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	<title>tasse Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>tasse Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<item>
		<title>Se non ora quando: allineare tassazione imprese italiane a media europea ed Ocse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 06:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una semplice proposta per le imprese e nessun regalo. E&#8217; un fatto noto che la pressione fiscale sulle imprese italiane sia notevolmente più alta di quella degli altri paesi OCSE e questo da molti anni. Ciò ha reso molto più difficile, a volte impossibile, per le imprese italiane, capitalizzarsi, investire in ricerca, innovazione, formazione, al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/se-non-ora-quando-allineare-tassazione-imprese-italiane-a-media-europea-ed-ocse/">Se non ora quando: allineare tassazione imprese italiane a media europea ed Ocse</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una semplice proposta per le imprese e nessun regalo.<br />
E&#8217; un fatto noto che la pressione fiscale sulle imprese italiane sia notevolmente più alta di quella degli altri paesi OCSE e questo da molti anni.<br />
Ciò ha reso molto più difficile, a volte impossibile, per le imprese italiane, capitalizzarsi, investire in ricerca, innovazione, formazione, al fine di aumentare la produttività quindi l&#8217;ammontare di PIL per ore lavorate ed i posti di lavoro e poter competere con le concorrenti straniere.<span id="more-2123"></span><br />
L &#8216;Italia presenta un &#8220;total tax &amp; contribution rate&#8221; di 59,1%, il che significa che fatto 100 il reddito di impresa, 59,1 euro vanno allo Stato sotto forma di prelievo fiscale, contributivo e relativa incidenza burocratica: Il &#8220;total tax &amp; contribution rate&#8221; medio europeo è invece del 38,9%. Ciò implica che le imprese italiane, pagano oltre 20 punti percentuali in più di tasse rispetto alla media europea. Ovvero hanno un auto-dazio interno di 20 punti. Ciò premesso risulta evidente che per uscire dalla crisi <strong>é necessario ridurre subito il &#8220;total tax &amp; contribution rate&#8221; di almeno 20 punti</strong>, taglio da finanziare dalla &#8220;spending review&#8221; della spesa aggredibile che secondo gli economisti del Centro Studi di Confindustria è pari a 290 miliardi su 873 miliardi di spesa pubblica.<br />
Inoltre, considerato che le imprese hanno già versato il 98% delle tasse per il 2019, é necessario calcolare il relativo conguaglio fiscale per il saldo, tenendo conto anche del risultato economico del 2020 ipotizzando che questo sarà negativo per la maggior parte delle imprese<br />
Calcolando con il metodo del &#8220;loss carry back&#8221; le imposte sul reddito medio biennale 2019-2020, queste risulteranno a credito e tale credito d&#8217;imposta potrà essere immediatamente scontato presso gli istituti di credito.<br />
Allo stesso modo dovranno essere subito erogati alle imprese i 37 miliardi di debiti della pubblica amministrazione già certificati e gli oltre oltre 4 miliardi di crediti fiscali che esse vantano e per i quali attualmente vigono limiti alla compensazione orizzontale.</p>
<p>E&#8217; bene ricordare che, in riferimento alle attività di impresa, il reddito derivante da tale attività potrà essere calcolato in modo certo solo alla fine dell&#8217;attività, quando l&#8217;impresa cesserà di esistere potendo a quel punto verificare la validità dell&#8217;investimento e la verifica della realizzazione di utile o una perdita.</p>
<p>In proposito Einaudi scriveva: “<em>La divisione del tempo in intervalli, finiti, ad es. l&#8217;anno dal 1° gennaio al 31 dicembre, è artificio. Necessario, ma artificio. Supporre che la vita di un&#8217;impresa possa essere spezzata in esercizi finiti annui è supporre l&#8217;assurdo. Non si può sapere se una impresa ha fornito ai suoi proprietari profitti ovvero perdite se non quando essa è morta e tutte le sue </em><em>attività sono state liquidate. Paragonando allora gli incassi e le spese, ridotti a valori attuali ad un dato momento, potremo giudicare dell&#8217;esito dell&#8217;impresa. Finché essa rimane in vita ed opera, il giudizio è provvisorio. Andrà ingoiata la riserva da perdite future? Basterà a fronteggiarla? Nel dividere il tempo in intervalli annui e nel redigere conti riferiti distintamente ad ognuno di quegli intervalli, i contabili obbediscono alla necessità di orientarsi, di avere una norma per l‟avvenire, di sapere se il successo arride o non all‟impresa, di non sentire, nell&#8217;atto di prelevare fondi a fini di spesa privata, rimorso di aver recato nocumento alla vita di essa. Se anche per ipotesi</em><br />
<em>inverosimile, il possessore dell&#8217;impresa potesse astenersi da prelievi sino alla liquidazione finale, non potrebbe astenersene lo stato, le cui speso sono continue nel tempo e debbono essere continuamente fronteggiate da entrate ugualmente distinte nel tempo</em>” (cit. &#8220;Miti e paradossi della giustizia tributaria, Luigi Einaudi, Torino, 1959).</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/se-non-ora-quando-allineare-tassazione-imprese-italiane-a-media-europea-ed-ocse/">Se non ora quando: allineare tassazione imprese italiane a media europea ed Ocse</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Concorrenza fa bene. Anche quella fiscale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jul 2019 11:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La concorrenza fiscale di Olanda, Irlanda ed  altri paesi membri UE (ed anche OCSE) non è &#8220;sleale&#8221;, è semplice  concorrenza e come tale esprime la maggiore efficienza di quei sistemi,  virtuosi,  in grado di contenere la loro pretesa fiscale e al contempo garantire infrastrutture e servizi,  rispetto all&#8217;inefficienza italiana che, a dispetto della  pressione fiscale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La concorrenza fiscale di Olanda, Irlanda ed  altri paesi membri UE (ed anche OCSE) non è &#8220;sleale&#8221;, è semplice  concorrenza e come tale esprime la maggiore efficienza di quei sistemi,  virtuosi,  in grado di contenere la loro pretesa fiscale e al contempo garantire infrastrutture e servizi,  rispetto all&#8217;inefficienza italiana che, a dispetto della  pressione fiscale tra le più alte al mondo, è dotata di infrastrutture obsolete e fatiscenti e fornisce servizi inadeguati , se non addirittura inesistenti.</p>
<p><span id="more-1856"></span></p>
<p>La  competizione fiscale  spinge i i governi a ridurre le imposte ed a porre un freno all&#8217;entusiasmo dei politici per scelte  imprudenti incentrate su tasse elevate ed un eccesso di spesa pubblica, cioè spinge i governi verso scelte che rendano la spesa pubblica e l&#8217;utilizzo del gettito  fiscale verso una maggiore efficienza.</p>
<p>Il pianificatore centralizzato non è in possesso di tutte le conoscenze necessarie a compiere le scelte più efficienti, non è in grado di adattarsi velocemente ai cambiamenti repentini che avvengono nell&#8217;economia, è un lento pachiderma  che compie  scelte illogiche al contrario degli agenti economici che sono  in grado di adattarsi flessibilmente e velocemente alle mutevoli esigenze dei consumatori ed alle evoluzioni tecnologiche, rappresentando  la conoscenza congiunta di milioni di operatori nel libero mercato e per i quali le imposte sono una tassa sulla razionalità delle loro scelte: più sono alte e maggiore è la quota di ricchezza che viene distrutta e disincentivata, quindi la concorrenza fiscale interviene per contenere la potestà impositiva dei governi e le decisioni di spesa.</p>
<p>Il motivo per cui la spesa pubblica è inefficiente è che le entrate derivano, non da risorse acquisite attraverso lo scambio volontario, ma attraverso una transazione coercitiva (tasse) in deroga al principio secondo il quale l&#8217;allocazione efficiente di risorse scarse si fonda sulla libera scelta del consumatore in antitesi, appunto, alla allocazione impositiva operata dallo Stato. L&#8217;intervento governativo ha sempre un effetto distorsivo: la migliore allocazione delle risorse si ha quando dato un sistema di prezzi, le imprese massimizzano i loro profitti ed i consumatori rendono massima la soddisfazione dei loro bisogni ma ciò implica  la libera scelta del consumatore.</p>
<p>L&#8217;Italia subisce passivamente la concorrenza fiscale degli altri paesi europei senza riuscire ad imitarne la riduzione di imposte :  ha una  pressione fiscale REALE attestata al 48%  (dato CGIA Mestre) e quella sulle imprese ad oltre il 65% mentre la pressione fiscale media dei paesi OCSE è al 34%: quindi le imprese italiane devono  competere con il fardello di un  &#8220;dazio&#8221; interno di oltre 20 punti a causa delle scelte errate dei governi italiani in materia di tassazione e di spesa pubblica e non a causa dei comportamenti virtuosi dei competitors europei.</p>
<p>Ad esempio, la spesa pubblica della Spagna, che ha riformato l&#8217;intera pubblica amministrazione, è circa 500 miliardi contro i circa  860 miliardi di quella italiana ovvero il 40% inferiore a quella pro capite italiana e riuscendo a fornire servizi e infrastrutture adeguate alle esigenze dei cittadini spagnoli.</p>
<p>Per l&#8217;Italia le voci di bilancio pubblico da tagliare riguardano principalmente i trasferimenti a fondo perduto (circa 50 miliardi) e gli acquisti di beni e servizi della P.A. (circa 140 miliardi): in tutti i decenni passati la velocità di crescita della spesa pubblica è stata quasi sempre superiore alla crescita del PIL. I veri costi della politica sono nelle malversazioni degli  acquisti dei beni e servizi della pubblica amministrazione, e nei sussidi: che vanno  trasformati in credito d’imposta. Ed anche la  trasparenza (casa di vetro) della macchina statale può contribuire alla sua efficienza:  attraverso “l&#8217;accountability”, cioè il dover rendere conto ai cittadini che possono, in tal modo controllare e recensire, con i loro giudizi , l&#8217;erogazione dei servizi, riducendo corruzione e sprechi e indirizzando le modifiche ed i miglioramenti necessari.</p>
<p>Solo con la riduzione delle inefficienze e tagliando la spesa pubblica improduttiva, si possono ridurre le imposte,  ed essere in grado di neutralizzare la concorrenza fiscale.</p>
<p><a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1857" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-1.jpg" alt="" width="550" height="526" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-1.jpg 550w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-1-300x287.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a>Solo con la riduzione delle inefficienze e tagliando la spesa pubblica improduttiva, si possono ridurre le imposte,  ed essere in grado di neutralizzare la concorrenza fiscale.</p>
<p><a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1858" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2.jpg" alt="" width="838" height="467" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2.jpg 838w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2-300x167.jpg 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2-768x428.jpg 768w" sizes="(max-width: 838px) 100vw, 838px" /></a> <a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1859" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3.jpg" alt="" width="2291" height="1732" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3.jpg 2291w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-300x227.jpg 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-768x581.jpg 768w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-1024x774.jpg 1024w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-1200x907.jpg 1200w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-1400x1058.jpg 1400w" sizes="auto, (max-width: 2291px) 100vw, 2291px" /></a></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/concorrenza-fa-bene-anche-quella-fiscale/">Concorrenza fa bene. Anche quella fiscale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il problema non sono i voucher, il problema è lo Stato</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/il-problema-non-sono-i-voucher-il-problema-e-lo-stato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2018 14:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[voucher]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perchè i Voucher lavoro hanno avuto un enorme successo? È presto spiegato. In Italia un dipendente costa 31mila euro e ne guadagna 16mila. Cioè la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore è al 47%, ovvero l&#8217;azienda versa allo Stato 15mila euro, tanto quanto guadagna il dipendente. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">
<div dir="auto">Perchè i Voucher lavoro hanno avuto un enorme successo? È presto spiegato.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">In Italia un dipendente costa 31mila euro e <strong>ne guadagna 16mila</strong>. Cioè la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore è al 47%, ovvero l&#8217;azienda versa allo Stato 15mila euro, tanto quanto guadagna il dipendente. Il datore, dunque, ha due dipendenti da pagare: uno vero, il lavoratore, e uno finto, lo Stato.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Con i voucher un dipendente che costa 31mila euro <strong>ne guadagnerebbe 23.250</strong> netti cioè circa 8mila euro in più di retribuzione netta. Per rimettere le cose a posto basterebbe riportare ad un livello ragionevole il cuneo fiscale/contributivo,<strong> cioè dall&#8217;attuale 47% al 25%</strong>, che è il cuneo previsto dai voucher lavoro. In questo modo la differenza di aliquota, cioè il 22%, potrebbe essere equamente ripartita a vantaggio tra datore di lavoro e lavoratore, per diminuire il costo del lavoro alle aziende e per  aumentare la retribuzione netta al lavoratore.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><strong>Facciamo un esempio pratico</strong>: la retribuzione netta dei voucher è ora di 7,50; potrebbe essere portata a 9,15, cioè 1.537 euro netti al mese, invece di 1.260. In questo modo l&#8217;azienda avrebbe un costo del lavoro di 24.981, superiore a quelllo del voucher ma inferiore a quello del costo del lavoro ordinario. Quindi un dipendente che, con le aliquote ordinarie, guadagnava 16mila, <strong>ne guadagerà 20mila</strong> e l&#8217;azienda avrà un costo del lavoro non più di 31mila euro ma di 27.200. Lo Stato incasserebbe invece di 15mila, la metà, cioe circa 7500 euro.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><strong>Per poter fare questo</strong> è assolutamente necessario realizzare la riforma previdenziale con la fiscalizzazione della pensione minima affiancata dalla pensione integrativa volontaria libera e privata e la riduzione della pressione fiscale.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il problema non sono i voucher lavoro, il problema è lo Stato.</div>
</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
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		<title>Più tasse, più povertà. Perché la ridistribuzione non funziona</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/piu-tasse-piu-poverta-perche-la-ridistribuzione-non-funziona/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 16:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia poveri assoluti nel 2011 erano circa 3,5 milioni. Ora sono 4,7 milioni cioè oltre 1,2 milioni in più. Che è successo? Come è possibile? Le tasse sono aumentate, il gettito è passato da 410 miliardi a 450 miliardi: 40 miliardi in più. La ridistribuzione della ricchezza non ha funzionato? No, non ha funzionato. Ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In Italia poveri assoluti nel 2011 erano circa 3,5 milioni</strong>. Ora sono 4,7 milioni cioè oltre 1,2 milioni in più. Che è successo? Come è possibile?</p>
<p><strong>Le tasse sono aumentate</strong>, il gettito è passato da 410 miliardi a 450 miliardi: 40 miliardi in più.</p>
<p>La ridistribuzione della ricchezza non ha funzionato?</p>
<p><strong>No, non ha funzionato</strong>. Ha provocato più poveri, meno imprese, più disoccupazione, più debito pubblico, per oltre 400 miliardi.</p>
<p><strong>Per ridurre il numero dei poveri</strong> è necessario abbassare le tasse, favorendo la crescita delle imprese e dell&#8217;occupazione. Un abbassamento della pressione fiscale <strong>generalizzata</strong>, cioè per ogni contribuente, orizzontalmente senza inseguire classi, categorie e blocchi sociali, spazzando via la giungla intricata di regimi speciali, agevolazioni, settoriali, detrazioni, deduzioni, bonus, le c.d. tax expenditures; <strong>strutturale</strong>, cioè stabile, non una tantum, che permette una programmazione di lungo periodo e investimenti con la certezza dell&#8217;esborso fiscale futuro.</p>
<p><a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2017/10/POVERTA-2.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-806 size-large" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2017/10/POVERTA-2-1024x512.png" alt="" width="750" height="375" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2017/10/POVERTA-2.png 1024w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2017/10/POVERTA-2-300x150.png 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2017/10/POVERTA-2-768x384.png 768w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2017/10/POVERTA-2-700x350.png 700w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ridurre la spesa pubblica corrente e nel contempo riqualificarla</strong>, per indirizzarla verso la spesa per infrastrutture e ricerca.</p>
<p><strong>La spesa investimenti in infrastrutture di base</strong> (reti stradali, ferroviarie, digitali, di telecomunicazioni, oleodotti, ponti, dighe, centrali energetiche) necessarie all&#8217;esercizio delle attività imprenditoriali e dei cittadini è in grado do produrre PIL.</p>
<p><strong>Gran parte degli studi in materia</strong> riportano una relazione positiva e statisticamente significativa fra infrastrutture e crescita economica. In Giappone è proprio la spesa pubblica dedicata in gran parte agli investimenti per infrastrutture e ricerca che permette di avere il terzo PIL del mondo.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia è ultima per produttività del lavoro negli ultimi 20 anni</strong>, la produttività totale dal 1995 al 2015, è diminuita ad un tasso medio annuo dello 0,1%:  la produttività rappresenta il rapporto tra la quantità di output e le quantità di uno o più input utilizzati per la sua produzione, tipicamente capitale e lavoro. quindi a parità di ore lavorate e di loro costo (input) o si aumenta la quantità di beni o servizi (output) oppure a parità di produzione (output) si diminuisce il costo del lavoro, sia come ore lavorate che come costo delle stesse (input).</p>
<p><strong>È questo il grande problema italiano</strong>: cosa fare per aumentare la produttività?</p>
<p>Attraverso l’innovazione di processo, ottenuto attraverso gli investimenti in ricerca e sviluppo che permette di fare di più con lo stesso numero di ore, è ampiamente dimostrato da studi ed analisi condotti in lungo ed in largo nel globo, che l&#8217;innovazione di prodotto, generando per l&#8217;impresa una quota addizionale di domanda, mette in condizione l&#8217;impresa medesima di aumentare il livello di produzione e occupazione.</p>
<p><strong>L’insufficiente investimento italiano in R&amp;S</strong> è dimostrato dalla modesta quota di brevetti italiani depositati all’ufficio brevetti europeo: l’8% circa contro il 45% circa della Germania, il 18% della Francia, il 14% del Regno Unito.</p>
<p><strong>Nel lungo periodo è la produttività del lavoro</strong>: ogni individuo può acquistare tanti più beni e servizi quanto più è grande la sua capacità di essere produttivo.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/piu-tasse-piu-poverta-perche-la-ridistribuzione-non-funziona/">Più tasse, più povertà. Perché la ridistribuzione non funziona</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La flat tax favorisce i ricchi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 17:27:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La flat tax in Italia è possibile? E soprattutto porterebbe benefici ai cittadini italiani? Partiamo dalla principale critica di chi la avversa: i ricchi pagherebbero quanto i meno abbienti. Ma questo è falso! La flat tax è un’imposta proporzionale, cioè pago in proporzione a quanto guadagno, il che sembra più che ragionevole e incentiva a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La flat tax in Italia è possibile?</strong> E soprattutto porterebbe benefici ai cittadini italiani? Partiamo dalla principale critica di chi la avversa: i ricchi pagherebbero quanto i meno abbienti.</p>
<p>Ma questo è falso!</p>
<p><strong>La flat tax è un’imposta proporzionale</strong>, cioè pago in proporzione a quanto guadagno, il che sembra più che ragionevole e incentiva a produrre più ricchezza e beneficio di tutti.</p>
<p><strong>Al contrario, se la tassazione è progressiva</strong>, cioè all&#8217;aumentare del reddito non pago in proporzione ma molto di più, sono disincentivato dal produrre reddito, a danno di tutti.</p>
<p><strong>La tassazione proporzionale implica</strong> che ogni cittadino pagherà le imposte in proporzione al reddito prodotto, ovvero chi ha un reddito maggiore pagherà più imposte.</p>
<p>Se, <strong>ad esempio</strong>, l&#8217;aliquota unica delle imposte è il 20%, se guadagno 20 mila euro pagherò 4 mila euro, se ne guadagno 100 mila, cioè 5 volte 20 mila, ne pagherò 20 mila, cioè 5 volte 4 mila. Quindi la tassazione proporzionale ha un’unica aliquota o flat tax.</p>
<p><strong>La tassazione progressiva implica che la tassazione cresce</strong> più che proporzionalmente, cioè le aliquote di imposta diversificate crescono al crescere del reddito. Per tornare al precedente esempio, se guadagno 20 mila euro l&#8217;anno pagherò 4 mila circa, se ne guadagno 100 mila ne pagherò 36 mila, <strong>quindi non 5 volte ma 8 volte</strong> cioè circa 16 mila euro in più (senza contare le addizionali regionali e comunali).</p>
<table style="height: 362px;" width="731">
<tbody>
<tr>
<td width="128"></td>
<td width="128">
<p style="text-align: right;"><strong>tassazione</strong></p>
</td>
<td style="text-align: left;" width="128"><strong>proporzionale</strong></td>
<td style="text-align: right;" width="128"><strong>tassazione </strong></td>
<td style="text-align: left;" width="128"><strong>progressiva</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="128">
<p style="text-align: center;"><strong>aliquota</strong></p>
</td>
<td style="text-align: center;" width="128">
<p style="text-align: center;">20%</p>
</td>
<td style="text-align: center;" width="128">
<p style="text-align: center;">20%</p>
</td>
<td style="text-align: center;" width="128"></td>
<td style="text-align: center;" width="128"></td>
</tr>
<tr>
<td width="128">
<p style="text-align: center;"><strong>reddito</strong></p>
</td>
<td width="128">
<p style="text-align: center;">€ 20.000</p>
</td>
<td style="text-align: center;" width="128">&nbsp;</p>
<p>€ 100.000</p>
<p>&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;" width="128">€ 20.000</td>
<td width="128">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">€ 100.000</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" width="128"><strong>tasse da pagare</strong></td>
<td style="text-align: center;" width="128">€ 4.000</td>
<td style="text-align: center;" width="128">€ 20.000</td>
<td style="text-align: center;" width="128">€ 4.000 circa</td>
<td width="128">
<p style="text-align: center;">€ 36.000</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Questo è il regime vigente in Italia</strong>, considerato molto disincentivante.</p>
<p>Ma perché in Italia la tassazione è progressiva? II principio trae ispirazione dalla c.d. <strong>&#8220;decrescenza dell&#8217;utilità marginale&#8221;</strong>: dosi crescenti di un bene ne fanno man mano diminuire la sua utilità/necessità, quindi posso privarmene senza danno.</p>
<p><a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2017/07/2-1.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-681 size-full" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2017/07/2-1.png" alt="" width="1200" height="300" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2017/07/2-1.png 1200w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2017/07/2-1-300x75.png 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2017/07/2-1-768x192.png 768w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2017/07/2-1-1024x256.png 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><strong>Ma ciò può essere vero per un bene infungibile</strong> o che non può facilmente essere scambiato: se mangio dosi aggiuntive di gelato alla quinta coppa sarò sazio e potrò privarmene senza sacrificio.</p>
<p><strong>Ma il reddito-denaro è fungibile, è un bene di scambio</strong>, può trasformarsi qualunque altro bene ed essere utilizzato in ogni impresa; pertanto la sua utilità non è decrescente ma, anzi, permette Ia creazione del risparmio e dell&#8217;investimento che è alla base dello sviluppo di una società umana.</p>
<p><strong>Per dirla con Einaudi </strong>risparmio-investimento-consumo sono in capo alla persona, &#8220;l&#8217;uomo intero&#8221; contrapposto all&#8217;uomo &#8220;scisso keynesiano&#8221;.</p>
<p><strong>Il risparmio investito in progetti imprenditoriali</strong> che allocano in modo efficiente le risorse, creano valore aggiunto, aumentano la produttività, quindi riducono la disoccupazione e il sottosviluppo realizzando una redistribuzione dal basso, contrapposta a quella dall&#8217;alto operata d&#8217;imperio attraverso la tassazione progressiva in nome dell&#8217;<strong>egualitarismo</strong> (l&#8217;uguaglianza sostanziale volta ad eliminare le fisiologiche differenze è nemica dell&#8217;uguaglianza formale, quella davanti alla legge di stampo liberale).</p>
<p>L’obiettivo da perseguire non dovrebbe essere l&#8217;impossibile eliminazione delle diseguaglianze fisiologiche, ma <strong>l&#8217;innalzamento del livello di benessere delle fasce meno abbienti</strong> e ciò si ottiene attraverso il mercato e la crescita economica che produce una redistribuzione libera, spontanea ed efficiente.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-flat-tax-favorisce-ricchi/">La flat tax favorisce i ricchi?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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