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	<title>medio oriente Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>medio oriente Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 19:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di equilibrio strategico: fragile, spesso violento, ma sufficiente a impedire che le molteplici linee di frattura regionali convergessero in un conflitto generalizzato tra Stati. L’attuale fase di crisi indica che tale equilibrio si sta progressivamente dissolvendo. Le tensioni non appaiono più come episodi isolati in una dinamica ormai familiare, ma come sintomo di una trasformazione più profonda dell’ordine geopolitico mediorientale. Comprendere ciò che accade significa interrogarsi sulle logiche che hanno regolato il sistema regionale per decenni e sui fattori che oggi ne accelerano la crisi. Dalla fine delle grandi guerre arabo-israeliane del Novecento fino ai primi decenni del XXI secolo, il Medio Oriente si è organizzato intorno a una particolare forma di deterrenza indiretta. Gli attori principali, pur impegnati in una competizione costante per influenza politica e strategica, hanno generalmente evitato scontri diretti su larga scala. Il costo di una guerra convenzionale tra Stati appariva troppo elevato per essere sostenuto senza conseguenze destabilizzanti. Si è affermata così una modalità di confronto fondata su strumenti indiretti: alleanze informali, sostegno a gruppi armati locali, operazioni clandestine, pressioni diplomatiche e interventi militari calibrati. Come suggerisce la tradizione realista delle relazioni internazionali, gli equilibri di potere non eliminano i conflitti; li regolano, circoscrivendoli entro limiti considerati accettabili dagli attori coinvolti. Il Medio Oriente degli ultimi decenni ha funzionato, in larga misura, secondo questa logica. Uno dei protagonisti centrali di questa architettura è stato l’Iran. Dopo la rivoluzione del 1979, la Repubblica islamica ha costruito una rete di relazioni politiche e militari che le ha consentito di proiettare la propria influenza oltre i confini nazionali. Attraverso il sostegno a movimenti e milizie in diversi paesi, Teheran ha elaborato una strategia basata su una costellazione di attori alleati, estesa dal Libano all’Iraq, dalla Siria allo Yemen. Parallelamente, Israele ha sviluppato una dottrina di sicurezza fondata sulla superiorità tecnologica, sull’intelligence avanzata e sulla capacità di neutralizzare preventivamente minacce percepite come esistenziali. L’equilibrio derivato non era un ordine stabile nel senso tradizionale, ma una forma di stabilità imperfetta, fondata su calcoli strategici reciproci. Ogni attore era consapevole dei limiti entro i quali poteva muoversi senza provocare una risposta capace di trasformare la competizione in guerra aperta. Negli ultimi anni questo sistema ha iniziato a mostrare segni di logoramento. Il ridimensionamento della presenza statunitense, l’emergere di nuove rivalità regionali e il rafforzamento di attori non statali hanno reso il quadro geopolitico più complesso e meno controllabile. Il confronto tra Israele e Iran si è intensificato fino a diventare uno degli assi principali della geopolitica contemporanea, con operazioni clandestine, attacchi mirati e competizione per l’influenza in Siria, Libano e Iraq. Il Medio Oriente sembra così avviarsi verso una fase qualitativamente diversa. La logica delle guerre indirette, che per decenni aveva limitato il confronto tra Stati, appare sempre meno efficace nel contenere l’escalation. Il rischio non è soltanto quello di nuovi conflitti locali, ma la possibilità che diverse linee di frattura convergano in una crisi più ampia. La crescente regionalizzazione del conflitto, evidente in teatri come il Libano o nelle rotte marittime del Golfo Persico e del Mar Rosso, dimostra quanto gli eventi locali siano oggi interdipendenti e dalle implicazioni globali. La dimensione economica del conflitto aggiunge complessità. Il Medio Oriente resta centrale nell’economia globale, soprattutto per energia e commercio marittimo. Destabilizzazioni significative in questi snodi strategici possono avere effetti immediati sull’economia internazionale. Le monarchie del Golfo, tra relazioni strategiche consolidate con l’Occidente e legami economici con l’Asia, si trovano in una posizione particolarmente delicata, rendendo le loro scelte geopolitiche ancora più complesse. Il conflitto si inserisce poi in un contesto globale segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze. Sebbene la regione non sia più al centro della strategia globale come durante la Guerra Fredda, resta fondamentale nelle dinamiche dell’ordine internazionale. Gli Stati Uniti mantengono il ruolo dominante, seppur in maniera più selettiva, mentre altri attori globali cercano di espandere la propria influenza attraverso strumenti diplomatici, economici e tecnologici. L’Europa, pur vicina e coinvolta, resta spesso relegata a un ruolo marginale a causa delle divisioni interne e della dipendenza strategica dagli Stati Uniti. In un sistema internazionale sempre più attraversato dal ritorno delle rivalità tra potenze, la crisi mediorientale ricorda quanto fragile possa essere l’equilibrio su cui si regge l’ordine globale. La stabilità regionale non è soltanto una questione strategica o militare: essa costituisce una condizione essenziale affinché possano sopravvivere quelle forme di cooperazione politica ed economica che, nel secondo dopoguerra, hanno reso possibile lo sviluppo di un ordine internazionale relativamente aperto. Comprendere le dinamiche del Medio Oriente significa allora interrogarsi non soltanto sui conflitti del presente, ma anche sul futuro di quell’architettura internazionale che, nel solco della riflessione liberale di Luigi Einaudi, ha sempre riconosciuto nella stabilità degli equilibri tra gli Stati e nella cooperazione tra le nazioni una delle condizioni fondamentali per la libertà politica e per la prosperità delle società aperte.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/">Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il ritorno dell&#8217;estremismo islamico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 08:49:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La lotta per il primato fra la teocrazia sciita iraniana e le monarchie sunnite del Golfo Persico, alla quale si è unita la Turchia, attraversa le guerre in corso nel Medio Oriente. Entrambe le parti hanno galvanizzato, e militarizzato, l&#8217;identità religiosa, per mobilitare masse e minoranze, secondo i casi, e aumentare la propria sfera di influenza. Le origini dello scisma rimontano agli albori dell&#8217;Islam e i due blocchi hanno sviluppato diverse interpretazioni delle scritture sacre e pratiche specifiche, sebbene siano due facce della stessa moneta e la posta sia sempre stata squisitamente politica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo prolungato antagonismo ha aggravato disfunzionalità nel funzionamento degli stati, eroso capitali sociali costruiti a fatica e catalizzato estremismi consolidati e incipienti. L&#8217;intervento di Israele, al fianco delle potenze sunnite, ha complicato un teatro, in cui il programma nucleare iraniano occupa un ruolo chiave. La variabile può condurre Washington e Teheran su una rotta di collisione, con un effetto domino dal Mediterraneo orientale &#8211; Libano, Siria, Iraq, Palestina, Giordania e Libia &#8211; all&#8217;Afghanistan, e in assenza di un processo diplomatico che disinneschi le tensioni, non è azzardato ipotizzare una deriva. Basti pensare che Ebrahim Raisi, presidente dell&#8217;Iran, nel discorso all&#8217;Onu di settembre, ha decretato la fine della credibilità del sistema egemonico statunitense.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per di più, le cause che hanno determinato l&#8217;insorgenza di al-Qaeda e il sedicente stato islamico (Isis, per la sigla in inglese), e la sanguinosa stagione del terrorismo internazionale di stampo integralista che li ha accompagnati, non sono state rimosse e si è venuto diffondendo un sentimento di rivalsa. L&#8217;insediamento dei talebani a Kabul, e il caos che ne è derivato, sono un esempio concreto del rischio latente per lo stato di diritto e l&#8217;accesso a libertà essenziali. Gli sciiti Hazara sono stati vittime di una depurazione da istituzioni e amministrazione; espulsi da case e città, hanno visto i loro beni confiscati. Lo stato islamico Khorasan è, inoltre, autore di azioni dinamitarde a moschee sciite in Afghanistan.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cambio di direzione negli affari esteri di Joe Biden, dettato dalle sfide generate dalla Cina in altri punti nevralgici dello scacchiere geopolitico, lascia un vuoto a beneficio di rivalità settarie che hanno dimostrato di saper proiettare minacce globali. Il disimpegno degli Stati Uniti si produce, peró, in un quadro in cui la Russia ha guadagnato spazio e prestigio, si è imposto un esecutivo dalla linea dura in Iran, e la galassia sunnita ha perso fiducia in Washington. Senza un rinnovato accordo con Teheran, gli Stati Uniti potrebbero, dunque, ritrovarsi di nuovo risucchiati dal vortice medio orientale, nonostante la risoluzione di chiamarsi fuori con il recente ritiro delle truppe dall&#8217;Afghanistan.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il fallimento di Barack Obama, nella rimozione dell&#8217;alawita-sciita Assad al-Bashar in Siria e il negoziato sul nucleare con l’Iran, ha installato dubbi nell&#8217;Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e altri alleati sunniti, in svantaggio nelle guerre per procura contro l&#8217;Iran, in Iraq, Siria e Yemen, sulla lealtà statunitense e incrementato l&#8217;instabilità regionale. Il tentativo di Donald Trump di restaurarne la fiducia, con la campagna di massima pressione economica su Teheran e l&#8217;eliminazione di comandanti delle milizie sciite, non ha fermato l&#8217;<em>escalation. </em>Offensive a petroliere nel Golfo e basi aeree americane in Iraq, hanno portato Stati Uniti e Iran sul bordo di uno scontro diretto. L&#8217;Iran è un attore più assertivo che nel passato: vicino a ottenere la bomba nucleare, rappresenta una garanzia per quanti ne cercano appoggio e protezione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D&#8217;altro canto, Qatar, Arabia Saudita, Turchia ed Emirati Arabi Uniti hanno foraggiato fazioni armate sunnite, in forma continua e sostenuta, permettendo la costituzione e l&#8217;espansione dell&#8217;Isis, e la concrezione della sua utopia violenta di restaurazione del califfato islamico, in posizione antisciita, e antiumana. Quest&#8217;ultimo, sconfitto, in Iraq e Siria, da una coalizione tattica, formata da Russia, Stati Uniti e Iran, si è ricompattato, perpetrando atrocità nel continente africano, e costituendo un pericolo non solo per l&#8217;Iran, ma per l&#8217;Europa e gli Stati Uniti, come dimostra un piano intercettato, del gruppo somalo al Shabab, per un attacco sul suolo americano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro totalitarismo incede da quella che fu la sede del califfato islamico fino al 1924, ovvero la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, auto dichiarato erede dell&#8217;impero ottomano e presunto modello democratico per il mondo arabo. Sostenitore, all&#8217;indomani della Primavera Araba, della corsa alle poltrone della Fratellanza Musulmana, finanziata dal Qatar, Erdogan si è guadagnato l&#8217;inimicizia di Riyadh e Abu Dhabi nella competizione per la difesa della causa sunnita in Iraq, Libano e Afghanistan, peraltro ottenendo risultati di maggiore evidenza dei rivali, che si sono visti costretti al ritiro da alcuni scenari. Una moltiplicazione di contraddizioni in una intricata partita transnazionale, scandita da affermazioni precarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I punti nodali sono l&#8217;Iraq, la Siria, il Libano e lo Yemen. L&#8217;apatia, registrata alle ultime elezioni irachene, ha giocato a favore di figure politiche estremiste, ma lo <em>status quo</em> è di debole tenuta, tra pressioni dal Golfo Persico e dall&#8217;Iran, e il tentativo di assassinio del primo ministro, Muqtada al-Sadr, dimostra la presenza di intenzioni destabilizzatrici. Il destino della Siria è legato a quello dell&#8217;Iraq, con l&#8217;elemento di imprevedibilità della Turchia. Lo stato nello stato, costituito da Hezbollah, e la costante intimidazione missilistica di Israele, scatenano, in Libano, un parossismo di violenza. Gli Houthi, con il sostegno dell&#8217;Iran, hanno dato scacco alla coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, in difesa del governo sunnita, in uno Yemen diviso da sette locali e ingerenze straniere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;elemento di traino del fondamentalismo, oggi, è l&#8217;Emirato Islamico dell&#8217;Afghanistan. L&#8217;avanzata dei talebani ha sollevato l&#8217;ammirazione dei jihadisti che ne hanno celebrato la perseveranza ventennale e la metodologia di infiltrazione nei gangli della gestione pubblica e costruzione di legittimità nella vita delle comunità. Al-Qaeda nel Sahel, India e Yemen, ha dichiarato che si sarebbe segnato un cammino oggettivo di trionfo in altri contesti. I talebani, sin dall&#8217;inizio, hanno compreso la necessità di una strategia a livello locale, impiantando consigli provinciali e municipali, che hanno costituito la spina dorsale dell&#8217;insorgenza, risolvendo problemi delle persone, in sostituzione al governo e in contrapposizione ai suoi comportamenti corruttivi e predatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli Stati Uniti, invece, si sono concentrati su azioni rapide in risposta ad atti mirati – esplosioni, rapimenti e uccisioni -, non prestando sufficiente attenzione all&#8217;abilità dimostrata di posizionarsi nel tessuto sociale e dar forma a un&#8217;organizzazione ibrida tra un gruppo terroristico e un partito politico, con capacità di fornire risposte a esigenze sociali. Gli jihaidisti di Hayat Tahrir al-Sham nel nord della Siria e affiliati di al-Qaeda nel Mali, sull&#8217;onda del successo afghano, stanno intraprendendo relazioni diplomatiche con villaggi e destinando risorse per attività di ordine proselitista, fra cui sussidi per il costo di alimenti ed energia elettrica e migliorie ai servizi sanitari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La comunità internazionale si trova ostaggio dei talebani. La presa del potere è stata totale e, per deliberata volontà, si trovano in controllo dell&#8217;esecutivo, la camera legislativa, l&#8217;organo giudiziale, le forze di sicurezza, i servizi di intelligenza, la polizia e l&#8217;esercito. Non devono rispondere a nessuna <em>constituency</em> o governare per consenso. L&#8217;unica possibilità, per scongiurare un disastro economico e umanitario, e in ultima istanza uno scontro civile, dipende dal loro operato, ma affinché questo sia efficace, allo stesso modo dell&#8217;esecutivo anteriore, devono ricorrere a una significativa infusione di denaro liquido e assistenza per lo sviluppo. Un miliardo di dollari è in arrivo dall&#8217;Unione Europea.</p>
<p>L&#8217;esperienza insegna che compagini di matrice eversiva, trovandosi a carico dell’amministrazione di territori, diluiscono la spinta ideologica nel pragmatismo legato alle esigenze della realtà quotidiana. D’altro canto, queste non divengono automaticamente meno radicali nel trascorso del tempo ed, essendo soggette a sollecitazioni del nocciolo duro, nel loro agire non sempre prevalgono posizioni moderate. Malgrado ciò, la responsabilità di accompagnare l’evoluzione progressiva dei talebani in espressione politica non può essere evasa, e le sanzioni, che si rendano opportune, dovranno essere calibrate con il fine di non danneggiare la popolazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo dialogo, sospeso dal 2001, sulla base della falsa percezione di vittoria assoluta da parte degli Stati Uniti, va lanciato con carattere di urgenza, per affrontare i bisogni presenti e futuri della cittadinanza, e senza remore di legittimare un nemico, con il quale non si può evitare di confrontarsi. Un avversario che potrebbe non essere affidabile, che continuerà a esercitare provocazioni e mantenere posizioni distanti dalla logica dei diritti umani, ma che per questa esatta ragione deve essere condotto a un tavolo negoziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-ritorno-dellestremismo-islamico/">Il ritorno dell&#8217;estremismo islamico</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Stati Uniti e Medio Oriente: si riparte dal via</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/siripartedalvia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2021 11:08:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[maddalena pezzotti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I temi che per lungo tempo hanno definito la politica americana in Medio Oriente hanno perso rilevanza. A dispetto di una maggiore complessità di fattori, Washington non ha saputo rifocalizzare e riorientare la propria presenza nella regione. Innanzitutto, il dibattito intorno alle opzioni stay in o get out non tiene conto di una realtà che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/siripartedalvia/">Stati Uniti e Medio Oriente: si riparte dal via</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I temi che per lungo tempo hanno definito la politica americana in Medio Oriente hanno perso rilevanza. A dispetto di una maggiore complessità di fattori, Washington non ha saputo rifocalizzare e riorientare la propria presenza nella regione. Innanzitutto, il dibattito intorno alle opzioni <em>stay in</em> o <em>get out</em> non tiene conto di una realtà che è mutata dall’epoca in cui ogni cosa poteva essere giustificata in nome degli Stati Uniti. L’amministrazione entrante dovrà, quindi, provare a chiarire ciò che è strategico, in questo momento storico, e nell’odierna fase di profonda crisi economica, canalizzare quelle risorse che sono davvero necessarie per proteggere i nuovi interessi e affrontare le grandi sfide della sicurezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso della guerra fredda, e fino alla prima parte del secolo, le questioni che hanno determinato l’intervenzionismo nell’area sono state il mantenimento del flusso di greggio dal golfo Persico, che ha tutelato bassi prezzi al consumo, la prevenzione della proliferazione delle armi di distruzione di massa, la lotta al terrorismo, e la protezione di Israele. Tuttavia, nel contesto geopolitico, sociale e tecnologico attuale, e sulla base dell’insuccesso accumulato &#8211; già da prima dell’invasione dell’Iraq nel 2003 e nonostante le condizioni di supremazia -, queste non motivano, né dal punto di vista strumentale né da quello etico, le spese militari e la drammatica perdita di vite umane, che hanno comportato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da un lato, l’applicazione della fratturazione idrica su pozzi di petrolio e gas ha reso gli Stati Uniti quasi indipendenti sul versante delle fonti di energia, ponendo in dubbio la convenienza di seguire con investimenti massivi in Medio Oriente. Dall’altro, il controllo degli arsenali nucleari, si è dimostrato materia di diplomazia regionale e internazionale, che non richiede la pesante infrastruttura bellica sul territorio. Il terrorismo, dal canto suo, non solo ha subito duri colpi in Iraq e Siria, ma la sua persistenza in alcune aree ha provato essere dovuta alla stessa permanenza di truppe, ponento l’accento su una rivalutazione delle dinamiche di causa ed effetto. Oltre al resto, le inquietudini degli americani, nell’era Covid-19, sono perlopiù orientate alle prospettive del mercato del lavoro. Israele, poi, si è convertito in un’economia avanzata, con un Pil alla pari della Francia e del Regno Unito, ha normalizzato le relazioni con le nazioni arabe, e può detenere l’Iran e i suoi alleati grazie a sofisticati sistemi, non legittimando quel sostegno su cui ha potuto sinora fare affidamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il fallimento della trasformazione delle società arabe, la detenzione dello sviluppo nucleare iraniano, o la risoluzione del conflitto israelo-palestinese, suggeriscono un approccio distinto, fondato su obiettivi viabili, in antitesi al ridisegno utilitaristico del Medio Oriente. Preservarne, piuttosto, la stabilità, con un coinvolgimento mirato, calibrato sul consenso, potrebbe rivelarsi efficace. In Iran, una politica di contenimento, centrata su regole accettabili sul piano regionale, combinata con una riacquisita credibilità rispetto all’uso della forza, pagherebbe più dell’auspicato, e mai realizzato, rovesciamento di governo. Per tutto contrario, la mancata reazione all’attacco ai campi petroliferi in Arabia Saudita nel 2019, che i servizi occidentali concordano nell’attribuire all’Iran, ha messo in rilievo la distorsione fra mezzi disponibili e opportunità. In uno scenario confrontativo, la preoccupazione per le conseguenze della risposta han prevalso sugli stessi interessi americani, creando una situazione controproducente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Impiantarsi come garanti dell’ordine implica, però, rassicurare in merito a quello che ai principali attori è parso un disimpegno irrazionale e unilaterale, che ha destabilizzato la penisola arabica, rendendo difficile, per ironia, proprio la difesa energetica e l’opposizione al terrorismo. Lo Yemen ne è un esempio da manuale. La guerra venne iniziata, nel 2015, dai sauditi, dopo il ritiro degli americani dall’Iraq, che aveva permesso all’Iran di consolidare un ruolo nella politica interna di questo paese, e il ripiego dal conflitto siriano, che a sua volta aveva creato le premesse per una penetrazione capillare di Teheran, attraverso le milizie ideologiche sciite <em>pasdaran</em> e <em>hezbollah</em>. La presa di Sanaa a mano di <em>Ansar Allah</em>, nel 2014, con l’appoggio dell’Iran, e una percepita indifferenza degli Stati Uniti alla sua crescente influenza, mise in allarme Riyadh. Pure l’accordo sul nucleare aveva provocato tensioni con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Israele, malgrado la fornitura di armamenti a cambio di un beneplacito cosmetico e precario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa stessa ottica, va riadattato l’assetto militare installato negli ultimi vent’anni, a salvaguardia delle rotte marittime del greggio, che risulta sproporzionato per lo scopo deputato. Inoltre, gli Stati Uniti devono superare la retorica della “guerra al terrorismo” e riorganizzarne le manovre di contrasto. In Iraq e altrove, la <em>jihad</em> si può ridurre a livelli gestibili con azioni di <em>intelligence</em>, polizia e cooperazione multilaterale. E ancora, è fondamentale ridimensionare gli aiuti a Israele in modo da riflettere la portata della sua forza relativa. La scelta non si pone fra il ritirarsi o il rimanere <em>tout court</em>, si tratta piuttosto di decidere dove, perchè e su quale scala.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
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		<title>Si può prescindere dalla Russia in Medio Oriente?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/si-puo-prescindere-dalla-russia-in-medio-oriente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 09:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso si legge della sorpresa espressa da varie fonti per il ruolo consolidato dalla Russia in medio oriente, soprattutto in contrasto con l’atteggiamento erratico degli Stati Uniti. L’anomalia, tuttavia, non risiede nel suo attivismo, quanto nell’assenza prolungata, che ha preceduto questo grande ritorno. &#160; Dall’intervento in Siria, che ha rovesciato il corso degli eventi in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso si legge della sorpresa espressa da varie fonti per il ruolo consolidato dalla Russia in medio oriente, soprattutto in contrasto con l’atteggiamento erratico degli Stati Uniti. L’anomalia, tuttavia, non risiede nel suo attivismo, quanto nell’assenza prolungata, che ha preceduto questo grande ritorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dall’intervento in Siria, che ha rovesciato il corso degli eventi in maniera rapida e inaspettata, quando le sorti di Bashar al-Assad, confrontato da gruppi di opposizione sostenuti dagli Stati Uniti, sembravano ormai scritte, la Russia è quasi ovunque con la sua diplomazia e apparato bellico. Donald Trump ha ringraziato Vladimir Putin per il concorso nell’eliminazione di Abu Bakr al-Baghdadi, considerato uno dei suoi maggiori successi. Israele e Turchia si trovano truppe russe ai loro confini. In questi giorni, è stata la mediazione russa e turca a permettere l’organizzazione della conferenza di Berlino sulla Libia, e saranno loro a garantire il blocco delle forniture di armi e determinare la possibilità del cessate al fuoco. La Russia ha confermato l’invio di un contingente di interposizione, con l’approvazione delle Nazioni Unite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Russia si era ritirata dall’area, nella seconda metà degli anni ottanta, a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica, e per due decadi, gli Stati Uniti avevano imposto, senza ostacoli, la propria visione politica. La scesa in campo in Siria è stata una manovra necessaria, che ha preso le mosse dall’ultimo lembo di influenza rimastole, e che ha obbligato Washington a coordinare le proprie azioni con Mosca. La guerra all’Isis ha rappresentato, allo stesso tempo, una esigenza, e una scusa per entrambe le potenze, affinché si ricalibrassero nello scenario geopolitico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fin qui, l’operazione si è risolta in un’affermazione su diversi fronti. La Russia ha riconquistato la preminenza che deteneva l’Unione Sovietica all’indomani della seconda guerra mondiale, all’epoca materializzata, per esempio, nell’invasione dell’Afghanistan, e ancora nell’appoggio a Palestina, Egitto e Siria, in momenti topici della storia contemporanea. L’industria militare russa ha avuto modo di testare nuovi mezzi poi commercializzati nelle facoltose monarchie del petrolio, <em>in primis</em> l’Arabia Saudita, facendo cassa per le finanze in sofferenza della difesa. Putin si è, inoltre, dimostrato un alleato leale, a differenza di Trump. Mosca si è anche resa indispensabile nei colloqui, con l’ampio riconoscimento di Iran, Israele e Arabia Saudita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La partita, però, è insidiosa. La Russia deve condurre le parti a un consenso, se vuole guadagnare l’immagine di negoziatore internazionale e aprire le lucrative porte della ricostruzione alle proprie imprese. Le relazioni intraprese con paesi arabi, e non, hanno portato alla vendita di armamenti, e la firma di contratti con il monopolio Rosatom, per la costruzione di centrali nucleari in Iran, Turchia ed Egitto. D’altro lato, i sauditi si aspettano una mano nella loro rivalità con gli iraniani, Hezbollah non cede nel conflitto di bassa intensità con Israele, e gli israeliani pretendono che contenga l’Iran. Per portare a casa il risultato, il Cremlino deve tutelare la sicurezza di Turchia e Israele.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisogna considerare che il medio oriente post-americano è un teatro incerto e volatile e la Russia non pretende di colmare tutto il vuoto lasciato. Il rapporto tra i due è funzionale, e non esclusivamente concorrenziale. Mosca torna a occupare una posizione di rilievo, dal medio oriente al nord Africa e il golfo persico, mentre Washington riformula la politica estera, sulla base di mete realistiche e produttive. Oltre a ciò, si sono venuti identificando ambiti in cui gli interessi sono compatibili o coincidenti, come l’accordo sul nucleare iraniano del 2015.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo approccio è più pragmatico di quello adottato dalle amministrazioni di Bill Clinton, George W. Bush, e Barack Obama, fallito perché, sia quando conciliatorio sia quando di attrito, era basato sull’illusione che gli Stati Uniti potessero convincere od obbligare la Russia ad abbracciare la propria idea di ordine globale. Anche se il potere del Cremlino, e di Putin, dovessero declinare, il paese rimarrà sempre un attore chiave, grazie alla centralità geografica in Eurasia, la disponibilità di risorse naturali, l’esercizio del veto al consiglio di sicurezza, e l’alta qualità del capitale umano, nonché la capacità di influenzare questioni di importanza strategica ed economica per gli Stati Uniti, e finanche di distruggerli, in soli trenta minuti. La Russia non abbandonerà i propri obiettivi vitali, e Trump dovrebbe, se non riaccogliere lo spirito di cooperazione dell’inizio del suo mandato, perlomeno mantenere una tattica di competizione controllata, per ridurre il rischio di confronti diretti e indiretti e assicurare stabilità in medio oriente.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/si-puo-prescindere-dalla-russia-in-medio-oriente/">Si può prescindere dalla Russia in Medio Oriente?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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