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	<title>Francesco Adile, Autore presso Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Francesco Adile, Autore presso Einaudi Blog</title>
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		<title>Proposte economiche per affrontare la crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Adile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 10:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni tanto anomali quanto travagliati, in cui metà della popolazione mondiale è rinchiusa all’interno della propria abitazione, barcamenandosi tra variegate soluzioni per accelerare il lento scorrere tra le mura domestiche, che sia rispolverare vecchi strumenti musicali o riprendere quell’attività fisica messa da parte dalla frenetica mondanità metropolitana, la seconda principale preoccupazione di governi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni tanto anomali quanto travagliati, in cui metà della popolazione mondiale è rinchiusa all’interno della propria abitazione, barcamenandosi tra variegate soluzioni per accelerare il lento scorrere tra le mura domestiche, che sia rispolverare vecchi strumenti musicali o riprendere quell’attività fisica messa da parte dalla frenetica mondanità metropolitana, la seconda principale preoccupazione di governi e cittadini (dopo la prioritaria salute) è legata all’impatto potenzialmente devastante che il Covid-19 avrà sull’economia e i conti pubblici. <span id="more-2149"></span></p>
<p>In effetti, i dati parlano chiaro: il Fondo Monetario Internazionale prevede per il 2020 una contrazione dell’economia dell’Unione Europea pari al 6,5%, mentre le misure di sostegno adottate dai governi porteranno a un aumento del 6% dei deficit pubblici. La Confcommercio ha registrato un calo dei consumi del 31,7% a marzo (rispetto a un anno prima) e ha calcolato una contrazione del Pil del 13% nel mese di Aprile.<br />
Carlo Bonomi, Presidente di Confindustra, ha dichiarato che occorre “riaprire le produzioni ma evitare seconda ondata contagio. La voragine del PIL è tremenda e far indebitare imprese non è la strada giusta, l’accesso alla liquidità non è immediato”.<br />
Purtroppo per Bonomi e per le imprese italiane, le uniche soluzione finora al vaglio del Governo Conte II e dell’Unione Europea prevedono tutte un’ulteriore aumento del debito pubblico, tra MES (con o senza condizioni) coronabond e Decreto Liquidità.<br />
Ma siamo sicuri che l’ennesimo ricorso al debito, che ha già raggiunto la cifra monstre di 2.447 miliardi di euro (dati Banca d’Italia Febbraio 2020), sia la sola strada percorribile dai nostri governanti? La risposta è no.<br />
Qui di seguito troverete un “mini-manifesto” di provvedimenti economici che potrebbero essere messi in atto per fronteggiare la più grave crisi economica del dopoguerra senza contrarre un solo euro di debito.</p>
<p><strong>Imposta patrimoniale</strong></p>
<p>Applicazione di un’imposta proporzionale (aliquota costante indipendentemente dal valore assunto dalla base imponibile) e straordinaria (applicata una sola volta e senza periodicità) sul patrimonio mobile, ovvero biglietti, monete e depositi sui conti correnti, attraverso l’applicazione di un’aliquota del 2%.<br />
La ricchezza finanziaria degli italiani ammonta a 4.218 miliardi di euro (dati Banca d’Italia 2018). Di questi, 1.390 miliardi di euro sono costituiti da biglietti, monete e depositi sui conti correnti.<br />
Un’imposta sul patrimonio mobile degli italiani, pari a 1.390 miliardi di euro, permetterà di raccogliere, attraverso l’applicazione di un’aliquota proporzionale pari al 2%, un tesoro di circa 27.8 miliardi di euro.</p>
<p><strong>Finanziamenti alle imprese</strong></p>
<p>I 27.8 miliardi di euro verranno utilizzati per erogare contributi a fondo perduto utili a finanziare microimprese, piccole e medie imprese, grandi imprese e progetti imprenditoriali per avviare nuove imprese. Per contributi a fondo perduto si intendono prestiti di denaro senza obbligo di restituzione, senza applicazione dei tassi di interesse né disponibilità di garanzia o di un garante.<br />
Sarà possibile ottenere i finanziamenti a fondo perduto attraverso la partecipazione a bandi erogati da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l&#8217;attrazione degli investimenti e lo sviluppo d&#8217;impresa, la quale procederà con la valutazione dei business plan e l’erogazione dei contributi fino all’esaurimento delle risorse finanziarie.<br />
Quali progetti imprenditoriali verranno finanziati?<br />
Nell’erogazione dei contributi a fondo perduto, verranno presi in considerazione sia elementi economici che elementi non economici, quali il carattere ambientale, sociale ed etico del progetto imprenditoriale presentato, secondo la politica del credito adottata da Banca Etica, istituto di credito che finanzia idee imprenditoriali nei seguenti settori d’impiego:<br />
•	sistema di welfare: servizi sociosanitari, housing sociale, microcredito assistenziale;<br />
•	efficienza Energetica ed Energie Rinnovabili: coibentazione immobili, cogenerazione, solare termico, solare fotovoltaico, eolico, idroelettrico;<br />
•	ambiente: gestione dei rifiuti, riciclaggio delle materie prime, produzioni eco-compatibili;<br />
•	biologico: produzione e commercializzazione di prodotti biologici;<br />
•	cooperazione internazionale: cooperazione allo sviluppo riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri e/o da Istituzioni Sovranazionali, microfinanza, finanza etica e solidale;<br />
•	animazione socio-culturale: educazione, cultura, sport per tutti, centri giovanili, ecc.;<br />
•	commercio equo e solidale<br />
•	realtà economiche con forte connotazione sociale come le organizzazioni che gestiscono beni confiscati alla mafia;<br />
•	impresa sociale e responsabile: attività imprenditoriali che, facendo riferimento ai principi dell’ ‘economia civile’, contemplino anche l’inserimento di criteri sociali, solidali e ambientali (c.d. Di Responsabilità Sociale d’Impresa &#8211; RSI), superando la dicotomia “profit/non profit” e privilegiando, invece, il concetto di “beneficio sociale per la comunità locale”;<br />
•	credito alla persona: fabbisogni finanziari primari (prima casa, mezzi di trasporto, ecc.).<br />
A questi, verranno aggiunti i progetti imprenditoriali orientati allo sviluppo di prodotti, servizi o soluzioni nel campo dell’economia digitale, dell’intelligenza artificiale, della blockchain e dell’internet of things, nonché alla valorizzazione economica dei risultati della ricerca pubblica e privata, come già previsto da Invitalia nel progetto “Smart &#038; Start” per il finanziamento alle startup.<br />
Analisti di Banca Etica verranno affiancati ai funzionari Invitalia nella valutazione del merito creditizio dei progetti presentati per la costituzione di nuove imprese.<br />
Cosa finanzierà il fondo per le imprese?<br />
Verranno finanziate le attività già previste da Invitalia nel progetto “Smart &#038; Start” per il finanziamento alle startup, ovvero:<br />
•	Impianti, macchinari e attrezzature nuove di fabbrica<br />
•	Componenti hardware e software<br />
•	Brevetti, marchi e licenze<br />
•	Certificazioni, know-how e conoscenze tecniche direttamente correlate alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa<br />
•	Licenze e diritti relativi all’utilizzo di titoli della proprietà industriale<br />
•	Licenze relative all’utilizzo di software<br />
•	Progettazione, sviluppo, personalizzazione, collaudo di soluzioni architetturali informatiche e di impianti tecnologici produttivi<br />
•	Consulenze specialistiche tecnologiche<br />
•	Costi salariali relativi al personale dipendente, nonché costi relativi a collaboratori<br />
•	Servizi di incubazione e di accelerazione di impresa<br />
•	Investimenti in marketing e web marketing</p>
<p>La politica di finanziamenti a fondo perduto si ispira all’iniziativa economia di ultima istanza definita “Helicopter Money”, termine coniato dall’economista Milton Friedman nel 1969 il quale, utilizzando l’analogia di un elicottero che lancia banconote dal cielo per indicare un aumento di liquidità da parte della banca centrale di un paese, che dovrebbe stampare carta moneta e distribuirla direttamente ai cittadini. Ma, mentre Friedman faceva riferimento, per l’appunto, a un aumento della massa monetaria in circolazione attraverso una politica espansiva, in questo caso l’Helicopter Money indicherebbe investimenti a fondo perduto indirizzati a PMI e imprese di nuova costituzione, dunque denaro distribuito a piccoli, medi e nuovi imprenditori.</p>
<p>L’imposta sul patrimonio mobile degli italiani avrà una duplice funzione:<br />
•	rappresentare un’alternativa all’emissione di titoli di debito e altre iniziative economiche a carattere di “prestito” le quali, a causa di un ulteriore aumento del debito pubblico, costringerebbero il governo ad adottare manovre “lacrime e sangue” per ripagare il debito e i relativi interessi, ovvero una politica fiscale restrittiva che scoraggerebbe la domanda interna;<br />
•	garantire l’accesso al credito, attraverso la costituzione del fondo alle imprese che verrebbe costituito attraverso il gettito dell’aliquota patrimoniale, a quelle fasce della popolazione che rinunciano a realizzare progetti imprenditoriali per mancanza di disponibilità di garanzia o di un garante.</p>
<p>L’imposta patrimoniale verrà introdotta al termine ufficiale, posto dal governo, dell’emergenza sanitaria.</p>
<p>Tassi di interesse negativi sui conti correnti</p>
<p>Introduzione di tassi di interesse negativi ai conti correnti da parte degli istituti di credito al fine di scoraggiare il risparmio e incentivare gli investimenti e i consumi. </p>
<p>Nello specifico:<br />
•	applicazione di un tasso d’interesse del &#8211; 0,5% sui depositi superiori a 100.000 euro;<br />
•	applicazione di un tasso d’interesse del – 1% sui depositi superiori a un milione di euro;</p>
<p>L’applicazione di tassi di interesse negativi è un’arma a doppio taglio, in quanto può generare uno dei seguenti effetti:<br />
•	effetto sostituzione: i risparmiatori sarebbero stimolati a consumare di più a causa della perdita di valore del contante;<br />
•	effetto reddito: l’erosione dei risparmi potrebbe indurre i consumatori a spendere meno.</p>
<p>L’applicazione di tassi negativi esclusivamente sui conti correnti dei risparmiatori facoltosi, pertanto dotati di un più elevato potere d’acquisto, li spingerebbe a compensare la perdita di valore del contante con una maggiore propensione al consumo e all’investimento, producendo, dunque, un effetto sostituzione.</p>
<p>Sarà compito degli istituti di credito proporre ai risparmiatori alternative d’investimento secondo un’accurata valutazione di appropriatezza (analisi delle conoscenze ed esperienze finanziarie del cliente rispetto al prodotto finanziario richiesto o proposto) e di adeguatezza (analisi degli obiettivi d’investimento, capacità finanziaria, preferenza per il rischio e profilo di rischio del cliente).</p>
<p>L’aumento della propensione media al consumo a seguito di una riduzione della propensione media al risparmio dovrebbe avere l’ulteriore effetto di incoraggiare l’iniziativa imprenditoriale.<br />
Infatti, sosteneva l’economista John Maynard Keynes, gli imprenditori impostano i propri piani di produzione sulla base delle previsioni della domanda. Pertanto, a fronte di una crescita della domanda (a seguito dell’aumento della propensione media al consumo), gli imprenditori investiranno, produrranno e assumeranno lavoratori.</p>
<p>Inoltre, tale proposta prende ispirazione dall’analisi degli effetti negativi dell’Abenomics, il pacchetto di misure economiche adottato dal governo giapponese di Shinzo Abe.<br />
L’iniziativa prevede il deprezzamento dello yen con lo scopo di incentivare l’export giapponese continuamente minacciato da quello cinese, l’introduzione di tassi di interesse negativi, da parte della banca centrale, su parte delle riserve in eccesso delle istituzioni finanziarie, al fine di incentivare l’erogazione del credito, e una politica monetaria espansiva per aumentare l’inflazione.<br />
Se da un lato, nell’immediato termine, l’Abenomics ha prodotto un aumento del tasso di crescita annuale nonché una crescita del mercato della borsa valori e dell’avanzo commerciale, dall’altro lato, i risparmiatori giapponesi, impoveriti da un debole tasso di cambio causato dal deprezzamento dello yen, hanno continuato a tenere nel loro portafoglio troppa liquidità che non rende nulla.</p>
<p>Pertanto, l’introduzione di tassi di interesse negativi sui conti bancari ha l’obiettivo di far scoppiare la “bolla del cash” che caratterizza il risparmio italiano, ovvero la detenzione di una ricchezza immobile e improduttiva.</p>
<p>L’applicazione di un’imposta patrimoniale sul patrimonio mobile degli italiani e l’introduzione di tassi di interesse negativi sono iniziative che dovranno essere intraprese a distanza di almeno sei mesi l’una dall’altra, al fine di evitare che l’adozione di due misure troppo vicine tra loro che colpiscono i risparmi  possa generare una riduzione della propensione media al consumo.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesco Adile" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/02/francesco-adile-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesco-adile/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco Adile</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/proposte-economiche-per-affrontare-la-crisi/">Proposte economiche per affrontare la crisi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Giovani e impresa: e se l’Italia imparasse dall’Irlanda?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Adile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 21:08:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù, ti annega di verde e ti copre di blu”. Così cantava Fiorella Mannoia nel 1991, un poetico omaggio al paese della Guiness, divenuto uno dei brani più celebri della cantante romana. Eppure, la Tigre Celtica non è soltanto il paese delle pinte di birra e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù, ti annega di verde e ti copre di blu”.</em> Così cantava Fiorella Mannoia nel 1991, un poetico omaggio al paese della Guiness, divenuto uno dei brani più celebri della cantante romana.</p>
<p>Eppure, la Tigre Celtica non è soltanto il paese delle pinte di birra e della musica folk, del <em>dubliner </em>James Joyce e dei sempiterni nuvoloni plumbei che vigilano sulle praterie sconfinate. L’Irlanda è ormai da anni l’El Dorado verde di imprese e multinazionali, meta di pellegrinaggio di startupper da tutta Europa.<span id="more-2070"></span></p>
<p>Colpita nel 2009 da una forte recessione economica come conseguenza dello scoppio della bolla immobiliare, l’Irlanda ha attraversato tre anni di forti sacrifici imposti dal programma d’austerità della Troika (il connubio Commissione UE, BCE e FMI occupatosi dei piani di salvataggio dei paesi dell’area euro a rischio insolvenza), delle cui catene si è liberata nel 2013, dopo essere stata inserita nell’infamante gruppo dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), la cinquina dei paesi europei che più hanno risentito delle conseguenze della crisi economica globale.</p>
<p>Oggi, l’Irlanda è uno dei paesi al mondo con la più bassa tassazione d’impresa e uno dei più favorevoli allo sviluppo di business,  grazie a un’aliquota del 12,5%  sui profitti delle società, un credito d’imposta fino al 30% sulle attività di ricerca e sviluppo e una deduzione fiscale, al 12,5%, per spese in ricerca e sviluppo. Inoltre, è prevista un’esenzione fiscale di tre anni per le imprese di nuova fondazione.</p>
<p>Nel 2018, Enterprise Ireland, braccio operativo del governo irlandese, ha messo in palio 500.000 euro per le imprese intenzionate a stabilire il proprio business nel paese del trifoglio. Due anni prima, la stessa agenzia di sviluppo economico aveva investito 32 milioni di euro in startup. Grazie al lavoro di Enterprise Ireland, il governo irlandese è capace di generare ritorni economici di circa 60 milioni di euro l’anno, proprio per via degli investimenti in startup, rendendo l’Irlanda il sesto paese al mondo per investimenti esteri, una nazione che, oltretutto, vanta la popolazione più giovane d’europa (l’età media dei cittadini irlandesi è di 36 anni).</p>
<p>E l’Italia? Il Bel Paese, sfortunatamente, si colloca in una situazione diametralmente opposta rispetto al partner anglosassone. Secondo uno studio della CGIA di Mestre (Associazione Artigiani e Piccole Imprese), l’Italia è il penultimo paese in Europa per capacità di attrarre investimenti stranieri (peggio di noi, soltanto la Grecia). Secondo il rapporto “Paying Taxes 2020” realizzato da Banca Mondiale e PWC, la pressione fiscale sulle imprese in Italia si attesta al 59,1% ( a fronte di una media europea del 38,9%), mentre le ore impiegate per gli adempimenti fiscali risultano pari a 238 (a fronte di una media europea di 161). Basti solo pensare che l’IRES, ovvero l’Imposta sul Reddito delle Società, prevede un’aliquota del 24%, quasi il doppio dell’aliquota sui profitti d’impresa pagata dalle aziende irlandesi. Inoltre, l’Italia è il paese più “anziano” d’Europa (un cittadino su quattro ha più di 65 anni).</p>
<p>Ma non mancano duri attacchi al sistema fiscale irlandese. Secondo Roberto Rustichelli, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), il dumping fiscale generato da partner UE come Regno Unito, Malta, Lussemburgo, Paesi Bassi e la stessa Irlanda causerebbe al nostro paese una perdita economica fino a 8 miliardi di dollari l’anno. Alla luce di ciò, resta da capire come sia possibile che un paese come la Francia il quale, pur non presentando particolari regimi fiscali caratterizzati da esenzioni e timide aliquote, esattamente come l’Italia, riesca, diversamente da noi, a far leva su un’economia domestica di grande scala, collocandosi al settimo posto al mondo (subito dopo l’Irlanda) per investimenti esteri.</p>
<p>Eppure, nonostante gravi problemi strutturali legati a una burocrazia scellerata, una tassazione da stato sovietico nonchè una generalizzata cultura anti-impresa, il nostro paese non è esattamente un deserto imprenditoriale. Al contrario, secondo la Coldiretti, nel 2018 sono state lanciate 300 imprese giovanili al giorno, un dato impressionante che rende i giovani italiani i più intraprendenti d’Europa. Allo stato attuale, le startup iscritte al Registro delle Imprese equivalgono alle 10.630 unità, per un valore della produzione di circa 1,2 miliardi di euro.</p>
<p>Insomma, i dati parlano chiaro: il tessuto imprenditoriale italiano è ancora vivo e vegeto, e il nostro paese può ancora contare su estro, creatività, innovazione e intraprendenza, qualità che lo hanno reso una delle nazioni più ricche del mondo.</p>
<p>Ma è il momento di costruire un ponte di comunicazione tra politica e impresa, una finestra di dialogo e confronto tra realtà partitiche di ispirazione liberale e social-liberale e giovani imprenditori e startupper, per fare in modo che questi ultimi vengano messi nelle migliori condizioni per lavorare e fare business in Italia, senza essere costretti a emigrare altrove per ricercare ricchezza e riconoscimenti.</p>
<p>E’ il momento di ridurre una pressione fiscale che fa scappare capitali all’estero e scoraggia la libera iniziativa economica, diritto fondamentale di qualunque democrazia liberale. In questo, il modello irlandese, forte di numeri incoraggianti che ne attestano l’estrema l’efficacia, può sicuramente insegnarci qualcosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesco Adile" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/02/francesco-adile-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesco-adile/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco Adile</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/giovani-e-impresa-e-se-litalia-imparasse-dallirlanda/">Giovani e impresa: e se l’Italia imparasse dall’Irlanda?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Fine vita e Dj Fabo: la Chiesa perde il pelo ma non il vizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Adile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 19:03:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 25 Settembre 2019, la Corte Costituzionale si è pronunciata sull’aiuto al suicidio, ritenendo, in attesa di un indispensabile intervento del legislatore &#8220;non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile”. La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/fine-vita-e-dj-fabo-la-chiesa-perde-il-pelo-ma-non-il-vizio/">Fine vita e Dj Fabo: la Chiesa perde il pelo ma non il vizio</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 25 Settembre 2019, la Corte Costituzionale si è pronunciata sull’aiuto al suicidio, ritenendo, in attesa di un indispensabile intervento del legislatore &#8220;non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile”.</p>

<span id="more-1951"></span>


<p>La decisione riguarda la vicenda di Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, accompagnato da Marco Cappato, esponente radicale nonché membro dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, in una clinica in Svizzera il 28 Febbraio 2017, dove il Dj decise di morire mediante suicidio assistito.</p>



<p>Il giorno dopo, lo stesso Cappato venne indagato per aiuto al suicidio, reato previsto dall’articolo 580 del codice penale, in seguito all’autodenuncia ai carabinieri.</p>



<p>La sentenza della Consulta ha creato uno storico precedente, mettendo ancora una volta pressione sul Parlamento affinché legiferi in materia di eutanasia e suicidio assistito. </p>



<p>Prevedibile quanto oscena la reazione del mondo cattolico. Monsignor Stefano Russo, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, ha blaterato di “cultura della morte”, invitando i medici all’obiezione di coscienza poiché “il medico esiste per curare le vite, non per interromperle”. Immediata la risposta dei medici obiettori. L’Amci, l’associazione medici cattolici italiani, ha reso noto che ci sono “almeno 4mila medici cattolici pronti a fare obiezione di coscienza” nel caso il Parlamento “legiferasse a favore del suicidio medicalmente assistito”.</p>



<p>Luciano Cadelano, chirurgo del policlinico Umberto I di Roma, sostiene che “tra il 75 e l&#8217;80 per cento dei colleghi diranno no per questioni morali, ideologiche e religiose ma soprattutto perché non vorranno essere additati come i dottor Morte”, confermando, difatti, le minacce avanzate dall’Amci.</p>



<p>In effetti, il nostro Paese è da tempo abituato alle reazioni scomposte e anti-democratiche della Chiesa cattolica di fronte a ogni tentativo di apertura a tematiche etico-sociali di vario genere. </p>



<p>Si pensi, rimanendo in tema eutanasia, a Piergiorgio Welby, giornalista e attivista italiano, affetto da distrofia muscolare dall’età di 16 anni e dal 1997 attaccato a un respiratore automatico, morto il 20 Dicembre 2006 tramite interruzione della respirazione assistita e previa somministrazione di sedativi. In quel caso, il Vicariato di Roma negò a Welby i funerali mediante rito religioso, richiesti dalla moglie cattolica Mina Welby, poiché morto suicida. La stessa Chiesa che non batté ciglio quando si trattò di celebrare le esequie di Vittorio Casamonica, il boss “Re di Roma”, la cui salma fu accompagnata da cavalli, Rolls-Royce, elicottero e musica del padrino.</p>



<p>Se, da un lato, a mafiosi e dittatori viene riconosciuto il diritto di riposare in pace e di morire nel proprio letto (si ricordi il “Grande” Giovanni Paolo II il quale, nel 1999, quando Pinochet venne arrestato in Gran Bretagna per essere estradato in Spagna, scrisse una lettera di solidarietà volta a esercitare pressioni sulle autorità inglesi al fine di bloccare l’estradizione), dall’altro, chi è costretto a “vivere” una vita confinato in un letto d’ospedale attaccato a una macchina, chi decide di mettere fine alle proprie sofferenze poichè impossibilitato a camminare, sorridere, muovere le mani o parlare, è destinato, secondo l’umanissima Chiesa cattolica, alla dannazione eterna, generando forti dubbi circa gli strani meccanismi che regolano questa singolare giustizia divina.</p>



<p>E la politica? Già, la politica. Il Primo Ministro Conte, l’elegante e raffinato centrista con il fazzoletto da taschino a tre punte, burattino diventato uomo, come Pinocchio, dubita che esista un diritto alla morte, intervenendo “da giurista e da cattolico”. Vabbè, potremmo dire, il premier Conte non è né di destra né di sinistra, pertanto cerca di accontentare tutti, cattolici inclusi.</p>



<p>E la sinistra? Già, la sinistra. Il Partito Democratico, sedicente soggetto politico di centro-sinistra, dunque difensore (almeno sulla carta) del laicismo e del principio di laicità dello Stato sancito dalla Costituzione italiana, ha di recente accolto a braccia aperte Beatrice Lorenzin, politica contraria ai matrimoni omosessuali, alle adozioni gay, alla fecondazione assistita, all’utero in affitto e alla pillola abortiva presso i consultori. Inoltre, da Ministro della Salute, la Lorenzin permise ai medici di applicare l’obiezione di coscienza sul testamento biologico. Alla luce di tutto questo, cosa ci fa Beatrice Lorenzin in un partito di centro-sinistra?</p>



<p>Ancora più imbarazzante è stato il post su Facebook dello stesso Partito Democratico all’indomani della presentazione di benvenuto della Lorenzin, il quale ha fatto riferimento a un non meglio precisato “cattolicesimo democratico” su cui “costruire un partito aperto, plurale”.</p>



<p>In ogni caso, è quantomeno lecito ritenere che, se a un certo punto della storia politica italiana, Beatrice Lorenzin e Laura Boldrini, la prima agnello di Dio partorito dal conservatorismo di destra, la seconda pasdaran femminista nonché fiore all’occhiello di certi socialisti democratici, si ritrovano all’interno dello stesso partito, probabilmente quel partito non ha più senso di esistere.</p>



<p>Il caso Dj Fabo ha permesso di ricordarci, ancora una volta, il vero volto della Chiesa cattolica: conservatore, oscurantista, moralista e profondamente autoritario. </p>



<p>Decenni di secolarismo, iniziato oltre duecento anni fa con la rivoluzione illuminista, hanno permesso di circoscrivere e marginalizzare il potere Vaticano ma, evidentemente, non è bastato: la Chiesa perde il pelo ma non il vizio. E no, non esiste nessun “cattolicesimo democratico”.</p>


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		<title>L’avanzata dei cristiani radicalisti in politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Adile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2019 20:03:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’onda nera della destra reazionaria e conservatrice ha investito intere sacche geografiche del globo, dall’Est Europa fino al Brasile, passando per il Belpaese. Orde di nazionalisti hanno invaso strade e parlamenti, avanzando imperterriti al grido di “Dio, Patria, Famiglia”. Nell’epoca del grande sonno socialdemocratico, di una sinistra che si guarda l’ombelico e di un Liberalismo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’onda nera</strong> della destra reazionaria e conservatrice ha investito intere sacche geografiche del globo, dall’Est Europa fino al Brasile, passando per il Belpaese. Orde di nazionalisti hanno invaso strade e parlamenti, avanzando imperterriti al grido di “<strong>Dio, Patria, Famiglia</strong>”.</p>
<p>Nell’epoca del grande sonno socialdemocratico, di una sinistra che si guarda l’ombelico e di un Liberalismo che esiste e resiste ma non si sente troppo bene, un elemento salta prepotentemente agli occhi degli osservatori politici: il <strong>ritorno in auge del radicalismo cristiano.</strong></p>
<p>Che siano cattolici, ortodossi o protestanti, i Timorati di Dio sono tornati protagonisti della scena politica internazionale, dopo decenni di Secolarismo e Laicità dello Stato che sembravano aver ammansito certe spinte integraliste.</p>
<p><span id="more-1899"></span></p>
<p>Qui di seguito, in particolare, racconteremo le gesta benedette dei “Big Four” di Nostro Signore che hanno dichiarato guerra all’Ordine Liberale, sfidando laici e laicisti di destra e sinistra.</p>
<p><strong>UNITI PER DIO, CHI VINCER CI PUO’? </strong>Iniziamo in casa nostra, terra vaticana e democristiana, oramai feudo indiscusso del popolarissimo (quasi ex) ministro a petto nudo Matteo Salvini, campione nei sondaggi elettorali e nelle spiagge nazional-popolari delle coste italiche. Nel giorno del voto alla Camera sul Decreto Sicurezza bis, provvedimento di dubbia costituzionalità che criminalizza il salvataggio in mare di migranti (persone), il <strong>Capitano ha parlato di “bel regalo nel giorno del compleanno della Vergine Maria</strong>”. Lo stesso Salvini che, durante la conferenza stampa post-elezioni europee, ha <strong>sbaciucchiato un crocifisso</strong> affidando al Cuore Immacolato di Maria “il futuro e il destino di un Paese e di un continente”.</p>
<p>Lo stesso Salvini che, nel Febbraio del 2018, a pochi giorni dalle elezioni politiche del 4 Marzo, durante un comizio in Piazza Duomo a Milano, “giurò” sulla Costituzione e <strong>sul Vangelo</strong> mentre brandiva un rosario.<br />
Per ultimo, la sera del 5 Agosto, il numero uno leghista ha celebrato il compleanno di “Maria Santissima” postando sul suo profilo Twitter un’immagine della Madonna, augurando così una “serena notte” ai suoi follower. Nessuno mai si era spinto così lontano, nemmeno ai tempi dei baciapile genuflessi che costellavano l’universo eterogeneo della Balena bianca.</p>
<p>Il Leader della Lega sta chiaramente e spudoratamente <strong>ammiccando all’area più estrema e reazionaria della Chiesa</strong>, rivolgendosi a coloro che mischiano Fascismo e Cristianesimo, Sovranismo e Oscurantismo religioso, ultrà della cristianità che non risparmiano nemmeno Sua Santità Pop Papa Bergoglio, descritto dai pasdaran in odor d’incenso come una specie di comunista alla Santa Sede. E fa nulla che il Ministro dell’Interno abbia subito l’onta della scomunica da nientepopòdimenoche Famiglia Cristiana, il celebre settimanale di ispirazione cattolica, la quale ha dedicato al Capitano la copertina del 26 Luglio 2018 con un eloquente (quanto deliziosamente ironico) “Vade Retro Salvini”, al fine di condannare le parole d’odio e disprezzo nei confronti dei migranti che spesso hanno caratterizzato (e continuano a caratterizzare) la dialettica politica del capo del Viminale.</p>
<p>I cattolici moderati appaiono oramai, almeno agli occhi di Salvini, una minoranza che in cabina elettorale, semplicemente, non paga, o al limite, per i meno pessimisti, una maggioranza silenziosa.</p>
<p><strong>SUL BEL DANUBIO BLU</strong>. Approdiamo in Ungheria, alla corte di <strong>Viktor Orban</strong>, compagno di merende di Matteo Salvini e principale teorico della “democrazia illiberale”. Orban è il padre della nuova Costituzione ungherese, approvata dal parlamento di Budapest nel Marzo del 2013, che ha ufficializzato la centralità della religione cattolica nel paese dei magiari.</p>
<p>Oltre a limitazioni dei poteri della Corte Costituzionale, della libertà di espressione e di opinione, oltre al divieto di dibattiti elettorali su radio e tv private e alla criminalizzazione dei senzatetto che dormono in strada, la riforma costituzionale prevede la protezione della vita del feto fin dal concepimento, l’impossibilità per le coppie non sposate, senza figli o omosessuali di avere la definizione di famiglia (godendo, pertanto, di meno diritti e agevolazioni rispetto alle coppie eterosessuali con figli), nonché un riferimento iniziale a Dio e alle radici cristiane del Vecchio Continente. Una vera e propria rivoluzione bianca in un paese in cui, probabilmente a causa di vecchi strascichi del periodo comunista, il 15% circa della popolazione si dichiara laica o atea.</p>
<p>Per ultimo, nel Febbraio 2019, il Premier ungherese ha varato un pacchetto di provvedimenti consistenti in sgravi fiscali e sussidi a vantaggio delle giovani coppie al fine di combattere “l’invasione musulmana” favorendo la nascita di “più bambini ungheresi e in generale più bambini europei cristiani”. Solo così, secondo Orban, si potrà garantire “la sopravvivenza dell’Occidente”.</p>
<p><strong>L’ORSO INDOMITO. Vladimir Putin</strong> è sicuramente il maggior esponente di questo Nuovo Ordine Illiberale, Leader Maximo dell’Internazionale Sovranista (sempre che ne esista una), il Lenin del nazionalismo destroide, tanto per citare un altro Vladimir che calpestò le terre di Russia circa cento anni fa.</p>
<p>Nel Gennaio del 2018, lo Zar si fece riprendere mentre si immergeva nelle gelide acque del lago Seliger, durante le celebrazioni della festa ortodossa dell’Epifania al monastero di Nilov a Ostashkov, a circa 370 chilometri a nord di Mosca, una pratica che ricorda il battesimo di Gesù Cristo da parte di San Giovanni Battista nel fiume Giordano.</p>
<p>Ancor più interessanti sono le dichiarazioni di Luglio 2018 dell’ex agente del KGB, durante l’anniversario dei 1130 anni dal battesimo del principe Vladimir il Grande nelle acque del fiume Dnepr. Di fronte a pezzi grossi della Chiesa ortodossa, il sovrano di Russia ha sottolineato con forza le <strong>radici cristiane dell’identità russa</strong>, descrivendo la conversione al cristianesimo come la vera “nascita spirituale” che ha guidato la Russia nella sua “missione nel mondo”.</p>
<p>E che dire del commovente aneddoto del <strong>battesimo di Putin</strong>, avvenuto di nascosto nel 1952 nella cattedrale di San Pietroburgo per volere della madre, moglie di un rigido e ateo funzionario del Partito Comunista, contrario per ovvi motivi al battesimo del piccolo Vladimir. Aneddoto ricordato dallo stesso Putin, ai microfoni di una calca di cronisti, durante la <strong>messa di mezzanotte del Natale ortodosso</strong>, nel Dicembre del 2011, proprio nella cattedrale di San Pietroburgo. Un uomo di Dio al comando di una super-potenza.</p>
<p><strong>IL DEMONE VERDEORO</strong>. Concludiamo il nostro giro panoramico cristiano-sovranista nel Brasile di <strong>Jair Bolsonaro</strong>, eletto presidente nell’Ottobre del 2018 con il 55,13% dei voti. A nove mesi dalla sua elezione, il paese della Samba e del carnevale è colpito dalla crescita della disoccupazione, dai tagli a istruzione e sanità pubbliche e dal disboscamento della foresta amazzonica, quest’ultima utile a sottolineare quanto le politiche anti-ambiente dell’ex militare rappresentino un vero e proprio cancro ai polmoni del pianeta Terra. Un “flagello di Dio”, come definito da Daniele Mastrogiacomo in un lucidissimo articolo pubblicato da L’Espresso del 21 Luglio 2019.</p>
<p>Ma come descrivere il rapporto tra Bolsonaro e religione? “Idilliaco” sarebbe il termine giusto, come chiaramente confermato dallo slogan che ha accompagnato l’ascesa politica dell’ex capitano dell’esercito, ovvero “Il brasile al di sopra di tutto, Dio al di sopra di tutti”.</p>
<p>Anti-abortista, anti-gay e contrario all’ideologia del gender, Bolsonaro si definì “una minaccia per chi vuole distruggere i valori della famiglia” (qualunque essi siano). Grazie alle sue spinte fondamentaliste, il “Trump brasiliano” ha ricevuto l’appoggio delle chiese evangeliche del Paese, le quali rappresentano il 29% della popolazione. Un’alleanza strategica che ha contribuito alla vittoria politica di Bolsonaro, che ha potuto così conquistare il Palazzo del Planalto.</p>
<p><strong>I crociati del terzo millennio</strong> stanno conducendo una guerra santa, senza esclusione di colpi, contro i “traditori della patria e della fede”, i senza-Dio del Progressismo, mentre esponenti politici liberali e moderati, democratici e riformisti, rimangono semplicemente a guardare, come l’asino dell’orwelliana fattoria degli animali, metafora degli intellettuali pessimisti russi, inermi di fronte alle degenerazioni dello Stalinismo. <strong>Che Dio ci assista</strong>.</p>
<p>Articolo pubblicato anche sul quotidiano online di Messina &#8220;Tempostretto&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aiutiamoli (davvero) a casa loro</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Aug 2019 13:41:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Aiutiamoli a casa loro”. Questa frase, semplice e di facile effetto, è nota per esser diventata il principale slogan delle destre sovraniste e populiste, una “soluzione” in pillole da somministrare agli odiatori seriali stile “non passa lo straniero” per dormire sonni tranquilli, barricati in casa a protezione dei confini, armati di pistole cariche di legittima [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Aiutiamoli a casa loro”. Questa frase, semplice e di facile effetto, è nota per esser diventata il principale slogan delle destre sovraniste e populiste, una “soluzione” in pillole da somministrare agli odiatori seriali stile “non passa lo straniero” per dormire sonni tranquilli, barricati in casa a protezione dei confini, armati di pistole cariche di legittima difesa.</p>
<p>Uno slogan che riassume perfettamente la pretesa di una larga parte della politica contemporanea di affrontare problematiche complesse, come quelle legate alla gestione dei flussi migratori, attraverso mere banalizzazioni e semplificazioni, pensieri brevi, pasticche di verità, il tutto condito da rigurgiti di odio sociale, spesso concretizzato in una battaglia tra poveri. Un modus operandi oramai predominante, capace di sbancare le cabine elettorali dalle Alpi alle Madonie.</p>
<p><span id="more-1889"></span></p>
<p>Per fortuna e purtroppo, la politica è complessità, e se spogliamo il suddetto slogan delle sue connotazioni più marcatamente xenofobe e razziste, semplicistiche e pressappochiste, riusciremo a trovarvi una certa logica, un fondo di verità, un barlume di pensiero razionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>HO TROVATO L’”INVASOR”. </strong>Secondo il rapporto “World Population Prospects: the 2017 Revision”, pubblicato dalle Nazioni Unite, entro la fine del secolo l’Africa raggiungerà una popolazione di oltre 4 miliardi di abitanti. Nel 2050, il pianeta Terra conterà un totale di 9,7 miliardi di unità.</p>
<p>Quest’esplosione demografica nel continente nero, collocata all’esatto opposto rispetto alla bassa natalità che caratterizza, invece, l’attuale Europa, si scontrerà con risorse naturali sempre più limitate, enormi difficoltà legate a povertà e sopravvivenza che spingeranno milioni di persone ad attraversare il mediterraneo, sostanzialmente per continuare a vivere.</p>
<p>A questo si aggiunge la tragedia del riscaldamento globale. Il rapporto “Lancet Countdown” stima che entro il 2050 il cambiamento climatico avrà prodotto circa 1 miliardo di rifugiati, i cosiddetti “migranti climatici” provocati da catastrofici eventi metereologici come uragani, tifoni, frane, alluvioni, siccità, etc. Per capire la portata di un trend del genere, basti pensare che, tra il 2008 e il 2016, i rifugiati climatici sono stati 21,8 milioni l’anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA DORMIENTE EUROPA. </strong>Nel 2015, Bill Gates, il fantastiliardario fondatore della Microsoft, ha investito 5,1 miliardi nello sviluppo economico e sociale dei Paesi africani, attraverso la fondazione “Bill &amp; Melinda Gates”, lanciata insieme alla moglie Melinda French, a sostegno di programmi incentrati su salute e nutrizione, prevenzione delle malattie, sanità, agricoltura, servizi finanziari per i soggetti in povertà. Nello stesso anno, l’Unione Europea ha stanziato 2,4 miliardi per progetti legati a “cooperazione e sviluppo”. Tradotto: un solo uomo, seppur tra i più ricchi al mondo, con un patrimonio stimato di 100 miliardi di dollari, ha investito nel continente nero più del doppio di un’istituzione internazionale formata da ventotto Paesi, sei dei quali membri del G10 (Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Belgio e Svezia). Lo stesso Bill Gates, nel 2017, ha sollecitato gli Stati europei ad “aumentare in modo consistente gli aiuti allo sviluppo alle terre d’oltremare”.</p>
<p>In effetti, i preoccupanti dati circa la crescita demografica nei Paesi africani e l’esplosiva crescita di migranti climatici nei prossimi trent’anni , dovrebbe far riflettere le istituzioni europee sulla necessità di lanciare un serio e consistente programma di investimenti, caratterizzato da una forte impronta ecologica. Progetti di promozione e sviluppo economico-sociale incentrati sullo sviluppo sostenibile, il micro-credito, l’istruzione, la cultura, l’educazione sessuale e finanziaria.</p>
<p>Un vero e proprio “piano di ripresa africana”, sulla scia dell’”European Recovery Program”, nome ufficiale del Piano Marshall che, come ben noto, aiutò l’Europa a rialzarsi dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale. Un piano economico che potrebbe salvare milioni di persone altrimenti condannate a morire di fame e permetterebbe di proteggere il Welfare State europeo la cui tenuta sarebbe sicuramente messa in pericolo dall’arrivo incontrollato di masse di migranti.</p>
<p>Insomma, è tempo che l’Unione Europea si svegli, prima che sia troppo tardi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo pubblicato anche dal quotidiano online di Messina &#8220;Tempostretto&#8221;</p>
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		<title>La leggenda del liberismo in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Adile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2019 16:48:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per spiegare la tragicomica situazione in cui versa l’economia italiana, paralizzata da un debito pubblico attualmente attestato alla cifra record di 2.364 miliardi di euro (Febbraio 2019), politici, economisti, giornalisti, scrittori e variegati opinionisti si sono sbizzarriti nelle più disparate teorie, nella smania ossessiva di individuare un colpevole capace di alleviare lo spirito e la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per spiegare la tragicomica situazione in cui versa l’economia italiana, paralizzata da un debito pubblico attualmente attestato alla cifra record di 2.364 miliardi di euro (Febbraio 2019), politici, economisti, giornalisti, scrittori e variegati opinionisti si sono sbizzarriti nelle più disparate teorie, nella smania ossessiva di individuare un colpevole capace di alleviare lo spirito e la coscienza del popolo italico.</p>
<p><span id="more-1763"></span></p>
<p>Una di queste, più o meno condivisa dalle facce più radicali della destra e della sinistra, da CasaPound a Potere al Popolo, da Diego Fusaro a Massimo Cacciari, è l’idea secondo cui la profonda e quasi irreversibile crisi economica del nostro paese sia “colpa del liberismo”.<br />
I moderati di centro-destra e centro-sinistra vengono accusati di aver utilizzato il liberismo come strumento di conduzione delle politiche pubbliche, smantellando lo stato sociale a suon di privatizzazioni e regali alle banche. Gli amici di Confindustria e dei “signori della finanza” spiegherebbero, insomma, perché sulle spalle di ogni cittadino italiano graverebbe un debito medio di 38 mila euro. Al netto delle enormi e madornali colpe di destra e sinistra negli ultimi (almeno) venticinque anni, ciò che mi preme comprendere è se l’Italia abbia davvero bisogno di “più Stato nell’economia”, come dichiarato mesi or sono da Carlo Calenda, o se la realtà, al contrario, “sia di diversa opinione”.</p>
<p>PIU’ STATO NELL’ECONOMIA? Secondo dati dell’ISTAT e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il 75% del PIL nazionale deriva da attività condotte dallo Stato o da soggetti ed entità da esso controllate: attività direttamente ascrivibili allo Stato, attività gestite dalle amministrazioni comunali, servizi forniti da aziende possedute da enti territoriali locali. Pertanto, circa 1.294 miliardi di euro di Prodotto Interno Lordo sono riconducibili ad attori economici che operano al di fuori delle logiche di libero mercato, sotto la spinta della “mano visibile” dello Stato.</p>
<p>LE “PRIVATIZZAZIONI”. La tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova nell’Agosto del 2018 è stata capitalizzata dagli attuali partiti di governo per lanciare una campagna di demonizzazione delle privatizzazioni, sostenendo la necessità di nazionalizzare le autostrade italiane per far fronte alle gravi inadempienze derivanti da una gestione privata della cosa pubblica.<br />
Qui l’inghippo è di natura terminologica, in quanto le società titolari della gestione di un servizio pubblico mediante concessioni statali non operano in regime di libero mercato, ma sotto la stretta vigilanza degli organi di Stato. Concessioni statali, per l’appunto, non privatizzazioni.<br />
Dunque, il problema non risiede nell’esternalizzare parte dei costi sostenuti dallo Stato al fine di alleggerire il bilancio pubblico, obiettivo nobile delle concessioni, quanto nella scarsa capacità negoziale dei funzionari pubblici che impedisce di garantire una gestione efficace ed efficiente dei servizi di pubblica utilità da parte del privato, come nel caso di Autostrade per l’Italia S.p.A.</p>
<p>GLI AMICI DELLE BANCHE. Secondo chi alimenta lo spauracchio del liberismo, il degno vampiro liberista è amico naturale di banchieri e speculatori finanziari, e la nazionalizzazione delle banche, se non addirittura della Banca d’Italia, sarebbe il paletto da piantargli nel petto.<br />
Il decreto “Salva risparmio” o “Salva banche”, il fondo da 20 miliardi di euro istituito dal Governo Gentiloni per la ricapitalizzazione di istituti di credito in crisi, in primis Monte dei Paschi di Siena, è stato accolto dai fondamentalisti anti-mercato come l’ennesimo crimine commesso dall’«establishment», l’«élite liberale» che “trova i soldi per banche mentre il popolo muore di fame”. Ma siamo sicuri che salvare un istituto di credito in crisi sia una manovra di stampo liberista?<br />
Per smentire tale ipotesi, è necessario scomodare due grandi nomi del pensiero economico: Friedrich von Hayek e John Maynard Keynes.<br />
Secondo l’esponente della scuola austriaca, un’azienda che non produce profitti andrebbe, semplicemente, lasciata fallire, in modo da liberare risorse finanziarie e capitale umano da destinare a imprese maggiormente efficienti.<br />
Al contrario, l’economista di Cambridge sostiene che un’impresa in crisi debba, necessariamente, essere salvata. Infatti, il fallimento di un’azienda, soprattutto se di grandi dimensioni, porterebbe alla perdita di un elevato numero di posti di lavoro, nonché alla riduzione della propensione marginale al consumo. Dato che le imprese impostano i propri piani di investimento sulla previsione della domanda, una generale riduzione dei consumi provocherebbe basse aspettative della domanda, dunque gli imprenditori non investirebbero e non assumerebbero personale, riducendo la propria capacità produttiva. Pertanto, secondo Keynes, il mancato salvataggio di un’azienda sull’orlo del fallimento porterebbe a un’espansione della crisi in altri settori dell’economia, paralizzando l’intero sistema economico.<br />
Tradotto: salvare una banca non è liberista, è esattamente il contrario.</p>
<p>In conclusione, la teoria secondo cui fantomatiche politiche liberiste siano la causa scatenante della catastrofe economica e sociale in cui versa il nostro Paese sembra, per lo più, una favola raccontata a uno Stato bambino del tutto incapace di assumersi le responsabilità di decenni di gestione disastrosa delle risorse pubbliche, di scellerate manovre assistenzialiste che hanno impoverito le casse dello Stato. Una leggenda da narrare fino al giorno in cui, finalmente, daremo fine all’ossessiva ricerca di un nemico e inizieremo a fare i conti con la nostra immaturità di popolo.</p>
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		<title>Tassazione all’italiana: un suicidio d’impresa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Adile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2019 16:30:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nei giorni in cui il dibattito politico italiano è ostaggio della diatriba etico-sociale sul Family Day, tra accuse di nostalgie medievali e disgustosi sventolamenti di feti in plastica, vorrei riflettere su un punto-chiave dello sviluppo economico-sociale del nostro paese: la tassazione d’impresa. Che il mestiere dell’imprenditore sia, nel Bel paese, un compito arduo e a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni in cui il dibattito politico italiano è ostaggio della diatriba etico-sociale sul Family Day, tra accuse di nostalgie medievali e disgustosi sventolamenti di feti in plastica, vorrei riflettere su un punto-chiave dello sviluppo economico-sociale del nostro paese: la tassazione d’impresa.<br />
Che il mestiere dell’imprenditore sia, nel Bel paese, un compito arduo e a tratti infame, è cosa nota ormai a tutti, ma addentrandosi nei dati sulla pressione fiscale e sul numero di aziende costrette a chiudere bottega a causa di un Fisco insostenibile, emerge un quadro estremamente desolante.</p>
<p><span id="more-1760"></span><br />
Secondo il rapporto 2018 “Comune che vai fisco che trovi” sulla tassazione delle piccole imprese in 137 comuni italiani, pubblicato dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna), la pressione fiscale sulle Pmi, calcolata come l’ammontare di imposte e contributi sociali obbligatori versati dalle imprese, nello scorso anno si attestava al 61,4%, con picchi superiori al 70% in comuni come Reggio Calabria e Bologna.<br />
Sempre del 2018 è il rapporto della Commissione UE sul fisco, da cui emerge come l’Italia sia il paese dell’Unione Europea con la più alta tassazione sul lavoro (42,6%).<br />
E i dati sulla “mortalità d’impresa” non sono più incoraggianti: secondo InfoCamere, il 37,4% delle imprese individuali e il 20,5% delle società di persone dichiara fallimento entro quattro anni.<br />
Di fronte a cifre così imbarazzanti, verrebbe naturale ritenere che “economia e sviluppo d’impresa” sia necessariamente il primo punto del programma elettorale di ogni partito e movimento politico, nonché il principale tema discusso da giornalisti, onorevoli e politologi nei salotti televisivi di Rai, Mediaset e la7.<br />
La verità, al contrario, è che in Italia, di economia, se ne parla poco e male.<br />
Poco, perché si preferisce battagliare perennemente su tematiche legate all’immigrazione e ai diritti civili, capaci di scaldare il cuore (nel bene e nel male) dell’elettorato di ogni schieramento politico.<br />
Male, perché si è costretti ad ascoltare frasi come “l’Italia è vicina a un boom economico” e “il 2019 sarà un anno bellissimo”, pronunciate rispettivamente dal doppio-ministro Di Maio e dal Presidente del Consiglio Conte, previsioni talmente inverosimili da risultare ironiche e caricaturali, degne delle migliori imitazioni crozziane.<br />
Nel paese dell’assistenzialismo “long-life”, di una cultura anti-impresa alimentata da demonizzatori seriali della ricchezza, ora agitando il pugno chiuso, ora snocciolando il rosario, nel paese del “posto fisso o muerte”, degli isterismi no-euro e dei capri espiatori franco-tedeschi, sarebbe ora di rivedere le nostre priorità politiche e di riflettere su come far ripartire quella che è (forse ancora per poco) la terza economia dell’euro-zona e l’ottava economia mondiale.</p>
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