<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>politica Archivi - Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/tag/politica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/politica/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Jun 2022 20:50:18 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>politica Archivi - Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/politica/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Pandemia, guerra, Pnrr e il ruolo dei satelliti (in politica e non)</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/pandemia-guerra-pnrr-e-il-ruolo-dei-satelliti-in-politica-e-non/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/pandemia-guerra-pnrr-e-il-ruolo-dei-satelliti-in-politica-e-non/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 20:50:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[angelo lucarella]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
		<category><![CDATA[pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3253</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il “Draghi Vademecum” ha imposto, implicitamente, una nuova lingua a Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama. È la lingua della prudenza competitiva o, per altro verso, della competenza prudenziale. Cioè prima di parlare, sapere di cosa e soprattutto come. Se c’è un dato evidente è che Draghi, chiamato dalla politica a fare politica, ha fatto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/pandemia-guerra-pnrr-e-il-ruolo-dei-satelliti-in-politica-e-non/">Pandemia, guerra, Pnrr e il ruolo dei satelliti (in politica e non)</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il “Draghi Vademecum” ha imposto, implicitamente, una nuova lingua a Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama.</p>
<p>È la lingua della prudenza competitiva o, per altro verso, della competenza prudenziale.</p>
<p>Cioè prima di parlare, sapere di cosa e soprattutto come.</p>
<p>Se c’è un dato evidente è che Draghi, chiamato dalla politica a fare politica, ha fatto a sua volta richiamo ai contenuti per l’azione, discutibile o meno che sia, rispetto all’azione per i contenuti.</p>
<p>Su questa traccia il Draghi Vademecum potrebbe diventare anche il post-legislatura ovvero l’apice figurativo di garanzia per il Paese rispetto alle logiche europee ed internazionali.</p>
<p>E questo potrebbe avvenire a prescindere dall’ipotesi di governi tecnici dopo l’estate prossima ed anche con l’avvento della nuova legislatura nel 2023.</p>
<p>Draghi potrebbe così conciliare la necessità per il Paese di avere un profilo di caratura politico-internazionale con l’ulteriore necessità di avere al Governo una eterogeneità di competenze e rappresentanza politica quanto più larga possibile.</p>
<p>C’è uno scoglio, in vista, che occorre considerare nel panorama delle cose da valutare: un masso roccioso costituito dalla commistione calcarea ed organicamente composto da pandemia, guerra e Pnrr.</p>
<p>Allora Mario Draghi è, in <em>re ipsa</em> direbbero i giuristi, il fronte di garanzia attuale, comune e collettivo per l’intero sistema politico italiano.</p>
<p>Garanzia per almeno due motivi:</p>
<ul>
<li>il forte ascendente sul piano internazionale;</li>
<li>la determinata e ricercata inscrutabilità.</li>
</ul>
<p>Questi fattori fanno del “Draghi Vademecum” l’opportunità politica per cui i partiti oggi in maggioranza sanno bene che, senza l’anello di congiunzione dell’ex BCE, l’Italia sarebbe fuori dalle celebrazioni internazionali che contano.</p>
<p>Basti osservare come nell’incontro statunitense avuto con Biden pochi giorni fa si sia percepita la differenza sul piatto: da una parte l’esperienza militare, dall’altra parte l’esperienza dei vasi comunicanti dell’economia.</p>
<p>È su quest’ultimo passaggio che si gioca la partita che unisce, velatamente, il post-pandemia, la guerra attuale (anche valutaria) e la ripresa del Paese con il Pnrr.</p>
<p>I partiti di maggioranza, rispettivamente al Draghi Vademecum, possono operare proprio come farebbe il satellite naturale o, in altra ipotesi, artificiale.</p>
<p>La cosa che conta è essere in orbita.</p>
<p>Finché, ovviamente, i partiti non riusciranno a individuare (soprattutto per via endogena) profili che possano definirsi al livello di statisti.</p>
<p>E la speranza, almeno in questo caso, non è solo da alimentare ma da coltivare.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/pandemia-guerra-pnrr-e-il-ruolo-dei-satelliti-in-politica-e-non/">Pandemia, guerra, Pnrr e il ruolo dei satelliti (in politica e non)</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/pandemia-guerra-pnrr-e-il-ruolo-dei-satelliti-in-politica-e-non/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il bivio di fronte i 209 miliardi: o tradizione (italianista) o ricostruzione</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/il-bivio-di-fronte-i-209-miliardi-o-tradizione-italianista-o-ricostruzione/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/il-bivio-di-fronte-i-209-miliardi-o-tradizione-italianista-o-ricostruzione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Minissale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 09:07:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alex minissale]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=2668</guid>

					<description><![CDATA[<p>Giuseppe Conte è il paradigma della politica non (tanto e solo) de-ideologizzata ma perfino… spoliticizzata, cioè ridottasi alla gestione presentista dell&#8217;esistente e adusa a svilire le piattaforme appunto politico-ideologiche – socialisti, liberali, europeisti ecc – come brand da indossare in base alla stagione. È, come ha scritto Concita De Gregorio, e ci perdoni Zingaretti se la citiamo, un leader [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-bivio-di-fronte-i-209-miliardi-o-tradizione-italianista-o-ricostruzione/">Il bivio di fronte i 209 miliardi: o tradizione (italianista) o ricostruzione</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Giuseppe Conte è il paradigma della politica non (tanto e solo) de-ideologizzata ma perfino… spoliticizzata, cioè ridottasi alla gestione presentista dell&#8217;esistente e adusa a svilire le piattaforme appunto politico-ideologiche – socialisti, liberali, europeisti ecc – come brand da indossare in base alla stagione.</p>
<p>È, come ha scritto Concita De Gregorio, e ci perdoni Zingaretti se la citiamo, un leader beige: sta bene su tutto.</p>
<p>Proprio per questo l&#8217;avvocato di Volturara Appula non s&#8217;è minimamente sbilanciato su nulla, nella sua recente televendita in Parlamento, salvo una cosa: le riforme istituzionali. Ha preso una posizione decisa – l&#8217;unica, lo si ribadisca – circa l&#8217;introduzione della sfiducia costruttiva e di un sistema elettorale proporzionale; la prima è un po&#8217; il ponte sullo stretto delle riforme costituzionali, il secondo, oltre a esercitare molto fascino presso i centristi, è il modo più italiano di rappresentare gli Italiani.</p>
<p>Proprio durante la suddetta televendita, Dario Franceschini ha cercato di dare una patente di rispettabilità alle pattuglie di transfughi che hanno soccorso Conte nella messinscena della non sfiducia al Senato, ri-battezzandoli &#8220;costruttori&#8221;, termine mattarelliano; prima erano molto più berlusconianamente &#8220;responsabili&#8221;, erano &#8220;responsabili&#8221; Razzi e Scilipoti – personaggi da commedia dell&#8217;arte – che salvarono appunto il Berlusconi quater dopo la de-berlusconizzazione di Fini, Futuro e Libertà per l&#8217;Italia. La domanda è… perché mai dovrebbero aver bisogno di una patente di rispettabilità politica avendone già una di legittimità costituzionale? Il transfughismo lo si neutralizza/ridimensiona <em>ex ante</em> con un&#8217;evoluzione in senso competitivo e un minimo di verticalizzazione del sistema politico-istituzionale, evoluzione che sistematicamente e nelle sue più varie forme fallisce da quart&#8217;anni. O viene soffocata in culla o viene bocciata alle urne: è in ogni caso rigettata come aggiornamento incompatibile con il software Italia. Perfino con uno spettro politico de facto quasi-bipolare e una forte personalizzazione della &#8220;premiership&#8221;, nel &#8217;94 la maggioranza parlamentare cambiò in corso d&#8217;opera, quando la Lega combinò a Berlusconi il… ribaltone!, mandando Lamberto Dini a Palazzo Chigi. Certo, allora i costi politici furono alti, ma c&#8217;era, lo si ribadisca, la legittimità costituzionale, che sussisteva anche un paio di settimane fa congiuntamente a costi politici nulli se non perfino negativi, cioè guadagni. Questa è l&#8217;ordinaria amministrazione della democrazia che abbiamo voluto (e probabilmente, come spiegheremo a breve, l&#8217;unica democrazia che possiamo permetterci), un partito viene meno dalla compagine di governo, va all&#8217;opposizione e subentrano altri parlamentari, è la democrazia kelseniana, se si vuole essere più popolani è la democrazia del suk.</p>
<p>Il mandato imperativo lo si può tranquillamente lasciare nel repertorio dei demenziali slogan-dogmi primo-grillini. E, per chiudere il cerchio, proprio quel grillismo ortodosso con lo slogan-dogma del massimalismo anticompromissorio – noi non ci alleeremo con nessuno! – s&#8217;è risolto nelle piroette trasformistiche del suo ultimo e incidentale leader, l&#8217;altro ieri cattivista, ieri progressista e oggi europeista e nume tutelare (anche in termini di architettura istituzionale) di una riedizione spartitizzata e spoliticizzata della Prima Repubblica.</p>
<p>A tal proposito, alla fine della fiera la miglior definizione del Movimento Cinque Stelle resta quella di Ilvo Diamanti: si tratta di un partito contro-democristiano. Il trasformismo, dalle nostre parti, non è l&#8217;effetto collaterale della fine della storia o della liquefazione – ormai sarebbe il caso di dire rarefazione – dei partiti, ma il modo più autentico di essere italiani: durante la Prima Repubblica quest&#8217;attitudine era congelata dalla sovra-ideologizzazione dello spettro politico-partitico, e proprio la DC post-degasperiana, con le sue correnti e la sua eterogeneità ideologica, fu lo sfiatatoio dell&#8217;insopprimibile esigenza italianista di giacere in un contenitore che consenta di essere tutto e il suo contrario, contenitore che nella fattispecie era una gigantesca balena bianca che includeva «un&#8217;ala sinistra divisa dai comunisti quasi solo dalle convinzioni religiose e un&#8217;ala destra divisa dai fascisti quasi solo dal ricordo della catastrofe nazionale» (parole di Henry Kissinger).</p>
<p>E il camaleontismo come tratto antropologico prevalente precede non solo la Democrazia Cristiana, ma pure Agostino De Petris, passato alla storia come padre del trasformismo – è padre del nome, non della pratica – pur essendone semplicemente un epigono; e precede pure Don Fabrizio Corbera, il principe di Salina, a torto identificato quale capostipite di quel trasformismo specificamente meridionale battezzato &#8220;gattopardismo&#8221;: eppure lui rifiutò il sovrappiù di benefici offertigli da Chevalley prima dell&#8217;ufficializzazione dell&#8217;unità d&#8217;Italia né si convertì mai del tutto al verbo unionista – senza menzionare i suoi travagli interiori, i presagi di morte, l&#8217;odore di putrefazione che si avverte sin dalle prime pagine del romanzo: lui era proiettato <em>ad sidera</em> (era un astronomo dilettante) e lottava contro la percezione di una imminente fine, mentre per i ciampolilli i massimi sistemi sono un trastullo da svampiti e la fine non esiste, è tutto sempre un continuo inizio. La Sicilia come metafora non è quella del gattopardo ma, come profetizzò lo stesso Don Fabrizio, quella degli sciacalletti, ai quali – solo per citare l&#8217;ultima in ordine temporale – durante la stagione breve del sovranismo bastò impostare &#8220;prima gli italiani!&#8221; come status WhatsApp per professarsi salviniani della prima ora senza imbarazzi di sorta .</p>
<p>Ma il trasformismo, semmai, precede Don Fabrizio, precede abbondantemente l&#8217;unità d&#8217;Italia, risale piuttosto al primo Rinascimento, quando principi duchi e quant&#8217;altro si univano ora a Francia ora a Spagna (da lì la fortunata espressione guicciardiniana) ora ad Austria per poi improvvisare piroette badogliane all&#8217;ultimissimo minuto.</p>
<p>In quest&#8217;ottica, allora, terminata la citata Prima Repubblica questa pulsione non poté che slatentizzarsi, e oggi gli italianissimi à la Giuseppe Conte non possono che ambire a istituzionalizzarla.</p>
<p>Giunti a questo punto, e costatato che l&#8217;agnosticismo politico-ideologico non è una scelta strategica ma il modo d&#8217;essere di Giuseppe Conte, dovremmo chiederci quanto sia opportuno ri-affidare la pianificazione della rinascita dopo-pandemica – qualcosa che richiede l&#8217;elaborazione di <em>policy</em> e non le <em>consensus politics</em> grillino-zingarettiane, i banchi a rotelle e le primule – all&#8217;avvocato del popolo, convertitosi al verbo europeista di fronte il Recovery Fund come, per restare alla Sicilia come metafora, ci si convertì al verbo unionista di fronte la Cassa per il Mezzogiorno (probabilmente nemmeno di fronte al nazionalismo <em>manu militari </em>fascista le pulsioni autonomiste furono silenziate come allora).</p>
<p>Ma esattamente come allora quella pioggia di liquidità non fu certo un merito degli amministratori locali, oggi l&#8217;entità dei finanziamenti in arrivo da Bruxelles non è – nonostante la narrazione giallo-rossa – prova delle capacità di negoziazione del nostro governo, ma sintomo della vulnerabilità della nostra economia. E dunque ci si trova a un bivio: si può proseguire per la via della regola arcitaliana, con l&#8217;avvocato del popolo e la sua irresistibile ascesa tramite infrastrutture relazionali italianissime e vaticane più che meritocratiche, o intraprendere coraggiosamente quella dell&#8217;eccezione, come fu eccezione Luigi Einaudi quando il Piano Marshall bussò alla porta. O cattedrali nel deserto o ricostruzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Alex Minissale" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/02/alex-minissale-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/alex-minissale/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alex Minissale</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, studente di giurisprudenza. Si occupa di diritto, politica ed economia. Ha collaborato con diverse testate (fra cui L&#8217;Unità, Democratica e Linkiesta). Coltiva sin dell&#8217;adolescenza il suo interesse per la dottrina liberale, dedicandosi allo studio e alla lettura degli autori &#8220;classici&#8221;.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-bivio-di-fronte-i-209-miliardi-o-tradizione-italianista-o-ricostruzione/">Il bivio di fronte i 209 miliardi: o tradizione (italianista) o ricostruzione</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/il-bivio-di-fronte-i-209-miliardi-o-tradizione-italianista-o-ricostruzione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riscopriamo il liberalismo classico</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/riscopriamo-il-liberalismo-classico/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/riscopriamo-il-liberalismo-classico/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Marini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 12:12:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalismo classico]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=2280</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ci sono dei libri che hanno il dono, forse involontario, di essere editati al momento giusto, quando è divenuta improcrastinabile una presa di coscienza sulle questioni che essi hanno eletto come temi di indagine. A tale funzione risponde, a mio avviso egregiamente, “Crisi e rinascita del liberalismo classico” di Antonio Masala (Edizioni ETS, 2012, pagg. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/riscopriamo-il-liberalismo-classico/">Riscopriamo il liberalismo classico</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono dei libri che hanno il dono, forse involontario, di essere editati al momento giusto, quando è divenuta improcrastinabile una presa di coscienza sulle questioni che essi hanno eletto come temi di indagine. A tale funzione risponde, a mio avviso egregiamente, “<b><i>Crisi e rinascita del liberalismo classico</i></b>” di <b>Antonio Masala</b> (Edizioni ETS, 2012, pagg. 348), che potrei riassumere come un tentativo di portare distinzione e ordine nella tradizione filosofica liberale e cercare di ricostruire un profilo, un’identità che nel tempo si sono confusi.<span id="more-2280"></span></p>
<p class="gmail-Textbody"><b>1. L’avvento e il consolidamento del <i>New Liberalism</i></b><i>. </i>Tutto accade già a partire dalla seconda metà del XIX° secolo, quando il liberalismo abbandona, oltre al principio di non-interferenza dello Stato,  l’idea che il mercato – e con esso la società – siano in grado di autoregolarsi. La libertà economica si reputa gradualmente superata dalla storia. Il trionfo del positivismo vi aggiunge l’esaltazione del metodo scientifico e la pretesa di applicarlo alle scienze umane. Come ha scritto <b>Friedrich Von Hayek</b>, “<i>il declino della dottrina liberale, iniziato dopo il 1870, è strettamente connesso a una reinterpretazione della libertà come disponibilità (da ottenere attraverso l’azione dello Stato) dei mezzi necessari al raggiungimento di una vasta gamma di fini particolari</i>”. I liberali si dichiarano ancora favorevoli ai principi del libero mercato e del libero scambio e a parole accettano l’intervento pubblico in economia come eccezione alla regola ma la realtà è ben diversa. Nel XX° secolo il <i>New liberalism</i> consolida la sua presa grazie a due ‘campioni’ del calibro di <b>John Maynard Keynes –</b> con la sua <i>mixed economy</i> in cui lo Stato organizza gli investimenti e il consumo lasciando la produzione ai privati – e <b>William Beveridge –</b> che ispira la nascita del <i>welfare state</i> per eliminare povertà e disoccupazione. Senza accorgersene, le nuove idee ‘liberali’ – su presupposti filosofici che risalgono alle idee di <b>Jeremy Bentham</b> e <b>John Stuart Mill</b> – divengono il cavallo di Troia di una metamorfosi profonda. In essa sviluppa l’equivoco che consente tuttora a molti soggetti – tra cui varii partiti politici – di definirsi liberali quando coltivano, nei fatti, istanze collettiviste.</p>
<p class="gmail-Textbody"><b>2. La Scuola austriaca contro il collettivismo</b>. Eppure il liberalismo ‘classico’ (vorrei dire autentico ma sono trattenuto dallo scrupolo di non trattare la filosofia della libertà come una <i>dottrina </i>in senso stretto), dapprima soppiantato, inizia a rialzare la testa nel periodo tra le due guerre con il pensiero di <b>Ludwig Von Mises</b>, che certo paga il proprio ardimento con la freddezza e l’isolamento dell’ambiente accademico. Von Mises è un utilitarista, ritiene che l’individuo agisca per il proprio utile perchè, in termini sociali, il bene coincide con l’utile: la libertà serve a massimizzare l’utile degli individui, questa è la sua funzione ma anche la sua giustificazione ultima. E se il pensiero di Von Mises rischia di idealizzare il comportamento degli uomini che operano nel mercato, i socialisti cadono nell’errore opposto, che è “<i>pensare che gli uomini siano malvagi quando agiscono nel mercato e poi miracolosamente diventino buoni e altruisti, oltre che omniscienti, quando hanno responsabilità politiche</i>”.</p>
<p class="gmail-Textbody">Il liberalismo si è snaturato quando ha scartato a priori l’ipotesi che molte delle colpe attribuite al mercato fossero in realtà colpe della politica, quindi diventando una teoria dell’<i>incremento</i> del potere politico piuttosto che, come in origine, della sua <i>limitazione.</i></p>
<p class="gmail-Textbody">Nei vari esponenti della Scuola austriaca, a partire da Von Mises e Von Hayek, è chiara l’idea che il collettivismo e l’interventismo statale hanno non solo ispirato i regimi totalitari ma anche pervaso le democrazie occidentali: tra essi sussistendo, pertanto, differenze di grado – non già di sostanza.</p>
<p class="gmail-Textbody"><b>3. Liberalismo e democrazia: un rapporto per nulla scontato</b>. Il rapporto tra liberalismo e democrazia – come l’Autore correttamente sostiene – “<i>è uno degli elementi dirimenti per la rinascita del liberalismo classico</i>” ed è probabilmente – aggiungo – la linea di faglia da cui potrebbero scaturire, ove non risolta, autentiche scosse politico-istituzionali.</p>
<p class="gmail-Textbody">La democrazia, intanto, non è lo sviluppo naturale del liberalismo né un liberale è necessariamente un democratico. Libertà ‘negativa’ e ‘positiva’ (rifacendosi alla distinzione di <b>Isaiah </b><b>Berlin</b>) non sono sfumature di un unico colore bensì “<i>due atteggiamenti profondamente divergenti e inconciliabili nei confronti dei fini della vita</i>”. Non è, per questo, anti-democratica la Scuola austriaca: essa vede nella democrazia una necessità almeno quanto un pericolo e, per ciò, è scettica e indisponibile ad accettarne qualsivoglia esito. In democrazia, d’altronde, è possibile che un potere che dispone di una legittimazione forte tenda sempre di più ad espandersi e a ritenersi legittimato a fare qualsiasi cosa, purché autorizzato da una maggioranza di cittadini.</p>
<p class="gmail-Textbody"><b>4. La difficile coesistenza e la tesi hayekiana della ‘<i>rule of law’</i></b>. Dunque, democrazia e liberalismo possono coesistere? A quali condizioni una democrazia è liberale? La risposta può suonare deludente:  “<i>Il liberalismo</i> – scrive Masala – <i>non ha trovato una formula magica per essere sicuri che la democrazia sia una democrazia liberale, semplicemente perché una tale formula non può esistere</i>”. A conferma – ammesso che ve ne fosse bisogno – che il liberalismo non è una ideologia, cioè un sistema concettuale dogmatico e perfetto, l’equilibrio è da costruire nel tempo. Avendo, nondimeno, chiarezza di orizzonti strategici. L’economia  di mercato e una società fondata sulla cooperazione sociale (così cara a Von Mises) sono o sarebbero già un antidoto ai totalitarismi – compresi quelli democratici.</p>
<p class="gmail-Textbody">Peraltro, per Hayek, che non ha l’intransigenza di Mises, “<i>la concorrenza è compatibile con delle limitazioni sul lavoro e con un ampio sistema di servizi sociali</i>”, così come “<i>alcuni servizi che non si ripagherebbero sul mercato vanno forniti dallo stato</i>”. Si tratta di pragmatismo, non di un cedimento, perché il presupposto, in ogni caso, è che lo stato non funziona meglio del mercato: dunque è l’intervento pubblico che va giustificato. La libertà è, d’altronde, correlata ad una legge che contenga norme astratte, formali ed imparziali e la stessa legislazione dovrebbe essere a sua volta vincolata alla <i>rule of law</i>: una sorta di principio metagiuridico che stabilisce ciò che la legge deve essere. E’ la <i>rule of law</i> l&#8217;‘invenzione’ che permette a Von Hayek di guardare al liberalismo come al fondamento della democrazia.</p>
<p class="gmail-Textbody"><b>5. Bruno Leoni tra liberalismo e tradizione ‘<i>libertarian’</i></b><i>. </i>Tra i vari pensatori passati in rassegna nel testo è però l’italiano Bruno Leoni il più ‘radicale’, tanto da essere collocato sul crinale che divide i liberali dai <i>libertarians. </i>Il filosofo (e giurista) italiano è una stella che ha brillato nel cielo indifferente e quasi ostile del liberalismo italiano – tanto da trovare fortuna e riconoscimenti a partire dai Paesi anglosassoni, alle cui tradizioni culturali e filosofiche la sua teoria era forse più congeniale. Leoni critica, con la democrazia, il falso mito della rappresentanza dei parlamenti e reputa che l’eccessivo sviluppo della legislazione riduca la libertà. In “<i>Freedom and the Law” </i>egli individua ciò che è potenzialmente totalitario nel processo legislativo, in contrapposizione al diritto che si forma spontaneamente o per via giudiziale. Il compito del diritto dovrebbe essere prevalentemente negativo, cioè proteggere la libertà degli individui: “<i>in ogni società infatti le convinzioni riguardo alle cose da non fare sono molto più omogenee di quelle sulle cose da fare</i>”. Si tratterebbe, pertanto, di avvicinare l’economia, il diritto e la politica al linguaggio, alla <i>common law</i>, al libero mercato, alla moda ed al costume: dove tutte le scelte individuali si adattano reciprocamente e nessuna è mai messa in minoranza. E se non si può fare a meno di un <i>quantum</i> di legislazione, essa dovrebbe essere residuale rispetto al diritto positivo per via giurisprudenziale.</p>
<p class="gmail-Textbody"><b>6. Il fondamento del liberalismo classico</b>. Per l’Autore è la riproposizione della teoria della nascita inintenzionale dell’ordine la chiave di volta per comprendere la rinascita del liberalismo classico nel Novecento e questa rinascita, cui ha dato anima la Scuola austriaca, parte idealmente da <b>Bernard De Mandeville</b> piuttosto che da <b>Thomas Hobbes</b>. Se “<i>Mandeville condivide in partenza l’anti-aristotelismo di Hobbes</i>”, le strade si divaricano nello spiegare la nascita dell’ordine sociale: si ha la socializzazione“<i>perchè l’uomo, con l’evoluzione e il progresso, si accorge di quali siano i vantaggi della vita associata: prima con il difendersi dal pericolo comune delle bestie feroci e poi con l’invenzione delle lettere e il bisogno di un governo e di leggi scritte a garanzia dello scambio</i>”. La cooperazione si impone come un fatto naturale, qui è già <i>in nuce </i>il pensiero di <b>Adam Smith</b>. L’interesse è un <i>tertium genus</i> tra ragione e passione ed il suo perseguimento in un processo di continuo adattamento conferisce grandezza alla costruzione sociale. Ecco perché la politica e il diritto non possono, non debbono interferire: ad essi mantenere le condizioni in cui questa inintenzionale cooperazione sociale possa perpetuarsi nel tempo.</p>
<p class="gmail-Textbody"><b>7. L’intramontabile fascino della filosofia liberale</b>. A questo punto è giusto tirare le fila di quello che vorremmo chiamare semplicemente “liberalismo” – senza aggettivi. Avverto che qui si va oltre quanto scrive Antonio Masala, che si tiene entro i limiti in cui correttamente si muove uno studioso,  tradendo nulla più che una comprensibile passione per l’argomento.</p>
<p class="gmail-Textbody">L’individualismo è la base di tutto: l’individuo è l’unico soggetto che può conoscere le proprie preferenze; dalla sua interazione con gli altri si sviluppano le dinamiche sociali. La limitazione dello stato è funzionale a scongiurare qualunque interferenza e a garantire la salvaguardia della vita, la tutela della proprietà e la libertà: queste sono (e dovrebbero restare) le sue preoccupazioni essenziali. La libertà politica è necessaria ma non sufficiente al liberalismo, che ritiene essenziale anche la libertà individuale e quella economica, vedendole come un’unica realtà inscindibile. A questo punto i detrattori del liberalismo chiudono generalmente il discorso e sentenziano: tutto questo è limitativo, c’è dell’altro! E pretendono che lo stato si occupi di quell’”altro”. Senonché, oltre quei confini apparentemente ottusi e limitati, c’è – semplicemente – la vita degli individui, l’opportunità di cercare di viverla come meglio essi credono, investendo, creando, sperimentando. Ci sono le speranze, i sogni, la volontà, la cultura, l’ingegno, i progetti, ci sono altresì i limiti, gli errori, i fallimenti, ci sono le idee – quelle stesse idee cui Von Mises ha riconosciuto tanta importanza. Ci sono, come ha affermato Von Hayek richiamandosi alle antiche virtù dei popoli anglosassoni, “<i>l’indipendenza e la fiducia in se stessi, l’iniziativa individuale e la responsabilità locale, l’affidamento del successo all’azione volontaria, la non interferenza verso il prossimo e la tolleranza verso ciò che è diverso e stravagante, il rispetto per gli usi e la tradizione, e una sana diffidenza verso il potere e l’autorità</i>”. C’è una avversione nei confronti delle ideologie, una fede nei valori tradizionali, il coraggio di difendere gli ideali e i valori che hanno reso le persone “<i>libere e rette, tolleranti e indipendenti</i>”. E c’è, non ultima ma importantissima, la convinzione che nel mondo umano l’influenza del singolo individuo sul fenomeno che viene studiato può talvolta apparire impercettibile, ma è in realtà sempre determinante.</p>
<p class="gmail-Textbody">Come è possibile non cogliere la grandezza dell’avventura individuale e – per conseguenza – di quella cultura che la vuole emancipata dal potere opprimente dell’iper regolazione e dell’elefantiasi politico-amministrativa, capace di autodeterminarsi e perciò sommamente responsabile?</p>
<p class="gmail-Textbody">Lo stesso individualismo metodologico risponde alla necessità di formulare ragionamenti corretti e non grossolani, selettivi, mirati, aderenti alla realtà concreta, senza cedimenti alla tentazione di ridurre lo sviluppo della realtà a vicende di insiemi che non hanno né parola né volizione (come, ad esempio, la “società”, la “classe sociale”, ecc.).</p>
<p class="gmail-Textbody">Anche l’enfasi sul diritto di proprietà è inevitabile: esso consente di rivendicare per ogni individuo il diritto ai frutti del proprio lavoro, come una logica estensione del diritto alle proprie idee, al proprio corpo e a ciò che dall’uso di essi si riesce ad ottenere. Non vi è solo la dimensione del possesso di qualcosa ma la possibilità di individuare una sfera di autonomia individuale che, se rispettata, rende uguali davanti alla legge e impedisce le discriminazioni: la proprietà in funzione della libertà.</p>
<p class="gmail-Textbody">Una profonda coerenza permea di sé i vari aspetti della filosofia liberale, come un cerchio che in qualche modo si chiude e il libro di Masala promette di scoprirla o di riconoscerla, a seconda dei casi. Senza precludersi, naturalmente, il confronto con la realtà contemporanea e, con esso, di rafforzare con solide paratie culturali il desiderio di cambiamento, tenendolo alla larga da (umanissime) pulsioni nichiliste e/o autoritarie.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Paolo Marini" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/paolo-marini-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/paolo-marini/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Paolo Marini</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate. Avvocato civilista e consulente di imprese, ha inoltre al suo attivo pubblicazioni e contributi in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/riscopriamo-il-liberalismo-classico/">Riscopriamo il liberalismo classico</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/riscopriamo-il-liberalismo-classico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo scenario degli Stati americani in vista delle elezioni</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lo-scenario-degli-stati-americani-in-vista-delle-elezioni/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/lo-scenario-degli-stati-americani-in-vista-delle-elezioni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Iametti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 11:36:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioniamericane]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=2276</guid>

					<description><![CDATA[<p>﻿ Giacomo IamettiAvvocato, nato nel 1985 a Busto Arsizio. Laureato in Giurisprudenza a Como nel 2009, diplomato presso la Scuola di Specializzazione alle Professioni Legali dell&#8217;Università degli Studi di Milano nel 2011. Nel 2009 è vincitore della borsa di studio della Scuola di Liberalismo di Milano, istituita dalla Fondazione Luigi Einaudi. E’ coautore dei &#8220;Chaiers [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lo-scenario-degli-stati-americani-in-vista-delle-elezioni/">Lo scenario degli Stati americani in vista delle elezioni</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/TCOdorygMYE" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giacomo Iametti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/giacomo-iametti-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giacomo-iametti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giacomo Iametti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, nato nel 1985 a Busto Arsizio. Laureato in Giurisprudenza a Como nel 2009, diplomato presso la Scuola di Specializzazione alle Professioni Legali dell&#8217;Università degli Studi di Milano nel 2011. Nel 2009 è vincitore della borsa di studio della Scuola di Liberalismo di Milano, istituita dalla Fondazione Luigi Einaudi. E’ coautore dei &#8220;Chaiers Adriana Petracchi&#8221; (2010- EPAP), inoltre è autore de &#8220;Il Primo Presidente della Repubblica&#8221; (2011), “Un uomo Giusto&#8221; (2016) e “Ovvietà Liberali” (2019). Nel 2016 consegue il Master in Retorica delle Imprese, Professioni e Politica presso l’Università San Raffaele con una tesi sulle comunicazione politica nelle Elezioni Presidenziali Americane del 2016. Collabora con il quotidiano on-line Malpensa 24 curando la rubrica Elezioni Americane 2020. Rivendica il suo credo Liberale definendosi, altresì, come uno storico prestato al diritto.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Instagram" target="_self" href="https://instagram.com/elezioniamericane2020?igshid=4my1b0ff6v0u" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lo-scenario-degli-stati-americani-in-vista-delle-elezioni/">Lo scenario degli Stati americani in vista delle elezioni</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/lo-scenario-degli-stati-americani-in-vista-delle-elezioni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marco Pannella: il ricordo di due amici</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/marco-pannella-il-ricordo-di-due-amici/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/marco-pannella-il-ricordo-di-due-amici/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 15:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[chiavaroli]]></category>
		<category><![CDATA[pannella]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[radicale]]></category>
		<category><![CDATA[radicali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=2183</guid>

					<description><![CDATA[<p>A 90 anni dalla nascita di Marco Pannella, indimenticabile politico italiano, decido di contattare due personaggi, entrambi legati da un passato e da un’amicizia con il leader radicale. Ricardo Chiavaroli, consigliere regionale abruzzese dal 2008 al 2014 ma non solo, militante radicale sin dal 1987 e vicinissimo a Pannella anche negli ultimi tristi giorni di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/marco-pannella-il-ricordo-di-due-amici/">Marco Pannella: il ricordo di due amici</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A 90 anni dalla nascita di Marco Pannella</strong>, indimenticabile politico italiano, decido di contattare due personaggi, entrambi legati da un passato e da un’amicizia con il leader radicale. <strong>Ricardo Chiavaroli</strong>, consigliere regionale abruzzese dal 2008 al 2014 ma non solo, militante <strong>radicale</strong> sin dal 1987 e vicinissimo a Pannella anche negli ultimi tristi giorni di vita. <strong>Giuseppe Benedetto</strong>, presidente della Fondazione Luigi Einaudi ma anche ex consigliere ed assessore regionale in Abruzzo, sempre e solo nel <strong>P.L.I.</strong><span id="more-2183"></span></p>
<p>Chiavaroli mi racconta subito come da giovane radicale, nel 1989 era in Piazza della Rinascita a <strong>Pescara</strong>, intento a completare l’installazione del palco che di lì a poco avrebbe ospitato Marco Pannella, in uno di quei discorsi-fiume primo repubblicani, “<em>Non avevo mai parlato da solo con Pannella, ad un certo punto lo vedo arrivare, mi si avvicina e mi dice “Ciao, sono Marco” e con la sua enorme mano stringe la mia; ero emozionato e non ho potuto dire altro che “lo so”. Da quel giorno però non ci siamo più allontanati.”</em><br />
Benedetto all’epoca conosceva già Marco Pannella e l’anno dopo le elezioni europee, nelle quali il Partito Liberale, il Partito Repubblicano e il Partito Radicale costituirono la c.d. <strong>“Lista Laica”</strong>, ottenendo il 4,40% dei voti e 4 seggi al Parlamento di Bruxelles, condivise l’emiciclo de L’Aquila proprio con Giacinto Marco detto Marco Pannella, eletto consigliere regionale nel maggio 1990, in Abruzzo, nel collegio natio di Teramo.<br />
Ed è curioso come anche qui i ricordi inizino con un comizio in centro a Pescara: “<em>Quando durante un suo affollato comizio in Piazza Salotto (nomignolo dato dai pescaresi a Piazza della Rinascita), mi vedeva passare, mi appellava con nome e cognome per un bonario sfottò, chiedendomi cosa stesse facendo Altissimo (<strong>Renato Altissimo </strong></em>n.d.r.<em>) allora Segretario del P.L.I. Con il risultato di far girare tutta la piazza verso di me. Era il suo modo affettuoso di dimostrarti attenzione e, in qualche modo, anche stima</em>&#8220;. Continuando a parlare dell’esperienza al consiglio regionale e del rapporto anche personale con Pannella, Benedetto non ha dubbi sul legame non solo politico ma anche personale: “<em>Mi sentivo sicuramente più vicino a lui che a qualunque altro Consigliere Regionale nonostante Io fossi assessore e quindi al governo regionale e lui all’opposizione. In quei mesi ci siamo frequentati costantemente. Credo che fossi l’unico con cui si accompagnava a pranzo e cena, a L’Aquila o a Pescara.</em>” Poi si lascia sfuggire un ricordo simpatico, anche lontano dal modo duro e combattivo del politico: “<em>Si lamentava con gli amici ristoratori che all’epoca cominciavano a seguire la nouvelle cousine e le relative mini porzioni. Lo faceva a modo suo, tuonando nel suo dialetto abruzzese e chiedendo maxi porzioni dei suoi amati spaghetti alla chitarra.</em>”<br />
Anche <strong>Ricardo Chiavaroli</strong> racconta quanto amasse la pasta: “<em>Guai se allo Sporting o altrove qualcuno gli serviva un piatto di pasta che non fosse De Cecco!</em>” Ma non era solo il cibo e il suo amato sarto teatino Pio Marinucci a non fargli dimenticare le strade abruzzesi e in special modo quelle teramane: “<em>Un legame profondo, viscerale, di amore a tutto tondo. Teramo città di origine e nascita, dove sviluppa un legame fecondo con la famiglia (in particolare con la madre franco-svizzera) lo sfollamento a Pescara per sfuggire alla guerra, le prime percezioni delle violenze e della negazione dei diritti e del diritto, hanno contribuito a farne un uomo ‘transnazionale’ che però sempre, in ogni occasione, non dimenticava di ricordare il suo &lt;&lt;essere un mulo abruzzese&gt;&gt;</em>. <em>Trovava sempre un&#8217;occasione, con maggiore intensità negli ultimi anni, per tornare con Sergio Rovasio (storico collaboratore di Marco Pannella) nel suo Abruzzo, nella sua Teramo. Tutta la sua politica era vissuta anche corporalmente, e quindi anche il legame con l’Abruzzo lo viveva fisicamente, doveva respirare l’aria locale</em>.”<br />
Ma quando comprendo che gli aneddoti pannelliani sono tanti e, non sarebbero sufficienti le pagine di un libro, chiedo a Chiavaroli un ricordo simpatico dell’uomo e del politico e un episodio che invece vorrebbe cancellare dalla mente e dalla storia: “<em>Una delle cose che imparai da lui fu la forza del dialogo nonviolento con il presunto ‘nemico’ e, perché no, del sorriso; una mattina mentre eravamo in un hotel a Pescara ad un certo punto lui chiamò un tale Francesco per fargli gli auguri di compleanno e concluse la telefonata dicendogli &lt;&lt;oh, comunque non vedo l’ora di portarti le arance in carcere!&gt;&gt;</em>. <em>Solo a fine telefonata capii che stava parlando con Francesco Cossiga</em>.&#8221;<br />
&#8220;<em>Non cancellerei invece nulla</em>, &#8211; prosegue <strong>Chiavaroli</strong> &#8211; <em>nemmeno i momenti del suo dileggio, subito in diverse occasioni. Ma vorrei, questo sì, che finalmente comprendessimo tutti quanti l’enorme riconoscenza che dobbiamo ad una persona &#8211; paradossalmente a volte incomprensibile &#8211; e che Giovanni Negri ha definito egregiamente come &#8220;l’illuminato”</em>.&#8221;<br />
Anche <strong>Giuseppe Benedetto</strong> non ha dubbi, quando finiamo a parlare della scissione che subì il Partito Liberale Italiano nel 1955, proprio per opera di Marco Pannella e di tutta la corrente che faceva capo a Mario Pannunzio e alla linea de Il Mondo (Scalfari): &#8220;<em>A quell’epoca Pannella era un giovanissimo diciottenne. È vero che seguì quella dolorosa scissione del P.L.I., ma solo anni dopo divenne il leader che poi è sempre stato. Un uomo unico, che come pochi altri oggi manca all’Italia</em>.&#8221;<br />
Continuerei a fare domande ad entrambi, quando chiedo a <strong>Chiavaroli</strong> quali fossero gli atteggiamenti nella vita privata, quelli che solo i collaboratori più stretti possono svelare ricevo la conferma di come e quanto il politico abruzzese fosse autentico, nel bene e nel male “P<em>er lui non esisteva una simile distinzione. Era sempre &#8211; in pubblico come in privato &#8211; geniale, travolgente, buono, e pure con tanti difetti personali e politici che a volte lo rendevano insopportabile ma che non nascondeva mai. Non è un caso che fu lui a coniare e a praticare ogni istante il concetto per il quale “<strong>il personale è politico</strong></em>”.&#8221;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Jacopo D&#039;Andreamatteo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/jacopo-dandreamatteo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/jacopo-d-andreamatteo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Jacopo D&#039;Andreamatteo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Curatore Einaudiblog.it &#8211; Responsabile Social Media della Fondazione Luigi Einaudi</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.jacopodandreamatteo.it" target="_self" >www.jacopodandreamatteo.it</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/jdandreamatteo" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
  <path d="M 9.398 6.639 L 16.922 17.361 L 14.922 17.361 L 7.412 6.639 L 9.398 6.639 Z M 24.026 24.026 L -0.026 24.026 L -0.026 -0.026 L 24.026 -0.026 L 24.026 24.026 Z M 19.4 18.681 L 13.807 10.677 L 18.379 5.319 L 16.627 5.319 L 13.014 9.541 L 10.065 5.319 L 4.921 5.319 L 10.187 12.846 L 5.193 18.681 L 6.975 18.681 L 10.985 13.983 L 14.269 18.681 L 19.4 18.681 Z" />
</svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/marco-pannella-il-ricordo-di-due-amici/">Marco Pannella: il ricordo di due amici</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/marco-pannella-il-ricordo-di-due-amici/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La politica? Una nobile arte che non può essere improvvisata</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-politica-nobile-arte-non-puo-improvvisata/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-politica-nobile-arte-non-puo-improvvisata/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 22:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://3.122.244.34/?p=1071</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo spettacolo indecoroso di questa campagna elettorale viene stigmatizzato da tutti i versanti: promesse irrealizzabili, politici che passano da un partito all’altro con molta facilità, irresponsabilità diffusa. Oltre tutto ognuno cerca il proprio interesse personale e i partiti sono dominati dalle caste dei fedelissimi che si raccolgono attorno ai leader (ad esempio il cosiddetto “giglio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-politica-nobile-arte-non-puo-improvvisata/">La politica? Una nobile arte che non può essere improvvisata</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo spettacolo indecoroso di questa campagna elettorale</strong> viene stigmatizzato da tutti i versanti: promesse irrealizzabili, politici che passano da un partito all’altro con molta facilità, irresponsabilità diffusa. Oltre tutto ognuno cerca il proprio interesse personale e i partiti sono dominati dalle caste dei fedelissimi che si raccolgono attorno ai leader (ad esempio il cosiddetto “giglio magico” attorno a Matteo Renzi nel PD).</p>
<p><strong>Il cittadino comune è chiaramente sfiduciato</strong>, rassegnato e non c’è da dubitare che farà sentire la sua protesta il 4 marzo, ad esempio non andando a votare.</p>
<p><strong>Cosa fare per avere politici responsabili?</strong> Credo che, prima di rispondere a questa domanda, sia opportuno chiarire cosa sia la responsabilità del politico. Essa, tanto per intenderci, non concerne, come una retorica vincente vuole far credere, la competenza tecnica e specifica sulle questioni.</p>
<p><strong>Detto altrimenti</strong>: per fare il ministro della salute non ci vuole un medico, o il ministro della giustizia non deve necessariamente essere un magistrato. Anzi, se così fosse, appartenendo essi alle lobby che devono governare, finirebbero sicuramente per fare gli interessi delle stesse e non quelli dei cittadini e dello Stato.</p>
<p><strong>La responsabilità etica del politico</strong>, come quella del medico o del magistrato, concerne invece la sua professione. La responsabilità in politica significa prima di tutto saper far bene il proprio mestiere, nella fattispecie avere qualità come la facoltà di sintesi, la visione d’insieme delle cose, la capacità di mediare fra gli interessi privati e quello generale, la virtù di essere convincenti, la costanza di realizzare gli obiettivi che ci si è prefissi non appiattendo la propria azione sul consenso immediato.</p>
<p><strong>Oggi purtroppo in Italia è proprio questo che manca</strong>: la qualità della classe politica è alquanto bassa, ed è questo che la rende irresponsabile.</p>
<p><strong>Da cosa dipende questa nostra attuale situazione?</strong> Forse dal fatto che esistono nel nostro Paese molti più corrotti, farabutti, ladri che altrove o rispetto a un tempo che fu? Non credo sia proprio così. Penso, al contrario, che l’italiano medio sia come è sempre stato e che, nel nostro Paese, accanto a tanti corrotti, ci siano pure tante persone oneste e perbene. Ciò che è venuto meno, piuttosto, è, negli ultimi tempi, il meccanismo di formazione e selezione della classe politica.</p>
<p><strong>Il politico di un tempo era responsabile</strong> perché aveva fatto una gavetta e si era formato attraverso una preparazione che non era volta alla conoscenza specifica degli argomenti, ma direttamente al saper fare politica.</p>
<p><strong>Questa nobile arte, infatti, non può essere improvvisata</strong>, né è da tutti perché non tutti ne hanno, come direbbe Max Weber, il <em>Beruf</em>, cioè la vocazione/missione. Essa non può essere fatta da dilettanti, né appiattirsi sulla mera amministrazione come pretendevano le ideologie novecentesche (per Lenin nel comunismo realizzato anche una casalinga sarà in grado di governare) o come pretendono oggi i grillini (col loro astratto ideale democratico per cui “uno vale uno”, indipendentemente dai propri meriti e capacità)</p>
<p><strong>Il discorso sulla responsabilità in politica o del politico</strong> richiama quindi quello della formazione politica. È questa, un tempo esercitata dai partiti e dalle loro scuole, o dalle fondazioni culturale politica come la <strong>Fondazione Einaudi</strong>, che oggi manca. Ed è da qui, ad avviso di chi scrive, che occorre ripartire per provare a selezionare una classe politica e dirigente responsabile, cioè degna del proprio nome.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesca Marino" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesca-marino/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesca Marino</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-politica-nobile-arte-non-puo-improvvisata/">La politica? Una nobile arte che non può essere improvvisata</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/la-politica-nobile-arte-non-puo-improvvisata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
