<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>palestina Archivi - Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/tag/palestina/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/palestina/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 11 Aug 2025 22:10:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>palestina Archivi - Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/palestina/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Palestina tra &#8220;dem(o)icidio&#8221; o &#8220;genocidio&#8221; e la proposta della Lega Araba</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/palestina-tra-demoicidio-o-genocidio-e-la-proposta-della-lega-araba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 22:10:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[angelo lucarella]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3706</guid>

					<description><![CDATA[<p>La proposta della Lega Araba ha una ragione di senso. I palestinesi hanno diritto ad avere uno Stato che possano sentire casa. È quanto riconosciuto a livello internazionale già da anni. Tuttavia, avere &#8220;diritto ad uno Stato&#8221; e nascere come &#8220;stato di Diritto&#8221; sono due cose nette e separate per quanto possano congiungersi successivamente. Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/palestina-tra-demoicidio-o-genocidio-e-la-proposta-della-lega-araba/">Palestina tra &#8220;dem(o)icidio&#8221; o &#8220;genocidio&#8221; e la proposta della Lega Araba</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La proposta della Lega Araba ha una ragione di senso.</p>
<p>I palestinesi hanno diritto ad avere uno Stato che possano sentire casa.</p>
<p>È quanto riconosciuto a livello internazionale già da anni.</p>
<p>Tuttavia, avere &#8220;diritto ad uno Stato&#8221; e nascere come &#8220;stato di Diritto&#8221; sono due cose nette e separate per quanto possano congiungersi successivamente.</p>
<p>Il secondo è un processo che implica il riconoscimento non dello Stato in quanto tale, ma di un nucleo di potere transitorio che pacifichi i territori (vittime di Hamas e della sproporzionata risposta israeliana) aprendo alla vita democratica.</p>
<p>C&#8217;è quindi un problema di fondo da risolvere: chi fa lo Stato?</p>
<p>Parallelamente al fondamentalismo pronunciato e messo in pratica da Hamas (nello statuto vuole la cancellazione di Israele) c&#8217;è anche quello ebraico.</p>
<p>Un fondamentalismo che, ad esempio, nulla c&#8217;entra con il sionismo: il primo è religioso e si argomenta nelle dispute di tale natura; il secondo è l&#8217;idea di avere una terra nel mondo per gli ebrei (stessa cosa che è riconosciuta ai palestinesi).</p>
<p>La rappresentazione del come fondamentalismo e sionismo non siano la stessa cosa possiamo cavarla dai coloni: il sionismo, storicamente, compra le terre (vedasi il progetto di Sion prima della nascita di Israele).</p>
<p>Pertanto i coloni sono illegittimi (illeciti per il diritto eventualmente applicabile &#8211; in Italia il reato è invasione di terreni ed edifici) come affermato dall&#8217;Unione Europea e da altre organizzazioni internazionali.</p>
<p>Pertanto ebrei e palestinesi hanno un destino comune: vivere in pace nella terra che da secoli entrambi condividono di fatto.</p>
<p>Il 7 ottobre provocato da Hamas è la goccia che ha fatto traboccare il vaso allo stesso modo di come la politica israeliana ha condotto un &#8220;demoicidio&#8221; o &#8220;demicidio&#8221; (uccisione di popolo che differisce da genocidio poiché mancherebbe l&#8217;elemento razziale).</p>
<p>Finalmente, quindi, l&#8217;intervento del mondo arabo: d&#8217;altronde il problema Hamas è fiorito all&#8217;interno delle logiche di prevalenza tra sciiti e sunniti (di cui Hamas era ed è l&#8217;unica sunnita ad essere supportata da sciiti come l&#8217;Iran).</p>
<p>La situazione si sta evolvendo.</p>
<p>Un po&#8217; troppo tardi, ma meglio tardi che mai.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/palestina-tra-demoicidio-o-genocidio-e-la-proposta-della-lega-araba/">Palestina tra &#8220;dem(o)icidio&#8221; o &#8220;genocidio&#8221; e la proposta della Lega Araba</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Israele\Palestina. Il cammino difficile verso i due Stati</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/israelepalestina-il-cammino-difficile-verso-i-due-stati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2023 14:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[benyamin netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[elio cappuccio]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3561</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un editoriale pubblicato sul Washington Post il 1°ottobre, “L’orrore di Hamas è anche una lezione sul prezzo del populismo”, Yuval Noah Harari scrive che gli israeliani non sono riusciti inizialmente a comprendere la tragedia che li aveva travolti. Hanno in un primo tempo accostato l’evento alla guerra del Kippur del 1973, quando dovettero far fronte all’attacco [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/israelepalestina-il-cammino-difficile-verso-i-due-stati/">Israele\Palestina. Il cammino difficile verso i due Stati</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un editoriale pubblicato sul <em>Washington Post</em> il 1°ottobre, “<em>L’orrore di Hamas è anche una lezione sul prezzo del populismo</em>”, Yuval Noah Harari scrive che gli israeliani non sono riusciti inizialmente a comprendere la tragedia che li aveva travolti. Hanno in un primo tempo accostato l’evento alla guerra del Kippur del 1973, quando dovettero far fronte all’attacco improvviso dell’ Egitto e della Siria, ma  quanto è accaduto ha consentito presto di capire che ci trovava dinnanzi a una tragedia assimilabile ai momenti più bui della loro storia. Harari si chiede come sia potuto avvenire tutto questo all’interno di Israele, uno Stato fondato perché i pogrom non dovessero più ripetersi.</p>
<p>Il governo presieduto da Benjamin Netanyahu, un leader da sempre sensibile al richiamo populista, è il frutto di un’alleanza tra diversi gruppi fondamentalisti che hanno sottovalutato, prosegue il filosofo israeliano, le esigenze dei palestinesi, favorito i nuovi insediamenti dei coloni e limitato i diritti civili. Netanyahu ha inoltre trascurato il tema chiave della sicurezza e  quando il ministro della difesa, Yoav Gallant, ha messo in luce queste criticità, lo ha sostituito per poi doverlo richiamare in seguito alle proteste della società civile, severamente critica verso il governo.  Gli israeliani avrebbero così  pagato, a suo avviso, il prezzo di un’arroganza che li ha portati a credere di neutralizzare qualunque minaccia potesse  provenire da Gaza. E’ inoltre risultato fatale l’errore di appoggiare in diverse occasioni Hamas per indebolire Fatah, che potrebbe rappresentare adesso il gruppo politico in grado di svolgere un ruolo di mediazione.</p>
<p>Prendere atto delle responsabilità di Israele nei confronti dei palestinesi, che vivono nella condizione di un popolo sottomesso, non giustifica però in alcun modo l’atto terroristico di Hamas, che non può  configurarsi come una forma di resistenza verso una potenza occupante. Ecco perché Harari ha preso apertamente le distanze, insieme a 90 intellettuali, da quegli ambienti di  sinistra in cui è prevalsa la tendenza a identificare nella politica israeliana di questi anni la causa di quanto si è verificato il 7 ottobre. Non deve esservi contraddizione infatti tra la critica dell’occupazione israeliana e la condanna dei metodi criminali di Hamas, che vuole la distruzione di Israele e non ha mai accettato di collaborare a un processo di pace.</p>
<p>Nella società israeliana è viva l’esigenza di porre fine a questo clima di perenne ostilità. Nel maggio del 2011 l&#8217;ex Presidente della Knesset Avraham Burg e il filosofo Avishai Margalit chiesero il riconoscimento di uno Stato palestinese da parte dell&#8217;ONU con un appello sottoscritto da uomini di cultura e politici israeliani, nella convinzione che ciò  &#8220;non danneggia gli interessi israeliani e non contrasta con il processo di pace&#8221;. Nel 2016 cinquecento intellettuali israeliani, da David Grossman ad Amos Oz e allo stesso Margalit, firmarono una dichiarazione in cui chiedevano di porre fine all’occupazione dei territori palestinesi e di giungere alla formazione di due Stati. L’appello era rivolto non solo agli israeliani ma a tutto il mondo della diaspora.</p>
<p><em>“Il protrarsi dell’occupazione -si legge nella dichiarazione-  opprime i palestinesi e alimenta un ciclo ininterrotto di spargimento di sangue. Corrompe le fondamenta morali e democratiche dello Stato di Israele e danneggia la sua posizione nella comunità delle nazioni. Facciamo appello agli ebrei nel mondo intero perché si uniscano a noi israeliani in un’azione coordinata per porre fine all’occupazione e costruire un futuro nuovo per la salvezza dello Stato di Israele e delle generazioni future”.</em></p>
<p>Per Harari, in questo momento, il dolore, tanto negli israeliani, quanto nei palestinesi, è talmente profondo da impedire di far propria la sofferenza altrui. Israele ha il dovere di difendersi e di combattere Hamas, che non può identificarsi col popolo palestinese, ma nel conflitto in atto ha anche il dovere di garantire i diritti fondamentali alla popolazione civile di Gaza.</p>
<p>Nelle società occidentali il passato coloniale e il postcolonialismo sono da tempo oggetto di una severa riflessione critica, in cui si avverte anche un forte senso di colpa. Federico Rampini ha sottolineato  il 2 novembre su <em>Repubblica</em> come nei campus americani è diffusa la convinzione che Israele incarni una nuova forma di colonialismo ai danni dei palestinesi, con la complice solidarietà dei paesi occidentali. In questo quadro l’azione di Hamas viene considerata in molti casi alla stregua di una legittima “lotta di resistenza”. Nel prendere in esame i corsi di storia di diverse  università americane ed europee,  si può rilevare che alla denuncia del colonialismo occidentale non corrisponde una adeguata considerazione del colonialismo degli imperi arabo e ottomano, che in vaste aree del Medio Oriente hanno imposto la lingua e la religione. Né i monarchi sauditi né Erdogan -scrive Rampini- hanno mai accennato a scusarsi<strong> </strong>con i popoli sottomessi dai loro imperi, o per il ruolo avuto nella storia dello schiavismo. Non risulta  poi che dei leader africani abbiano mai preteso queste scuse, mentre le esigono dai leader occidentali.</p>
<p>Tutto ciò ha una ricaduta politica, come dimostra il fatto che negli Stati Uniti 15 parlamentari della sinistra del partito democratico non hanno votato al Congresso la condanna nei confronti di Hamas. In una lettera aperta cento docenti della Columbia University di New York hanno inoltre definito l’attentato di Hamas «la risposta militare di un popolo che ha sofferto l’oppressione e la violenza di Stato da parte di una potenza d’occupazione».</p>
<p>Il 1° novembre, in un’intervista al TG1, il Papa ha  ripreso il tema dei “due popoli, due Stati”.  Un progetto, questo, che dal 1947 ad oggi viene evocato senza però che si possano nutrire concrete speranze di vederlo realizzato. In quell’anno, infatti, l&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;Onu votò la Risoluzione 181, che prevedeva la suddivisione della Palestina tra uno Stato arabo e uno ebraico, ma il progetto non fu accettato dai Paesi arabi, che nel maggio del 1948 non riconobbero il nuovo  Stato di Israele ed entrarono in guerra per annientarlo. Le conseguenze di tale posizione radicalmente ostile a Israele pesarono sulla popolazione palestinese, che, non potendosi costituire come Stato, visse in una condizione di identità indefinita.</p>
<p>A vent’anni dalla guerra del Kippur del 1973 s<strong>i giunse  agli Accordi di Oslo</strong> tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, e l’Autorità Nazionale Palestinese poté esercitare una forma limitata di autogoverno in Cisgiordania e a Gaza. Il Vertice di  Camp David nel 2000, in cui Israele propose di cedere ai palestinesi circa il 91% dei territori, la <em>Road Map for Peace</em><em> nel</em> 2002, sostenuta da Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Onu, non riuscirono ad operare una svolta significativa. Nel 2005 Ariel Sharon prese la decisione  del ritiro israeliano da Gaza. La delegittimazione dell’OLP era tuttavia in atto da tempo, e Hamas, forte di un cospicuo consenso elettorale, fece prevalere una strategia che mirava all’annientamento di Israele dimostrando, la sua radicale ostilità alla soluzione “due popoli due Stati”.</p>
<p>Quanto è accaduto dimostra che se Giordania, Egitto e Arabia Saudita non  terranno a freno Hamas e se Israele non promuoverà una leadership alternativa a Netanyahu e ai fondamentalisti che lo sostengono, non potrà esserci una soluzione al conflitto<em>.</em><em> Si tratta di un percorso accidentato, che solo classi politiche moderate potranno intraprendere, affrontando grandi difficoltà. La strage del 7 ottobre ha rappresentato la reazione di Hamas al processo di distensione che si stava avviando tra Israele e Arabia Saudita, un processo visto con grande sospetto. Si teme infatti che gli accordi tra i Paesi arabi e Israele facciano passare in secondo piano la causa dei palestinesi, che sentono di subire non solo l’occupazione israeliana, ma anche il disinteresse di Egitto e Giordania nei loro confronti.  </em><em> </em><em>La sconfitta di Hamas non sarà in ogni caso totale e risulta arduo ipotizzare che l’Autorità Nazionale Palestinese, senza aprirsi a figure del mondo laico e moderato non compromesse col malgoverno di Fatah, possa trovare consensi a Gaza. Ogni possibile opzione dovrà inoltre collocarsi  all’interno dell’attuale quadro geopolitico, segnato dal conflitto in Ucraina e dalla posizione di Paesi  come la Russia, la  Cina, la Turchia, l’Iran, che in un nuovo scenario da guerra fredda si contrappongono a Israele, agli Stati Uniti e all’Unione Europea. </em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/israelepalestina-il-cammino-difficile-verso-i-due-stati/">Israele\Palestina. Il cammino difficile verso i due Stati</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
