<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>pil Archivi - Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/tag/pil/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/pil/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 10 Oct 2022 09:22:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>pil Archivi - Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/pil/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>L’ombra del dollaro sula crescita economica</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lombra-del-dollaro-sula-crescita-economica/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/lombra-del-dollaro-sula-crescita-economica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2022 09:22:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[nadef]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3332</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 28 settembre scorso è stata approvata dal Consiglio dei ministri la Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) del 2022, nella sola parte relativa all’analisi delle tendenze in corso ed alle previsioni per l’economia e la finanza pubblica italiane a legislazione vigente. Com’era, dal mio punto di vista, fin troppo facilmente prevedibile il documento evidenzia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lombra-del-dollaro-sula-crescita-economica/">L’ombra del dollaro sula crescita economica</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 28 settembre scorso è stata approvata dal Consiglio dei ministri la Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) del 2022, nella sola parte relativa all’analisi delle tendenze in corso ed alle previsioni per l’economia e la finanza pubblica italiane a legislazione vigente. Com’era, dal mio punto di vista, fin troppo facilmente prevedibile il documento evidenzia una crescita tendenziale prevista dello 0,6% rispetto al 2,4% programmatico del DEF di aprile 2023.</p>
<p>Il quadro negativo, invero, si innesta in un quadro di recessione che investe l’Europa che prevede un Pil in riduzione e pari allo -0,4% (uno scenario ancor più negativo, lo fissa al -0,5%).</p>
<p>A condizionare il quadro negativo per l’Europa (e per il nostro Paese) contribuisce pesantemente la situazione internazionale che vede sui mercati dei cambi un rafforzamento del dollaro rispetto all’euro e, per tale strada, un peggioramento del quadro inflazionistico. Ma fermiamoci al dollaro. È noto come la moneta americana abbia assunto, a partire dal dopo guerra, il ruolo di bene rifugio e che quindi le tensioni internazionali (in primo luogo le guerre) contribuiscano al suo apprezzamento sui mercati internazionali.</p>
<p>Ma la situazione attuale vede alcuni “fondamentali” muoversi favorendone l’apprezzamento. In estrema sintesi, possiamo affermare che la domanda ed offerta di dollari di un Paese è governata dalla bilancia dei pagamenti, e ciò in quando una gran parte dei beni in acquisto (in particolare le materie prime) sono pagati in dollari. Ora è facile cosa verificare come la bilancia dei pagamenti dei paesi della U.E. peggiora drasticamente per l’aumento del prezzo dell’energia; ciò significa che l’U.E. si presenta sul mercato delle valute e chiede dollari per acquistare energia; d’altro canto, la bilancia dei pagamenti degli U.S.A. non peggiora e questo perché tale paese ha un saldo netto positivo della spesa per “energia”. Il risultato complessivo è, dunque, una spinta al rialzo della valuta americana.</p>
<p>L’ulteriore ragione che spinge a rialzo il dollaro è nella politica monetaria degli U.S.A.</p>
<p>Da ultimo, il 26 agosto scorso, in un discorso sugli sviluppi della politica monetaria americana, il governatore della Federal Reserve, &#8220;JPow&#8221; Powell, ha chiarito che la Fed continuerà ad aumentare i tassi di interesse in America fino a quando non ci saranno chiari segni che l&#8217;inflazione negli Stati Uniti stia rallentando. Ora, per nostra memoria, già a luglio, la FED aveva chiarito che l&#8217;obiettivo era quello di aumentare i tassi fino al 3.4% entro la fine del 2022, per proseguire poi nel 2023, fino ad arrivare al 3.8%. Ma oltre l’intenzione di portare avanti la stretta monetaria &#8211; nonostante che il pericolo di recessione sia in quel Paese alle porte &#8211; va osservato come la politica monetaria U.S.A. è “girata” in senso restrittivo <em>molto velocemente</em> (certamente molto prima di quanto abbia fatto la B.C.E.) e ciò anche per il fatto che la spirale inflazionistica si è certamente affacciata prima sull’altra sponda dell’Oceano.</p>
<p>In effetti, già nella riunione del 14-15 dicembre 2021, il Governatore della FED diede un forte segnale di aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, fissandone l’inizio da marzo 2022 e, ancora prima, (nella riunione del 3 novembre 2021) si era annunciato che a partire dal mese di dicembre si sarebbero ridotti gradualmente gli acquisti di titoli sul mercato secondario in America e che gli acquisti di titoli sul mercato da parte della FED sarebbero terminati entro la metà del 2022.</p>
<p>Quindi, definitivamente, detenere dollari è più conveniente che detenere euro e questo a causa dei punti sopra esaminati che, come visto, muovono tutti a favore di un rialzo della moneta americana.</p>
<p>I mercati finanziari, viceversa, non se la vedono bene. La borsa di N.Y., che negli ultimi tempi (dall’aprile del 2020 e fino al novembre del 2021) ha macinato buone <em>performance</em>, va certamente male per una serie di motivi. Il primo è legato, naturalmente, al rialzo dei tassi d’interesse che, come noto, riduce il valore delle azioni. È noto che prestiti più costosi scoraggiano le imprese e gli individui dalla spesa e riducono la domanda; in effetti, se un aumento dei tassi d’interesse ha come effetto positivo il fatto che il rapporto tra domanda e offerta si inclina verso un’offerta eccessiva determinando prezzi locali in diminuzione ed un’inflazione sotto controllo, la contrazione della domanda ha, purtroppo, un immediato effetto negativo sulle imprese che vedono aumentare le loro scorte. Conseguentemente i valori in borsa delle società crollano.</p>
<p>Ma c’è anche un’ulteriore ragione nel crollo dei mercati azionari. Un processo di riorganizzazione territoriale sta investendo molte imprese U.S.A., che stanno spostano i loro stabilimenti da paesi ora in guerra (Russia, Ucraina, ma anche estremo oriente) verso paesi (magari limitrofi) a minor rischio e, quindi, più sicuri, ma certamente a maggior costo, in particolare del lavoro. Ciò pesa, naturalmente, sulla capacità reddituale futura delle aziende e, quindi, sui corsi dei loro titoli sulle borse valori.</p>
<p>Bene, ora di fronte a tale quadro (certamente non positivo anche per il nostro Paese) una prima questione è di cosa farà la FED. È possibile prevedere a breve un’inversione della politica monetaria, atteso anche che con tutta la liquidità sul mercato che sta affluendo verso il dollaro si sta affacciando il rischio di una “bolla” del dollaro?</p>
<p>A stare alle dichiarazioni della FED, la previsione è che ancora per diversi trimestri la politica monetaria sarà restrittiva (e di conseguenza non potremmo che attenderci una politica in linea della BCE).</p>
<p>Ma la “bolla” sul dollaro e lo spettro della crisi economica, in congiunzione con le vicine elezioni di “mezzo termine”, mettono in dubbio la determinazione della FED nel proseguire con una politica monetaria così dura. D’altro canto, per le ragioni citate, c’è da attendersi, in un tempo non attualmente definibile con certezza, un calo sensibile del dollaro.</p>
<p>Molto però dipenderà, a mio modo di vedere, dalle tensioni geopolitiche (certamente Ucraina, ma anche Cina per l’affaire Taiwan) che hanno visto il dollaro essere l’attore dei conflitti internazionali. Per quello che ci riguarda, infine non può sottolinearsi come la politica economica per il nuovo governo italiano, dovrà prestare moltissima attenzione al quadro internazionale instabile e, proprio per questo capace, di coinvolgere (o meglio svolgere) il nostro Paese.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lombra-del-dollaro-sula-crescita-economica/">L’ombra del dollaro sula crescita economica</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/lombra-del-dollaro-sula-crescita-economica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La questione del lavoro. Una piaga ancora aperta.</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-questione-del-lavoro-una-piaga-ancora-aperta/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-questione-del-lavoro-una-piaga-ancora-aperta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Nov 2021 18:24:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3023</guid>

					<description><![CDATA[<p>La risalita del Pil italiano nel 2021 è, secondo varie fonti previsionali, intorno al 6 %. Addirittura, Confindustria lo stima ad un +6,1%, seguito da un ulteriore +4,1% nel 2022. Tuttavia, a fronte di queste pur rosee previsioni, la disoccupazione resterà alta fino al 2022. In effetti, con un&#8217;occupazione in solo lieve recupero, il tasso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-questione-del-lavoro-una-piaga-ancora-aperta/">La questione del lavoro. Una piaga ancora aperta.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La risalita del Pil italiano nel 2021 è, secondo varie fonti previsionali, intorno al 6 %. Addirittura, Confindustria lo stima ad un +6,1%, seguito da un ulteriore +4,1% nel 2022. Tuttavia, a fronte di queste pur rosee previsioni, la disoccupazione resterà alta fino al 2022. In effetti, con un&#8217;occupazione in solo lieve recupero, il tasso di disoccupazione crescerà progressivamente, tornando in media vicino al suo valore pre-crisi (9,9%). Peraltro, nel 2022, la risalita prevista per l&#8217;occupazione tenderebbe a ridurre il tasso di disoccupazione, ma l&#8217;aumento della forza lavoro è prevista in incremento (+1,3%, dopo il +1% nel 2021) e ciò, in definitiva, manterrà alto il tasso di disoccupazione, intorno al 9,6%.</p>
<p>Insomma un quadro desolante per coloro che sperano che, a fronte degli enormi investimenti pubblici programmati, la disoccupazione finalmente rientri a livelli più accettabili. Ma cosa è che non funziona nel sistema economico italiano che fa si che, pur di fronte ad un aumento del PIL, peraltro mai così alto da decenni, l’occupazione resti al palo?</p>
<p>In effetti sembra intuitivo ritenere che quanto più cresca il PIL, ovvero più si produca, tanto più si riduca la disoccupazione. Infatti per produrre serve manodopera e questa domanda aggiuntiva si dovrebbe tradurre in un aumento dell’occupazione. Addirittura si potrebbe pensare che, in percentuale, la variazione fra le due grandezze valga 1:-1; dunque, se ad esempio il PIL crescesse del 5%, la disoccupazione dovrebbe scendere dello stesso valore percentuale.</p>
<p>Tuttavia le cose non sono così semplici e, ciò spiega, tornando al nostro Paese, perché nonostante le previsioni di crescita del PIL indubbiamente positive, poi l’occupazione non migliori. In altre parole sebbene una correlazione tra le due variabili citate indubbiamente esista (ed è nei mercati manifatturieri sembra essere anche consistente) essa non certamente pari ai valori ipotizzati di 1:-1.</p>
<p>La questione è nota agli economisti ed è stata affrontata già nel passato dall’americano Melvin Arthur Okun, che ha lavorato sul rapporto fra le due grandezze (PIL e tasso di disoccupazione) ed ha enunciato una semplice regola empirica che, tra l’altro, porta il suo nome.  La legge empirica di Okun sostiene che per raggiungere un livello di disoccupazione fissato come obiettivo è necessario aumentare il PIL (e ciò in conformità all’indicazione Keynesiana) e dà istruzioni anche di quanto si deve aumentare il PIL per ottenere il risultato occupazionale desiderato.</p>
<p>Ma, ed ecco qui la sorpresa, la relazione tra Pil e disoccupazione non è quella di 1:-1, ma molto più bassa e, come se non bastasse, essa dipende dall’eventuale aumento della forza lavoro (ovvero, dal numero delle persone che cercano lavoro) e dall’incremento della produttività.</p>
<p>Andiamo a passi brevi e cominciamo a discutere degli aspetti legati alla forza-lavoro. Per mantenere costante il tasso di disoccupazione, obiettivo minimale per tutte le politiche di <em>welfare,</em> il tasso di occupazione deve crescere allo stesso tasso della forza-lavoro. In altri e più semplici termini, se supponiamo che in Italia la forza-lavoro cresca dell’1,7%, allora, in questo caso, l’occupazione deve anch’essa crescere di un analogo 1,7% all’anno. In questo modo si manterranno intatti i livelli occupazionali precedenti.</p>
<p>L’altro aspetto da considerare è legato alla produttività del lavoro, cioè il prodotto per occupato: supponiamo che essa aumenti dell’1,3% annuo. Il fatto che la produttività cresca è, in linea di principio, un buon segnale per un sistema economico perché significa che il grado di efficienza con cui si utilizzano le risorse tende ad aumentare. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: almeno nel breve periodo, un aumento della produttività può significare risparmio di forza-lavoro, mancate assunzioni, o addirittura licenziamenti.</p>
<p>Se si vuole evitare che l’aumento della produttività generi situazioni di tensione sul mercato del lavoro, occorre che anche il prodotto cresca allo stesso ritmo dell’aumento della produttività che si è registrato: dunque, nel caso in esame, dovremmo avere un aumento del prodotto pari all’1,3%.</p>
<p>Se mettiamo insieme i due effetti, quello relativo alla forza-lavoro e quello collegato alla produttività, possiamo affermare che questi due elementi avranno un impatto nullo sul tasso di disoccupazione se, e solo se, gli occupati aumenteranno nella stessa percentuale complessiva attribuibile ai due effetti. Nel caso in esame, l’impatto nullo sul tasso di occupazione sarà conseguenza dell’incremento del prodotto pari ai due distinti effetti sulla forza-lavoro e sulla produttività. Questa grandezza, che evidentemente assume valore diverso per ogni economia, viene definita tasso normale di crescita del sistema economico.</p>
<p>Ma ciò detto, le analisi svolte non bastano da sole a spiegare il gap. Vi sono almeno due altre ragioni che si sommano a quelle considerate e spiegano una crescita dell’occupazione inferiore alla crescita del PIL.</p>
<p>In effetti, in caso di deviazioni della produzione rispetto al suo tasso normale, le imprese aggiustano l’occupazione in misura meno che proporzionale. Per il sistema americano studiato dall’economista Okun il rapporto è 1:-0,4. Più precisamente, un aumento dell’1% del prodotto al di sopra del normale produce un aumento del tasso di occupazione di solo lo 0,6% (1%-0,4% nel caso in esame).</p>
<p>Ma perché succede questo? Una prima ragione è legata al fatto che alcune tipologie di lavoratori sono necessari a prescindere dal livello di produzione: il reparto contabilità di un’impresa, ad esempio, richiede più o meno lo stesso numero di addetti indipendentemente dal fatto che l’impresa stia vendendo più o meno rispetto al suo livello “normale”. Una seconda ragione è che l’addestramento di nuovi lavoratori è in genere costoso, per cui le imprese preferiscono, in periodi di elevata domanda di prodotto, chiedere ai loro dipendenti del lavoro straordinario, piuttosto che procedere a nuove assunzioni.</p>
<p>In sostanza, un aumento del prodotto dell’1% comporta un parallelo aumento del tasso di occupazione nella misura dello 0,6%, ma al tempo stesso comporta una riduzione del tasso di disoccupazione di solo lo 0,4%. La ragione risiede nell’aumento del tasso di partecipazione al lavoro: quando il sistema economico è in crescita la legge di Okun prevede un aumento dell’occupazione, ma non tutti i nuovi posti di lavoro vengono coperti dai disoccupati. In effetti, un certo numero di posti di lavoro vanno a chi fino a quel momento era classificato come al di fuori della forza-lavoro, in quanto non ufficialmente alla ricerca di un impiego. Quando le prospettive economiche migliorano, migliorano anche le speranze di trovare un’occupazione e alcuni lavoratori scoraggiati riprendono coraggio ed iniziano a cercare attivamente un impiego, diventando ufficialmente disoccupati.</p>
<p>E’ tutto qui il problema attuale? Soffermandoci agli aspetti quantitativi si, non troviamo altra ragione.</p>
<p>Ma se passiamo al merito dei provvedimenti adottati dall’attuale governo, le analisi dovrebbero tener conto anche di quanto gli ambiti d’intervento governativo, in particolare e prevalentemente, digitalizzazione ed economia green non siano particolarmente investimenti di tipo <em>labor intensive</em>, ed anzi sono capaci di provocare gravi criticità nell’occupazione. Peraltro, a spulciare i documenti, non si ravvedono che misure palliative che riguardano l’occupazione.</p>
<p>In definitiva, la priorità del Governo di emergenza nazionale è altra. Mario Draghi, primo ministro del terzo governo dall’inizio di questa legislatura, ha giurato al Quirinale con un programma, per sua stessa ammissione, di breve periodo e concentrato sulle urgenze da risolvere nel paese: riscrivere il <em>Recovery Plan</em>, definire le procedure di gestione dei fondi, riformulazione del piano vaccinale di massa, apertura delle scuole e  seguire la transizione ecologica <em>“non in contrasto con l’urgenza di creare e difendere il lavoro”</em>. Bene, rileggiamo con attenzione le Sue parole e, penso, che nessuno potrà dire <em>non lo sapevo</em>.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-questione-del-lavoro-una-piaga-ancora-aperta/">La questione del lavoro. Una piaga ancora aperta.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/la-questione-del-lavoro-una-piaga-ancora-aperta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
