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	<title>venezuela Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>venezuela Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Renminbi, debito e circuiti paralleli: la politica estera letta dai flussi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ulderico Di Giancamillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 20:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Adam Tooze]]></category>
		<category><![CDATA[ulderico di giancamillo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è una lettura geopolitica in senso classico, né pretende di esserlo. È piuttosto il criterio che Adam Tooze ha reso familiare: quando il linguaggio politico si irrigidisce e le dichiarazioni si moltiplicano, conviene guardare altrove. Non a ciò che viene detto, ma a ciò che continua a funzionare. Ai flussi di denaro, di credito, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una lettura geopolitica in senso classico, né pretende di esserlo. È piuttosto il criterio che Adam Tooze ha reso familiare: quando il linguaggio politico si irrigidisce e le dichiarazioni si moltiplicano, conviene guardare altrove. Non a ciò che viene detto, ma a ciò che continua a funzionare. Ai flussi di denaro, di credito, di energia. Alle infrastrutture che tengono in piedi il sistema anche quando la politica sembra bloccata.</p>
<p>La politica estera contemporanea, letta da qui, non è una sequenza di gesti simbolici ma un problema di accesso. Accesso ai mercati, alle valute, ai sistemi di pagamento, alle catene logistiche. Le decisioni che fanno titolo durano poco. Quelle che determinano chi può pagare, incassare, compensare durano molto più a lungo. Ed è per questo che, quando una scelta appare opaca o contraddittoria, osservare dove continuano a muoversi i capitali è spesso più istruttivo che ascoltare le dichiarazioni.</p>
<p>Il renminbi è un buon esempio di questa logica, a patto di considerarlo per quello che è. La valuta cinese resta fortemente controllata nella sua versione domestica e non è pienamente convertibile. Proprio questo vincolo ha spinto Pechino a sviluppare, a partire dagli anni Duemila, un mercato offshore del renminbi, inizialmente a Hong Kong e poi in piazze come Londra, Singapore e Lussemburgo. Oggi il renminbi rappresenta circa il 3 per cento dei pagamenti internazionali secondo i dati SWIFT: una quota lontana da quella del dollaro, ma stabile. Non segnala egemonia. Segnala funzione.</p>
<p>Il suo ruolo non è sostituire il dollaro, ma ridurne la centralità in ambiti specifici: scambi bilaterali, prestiti governativi, finanziamenti infrastrutturali. In particolare, consente di regolare operazioni fuori dai circuiti più esposti al rischio sanzionatorio. È una scelta tecnica, non ideologica. Ed è proprio per questo che produce effetti che resistono più a lungo del ciclo politico.</p>
<p>Il Venezuela, osservato attraverso questa lente, smette di essere solo un caso politico e diventa un caso operativo. Il suo debito sovrano è quasi interamente denominato in dollari e resta intrappolato nel regime sanzionatorio occidentale. I bond continuano a essere scambiati sui mercati secondari a prezzi molto bassi, incorporando aspettative di lungo periodo: una futura ristrutturazione, il valore delle riserve petrolifere, un eventuale rientro nei mercati. Non orientano la politica estera. Ne registrano gli effetti. Segnalano dove il flusso si è interrotto.</p>
<p>Parallelamente, però, altri flussi non si sono fermati. Il rapporto tra Venezuela e Iran ne è un esempio concreto: forniture di carburante, assistenza tecnica, scambi compensativi, rotte logistiche schermate. Non è una convergenza ideologica nel senso tradizionale. È la cooperazione tra economie che condividono la stessa condizione: l’esclusione dai canali principali. Quando l’accesso viene negato, la sopravvivenza passa per percorsi laterali.</p>
<p>La Cina opera su un piano diverso, ma coerente con la stessa logica. Tra il 2007 e il 2016 ha erogato al Venezuela oltre 60 miliardi di dollari in prestiti bilaterali, in gran parte garantiti da forniture petrolifere. Questi flussi non transitano dai mercati obbligazionari globali e non dipendono dalla normalizzazione del debito sovrano. Si inseriscono in un’architettura parallela fatta di credito politico e compensazione diretta, in cui il renminbi offshore è uno degli strumenti disponibili. Non perché sostituisca il dollaro, ma perché consente di non dipenderne in modo esclusivo.</p>
<p>I bond raccontano il blocco del circuito occidentale. Le relazioni con Iran e Cina raccontano ciò che continua a muoversi anche quando la politica si irrigidisce. Letti insieme, mostrano una cosa semplice: la geopolitica non si interrompe quando finisce il dialogo, cambia canale.</p>
<p>L’Europa, letta attraverso lo stesso criterio, resta marginale non per mancanza di valori, ma per mancanza di architettura. L’euro è una grande valuta, ma non è sostenuto da un’unione politica e fiscale capace di trasformarlo in leva geopolitica coerente. È una moneta rilevante, ma non decisiva. Non apre canali. Li subisce.</p>
<p>La politica estera, vista da questa prospettiva, assomiglia sempre meno a una sequenza di eventi spettacolari e sempre più a una mappa di condutture. Le prese di posizione contano nel breve periodo. Nel medio e lungo periodo, a pesare sono le infrastrutture che sopravvivono al rumore. Per questo, quando qualcosa non torna, la domanda che orienta davvero l’analisi non è chi ha parlato più forte, ma dove continuano a passare i soldi, il credito, l’energia. È lì che il potere prende forma. Tutto il resto è superficie.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Ulderico Di Giancamillo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/10/ulderico-di-giancamillo.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/ulderico-di-giancamillo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Ulderico Di Giancamillo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Si è laureato in Banking and Finance presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da molti anni lavora nel mondo della finanza tra Londra, Milano e Parigi. È membro del BNP Innovators Program, iniziativa dedicata allo sviluppo di progetti di innovazione tecnologica nel settore bancario. Appassionato di economia, tecnologia e politiche pubbliche, partecipa attivamente a iniziative di volontariato e di partecipazione politica.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/renminbi-debito-e-circuiti-paralleli-la-politica-estera-letta-dai-flussi/">Renminbi, debito e circuiti paralleli: la politica estera letta dai flussi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Venezuela o Argentina: il futuro dell’Italia statalista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Marsonet]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2020 11:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[venezuela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche se secondo qualcuno – la maggior parte delle persone, in effetti, compresi gli studiosi – il mondo sarebbe infestato da “liberisti selvaggi”, la realtà delle cose parrebbe un po’ diversa. Secondo costoro, il problema è che il mercato e la diabolica ideologia ad esso sotteso, il liberismo, si sarebbero impadroniti del globo. In Italia, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se secondo qualcuno – la maggior parte delle persone, in effetti, compresi gli studiosi – il mondo sarebbe infestato da “liberisti selvaggi”, la realtà delle cose parrebbe un po’ diversa. Secondo costoro, il problema è che il mercato e la diabolica ideologia ad esso sotteso, il liberismo, si sarebbero impadroniti del globo. In Italia, in particolare, vi è chi tuona con fare boriosamente moralistico contro la deriva liberista che sarebbe in atto ormai da anni (da decenni, magari, chissà: nel fantastico mondo dell’ideologia tutto è possibile). Secondo alcuni, perfino l’attuale leader leghista sarebbe un furfante liberista (sic!). Ma pazienza: il bambino che è in ognuno di noi amerà sempre le favole.<br />
Per fortuna, però, qualche sacca di resistenza alla vulgata dominante esiste e si fa sentire. Carlo Lottieri in un recente volumetto edito dalla maceratese “Liberilibri” (Per una nuova Costituente. Liberare i territori. Rivitalizzare le comunità, 12 euro, pp. 92, con salace e godibile introduzione di Lugi Marco Bassani) cerca di opporvisi, invitando a guardare in faccia la realtà: niente di più, niente di meno. Ma, si sa, sovente questa è difficile da digerire, in particolare se lo sguardo dell’osservatore è coperto da uno spesso paraocchi e la realtà non si piega alla volontà ingegneristica e iper-razionalistica degli intellettuali, consiglieri del “principe”.<br />
Dopo la pandemia, scrive il filosofo del diritto che insegna nell’ateneo scaligero, i problemi incancreniti di cui soffre questo Paese non potranno che esacerbarsi. Non c’è bonus, sussidio o regolamentazione che tenga: o si inverte radicalmente la rotta, o diventeremo un vero e proprio distaccamento dell’America Latina (peraltro già molto vicina, ascoltando discorsi di molti politici, e non solo). Il fatto è che da noi, il mito dello stato come fornitore benevolente di beni e servizi, portatore di pace e giustizia, difensore dei deboli e degli umili, ha in qualche modo attecchito (sebbene, curiosamente, dall’altro lato ci si lamenti quotidianamente della stessa identica entità: il tema del “doppio” si addice allo stato, o piuttosto ai cittadini, Jekyll in un momento, Hyde in un altro?).<br />
L’Autore non fa mistero delle sue convinzioni: da libertario quale è, lo stato è ritenuto un male in sé, giacché falcidia l’assioma di non aggressione, per cominciare, così come crea incertezza più di quanta non ne elimini (la legislazione distrugge la certezza del diritto), manomette il processo di “scoperta dell’ignoto e correzione degli errori” (attuato dal libero mercato) e, infine, tende ad assorbire tutta l’esistenza degli individui, politicizzando ogni sfera e inaridendo i legami autenticamente comunitari. Il fatto è che lo stato, in Italia soprattutto, è un distruttore dell’ordine: quest’ultimo, infatti, non va pensato alla stregua di un progetto di una qualche “super-mente” che s’invera, bensì come il prodotto inintenzionale dell’interazione spontanea. Un ordine, insomma, non si costruisce: si scopre, si vive quotidianamente. Tale è, infatti, il diritto, ovverosia quell’istituzione, nobile segnale di civiltà, che emerge dalla fitta e complessa trama di rapporti in seno alla società.<br />
Ebbene, lo statalismo vanifica tutto ciò e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, purché non siano abbacinati dall’ideologia. «A ben guardare, in ogni modo – osserva il cofondatore dell’Istituto Bruno Leoni – il fallimento economico della Repubblica italiana è conseguente al venir meno dello spirito autentico del diritto, quale insieme di regole poste a tutela dei singoli e della società, e questo perché il potere ha occupato ogni spazio. In tal modo – continua Lottieri – l’ordinamento ha smesso di essere un quadro di libertà, dove le norme sono lì per tutelare l’autonomia delle persone, mentre è diventato un docile strumento delle mani di pochi. È quindi evidente – conclude il suo ragionamento – che lo stesso crollo economico ha la propria radice più profonda in questa corruzione della vita civile».<br />
Può continuare a esistere un’entità che ogni giorno conculca la libertà individuale, rapina le persone, lede la certezza del diritto, complica la vita degli individui con norme che lievitano e mutano ogni giorno (chi non lo abbia ancora fatto, si legga Freedom and the Law di Bruno Leoni, in Italia pubblicato dalla stessa “Liberilibri”), una burocrazia che, anziché essere al servizio dei cittadini, li asservisce? Nel momento in cui lo stato da variabile dipendente diviene variabile indipendente, rendendo gli individui schiavi del suo potere e della sua autorità, distruggendo le comunità autentiche e la libertà di disporre della propria vita, libertà e proprietà, la domanda va posta con urgenza. Qualunque sia la risposta, lo schema idealtipico vede, da un lato, il modello Venezuela o Argentina, dall’altro lato il modello Svizzera. È sufficiente scolpirsi in testa che il futuro non è scritto e, chi vuole essere libero, deve rivendicare il diritto di resistenza: la proposta del filosofo del diritto bresciano va precisamente in questa direzione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Carlo Marsonet" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/carlo-marsonet-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/carlo-marsonet/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Carlo Marsonet</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>PhD candidate, Luiss Guido Carli, Roma. Tra gli interessi di ricerca: populismo, rapporto liberalismo/democrazia, pensiero liberale classico</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/venezuela-o-argentina-il-futuro-dellitalia-statalista/">Venezuela o Argentina: il futuro dell’Italia statalista</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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