome..69i57j0l5.4893j0j8&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">twittato</a> di essere pronto a muoversi quando convenga &#8211; soluzione fallimentare in partenza, spesso conducente a guerre civili, a meno che non si sia disposti a un esteso vincolo politico e militare.</p>
<p><strong>I costi-benefici di un’impresa di tale portata</strong> sono contingenti ai mezzi impiegati, e la storia dell’interventismo statunitense indica che le alternative che potrebbero essere messe in atto, ossia il rafforzamento di soggetti locali o la mobilitazione di truppe, non arriverebbero a colpire il bersaglio. Esclusa l’invasione in un territorio il doppio dell’Afghanistan e il triplo dell’Iraq, caratterizzato da deserti e montagne, e con 80 milioni di abitanti nelle principali città, persino il sodalizio con realtà antagoniste non è fattibile, mancando di capitale politico o consenso di massa.</p>
<p><strong>In questa galassia si trovano i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mojahedin_del_Popolo_Iraniano">Mujahedeen del Popolo Iraniano</a> </strong>&#8211; di ideologia di stampo comunista e con l’appoggio a Saddam Hussein per l’occupazione dell’Iran nel 1980 nel <em>curriculum</em> (benché rimossi dalla lista dei gruppi terroristici degli Stati Uniti nel 2012 e corteggiati da alcuni falchi a Washington); i monarchici &#8211; per cui l’opinione pubblica iraniana non nutre alcuna nostalgia, dopo una rivoluzione, otto anni di guerra e quaranta di sanzioni (anche se l’<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Reza_Ciro_Pahlavi">erede</a> dello scià di Persia, partigiano di Trump, ha cercato di posizionarsi come attore politico e convincere il presidente a patrocinare l’Iran laico); il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Reza_Ciro_Pahlavi">Movimento Verde</a> &#8211; mai confluito in una struttura coesa, e con i suoi esponenti di spicco agli arresti domiciliari o sotto sorveglianza speciale (malgrado il parere di taluni a Washington che possa essere potenziato e risuscitato); e la popolazione di studenti, donne, professionisti della classe media, e poveri urbani e rurali &#8211; che pur essendosi sollevata, con veemenza rivoluzionaria a ogni opportunità, rivelando un<em> gap</em> sostanziale nella visione di paese, non nutre simpatia per ingerenze esterne.</p>
<p><strong>Nemmeno una macchinazione segreta</strong>, messa a punto dall’<em>intelligence</em>, per rimuovere l’ayatollah Khamenei e i comandanti dei <em>pasdaràn</em>, funzionerebbe, dato che il governo iraniano è stato architettato in una rete complessa di apparati politici e di sicurezza che ne garantiscono la salvaguardia da rovesciamenti forzosi. L’Iran non è l’Iraq di Hussein, il cui incauto accentramento ne rese possibile la destituzione.</p>
<p><strong>Volente o nolente, a Trump non resta che la via diplomatica</strong>. La campagna in Iraq ha mostrato le sequele devastanti della democrazia esportata con gli eserciti. E i capi del Movimento Verde, l’evento più ragguardevole avvenuto dalla rivoluzione, non hanno mai confutato i caposaldi della Repubblica Islamica e hanno permesso l’elezione di Rouhani in ben due tornate, affidandogli il compito di congegnare il cambiamento all’interno dei meccanismi istituzionali esistenti. Del resto, persino il regime religioso, memore dell’esperienza del 2009, e della primavera araba, e non ha tentato brogli per manipolare il voto.</p>
<p><strong>Piuttosto che smantellare gli accordi presi</strong>, quindi, gli Stati Uniti dovrebbero costruire sulle loro fondamenta e aprire fronti di discussione con i moderati riguardo a terrorismo e sicurezza regionale su cui esiste una convergenza di interessi.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/liran-fra-giochi-palazzo-cambio-generazionale/">L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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