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	<title>Politica Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Politica Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<item>
		<title>Lo stato del terrorismo globale</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lo-stato-del-terrorismo-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 12:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto delle Nazioni Unite sul terrorismo globale, che in due decenni è venuto realizzando una sintesi di orientamenti e modelli, è giunto alla tredicesima edizione. Diffuso nella parte iniziale del 2026, indica un calo sostanziale del fenomeno, con una riduzione delle vittime del 28 per cento, e degli attacchi del 22 per cento. Il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto delle Nazioni Unite sul terrorismo globale, che in due decenni è venuto realizzando una sintesi di orientamenti e modelli, è giunto alla tredicesima edizione. Diffuso nella parte iniziale del 2026, indica un calo sostanziale del fenomeno, con una riduzione delle vittime del 28 per cento, e degli attacchi del 22 per cento. Il miglioramento è stato generalizzato, in quanto 81 paesi hanno manifestato evoluzioni positive. Tuttavia, 19 hanno subito un peggioramento e di questi, dato inedito, sette si trovano nella sfera occidentale.</p>
<p>Negli ultimi cinque anni, il 93 per cento delle aggressioni in Occidente è stato compiuto da persone che agivano da sole, ed erano tre volte più determinate a portarle a termine, rispetto a gruppi di due o più individui. Nel 2025, le morti per terrorismo sono esplose del 280 per cento, raggiungendo quota 57. Ciò è stato determinato da azioni con numerose perdite, fra cui l&#8217;attentato con un camion a New Orleans, negli Stati Uniti, a gennaio, e la sparatoria di Bondi Beach, in Australia, a dicembre. Altri avvenimenti di alto profilo hanno avuto motivazioni politiche, tra cui l&#8217;assassinio del propagandista conservatore statunitense, Charlie Kirk, e l&#8217;eliminazione di due membri dello<em> staff</em> dell&#8217;ambasciata israeliana, a Washington DC. Vale la pena sottolineare che, malgrado l&#8217;ampia copertura mediatica, solo l&#8217;1 per cento dei caduti per terrorismo nel mondo apparteneva a territori estranei a conflitti armati.</p>
<p>Un elemento affiora, nondimeno, per la sua importanza. I giovani e i minori interessano il 42 per cento delle indagini del 2025, relative al terrorismo in Europa e Nord America, un aumento di tre volte superiore rispetto al 2021. La tempistica media dell’indottrinamento si è assottigliata e il processo può verificarsi in alcune settimane, grazie alla propaganda <em>online</em>, l&#8217;amplificazione algoritmica e lo sfruttamento delle vulnerabilità. Si stima che l&#8217;87 per cento dei minori in questione abbia vissuto negligenza in famiglia o abusi psicologici, mentre il 77 per cento abbandono. Il 97 per cento dei crimini è stato intercettato dalle forze dell’ordine, tra il 2022 e il 2025, rispetto al 68 per cento dei complotti di adulti.</p>
<p>I fattori alla base del reclutamento giovanile variano a seconda dell’ubicazione geografica. Se in Occidente, emergono l&#8217;alienazione e l&#8217;isolamento sociale, in Africa, il 71 per cento indica come presupposto dominante l&#8217;adesione ideologica alle posizioni dei gruppi estremisti, e un quarto ha citato la mancanza di opportunità di lavoro. La radicalizzazione del sud del pianeta appare come una delle preoccupazioni urgenti dei cittadini occidentali. Sei dei dieci paesi più colpiti si trovano nell&#8217;Africa subsahariana, ormai epicentro internazionale. Il resto rimane concentrato in cinque, dove si è verificato circa il 70 per cento dei decessi: Pakistan, Burkina Faso, Nigeria, Niger e Repubblica democratica del Congo (Rdc).</p>
<p>Il sedicente Stato islamico (Is per la sigla in inglese), e i suoi affiliati, pur continuando a funzionare come una rete poco strutturata, e restando presenti in un numero inferiore di nazioni &#8211; da 22 a 15 in sei regioni -, sono stati deleteri nel 2025. Si è verificato un mutamento nella focalizzazione: le offensive nell&#8217;Africa subsahariana sono quasi raddoppiate nell&#8217;ultimo anno, passando da 111 a 221, mentre in Medio Oriente e Nord Africa si sono abbassate del 39 per cento. Is, Jamaat Nusrat Al-Islam wal Muslimeen (Jnim), Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp) e al-Shabaab, sono stati insieme responsabili di 3.869 uccisioni, ovvero il 70 per cento di quelle dovute al terrorismo. Tre dei quattro hanno mostrato un ridimensionamento del volume delle esecuzioni, mentre il Ttp è stato l&#8217;unico a cagionare un rialzo.</p>
<p>Nonostante i progressi dell&#8217;ultimo anno, questi stessi mascherano traguardi nocivi. I <em>jihadisti</em> hanno applicato una ponderata strategia di defalcazione degli assalti terroristici contro i civili. La scommessa si gioca intorno a una conquista graduale del consenso della popolazione locale, e una consolidazione delle giurisdizioni che, nel tempo, si sono acquisite con grande spargimento di sangue. In aggiunta, l’Is sta espandendo la propria attività e solidità economica, imponendo blocchi alle città preminenti, intesi a facilitare traffici illegali e monopoli di beni e risorse.</p>
<p>Per la prima volta, il Pakistan ha occupato il punteggio massimo nell&#8217;indice, a seguito di una netta recrudescenza terroristica, anche dovuta al ritorno al potere dei talebani in Afghanistan, nel 2021. Le tese relazioni i vicini, unite all’intensificazione della violenza del Ttp e dell&#8217;Esercito di liberazione del Balochistan (Bla), hanno creato significativi rischi per la sicurezza. Il numero di omicidi ha ottenuto un triste <em>record</em> dal 2013, con 1.139 vittime e 1.045 attentati, nel 2025.</p>
<p>Le morti nel Sahel, che include Burkina Faso e Niger, hanno rappresentato gli effetti di oltre la metà del terrorismo su scala globale. In Burkina Faso, il più bersagliato nel 2023 e il 2024, a dispetto di una diminuzione a livello totale nel 2025, ha avuto luogo una recrudescenza nella letalità delle aggressioni, a ragione dell’applicazione sistematica di un modello con episodi di minore frequenza, ma nella sostanza contraddistinti da una maggiore brutalità.</p>
<p>La Nigeria ha registrato un incremento cospicuo nel 2025, con un’impennata dei delitti del 46 per cento, toccando quota 750. Lo Stato islamico della provincia dell&#8217;Africa occidentale (Iswap) e Boko Haram sono stati rei di incursioni, passate da 20 nel 2024 a 92 nel 2025, e dell&#8217;80 per cento di tutti gli assassinii nazionali per terrorismo. Pure la Rdc ha visto un balzo sostanziale, guadagnando la peggiore posizione di sempre. I decessi sono lievitati del 28 per cento, arrivando a 467, a causa delle scorrerie perpetrate dalle Forze democratiche alleate (Adf), associata all’Is, che hanno preso di mira civili, chiese, ospedali e funerali.</p>
<p>In Somalia, sebbene le vittime siano decresciute per il terzo anno consecutivo, Al-Shabaab ha lanciato l&#8217;offensiva di Shabelle, a principio del 2025, assoggettando posizioni governative nella zona centrale. Entro la metà dell&#8217;anno, il gruppo era avanzato fino a 50 chilometri da Mogadiscio, sfruttando la transizione fra le missioni di pace dell&#8217;Unione africana, le fratture politiche tra il governo e gli stati federali, e un canale di approvvigionamento di armi dagli houthi yemeniti.</p>
<p>Il rapporto mette, inoltre, in luce che la vicinanza alle frontiere è una caratteristica distintiva del terrorismo contemporaneo. Nel 2025, il 41 per cento degli attacchi si è verificato entro cinquanta chilometri da un confine internazionale, e il 64 entro i cento, con una flessione del 23 superati i cento chilometri. I vuoti di autorità nelle fasce frontaliere, spazi in cui il controllo statale è più debole, e l&#8217;incapacità dei paesi di gestire con efficacia la controinsurrezione transnazionale, sono stati chiave nella diffusione e permanenza di focolai in diverse aree, fra cui si annoverano i confini tra Colombia e Venezuela, Afghanistan e Pakistan, l&#8217;area trifronte del Sahel centrale, e il bacino del lago Ciad.</p>
<p>Il deterioramento del quadro geopolitico apre prospettive incerte per il 2026 e gli anni a seguire. La guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l&#8217;Iran amplia il pericolo di futuri attacchi terroristici per procura, diretti ai responsabili e i loro alleati, e un’<em>escalation</em> nell’intera regione. Il crollo delle Forze democratiche siriane curde nel nord-est della Siria, e le evasioni di massa di ex combattenti dell&#8217;Is dai campi di detenzione, influenzeranno il contesto in Siria e Iraq, dove l’Is ha annunciato una nuova campagna predatoria.</p>
<p>E, ancora, non è destinato a sparire l’utilizzo di droni in Colombia, per mano delle forze armate dissidenti, ispirato alle infelici innovazioni belliche ucraine, con 77 attacchi di questa natura nel biennio 2024-2025, e un rincaro delle morti del 70 per cento. Come non si allenteranno la polarizzazione politica, e gli attentati a questa relazionati, espansi quasi del 20 per cento nel 2025, con il 75 per cento del totale in Sudamerica. Ed è improbabile che, in Occidente, le condizioni di fondo che hanno determinato l&#8217;accrescimento del terrorismo vengano rimosse, se pensiamo a quanto accaduto a Berlino pochi giorni fa, durante il Christopher Street Day, quando un terrorista di ventuno anni si è scagliato con un furgone sulla folla, provocando un morto e 29 feriti.</p>
<p>Il rapporto, quindi, conclude che un certo cambiamento nella lotta al terrorismo, osservato nel 2025, potrebbe rivelarsi una tregua temporanea. Nel loro insieme, queste crisi convergenti suggeriscono tutt’altro che l&#8217;avvio di una tendenza favorevole duratura.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lo-stato-del-terrorismo-globale/">Lo stato del terrorismo globale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il Regno Unito dopo Starmer: Andy Burnham e la lunga ricerca di una nuova identità politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 21:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La politica britannica ha sempre avuto una capacità particolare: trasformare i cambiamenti di leadership in momenti altamente simbolici, quasi teatrali, nei quali la continuità delle istituzioni convive con la percezione di una frattura storica. La porta nera di Downing Street, il rito dell’incarico affidato dal sovrano, il passaggio di consegne tra primo ministro uscente e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><span class="s6">La politica britannica ha sempre avuto una capacità particolare: trasformare i cambiamenti di leadership in momenti altamente simbolici, quasi teatrali, nei quali la continuità delle istituzioni convive con la percezione di una frattura storica. La porta nera di </span><span class="s6">Downing</span><span class="s6"> Street, il rito dell’incarico affidato dal sovrano, il passaggio di consegne tra primo ministro uscente e nuovo capo del governo appartengono a una tradizione secolare che comunica stabilità. Ma dietro la liturgia istituzionale, il Regno Unito che accoglie Andy </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> a </span><span class="s6">Downing</span><span class="s6">Street appare come un Paese profondamente inquieto, ancora alla ricerca di una nuova definizione di sé.</span> <span class="s6">Le dimissioni di </span><span class="s6">Keir</span> <span class="s6">Starmer</span><span class="s6"> non rappresentano soltanto la conclusione di una stagione politica personale, ma il limite di una precisa idea di governo del Labour. Una strategia che aveva riportato il partito al governo con la promessa di normalizzare la politica britannica dopo gli anni turbolenti seguiti al referendum sulla Brexit, ma che non è riuscita completamente a ricostruire quel rapporto emotivo tra partito e società che per decenni aveva rappresentato una delle caratteristiche fondamentali del movimento laburista.</span> <span class="s6">Starmer</span><span class="s6"> aveva ereditato un partito sconfitto, diviso e ancora segnato dalla controversa esperienza della leadership di Jeremy </span><span class="s6">Corbyn</span><span class="s6">. Il suo progetto politico era stato quello di restituire credibilità istituzionale al Labour, allontanandolo dalle posizioni considerate più radicali e riportandolo verso una dimensione di governo. La sua leadership era fondata sulla disciplina, sulla prudenza comunicativa e sulla promessa di una gestione competente dello Stato.</span> <span class="s6">Era, in molti aspetti, la risposta alla lunga crisi britannica iniziata con la Brexit: una crisi non soltanto economica, ma soprattutto identitaria. Dal referendum del 2016 il Regno Unito ha attraversato una stagione di profonde fratture politiche. La promessa di “riprendere il controllo” aveva intercettato un sentimento reale di disagio, ma si era poi confrontata con una realtà molto più complessa: un’economia sottoposta alle pressioni della globalizzazione, servizi pubblici in difficoltà e una distanza crescente tra cittadini e istituzioni.</span> <span class="s6">È dentro questa contraddizione che nasce la parabola di Andy </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6">.</span> <span class="s6">La sua ascesa rappresenta il ritorno al centro della scena nazionale di una figura che, per anni, ha incarnato un’idea diversa di Labour. Se </span><span class="s6">Starmer</span><span class="s6"> era il simbolo della ricostruzione dell’affidabilità del partito, </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> rappresenta il tentativo di ricostruire un legame più profondo con quei territori che per generazioni hanno costituito il cuore sociale del movimento laburista.</span> <span class="s6">La storia del Labour è attraversata da una tensione costante: quella tra la dimensione istituzionale del governo e il rapporto organico con le comunità che ne hanno rappresentato la base sociale. Da Clement Attlee, che nel secondo dopoguerra costruì il grande progetto dello Stato sociale britannico, fino a Harold Wilson, capace negli anni Sessanta di interpretare la trasformazione tecnologica e culturale del Paese, ogni stagione di successo del Labour è nata dalla capacità di leggere un cambiamento della società.</span> <span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> si colloca dentro questa tradizione, ma deve interpretarla in un contesto storico nel quale molte delle antiche certezze del Labour sono venute meno.</span> <span class="s6">La sua storia politica è profondamente legata al Nord dell’Inghilterra. Da sindaco della </span><span class="s6">Greater</span><span class="s6"> Manchester ha costruito un’immagine distante dall’establishment londinese, insistendo sul ruolo delle comunità locali, sulla necessità di riequilibrare il rapporto tra capitale e periferie e sulla convinzione che la politica nazionale debba partire dai luoghi concreti dove vivono i cittadini.</span> <span class="s6">Non è casuale che </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> sia stato spesso definito “King of the North”. Dietro questo soprannome non c’è soltanto un riferimento geografico, ma una precisa narrazione politica: quella di un Regno Unito nel quale Londra ha concentrato per decenni ricchezza, opportunità e influenza, lasciando molte aree industriali alle prese con il declino economico e con la perdita di identità.</span> <span class="s6">La sfida di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> è quindi anche culturale. Deve dimostrare che il Labour può tornare a rappresentare una maggioranza sociale ampia senza limitarsi a essere il partito delle grandi città progressiste, dei giovani urbani e dei settori più istruiti della popolazione. Deve riconquistare quei lavoratori che un tempo consideravano il voto laburista quasi naturale e che negli ultimi anni hanno guardato verso alternative conservatrici o populiste.</span> <span class="s6">In questo senso la domanda che riguarda il nuovo premier britannico è una domanda che attraversa tutta la sinistra europea: come governare in un’epoca nella quale il rapporto storico tra partiti progressisti e classi popolari si è indebolito?</span> <span class="s6">Per gran parte del Novecento la socialdemocrazia europea si è fondata su un patto chiaro: crescita economica, protezione sociale, rappresentanza del lavoro e ampliamento dei diritti. Quel modello ha garantito decenni di consenso, ma ha iniziato a entrare in crisi con la globalizzazione, la trasformazione del mercato del lavoro e l’aumento delle disuguaglianze territoriali.</span> <span class="s6">Il New Labour di Tony Blair fu una delle risposte più importanti a quella trasformazione. Negli anni Novanta Blair comprese che il Labour doveva superare la tradizionale contrapposizione tra Stato e mercato, accettando alcune dinamiche della globalizzazione e proponendo una terza via capace di combinare competitività economica e investimenti sociali.</span> <span class="s6">Quel progetto ebbe un enorme successo elettorale, ma lasciò anche una controversa eredità. Per molti cittadini britannici, soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008 e gli anni dell’austerità, il </span><span class="s6">blairismo</span><span class="s6"> è diventato il simbolo di una sinistra percepita come troppo distante dalle proprie radici popolari.</span> <span class="s6">Burnham</span><span class="s6">arriva dopo quella stagione e dopo il tentativo di </span><span class="s6">Starmer</span><span class="s6"> di superarla attraverso una linea più istituzionale. La sua scommessa è diversa: non soltanto rendere il Labour più credibile agli occhi degli elettori, ma renderlo nuovamente riconoscibile.</span> <span class="s6">Ma la riconoscibilità politica, da sola, non basta.</span> <span class="s6">Un governo viene giudicato sulla capacità di migliorare la vita quotidiana dei cittadini. Ed è qui che iniziano le difficoltà più grandi.</span> <span class="s6">Il Regno Unito che </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> eredita è un Paese nel quale il sistema sanitario nazionale, simbolo della cultura pubblica britannica del dopoguerra, continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni degli elettori. L’emergenza abitativa, il costo della vita e la percezione di una mobilità sociale sempre più difficile alimentano una frustrazione che attraversa settori diversi della società.</span> <span class="s6">La parola “stabilità”, scelta da </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> come promessa politica centrale, assume quindi un significato molto più ampio della semplice assenza di crisi parlamentari. Stabilità significa avere un lavoro sicuro, poter accedere a una casa, ricevere servizi pubblici efficienti, vedere un futuro possibile per le nuove generazioni.</span> <span class="s6">Ed è proprio questa trasformazione del concetto di stabilità a spiegare perché la vicenda britannica interessa anche il resto dell’Europa.</span> <span class="s6">Dal referendum del 2016 il Regno Unito è diventato uno dei principali laboratori politici del continente. In esso si sono manifestate con particolare intensità alcune delle tensioni che attraversano tutte le democrazie occidentali: la crisi della rappresentanza, la sfiducia verso le élite, la difficoltà dei partiti tradizionali nel rispondere a società trasformate dalla globalizzazione e dalla rivoluzione tecnologica.</span> <span class="s6">La Brexit avrebbe dovuto rappresentare, nelle intenzioni dei suoi promotori, l’inizio di una nuova fase di autonomia nazionale. Ma la realtà ha dimostrato che nessun Paese può sottrarsi completamente alla propria geografia, ai legami economici, alle sfide comuni sulla sicurezza, sull’energia e sulla tecnologia.</span> <span class="s6">Il nuovo governo britannico sarà quindi chiamato a ridefinire il rapporto con Bruxelles. Non attraverso una riapertura della questione Brexit, politicamente improbabile, ma attraverso un pragmatismo fondato sulla cooperazione.</span><span class="s6">La stagione degli slogan è terminata. La nuova fase richiede collaborazione concreta: ricerca scientifica, università, sicurezza, difesa, commercio, gestione delle grandi crisi internazionali.</span> <span class="s6">In un mondo segnato dalla guerra in Ucraina, dalla competizione tra Stati Uniti e Cina e dalla crisi del multilateralismo, il Regno Unito rimane un attore strategico fondamentale. La sua influenza non deriva soltanto dall’economia, ma dalla capacità diplomatica, militare e culturale costruita nel corso dei secoli.</span> <span class="s6">La leadership di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> sarà osservata con attenzione sia dalle capitali europee sia da Washington. Il rapporto speciale con gli Stati Uniti rimane un pilastro della politica estera britannica, ma anche quel rapporto deve confrontarsi con un ordine mondiale profondamente cambiato.</span> <span class="s6">Il mondo nel quale Londra cerca una nuova identità non è più quello degli anni Novanta, quando Blair immaginava una Gran Bretagna capace di essere ponte naturale tra Europa e America. Oggi il Regno Unito deve muoversi in uno scenario più instabile, nel quale la geopolitica è tornata al centro della storia.</span> <span class="s6">La sfida di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> assume così un valore simbolico anche per la sinistra europea.</span> <span class="s6">Molti partiti socialdemocratici affrontano la stessa difficoltà: difendere i diritti sociali senza rinunciare alla competitività economica; parlare alle periferie senza perdere il consenso delle grandi città; contrastare il populismo senza limitarsi alla difesa dell’esistente.</span> <span class="s6">La risposta di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> sembra partire da una convinzione precisa: la politica deve tornare a essere radicata nei territori.</span> <span class="s6">Non basta amministrare meglio. Occorre ricostruire un senso di appartenenza.</span> <span class="s6">La crisi delle democrazie occidentali, infatti, non nasce soltanto dalla mancanza di crescita economica, ma dalla percezione diffusa che le istituzioni siano diventate lontane dalla vita quotidiana delle persone. Quando questa distanza aumenta, cresce lo spazio per chi propone soluzioni semplici a problemi complessi.</span> <span class="s6">La crescita delle forze populiste britanniche nasce anche da questa frattura: dalla paura del declino, dal senso di abbandono di alcune comunità, dalla sfiducia verso una politica incapace di mantenere le proprie promesse.</span> <span class="s6">Per </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> la battaglia sarà dunque più ampia di quella contro l’opposizione parlamentare. Sarà una battaglia per dimostrare che la democrazia può ancora produrre cambiamenti concreti.</span> <span class="s6">La storia del Labour insegna che il partito ha vinto quando è riuscito a interpretare una trasformazione della società britannica. Oggi </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> tenta una nuova sintesi in un’epoca segnata dalla crisi del modello precedente e dalla ricerca di un nuovo equilibrio tra Stato, mercato e comunità.</span> <span class="s6">La sua difficoltà sarà evitare due rischi opposti: trasformare il richiamo ai territori in nostalgia per un passato industriale irripetibile oppure rinunciare alla modernizzazione economica in nome di una protezione sociale impossibile da sostenere senza crescita.</span> <span class="s6">La vera domanda alla quale dovrà rispondere non riguarda soltanto la durata del suo governo. Riguarda qualcosa di più profondo: può una forza progressista del XXI secolo difendere la sicurezza sociale senza chiudersi al cambiamento?</span> <span class="s6">Il Regno Unito, ancora una volta, diventa un osservatorio privilegiato di una questione che riguarda tutto l’Occidente.</span> <span class="s6">L’arrivo di Andy </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> a </span><span class="s6">Downing</span><span class="s6"> Street non è soltanto un nuovo capitolo della storia politica britannica. È il tentativo di riscrivere il rapporto tra cittadini e Stato in una fase storica nella quale molte certezze del Novecento sono venute meno.</span> <span class="s6">La promessa di restituire stabilità al Paese non riguarda soltanto i mercati o i conti pubblici. Riguarda qualcosa di più difficile da conquistare: la fiducia.</span> <span class="s6">Ed è forse proprio questa la risorsa politica più rara nelle democrazie contemporanee.</span> <span class="s6">Non basta vincere le elezioni. Non basta occupare i palazzi del potere. Non basta amministrare con competenza.</span> <span class="s6">Una leadership dura nel tempo soltanto quando riesce a convincere una società che il futuro può ancora essere migliore del presente.</span> <span class="s6">La sfida del nuovo premier britannico non sarà soltanto riconquistare il consenso perduto del Labour, ma dimostrare che la politica democratica può ancora offrire una promessa di futuro in un tempo dominato dalla paura del declino.</span> <span class="s6">Perché la vera partita di </span><span class="s6">Burnham</span><span class="s6"> non sarà soltanto governare il Regno Unito, ma dimostrare che, anche in un’epoca segnata dalla sfiducia, la politica può ancora costruire una direzione condivisa.</span> <span class="s6">E, in fondo, è la stessa sfida che riguarda l’Europa intera.</span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-regno-unito-dopo-starmer-andy-burnham-e-la-lunga-ricerca-di-una-nuova-identita-politica/">Il Regno Unito dopo Starmer: Andy Burnham e la lunga ricerca di una nuova identità politica</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Power of Siberia 2: il gasdotto che potrebbe ridisegnare gli equilibri energetici eurasiatici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Pennisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 20:58:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[federazione russa]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[laura pennisi]]></category>
		<category><![CDATA[putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recente visita del leader russo Vladimir Putin in Cina ha risollevato una questione oggetto di numerose discussioni iniziate vent’anni fa or sono: il progetto del gasdotto Power of Siberia 2 Il gasdotto Power of Siberia 2 (PoS‑2), noto anche come Gasdotto Altai, è diventato uno dei progetti energetici strategicamente più importanti dell’Eurasia. Concepito come un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La recente visita del leader russo Vladimir Putin in Cina ha risollevato una questione oggetto di numerose discussioni iniziate vent’anni fa or sono: il progetto del gasdotto Power of Siberia 2</strong></p>
<p>Il gasdotto Power of Siberia 2 (PoS‑2), noto anche come Gasdotto Altai, è diventato uno dei progetti energetici strategicamente più importanti dell’Eurasia. Concepito come un imponente corridoio del gas che collegherà i giacimenti di gas della Siberia occidentale russa alla Cina settentrionale attraverso la Mongolia, il progetto va ben oltre le semplici esportazioni di energia. Si trova al crocevia della competizione tra le grandi potenze, della strategia di sicurezza energetica a lungo termine della Cina, del riorientamento economico post‑europeo della Russia e del futuro geopolitico dell’Asia centrale.</p>
<p>Sebbene le discussioni sul gasdotto siano iniziate già nel 2006, PoS‑2 rimane incompiuto a quasi vent’anni di distanza. I negoziati su prezzi, finanziamenti, accordi di transito e influenza geopolitica hanno ripetutamente bloccato i progressi. Eppure, nonostante questi ritardi, il progetto continua a influenzare le dinamiche energetiche regionali ancora prima che sia stato posato un solo tubo.</p>
<p>La possibilità che la Cina possa importare fino a 50 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno attraverso il PoS‑2 sta già ridefinendo il potere contrattuale in tutta l’Eurasia. Gli esportatori dell’Asia centrale stanno adattando le proprie strategie, la Mongolia è emersa inaspettatamente come un guardiano strategico e la Cina sta sfruttando l’incertezza che circonda il progetto per rafforzare simultaneamente la propria posizione negoziale con tutti i fornitori.</p>
<p>Allo stesso tempo, sviluppi geopolitici più ampi tra cui l’instabilità che coinvolge l’Iran, il crollo del mercato europeo del gas russo dopo la guerra in Ucraina e la spinta della Cina a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento per allontanarsi dalle vulnerabili rotte marittime, hanno conferito al gasdotto una rinnovata importanza strategica.</p>
<p>Qui di seguito si esaminerà la storia del progetto PoS‑2, gli attuali ostacoli politici ed economici che lo circondano e i possibili scenari geopolitici che potrebbero contribuire a creare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PoS-2: le origini </strong></p>
<p>L&#8217;idea di un corridoio del gas tra Russia e Cina attraverso la Mongolia risale al 2006, quando Gazprom e la China National Petroleum Corporation (CNPC), rispettivamente rappresentati dall&#8217;amministratore delegato di Gazprom, Alexei Miller, e dall&#8217;amministratore delegato della CNPC, Chen Geng, durante la visita del presidente russo Vladimir Putin in Cina nel marzo dello stesso anno, firmarono un memorandum d&#8217;intesa per esplorare le esportazioni di gas dalla Siberia occidentale alla Cina. Il gasdotto proposto si sarebbe esteso per circa 6.700 chilometri in totale, di cui approssimativamente 2.700 km in Russia, oltre 950 km in Mongolia, e le restanti sezioni in Cina. Il percorso trasporterebbe fino a 50 miliardi di metri cubi di gas naturale all&#8217;anno dai giacimenti di gas della Siberia occidentale russa, in particolare risorse originariamente destinate all&#8217;Europa, verso la Cina nord‑orientale.</p>
<p>Tuttavia, il progetto ha incontrato sin dal principio delle difficoltà. Nel 2009 i negoziati si sono arenati a causa di disaccordi sui prezzi del gas, anche perché la Cina disponeva già di fonti di approvvigionamento alternative attraverso l&#8217;Asia centrale e si serviva di importazioni di gas naturale liquefatto (GNL). Nel 2013 Russia e Cina hanno spostato la loro attenzione su un percorso diverso: il gasdotto Power of Siberia 1, originariamente progettato per collegare i giacimenti di gas della Siberia orientale al nord‑est della Cina, gasdotto entrato in funzione nel dicembre 2019 e rapidamente diventato un pilastro fondamentale della cooperazione energetica tra Russia e Cina. In seguito il progetto venne ripreso nel 2014, nuovamente rinviato nel 2015, riconsiderato in seguito al deterioramento delle relazioni tra Russia ed Europa, e formalmente studiato di nuovo in collaborazione con la Mongolia a partire dal 2021.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2022 la Mongolia ha annunciato il completamento dello studio di fattibilità e ha ipotizzato l&#8217;inizio dei lavori di costruzione nel 2024, anno in cui il progetto entrò in una nuova fase di congelamento poiché il governo mongolo lo escluse dal suo piano di sviluppo nazionale fino al 2028, lasciando intendere chiaramente che i negoziati tra Mosca e Pechino non si erano conclusi. Il progresso più recente, tuttavia, è stato raggiunto nel settembre 2025 quando sia la Cina sia la Russia hanno firmato un memorandum legalmente vincolante per dare un impulso concreto alla costruzione del gasdotto, lasciando dunque intendere un allentamento della posizione mongola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La riluttanza della Cina</strong></p>
<p>Alla base dei ritardi c’è una realtà fondamentale che si può formulare nel seguente modo: la Cina non ha un urgente bisogno del gasdotto, la Russia sì. Questa asimmetria caratterizza quasi ogni negoziazione relativa al PoS-2. Uno dei principali punti critici riguarda il prezzo del gas russo. Secondo diverse fonti, durante le negoziazioni la Cina ha spinto per prezzi particolarmente ridotti, fino a circa 60 dollari per 1.000 metri cubi, un prezzo nettamente inferiore a circa 260 dollari per 1.000 metri cubi previsto dal contratto del Power of Siberia 1.</p>
<p>Per Mosca, accettare tali condizioni comprometterebbe la redditività del reindirizzamento delle esportazioni di gas dall’Europa. Per Pechino, tuttavia, la pazienza rappresenta un vantaggio strategico. La Cina, infatti, possiede già un portafoglio energetico altamente diversificato che permette al paese il lusso di poter negoziare ed eventualmente rimandare la realizzazione del progetto. Tra le fonti di approvvigionamento si possono enumerare il gasdotto dell’Asia centrale, le importazioni di GNL da Qatar, Australia e, storicamente, dagli Stati Uniti, la produzione interna, l’espansione delle energie rinnovabili e la crescente capacità nucleare.</p>
<p>Tuttavia, anche sul fronte russo le esportazioni di gas attraverso il PoS-2 hanno continuato a crescere rapidamente. Questo riflette la più ampia strategia di Mosca di costruire un asse energetico eurasiatico incentrato su Russia, Cina, Asia centrale e infrastrutture di gasdotti continentali. Ma questo cambiamento di rotta comporta anche una debolezza strutturale: il fatto che la Russia abbia più bisogno del mercato cinese rispetto a quanto la Cina abbia bisogno del gas russo conferisce a Pechino un enorme potere contrattuale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il fattore Iran: una nuova variabile geopolitica</strong></p>
<p>Uno degli sviluppi recenti più interessanti che riguardano il PoS-2 riguarda l&#8217;instabilità che circonda l&#8217;Iran e le rotte energetiche mediorientali. Il gasdotto si interseca sempre più con le preoccupazioni della Cina in merito alla vulnerabilità marittima. Le recenti tensioni con l&#8217;Iran hanno infatti acuito i problemi derivanti dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz, dai rischi di sanzioni, dai punti di strozzatura marittimi nonché da una più ampia instabilità che colpisce le esportazioni energetiche mediorientali. E non dimentichiamoci che la Cina dipende fortemente dall&#8217;energia importata, incluso il petrolio iraniano a prezzi scontati. Di conseguenza, l´instabilità delle rotte marittime, offrirebbe a Pechino maggiori incentivi a garantire corridoi energetici terrestri al riparo da eventuali interruzioni navali. Ciò andrebbe a diretto vantaggio di progetti come il PoS-2.</p>
<p>Una tale situazione produce tre possibili scenari geopolitici e un quarto meno evidente. Il primo scenario riguarda un potenziale blocco energetico continentale. Se l&#8217;instabilità intorno all&#8217;Iran persistesse o peggiorasse, la Cina potrebbe accelerare gli sforzi per costruire una rete energetica continentale attraverso l&#8217;Eurasia. In questo scenario il gasdotto russo acquisirebbe un valore strategico, la dipendenza dal trasporto marittimo diminuirebbe e i corridoi terrestri eurasiatici acquisirebbero importanza geopolitica. Il PoS-2 entrerebbe dunque a far parte di un sistema terrestre più ampio che collegherebbe: Russia, Asia Centrale, Mongolia, e Cina, allineandosi strettamente con la strategia cinese della Nuova Via della Seta.</p>
<p>Il secondo scenario riguarda la possibilità che il mercato cinese sia favorevole agli acquirenti. Tale scenario, probabilmente più realistico, prevede che la Cina continui a temporeggiare, sfruttando l&#8217;incertezza geopolitica per ottenere condizioni migliori da Mosca. In questo modello il gasdotto verrà infine costruito ma a prezzi cinesi estremamente favorevoli e con la Russia che diventerà sempre più dipendente dalla domanda cinese.</p>
<p>Il terzo scenario riguarderebbe la ripresa energetica iraniana. Ciò comporterebbe che l&#8217;Iran normalizzi le relazioni con l&#8217;Occidente e riemerga come uno dei principali esportatori di gas. Poiché l&#8217;Iran possiede alcune delle maggiori riserve di gas al mondo, la ripresa delle esportazioni iraniane potrebbe indebolire l&#8217;importanza strategica del gas russo. In tal caso, la Cina acquisirebbe un altro importante fornitore e potrebbe ritardare ulteriormente la costruzione del PoS-2, rinegoziarne i termini o ridurre i volumi previsti.</p>
<p>Infine, lo scenario nascosto riguarda un&#8217;incertezza strutturale spesso trascurata: la domanda di gas a lungo termine della Cina potrebbe indebolirsi. Massicci investimenti in energie rinnovabili, energia nucleare, elettrificazione e idrogeno potrebbero ridurre la necessità di nuovi giganteschi sistemi di gasdotti negli anni 2030. Se ciò si verificasse, le ambizioni di esportazione sia della Russia che dell&#8217;Iran potrebbero subire forti limitazioni.</p>
<p>Da quanto descritto sopra, si evince che il PoS-2 non è semplicemente un progetto infrastrutturale energetico ma rappresenta una possibile trasformazione della geopolitica eurasiatica. Infatti, se completato, il gasdotto rafforzerebbe l&#8217;interdipendenza strategica tra Russia e Cina, accelererebbe il riorientamento della Russia verso l&#8217;esterno, consoliderebbe i corridoi commerciali continentali eurasiatici, ridurrebbe la vulnerabilità della Cina ai punti di strozzatura marittimi e potenzialmente indebolirebbe l&#8217;influenza occidentale sui flussi energetici globali. Dal punto di vista occidentale, il progetto potrebbe anche ridurre la futura domanda cinese di GNL, con potenziali ripercussioni su esportatori come gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, tuttavia, il progetto evidenzia un&#8217;asimmetria più profonda poiché la Cina controlla i tempi e al momento gode di diverse opzioni come analizzato precedentemente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>A quasi vent&#8217;anni dall&#8217;inizio delle prime discussioni, il PoS-2 rimane incompiuto, eppure ha già trasformato il panorama geopolitico. Il progetto ha ridefinito le dinamiche negoziali in tutta l&#8217;Eurasia ancor prima dell&#8217;inizio della costruzione, inducendo gli esportatori dell&#8217;Asia centrale ad adattarsi alla possibilità di una futura concorrenza russa, e la Russia a reindirizzare le sue esportazioni di gas dall&#8217; Europa verso l&#8217;Asia. Ma non solo, il gasdotto ridefinirebbe drasticamente anche il ruolo della Mongolia trasformandola in un attore di transito strategico, in equilibrio tra Russia, Cina e Occidente, Non si può dunque escludere che la Cina stia sfruttando l&#8217;incertezza per massimizzare la propria flessibilità strategica.</p>
<p>Del resto, il governo di Ulanbaator sa bene di occupare una delle posizioni geopolitiche più delicate al mondo: una democrazia vasta ma scarsamente popolata, incastonata tra due giganti storici, Russia e Cina. Da satellite dell&#8217;URSS, fortemente dipendente da Mosca a livello politico, militare ed economico a (forzato) partner commerciale della Cina, creando una nuova forma di dipendenza che molti mongoli guardano con diffidenza. Anche la memoria storica acuisce questo disagio: molti mongoli vivono nella regione cinese della Mongolia Interna, dove persistono preoccupazioni per l&#8217;assimilazione culturale, le restrizioni linguistiche e l&#8217;indebolimento dell&#8217;identità mongola acuite dalle politiche di Pechino attuate nel tempo. Di conseguenza, la Mongolia moderna si trova costantemente a dover bilanciare le necessità economiche con il timore di essere oscurata politicamente e culturalmente, perseguendo al contempo una politica di &#8220;terzo vicino&#8221; che mira a rafforzare i legami con paesi al di là dei suoi due potenti vicini.</p>
<p>Sembrerebbe dunque che il futuro del gasdotto dipenda in definitiva meno dall&#8217;ingegneria e più dalla geopolitica. L&#8217;instabilità iraniana, l&#8217;insicurezza marittima e l&#8217;evoluzione della transizione energetica cinese potrebbero influenzare la traiettoria del progetto. Ma la realtà centrale rimane invariata: la Russia ha bisogno del PoS-2 molto più della Cina e questa asimmetria spiega il motivo per cui il progetto continua a procedere lentamente nonostante la sua enorme importanza strategica. Il recentissimo incontro tra Putin e Xi avvenuto a Pechino il 20 Maggio, ha prolungato questo stallo in quanto nessuna decisione concreta è stata raggiunta al riguardo se non conclusioni generali. Pechino sembrerebbe infatti poco incline ad accettare determinate condizioni contrattuali riguardanti il prezzo del gas.</p>
<p>Per molti versi il PoS-2 simboleggia l&#8217;emergente ordine eurasiatico stesso: un continente sempre più connesso da infrastrutture e flussi energetici, ma anche plasmato da profonde asimmetrie di potere con il piatto della bilancia decisamente a favore della Cina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le fonti consultate:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vostok Media (26.11.2019), «Сила Сибири» — сила прогресса и развития (Power of Siberia—forza del progresso e dello sviluppo). Disponibile al seguente link: <a href="https://vostokmedia.com/news/2019-11-26/sila-sibiri-sila-progressa-i-razvitiya-501980">https://vostokmedia.com/news/2019-11-26/sila-sibiri-sila-progressa-i-razvitiya-501980</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Radio Free Europe (1.9.2014), Putin In Yakutsk To Inaugurate Construction Of Pipeline To China. Disponibile al seguente link:</p>
<p><a href="https://www.rferl.org/a/russia-china-gas-pipeline-yakutsk/26559938.html">https://www.rferl.org/a/russia-china-gas-pipeline-yakutsk/26559938.html</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The Diplomat (8.10.2025), China-Russia Asymmetry and the Power of Siberia 2 Agreement.</p>
<p>Disponibile al seguente link:</p>
<p><a href="https://thediplomat.com/2025/10/china-russia-asymmetry-and-the-power-of-siberia-2-agreement/">https://thediplomat.com/2025/10/china-russia-asymmetry-and-the-power-of-siberia-2-agreement/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Radio Free Europe (21.8.2024), China In Eurasia Briefing: The Power of Siberia-2 Pipeline Hits A Snag In Mongolia. Disponibile al seguente link:</p>
<p><a href="https://www.rferl.org/a/china-eurasia-power-of-siberia-mongolia-putin/33086686.html">https://www.rferl.org/a/china-eurasia-power-of-siberia-mongolia-putin/33086686.html</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The Times of Central Asia (12.9.2025), The Power of Siberia 2 Project and Central Asia’s Gas Bargaining Power. Disponibile al seguente link:</p>
<p><a href="https://timesca.com/the-power-of-siberia-2-project-and-central-asias-gas-bargaining-power/">https://timesca.com/the-power-of-siberia-2-project-and-central-asias-gas-bargaining-power/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Laura Pennisi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/08/laura-pennisi.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/laura-pennisi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Laura Pennisi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista specializzata in studi sulla Russia, sul Caucaso, sull’Asia Centrale e sulla Grecia Moderna. Attualmente, svolge ricerche sulla propaganda russa attraverso i media. Vive a Malmö, in Svezia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/power-of-siberia-2-il-gasdotto-che-potrebbe-ridisegnare-gli-equilibri-energetici-eurasiatici/">Power of Siberia 2: il gasdotto che potrebbe ridisegnare gli equilibri energetici eurasiatici</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’alleanza e il vincolo. Storia giuridica e metamorfosi della NATO</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lalleanza-e-il-vincolo-storia-giuridica-e-metamorfosi-della-nato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 21:03:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Alleanza atlantica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fredda]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non tutte le istituzioni nascono per durare, e quelle che lo fanno raramente conservano intatta la forma originaria. La NATO appartiene a una categoria più rara: quella delle costruzioni che sopravvivono proprio perché non coincidono mai del tutto con se stesse. Quando, nel 1949, viene firmato il Trattato di Washington, ciò che prende forma non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutte le istituzioni nascono per durare, e quelle che lo fanno raramente conservano intatta la forma originaria. La NATO appartiene a una categoria più rara: quella delle costruzioni che sopravvivono proprio perché non coincidono mai del tutto con se stesse. Quando, nel 1949, viene firmato il Trattato di Washington, ciò che prende forma non è soltanto un’alleanza militare, ma un dispositivo giuridico pensato per attraversare l’incertezza, più che per risolverla. Il contesto in cui l’Alleanza nasce non è semplicemente quello di un continente devastato dalla guerra, ma quello di uno spazio politico privo di un equilibrio stabile. In un’Europa che ha conosciuto fino in fondo la crisi dell’ordine internazionale novecentesco, la sicurezza non può più essere affidata ai meccanismi tradizionali dell’equilibrio tra Stati sovrani, già messi in discussione nella riflessione di Hans Kelsen sul rapporto tra diritto e forza. La progressiva strutturazione della Guerra fredda impone così una ridefinizione più radicale, in cui la difesa diventa inseparabile dalla cooperazione e la sovranità deve confrontarsi con forme nuove di vincolo reciproco. La soluzione adottata dai Paesi fondatori si colloca precisamente in questa zona intermedia. La NATO non è uno Stato, né una semplice alleanza difensiva nel senso classico. È una forma istituzionale che si regge su un impianto normativo essenziale, ma carico di implicazioni. Il principio della difesa collettiva, formulato nell’articolo 5 del trattato, ne rappresenta il centro, ma anche il punto di maggiore tensione. L’impegno a considerare un attacco contro uno come un attacco contro tutti non si traduce in un automatismo, bensì in una responsabilità condivisa che lascia agli Stati la possibilità di determinare le modalità della risposta. Questa ambivalenza è la condizione stessa della sua efficacia. Da un lato, l’Alleanza vincola; dall’altro, non annulla la capacità decisionale dei suoi membri. In questa tensione si riflette, in filigrana, quel problema della decisione che Carl Schmitt aveva posto al centro della teoria del politico, e che qui viene riformulato in una forma che tenta di sottrarre la decisione alla pura logica del conflitto. Il riferimento al diritto di autodifesa collettiva previsto dalla Carta delle Nazioni Unite consente di collocarla entro un quadro di legittimità internazionale, ma non esaurisce le questioni che essa solleva. Durante la Guerra fredda, questa struttura si consolida all’interno di una dinamica bipolare che ne rafforza la funzione originaria di deterrenza nei confronti dell’Unione Sovietica. Ma ridurre la NATO a un semplice strumento militare significherebbe trascurarne la dimensione più profonda. L’Alleanza diventa progressivamente uno spazio di coordinamento politico, un luogo in cui la sicurezza si intreccia con la stabilità istituzionale e con la costruzione di un orizzonte comune tra le democrazie occidentali. La fine del confronto bipolare non ne determina la dissoluzione. Al contrario, la sua architettura normativa si rivela sufficientemente aperta da consentire una trasformazione. La possibilità di ammettere nuovi membri si traduce in un processo di allargamento che ridefinisce la geografia politica europea. L’ingresso nell’Alleanza non è soltanto un fatto militare, ma implica l’adesione a un insieme di principi che riguardano la forma di governo, il controllo delle forze armate, la compatibilità istituzionale. In questo senso, l’espansione della NATO assume una valenza che eccede la dimensione strategica. Essa opera come un meccanismo di convergenza politica, producendo effetti che si manifestano all’interno degli ordinamenti degli Stati membri e candidati. Senza configurarsi come un’istituzione sovranazionale, l’Alleanza esercita una funzione di orientamento che incide sulle trasformazioni interne degli Stati. A questa apertura corrisponde, in modo speculare, la possibilità del recesso. Il trattato prevede che ogni Stato possa uscire dall’Alleanza mediante una procedura formalmente semplice. E tuttavia, proprio questa semplicità giuridica mette in evidenza la complessità politica della scelta. L’uscita resta una possibilità teorica più che una pratica effettiva, a conferma del fatto che l’appartenenza genera vincoli che non sono soltanto normativi, ma anche strategici e simbolici. Nel periodo successivo alla Guerra fredda, l’Alleanza amplia progressivamente il proprio raggio d’azione, intervenendo in contesti che non riguardano direttamente la difesa territoriale dei suoi membri. Le operazioni nei Balcani e in Afghanistan segnano un passaggio significativo, aprendo un dibattito sulla natura e sui limiti dell’organizzazione. Il rapporto tra legalità e legittimità emerge in tutta la sua complessità, soprattutto nei casi in cui l’azione non si accompagna a un mandato esplicito delle Nazioni Unite. Queste tensioni non si sono esaurite, ma si sono ridefinite nel contesto contemporaneo. Il ritorno della guerra ad alta intensità in Europa ha riportato al centro la funzione originaria di deterrenza e difesa collettiva, ma in un quadro profondamente mutato. La sicurezza si estende ormai a domini che non erano previsti al momento della fondazione, dalla dimensione cibernetica alla protezione delle infrastrutture critiche, fino alle forme di conflitto ibrido. In questo scenario, la NATO continua a operare senza una revisione sostanziale del proprio impianto giuridico originario. È proprio questa continuità, apparentemente paradossale, a costituire una delle ragioni della sua durata. Come ha osservato Norberto Bobbio, le istituzioni più resilienti non sono quelle immutabili, ma quelle capaci di trasformarsi restando riconoscibili. In un ordine globale sempre più frammentato, la NATO continua a occupare una posizione singolare. Non perché offra risposte definitive, ma perché istituzionalizza una domanda: come vincolare gli Stati senza annullarne la libertà, come costruire sicurezza senza trasformarla in automatismo. È in questa tensione, mai risolta e continuamente riattivata, che si gioca la sua durata. Più che una soluzione, l’Alleanza atlantica resta una forma di equilibrio instabile. E, come tutti gli equilibri che non possono essere dati per acquisiti, esiste soltanto finché viene continuamente rimessa in questione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lalleanza-e-il-vincolo-storia-giuridica-e-metamorfosi-della-nato/">L’alleanza e il vincolo. Storia giuridica e metamorfosi della NATO</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 19:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/">Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di equilibrio strategico: fragile, spesso violento, ma sufficiente a impedire che le molteplici linee di frattura regionali convergessero in un conflitto generalizzato tra Stati. L’attuale fase di crisi indica che tale equilibrio si sta progressivamente dissolvendo. Le tensioni non appaiono più come episodi isolati in una dinamica ormai familiare, ma come sintomo di una trasformazione più profonda dell’ordine geopolitico mediorientale. Comprendere ciò che accade significa interrogarsi sulle logiche che hanno regolato il sistema regionale per decenni e sui fattori che oggi ne accelerano la crisi. Dalla fine delle grandi guerre arabo-israeliane del Novecento fino ai primi decenni del XXI secolo, il Medio Oriente si è organizzato intorno a una particolare forma di deterrenza indiretta. Gli attori principali, pur impegnati in una competizione costante per influenza politica e strategica, hanno generalmente evitato scontri diretti su larga scala. Il costo di una guerra convenzionale tra Stati appariva troppo elevato per essere sostenuto senza conseguenze destabilizzanti. Si è affermata così una modalità di confronto fondata su strumenti indiretti: alleanze informali, sostegno a gruppi armati locali, operazioni clandestine, pressioni diplomatiche e interventi militari calibrati. Come suggerisce la tradizione realista delle relazioni internazionali, gli equilibri di potere non eliminano i conflitti; li regolano, circoscrivendoli entro limiti considerati accettabili dagli attori coinvolti. Il Medio Oriente degli ultimi decenni ha funzionato, in larga misura, secondo questa logica. Uno dei protagonisti centrali di questa architettura è stato l’Iran. Dopo la rivoluzione del 1979, la Repubblica islamica ha costruito una rete di relazioni politiche e militari che le ha consentito di proiettare la propria influenza oltre i confini nazionali. Attraverso il sostegno a movimenti e milizie in diversi paesi, Teheran ha elaborato una strategia basata su una costellazione di attori alleati, estesa dal Libano all’Iraq, dalla Siria allo Yemen. Parallelamente, Israele ha sviluppato una dottrina di sicurezza fondata sulla superiorità tecnologica, sull’intelligence avanzata e sulla capacità di neutralizzare preventivamente minacce percepite come esistenziali. L’equilibrio derivato non era un ordine stabile nel senso tradizionale, ma una forma di stabilità imperfetta, fondata su calcoli strategici reciproci. Ogni attore era consapevole dei limiti entro i quali poteva muoversi senza provocare una risposta capace di trasformare la competizione in guerra aperta. Negli ultimi anni questo sistema ha iniziato a mostrare segni di logoramento. Il ridimensionamento della presenza statunitense, l’emergere di nuove rivalità regionali e il rafforzamento di attori non statali hanno reso il quadro geopolitico più complesso e meno controllabile. Il confronto tra Israele e Iran si è intensificato fino a diventare uno degli assi principali della geopolitica contemporanea, con operazioni clandestine, attacchi mirati e competizione per l’influenza in Siria, Libano e Iraq. Il Medio Oriente sembra così avviarsi verso una fase qualitativamente diversa. La logica delle guerre indirette, che per decenni aveva limitato il confronto tra Stati, appare sempre meno efficace nel contenere l’escalation. Il rischio non è soltanto quello di nuovi conflitti locali, ma la possibilità che diverse linee di frattura convergano in una crisi più ampia. La crescente regionalizzazione del conflitto, evidente in teatri come il Libano o nelle rotte marittime del Golfo Persico e del Mar Rosso, dimostra quanto gli eventi locali siano oggi interdipendenti e dalle implicazioni globali. La dimensione economica del conflitto aggiunge complessità. Il Medio Oriente resta centrale nell’economia globale, soprattutto per energia e commercio marittimo. Destabilizzazioni significative in questi snodi strategici possono avere effetti immediati sull’economia internazionale. Le monarchie del Golfo, tra relazioni strategiche consolidate con l’Occidente e legami economici con l’Asia, si trovano in una posizione particolarmente delicata, rendendo le loro scelte geopolitiche ancora più complesse. Il conflitto si inserisce poi in un contesto globale segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze. Sebbene la regione non sia più al centro della strategia globale come durante la Guerra Fredda, resta fondamentale nelle dinamiche dell’ordine internazionale. Gli Stati Uniti mantengono il ruolo dominante, seppur in maniera più selettiva, mentre altri attori globali cercano di espandere la propria influenza attraverso strumenti diplomatici, economici e tecnologici. L’Europa, pur vicina e coinvolta, resta spesso relegata a un ruolo marginale a causa delle divisioni interne e della dipendenza strategica dagli Stati Uniti. In un sistema internazionale sempre più attraversato dal ritorno delle rivalità tra potenze, la crisi mediorientale ricorda quanto fragile possa essere l’equilibrio su cui si regge l’ordine globale. La stabilità regionale non è soltanto una questione strategica o militare: essa costituisce una condizione essenziale affinché possano sopravvivere quelle forme di cooperazione politica ed economica che, nel secondo dopoguerra, hanno reso possibile lo sviluppo di un ordine internazionale relativamente aperto. Comprendere le dinamiche del Medio Oriente significa allora interrogarsi non soltanto sui conflitti del presente, ma anche sul futuro di quell’architettura internazionale che, nel solco della riflessione liberale di Luigi Einaudi, ha sempre riconosciuto nella stabilità degli equilibri tra gli Stati e nella cooperazione tra le nazioni una delle condizioni fondamentali per la libertà politica e per la prosperità delle società aperte.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/">Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Liberalismo e rivoluzione a cento anni dalla morte di Piero Gobetti</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/liberalismo-e-rivoluzione-a-cento-anni-dalla-morte-di-piero-gobetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 09:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[carlo rosselli]]></category>
		<category><![CDATA[elio cappuccio]]></category>
		<category><![CDATA[piero gobetti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3835</guid>

					<description><![CDATA[<p>Piero Gobetti fondò nel 1918, a diciassette anni, “Energie Nove”, entrando in dialogo con Giovanni Gentile, Benedetto Croce, Gaetano Salvemini. L’aver accostato, in un suo articolo, la democrazia all’idealismo, attirò su di lui le critiche di Palmiro Togliatti, che su “L’Ordine Nuovo”, nel 1919, lo definì un “parassita della cultura”, in quanto “tirava in ballo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Piero Gobetti fondò nel 1918, a diciassette anni, “Energie Nove”, entrando in dialogo con Giovanni Gentile, Benedetto Croce, Gaetano Salvemini. L’aver accostato, in un suo articolo, la democrazia all’idealismo, attirò su di lui le critiche di Palmiro Togliatti, che su “L’Ordine Nuovo”, nel 1919, lo definì un “parassita della cultura”, in quanto “tirava in ballo per ogni inezia tutto l’Arsenale dello Spirito”.<br />
Gobetti guardava in realtà con vivo interesse a quanto stava accadendo in Russia e pensava che Lenin e Trotzki non fossero solo dei bolscevichi, ma “uomini d’azione che hanno destato un popolo e gli vanno ricreando un’anima”.<br />
La loro opera incarnava un “paradosso dello spirito russo”, da cui derivava “la negazione del socialismo e un’esaltazione di liberalismo”. “Energie Nove” concluse la sua breve vita nel 1920 e nel 1922 Gobetti fondò “La Rivoluzione liberale”, che assunse subito una posizione antifascista. La reazione di Mussolini giunse nel giugno del 1924, quando scrisse al prefetto di Torino, chiedendogli di rendere la vita difficile a “questo insulso oppositore di governo e fascismo”. Nel settembre del 1925, dopo aver subito una violenta aggressione squadristica, Gobetti si rifugiò a Parigi, dove, anche a causa dei traumi riportati, morì il 16 febbraio del 1926.<br />
Gobetti riconobbe nei consigli di fabbrica torinesi i caratteri liberali che aveva individuato nella rivoluzione russa, pur considerando utopiche, come ha scritto Lelio Basso, le finalità collettivistiche. La rivoluzione, a suo avviso, sarebbe fallita, ma sarebbe riuscita a formare una matura classe dirigente.<br />
Basso riscontra, nelle analisi gobettiane, temi presenti nel “Socialismo liberale”, che Carlo Rosselli delineò proprio sulle pagine de “La Rivoluzione liberale”. Togliatti, che nel 1919 aveva attaccato Gobetti, ne difese poi la memoria, nel momento in cui scagliava i suoi anatemi contro Carlo Rosselli, assassinato in Francia nel 1937 insieme al fratello Nello da membri del gruppo fascista Cagoule. Nel 1931, scrisse, su “Stato operaio”, che Gobetti era uno studioso e un ingegno originale, mentre Rosselli “un dilettante dappoco, privo di ogni formazione teorica seria”. Era inoltre “un intellettuale povero mentre Rosselli è un ricco, legato oggettivamente e personalmente a sfere dirigenti capitalistiche”.<br />
Rosselli, come emerge dalla sua Risposta a Giorgio Amendola, pubblicata nel gennaio 1932 sui “Quaderni di Giustizia e Libertà”, riteneva infondato il tentativo togliattiano di leggere Gobetti in chiave gramsciana. Precisava infatti che aveva ammirato in Marx “lo storico e l’apostolo del movimento operaio”, ritenendo però che l’economista fosse “morto, con il plus-valore, con il sogno della abolizione delle classi, con la profezia del collettivismo”. Chiedeva poi ad Amendola se potesse mai credere che Gobetti avrebbe accolto con disinvoltura “il metodo della dittatura, il mito della avanguardia del proletariato, la soppressione per decreto delle classi, e tutto l’armamentario che distingue in Europa il comunismo ufficiale”. Citava infine Gramsci, secondo il quale Gobetti non sarebbe mai diventato comunista. Le vicende storiche italiane non avevano favorito, scriveva Gobetti, la formazione di una classe politica liberale e fu “gran ventura” che a guidare il Risorgimento fosse stato Cavour, protagonista di una “rivoluzione liberale”, rimasta incompiuta a causa delle politiche conservatrici e protezionistiche dei suoi successori. La lotta di classe è per Gobetti, l’experimentum crucis del liberalismo, perché “promuove nel cittadino la coscienza di produttore, come capitalista, come tecnico, come operaio”. Diversamente da Antonio Gramsci, cui era legato da un rapporto di profonda stima e amicizia, pensava che il sistema borghese sarebbe stato “ravvivato” proprio “dai becchini della borghesia”. La volontà di contenere il conflitto, che<br />
attribuiva a Turati e a Giolitti, riduceva al silenzio le dinamiche sociali, con la conseguenza che, in Italia, il vero contrasto non era tra dittatura e libertà, ma tra libertà e unanimità. Ecco perché Mussolini era divenuto “l’eroe rappresentativo di questa stanchezza e di questa aspirazione al riposo”. Gobetti pensò che nei soviet gli operai potessero sentirsi eredi dello spirito borghese, ma, se avesse avuto il tempo di osservare gli sviluppi della rivoluzione, avrebbe preso atto che Lenin, dopo aver sostenuto che tutto il potere apparteneva ai soviet, aveva imposto il primato assoluto<br />
del partito. Avrebbe sicuramente condiviso l’opinione di Rosa Luxemburg, che descriveva il dominio del partito come “un governo di cricca”, in cui la convocazione saltuaria di una élite operaia si concludeva votando all’unanimità le risoluzioni proposte. Il nome “Unione Sovietica”, per la Russia post-rivoluzionaria, era dunque “una menzogna”, come ha scritto Hannah Arendt, in quanto riconosceva, ingannevolmente, quegli organismi di democrazia spontanea che il partito bolscevico aveva svuotato di senso.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora a &#8220;Domani&#8221;, &#8220;Avvenire&#8221;, il Blog della Fondazione Luigi Einaudi e il Quotidiano on line &#8220;Il Sussidiario&#8221;.</p>
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		<title>La sicurezza come argomento ultimo</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-sicurezza-come-argomento-ultimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 21:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[groenlandia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono luoghi che entrano nella storia non tanto per ciò che accade al loro interno, quanto per le domande che costringono a porsi. La Groenlandia è uno di questi. Per lungo tempo percepita come uno spazio remoto, quasi fuori dal tempo politico, oggi emerge come una soglia concettuale: un punto in cui si concentrano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono luoghi che entrano nella storia non tanto per ciò che accade al loro interno, quanto per le domande che costringono a porsi. La Groenlandia è uno di questi. Per lungo tempo percepita come uno spazio remoto, quasi fuori dal tempo politico, oggi emerge come una soglia concettuale: un punto in cui si concentrano tensioni che riguardano l’intero ordine internazionale contemporaneo. Il mutamento non riguarda soltanto l’Artico. Riguarda il linguaggio e le categorie attraverso cui l’Occidente interpreta sé stesso. Quando un territorio alleato viene definito una “necessità” in nome della sicurezza, quando la protezione diventa argomento conclusivo, ciò che entra in crisi non è solo un equilibrio geopolitico, ma un’idea di limite che per decenni ha strutturato le relazioni tra Stati. La Groenlandia, in questo senso, non è semplicemente un oggetto strategico. È un caso-limite. Territorio autonomo, inserito in una rete di alleanze consolidate, viene improvvisamente ricondotto a una funzione: posizione, risorsa, avamposto. In questo slittamento, da soggetto politico a variabile di sicurezza, si manifesta una trasformazione più profonda: la tendenza a trattare la sovranità non come principio, ma come ostacolo negoziabile. L’ordine internazionale nato nel secondo dopoguerra aveva tentato di contenere proprio questa deriva. Aveva posto un argine all’idea che la forza, anche quando esercitata in nome di una causa ritenuta superiore, potesse ridefinire unilateralmente ciò che è legittimo. La sovranità territoriale non era intesa come valore assoluto, ma come soglia: un limite necessario all’espansione illimitata del potere. Ciò che rende il caso groenlandese particolarmente significativo è che questa tensione non nasce da uno scontro tra blocchi contrapposti, ma all’interno di un sistema di alleanze. Quando la pressione non arriva dall’esterno, ma da uno dei suoi centri, l’ordine liberale mostra una fragilità strutturale: la difficoltà di distinguere tra protezione e dominio, tra sicurezza condivisa e pretesa unilaterale. Le reazioni europee, spesso misurate e prive di enfasi, non vanno lette solo come risposte contingenti. Esprimono un’idea diversa di spazio politico: l’Artico non come vuoto da occupare, ma come territorio regolato, attraversato da responsabilità comuni. Non è un rifiuto della competizione internazionale, ma il tentativo di mantenerla entro un perimetro normativo che ne contenga gli effetti disgreganti. In questo quadro, il linguaggio assume un ruolo decisivo. Parole come “controllo”, “necessità”, “interesse strategico” non si limitano a descrivere la realtà: la producono. Trasformano territori in funzioni, alleati in strumenti, regole in eccezioni temporanee. È qui che la questione smette di essere regionale e diventa sistemica. Perché ogni volta che la sicurezza viene invocata come argomento ultimo, qualcosa dell’ordine politico viene sospeso. La Groenlandia diventa allora una soglia simbolica. Non perché determinerà da sola il futuro dell’Artico, ma perché mette alla prova una convinzione centrale: che le democrazie liberali siano vincolate non solo da interessi, ma da limiti autoimposti. Se questi limiti vengono erosi dall’interno, non serve un avversario esterno per indebolire l’ordine che ne deriva. Forse è questo il punto più rilevante del dibattito. Non stabilire chi abbia più forza o più diritto, ma interrogarsi su quale tipo di ordine si intenda preservare quando la pressione aumenta. Se le alleanze sono qualcosa di più di strumenti contingenti, allora devono resistere anche alla tentazione dell’argomento definitivo. Nel silenzio dei suoi ghiacci, la Groenlandia non chiede di essere conquistata né difesa. Chiede di essere pensata. Come spazio politico, come limite, come domanda aperta sul rapporto tra potere e regole. E forse è proprio questa la sua funzione più importante: ricordare che la stabilità non nasce dall’assenza di conflitti, ma dalla capacità di riconoscere dove la forza deve fermarsi.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
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		<title>La separazione delle carriere? È il completamento del processo accusatorio</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-separazione-delle-carriere-e-il-completamento-del-processo-accusatorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Marini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 21:06:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Nordio]]></category>
		<category><![CDATA[paolo marini]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il tono garbato, gli argomenti colti, la semplicità del linguaggio con cui solitamente replica alle bordate degli avversari, Carlo Nordio, Ministro della giustizia, ha redatto un agevole pamphlet che illustra la riforma costituzionale della separazione delle carriere (Carlo Nordio, “Una nuova giustizia”, Guerini e associati, € 16,00) che sarà sottoposta a referendum i prossimi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il tono garbato, gli argomenti colti, la semplicità del linguaggio con cui solitamente replica alle bordate degli avversari, Carlo Nordio, Ministro della giustizia, ha redatto un agevole pamphlet che illustra la riforma costituzionale della separazione delle carriere (Carlo Nordio, “Una nuova giustizia”, Guerini e associati, € 16,00) che sarà sottoposta a referendum i prossimi 22 e 23 marzo.</p>
<p>Nella prima parte (“Alla base della riforma”) Nordio inquadra il contesto storico-giuridico, fino alla riforma del processo penale voluta dal compianto giurista, il socialista Giuliano Vassalli, che volle imprimergli un&#8217;impronta liberale: “Non più un&#8217;inquisizione scritta e segreta, ma un confronto pubblico e orale tra accusa e difesa” ove “la prova si sarebbe formata in questa dialettica paritaria, davanti a un giudice terzo e imparziale”. Ma come può  esistere questo giudice terzo e imparziale “se esso appartiene alla stessa famiglia dei Pm, entra in ruolo con lo stesso concorso, può &#8211; sia pure in misura limitata – trasferirsi da una funzione all&#8217;altra, e soprattutto milita nelle stesse correnti dando, chiedendo e ottenendo i voti per spartirsi le influenze nell&#8217;ambito del Csm?” E&#8217; la contraddizione che la riforma costituzionale votata a novembre 2025 intende superare, essa non è altro che “il completamento del processo accusatorio” &#8211; come ha affermato Augusto Barbera, Presidente emerito della Corte costituzionale.</p>
<p>L&#8217;Autore non può evitare di occuparsi di quello scandalo Palamara che ha scoperchiato il vaso di Pandora, squadernando ciò che da tempo era apparso chiaro: “(&#8230;) è un fatto storico &#8211; rispondeva Palamara a Giovanni Minoli nell&#8217;intervista del 21 novembre scorso per “Il mix delle 23” su Radio 1 Rai &#8211; che nel 2008, dopo la caduta del governo Prodi, c&#8217;è una schiacciante maggioranza di centro-destra e l&#8217;Anm, in quel periodo da me presieduta, svolge una sorta di ruolo di opposizione politica, anche perché quella del Partito Democratico all&#8217;epoca era piuttosto flebile e di fatto l&#8217;Anm copre il sistema”. Altro che imparzialità della magistratura. Così suona beffardo, oltre che contrario all&#8217;evidenza, il primo rimprovero alla riforma riprodotto nello slogan del manifesto “Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Al referendum vota no”. L&#8217;art. 104 della legge di riforma costituzionale è incontrovertibile: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. Non c&#8217;è altro da aggiungere. Chi desideri un raffronto tra Costituzione e riforma costituzionale, può consultare la tabella al link: <a href="https://www.misterlex.it/doc/separazione-carriere-tabella-modifiche">https://www.misterlex.it/doc/separazione-carriere-tabella-modifiche</a>.</p>
<p>Quanto invece all&#8217;approfondimento tematico, è nella parte seconda che l&#8217;Autore passa in rassegna i contenuti della riforma: non solo l&#8217;istituzione dei due Csm ma anche il sorteggio dei loro componenti (autentico fattore di scardinamento delle logiche correntizie) e l&#8217;istituzione dell&#8217;Alta Corte disciplinare (necessitata dal fatto che “nell&#8217;attuale Csm esiste una sezione disciplinare che è formata in maggioranza da persone elette da quelli che un domani saranno giudicati”). Nella terza e ultima parte sono infine confutate le principali argomentazioni che il fronte del “No” propone a sostegno della bocciatura della riforma.</p>
<p>Ciò che obiettivamente emerge anche dal pamphlet è il fatto che quella della separazione delle carriere non è né la riforma del governo, né del centro-destra. E&#8217; qualcosa di ben più ampio respiro perché, appunto, proviene da lontano e perché raccoglie molti consensi anche a sinistra, per lo più tra coloro che hanno mantenuto l&#8217;aggancio ad una impostazione politico-giuridica garantista e, comunque, di stampo riformista; una impostazione sempre più distinta dalle voci che tentano le scorciatoie demagogiche e che, obiettivamente sacrificata nel Pd e più a proprio agio nei ranghi delle formazioni di Calenda e di Renzi, è stata protagonista del convegno fiorentino di qualche settimana fa cui hanno preso parte, tra gli altri, Augusto Barbera, Anna Paola Concia, Stefano Ceccanti, Carlo Fusaro, Raffaella Paita, Claudio Petruccioli, Pina Picierno, Enrico Morando. A quest&#8217;ultimo, in particolare, si deve una affermazione schietta e definitiva: “il referendum si tiene su una riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti (&#8230;). Gli elettori sono chiamati a pronunciarsi su questo. Non riesco a vedere, in questa riforma, l’ombra dell’autoritarismo, della degenerazione autoritaria, dell’aggressione alla Costituzione” (Elisa Calessi, “Enrico Morando, l&#8217;ex-Pd contro Landini e i Dem: “Ma quale regime, votate Sì!”, “Libero Quotidiano”, 11 gennaio 2026).  Slogan come “la Costituzione non si tocca”, l&#8217;invocazione del “tradimento” della Costituzione, appaiono espressione di un malinteso conservatorismo in cui aleggia una visione quasi totemica del diritto positivo.</p>
<p>Tendere più compiutamente alla imparzialità del giudice, emancipare i magistrati dalla stretta delle correnti senza intenti punitivi verso le toghe: queste sono le ragioni per cui la separazione delle carriere raccoglie non pochi consensi anche all&#8217;interno della magistratura. Non gioverà alla maturazione di consapevoli convincimenti il tentativo di alterare il dibattito/confronto, trasformando l&#8217;appuntamento referendario in un voto pro o contro il governo. Sono passati decenni in attesa di questo treno e ora che è in arrivo alla stazione, l&#8217;opportunità data ad ogni cittadino di salirvi o di lasciarlo partire non può, non deve essere sciupata.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Paolo Marini" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/paolo-marini-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/paolo-marini/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Paolo Marini</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate. Avvocato civilista e consulente di imprese, ha inoltre al suo attivo pubblicazioni e contributi in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-separazione-delle-carriere-e-il-completamento-del-processo-accusatorio/">La separazione delle carriere? È il completamento del processo accusatorio</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Renminbi, debito e circuiti paralleli: la politica estera letta dai flussi</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/renminbi-debito-e-circuiti-paralleli-la-politica-estera-letta-dai-flussi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ulderico Di Giancamillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 20:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Adam Tooze]]></category>
		<category><![CDATA[ulderico di giancamillo]]></category>
		<category><![CDATA[venezuela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è una lettura geopolitica in senso classico, né pretende di esserlo. È piuttosto il criterio che Adam Tooze ha reso familiare: quando il linguaggio politico si irrigidisce e le dichiarazioni si moltiplicano, conviene guardare altrove. Non a ciò che viene detto, ma a ciò che continua a funzionare. Ai flussi di denaro, di credito, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una lettura geopolitica in senso classico, né pretende di esserlo. È piuttosto il criterio che Adam Tooze ha reso familiare: quando il linguaggio politico si irrigidisce e le dichiarazioni si moltiplicano, conviene guardare altrove. Non a ciò che viene detto, ma a ciò che continua a funzionare. Ai flussi di denaro, di credito, di energia. Alle infrastrutture che tengono in piedi il sistema anche quando la politica sembra bloccata.</p>
<p>La politica estera contemporanea, letta da qui, non è una sequenza di gesti simbolici ma un problema di accesso. Accesso ai mercati, alle valute, ai sistemi di pagamento, alle catene logistiche. Le decisioni che fanno titolo durano poco. Quelle che determinano chi può pagare, incassare, compensare durano molto più a lungo. Ed è per questo che, quando una scelta appare opaca o contraddittoria, osservare dove continuano a muoversi i capitali è spesso più istruttivo che ascoltare le dichiarazioni.</p>
<p>Il renminbi è un buon esempio di questa logica, a patto di considerarlo per quello che è. La valuta cinese resta fortemente controllata nella sua versione domestica e non è pienamente convertibile. Proprio questo vincolo ha spinto Pechino a sviluppare, a partire dagli anni Duemila, un mercato offshore del renminbi, inizialmente a Hong Kong e poi in piazze come Londra, Singapore e Lussemburgo. Oggi il renminbi rappresenta circa il 3 per cento dei pagamenti internazionali secondo i dati SWIFT: una quota lontana da quella del dollaro, ma stabile. Non segnala egemonia. Segnala funzione.</p>
<p>Il suo ruolo non è sostituire il dollaro, ma ridurne la centralità in ambiti specifici: scambi bilaterali, prestiti governativi, finanziamenti infrastrutturali. In particolare, consente di regolare operazioni fuori dai circuiti più esposti al rischio sanzionatorio. È una scelta tecnica, non ideologica. Ed è proprio per questo che produce effetti che resistono più a lungo del ciclo politico.</p>
<p>Il Venezuela, osservato attraverso questa lente, smette di essere solo un caso politico e diventa un caso operativo. Il suo debito sovrano è quasi interamente denominato in dollari e resta intrappolato nel regime sanzionatorio occidentale. I bond continuano a essere scambiati sui mercati secondari a prezzi molto bassi, incorporando aspettative di lungo periodo: una futura ristrutturazione, il valore delle riserve petrolifere, un eventuale rientro nei mercati. Non orientano la politica estera. Ne registrano gli effetti. Segnalano dove il flusso si è interrotto.</p>
<p>Parallelamente, però, altri flussi non si sono fermati. Il rapporto tra Venezuela e Iran ne è un esempio concreto: forniture di carburante, assistenza tecnica, scambi compensativi, rotte logistiche schermate. Non è una convergenza ideologica nel senso tradizionale. È la cooperazione tra economie che condividono la stessa condizione: l’esclusione dai canali principali. Quando l’accesso viene negato, la sopravvivenza passa per percorsi laterali.</p>
<p>La Cina opera su un piano diverso, ma coerente con la stessa logica. Tra il 2007 e il 2016 ha erogato al Venezuela oltre 60 miliardi di dollari in prestiti bilaterali, in gran parte garantiti da forniture petrolifere. Questi flussi non transitano dai mercati obbligazionari globali e non dipendono dalla normalizzazione del debito sovrano. Si inseriscono in un’architettura parallela fatta di credito politico e compensazione diretta, in cui il renminbi offshore è uno degli strumenti disponibili. Non perché sostituisca il dollaro, ma perché consente di non dipenderne in modo esclusivo.</p>
<p>I bond raccontano il blocco del circuito occidentale. Le relazioni con Iran e Cina raccontano ciò che continua a muoversi anche quando la politica si irrigidisce. Letti insieme, mostrano una cosa semplice: la geopolitica non si interrompe quando finisce il dialogo, cambia canale.</p>
<p>L’Europa, letta attraverso lo stesso criterio, resta marginale non per mancanza di valori, ma per mancanza di architettura. L’euro è una grande valuta, ma non è sostenuto da un’unione politica e fiscale capace di trasformarlo in leva geopolitica coerente. È una moneta rilevante, ma non decisiva. Non apre canali. Li subisce.</p>
<p>La politica estera, vista da questa prospettiva, assomiglia sempre meno a una sequenza di eventi spettacolari e sempre più a una mappa di condutture. Le prese di posizione contano nel breve periodo. Nel medio e lungo periodo, a pesare sono le infrastrutture che sopravvivono al rumore. Per questo, quando qualcosa non torna, la domanda che orienta davvero l’analisi non è chi ha parlato più forte, ma dove continuano a passare i soldi, il credito, l’energia. È lì che il potere prende forma. Tutto il resto è superficie.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Ulderico Di Giancamillo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/10/ulderico-di-giancamillo.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/ulderico-di-giancamillo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Ulderico Di Giancamillo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Si è laureato in Banking and Finance presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da molti anni lavora nel mondo della finanza tra Londra, Milano e Parigi. È membro del BNP Innovators Program, iniziativa dedicata allo sviluppo di progetti di innovazione tecnologica nel settore bancario. Appassionato di economia, tecnologia e politiche pubbliche, partecipa attivamente a iniziative di volontariato e di partecipazione politica.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/renminbi-debito-e-circuiti-paralleli-la-politica-estera-letta-dai-flussi/">Renminbi, debito e circuiti paralleli: la politica estera letta dai flussi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Donne, pace e sicurezza</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/donne-pace-e-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:41:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[maddalena pezzotti]]></category>
		<category><![CDATA[nazioni unite]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/donne-pace-e-sicurezza/">Donne, pace e sicurezza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Venticinque anni fa, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvò all’unanimità la Risoluzione 1325 “Donne, pace e sicurezza”. Prima del 2000, infatti, non era riconosciuta, in via ufficiale, la specificità dell’esperienza e dei bisogni delle donne nei conflitti armati e nelle conseguenti fasi di stabilizzazione e pacificazione. Non solo non si era evidenziato lo spropositato impatto della guerra sulle donne, ma non era mai stata sottolineata l’importanza, e il potenziale, di una loro equa e sostanziale partecipazione nei processi di sicurezza, promozione, e mantenimento della pace, a livello nazionale e globale. La Risoluzione 1325 rappresentò un momento epocale e il culmine di un secolo di attivismo transnazionale da parte del movimento femminista, che aveva già plasmato alcuni importanti principi e linee guida nella Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (Onu, 1993), e nell’Area critica D – La violenza contro le donne, della Piattaforma d’azione, approvata dalla IV Conferenza mondiale sulle donne (Onu, 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso della storia, il corpo femminile è stato risorsa bellica, mezzo di affermazione di poteri coloniali, e strumento di pulizia etnica. Con la sua capacità di generare futuro, rappresenta un vero e proprio “capitale culturale”. La violenza contro le donne è stata impiegata in maniera premeditata e sistematica come tattica di guerra, per seminare il terrore, condurre la popolazione allo sbando e falciare la resistenza civile. Nell’interconnessione fra progetti nazionalisti e supremazia demografica, è stata utilizzata come strategia volta a impedire la riproduzione umana dei gruppi antagonisti, e con essa, provocare la disgregazione delle modalità di coesione sociale, e la cancellazione della cultura identitaria. Di conseguenza, non può essere archiviata come danno collaterale e, piuttosto, deve essere inclusa con il peso specifico di crimine contro l’umanità, in tutte le iniziative di giustizia riparativa e responsabilizzazione e sanzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ne sono testimoni le 50 mila donne kosovaro-albanesi vittime di violenza sessuale, durante la guerra del Kosovo, del 1998-1999, usate per atterrire la popolazione e costringerla ad abbandonare i territori. E lo sono le 35 mila donne croate e musulmane di origine bosniaca, rinchiuse nel “campi di stupro”, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, tra il 1992 e il 1995, il cui scopo primario era quello di far nascere una nuova generazione, eliminando la linea patrilineare del nemico. In Ruanda, nella seconda metà degli anni novanta, quasi 250 mila donne subirono violenza sessuale; moltissime diedero alla luce figli non voluti di etnia mista e per questo furono costrette a vivere con dolore e stigma sociale. I loro corpi smisero di essere umani, per divenire terreno politico: oggetti di violenza, scambio, o da sopprimere poiché in grado di produrre e riprodurre memoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2014, il sedicente Stato islamico decise di spazzare via gli ezidi da Shengal in Iraq, tassello di collegamento delle capitali del califfato in Siria (Raqqa) e Iraq (Mosul). Le donne vennero massacrate, rapite, violentate, vendute come schiave, o ridotte a mogli dei jihadisti, per disintegrare e disperdere l’intero popolo. A oggi, il Movimento per la Libertà delle Donne Ezide (TAJÊ) lotta per il riconoscimento del genocidio, avvenuto solo da 14 paesi. In Etiopia, dal 2020 al 2022, anche i corpi delle donne del Tigrè sono stati il campo di una feroce guerra etnica. Considerate custodi della riproduzione e della “morale” comunitaria, divennero bersaglio non solo di pratiche di sterminio, ma anche di forme di violenza sessuale mirata, che intendevano distruggerne gli organi riproduttivi, e con essi il futuro del loro popolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arrivando al genocidio palestinese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, le sue cause e conseguenze, Reem Alsalem, ha chiesto un&#8217;azione internazionale immediata per fermare quello che ha descritto come un &#8220;femmini-genocidio&#8221; in corso a Gaza, affermando che “la portata e la natura dei crimini inflitti alle donne e alle ragazze palestinesi […] sono così estreme che i concetti esistenti nei quadri giuridici e penali non riescono più a descriverli o a catturarli adeguatamente”. Secondo le stime, donne e ragazze rappresentano il 67 per cento dei 57.680 palestinesi uccisi entro il 9 luglio 2025.  Per la relatrice speciale, è in atto “una distruzione intenzionale dei loro corpi, per essere palestinesi e per essere donne. Israele sta deliberatamente uccidendo donne e ragazze con l&#8217;intento distruggere la continuità del popolo palestinese”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 2024 si è caratterizzato per il massimo numero di ostilità, in dodici mesi, dalla fine del secondo conflitto mondiale e, con 160 mila morti, è stato anche il quinto più sanguinoso, dal termine della guerra fredda. Dal 1990, le cifre sono, poi, raddoppiate, con crescita sia della portata sia dell’intensità delle violenze. Per quanto aggressioni e brutalità si abbattano, in generale, su tutti i membri di comunità e popolazioni, è ovunque evidente che donne, ragazze e bambine, sono in particolar modo vulnerabili, esposte a rischi maggiori e, quasi sempre, colpite con più durezza.</p>
<p>L’ultimo rapporto del Segretario generale dell’Onu su donne, pace e sicurezza, pubblicato lo scorso ottobre, segnala che 676 milioni di donne, ovvero il 17 per cento della la popolazione femminile mondiale, nel 2024, viveva a 50 chilometri da scontri con perdite di vite umane. Circa 245 milioni si trovavano in zone in cui sono avvenuti oltre 25 decessi legati a combattimenti; e di queste, 113 milioni, in paesi come Siria, Libano, e Palestina, risiedeva dove il numero di morti ha superato i 100. La quota più alta di quante dimoravano in prossimità di un conflitto è stata in Bangladesh. In merito si è espressa anche Sima Bahous, direttrice esecutiva di UN Women: “si tratta di sintomi di un mondo che sta scegliendo di investire nella guerra invece che nella pace e che continua a escludere le donne nella definizione delle soluzioni”. Bahous ha aggiunto: “Donne e bambine vengono uccise in numeri <em>record</em> e lasciate senza protezione, mentre le guerre si moltiplicano. Le donne non hanno più bisogno di altre promesse, hanno bisogno di potere e partecipazione paritaria”.</p>
<p>Tuttavia, se nel 2024 la spesa militare globale ha superato i 2.700 miliardi di dollari, le organizzazioni femminili in zone di conflitto hanno ricevuto solo lo 0,4 per cento di aiuti, in calo rispetto agli anni precedenti. Proprio a causa dei tagli ai finanziamenti, molti di questi gruppi che operano in prima linea si trovano di fronte alla chiusura di imprescindibili attività di assistenza umanitaria. Lo stesso rapporto evidenzia che, nel crollo del rispetto delle norme internazionali, e a causa del “crescente autoritarismo, la proliferazione di conflitti e processi di militarizzazione, gli scorsi cinque anni hanno mostrato una stagnazione e, addirittura, una regressione su molti degli obiettivi dell’agenda per le donne, la pace e la sicurezza. La polarizzazione politica continua a mettere alla prova il sistema multilaterale e minaccia di cancellare decenni di conquiste”.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/donne-pace-e-sicurezza/">Donne, pace e sicurezza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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