<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>nazismo Archivi - Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/tag/nazismo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/nazismo/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Nov 2023 22:46:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>nazismo Archivi - Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/nazismo/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il generale, il meticciato, l&#8217;intolleranza</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/il-generale-il-meticciato-lintolleranza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2023 22:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[elio cappuccio]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[razze]]></category>
		<category><![CDATA[roberto vannacci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3539</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;interesse verso il libro del  generale Roberto Vannacci Il mondo al contrario e l&#8217;invito rivoltogli da scuole e associazioni per confrontarsi con lui, non si coniugano in genere con l&#8217;esigenza di valutare criticamente le sue tesi. Il generale sembra riprendere, pur con qualche riserva, il libro che Madison Grant pubblicò nel 1916 col titolo Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-generale-il-meticciato-lintolleranza/">Il generale, il meticciato, l&#8217;intolleranza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;interesse verso il libro del  generale Roberto Vannacci Il mondo al contrario e l&#8217;invito rivoltogli da scuole e associazioni per confrontarsi con lui, non si coniugano in genere con l&#8217;esigenza di valutare criticamente le sue tesi.<br />
Il generale sembra riprendere, pur con qualche riserva, il libro che Madison Grant pubblicò nel 1916 col titolo Il tramonto della grande razza (The passing of the great race).<br />
L’avvocato americano, naturalista e teorico dell’eugenetica e del razzismo, denunciava la decadenza della “razza bianca” a causa della diffusione di neri e di asiatici, ma non solo. Il primato dei nordici, da lui ritenuti i testimoni autentici dei valori della “razza” superiore, era a suo avviso minacciato anche dai popoli mediterranei, come gli spagnoli, i greci e gli italiani. Questo potrebbe suscitare qualche perplessità nel generale. Grant proponeva inoltre di sterilizzare non solo i criminali o i disabili, ma anche quanti appartenessero a “razze” da lui considerate inferiori. Le sue idee furono prese in seria considerazione, come dimostra il fatto che la sterilizzazione di soggetti disabili fu attuata e che nel 1924 l’Immigration act limitò l’accesso negli Stati Uniti agli italiani, agli asiatici e agli ebrei. Qualche tempo dopo Adolf Hitler avrebbe dichiarato di considerare The passing of the great race come la sua Bibbia. Grant si sarebbe sentito sicuramente a disagio di fronte a segretari di stato come Colin Powell o Condoleezza Rice o a un presidente come Barack Obama. Non avrebbe infatti riconosciuto in loro i tratti nordici del buon americano, come Vannacci, non ritrova in Paola Egonu il profilo italico.<br />
I toni che caratterizzano il libro del generale hanno dato voce a quanti si accostano a situazioni complesse con atteggiamenti più reattivi che critici. Quando Vannacci scrive ad esempio che sentirsi un cittadino del mondo significa svilire le radici e la tradizione, il sangue e il suolo, sa bene che queste espressioni, in determinati ambienti, susciteranno l’applauso. Non stupisce allora che abbiano destato grande interesse nella destra radicale, da sempre sensibile al richiamo dello slogan Blut und Boden (sangue e suolo). Il mito della razza e dell’appartenenza al luogo natio, legato al concetto di “comunità di popolo”, fu alla base della propaganda nazista ed è caro ai nazionalisti, che accusano l’universalismo di minacciare l’ identità etnica. A questa identità si richiama il generale, nella convinzione che un paese rinuncia ai suoi valori nel momento in cui si apre al meticciato, oggi sempre<br />
più diffuso nelle società contemporanee.<br />
Alla luce di queste considerazioni, Vannacci può scrivere che la pallavolista Egonu, cittadina italiana dal 2014, non possiede i caratteri somatici tipici degli italiani dagli Etruschi ai nostri giorni. Questa “incongruenza” deriverebbe in sostanza dall’incapacità di arginare i flussi migratori. Come dire che un processo storico, lo spostamento di popolazioni su scala planetaria, debba essere affrontato in termini esclusivamente securitari.<br />
Egonu, e tanti come lei, testimoniano una realtà in cui si intrecciano culture diverse, rendendo la cittadinanza un valore che oltrepassa una visione rigida dell’etnia. Al multiculturalismo è certamente connesso il rischio, evidenziato da Vannacci, che le diverse identità si radicalizzino, entrando in conflitto tra loro e con le società in cui vivono. Questo rischio era ben noto anche a Giovanni Sartori, il quale coglieva la tendenza di molti gruppi minoritari a sentirsi titolari di diritti e di interessi superiori rispetto alla loro reale consistenza. Può infatti accadere che le politiche del riconoscimento e le diverse modalità di “trattamento preferenziale”, tutelando singoli o comunità, facciano venir meno la dimensione generale delle norme. All’universalismo si sostituisce così un particolarismo giuridico e un conflitto tra comunità che può anche creare dei “controcittadini”. Al modello multiculturale, che tende a favorire ghettizzazioni, Sartori non contrapponeva di certo la soluzione securitaria, ma l’interculturalismo. In una cornice di principi costituzionali validi per tutti, il pluralismo interculturale promuove infatti l’integrazione senza sfociare nello scontro.<br />
Il generale scrive di sentire scorrere nelle sue vene il sangue di Enea, di Romolo, di Cesare, e si mostra particolarmente sensibile alla classicità e alla tradizione cristiana. Potrebbe provare però qualche difficoltà nel prendere atto che il concetto di humanitas,<br />
che abbiamo ereditato dall’antichità classica e che il cristianesimo ha arricchito, è giunto a noi anche grazie a Terenzio, uno schiavo tunisino e ad Agostino d’Ippona un algerino, solo per citare due casi tra i più noti a tutti. Dovrebbe ammettere inoltre che l’impero romano e la chiesa sarebbero impensabili senza il meticciato e l’ibridazione culturale. La pretesa di difendere ossessivamente la “purezza” non appartiene alle grandi civiltà, ma agli apparati distopici dei totalitarismi e ai loro dispositivi paranoici di immunizzazione. Lo storico francese Johann Chapoutot ha scritto che, nelle aule universitarie della Germania nazista, Zenone di Cizio, il fondatore della stoicismo, fu indicato come uno dei principali responsabili della decadenza dei valori nordico-ellenici a causa della sua origine semitica.<br />
Considerandosi, come ogni stoico, cittadino del mondo in quanto parte di una ragione universale, Zenone era visto infatti con sospetto in un ambiente in cui anche il cosmopolitismo di Kant confliggeva con l’identificazione di razza e cittadinanza.<br />
Il timore che la tutela delle minoranze e la particolarizzazione dei diritti possa creare delle discriminazioni nei confronti della maggioranza, porta Vannacci a condannare senza appello quanti non rientrano nei parametri che a suo avviso definiscono la normalità. In quanto generale, Vannacci si trova però ad esercitare il suo comando su militari del tutto liberi di manifestare scelte di vita e orientamenti sessuali da lui non considerati “normali”. Le tesi sostenute nel libro non possono essere oggetto di censura in una democrazia liberale, ma vanno valutate criticamente sul piano delle idee.<br />
Come si fa tuttavia a non tener conto che le opinioni del generale si traducono, nell’esercizio del suo ruolo, in una pratica discriminatoria?<br />
Le democrazie hanno da sempre garantito la libertà di espressione e arginato, al tempo stesso, il potere talora tirannico della maggioranza. Come ha sostenuto Karl Popper, il teorico della “Società aperta”, la tolleranza verso tutte le posizioni non può essere però estesa a quanti, con le loro idee e il loro agire, dimostrano di alimentare l’intolleranza e la discriminazione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-generale-il-meticciato-lintolleranza/">Il generale, il meticciato, l&#8217;intolleranza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Grecia antica nella elaborazione ideologica del nazismo</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-grecia-antica-nella-elaborazione-ideologica-del-nazismo/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-grecia-antica-nella-elaborazione-ideologica-del-nazismo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Apr 2023 21:06:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[elio cappuccio]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3480</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Grecia antica rappresentò un modello per quanti cercarono, nel Terzo Reich, una solida tradizione in cui riconoscere dei padri nobili. Nelle avventurose e presunte assonanze con la classicità elaborate in quegli anni, si giunse persino ad accostare la Berlino di Hitler all’Atene di Pericle. Lo storico francese Johann Chapoutot in Il nazismo e l’Antichità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-grecia-antica-nella-elaborazione-ideologica-del-nazismo/">La Grecia antica nella elaborazione ideologica del nazismo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Grecia antica rappresentò un modello per quanti cercarono, nel Terzo Reich, una solida tradizione in cui riconoscere dei padri nobili. Nelle avventurose e presunte assonanze con la classicità elaborate in quegli anni, si giunse persino ad accostare la Berlino di Hitler all’Atene di Pericle. Lo storico francese Johann Chapoutot in Il nazismo e l’Antichità ha messo in luce come gli ideologi del regime, con la complicità del tradimento dei chierici, intendessero dimostrare l’esistenza di un legame tra la Polis greca e la concezione nazista dello stato.</p>
<p>Il concetto di comunità di popolo (Volksgemeinschaft), caro alla pubblicistica nazista, richiama la classica dicotomia delineata dal sociologo Ferdinand Tönnies nel 1887 tra Gemeischaft (comunità) e Gesellschaft (società). Se la società si caratterizza per i rapporti formali, definiti dalla dimensione astratta e formale delle leggi, la comunità si fonda sulle relazioni personali e su una visione organica della politica, in cui l’elemento carismatico assume un grande rilievo. Da qui, entro una interpretazione razzista e aggressiva della dimensione comunitaria, emerge il nesso tra  Volksgemeinschaft e Führerprinzip. Il mondo accademico venne incontro a questo sentire e adeguandosi alle esigenze della propaganda totalitaria, cercò nella Polis greca le radici di quella comunità di popolo che il nazismo voleva incarnare.</p>
<p>Nella lezione inaugurale del suo rettorato presso l’Università di Lipsia, lo storico della Grecia antica Helmut Berve, che come ogni rettore dal 1933 si fregiava del titolo di Rektor und Führer der Universität, individuò in Pericle, descritto come il “vertice unico dell’umanità indogermanica”, il creatore di una comunità in cui ciascuno era parte di un tutto.  La politica sociale periclea, caratterizzata dalla realizzazione di grandi opere pubbliche, venne così posta in relazione con il programma nazista Arbeit und Brot (Lavoro e Pane) che, grazie ai provvedimenti dirigistici, assicurava a tutti i cittadini un’esistenza dignitosa e una piena integrazione.</p>
<p>L’imperialismo, per Pericle come per Hitler, sarebbe dunque stato necessario per finanziare interventi pubblici senza gravare sui cittadini con un eccessivo prelievo fiscale. Lo storico Fritz Schachermeyr ha scritto che, in questo quadro, il rapporto tra Pericle e Fidia, che si proposero di riprogettare Atene, poteva essere accostato alla collaborazione tra Hitler e Albert Speer.  Germania, la nuova Berlino immaginata da Hitler e dal suo architetto, si candidava infatti ad essere la nuova Atene.</p>
<p>Berve non si limitò a trovare analogie tra la Germania nazista e l’Atene di Pericle, ma rivalutò anche il modello politico peloponnesiaco, sottolineando lo spirito comunitario che animava l’educazione spartana. Il mito spartano fu poi ripreso durante la battaglia di Stalingrado, in cui i tedeschi, come Leonida alle Termopili, si sarebbero sacrificati per arrestare l’avanzata dei popoli asiatici. Una squadriglia di piloti, che in quella battaglia aveva il compito di compiere missioni suicide, fu chiamata “Squadrone Leonida”. La visione aristocratica ed eugenetica di Sparta portò con sé la fascinazione per la Repubblica di Platone.</p>
<p>Già prima del 1933 i temi politici del pensiero platonico tendevano a prevalere su quelli gnoseologici presenti nelle letture neokantiane, come dimostra il Platon di Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff del 1918-20. Nella crisi dello Stato liberale in Germania, dopo la Grande guerra, l’esigenza di individuare solidi punti di riferimento nella Classicità era ampiamente diffusa nel mondo della cultura. Il movimento del Terzo Umanesimo, di ispirazione conservatrice, non si riconosceva nelle istituzioni democratico-parlamentari della Repubblica di Weimar. Nel 1924 venne fondata la Gesellschaft für Antike Kultur, di cui sarà presidente Johannes Popitz, che partecipò alla congiura contro Hitler, coltivando la speranza, nello spirito conservatore del movimento, di un ritorno alla Germania guglielmina.</p>
<p>Werner Jaeger, che diresse Die Antike, la rivista del Terzo Umanesimo, scriveva in Paideia che la cultura era espressione dell’aristocrazia di una nazione, in quanto imprimeva al singolo “la forma della comunità”. Rispetto alle origini greche del pensiero occidentale, i popoli dell’Oriente erano considerati da Jaeger “spiccatamente estranei per razza e spirito”. Si avverte l’eco delle Lezioni sulla storia della filosofia, in cui Hegel scriveva che “in Grecia, l’uomo colto d’Europa, e specialmente il Tedesco, si sente a casa propria”. Se Wilamowitz e Jaeger si collocavano all’interno di un orientamento critico nei confronti della democrazia e del socialismo, ma lontano da ogni tentazione totalitaria, non fu così in molti altri casi.</p>
<p>Nei libri di testo per le scuole Platone venne ad esempio descritto come il filosofo che difendeva Atene e la Grecia dalla decadenza razziale e intellettuale. Al grande interesse per Platone corrispondeva una scarsa considerazione per Aristotele, che Alfred Rosenberg giudicava arido e schematico. Negli ambienti universitari si tendeva poi a prendere le distanze da Kant, il cui cosmopolitismo illuminista era in netto contrasto con il mito Blut und Boden (sangue e suolo).</p>
<p>Nell’ambito del pensiero antico, lo stoicismo appariva responsabile della decadenza della cultura greca, per aver corrotto, con i suoi influssi semitici, i valori nordico-ellenici incarnati da Platone. In questo clima, segnato da interpretazioni distorte e totalitarie, il filosofo ufficiale del Terzo Reich, come ha scritto Chapoutot, diveniva Platone, non Nietzsche, a cui Hitler non perdonava di essersi allontanato da Wagner.</p>
<p>All’Università era affidato il compito di formare i giovani che avrebbero contribuito alla costruzione della nuova Germania. Quando, nell’aprile del 1933, Martin Heidegger divenne Rettore a Friburgo, nel suo discorso di insediamento assunse un posto di rilievo la funzione di guida spirituale (Führung)dell’Università. Già nelle sue lezioni sulle Interpretazioni fenomenologiche di Aristotele, Heidegger aveva sostenuto che la filosofia non poteva esaurirsi in un sapere astratto e accademico, ma doveva collocarsi nella storicità di un “contesto vitale”.</p>
<p>Il 3 novembre 1933 fu indetto in Germania un referendum sull’uscita dalla Società delle Nazioni e Heidegger rivolse un appello agli studenti con queste parole, che ci fanno comprendere cosa fosse per lui, in quel momento, la storicità del “contesto vitale”: “Non teoremi e idee siano le regole del vostro essere. Il Führer stesso, e solo lui è la realtà tedesca dell’oggi e del domani, e la sua legge”.</p>
<p>I luoghi del pensiero, scrive Rüdiger Safranski in Heidegger e il suo tempo, furono per Heidegger la Grecia e la baita-pensatoio di Todtnauberg, nella Foresta Nera. Quando, dopo le dimissioni da rettore, tornò a Todtnauberg, il suo collega filologo classico di Friburgo, Wolfgang Schadewaldt, incontrandolo per strada, gli chiese: “Di ritorno da Siracusa?”. Schadewaldt, che aveva condiviso con lui la riorganizzazione dell’Università di Friburgo durante il suo rettorato, accostava così l’esperienza politica di Heidegger al tentativo platonico di realizzare la città ideale proprio a Siracusa, luogo simbolo della grecità d’Occidente. Il progetto arcontico della filosofia, fallito a Siracusa, aveva ambiguamente ripreso vita a Friburgo.</p>
<p>Queste considerazioni ci fanno comprendere le ragioni dell’attacco a Platone da parte di Karl Popper. Popper ricorda che prese la decisione di scrivere La società aperta e i suoi nemici nel 1938, dopo l’invasione dell’Austria. Il libro fu concluso nel 1943, durante l’esilio in Nuova Zelanda. Gli anni tragicamente segnati dai totalitarismi condizionarono sicuramente alcune sue valutazioni, come dimostra già il titolo del primo dei due volumi dell’opera, Platone totalitario. Popper stesso, nella prefazione alla seconda edizione, nel 1959, precisava che l’opera era stata concepita durante gli anni in cui l’esito della guerra era incerto, e questo poteva spiegare perché alcune critiche potessero apparire particolarmente aspre, “Ma non era quello -commentava- il tempo di smorzare le parole, o almeno questo era il mio sentimento di allora”.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-grecia-antica-nella-elaborazione-ideologica-del-nazismo/">La Grecia antica nella elaborazione ideologica del nazismo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/la-grecia-antica-nella-elaborazione-ideologica-del-nazismo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunisti, Fascisti e Nazisti fuori dall’Europa. Decisione e necessità politica.</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/comunisti-fascisti-e-nazisti-fuori-dalleuropa-decisione-e-necessita-politica/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/comunisti-fascisti-e-nazisti-fuori-dalleuropa-decisione-e-necessita-politica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2022 15:18:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[angelo lucarella]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3307</guid>

					<description><![CDATA[<p>Avete mai sentito parlare della decisione del Parlamento Europeo del 19 settembre del 2019[1]? Si tratta di una decisione politica di portata storica: condanna unanime a livello comunitario di quel che sono stati il comunismo, il fascismo e il nazismo. Il tratto è chiaro: non solo rafforzare l’importanza della memoria per il futuro dell&#8217;Europa, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/comunisti-fascisti-e-nazisti-fuori-dalleuropa-decisione-e-necessita-politica/">Comunisti, Fascisti e Nazisti fuori dall’Europa. Decisione e necessità politica.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Avete mai sentito parlare della decisione del Parlamento Europeo del 19 settembre del 2019<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>?</p>
<p>Si tratta di una decisione politica di portata storica: condanna unanime a livello comunitario di quel che sono stati il comunismo, il fascismo e il nazismo.</p>
<p>Il tratto è chiaro: non solo rafforzare l’importanza della memoria per il futuro dell&#8217;Europa, ma soprattutto eradicare i fenomeni totalitaristici partendo da un riconoscimento quasi continentale.</p>
<p>La risoluzione, infatti, inizia con una presa d’atto solenne <em>“visti i principi universali dei diritti umani e i principi fondamentali dell&#8217;Unione europea in quanto comunità basata su valori comuni” </em>nonché<em> “vista la Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo delle Nazioni Unite adottata il 10 dicembre 1948”.</em></p>
<p>Una premessa che non lascia ombre di dubbio su ciò che contraddistingue l’identità europea come spazio di libertà e democrazia anti-totalitaristico.</p>
<p>D’altronde il passaggio sul perché occorra una risoluzione comunitaria è esplicativo di come l’Unione Europa in sé voglia spronare (perché la risoluzione è atto politico a vincolatività debole<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>) gli Stati membri a darsi da fare per rendere gli ordinamenti interni effettivamente denocciolati da qualsivoglia nomenclatura o reviviscenza di matrice comunista e nazi-fascista.</p>
<p>Mentre in Italia esiste una legge contro la ricostituzione dei partiti nazisti/fascisti (c.d. Legge Scelba<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> n. 645/1952 e successive modifiche), non c’è ancora una normazione apposita per quelli di radice comunista.</p>
<p>È questa una lacuna politico-giuridica che il nostro sistema ordinamentale si porta dietro dai tempi della Costituente e della Carta costituzionale<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> stessa che pur non enunciando, espressamente, l’anticomunismo ne ha perimetrato la sua fuoriuscita programmatica e programmata nei principi fondamentali. Ciò al contrario della disposizione transitoria in ordine al fascismo: <em>“XII. È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”.</em></p>
<p>Il perché risiede in una triplice valutazione:</p>
<ul>
<li>primo perché i comunisti italiani erano legatissimi (se non quasi sottoposti) al comunismo sovietico stalinista uscito vincitore dalla Seconda guerra mondiale;</li>
<li>secondo perché i comunisti, dietro la vittoria bellica, si vollero intestare unanimemente la liberazione del Paese dai fascisti e dai nazisti;</li>
<li>terzo per una ragione di risultato in quanto tale ovvero che rimasero dalla parte dei vincitori.</li>
</ul>
<p>La verità è, però, che l’Italia è stata liberata dagli Alleati e dalla coraggiosa attività dei partigiani nonché dei resistenti tutti i quali non erano connotabili come omogeneamente comunisti o di sinistra. Erano semplicemente patrioti, persone che tenevano alla rinascita del Paese sotto un nuovo cappello di Stato: libero e democratico.</p>
<p>Che poi a questa “liberazione del Paese” possono aver partecipato anche comunisti filo-sovietici ben venga, ma si dia atto e per assodato che le ragioni di quest’ultimi erano ben altre ideologicamente: sostituire un regime con un altro. Dal fascismo al comunismo.</p>
<p>Ed è stato grazie, appunto, al fronte di liberazione ed agli Alleati che l’Italia ha conseguito il risultato di una Costituzione e di una Repubblica democratica (non socialista o comunista &#8211; vedasi la Cina).</p>
<p>Allora, cerchiamo con serietà di affermare che oltre al fascismo ed al nazismo dobbiamo impegnarci come Paese a scremare definitivamente richiami totalitaristici e partecipazioni alla vita del Paese di dette cellule aggregative di filo-sovietismo 4.0.</p>
<p>Si faccia una legge o una modifica costituzionale che conclami il rifiuto dei totalitarismi ideologici e storici.</p>
<p>E basti leggere un altro passo della risoluzione europea del 2019 per comprendere il grande passo in avanti che sul piano sovranazionale si sta compiendo con non poco sforzo: <em>“dopo la sconfitta del regime nazista e la fine della Seconda guerra mondiale, alcuni paesi europei sono riusciti a procedere alla ricostruzione e a intraprendere un processo di riconciliazione, mentre per mezzo secolo altri paesi europei sono rimasti assoggettati a dittature, alcuni dei quali direttamente occupati dall&#8217;Unione sovietica o soggetti alla sua influenza, e hanno continuato a essere privati della libertà,</em></p>
<p><em>della sovranità, della dignità, dei diritti umani e dello sviluppo socioeconomico”.</em></p>
<p>Ma è la ferma condanna tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie all&#8217;interno dell&#8217;Unione (come il nazismo e lo stalinismo) l’elemento essenziale della decisione politica assunta a livello comunitario.</p>
<p>Ciò stando a significare che quando qualcuno nelle piazze, online, ecc. chiede ai cittadini di sostenere una lotta comunista o di firmare per consentire di presentare una lista elettorale “falce e martello”, ecc. ci si soffermi e si pensi bene; sareste complici di un’attività che, seppure non illecita ad oggi (salvo altra interpretazione giuridica), è pur sempre un fare contro Costituzione.</p>
<p>Sapete il motivo?</p>
<p>Perché <em>“L’Italia è una Repubblica democratica” </em>(art.1 Cost.).</p>
<p>Concetto, quest’ultimo, che non significa semplicemente “tutti possono partecipare”, ma che tutti possono e devono farlo (se si pensa anche all’art. 4, co. 2, Cost.) se si riconoscono, per rovescio della medaglia, nell’antifascismo, nell’antinazismo e nell’anticomunismo.</p>
<p>Tre ideologie condannate dalla storia ed al livello europeo. Cioè da tutti coloro a cui piacciono libertà, eguaglianza e democrazia.</p>
<p>Non basta, quindi, uno statuto (ci si riferisce ai movimenti ed ai partiti politici) in cui si dichiari di volere la democrazia se la propria base ideologica, l’attivismo che ne deriva e la propaganda che se ne fa, indirizzano al fine di volerla controllare, occupare, egemonizzare per sottrarla al giusto, logico e necessario principio di alternanza politica in una dimensione pluralistica.</p>
<p>Come avrebbe detto il saggio Berlinguer, non si può volere che un solo partito abbia il 51% dei voti del Paese: finirebbe la democrazia.</p>
<p><em>Per aspersa ad astra. </em></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2019-0021_IT.html">https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2019-0021_IT.html</a></p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> <a href="https://www.questionegiustizia.it/articolo/la-risoluzione-del-parlamento-europeo-del-19-sette_23-09-2019.php">https://www.questionegiustizia.it/articolo/la-risoluzione-del-parlamento-europeo-del-19-sette_23-09-2019.php</a></p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1952-06-23&amp;atto.codiceRedazionale=052U0645&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=26879b29-7b8e-48c1-9470-80b7952dc7a3&amp;tabID=0.8572127959541542&amp;title=lbl.dettaglioAtto">https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1952-06-23&amp;atto.codiceRedazionale=052U0645&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=26879b29-7b8e-48c1-9470-80b7952dc7a3&amp;tabID=0.8572127959541542&amp;title=lbl.dettaglioAtto</a></p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> <a href="https://www.quirinale.it/allegati_statici/costituzione/costituzione.pdf">https://www.quirinale.it/allegati_statici/costituzione/costituzione.pdf</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/comunisti-fascisti-e-nazisti-fuori-dalleuropa-decisione-e-necessita-politica/">Comunisti, Fascisti e Nazisti fuori dall’Europa. Decisione e necessità politica.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/comunisti-fascisti-e-nazisti-fuori-dalleuropa-decisione-e-necessita-politica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
