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	<title>liberale Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>liberale Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Analogie tra quantistica e libero convivere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2023 21:53:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>
		<category><![CDATA[fisica quantistica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’assegnazione ad Alain Aspect del Premio Nobel 2022 per la Fisica è il punto conclusivo del dibattito sulla meccanica quantistica tra due giganti della Scienza, Einstein e Bohr. Iniziato nel 1927,  non fu pura accademia ma toccò i meccanismi più profondi del come conoscere la realtà. Così profondi che, sviluppandosi nei decenni successivi, hanno già [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’assegnazione ad Alain Aspect del Premio Nobel 2022 per la Fisica è il punto conclusivo del dibattito sulla meccanica quantistica tra due giganti della Scienza, Einstein e Bohr. Iniziato nel 1927,  non fu pura accademia ma toccò i meccanismi più profondi del come conoscere la realtà. Così profondi che, sviluppandosi nei decenni successivi, hanno già portato (e continuano ancora ) ad una mole di scoperte tecnologiche del massimo rilievo basate sugli studi nel campo quantistico, con importanti e continue applicazioni pratiche nella vita quotidiana di noi umani.</p>
<p>Non solo. La quantistica concerne le dimensioni microscopiche, ma tali dimensioni sottostanno anche al mondo attorno a noi. Dunque le scoperte quantistiche possono fornire indicazioni determinanti pure alla dimensione umana.  E perciò sui criteri utilizzabili nel convivere. Pertanto, farò un cenno essenziale ai contenuti del dibattito del 1927, agli avvenimenti successivi e al Nobel di Aspect (per farlo recensirò il recentissimo piccolo volume delle Edizioni Dedalo scritto nel 2019 dallo stesso Aspect),   e infine arriverò alle indicazioni analogiche circa i criteri nel costruire il nostro convivere.</p>
<p><strong>Dal dibattito tra grandi scienziati al Premio Nobel. </strong>Il dibattito del 1927 al Congresso Solvay (o  più esattamente nel quinquennio 1925-1930) verteva sui fondamenti della meccanica quantistica. Da non molto era divenuta acquisita l’idea  del dualismo onda-particella, sia della luce (proposta da Einstein) che delle particelle materiali (proposta da De Broglie). E dopo era stata sviluppata un’equazione (da Schrodinger) che  esprimeva l’evolversi in termini matematici di un sistema quantistico, in particolare calcolando i livelli energetici di un elettrone entro l’atomo. E stabiliva che una particella ruotava (lo spin) in  un senso o nell’altro, ma anche insieme nei due sensi finché non veniva misurata (detta sovrapposizione quantistica). L’equazione funziona perfettamente. Ma come va interpretata dal punto di vista fisico? Sta qui il nodo e l’importanza del dibattito tra Einstein e Bohr.</p>
<p>Einstein sosteneva che siccome l’equazione non   fornisce un risultato univoco, bensì ogni volta due possibili valori alternativi, ciò indica che la teoria quantistica è incompleta. Doveva esserci una variabile nascosta. E, vista l’inesistenza all’epoca di tecniche sperimentali adatte, per provare l’incompletezza ipotizzava esperimenti ideali, convinto che una teoria fisica compiuta è per forza deterministica anche su scala atomica. Bohr replicava con il principio di complementarietà, per cui gli aspetti corpuscolare e ondulatorio di un fenomeno fisico coesistono ma sono mutuamente esclusivi (vale a dire sono entrambi indispensabili per  descrivere il fenomeno ed includono il principio di indeterminazione di Heisemberg,  secondo cui non è possibile misurare con cura velocità e posizione insieme). L’interpretazione di Bohr  esprimeva di fatto una descrizione probabilistica della natura. Bohr andava anche oltre e suppose che  fosse lo strumento di misura  a determinare la natura effettiva dall’oggetto, se onda o particella.</p>
<p>Negli anni successivi il dibattito Einstein Bohr proseguì vivace , pur suscitando interesse ridotto dati i grandi successi operativi indotti dall’equazione. Nel 1935  Einstein, insieme ai collaboratori Podosky e Rosen, illustrò una nuova confutazione in uno storico articolo (conosciuto come EPR). L’equazione della fisica quantistica porta ad individuare tra le coppie di particelle uno strano stato, consistente in correlazioni che, una volta nate,  permangono anche quando tra le due componenti ci sono  grandi distanze (stranezza denominata “intricazione”  da Schrodinger e oggi più nota come entanglement). Einstein  concludeva che  tale correlazione è spiegabile solo ammettendo che le particelle abbiano proprietà supplementari non contemplate nell’equazione ma che determinano l’uno o l’altro dei suoi due risultati equiprobabili (da qui la necessità di completare il formalismo quantistico). Bohr argomentò subito  l’impossibilità di una simile conclusione (seppure con minore efficacia rispetto al ’27), e al momento il confronto rimase congelato. Anche viste le strabilianti conseguenze innovative dell’equazione quantistica e del dualismo onda particella.</p>
<p>A differenza della fisica classica, le conseguenze dell’equazione quantistica permisero di capire una serie di fatti fino ad allora inesplicabili.  Il perché l’elettrone non cade sul nucleo, vale a dire la stabilità della materia, o il perché gli isolanti non sono conduttori, oppure come la luce viene emessa e assorbita, oppure capire la superconduttività, oppure l’uso dei semiconduttori. Permise in seguito  di arrivare ai transistor ed infine alla luce  laser.</p>
<p>Un trentennio dopo , nel 1964, il fisico Bell si accorse che la conclusione dello scritto EPR , portava a stabilire, con un semplice ragionamento matematico, l’esistenza di un limite massimo per le correlazioni tra le particelle intricate (dette diseguaglianze di Bell). In seguito , nel 1982, Aspect e un suo dottorando riuscirono per la prima volta a produrre dei fotoni singoli. Con questi vennero avviate delle sperimentazioni che confermarono intanto la natura duale onda-particella di ciascun fotone e in seguito (altri 25 anni dopo, quando ci furono i mezzi necessari) pure il ruolo decisivo della strumentazione usata nella misura al fine di determinare il carattere dell’oggetto misurato (che era stata appunto la supposizione di Bohr).</p>
<p>Inoltre,  effettuando subito altri esperimenti, Aspect e il suo gruppo riuscirono presto ad osservare che le correlazioni tra le particelle intricate superavano le disuguaglianze di Bell. Smentendo perciò la tesi dello scritto EPR. Quindi non c’era bisogno di completare la teoria quantistica (come sostenuto da Einstein), la quale nel suo ambito risultava già completa. Insomma, il mondo quantistico microscopico  è probabilistico.  A questo punto, nel libro qui recensito, Aspect annota che “<em>questo risultato è ancor più sorprendente del dualismo onda-particella. Sembra vi sia uno scambio istantaneo tra due particelle distanti…. Qualunque sia la  distanza fra le particelle, esse si comportano cme un tutto indivisibile, talmente inseparabile che il legame fra esse pare sfidare la relatività. Il fenomeno viene chiamato non località quantistica”.</em></p>
<p>Nel complesso,  il lavoro di Aspect ha soprattutto messo insieme il modo di produrre un singolo fotone, la prova definitiva  della dualità onda particella , la conferma sperimentale dell’intricazione, quando c’è, tra due particelle della medesima coppia, la capacità di produrre separatamente tali coppie misurandole una alla volta e in genere di manipolare singoli oggetti quantistici.  Tutto ciò ha prodotto grandi novità.  Quella fondamentale (per la quale Aspect ha avuto il premio Nobel, insieme a <strong>Clauser</strong> e<strong> Zeilinger</strong>) è che moltiplica lo sviluppo dell’informazione quantistica, mettendole a disposizione un sistema di calcolo provvisto di una dimensione superiore.</p>
<p>Dimensione superiore  che si fonda sul fatto che la memoria di una macchina  quantistica non è più basata sul bit ordinario (che ha due valori possibili, 1 oppure 0, alternativi tra loro) bensì sul bit quantistico, il qbit (che ha ancora due valori  possibili, 1 oppure 0,  ma possibili allo stesso tempo, vale a dire come un fotone intricato che sovrappone i suoi due stati di valore).</p>
<p>Di conseguenza, operando con il qbit   sono disponibili molte più combinazioni: ad esempio con due qbit, 0-0, 0-1, 1-0, 1-1, con tre qbit  otto possibilità 0-0-0, 0-0-1, 0-1-1, 0-1-0, 1-1-1, 1-0-1, 1-0-0, 1-1-0, con quattro qbit sedici possibilità, e così via aumentando le possibilità in base ai qbit disponibili. Intricando dieci qbit otteniamo mille024 possibilità, intricando venti qbit otteniamo 1milione48.576 possibilità, eccetra. Quindi   la memoria dell’informazione quantistica opera nel medesimo istante su un numero molto maggiore di casi  e così diviene capace di risolvere in tempi umani problemi di calcolo complicatissimi non risolvibili dai computer tradizionali negli stessi tempi. In conclusione, con l’informazione quantistica è essenziale il numero dei qbit intersecati. Da tener presente la difficoltà di raggiungere l’obiettivo, al punto che negli ultimi quarantanni tutti i maggiori laboratori del mondo sono riusciti ad intersecare solo una ventina di fotoni.</p>
<p>Non è un caso che  lo strumento operativo basato sull’informazione quantistica, cioè il computer quantistico, è un’invenzione che sta maturando solo da circa 25 anni, prima a livello teorico, e poi con macchine reali che iniziarono ad essere introdotte in ambito commerciale. La capacità operativa del computer quantistico  sta crescendo parecchio nell’ultimo quinquennio.</p>
<p><strong>Le analogie con il costruire libere istituzioni. </strong>Fermiamoci qui nel recensire il libro della Dedalo e passiamo a riflettere sulle indicazioni analogiche ricavabili circa i criteri da adottare nel costruire il nostro libero convivere istituzionale. La cui dimensione è sì assai superiore a quella della quantistica ma ad essa è connessa nel profondo dell’universo materiale e nelle relazioni tra gli umani viventi . La circostanza che ad oggi la fisica ordinaria della terra e quella quantistica siano differenti sotto più aspetti, si motiva non soltanto per le diverse dimensioni di rispettiva validità, ma anche (e forse soprattutto) per essere nate  in due epoche storiche successive.</p>
<p>Durante i lunghi secoli in cui la prima fisica si è sviluppata – sostituendo progressivamente i libri sacri religiosi e le mitiche tradizioni imposte dai potenti di turno –  le osservazioni sperimentali hanno consentito di costruire un edificio di regole più volte rivisto dai ricercatori ed affinato secondo varie formule matematiche. Poi  quando all’inizio del ‘900 è iniziata la seconda fisica, essa è stata concepita ad una dimensione microscopica ed è subito apparsa avere una natura differente, fin dalle formule matematiche  descrittive, dalla fisica ordinaria esistente.  Molti grandi fisici dell’epoca giudicavano incompleta  la quantistica, a cominciare da Einstein,  secondo il quale il miglior modo di completarla era trovare una nuova formulazione matematica che portasse la quantistica ad unificarsi con la fisica ordinaria. Ebbene, il lavoro di Aspect ha posto fine alla convinzione di Einstein, provando che era nel giusto l’interpretazione di Bohr della quantistica.  E lo ha sancito il premio Nobel del 2022.</p>
<p>Ne consegue che il nesso tra fisica ordinaria e fisica quantistica  di certo non va cercato in una teoria unica. Va piuttosto studiato il tipo di nesso esistente tra le due fisiche nel profondo dell’universo materiale, che rimane lo stesso. Naturalmente questo studio spetta agli scienziati del ramo, i quali continuano a sperimentare nuove ipotesi, per raggiungere delle conoscenze ancora più ampie, che, se confermate, vedranno la luce nel tempo futuro. Peraltro,  le scoperte quantistiche acclarate finora, debbono indurre in tutti una grande riflessione sul come i meccanismi della quantistica a livello microscopico abbiano analogie nel definire le relazioni tra gli umani viventi. E’ assurdo confinare il brulicare della vita alla dimensione esteriore del mondo. Perché il brulicare ha radici che penetrano nella profondità delle piccolissime dimensioni.  E perciò diviene fisiologico impegnarsi a cogliere le analogie con la quantistica quando si lavora al costruire le istituzioni quadro della convivenza umana. Analogie da sottoporre di continuo alla verifica sperimentale, e di cui tenere il massimo conto.</p>
<p>La prima analogia ineludibile, è il riconoscere come, nel costruire il convivere,   sia indispensabile stare ai fatti reali , rifuggendo la pratica plurisecolare di costruirlo applicando le teorie dei libri sacri religiosi oppure le ideologie. Tutte culture  per natura propense a legare la vita umana a prospettive esterne alla realtà, illusorie e portatrici di schiavitù di vario tipo più o meno esplicite. A cominciare dal percepire la realtà come continua (radice del non aver colto per duemila anni l’esistenza dei quanti di energia), cosa che invero non sussiste e che è frutto della fisiologica impossibilità degli organi di senso umani di rilevare le microscopiche distanze, inclinando a vedere integralmente compatto qualsiasi sistema.</p>
<p>La seconda analogia, nel costruire gli istituti del convivere, è il riconoscere che la realtà è dominata dalla probabilità e non ricorre a forme di  determinismo automatico nei modi e nei tempi.  Ciò significa che il sistema della libertà tra i cittadini è il solo adatto a governare il convivere in termini fecondi (in quanto non deterministico). Purché si caratterizzi non nell’esibirne il nome ma nel fondarsi davvero sulle manifestazioni e sulle scelte individuali di cittadini autonomi. E dunque aborrendo  il mero conformismo  verso le tesi diffuse dai gestori del potere e non confondendo mai la libertà con idee di altra base,  quali il riferirsi a masse indistinte di cittadini.</p>
<p>La terza analogia verte sull’insegnamento della quantistica. Esso mostra che le onde esistono solo in quanto insieme di soggetti diversi uno dall’altro, che allo stesso tempo  , siano essi intricati o meno, manifestano traiettorie simili mantenendo la propria diversità.  Nella convivenza umana,  questa terza analogia conferma la seconda e porta alla scelta di abbandonare ogni progetto  politico fondato su masse indistinte piuttosto che sui cittadini individui.  Fa comprendere come l’esistenza di traiettorie simili  in un insieme di  soggetti diversi, non intacchi il dato che la propulsione all’agire risiede nelle scelte dei singoli soggetti diversi. Scelte nel complesso probabilistiche, non deterministiche.  E pertanto non dovute ad una inesistente completa uguaglianza dei soggetti  autori, bensì al fatto che i soggetti autori si esprimono disponendo ognuno di un uguale diritto legale nelle relazioni del convivere e per il resto manifestando scelte diverse in un ampio arco di possibilità.</p>
<p>La quarta analogia tra quantistica e convivere , visto che nella vicenda quantistica è provata la non esistenza della piena prevedibilità,  sta nel non ritenere il predisporre un progetto sufficiente a realizzarlo e perciò nella consapevolezza che ciascun progetto si realizza  a passo a passo. Ciò implica  per la libertà progettuale, che ogni  esecutore materiale abbia un  ruolo specifico. Nonché la necessità che l’esecutore resti autonomo pur mantenendo una rete di relazioni e che partecipi  alla convivenza esprimendo sé stesso in modo propositivo, senza limitarsi al dissenso.</p>
<p>La quinta analogia con la vicenda quantistica è non smettere, al passar del tempo, di ricercare il conoscere ciò che ci circonda (a cominciare dall’individuare le risorse ed i mezzi di sussistenza). Il modo per farlo è praticare la scienza sperimentale e utilizzare i suoi ritrovati tecnologici, senza cedere alla propaganda contro di loro dei clericali, basata sulla paura del nuovo e sul proseguire per forza la tradizione. Di fatti, l’aver incluso il probabilismo comporta l’ineluttabilità del cambiare e quindi impone l’adottare quale fattore chiave ineludibile il  tempo che scorre (oltretutto visto che l’intricazione, negando la stretta connessione spazio tempo supposta da Einstein, ha reso non sempre operativo il concetto di distanza nello spazio). E lo scorrere del tempo richiede di continuo nuove energie e risorse per alimentare i meccanismi vitali.</p>
<p>La sesta analogia con la vicenda quantistica sta nell’accettare che una traccia nel mondo ogni umano la lascia solo con i suoi comportamenti e il suo manifestarsi pubblico (condizione  equivalente alla necessità di misurazione per conoscere quale sia lo spin della particella). Ciò esclude il poter fare a meno di un’istituzione che raccolga le regole del convivere tra cittadini diversi. Vale a dire la ricorrente suggestione  di abbandonare quel fattore stato che ha preso piede nei secoli.</p>
<p>La settima analogia con la vicenda quantistica si applica all’espandersi  capillare dei collegamenti elettronici  a livello mondiale, colmando distanze enormi, connettendo sistemi politici opposti e ponendosi al di là delle condizioni socio economiche dei vari territori. E’ un espandersi che rimane distinto dall’intricazione del quantismo. Che peraltro  – a partire da metà anni 1970 con l’avvio del connettersi di terminali e computer mediante reti diverse e poi dall’inizio dell’ultimo decennio ‘900 con il World Wide Web, i cellulari e il GPS – si è differenziato sempre più dal modo di telecomunicare preesistente, con un’interconnessione assai diffusa capace di offrire servizi informativi e lavoro intellettuale a distanza, in tempi pressoché istantanei. Quindi aumentando ruolo e peso dei cittadini individui, con le conseguenti problematiche dell’integrare le  regole del convivere.</p>
<p><strong>Il comportamento dei liberali. </strong>Delineate così  le sette analogie fondamentali tra la meccanica quantistica  (quale è ad oggi) e i criteri con cui va governata la convivenza umana, risalta evidente che in radice esse collimano con il metodo liberale nel rapportarsi all’andamento del mondo reale. Peraltro va fatto un richiamo  sostanziale. Sia l’analogia con la quantistica che l’anima del metodo liberale, rispettano i tre criteri della libertà, della singolarità individuale e della diversità di ciascuno. Ne consegue che il collimare con il metodo liberale non può essere mai disgiunto dalla diversità, e che per tale via (la riconosciuta esistenza di altri soggetti che non sono liberali né riescono ad avere comportamenti liberali) evita  nel convivere concentrazioni dominanti o addirittura monopolistiche. Pertanto  il fatto che l’organizzazione del convivere debba modellarsi sul metodo liberale, non può trasformarsi nel  prevalere di una forza politica specifica e non  da  alcun privilegio. La presenza di una formazione esplicitamente a favore del metodo liberale, anche se piccola, ha peraltro la funzione chiave di mantenere l’adozione di una coerente impostazione del sistema di convivenza nei confronti delle analogie con la quantistica prima elencate.</p>
<p>E’ ovvio che anche i sostenitori del metodo liberale siano  tenuti ad agire nel pieno rispetto   del metodo. Per cui non possono in alcun caso stravolgere il senso della libertà di scambio, dell’individualismo responsabile, della diversità aperta,  e farli divenire libertà imperiale, individualismo prevaricatore, diversità di un clan. Mantenersi coerenti al metodo della libertà nei suoi vari aspetti di tolleranza e di pacatezza, di spirito critico e di provvisorietà –  mai ricorrendo alle logiche dei libri sacri religiosi o ideologici e ad atteggiamenti  espressivi violenti e chiusi al dibattito – , è una via irta di sfide ardue, ma è l’unica in grado di far progredire a passo a passo le condizioni materiali della convivenza umana. Nella consapevolezza che , come per la quantistica, continueranno le scoperte innovative  nell’ambito del convivere istituzionale.</p>
<p>Oggi, per i liberali, gli argomenti o più urgenti in tema di definizione di regole di convivenza adeguate, sono l’Intelligenza Artificiale e il come affrontare la forte pressione contro il libero convivere prodotta da culture non solo antiliberali ma perfino antidemocratiche. L’Intelligenza Artificiale è una protesi delle facoltà umane sempre più efficace purché mantenuta sempre imperniata solo su tali facoltà e da esse dipendente. La forte pressione contro il libero convivere va contrastata con il fermo e continuo richiamare la pratica dei principi della libera convivenza e insieme con il blocco di forme esibite  nei luoghi educativi, che siano chiara propaganda contro l’aperto relazionarsi tra diversi.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/Morelli-e1475170558755.png" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/raffaello-morelli/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Raffaello Morelli</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nel corso dei decenni, ha svolto e scritto migliaia di interventi pubblici  ed articoli, ed è pure autore, da solo o quale coordinatore di gruppi più ampi,  di numerose pubblicazioni a carattere politico culturale, infine si è anche impegnato nella direzione de La Nuova Frontiera editrice, che, per un quarto di secolo, ha diffuso periodici e  volumi su tematiche liberali, e successivamente, in altre iniziative analoghe, tra cul la rivista Libro Aperto. Quanto si volumi più organici da lui curati, vi sono  “Cultura e politica  nell’impegno dei goliardi  indipendenti”  scritto insieme a Giuliano Urbani (1963), “43 tesi per una Presenza Liberale” (1968) redatto per il dibattito congressuale PLI,   “Il dissenso liberale è l’infaticabile  costruttore del sistema delle garanzie” (1970), molti documenti  del PLI in vista di Congressi , in particolare  “La Società aperta” (1986) che divenne parte integrante dello Statuto prima del PLI  e dopo della Federazione dei Liberali, relazioni introduttive alle Assemblee Nazionali FDL, il discorso introduttivo del Convegno  “La ricerca, un progetto per l’Italia” (2003) e negli anni più recenti  tre volumi, “Lo sguardo lungo” 2011 (manuale su vicende storiche, ragioni concettuali e prospettive attuali del separatismo Stato religioni),  “Le domande ultime e il conoscere nella convivenza” del 2012 , e infine “Per introdurre il tempo fisico nella logica della matematica e nelle strutture istituzionali” del 2016, gli ultimi due volumi inerenti radici e significato della metodologia politica individuale come strumento cardine nella convivenza tra diversi.</p>
<p><span>Ed inoltre ha pubblicato nel 2019 “Progetto per la Formazione delle Libertà” e  nel 2022  “Un’esperienza istruttiva”. In generale i suoi scritti ed interventi si trovano sul sito  </span><a target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.losguardolungo.it/biblioteca/&amp;source=gmail&amp;ust=1708787447634000&amp;usg=AOvVaw3Nn8N0xsxgMhrKu6ppwr2v">www.losguardolungo.it/biblioteca/</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/analogie-tra-quantistica-e-libero-convivere/">Analogie tra quantistica e libero convivere</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Socialismo liberale e Riformismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2021 11:27:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elio cappuccio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel giugno del 1932 (due mesi dopo l’attacco di Togliatti al &#8220;socialtraditore&#8221; Turati su Lo Stato operaio), Carlo Rosselli scriveva sui Quaderni di Giustizia e Libertà, che Turati aveva avuto il coraggio di battersi non per una antistorica Italia socialista, “per la quale mancavano tutti i presupposti”, ma per un’Italia “moderna, liberale, che liquidasse gli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giugno del 1932 (due mesi dopo l’attacco di Togliatti al &#8220;socialtraditore&#8221; Turati su<em> Lo Stato operaio</em>), Carlo Rosselli scriveva sui <em>Quaderni di Giustizia e Libertà</em>, che Turati aveva avuto il coraggio di battersi non per una antistorica Italia socialista, “per la quale mancavano tutti i presupposti”, ma per un’Italia “moderna, liberale, che liquidasse gli avanzi feudali” e favorisse lo sviluppo di una borghesia industriale e di un proletariato organizzato. Aveva così trasformato un problema di classe in un problema nazionale, ottenendo un diffuso consenso. Nel chiedersi fino a che punto Turati fosse marxista, scriveva che quella fede si era in lui gradualmente dileguata, “secondo una esperienza che fu comune a tutti i grandi socialisti del suo tempo”.</p>
<p>Tutto ciò lo distingueva dai “teologi massimal-comunisti&#8221; chiusi nella torre d&#8217;avorio dell&#8217;ideologia, che, pur ritenendo passata l’ora della rivoluzione, continuavano “a far pompa di frasi incendiarie&#8221;, accusando i riformisti di sabotare quella rivoluzione che essi stessi non avevano mai seriamente voluto.</p>
<p>Quando, nel 1922, lo sciopero generale consentirà ai fascisti di presentarsi come i custodi dell’ordine borghese, Turati &#8211; scrive Rosselli &#8211; “ancora una volta assumerà su di sé il peso degli errori altrui e difenderà questo sciopero, da Don Chisciotte del proletariato”. Rosselli vede in lui il ponte tra il 1848 e il nuovo Risorgimento morale: “Cattaneo, Mazzini, Garibaldi, Pisacane, i grandi vinti del Risorgimento politico danno la mano a Turati, questo grande, ma provvisorio, vinto del Risorgimento sociale, per annunciare, indissolubilmente uniti, la nuova storia italiana”.</p>
<p>L’intensità di questi richiami fa pensare all’ambiente familiare di Rosselli, in cui la tradizione risorgimentale era coltivata religiosamente. Nella sua prefazione a <em>Socialismo liberale, </em>Aldo Garosci ricorda che i Rosselli erano una famiglia di ebrei livornesi che viveva a Londra. Sin dal 1841 intrattenevano un intenso rapporto d’amicizia con Mazzini, che il 10 marzo del 1872 morì proprio in casa Rosselli, a Pisa, dove la famiglia si era stabilita nel 1859. Fra i quattordici che firmarono l’atto di morte, sottolinea Garosci, figuravano ben sette fra Rosselli e Nathan.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fra il 1928 e il 1929, confinato a Lipari, per aver organizzato, insieme a Oxilia, Parri e Pertini la fuga di Turati in Corsica, Rosselli scrive <em>Socialismo liberale</em>, che verrà pubblicato a Parigi nel 1930, dopo la sua fuga dall’isola nel 1929. Il liberalismo, sostiene, è divenuto, nel corso del tempo, sempre più sensibile al problema sociale e il socialismo si sta liberando “sia pure faticosamente, del suo utopismo”, mostrando una sensibilità nuova verso le libertà individuali: “E’ il liberalismo che si fa socialista o è il socialismo che si fa liberale? Le due cose assieme. Sono due visioni altissime ma unilaterali della vita che tendono a compenetrarsi e a completarsi. Il razionalismo greco e il messianismo d’Israele”. Il liberalismo non si identificava più con l’economia di mercato, il socialismo, a suo avviso, stava gradualmente prendendo le distanze dal messianismo della scolastica marxista-leninista. Queste convinzioni si consolidarono dopo la laurea, quando si recò in Inghilterra e frequentò la <em>London School of Economics</em> e la <em>Società Fabiana.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>In una lettera a Claudio Treves, che, recensendo <em>Socialismo liberale</em>, aveva definito il suo autore “né socialista né liberale”, Rosselli avverte l’esigenza di chiarire i punti fondamentali del suo libro: 1) il sistema marxista implica una posizione deterministica; 2) il revisionismo ha eroso alla base la dimostrazione di Marx della necessità dell’avvento socialista; 3) la tesi socialista, abbandonata come conclusione di un teorema scientifico, è stata reintrodotta come premessa di fede; 4) si è verificata una progressiva rottura fra marxismo e moderni movimenti socialisti; 5) si assiste a un ritorno, pur col decisivo apporto dell’esperienza marxista, a posizioni illuministiche.</p>
<p>Alla luce di queste considerazioni, intende così dimostrare che il revisionismo può condurre ad una posizione “socialista liberale”, che nel liberalismo vede “la forza ideale ispiratrice, nel moto operaio la forza pratica realizzatrice”. Ritiene poi che, in questo processo, Croce abbia giocato un ruolo fondamentale, smascherando la “scientificità” del marxismo, in cui dirà di aver trovato, al di là delle costruzioni metafisiche, solo “un buon paio di occhiali”, un buon metodo per accostarsi alle cause economiche dei fatti storici. Nella <em>Storia d’Italia</em> esprimerà poi una valutazione positiva del socialismo che, grazie ai riformisti, “da rivoltoso era diventato parlamentare”, sviluppando “i motivi liberali della tradizione italiana sopra quelli illiberali del marxismo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riprendendo temi cari a Cattaneo e alla tradizione repubblicana, Rosselli guarda con estremo interesse al federalismo, che in un testo del 1937 considera un’espressione di autonomia per i singoli e per le comunità. Definisce così le linee di “una società socialista federativa liberale”. Come era prevedibile, <em>Socialismo liberale</em> fu fortemente criticato in casa comunista. Togliatti scrisse su <em>Lo Stato operaio</em>, nel 1931, che il libro si collegava “in modo diretto alla letteratura politica fascista” e lo contrappose alla <em>Rivoluzione liberale</em> di Gobetti. Gobetti, aggiunse, era uno studioso e un ingegno originale, mentre Rosselli era “un dilettante dappoco, privo di ogni formazione teorica seria”. Gobetti era inoltre “un intellettuale povero mentre Rosselli è un ricco, legato oggettivamente e personalmente a sfere dirigenti capitalistiche”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 1932, rispondendo a Giorgio Amendola, Rosselli manifesta tutto il suo dissenso nei confronti del tentativo togliattiano di leggere Gobetti in chiave gramsciana. Gobetti, diceva che in Marx lo seduceva lo storico e l’apostolo del movimento operaio, non l’economista, che “è morto, con il plus-valore, con il sogno della abolizione delle classi, con la profezia del collettivismo […] Credete voi -chiede Rosselli ad Amendola- che Gobetti avrebbe accolto con altrettanta disinvoltura il metodo della dittatura, il mito della avanguardia del proletariato, la soppressione per decreto delle classi?”. Secondo Gramsci, proseguiva Rosselli, “Gobetti non sarebbe mai diventato comunista” [&#8230;] e “perché lo dovremmo diventare noi, che non abbiamo neppure gli <em>attaches</em> sentimentali per l’ambiente dell’<em>Ordine Nuovo</em>? “.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Amendola, commentando il programma di <em>Giustizia e Libertà</em>, poneva polemicamente la domanda: <em>Con il proletariato o contro il proletariato</em>? e Rosselli replica scrivendo che ci sono vari modi di servire il proletariato: “Il comunismo serve il proletariato riducendolo a gregge […] togliendogli sino da ora ogni autonomia […] <em>Giustizia e Libertà</em> intende servire il proletariato sviluppando in esso il senso della dignità, della autonomia”. Appare evidente che l’eretico socialista-liberale, come era accaduto prima al riformista-socialtraditore Turati, aveva ampiamente meritato, con onore, la sua scomunica, ma anche l’ammirazione di quanti, contro l’ortodossia ideologica, hanno scelto di stare dalla parte degli eretici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nadia Urbinati e Monique Canto-Sperber hanno scritto, nella prefazione a <em>Liberal-socialisti. Il futuro di una tradizione</em>, che il socialismo liberale è forse l’unico ideale radicato nella tradizione politica e morale europea ad avere un “respiro universalista”. Il messaggio di Carlo Rosselli, con il suo costante richiamo alla “libertà eguale”, si colloca dunque al centro di ogni confronto politico che affronti il tema della diseguaglianza e lo testimonia l’interesse che ha suscitato negli Stati Uniti la traduzione di <em>Socialismo liberale</em>, curata proprio da Nadia Urbinati e pubblicata nel 1994 dalla <em>Princeton University Press</em>.</p>
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<p>Testi consultati</p>
<ol>
<li>Rosselli,<em> Scritti dell’esilio</em>, Einaudi, Torino, 1988, 2 Voll., vol. I.</li>
<li>Garosci, Prefazione a C.Rosselli,<em> Socialismo liberale</em>, Einaudi, Torino, 1973.</li>
<li>Rosselli, <em>Socialismo liberale, </em>Einaudi, Torino, 1973<em>.</em></li>
<li>Croce, <em>Storia d’Italia dal 1871 al 1915</em>, Laterza, Bari, 1943.</li>
<li>Togliatti, <em>Opere</em>, Editori Riuniti, Roma, 1973, vol. III, T. II.</li>
<li>Urbinati-M.Canto Spreber, <em>Liberal-socialisti. Il futuro di una tradizione,</em> Marsilio, Venezia. <em> Se la Sinistra mette l’accento sulla libertà</em>, Incontro di <em>Reset</em> con Giuliano Amato e Nadia Urbinati<em>, Reset</em>, marzo-aprile 2004.</li>
</ol>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/socialismo-liberale-e-riformismo/">Socialismo liberale e Riformismo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Ricordo di Alfredo Biondi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Palumbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 20:33:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Biondi]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/ricordo-di-alfredo-biondi/">Ricordo di Alfredo Biondi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con Alfredo Biondi, morto a 92 anni nella sua Genova, scompare l’ultimo dei grandi liberali che questo nostro Paese ha avuto la fortuna di vedere operare nella politica della prima e della seconda Repubblica, con una sorte personale inversamente proporzionale al contributo che hanno saputo dare alla vita della nostra democrazia.</p>
<p>Se n’è andato dopo Giovanni Malagodi, Aldo Bozzi, Salvatore Valitutti, Valerio Zanone e Renato Altissimo, senza i quali non sarebbe stato possibile il moderno liberalismo, difensore intransigente delle libertà costituzionali e civili, ma anche promotore instancabile di ogni possibile rimedio per le ineguaglianze incolpevoli, che il progresso del nostro Paese non è purtroppo ancora riuscito a eliminare, e che anzi, negli ultimi tempi, il deficit di liberalismo popolare, sostituito dal leaderismo populista, ha forse anche aggravato.</p>
<p>Libertà e Umanità erano le cifre politiche dell’impegno di Alfredo, che proprio per questo aveva voluto chiamare col nome emblematico di “Umanesimo Liberale” il gruppo di amici che si era intorno a lui riunito e che, col concorso di tanti altri in giro per l’Italia, aveva determinato la svolta liberale sancita dal Congresso di Napoli del 1976, riportando il partito liberale alla collaborazione con le altre grandi culture politiche, quella cattolica e quella socialista, colle quali i liberali avevano contribuito a fare grande il nostro Paese, risollevandolo dalle macerie della guerra e dalle difficoltà del dopoguerra, rendendolo nuovamente rispettato protagonista nel consesso mondiale,</p>
<p>Con lui scompare un grande avvocato, un parlamentare impegnato e un eccellente ministro e, per me e per tantissimi altri, un grande e affettuoso amico, col quale ho avuto l’onore di percorrere un lungo tratto della mia vita politica, sino all’impegno che mi ha visto coinvolto, con Antonio Patuelli e Raffaello Morelli, nella Segreteria Nazionale del PLI, che nel luglio del 1986 tutti insieme, in un indimenticabile Consiglio Nazionale, eravamo riusciti a fare eleggere nella sorpresa generale.</p>
<p>Una stagione durata troppo poco, appena undici mesi, e conclusasi malamente proprio nella sua Genova, al Congresso del maggio 1986, in cui il tentativo di coniugare insieme libertà e socialità conobbe un’inattesa battuta di arresto.</p>
<p>Nella seconda Repubblica, pur senza un partito di riferimento, non gli mancarono i giusti riconoscimenti personali, offerti all’Uomo e alla sua grande competenza giuridica, ma in una situazione politica assolutamente diversa e colla quale è riuscito a convivere sinché ha potuto, mai però immaginando di fare scelte diverse rispetto al sentiero stretto e impervio del liberalismo che, prima e dopo, anche in relativa solitudine, ha sempre avuto cura di percorrere, senza mai indulgere ad alcuna scorciatoia, che pure le sue qualità personali non avrebbero mancato di propiziargli.</p>
<p>Un Maestro e un Amico, che mancherà a tutti i liberali di quella indimenticabile stagione di impegno politico e civile, e che mancherà ancora di più alla moglie Giovanna e alla sua famiglia, alla quale mi sento particolarmente vicino in questo momento di grande dolore.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enzo Palumbo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/06/enzo-palumbo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enzo-palumbo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enzo Palumbo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato a Messina il 23 gennaio 1939; ha frequentato il Liceo Classico G. La Farina di Messina e si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Messina il 19/11/1962; è iscritto all’Albo dei procuratori legali di Messina dall’8/02/1965, all’Albo degli Avvocati di Messina dal 23/02/1971 e all’Albo della Suprema Corte di Cassazione dal 23/10/1986.</p>
<p>Dal 1972 al 1976 è stato presidente dell’Associazione Giovani Avvocati di Messina.</p>
<p>Dopo essere stato junior partner di uno dei più antichi studi legali associati di Messina (lo Studio Martino-Fiertler-Palumbo), è ora senior partner dello Studio Legale Palumbo-Magaudda ed esercita l’attività forense, in materia di diritto civile, commerciale, bancario e costituzionale, nello Studio sito in Messina e nel recapito professionale sito in Roma.</p>
<p>Dopo un’intensa attività politica negli anni 60, prima in ambito universitario (Segretario Generale dell’Organismo Rappresentativo degli Universitari Messinesi – ORUM) e poi in quello giovanile (Vice Segretario Nazionale della Gioventù Liberale), è stato Consigliere Nazionale e poi membro della Direzione Nazionale e dell’Esecutivo Nazionale del Partito Liberale Italiano (PLI); dal luglio del 1985 al maggio del 1986 è stato Vice Segretario Nazionale del PLI. Consigliere Comunale di Messina dal 1980 al 1990, nel corso della IX legislatura (1983-1987) è stato Senatore della Repubblica, eletto per il PLI nel Collegio di Messina, quindiSegretario del Consiglio di Presidenza del Senato; in rappresentanza del Parlamento italiano, è stato membro delle Assemblee Parlamentari del Consiglio d’Europa (C.E.) e dell’Unione Europea Occidentale (U.E.O.).Ha riassunto la sua attività nel Senato in due libri: “Un anno a Palazzo Madama”, Analisi Trend Editrice, Bologna 1985; “Nel palazzo per vostro conto”, Bardi Editore, Roma 1987.Dal 1988 al 1990 è stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), eletto dal Parlamento; nel 1993 è stato capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero per il Coordinamento delle Politiche Comunitarie e per gli Affari Istituzionali (Ministro G. F. Ciaurro). Nel 1994, con l’avvento della c.d. “seconda Repubblica”, è tornato alla sua professione di avvocato civilista, che tuttora esercita tra Messina e Roma, senza per questo rinunziare all’impegno politico, con particolare attenzione alle tematiche costituzionali.Dopo avere fondato nel 2008 la Rete Liberale Siciliana, ha dato un contributo significativo alla rinascita del Partito Liberale Italiano, ed in occasione del XXVII Congresso del Partito (febbraio 2009) è stato eletto Presidente del Consiglio Nazionale e poi Segretario Regionale ed infine Presidente d’Onore del PLI Sicilia.Nel 2010 ha redatto lo studio preliminare per l’abrogazione referendaria della legge elettorale 270-2005 (c.d. “porcellum”) e nel 2011 è stato tra i principali promotori del relativo Referendum, ed ha poi fatto parte del collegio di difesa del Comitato Referendario dinanzi alla Corte Costituzionale. Il XXVIII Congresso Nazionale del PLI (marzo 2012) lo ha eletto Presidente Nazionale del Partito. Nell’ottobre del 2013 ha lasciato la Presidenza Nazionale e tutte le altre cariche interne del PLI e ha aderito come membro individuale,al Partito Liberale Europeo (ALDE), continuando ad attivare il movimento di Rete Liberale.Fa parte del Consiglio Direttivo degli ex Parlamentari della Repubblica e del Comitato Esecutivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e del Comitato Liberale per il NO, nel cui ambito ha partecipato attivamente alla vittoriosa campagna referendaria contro la riforma costituzionale del governo Renzi. È vicecoordinatore del Comitato Nazionale che ha promosso numerosi ricorsi presso i Tribunali italiani per sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale numerose questioni di legittimità costituzionale della legge elettorale (c.d. “Italicum”); in tale ambito, ha presentato e patrocinato il ricorso che ha convinto il Tribunale di Messina, primo in Italia, a sollevare sei questioni di legittimità costituzionale dell’Italicum dinanzi alla Corte Costituzionale, che ne ha poi dichiarato la parziale incostituzionalità. A seguito dell’approvazione della nuova legge elettorale (c.d. Rosatellum-bis), ha ora riproposto altre cinque questioni di legittimità costituzionale, tuttora all’esame del Tribunale di Messina. È editorialista della storica rivista “Critica Liberale” e della nuova rivista “Non Mollare”, edita dalla Fondazione Critica Liberale, fa parte del Dipartimento Giustizia della Fondazione Luigi Einaudi di Roma, ed è tra i fondatori di “democrazialiberale.org”, un movimento che si propone di fare nascere un significativo soggetto politico liberale che in Italia manca da quasi 25 anni.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/ricordo-di-alfredo-biondi/">Ricordo di Alfredo Biondi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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