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	<title>oriente Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>oriente Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Turchia, la deriva autoritaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2018 13:34:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Turchia, nel silenzio generale, è diventata una minaccia allo stato di diritto internazionale.  Le ondate di arresti e licenziamenti &#8211; 90 mila al primo trimestre di quest’anno, voluti dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, e susseguitisi dal fallito colpo di stato del 15 luglio del 2016, per purgare le istituzioni da chiunque associato con Fethullah [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Turchia, nel silenzio generale</strong>, è diventata una minaccia allo stato di diritto internazionale.  Le ondate di arresti e licenziamenti &#8211; 90 mila al primo trimestre di quest’anno, voluti dal presidente <strong>Recep Tayyip Erdoğan,</strong> e susseguitisi dal fallito colpo di stato del 15 luglio del 2016, per purgare le istituzioni da chiunque associato con Fethullah Gülen, clerico in esilio in Pennsylvania, si sono estesi oltre i confini domestici.  Presunti oppositori sono stati deportati da diciotto paesi, con la collaborazione locale o interventi di <em>intelligence</em>, compresi richiedenti asilo per persecuzione politica, e almeno in venti sono state fatte pressioni affinché le scuole guleniste venissero chiuse.</p>
<p><strong>La Turchia non è l’unica</strong> a braccare i propri nemici all’estero, ma l’intera operazione è fuori dal comune per scala e rapidità, al punto che l’Interpol sta esaminando casi per abuso politico, fra cui quello dello scrittore turco-tedesco <strong>Doğan Akhanli</strong>, fermato e bloccato in Spagna per due mesi in attesa dell’estradizione.  Anche gli accademici espatriati per sfuggire alla repressione, fra i quattrocento firmatari di una petizione per la pace fra lo stato e il <strong>PKK</strong>, temono la <em>longa manus </em>di <strong>Erdoğan</strong>.</p>
<p><strong>Il movimento, contro il quale Erdoğan si è scagliato</strong> con tale veemenza, è cresciuto negli anni settanta ed è basato sulla modernizzazione dell’<strong>Islam</strong> e la liberalizzazione economica.  Sopravvissuto a cambi di vertice di varia natura, si è sempre allineato con l’<em>establishment</em>, fungendo da barriera allo spettro interno di una rivoluzione di stampo socialista e, soprattutto, proiettando all’esterno l’idea di un <em>soft</em> <em>power</em>.</p>
<p><strong>Nei Balcani e in Asia centrale</strong>, aree dove la Turchia ha storicamente maturato importanti vantaggi, proprio grazie alle scuole guleniste, sono stati creati legami culturali ed educativi, con lo scopo di estendere l’influenza geopolitica e soddisfare le esigenze di un mercato in crescita, arrivando a costituire una rete globale, intessuta nelle <em>élite</em> di decine di paesi, che per lungo tempo ha agito come la testa di ponte della politica estera turca.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1148 size-full" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2018/04/turchia-etnie.jpg" alt="" width="1000" height="637" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/04/turchia-etnie.jpg 1000w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/04/turchia-etnie-300x191.jpg 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/04/turchia-etnie-768x489.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Dai primi anni del duemila, i<strong>l Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) d</strong>i<strong> Erdoğan</strong>, in fase di costruzione, stringe un patto strumentale con il movimento gulenista, il quale mette a disposizione i quadri per la pubblica amministrazione e l’esercito e, attraverso i propri mezzi di comunicazione e organizzazioni della società civile, crea un’immagine di alto profilo per la Turchia.  All’inizio della seconda decade, però, l’accordo si spezza su opinioni divergenti riguardo al<strong> Partito dei Lavoratori Curdi (PKK)</strong>, Israele e la corruzione, e cinquantadue esponenti di spicco del gulenismo vengono arrestati, dopo aver fatto scoppiare uno scandalo sulle attività criminali dei figli di quattro ministri, poi dimissionari. Nella narrativa di <strong>Erdoğan</strong>, il movimento si sarebbe alleato con il PKK, considerato una compagine terrorista, il Partito dell’Unione Democratica, suo affiliato curdo-siriano, e altri gruppi extra-parlamentari, con i quali avrebbe dato inizio alle proteste sedate con violenza del Gezi Park di Istanbul, e proseguito con un primo tentativo di rovesciare il governo nel 2013, culminato nel 2016, secondo la ricostruzione di regime, con l’appoggio degli Stati Uniti di <strong>Barack Obama</strong>.</p>
<p><strong>L’assassinio di tre attivisti del PKK a Parigi</strong> è un esempio drammatico della capacità dei servizi segreti.  Basti ricordare che Erdoğan è arrivato a impiegare le proprie guardie di sicurezza contro i manifestanti fuori dalla residenza dell’ambasciatore a Washington e ha diffidato la Francia che si era pronunciata a favore della causa curda.  <strong>La Germania ha avviato discussioni</strong> riguardo alle minacce volte alla diaspora turca, e l’Olanda ha espresso preoccupazione in merito al monitoraggio dei turchi residenti da parte dell’autorità religiosa di Ankara, nonostante l’Unione Europea, notoriamente priva di una strategia estera, rimanga in sostanza a guardare, nascosta dietro la foglia di fico di risoluzioni del parlamento, ambigue e inconclusive (luglio 2017 e novembre 2016), pur efficaci per i titoli di giornale.</p>
<p><strong>Il referendum che ha modificato la costituzione</strong>, ampliando e accentrando i poteri del mandatario – il presidente punta a restare al comando fino al 2029, è passato con il 51.4 per cento dei voti, in una nazione divisa, in perenne stato di emergenza, dove il “fronte dei traditori” &#8211; nelle parole di <strong>Erdoğan</strong> all’ultimo congresso dell’AKP, è destinato ad aumentare.  Sebbene nessuna delle parti abbia interesse a chiuderlo per prima, nelle presenti circostanze, e dopo tredici anni di tormentati abboccamenti, è difficile immaginare come l’integrazione della Turchia possa riavviarsi.</p>
<p>Inoltre, dal punto di vista turco, l’Europa è più conveniente da rivale che da alleato, e ironicamente proprio la risoluzione del parlamento europeo finisce per fare il gioco di <strong>Erdoğan</strong>, il cui sostegno popolare si regge in larga parte su sentimenti di antagonismo verso l’occidente contro i quali può fare sfoggio di forza.  L’inettitudine dell’Europa nel trovare un meccanismo controllato dall’unione per gestire il flusso di migranti e rifugiati, e lo stratagemma adottato per bloccare gli ingressi, ha finito per foraggiare uno stato corrotto, autoritario, illiberale e anti-democratico, dove viene censurata la stampa e si parla della reintroduzione della pena capitale.  Non solo ha generato un <em>impasse</em> politico di difficile soluzione, ma ha consegnato a un dittatore un potere di negoziazione che non ha precedenti in nessun altro processo di adesione.</p>
<p><strong>L’occupazione di Afrin</strong>, città curda in Siria, è un aspetto ulteriore di questa battaglia senza quartiere che non rispetta né frontiere e sovranità, né il cessate al fuoco dell’Onu.  Di nuovo, la Turchia, che ha beneficiato di traffici illeciti con i territori controllati dall’Isis, pone a rischio la guerra contro le tasche ancora attive del califfato nero nella valle dell’Eufrate sul confine con l’Iraq.  La fanteria curda, della coalizione a guida statunitense, senza la quale non si sarebbe potuta liberare Raqqa, si è spostata dal nord-est per andare a difendere i civili sotto attacco, fra cui le proprie stesse famiglie, costringendo gli americani a occupare posizioni difensive, e quasi azzerando il presidio per arginare il deflusso da questo teatro dei <em>foreign fighters</em> in direzione dell’Europa, dalla Siria centrale, la Giordania o la stessa Turchia.</p>
<p><strong>Lo sberleffo a un’Europa debole e in crisi di identità</strong>, non è nemmeno comparabile allo schiaffo inferto alla Nato.  La guerra all’Isis è in stallo a causa di un suo membro, senza che gli Stati Uniti riescano a fargli cambiare rotta.  Erdoğan è intenzionato a proseguire negli altri enclave curdi del nord della Siria – Manbij e Kobani, tuttavia, a differenza di Afrin, sono protette da truppe di terra e aria della coalizione, in una dichiarata campagna di pulizia etnica che vorrebbe spazzare via lo stato curdo, costituitosi <em>de facto</em> nel nord e nell’est della Siria a seguito dell’avanzata contro l’Isis.</p>
<p><strong>Intanto ad Ankara prevale</strong> la retorica nazionalista che mette in secondo piano le inchieste per peculato, lavaggio di denaro sporco, e circonvenzione delle sanzioni contro l’Iran per la compra-vendita illegale di petrolio, in cui in momenti differenti sono stati implicati un faccendiere vicino a Erdoğan, arrestato a New York, e suo figlio Bilal.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/turchia-la-deriva-autoritaria/">Turchia, la deriva autoritaria</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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