Aiutiamoli (davvero) a casa loro

“Aiutiamoli a casa loro”. Questa frase, semplice e di facile effetto, è nota per esser diventata il principale slogan delle destre sovraniste e populiste, una “soluzione” in pillole da somministrare agli odiatori seriali stile “non passa lo straniero” per dormire sonni tranquilli, barricati in casa a protezione dei confini, armati di pistole cariche di legittima difesa.

Uno slogan che riassume perfettamente la pretesa di una larga parte della politica contemporanea di affrontare problematiche complesse, come quelle legate alla gestione dei flussi migratori, attraverso mere banalizzazioni e semplificazioni, pensieri brevi, pasticche di verità, il tutto condito da rigurgiti di odio sociale, spesso concretizzato in una battaglia tra poveri. Un modus operandi oramai predominante, capace di sbancare le cabine elettorali dalle Alpi alle Madonie.

Per fortuna e purtroppo, la politica è complessità, e se spogliamo il suddetto slogan delle sue connotazioni più marcatamente xenofobe e razziste, semplicistiche e pressappochiste, riusciremo a trovarvi una certa logica, un fondo di verità, un barlume di pensiero razionale.

 

HO TROVATO L’”INVASOR”. Secondo il rapporto “World Population Prospects: the 2017 Revision”, pubblicato dalle Nazioni Unite, entro la fine del secolo l’Africa raggiungerà una popolazione di oltre 4 miliardi di abitanti. Nel 2050, il pianeta Terra conterà un totale di 9,7 miliardi di unità.

Quest’esplosione demografica nel continente nero, collocata all’esatto opposto rispetto alla bassa natalità che caratterizza, invece, l’attuale Europa, si scontrerà con risorse naturali sempre più limitate, enormi difficoltà legate a povertà e sopravvivenza che spingeranno milioni di persone ad attraversare il mediterraneo, sostanzialmente per continuare a vivere.

A questo si aggiunge la tragedia del riscaldamento globale. Il rapporto “Lancet Countdown” stima che entro il 2050 il cambiamento climatico avrà prodotto circa 1 miliardo di rifugiati, i cosiddetti “migranti climatici” provocati da catastrofici eventi metereologici come uragani, tifoni, frane, alluvioni, siccità, etc. Per capire la portata di un trend del genere, basti pensare che, tra il 2008 e il 2016, i rifugiati climatici sono stati 21,8 milioni l’anno.

 

LA DORMIENTE EUROPA. Nel 2015, Bill Gates, il fantastiliardario fondatore della Microsoft, ha investito 5,1 miliardi nello sviluppo economico e sociale dei Paesi africani, attraverso la fondazione “Bill & Melinda Gates”, lanciata insieme alla moglie Melinda French, a sostegno di programmi incentrati su salute e nutrizione, prevenzione delle malattie, sanità, agricoltura, servizi finanziari per i soggetti in povertà. Nello stesso anno, l’Unione Europea ha stanziato 2,4 miliardi per progetti legati a “cooperazione e sviluppo”. Tradotto: un solo uomo, seppur tra i più ricchi al mondo, con un patrimonio stimato di 100 miliardi di dollari, ha investito nel continente nero più del doppio di un’istituzione internazionale formata da ventotto Paesi, sei dei quali membri del G10 (Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Belgio e Svezia). Lo stesso Bill Gates, nel 2017, ha sollecitato gli Stati europei ad “aumentare in modo consistente gli aiuti allo sviluppo alle terre d’oltremare”.

In effetti, i preoccupanti dati circa la crescita demografica nei Paesi africani e l’esplosiva crescita di migranti climatici nei prossimi trent’anni , dovrebbe far riflettere le istituzioni europee sulla necessità di lanciare un serio e consistente programma di investimenti, caratterizzato da una forte impronta ecologica. Progetti di promozione e sviluppo economico-sociale incentrati sullo sviluppo sostenibile, il micro-credito, l’istruzione, la cultura, l’educazione sessuale e finanziaria.

Un vero e proprio “piano di ripresa africana”, sulla scia dell’”European Recovery Program”, nome ufficiale del Piano Marshall che, come ben noto, aiutò l’Europa a rialzarsi dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale. Un piano economico che potrebbe salvare milioni di persone altrimenti condannate a morire di fame e permetterebbe di proteggere il Welfare State europeo la cui tenuta sarebbe sicuramente messa in pericolo dall’arrivo incontrollato di masse di migranti.

Insomma, è tempo che l’Unione Europea si svegli, prima che sia troppo tardi.

 

Articolo pubblicato anche dal quotidiano online di Messina “Tempostretto”