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	<title>Geopolitica Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Geopolitica Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 19:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per lungo tempo il Medio Oriente è stato interpretato come il luogo per eccellenza dell’instabilità internazionale. Guerre, rivalità religiose, conflitti etnici e competizioni geopolitiche hanno consolidato l’immagine di una regione dominata da tensioni permanenti. Eppure, questa rappresentazione, pur cogliendo un elemento reale, resta incompleta. Per decenni il Medio Oriente ha conosciuto una forma peculiare di equilibrio strategico: fragile, spesso violento, ma sufficiente a impedire che le molteplici linee di frattura regionali convergessero in un conflitto generalizzato tra Stati. L’attuale fase di crisi indica che tale equilibrio si sta progressivamente dissolvendo. Le tensioni non appaiono più come episodi isolati in una dinamica ormai familiare, ma come sintomo di una trasformazione più profonda dell’ordine geopolitico mediorientale. Comprendere ciò che accade significa interrogarsi sulle logiche che hanno regolato il sistema regionale per decenni e sui fattori che oggi ne accelerano la crisi. Dalla fine delle grandi guerre arabo-israeliane del Novecento fino ai primi decenni del XXI secolo, il Medio Oriente si è organizzato intorno a una particolare forma di deterrenza indiretta. Gli attori principali, pur impegnati in una competizione costante per influenza politica e strategica, hanno generalmente evitato scontri diretti su larga scala. Il costo di una guerra convenzionale tra Stati appariva troppo elevato per essere sostenuto senza conseguenze destabilizzanti. Si è affermata così una modalità di confronto fondata su strumenti indiretti: alleanze informali, sostegno a gruppi armati locali, operazioni clandestine, pressioni diplomatiche e interventi militari calibrati. Come suggerisce la tradizione realista delle relazioni internazionali, gli equilibri di potere non eliminano i conflitti; li regolano, circoscrivendoli entro limiti considerati accettabili dagli attori coinvolti. Il Medio Oriente degli ultimi decenni ha funzionato, in larga misura, secondo questa logica. Uno dei protagonisti centrali di questa architettura è stato l’Iran. Dopo la rivoluzione del 1979, la Repubblica islamica ha costruito una rete di relazioni politiche e militari che le ha consentito di proiettare la propria influenza oltre i confini nazionali. Attraverso il sostegno a movimenti e milizie in diversi paesi, Teheran ha elaborato una strategia basata su una costellazione di attori alleati, estesa dal Libano all’Iraq, dalla Siria allo Yemen. Parallelamente, Israele ha sviluppato una dottrina di sicurezza fondata sulla superiorità tecnologica, sull’intelligence avanzata e sulla capacità di neutralizzare preventivamente minacce percepite come esistenziali. L’equilibrio derivato non era un ordine stabile nel senso tradizionale, ma una forma di stabilità imperfetta, fondata su calcoli strategici reciproci. Ogni attore era consapevole dei limiti entro i quali poteva muoversi senza provocare una risposta capace di trasformare la competizione in guerra aperta. Negli ultimi anni questo sistema ha iniziato a mostrare segni di logoramento. Il ridimensionamento della presenza statunitense, l’emergere di nuove rivalità regionali e il rafforzamento di attori non statali hanno reso il quadro geopolitico più complesso e meno controllabile. Il confronto tra Israele e Iran si è intensificato fino a diventare uno degli assi principali della geopolitica contemporanea, con operazioni clandestine, attacchi mirati e competizione per l’influenza in Siria, Libano e Iraq. Il Medio Oriente sembra così avviarsi verso una fase qualitativamente diversa. La logica delle guerre indirette, che per decenni aveva limitato il confronto tra Stati, appare sempre meno efficace nel contenere l’escalation. Il rischio non è soltanto quello di nuovi conflitti locali, ma la possibilità che diverse linee di frattura convergano in una crisi più ampia. La crescente regionalizzazione del conflitto, evidente in teatri come il Libano o nelle rotte marittime del Golfo Persico e del Mar Rosso, dimostra quanto gli eventi locali siano oggi interdipendenti e dalle implicazioni globali. La dimensione economica del conflitto aggiunge complessità. Il Medio Oriente resta centrale nell’economia globale, soprattutto per energia e commercio marittimo. Destabilizzazioni significative in questi snodi strategici possono avere effetti immediati sull’economia internazionale. Le monarchie del Golfo, tra relazioni strategiche consolidate con l’Occidente e legami economici con l’Asia, si trovano in una posizione particolarmente delicata, rendendo le loro scelte geopolitiche ancora più complesse. Il conflitto si inserisce poi in un contesto globale segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze. Sebbene la regione non sia più al centro della strategia globale come durante la Guerra Fredda, resta fondamentale nelle dinamiche dell’ordine internazionale. Gli Stati Uniti mantengono il ruolo dominante, seppur in maniera più selettiva, mentre altri attori globali cercano di espandere la propria influenza attraverso strumenti diplomatici, economici e tecnologici. L’Europa, pur vicina e coinvolta, resta spesso relegata a un ruolo marginale a causa delle divisioni interne e della dipendenza strategica dagli Stati Uniti. In un sistema internazionale sempre più attraversato dal ritorno delle rivalità tra potenze, la crisi mediorientale ricorda quanto fragile possa essere l’equilibrio su cui si regge l’ordine globale. La stabilità regionale non è soltanto una questione strategica o militare: essa costituisce una condizione essenziale affinché possano sopravvivere quelle forme di cooperazione politica ed economica che, nel secondo dopoguerra, hanno reso possibile lo sviluppo di un ordine internazionale relativamente aperto. Comprendere le dinamiche del Medio Oriente significa allora interrogarsi non soltanto sui conflitti del presente, ma anche sul futuro di quell’architettura internazionale che, nel solco della riflessione liberale di Luigi Einaudi, ha sempre riconosciuto nella stabilità degli equilibri tra gli Stati e nella cooperazione tra le nazioni una delle condizioni fondamentali per la libertà politica e per la prosperità delle società aperte.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/medio-oriente-fragili-equilibri-e-sfide-globali/">Medio Oriente, fragili equilibri e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La sicurezza come argomento ultimo</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-sicurezza-come-argomento-ultimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 21:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[groenlandia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono luoghi che entrano nella storia non tanto per ciò che accade al loro interno, quanto per le domande che costringono a porsi. La Groenlandia è uno di questi. Per lungo tempo percepita come uno spazio remoto, quasi fuori dal tempo politico, oggi emerge come una soglia concettuale: un punto in cui si concentrano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-sicurezza-come-argomento-ultimo/">La sicurezza come argomento ultimo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono luoghi che entrano nella storia non tanto per ciò che accade al loro interno, quanto per le domande che costringono a porsi. La Groenlandia è uno di questi. Per lungo tempo percepita come uno spazio remoto, quasi fuori dal tempo politico, oggi emerge come una soglia concettuale: un punto in cui si concentrano tensioni che riguardano l’intero ordine internazionale contemporaneo. Il mutamento non riguarda soltanto l’Artico. Riguarda il linguaggio e le categorie attraverso cui l’Occidente interpreta sé stesso. Quando un territorio alleato viene definito una “necessità” in nome della sicurezza, quando la protezione diventa argomento conclusivo, ciò che entra in crisi non è solo un equilibrio geopolitico, ma un’idea di limite che per decenni ha strutturato le relazioni tra Stati. La Groenlandia, in questo senso, non è semplicemente un oggetto strategico. È un caso-limite. Territorio autonomo, inserito in una rete di alleanze consolidate, viene improvvisamente ricondotto a una funzione: posizione, risorsa, avamposto. In questo slittamento, da soggetto politico a variabile di sicurezza, si manifesta una trasformazione più profonda: la tendenza a trattare la sovranità non come principio, ma come ostacolo negoziabile. L’ordine internazionale nato nel secondo dopoguerra aveva tentato di contenere proprio questa deriva. Aveva posto un argine all’idea che la forza, anche quando esercitata in nome di una causa ritenuta superiore, potesse ridefinire unilateralmente ciò che è legittimo. La sovranità territoriale non era intesa come valore assoluto, ma come soglia: un limite necessario all’espansione illimitata del potere. Ciò che rende il caso groenlandese particolarmente significativo è che questa tensione non nasce da uno scontro tra blocchi contrapposti, ma all’interno di un sistema di alleanze. Quando la pressione non arriva dall’esterno, ma da uno dei suoi centri, l’ordine liberale mostra una fragilità strutturale: la difficoltà di distinguere tra protezione e dominio, tra sicurezza condivisa e pretesa unilaterale. Le reazioni europee, spesso misurate e prive di enfasi, non vanno lette solo come risposte contingenti. Esprimono un’idea diversa di spazio politico: l’Artico non come vuoto da occupare, ma come territorio regolato, attraversato da responsabilità comuni. Non è un rifiuto della competizione internazionale, ma il tentativo di mantenerla entro un perimetro normativo che ne contenga gli effetti disgreganti. In questo quadro, il linguaggio assume un ruolo decisivo. Parole come “controllo”, “necessità”, “interesse strategico” non si limitano a descrivere la realtà: la producono. Trasformano territori in funzioni, alleati in strumenti, regole in eccezioni temporanee. È qui che la questione smette di essere regionale e diventa sistemica. Perché ogni volta che la sicurezza viene invocata come argomento ultimo, qualcosa dell’ordine politico viene sospeso. La Groenlandia diventa allora una soglia simbolica. Non perché determinerà da sola il futuro dell’Artico, ma perché mette alla prova una convinzione centrale: che le democrazie liberali siano vincolate non solo da interessi, ma da limiti autoimposti. Se questi limiti vengono erosi dall’interno, non serve un avversario esterno per indebolire l’ordine che ne deriva. Forse è questo il punto più rilevante del dibattito. Non stabilire chi abbia più forza o più diritto, ma interrogarsi su quale tipo di ordine si intenda preservare quando la pressione aumenta. Se le alleanze sono qualcosa di più di strumenti contingenti, allora devono resistere anche alla tentazione dell’argomento definitivo. Nel silenzio dei suoi ghiacci, la Groenlandia non chiede di essere conquistata né difesa. Chiede di essere pensata. Come spazio politico, come limite, come domanda aperta sul rapporto tra potere e regole. E forse è proprio questa la sua funzione più importante: ricordare che la stabilità non nasce dall’assenza di conflitti, ma dalla capacità di riconoscere dove la forza deve fermarsi.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-sicurezza-come-argomento-ultimo/">La sicurezza come argomento ultimo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Renminbi, debito e circuiti paralleli: la politica estera letta dai flussi</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/renminbi-debito-e-circuiti-paralleli-la-politica-estera-letta-dai-flussi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ulderico Di Giancamillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 20:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Adam Tooze]]></category>
		<category><![CDATA[ulderico di giancamillo]]></category>
		<category><![CDATA[venezuela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è una lettura geopolitica in senso classico, né pretende di esserlo. È piuttosto il criterio che Adam Tooze ha reso familiare: quando il linguaggio politico si irrigidisce e le dichiarazioni si moltiplicano, conviene guardare altrove. Non a ciò che viene detto, ma a ciò che continua a funzionare. Ai flussi di denaro, di credito, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/renminbi-debito-e-circuiti-paralleli-la-politica-estera-letta-dai-flussi/">Renminbi, debito e circuiti paralleli: la politica estera letta dai flussi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una lettura geopolitica in senso classico, né pretende di esserlo. È piuttosto il criterio che Adam Tooze ha reso familiare: quando il linguaggio politico si irrigidisce e le dichiarazioni si moltiplicano, conviene guardare altrove. Non a ciò che viene detto, ma a ciò che continua a funzionare. Ai flussi di denaro, di credito, di energia. Alle infrastrutture che tengono in piedi il sistema anche quando la politica sembra bloccata.</p>
<p>La politica estera contemporanea, letta da qui, non è una sequenza di gesti simbolici ma un problema di accesso. Accesso ai mercati, alle valute, ai sistemi di pagamento, alle catene logistiche. Le decisioni che fanno titolo durano poco. Quelle che determinano chi può pagare, incassare, compensare durano molto più a lungo. Ed è per questo che, quando una scelta appare opaca o contraddittoria, osservare dove continuano a muoversi i capitali è spesso più istruttivo che ascoltare le dichiarazioni.</p>
<p>Il renminbi è un buon esempio di questa logica, a patto di considerarlo per quello che è. La valuta cinese resta fortemente controllata nella sua versione domestica e non è pienamente convertibile. Proprio questo vincolo ha spinto Pechino a sviluppare, a partire dagli anni Duemila, un mercato offshore del renminbi, inizialmente a Hong Kong e poi in piazze come Londra, Singapore e Lussemburgo. Oggi il renminbi rappresenta circa il 3 per cento dei pagamenti internazionali secondo i dati SWIFT: una quota lontana da quella del dollaro, ma stabile. Non segnala egemonia. Segnala funzione.</p>
<p>Il suo ruolo non è sostituire il dollaro, ma ridurne la centralità in ambiti specifici: scambi bilaterali, prestiti governativi, finanziamenti infrastrutturali. In particolare, consente di regolare operazioni fuori dai circuiti più esposti al rischio sanzionatorio. È una scelta tecnica, non ideologica. Ed è proprio per questo che produce effetti che resistono più a lungo del ciclo politico.</p>
<p>Il Venezuela, osservato attraverso questa lente, smette di essere solo un caso politico e diventa un caso operativo. Il suo debito sovrano è quasi interamente denominato in dollari e resta intrappolato nel regime sanzionatorio occidentale. I bond continuano a essere scambiati sui mercati secondari a prezzi molto bassi, incorporando aspettative di lungo periodo: una futura ristrutturazione, il valore delle riserve petrolifere, un eventuale rientro nei mercati. Non orientano la politica estera. Ne registrano gli effetti. Segnalano dove il flusso si è interrotto.</p>
<p>Parallelamente, però, altri flussi non si sono fermati. Il rapporto tra Venezuela e Iran ne è un esempio concreto: forniture di carburante, assistenza tecnica, scambi compensativi, rotte logistiche schermate. Non è una convergenza ideologica nel senso tradizionale. È la cooperazione tra economie che condividono la stessa condizione: l’esclusione dai canali principali. Quando l’accesso viene negato, la sopravvivenza passa per percorsi laterali.</p>
<p>La Cina opera su un piano diverso, ma coerente con la stessa logica. Tra il 2007 e il 2016 ha erogato al Venezuela oltre 60 miliardi di dollari in prestiti bilaterali, in gran parte garantiti da forniture petrolifere. Questi flussi non transitano dai mercati obbligazionari globali e non dipendono dalla normalizzazione del debito sovrano. Si inseriscono in un’architettura parallela fatta di credito politico e compensazione diretta, in cui il renminbi offshore è uno degli strumenti disponibili. Non perché sostituisca il dollaro, ma perché consente di non dipenderne in modo esclusivo.</p>
<p>I bond raccontano il blocco del circuito occidentale. Le relazioni con Iran e Cina raccontano ciò che continua a muoversi anche quando la politica si irrigidisce. Letti insieme, mostrano una cosa semplice: la geopolitica non si interrompe quando finisce il dialogo, cambia canale.</p>
<p>L’Europa, letta attraverso lo stesso criterio, resta marginale non per mancanza di valori, ma per mancanza di architettura. L’euro è una grande valuta, ma non è sostenuto da un’unione politica e fiscale capace di trasformarlo in leva geopolitica coerente. È una moneta rilevante, ma non decisiva. Non apre canali. Li subisce.</p>
<p>La politica estera, vista da questa prospettiva, assomiglia sempre meno a una sequenza di eventi spettacolari e sempre più a una mappa di condutture. Le prese di posizione contano nel breve periodo. Nel medio e lungo periodo, a pesare sono le infrastrutture che sopravvivono al rumore. Per questo, quando qualcosa non torna, la domanda che orienta davvero l’analisi non è chi ha parlato più forte, ma dove continuano a passare i soldi, il credito, l’energia. È lì che il potere prende forma. Tutto il resto è superficie.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Ulderico Di Giancamillo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/10/ulderico-di-giancamillo.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/ulderico-di-giancamillo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Ulderico Di Giancamillo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Si è laureato in Banking and Finance presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da molti anni lavora nel mondo della finanza tra Londra, Milano e Parigi. È membro del BNP Innovators Program, iniziativa dedicata allo sviluppo di progetti di innovazione tecnologica nel settore bancario. Appassionato di economia, tecnologia e politiche pubbliche, partecipa attivamente a iniziative di volontariato e di partecipazione politica.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/renminbi-debito-e-circuiti-paralleli-la-politica-estera-letta-dai-flussi/">Renminbi, debito e circuiti paralleli: la politica estera letta dai flussi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Donne, pace e sicurezza</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/donne-pace-e-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:41:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[maddalena pezzotti]]></category>
		<category><![CDATA[nazioni unite]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Venticinque anni fa, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvò all’unanimità la Risoluzione 1325 “Donne, pace e sicurezza”. Prima del 2000, infatti, non era riconosciuta, in via ufficiale, la specificità dell’esperienza e dei bisogni delle donne nei conflitti armati e nelle conseguenti fasi di stabilizzazione e pacificazione. Non solo non si era evidenziato lo spropositato impatto della guerra sulle donne, ma non era mai stata sottolineata l’importanza, e il potenziale, di una loro equa e sostanziale partecipazione nei processi di sicurezza, promozione, e mantenimento della pace, a livello nazionale e globale. La Risoluzione 1325 rappresentò un momento epocale e il culmine di un secolo di attivismo transnazionale da parte del movimento femminista, che aveva già plasmato alcuni importanti principi e linee guida nella Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (Onu, 1993), e nell’Area critica D – La violenza contro le donne, della Piattaforma d’azione, approvata dalla IV Conferenza mondiale sulle donne (Onu, 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso della storia, il corpo femminile è stato risorsa bellica, mezzo di affermazione di poteri coloniali, e strumento di pulizia etnica. Con la sua capacità di generare futuro, rappresenta un vero e proprio “capitale culturale”. La violenza contro le donne è stata impiegata in maniera premeditata e sistematica come tattica di guerra, per seminare il terrore, condurre la popolazione allo sbando e falciare la resistenza civile. Nell’interconnessione fra progetti nazionalisti e supremazia demografica, è stata utilizzata come strategia volta a impedire la riproduzione umana dei gruppi antagonisti, e con essa, provocare la disgregazione delle modalità di coesione sociale, e la cancellazione della cultura identitaria. Di conseguenza, non può essere archiviata come danno collaterale e, piuttosto, deve essere inclusa con il peso specifico di crimine contro l’umanità, in tutte le iniziative di giustizia riparativa e responsabilizzazione e sanzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ne sono testimoni le 50 mila donne kosovaro-albanesi vittime di violenza sessuale, durante la guerra del Kosovo, del 1998-1999, usate per atterrire la popolazione e costringerla ad abbandonare i territori. E lo sono le 35 mila donne croate e musulmane di origine bosniaca, rinchiuse nel “campi di stupro”, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, tra il 1992 e il 1995, il cui scopo primario era quello di far nascere una nuova generazione, eliminando la linea patrilineare del nemico. In Ruanda, nella seconda metà degli anni novanta, quasi 250 mila donne subirono violenza sessuale; moltissime diedero alla luce figli non voluti di etnia mista e per questo furono costrette a vivere con dolore e stigma sociale. I loro corpi smisero di essere umani, per divenire terreno politico: oggetti di violenza, scambio, o da sopprimere poiché in grado di produrre e riprodurre memoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2014, il sedicente Stato islamico decise di spazzare via gli ezidi da Shengal in Iraq, tassello di collegamento delle capitali del califfato in Siria (Raqqa) e Iraq (Mosul). Le donne vennero massacrate, rapite, violentate, vendute come schiave, o ridotte a mogli dei jihadisti, per disintegrare e disperdere l’intero popolo. A oggi, il Movimento per la Libertà delle Donne Ezide (TAJÊ) lotta per il riconoscimento del genocidio, avvenuto solo da 14 paesi. In Etiopia, dal 2020 al 2022, anche i corpi delle donne del Tigrè sono stati il campo di una feroce guerra etnica. Considerate custodi della riproduzione e della “morale” comunitaria, divennero bersaglio non solo di pratiche di sterminio, ma anche di forme di violenza sessuale mirata, che intendevano distruggerne gli organi riproduttivi, e con essi il futuro del loro popolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arrivando al genocidio palestinese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, le sue cause e conseguenze, Reem Alsalem, ha chiesto un&#8217;azione internazionale immediata per fermare quello che ha descritto come un &#8220;femmini-genocidio&#8221; in corso a Gaza, affermando che “la portata e la natura dei crimini inflitti alle donne e alle ragazze palestinesi […] sono così estreme che i concetti esistenti nei quadri giuridici e penali non riescono più a descriverli o a catturarli adeguatamente”. Secondo le stime, donne e ragazze rappresentano il 67 per cento dei 57.680 palestinesi uccisi entro il 9 luglio 2025.  Per la relatrice speciale, è in atto “una distruzione intenzionale dei loro corpi, per essere palestinesi e per essere donne. Israele sta deliberatamente uccidendo donne e ragazze con l&#8217;intento distruggere la continuità del popolo palestinese”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 2024 si è caratterizzato per il massimo numero di ostilità, in dodici mesi, dalla fine del secondo conflitto mondiale e, con 160 mila morti, è stato anche il quinto più sanguinoso, dal termine della guerra fredda. Dal 1990, le cifre sono, poi, raddoppiate, con crescita sia della portata sia dell’intensità delle violenze. Per quanto aggressioni e brutalità si abbattano, in generale, su tutti i membri di comunità e popolazioni, è ovunque evidente che donne, ragazze e bambine, sono in particolar modo vulnerabili, esposte a rischi maggiori e, quasi sempre, colpite con più durezza.</p>
<p>L’ultimo rapporto del Segretario generale dell’Onu su donne, pace e sicurezza, pubblicato lo scorso ottobre, segnala che 676 milioni di donne, ovvero il 17 per cento della la popolazione femminile mondiale, nel 2024, viveva a 50 chilometri da scontri con perdite di vite umane. Circa 245 milioni si trovavano in zone in cui sono avvenuti oltre 25 decessi legati a combattimenti; e di queste, 113 milioni, in paesi come Siria, Libano, e Palestina, risiedeva dove il numero di morti ha superato i 100. La quota più alta di quante dimoravano in prossimità di un conflitto è stata in Bangladesh. In merito si è espressa anche Sima Bahous, direttrice esecutiva di UN Women: “si tratta di sintomi di un mondo che sta scegliendo di investire nella guerra invece che nella pace e che continua a escludere le donne nella definizione delle soluzioni”. Bahous ha aggiunto: “Donne e bambine vengono uccise in numeri <em>record</em> e lasciate senza protezione, mentre le guerre si moltiplicano. Le donne non hanno più bisogno di altre promesse, hanno bisogno di potere e partecipazione paritaria”.</p>
<p>Tuttavia, se nel 2024 la spesa militare globale ha superato i 2.700 miliardi di dollari, le organizzazioni femminili in zone di conflitto hanno ricevuto solo lo 0,4 per cento di aiuti, in calo rispetto agli anni precedenti. Proprio a causa dei tagli ai finanziamenti, molti di questi gruppi che operano in prima linea si trovano di fronte alla chiusura di imprescindibili attività di assistenza umanitaria. Lo stesso rapporto evidenzia che, nel crollo del rispetto delle norme internazionali, e a causa del “crescente autoritarismo, la proliferazione di conflitti e processi di militarizzazione, gli scorsi cinque anni hanno mostrato una stagnazione e, addirittura, una regressione su molti degli obiettivi dell’agenda per le donne, la pace e la sicurezza. La polarizzazione politica continua a mettere alla prova il sistema multilaterale e minaccia di cancellare decenni di conquiste”.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/donne-pace-e-sicurezza/">Donne, pace e sicurezza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/europa-al-bivio-liberta-o-compromesso-dei-principi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:35:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo instabile, l’Europa deve decidere se difendere i valori liberali o piegarli alle circostanze Ogni sistema politico, anche il più consolidato, arriva a un momento di verifica delle proprie fondamenta. L’Europa si trova oggi in questo punto cruciale: il possibile negoziato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In un mondo instabile, l’Europa deve decidere se difendere i valori liberali o piegarli alle circostanze</strong></p>
<p>Ogni sistema politico, anche il più consolidato, arriva a un momento di verifica delle proprie fondamenta. L’Europa si trova oggi in questo punto cruciale: il possibile negoziato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa, ha acceso speranze di tregua, ma ha anche messo in luce una questione più profonda: è possibile costruire una pace duratura senza compromettere i valori che fondano la convivenza internazionale? La pace non è soltanto assenza di guerra. È un equilibrio complesso di istituzioni solide, regole condivise e fiducia reciproca. Ogni compromesso che legittima l’uso della forza come strumento politico rischia di trasformare il diritto in un concetto negoziabile, aprendo la porta a precedenti pericolosi. La politica internazionale non è solo pragmatismo: è la misura della capacità di una società di proteggere la dignità dei cittadini e la sovranità dei popoli. Quando la coerenza etica viene sacrificata sull’altare della convenienza, anche la stabilità più apparente si rivela fragile. Il contesto globale rende queste scelte ancora più complesse. La competizione tra grandi potenze, le tensioni nel Mar Baltico, le crisi in Medio Oriente e le sfide globali, dalla sicurezza energetica al cambiamento climatico, impongono all’Europa decisioni delicate e spesso impopolari. Non si tratta solo di mediare tra pressioni esterne: è una questione di identità e principi. L’Europa deve decidere se essere un continente che difende la libertà, la legge e i diritti fondamentali, anche quando ciò comporta difficoltà immediate, o se piegare i propri valori alle circostanze. Per l’Italia, la posta in gioco è concreta. La nostra storia insegna che la libertà è fragile e che la responsabilità civica è la base della coesione nazionale. Ogni compromesso che ignora la giustizia o i principi fondamentali indebolisce la fiducia nelle istituzioni e la cultura della cittadinanza attiva. Il liberalismo, nella tradizione einaudiana, insegna che libertà e responsabilità non sono opzionali: sono ciò che distingue una società civile da una comunità soggetta alla forza. Come un sistema giudiziario efficiente sostiene la crescita economica e la fiducia degli investitori, così un’Europa coerente nei suoi principi sostiene la stabilità e la sicurezza dell’intero continente. Ogni decisione geopolitica ha ripercussioni sulla vita quotidiana: influisce sulla sicurezza collettiva, sulle opportunità dei cittadini, sulla capacità di vivere in una società equa e rispettosa dei diritti. È un banco di prova morale: costruire una pace che rispetti diritto e dignità o una pace che pieghi i principi alle circostanze. Ogni compromesso sembra talvolta inevitabile, ma il vero equilibrio sta nel conciliare pragmatismo e coerenza etica, evitando che la tregua diventi compromesso dei valori. La libertà non si proclama: si costruisce. Con istituzioni solide, trasparenti e imparziali; con cittadini consapevoli e responsabili; con il coraggio di dire “no” quando un compromesso rischia di tradire la giustizia. La pace è un gesto civile, quotidiano e silenzioso: nasce dalla somma delle decisioni di chi sceglie coerenza e integrità. Come la fiducia nei mercati non nasce da proclami ma da regole prevedibili, così la stabilità europea nasce dalla coerenza tra valori e azioni. L’Italia, in particolare, ha un ruolo cruciale. Ogni compromesso che ignora principi e giustizia erode la fiducia dei cittadini nei meccanismi democratici e nella capacità dello Stato di proteggere i diritti. In un mondo globale, dove la competizione tra Stati è anche competizione di fiducia, ogni decisione presa all’interno dei confini nazionali ha conseguenze sullo scenario internazionale, La storia insegna che le civiltà non crollano per mancanza di risorse, ma quando viene consumata la fiducia nei meccanismi che le regolano. Roma non cadde perché finì l’oro, ma perché l’oro aveva smesso di avere un valore condiviso. Allo stesso modo, l’Europa e l’Italia rischiano di indebolirsi se principio e coerenza vengono considerati negoziabili. In tempi recenti, crisi internazionali come l’invasione dell’Ucraina, le tensioni nel Mar Baltico e la competizione strategica tra grandi potenze dimostrano quanto la libertà europea sia interconnessa con la stabilità globale. L’Europa non può limitarsi a mediare o reagire: deve costruire una politica estera e di sicurezza fondata su valori, non solo sull’opportunismo. Ogni volta che i principi liberali vengono messi da parte, cresce l’instabilità e si erode la fiducia dei cittadini e dei partner internazionali. Costruire la pace significa proteggere la dignità e la libertà di chi vive oggi e garantire che le generazioni future possano vivere in un continente dove i valori liberali non sono compromessi. La sfida è costruire istituzioni resilienti, società civili forti e cittadini consapevoli, in grado di orientare la politica secondo principi e non secondo circostanze contingenti. Libertà e pace sono il risultato di scelte quotidiane, della somma di decisioni che mostrano coerenza, integrità e responsabilità. L’Europa deve decidere oggi se essere un continente che piega i valori alle circostanze o un continente che li difende, anche quando la strada è difficile. La storia, anche recente, insegna che il compromesso senza principi non è mai sostenibile, e che la vera pace nasce dalla capacità di difendere le regole che permettono alla libertà di prosperare. Oggi, più che mai, l’Europa e l’Italia hanno bisogno di lucidità morale, pazienza civile e libertà consapevole. Solo così la pace potrà essere duratura e la libertà davvero sicura. La politica internazionale non è un gioco di interessi immediati: è il banco di prova dei principi su cui vogliamo costruire il nostro futuro comune.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-al-bivio-liberta-o-compromesso-dei-principi/">Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Palestina tra &#8220;dem(o)icidio&#8221; o &#8220;genocidio&#8221; e la proposta della Lega Araba</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/palestina-tra-demoicidio-o-genocidio-e-la-proposta-della-lega-araba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 22:10:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[angelo lucarella]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La proposta della Lega Araba ha una ragione di senso. I palestinesi hanno diritto ad avere uno Stato che possano sentire casa. È quanto riconosciuto a livello internazionale già da anni. Tuttavia, avere &#8220;diritto ad uno Stato&#8221; e nascere come &#8220;stato di Diritto&#8221; sono due cose nette e separate per quanto possano congiungersi successivamente. Il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La proposta della Lega Araba ha una ragione di senso.</p>
<p>I palestinesi hanno diritto ad avere uno Stato che possano sentire casa.</p>
<p>È quanto riconosciuto a livello internazionale già da anni.</p>
<p>Tuttavia, avere &#8220;diritto ad uno Stato&#8221; e nascere come &#8220;stato di Diritto&#8221; sono due cose nette e separate per quanto possano congiungersi successivamente.</p>
<p>Il secondo è un processo che implica il riconoscimento non dello Stato in quanto tale, ma di un nucleo di potere transitorio che pacifichi i territori (vittime di Hamas e della sproporzionata risposta israeliana) aprendo alla vita democratica.</p>
<p>C&#8217;è quindi un problema di fondo da risolvere: chi fa lo Stato?</p>
<p>Parallelamente al fondamentalismo pronunciato e messo in pratica da Hamas (nello statuto vuole la cancellazione di Israele) c&#8217;è anche quello ebraico.</p>
<p>Un fondamentalismo che, ad esempio, nulla c&#8217;entra con il sionismo: il primo è religioso e si argomenta nelle dispute di tale natura; il secondo è l&#8217;idea di avere una terra nel mondo per gli ebrei (stessa cosa che è riconosciuta ai palestinesi).</p>
<p>La rappresentazione del come fondamentalismo e sionismo non siano la stessa cosa possiamo cavarla dai coloni: il sionismo, storicamente, compra le terre (vedasi il progetto di Sion prima della nascita di Israele).</p>
<p>Pertanto i coloni sono illegittimi (illeciti per il diritto eventualmente applicabile &#8211; in Italia il reato è invasione di terreni ed edifici) come affermato dall&#8217;Unione Europea e da altre organizzazioni internazionali.</p>
<p>Pertanto ebrei e palestinesi hanno un destino comune: vivere in pace nella terra che da secoli entrambi condividono di fatto.</p>
<p>Il 7 ottobre provocato da Hamas è la goccia che ha fatto traboccare il vaso allo stesso modo di come la politica israeliana ha condotto un &#8220;demoicidio&#8221; o &#8220;demicidio&#8221; (uccisione di popolo che differisce da genocidio poiché mancherebbe l&#8217;elemento razziale).</p>
<p>Finalmente, quindi, l&#8217;intervento del mondo arabo: d&#8217;altronde il problema Hamas è fiorito all&#8217;interno delle logiche di prevalenza tra sciiti e sunniti (di cui Hamas era ed è l&#8217;unica sunnita ad essere supportata da sciiti come l&#8217;Iran).</p>
<p>La situazione si sta evolvendo.</p>
<p>Un po&#8217; troppo tardi, ma meglio tardi che mai.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>Mar Baltico: nuove acque contese?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/mar-baltico-nuove-acque-contese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Pennisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 14:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[laura pennisi]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione Il Mar Baltico è stato da diversi anni teatro di tensioni geopolitiche dovute alla presenza di numerosi cavi sottomarini che collegano Svezia, Finlandia, Lettonia e Lituania. Negli ultimi mesi, tuttavia, le preoccupazioni per questi stati, e per l’Unione Europea in generale, sono state ulteriormente alimentate dal sospetto sabotaggio di alcuni di questi cavi. Tra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/mar-baltico-nuove-acque-contese/">Mar Baltico: nuove acque contese?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Introduzione</strong><br />
Il Mar Baltico è stato da diversi anni teatro di tensioni geopolitiche dovute alla presenza di numerosi cavi sottomarini che collegano Svezia, Finlandia, Lettonia e Lituania. Negli ultimi mesi, tuttavia, le preoccupazioni per questi stati, e per l’Unione Europea in generale, sono state ulteriormente alimentate dal sospetto sabotaggio di alcuni di questi cavi. Tra novembre 2024 e gennaio 2025, una serie di incidenti ha sollevato allarmi sulla sicurezza di queste infrastrutture critiche. Maggiore sospettata è la cosiddetta flotta &#8220;fantasma&#8221; di Mosca, un insieme di unità navali non ufficiali utilizzate per operazioni clandestine.<br />
Questo scenario riflette l&#8217;intensificazione delle rivalità strategiche nella regione baltica, dove il controllo delle telecomunicazioni e delle risorse energetiche è cruciale per l&#8217;equilibrio geopolitico. Questi recenti eventi evidenziano non solo il rischio di escalation militare, ma anche il potenziale impatto sulle economie regionali nonché sulla sicurezza delle telecomunicazioni globali.<br />
Questa analisi intende esplorare le cause di questa recente escalation, le dinamiche strategiche in gioco e le possibili ripercussioni per l&#8217;Europa e la comunità internazionale.<br />
<strong>Retroscena: gli incidenti</strong></p>
<p>Di seguito una breve cronologia degli incidenti:</p>
<p>1. Incidente del 17-18 novembre 2024. Il 17 novembre, Telia Lietuva ha segnalato un guasto al cavo BCS Est-Ovest tra la Lituania e l&#8217;isola svedese di Gotland, registrato intorno alle 10 del mattino. Nelle prime ore del 18 novembre, anche il cavo C-Lion1 che collega Finlandia e Germania è stato danneggiato, secondo l&#8217;operatore finlandese Cinia. Telia Lietuva ha inoltre osservato che entrambi i cavi si intersecano in un&#8217;area ristretta, suggerendo una causa non accidentale. A tal proposito, il direttore tecnico di Telia Lietuva, Andrius Šemeškevičius, ha chiarito: &#8220;Possiamo vedere che i cavi si incrociano in un&#8217;area di soli 10 metri quadrati; si intersecano. [&#8230;] Poiché entrambi sono danneggiati, è chiaro che non si è trattato di una caduta accidentale di una delle ancore della nave, ma potrebbe esserci qualcosa di più serio in corso.&#8221;<br />
È importante notare che una nave cinese, la Yi Peng Three, sia ritenuta la principale responsabile dell’incidente poiché si trovava in zona e che da allora abbia gettato l&#8217;ancora in acque internazionali al largo della Danimarca.</p>
<p>2. Incidente del 25 dicembre 2024. Il 25 dicembre 2024, tre cavi in fibra ottica tra Finlandia ed Estonia sono stati danneggiati: due di proprietà dell&#8217;operatore finlandese Elisa e uno dell&#8217;operatore cinese Citic. Il 26 dicembre, le autorità finlandesi hanno assunto il controllo della petroliera Eagle S registrata nelle Isole Cook. Il servizio doganale finlandese ha attribuito la nave alla flotta fantasma russa, composta da vecchie petroliere non assicurate usate per aggirare le sanzioni occidentali. Questo incidente ha anche sollevato preoccupazioni circa il rischio ambientale associato alla condizione delle navi.<br />
3. Incidente del 26 gennaio 2025. Un cavo in fibra ottica tra Lettonia e Svezia è stato danneggiato, probabilmente a causa di interferenze esterne, secondo le autorità lettoni. In risposta, la NATO ha inviato navi di pattuglia nella zona e la Svezia ha avviato un&#8217;indagine per sabotaggio. Il servizio di sicurezza svedese ha fermato una nave di proprietà bulgara in rotta dalla Russia. La società bulgara BMF, proprietaria della nave battente bandiera maltese, ha finora negato qualsiasi sabotaggio al cavo.<br />
4. Incidente del 21 febbraio 2025. Le autorità finlandesi e svedesi hanno riferito circa il possibile danneggiamento di un cavo sottomarino nel Mar Baltico, in acque svedesi, vicino all&#8217;isola di Gotland. Il cavo interessato è il C-Lion 1, che collega Finlandia e Germania, un cavo già soggetto a danni in passato. La società finlandese di telecomunicazioni Cinia ha segnalato che non vi è stato alcun impatto sulla funzionalità del cavo.</p>
<p><strong>Reazioni</strong><br />
In seguito agli incidenti, diverse sono state le reazioni da parte della Commissione Europea e della NATO, esprimendo come preoccupazione principale le operazioni della flotta fantasma. In particolare, l&#8217;incidente del 25 dicembre ha scatenato le forti reazioni della Commissione Europea, a cui hanno fatto seguito nuove sanzioni contro la suddetta flotta.</p>
<p>All&#8217;indomani dell&#8217;incidente del 25 dicembre, la Commissione Europea ha rilasciato una dichiarazione in cui ha applaudito le autorità finlandesi per il loro tempestivo intervento esprimendo, inoltre, piena solidarietà a Finlandia, Estonia e Germania.</p>
<p>Nella dichiarazione , la Commissione Europea ha anche condannato il danneggiamento delle infrastrutture europee di telecomunicazione operando un chiaro collegamento tra la nave sospetta e la flotta fantasma, il cui scopo principale sarebbe minacciare la sicurezza internazionale e finanziare la guerra. A tal fine, la Commissione Europea ha affermato che ci saranno ulteriori sanzioni per la Russia come risposta a questi danneggiamenti. L&#8217;UE, ha aggiunto la Commissione Europea, sta inoltre rafforzando la protezione dei cavi sottomarini con nuove tecnologie, scambio di informazioni e cooperazione internazionale, chiarendo che attualmente non vi è alcun rischio per l&#8217;approvvigionamento elettrico nella regione.<br />
Anche la NATO ha reagito all&#8217;incidente. Il 26 dicembre, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha affermato che l&#8217;alleanza è pronta a supportare Finlandia ed Estonia nelle loro indagini su un possibile atto di sabotaggio. Rutte ha pubblicato su un post sul social media X di aver discusso del presunto sabotaggio dei cavi nel Mar Baltico con il Primo Ministro estone Kristen Michal, ribadendo la posizione della NATO di piena solidarietà con gli alleati. Ha anche sottolineato che l&#8217;alleanza condanna fermamente qualsiasi attacco alle infrastrutture critiche e monitorerà attentamente le indagini in corso e fornirà il supporto necessario.<br />
Già in precedenza, nell&#8217;aprile 2024, il vicecomandante del Comando marittimo alleato della NATO, viceammiraglio Didier Maleterre, ha osservato che la rete di cavi sottomarini, cruciale per l&#8217;energia e le comunicazioni in Europa, non è stata progettata per affrontare la &#8220;guerra ibrida&#8221; condotta dalla Russia e da altri avversari della NATO. Ha anche sottolineato che la Russia ha sviluppato strategie di guerra ibrida sottomarina, mirando a destabilizzare l&#8217;economia europea attraverso attacchi a cavi Internet e oleodotti, mettendo a repentaglio l&#8217;intera infrastruttura sottomarina. Questo commento faceva riferimento a due incidenti precedenti, quelli sul Nord Stream 1 e 2, verificatisi nel settembre 2022, e in seguito sul Balticconnector nel 2023.<br />
Più di recente, il 21 febbraio, il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Henna Virkkunen ha presentato la Comunicazione congiunta della Commissione, che include una serie di misure volte a migliorare la protezione delle infrastrutture sottomarine critiche. Tali misure ruotano attorno a quattro pilastri fondamentali: prevenzione, rilevamento, risposta e recupero e deterrenza.</p>
<p><strong>Il fattore Cina</strong><br />
Come accennato in precedenza, i sospetti sulla Cina inerenti alla nave Yi Peng Three sono stati accantonati in seguito alla conferma da parte del Ministero degli Esteri cinese che l’allontanamento dall’area era stato eseguito per il benessere dell&#8217;equipaggio, aggiungendo che il paese rimane aperto alla cooperazione sugli ulteriori sviluppi riguardanti l&#8217;incidente. Tuttavia, il ministro degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha espresso delusione per il fatto che ai procuratori svedesi sia stato negato il permesso di condurre un&#8217;indagine a bordo. Di conseguenza, alla polizia svedese è stato concesso il diritto di partecipare solo come osservatore durante l&#8217;indagine eseguita dalla Cina. Nonostante la richiesta formale della Svezia, che, secondo Stoccolma, non è stata ancora soddisfatta, la Cina afferma di avere condiviso informazioni sull&#8217;indagine, ma la Svezia accusa Pechino di mancanza di trasparenza.<br />
Sebbene le autorità di Svezia, Lituania, Finlandia e Germania non abbiano ufficialmente incolpato la nave, i suoi movimenti dal Mar Baltico verso l&#8217;Oceano Atlantico sono stati ritenuti sospetti. Si deve inoltre tenere in conto che la Cina non sarebbe nuova a tali operazioni, poiché nel 2023, la nave portacontainers Newnew Polar Bear è salpata al largo della zona dopo aver trascinato l&#8217;ancora agganciando un gasdotto e, forse, due cavi sottomarini , come riportato dalle autorità svedesi e finlandesi.<br />
Dopo 10 mesi dall&#8217;incidente, la Cina ha riconosciuto il suo coinvolgimento in esso, adducendo come giustificazione una generale mancanza di attenzione. Una versione non totalmente accettata dai paesi colpiti dal danno.</p>
<p><strong>Il fattore flotta fantasma</strong><br />
Come conseguenza dei numerosi pacchetti di sanzioni imposte alla Russia, il termine “flotta fantasma” ha guadagnato una certa popolarità.<br />
Una delle definizioni più diffuse è quella che sostiene che la flotta fantasma “comprende tutte le imbarcazioni prive di assicurazione occidentale e appartenenti a società non UE/G7+, applicando le diverse tattiche impiegate dalla Russia per aggirare le sanzioni e sottolineando i potenziali rischi associati a queste operazioni”.<br />
L’Organizzazione marittima internazionale, in una risoluzione del 2023, ha ulteriormente specificato quali criteri dovrebbero essere applicati a questa definizione:<br />
● Eseguire operazioni non sicure che non rispettano le normative internazionali, gli standard e le best practice del settore.<br />
● Evitare intenzionalmente le ispezioni di controllo dello Stato di bandiera e dello Stato di approdo.<br />
● Non mantenere un&#8217;adeguata assicurazione di responsabilità civile o altre garanzie finanziarie.<br />
● Evitare intenzionalmente controlli o ispezioni commerciali.<br />
● Non operare secondo una politica di governance aziendale trasparente che garantisca il benessere e la sicurezza delle persone a bordo e la protezione dell&#8217;ambiente marino.<br />
● Adottare intenzionalmente misure per evitare il rilevamento della nave, come lo spegnimento delle trasmissioni AIS o LRIT o nascondere l&#8217;identità effettiva della nave quando non vi è alcuna preoccupazione legittima per la sicurezza o protezione sufficiente a giustificare tale azione;<br />
Sebbene il numero esatto delle navi che compongo la flotta fantasma russa non possa essere definito con assoluta precisione, la Kyiv School of Economics Institute ha calcolato che tale numero dovrebbe ammontare a circa 400 navi che solitamente trasportano merci quali petrolio, gasolio e benzina.</p>
<p><strong>La risposta della NATO: il Baltic Sentry</strong><br />
Dopo l&#8217;incidente di dicembre, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che la NATO intensificherà il pattugliamento nel Mar Baltico. Ciò aiuterebbe le autorità finlandesi che, nel frattempo, hanno bloccato una nave russa, la Eagle S. La nave, ufficialmente registrata nelle Isole Cook, si ritiene faccia parte della flotta fantasma.<br />
Nel gennaio 2025, Rutte, insieme al Presidente finlandese Alexander Stubb e al Primo Ministro estone Kristen Michal, hanno organizzato un vertice degli alleati del Mar Baltico a Helsinki il 14 gennaio 2025. Durante l’evento, Rutte ha annunciato il lancio del progetto &#8220;Baltic Sentry&#8221;, una nuova iniziativa militare della NATO per rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche nel Mar Baltico.<br />
L&#8217;iniziativa rafforzerà la presenza della NATO con fregate, velivoli da pattugliamento marittimo e droni navali, integrando al contempo risorse di sorveglianza nazionale per migliorare la sicurezza delle infrastrutture sottomarine.<br />
Rutte ha inoltre sottolineato l&#8217;importanza della cooperazione per garantire la sicurezza delle infrastrutture. La NATO collaborerà anche con la Critical Undersea Infrastructure Network, compresi i partner del settore, per migliorare la resilienza ed esplorare ulteriori misure di protezione.</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Indubbiamente, questa sequenza di incidenti evidenzia la vulnerabilità delle infrastrutture strategiche nel Mar Baltico e il crescente rischio di escalation geopolitica nella regione. Inoltre, i quattro incidenti elencati rappresentano solo la punta dell&#8217;iceberg, poiché seguono un’altra serie di incidenti avvenuti nel 2022 e nel 2023. Non sorprende che, in questo contesto, Estonia, Lettonia e Lituania abbiano annunciato l&#8217;8 febbraio 2025 la completa disconnessione dalla rete elettrica russa. Il 9 febbraio, i tre stati baltici hanno avviato il processo di sincronizzazione con l&#8217;area di frequenza europea. Questa mossa ha segnato la fine della dipendenza dei tre stati dalla rete elettrica Brell (Bielorussia, Russia, Estonia, Lettonia e Lituania), il cui controllo era affidato a Mosca.<br />
Nella migliore delle ipotesi, i prossimi negoziati avviati dal presidente degli Stati Uniti Trump per porre fine alla guerra in Ucraina potrebbero allentare in una certa misura la tensione della guerra ibrida nel Mar Baltico. Tuttavia, la situazione non è così semplice. Altri fattori devono essere considerati in questa equazione. Uno di questi è sicuramente la possibilità che l&#8217;Ucraina aderisca alla NATO e/o all&#8217;UE in futuro, anche se questa soluzione non appare fattibile secondo le recenti richieste russe al fine di avviare il negoziato di pace. In caso contrario, questa mossa potrebbe contribuire a un&#8217;ulteriore escalation in queste acque contese, come silente risposta di Mosca.<br />
Dal momento che le telecomunicazioni nonché lo scambio di dati tra paesi hanno assunto in questa epoca storica un’importanza strategica primaria, questi eventi evidenziano le modalità in cui il crescente utilizzo di infrastrutture sottomarine come obiettivi di guerra ibrida possa facilmente trasformarsi in strumenti di pressione geopolitica. Alla luce di tali considerazioni, e data la posizione strategica, la regione baltica si conferma quindi un punto focale nello scontro di interessi, con gravi implicazioni per l&#8217;energia europea e la sicurezza digitale. Le decisioni di politica internazionale attualmente in corso chiariranno la direzione che questa regione intraprenderà nonché la sicurezza degli stati interessati (e non solo).</p>
<hr />
<p>European Subsea Cables Association, 21 November 2024. https://www.escaeu.org/news/?newsid=119<br />
LRT, 18 November 2024. “Undersea cable between Lithuania and Sweden damaged—Telia.” https://www.lrt.lt/en/news-in-english/19/2416006/undersea-cable-between-lithuania-and-sweden-damaged-telia.<br />
BBC, 29 November 2024, “Sweden asks China to co-operate over severed cables.” https://www.bbc.com/news/articles/c748210k82wo</p>
<p>Radio Free Europe, 26 December 2024, “Ship Suspected Of Damaging Cables Off Finland Part Of Russia&#8217;s &#8216;Shadow Fleet,&#8217; EU Says.” https://www.rferl.org/a/russia-shadow-fleet-finland-estonia-cable-eu-nato/33254120.html</p>
<p>Radio Free Europe, 29 January 2025, “Baltic Sea Incidents Put Spotlight On Russia&#8217;s &#8216;Shadow&#8217; Fleet.” https://www.rferl.org/a/baltic-sea-sabotage-undersea-cables-russian-shadow-fleet/33290689.html</p>
<p>Yle, 21 February 2025, “New disruption of Finland-Germany cable reported in Baltic Sea.” https://yle.fi/a/74-20145195</p>
<p>DW, 21 February 2025, “Sweden investigating new reports of Baltic Sea cable damage.” https://www.dw.com/en/sweden-investigating-new-reports-of-baltic-sea-cable-damage/a-71695105</p>
<p>European Union External Service, 26 December 2024, Joint Statement by the European Commission and the High Representative on the Investigation into Damaged Electricity and Data Cables in the Baltic Sea. https://www.eeas.europa.eu/eeas/joint-statement-european-commission-and-high-representative-investigation-damaged-electricity-and_en</p>
<p>Radio Free Europe, 26 December 2024. Ibid.<br />
The Guardian, 16 April 2024, “Undersea ‘hybrid warfare’ threatens the security of 1bn, NATO commander warns.” https://www.theguardian.com/world/2024/apr/16/undersea-hybrid-warfare-threatens-security-of-1bn-nato-commander-warns<br />
European Commission, 21 February 2025, Commission and the High Representative present strong actions to enhance security of submarine cables. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_580</p>
<p>France 24, 23 December 2024, “Sweden says China blocked prosecutors&#8217; probe of ship linked to cut cables.” https://www.france24.com/en/live-news/20241223-china-vows-cooperation-over-ship-linked-to-severed-baltic-sea-cables</p>
<p>Al Jazeera, 23 December 2024, “China claims cooperation in Baltic Sea cable probe, Sweden says otherwise.” https://www.aljazeera.com/news/2024/12/23/china-says-cooperated-with-baltic-sea-cable-probe-sweden-claims-otherwise</p>
<p>Elisabeth Braw, 2024, Suspected sabotage by a Chinese vessel in the Baltic Sea. Atlantic Council. https://www.atlanticcouncil.org/blogs/new-atlanticist/suspected-sabotage-by-a-chinese-vessel-in-the-baltic-sea-speaks-to-a-wider-threat/ speaks to a wider threat<br />
Finland Police, 24 October 2023, National Bureau of Investigation has clarified the cause of gas pipeline damage. https://poliisi.fi/en/-/national-bureau-of-investigation-has-clarified-technically-the-cause-of-gas-pipeline-damage</p>
<p>Government Offices of Sweden, 19 October 2023, Damaged telecommunications cable between Sweden and Estonia. https://government.se/articles/2023/10/damaged-telecommunications-cable-between-sweden-and-estonia/</p>
<p>South China Morning Post, 12 August 2024, “Beijing admits Hong Kong-flagged ship destroyed key Baltic gas pipeline ‘by accident’.” https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/3274120/china-admits-hong-hong-flagged-ship-destroyed-key-baltic-gas-pipeline-accident</p>
<p>VOA, 17 August 2024, “China’s ‘accidental’ damage to Baltic pipeline viewed with suspicion.” 569.html</p>
<p>Anna Caprile and Gabija Leclerc, November 2024, Russia&#8217;s &#8216;shadow fleet&#8217;: Bringing the threat to light. EPRS | European Parliamentary Research Service. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2024/766242/EPRS_BRI(2024)766242_EN.pdf<br />
International Maritime Organization, 2023, URGING MEMBER STATES AND ALL RELEVANT STAKEHOLDERS TO PROMOTE ACTIONS TO PREVENT ILLEGAL OPERATIONS IN THE MARITIME SECTOR BY THE &#8220;DARK FLEET&#8221; OR &#8220;SHADOW FLEET.&#8221; https://wwwcdn.imo.org/localresources/en/KnowledgeCentre/IndexofIMOResolutions/AssemblyDocuments/A.1192(33).pdf<br />
Euronews, 28 December 2024, “NATO to step up Baltic Sea patrols after Finland-Estonia power cable damage.” https://www.euronews.com/my-europe/2024/12/28/nato-to-step-up-baltic-sea-patrols-after-finland-estonia-power-cable-damage</p>
<p>NATO, 14 January 2025, NATO launches &#8216;Baltic Sentry&#8217; to increase critical infrastructure security. https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_232122.htm</p>
<p>EU Neighbours East, 10 February 2025, “Baltic States fully disconnect from Russian and Belarussian electricity networks.” https://euneighbourseast.eu/news/latest-news/baltic-states-fully-disconnect-from-russian-and-belarussian-electricity-networks/</p>
<p>BBC, 8 February 2025, “Baltic states begin historic switch away from Russian power grid.” https://www.bbc.com/news/articles/c627d55v07go</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Laura Pennisi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/08/laura-pennisi.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/laura-pennisi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Laura Pennisi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista specializzata in studi sulla Russia, sul Caucaso, sull’Asia Centrale e sulla Grecia Moderna. Attualmente, svolge ricerche sulla propaganda russa attraverso i media. Vive a Malmö, in Svezia.</p>
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		<title>La filosofia della pace di Jean-Marie Muller</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-filosofia-della-pace-di-jean-marie-muller/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 21:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Marie Muller]]></category>
		<category><![CDATA[maddalena pezzotti]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Citando le parole del filosofo Jean-Marie Muller, uno dei più importanti pensatori contemporanei sulla pace, “il mondo si trova in uno stato di violenza e la sua esistenza stessa è sotto minaccia”. Muller ha dedicato la propria vita alla ricerca, e la formazione per l’azione pubblica, in risposta alle sfide poste dalla guerra, a partire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Citando le parole del filosofo Jean-Marie Muller, uno dei più importanti pensatori contemporanei sulla pace, “il mondo si trova in uno stato di violenza e la sua esistenza stessa è sotto minaccia”. Muller ha dedicato la propria vita alla ricerca, e la formazione per l’azione pubblica, in risposta alle sfide poste dalla guerra, a partire dall’obiezione di coscienza che gli è costata tre mesi di detenzione e la privazione dei diritti civili per cinque anni.</p>
<p>“Il vangelo della non-violenza” (1969) dà inizio un’indagine cinquantennale ed evidenzia le contraddizioni dei principi di legittima violenza e guerra giusta, avvallati dalla Chiesa, così come dai poteri nazionali e transnazionali, dove la nonviolenza viene indicata come una strategia efficace per concretizzare la giustizia, la pace e la libertà. “Il principio della non-violenza, percorso filosofico” (1995) interroga, inoltre, sul ruolo del filosofo come militante.</p>
<p>Muller giunge alla conclusione che il filosofo non può tenersi fuori dalla disamina e il tentativo di composizione dei dissidi sociali e politici e che un impegno confacente in questa direzione permette di innalzare la qualità speculativa. Definisce, quindi, la filosofia una riflessione sull’azione e si adopera a una riabilitazione filosofica della militanza. Fedele a tale principio, aderisce a mobilitazioni di spessore su diverse tematiche che occupano lo spazio mediatico e delle coscienze.</p>
<p>Nel 1970, intraprende uno sciopero della fame per denunciare la vendita di velivoli da combattimento Mirage al governo dittatoriale del Brasile che suscita un dibattito generale sul commercio delle armi. Nel 1973, integra la brigata per la pace nel Pacifico contro i test nucleari francesi, protesta che porrà un epilogo a questi esperimenti in atmosfera. Nel 1978, in solidarietà con gli abitanti del Larzac, contrari all’ampliamento di una base dell’esercito, ottiene l’attenzione di François Mitterrand, il quale in seguito disporrà per l’abbandono del progetto.</p>
<p>L’attivismo alimenta la teoria e, nel manuale “Strategia dell’azione non-violenta” (ristampato nel 1981), quest’ultima viene esposta in maniera rigorosa, sviluppando i principi di una dottrina originale che prende le mosse dallo studio delle battaglie condotte da Gandhi e Martin Luther King. Con la medesima prassi e lo stesso fine, scrive “La lotta non-violenta di César Chavez”, lo storico leader dei braccianti agricoli messicani negli Stati Uniti.</p>
<p>Per dare espressione politica alla proposta pacifista, costituisce il Movimento per un’alternativa non-violenta (Man), federazione di gruppi su scala nazionale, che produrrà anche candidati per le elezioni legislative, e di cui è per lungo tempo portavoce. Assiste, poi, la campagna per una nuova legge sull’obiezione di coscienza e, nel 1982, entra a far parte del comitato consultivo che ne otterrà l’approvazione dello status legale. </p>
<p>Per Muller, l’obiettore deve assumersi responsabilità in caso di aggressione, lavorando intorno alle possibilità della resistenza nonviolenta. Tali valutazioni su un’altra opzione di difesa vengono plasmate in “Avete detto pacifismo? Dalla minaccia nucleare alla difesa civile non-violenta” (1984), e con “La dissuasione civile” (1985), commissionato dal ministero della difesa della Francia e pubblicato dalla Fondazione per gli studi di difesa nazionale, ne viene attestata la pertinenza come metodo applicato alla dottrina militare.</p>
<p>Crea l’Istituto di ricerca sulla soluzione non-violenta dei conflitti (Irnc), con il quale realizzerà studi e congressi sul sostegno civile alla pace. Dal 1985 al 2000, l’Irnc collabora con il segretariato generale della difesa nazionale. Oltre a ciò, Muller coadiuva associazioni globali per i diritti umani e partecipa a missioni di pace in Ciad, Colombia, Iraq, Libano, Nicaragua.<br />
Nel 1987, incontra i principali esponenti dell’opposizione democratica polacca: la resistenza civile aveva tradotto illegalmente “Strategia dell’azione non-violenta” e ne aveva fatto un riferimento intellettuale e politico. La chiave di lettura della nonviolenza applicata alla situazione dei totalitarismi dell’Est si rivelerà feconda e culminerà nella caduta del muro di Berlino nel 1989.</p>
<p>Anticipando questi avvenimenti, scrive nel 1985 “È pur vero che, sebbene il potere assoluto sia ben equipaggiato per spezzare qualsivoglia rivolta violenta, lo stesso si trova disorientato nel far fronte alla resistenza non-violenta di tutto un popolo che si affranca dalla paura. […] Quindi la non-violenza, che le posizioni dottrinarie suppongono faccia il gioco dei regimi totalitari, in realtà si rivela essere l’arma più idonea per contrastarli”.</p>
<p>Il merito di Muller è stato quello di liberare il campo della nonviolenza dai malintesi nei quali era stata incuneata e dotarla di un contenuto razionale e coeso. Ha reso credibile l’ipotesi, discutibile, ovvero degna di essere discussa. In definitiva, ha aperto un nuovo orizzonte per reagire al clima di violenza dominante. Per Muller, la nonviolenza non è solo una forma di dissenso o resistenza, ma è un’esigenza morale e una forma propositiva.</p>
<p>Dal momento che la violenza termina sempre per tradire e corrompere lo scopo che pretendeva servire, è essenziale cercare quelli che Muller enuncia “equivalenti funzionali” coerenti con l’obiettivo. Con un ragionamento cartesiano, il filosofo esprime la saggezza e la forza della nonviolenza e avvia una delegittimazione della violenza, intesa come perno dei sistemi che assoggettano e impoveriscono le persone, e causa di discriminazione ed emarginazione.</p>
<p>Parte del processo è il “Dizionario della non-violenza” (2005), grazie al quale Muller offre il linguaggio per pensare e agire la non-violenza nella sua complessità, e scomporre il lessico che giustifica la violenza. A ciò si aggiungono i due principali filoni di interesse degli ultimi anni: la nonviolenza in seno al cristianesimo e l’islam, e il disarmo nucleare unilaterale della Francia.</p>
<p>Le idee di Muller permeano la conferenza “Non-violenza e pace giusta: un contributo alla comprensione della non-violenza e l’impegno dei cattolici”, organizzata nel 2016 dal Consiglio pontificio giustizia e pace e Pax Christi internazionale, con ottanta specialisti di Africa, America, Asia, Medio Oriente e Oceania. Il documento conclusivo propone un rinnovamento profondo del pensiero secolare della Chiesa in nome dell’esigenza della nonviolenza. Muller contribuirà alla stesura del discorso “La non-violenza: stile di una politica per la pace”, pronunciato dal Papa nel 2017, in occasione della giornata mondiale per la pace. Nell’opera “Disarmare Dio, il cristianesimo e l’islam rispetto alla non-violenza” (2010) richiama entrambi i monoteismi all’unità spirituale che fonda l’umanità.</p>
<p>Muller è altresì dell’opinione che nessun individuo, che non voglia rinnegare la civiltà umana e intenda preservare la propria dignità, possa offrire consenso previo alla distruzione di massa implicita nella produzione, compravendita e uso di armi nucleari. Essendo sua convinzione che il disarmo multilaterale per via negoziale sia un’utopia, crede necessarie decisioni forti e ispiratrici da parte degli Stati per generare una dinamica virtuosa. La sua posizione, che include l’attuazione di un referendum su una questione in merito alla quale i cittadini del suo paese non sono mai stati consultati, è stata esposta nelle giornate sull’abolizione del nucleare del 2012 e nel libro “Liberare la Francia dalle armi nucleari” (2014).</p>
<p>Scomparso nel 2021, all’età di 82 anni, ha sempre dichiarato che il vero realismo politico è quello della nonviolenza e non si è mai arreso alla fatalità del suo contrario. A maniera di esempio, “Supplica a un premio Nobel per la pace in guerra” (2010) resta una potente denuncia delle incongruenze della politica estera di Barack Obama, ed “Entrare nell’era della non-violenza” (2011) sintetizza una filosofia che dimostra la pertinenza di una dimensione alternativa alla ripetizione meccanicistica e disumana del confronto bellico per dirimere dispute che finiscono per acuirsi e incancrenirsi. Nel 2013, ha ricevuto dal presidente indiano Shri Pranab Mukhergee, il premio internazionale della Fondazione Jamnalal Bajaj per la promozione dei valori gandhiani, riconoscimento che è l’equivalente del Nobel per la pace.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
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		<title>L’unificazione europea alla prova di un’elezione decisiva</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lunificazione-europea-alla-prova-di-unelezione-decisiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Longo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2024 20:44:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[antonio longo]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo europea]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un passo in avanti su fatti, principi e valori. Premessa L’elezione del Parlamento europeo è ormai un fatto politico di rilevanza assoluta. Un tempo erroneamente considerato come una prova (o verifica) di quella nazionale, con le ultime tornate ha assunto, via via, una rilevanza sempre crescente. L’esito elettorale di giugno 2024 avrà un impatto mondiale, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un passo in avanti su fatti, principi e valori.</em></p>
<p><em>Premessa</em></p>
<p>L’elezione del Parlamento europeo è ormai un fatto politico di rilevanza assoluta. Un tempo erroneamente considerato come una prova (o verifica) di quella nazionale, con le ultime tornate ha assunto, via via, una rilevanza sempre crescente. L’esito elettorale di giugno 2024 avrà un impatto mondiale, per la molteplicità di crisi internazionali in corso, tutte precipitate addosso all’Europa: dalle guerre in Ucraina e in Medio-Oriente (misurazione di capacità politica), alla questione climatica e alla rivoluzione digitale (misurazione di leadership sull’innovazione) fino ai rapporti con gli altri global players (misurazione del proprio ruolo nel Mondo). Un esito con un impatto, nel bene e nel male, anche su quella americana del prossimo novembre.</p>
<p><strong><em>L’Unione Europea, una questione aperta</em></strong></p>
<p>Cosa sia oggi l’Unione Europea è domanda che presenta molteplicità di risposte. Per definirla, sono utilizzati criteri interpretativi diversi, da parte della politica e dell’accademia, come pure degli stessi movimenti europeisti e federalisti.  Generalmente e sinteticamente, sono formulate definizioni attorno a due principali ordini di problemi.</p>
<p>Il primo ruota attorno alla differenza tra federazione e confederazione. Non ci addentriamo nelle infinite disquisizioni dottrinarie al riguardo, anche tenuto conto che nel mondo esistono diversi modelli federali , peraltro diversi tra di loro <a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>.  Si può, empiricamente, osservare che l’Unione Europea funziona come una federazione quando c’è la co-decisione legislativa tra il Parlamento e il Consiglio, cioè quando quest’ultimo vota a maggioranza qualificata nelle materie di competenza esclusiva o concorrente dell’Unione, come indicate nei Trattati. Funziona, invece, come una confederazione nei casi in cui non si applica questo metodo (politica estera, difesa e diversi aspetti della fiscalità).</p>
<p>Il secondo criterio interpretativo ruota attorno alla differenza tra “Europa del mercato” e<em> “</em>Europa politica”. Appare, in verità, difficile stabilire là dove finisca il mercato e dove cominci l’unione politica. Brexit docet: non volendo sottostare a vincoli politici di qualsiasi natura e temendo di andare verso un’entità politica europea che le avrebbe sottratto il controllo su molte altre materie (<em>let’s take back the control,</em> dicevano i brexiteers), il Regno Unito ha dovuto abbandonare anche il mercato unico. È risultato, alla fine, che non si poteva andar via dall’Unione e restare dentro il mercato europeo. Queste due cose non sono divisibili perché il mercato è già parte dello “stato”, è già cosa politica, è il risultato di regole e leggi, votate, emanate e garantite da istituzioni che sono politiche (il Parlamento, la Commissione, il Consiglio UE). E come fatto politico, il mercato agisce, chiudendosi o aprendosi al mondo. Basti vedere il recente dibattito sul neo-protezionismo americano ed europeo attorno alla questione degli “aiuti di stato” sulla transizione energetica. Le scelte strategiche sul “mercato” sono, dunque, politiche, fatte da attori politici, nella loro veste politica, istituzionale ed europea.</p>
<p>Appare, allora, più utile esaminare l’Unione Europea sul terreno del suo concreto <strong>divenire </strong>storico, politico e istituzionale, cercando di individuare i caratteri peculiari di questo svolgimento. E allora si vedrà che siamo di fronte ad un “<strong>processo di unificazione</strong>”, in corso di svolgimento politico, istituzionale, economico e sociale dal lontano 9 maggio 1950 (Dichiarazione Schuman).<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a></p>
<p>Processo è parola-chiave, coglie l’elemento dinamico della storia dell’unificazione europea. Significa svolgimento continuo, non ripetitivo, di una realtà politica, istituzionale, economica, sociale e culturale che si modifica in base alle risposte (o non risposte) che le politiche dell’Unione hanno dato (e continuano a dare) alle sfide e alle crisi ricorrenti<strong>. </strong> La famosa espressione di Jean Monnet “<em>L’Europa si farà nelle crisi e sarà la somma delle soluzioni apportate a queste crisi<strong>” </strong></em>significa, appunto, questo: <strong>l’Europa è il risultato di un processo</strong>.</p>
<p>Questo processo si è sviluppato come una continua risposta alle “crisi” degli stati nazionali, posti sempre di fronte all’alternativa tra risolvere assieme un problema comune, con politiche e istituzioni comuni, o non risolverlo affatto. Queste risposte hanno dato luogo a <strong><em>fatti</em></strong> concreti: la politica agricola, commerciale, la libera circolazione delle persone, delle merci, servizi e capitali, l’elezione diretta del Parlamento europeo, la moneta unica, l’allargamento dell’Unione, i piani di sviluppo dell’economia. Da questi fatti sono emersi <strong><em>principi</em></strong> di natura costituzionale: il primato del diritto europeo, l’economia sociale di mercato, la cittadinanza europea, l’indipendenza della moneta dalla politica, il controllo del debito pubblico e dell’inflazione, la solidarietà  legata al controllo europeo sulle risorse. Infine, dalla correlazione tra i fatti e i principi sono emersi i <strong>valori</strong> sui quali si basa oggi la nostra Unione: la pace (come valore fondante su cui nasce il processo di unificazione, esplicitamente indicata nella Dichiarazione Schuman), la democrazia sovrannazionale<strong>, </strong>la sostenibilità nelle sue diverse forme (ambientale, economica, sociale e territoriale).</p>
<p>Il processo di unificazione ha, dunque, prodotto  fatti, sviluppato principi e affermato valori, concatenandoli coerentemente in politiche e istituzioni via via diverse.   Si può, allora, formulare un principio generale, che può essere espresso nel modo seguente: nella politica finora considerata normale (quella nazionale) ciò che resta fisso sono le istituzioni e ciò che cambia continuamente è il processo politico (come lotta per il controllo del potere nazionale). Con l’unificazione europea vale il contrario: ciò che è costante è il processo e ciò che cambiano sono le istituzioni<strong>. </strong></p>
<p>È questa la logica che sta alla base del processo di unificazione, che si manifesta come “gradualismo costituzionale” <a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><sup>[3]</sup></a>, vale a dire come la costruzione, nel tempo, delle architravi costituzionali  della “cattedrale-Europa”<a href="#_ftn4" name="_ftnref4"><sup>[4]</sup></a>  e che da vita a un potere statuale  sovrannazionale  e democratico.   È nata, così, una <em>statualità</em> europea<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup>[5]</sup></a>, assai diversa da quella giacobina-napoleonica che ha segnato la vita dello stato-nazione. Essa è fatta d’istituzioni sovrannazionali e di regole comuni, mutevoli, ma nella costanza del processo e che si sono consolidate nel tempo, accrescendo la logica federale iniziale, già presente nelle prime istituzioni comunitarie. L’Unione europea si basa su un sistema bicamerale di rappresentanza dei Popoli (Parlamento) e degli Stati (Consiglio), su un esecutivo (Commissione), una presidenza collegiale (Consiglio europeo), una Corte europea di Giustizia, una moneta propria e una Banca centrale (BCE),  una Corte dei Conti, propri organi consultivi (Comitato economico-sociale e comitato delle regioni), una propria banca per gli investimenti (BEI). E con una strutturazione precisa dei poteri e delle competenze tra l’Unione e gli Stati, come pure dei meccanismi decisionali; con un proprio sistema d’intervento, di coordinamento e di controllo da parte dell’esecutivo sui governi nazionali; con un proprio bilancio e con proprie risorse, sia pur ancora limitate. <a href="#_ftn6" name="_ftnref6"><sup>[6]</sup></a> E tutto ciò, pur in <em>assenza </em>di <em>principi comuni </em>che possano determinare una politica estera e di difesa europea.  È questa la debolezza dell’Unione nell’attuale fase del processo. Cui occorre porre rimedio. Il momento è questo.</p>
<p><strong><em>L’Europa di oggi e il Mondo</em></strong></p>
<p>Quale politica estera dovrebbe fare oggi l’Unione Europea? Generalmente si risponde a questa domanda evocando le immagini, alternative, di Europa come “hard power” (o Europa-potenza) oppure di “soft power” (Europa, come faro di principi e valori). Gli slogan non servono. Anche in tal caso è necessario procedere individuando fatti, principi e valori.</p>
<p>I fronti sui quali è necessario un ruolo più attivo dell’UE sono diversi e crescenti. A titolo esemplificativo: questione ambientale, guerre e tensioni internazionali, migrazioni, sanità, disparità economico-sociali tra le diverse aree del Mondo e altri ancora. I <strong>valori</strong> che possono ispirare l’azione dell’UE nel Mondo sono quelli insiti nel proprio DNA: la <strong>pace</strong> come risultato di un sistema normativo sovrannazionale (la <em>res publica universalis)</em>, la <strong>sostenibilità</strong> come modello economico-sociale, la <strong>democrazia sovrannazionale </strong>come sviluppo della cittadinanza, con l’impronta delle lotte storiche di progresso per la libertà, la democrazia e l’uguaglianza.  Sono questi i valori che differenziano l’Unione Europea rispetto agli altri grandi attori politici nel Mondo.</p>
<p>Su quali <strong>principi</strong> va fondata la politica estera dell’Unione Europea? Questi principi, per essere efficaci, devono, valere non più solo per l’Europa, ma anche per il Mondo. Questo è già un <strong><em>nuovo principio</em></strong> che rivoluziona il tradizionale approccio nella politica estera degli Stati, che è determinato, ancor oggi, dal principio della ‘ragion di stato’<a href="#_ftn7" name="_ftnref7"><sup>[7]</sup></a>.  Il federalismo, nella sua prospettiva mondiale, consente di superare questa ‘ragione’ (nazionale) che troverebbe, invece, nel diritto sovrannazionale le regole della propria sicurezza.</p>
<p>Si possono, dunque, formulare, in via generale, i seguenti principi per una politica estera europea, in assenza dei quali sarà difficile formulare politiche comuni, come pure modifiche ai Trattati esistenti.</p>
<ul>
<li>La ricerca della “<strong><u>sicurezza internazionale</u></strong>”. Si basa sul principio che, in un mondo globalizzato, uno Stato è veramente sicuro se anche gli altri lo sono, se la sicurezza dell’uno è anche quella dell’altro. L’opposto degli attuali principi (io sono più sicuro se tu sei più debole). Ciò si traduce nella capacità di regolare &#8211; partendo da alcuni beni pubblici globali<strong> (</strong>ambiente, sanità, commercio internazionale, moneta, digitale, migrazioni e altro<strong>) &#8211; </strong>i rapporti tra gli stati sulla base di regole garantite da istituzioni sovrannazionali, non più dalla forza o dalla violenza (Kant)<strong>. L</strong>a guerra in Ucraina, ad esempio, ci mostra che si fronteggiano due principi radicalmente opposti. Il primo è quello rappresentato dalla Russia: si può attaccare un altro Stato perché siamo tutti Stati a sovranità assoluta, ci riconosciamo come tali (principio di Westfalia), dunque possiamo usare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. All’opposto, i Paesi UE sono Stati a “sovranità relativa” perché la loro azione è condizionata dalle istituzioni sovrannazionali alle quali si sono sottoposti, dunque, i loro rapporti sono ormai basati sul diritto e non più sulla violenza. Questa differenza è radicale. Uno dei due principi finirà per imporsi, <em>tertium non datur. <a href="#_ftn8" name="_ftnref8"><sup><strong>[8]</strong></sup></a></em>L’Ucraina ha deciso di aderire all’UE, dunque di rinunciare alla sovranità assoluta che deriva da questa scelta. Tocca ora alla Russia effettuare un’analoga rinuncia, se l’UE sarà chiara nell’affermare il principio (alla base del suo progetto)  secondo il quale “<strong><em>la sicurezza  di uno Stato non può essere data da un ampliamento – operato con la forza &#8211; dei suoi confini, perché questo vuol dire meno sicurezza per gli altri”. </em></strong>Occorre invece creare assieme le strutture istituzionali di una sicurezza in Europa.  Si tratterà, in tal caso, con la fine della guerra, di avviare accordi tra una “nuova” Russia e UE sulle politiche concrete: transizione energetica, regole sul commercio, la libera circolazione (persone, merci, servizi e capitali) e l’interfaccia tra i nostri due mercati, con un’Ucraina europea, ma anche “ponte” con le realtà politiche e culturali che compongono la federazione russa.   Questo esempio del rapporto UE-Russia ci mostra che la “sicurezza internazionale” regolata da istituzioni comuni e sovrannazionali, può diventare il primo principio regolatore della politica estera dell’UE.</li>
<li><strong>Il concetto di sovranità<a href="#_ftn9" name="_ftnref9"><sup>[9]</sup></a> va sostituito con quello d’<em><u>interdipendenza</u></em> tra gli Stati</strong>. Con la sovranità l<em>’</em>indipendenza di ciascuno Stato è assicurata dalla sua forza, con la quale si misura il rapporto con tutti gli altri Stati. Con l’interdipendenza s’individua, invece<strong>, il punto</strong> capace di garantire una capacità autonoma, per ciascuno stato, nel concorrere al raggiungimento di un risultato comune, che s’intende condividere. Con la CECA, ad esempio, l’interdipendenza tra Francia, Germania e gli altri Stati, fu ottenuta con la creazione di un’Alta Autorità che organizzava e gestiva in comune la produzione e la distribuzione del carbone e dell’acciaio. Essa era il punto sul quale convergeva l’interesse e la sicurezza di tutti<strong>. </strong>Una soluzione analoga dovrà essere perseguita, sul piano globale, nel governo di beni pubblici mondiali. Si tratta di beni rispetto ai quali nessun Stato può essere del tutto sovrano, ma tutti sono costretti a essere interdipendenti se vogliono conseguire un risultato, controllandone l’esito</li>
<li><strong>Il <u>multilateralismo</u> è il naturale sviluppo, sul piano globale, di ciò che l’allargamento ha rappresentato per la politica estera UE nel continente europeo. </strong>I “confini” dell’Europa non sono mai stati definiti, né possono essere tali una volta per tutte.  Il processo di unificazione non punta a creare uno Stato “delimitato”, bensì ad allargare i propri confini ogni qual volta la “ragione di stato” dell’UE esprime il bisogno di una maggiore sicurezza, condividendola con gli stati vicini che cercano, anch’essi, la stessa sicurezza, attraverso istituzioni sovrannazionali comuni.  Nel processo di unificazione europea ciò che noi chiamiamo “confine” (<em>limes</em>) é in realtà la “soglia” (<em>limen</em>)<a href="#_ftn10" name="_ftnref10"><sup>[10]</sup></a>, che consente di immaginare le relazioni tra le diverse aree federali del mondo come <strong><em>open federation, </em></strong>cioè come strutture federali diverse, ma interagenti attraverso politiche d’interesse comune.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>A differenza dell’esperienza storica della federazione americana, nata in un contesto storico-geografico marginale rispetto al problema del “governo del mondo” del tempo (allora rappresentato dalla sola Europa), <strong><em>l’unificazione europea s’incrocia, nello spazio e nel tempo, con il problema dell’unificazione mondiale</em></strong>.  Si pone perciò il problema di come l’unità federale (raggiunta in pratica la dimensione continentale in Europa) possa interfacciarsi con le altre grandi realtà del Mondo, per le quali vige ancora il concetto della sovranità assoluta dello Stato, cioè dello stato-potenza. L’UE deve differenziarsi da questo modello, diversamente entrerà in una logica di scontro di potere tra Stati sovrani, che ne snaturerebbe il ruolo. La sua reale forza sta nel costruire un sistema “multilaterale di stati”, volto alla creazione di “comunità globali” per perseguire le politiche comuni nei vari campi in cui solo una soluzione globale può essere efficace, cioè sotto controllo comune. Queste comunità globali, nei vari settori – collegate all’ONU &#8211; rappresenteranno la transizione verso un’Unione mondiale di Stati o Federazione Mondiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>L’Unione Europea come “<u>potenza normativa</u>”, unita a una capacità di difesa secondo il principio della  <em>dual army</em>. </strong>L’avvio del multilateralismo nella politica estera europea può passare attraverso l’arma più forte di cui l’UE dispone: la capacità di produrre regole. È ciò che fa da settant’anni al proprio interno, avendo unificato, con l’arma del diritto, i cittadini dei suoi stati: nel consumo, nel commercio, nei trasporti, nella tutela dell’ambiente, nella gestione della moneta, nella tutela e nello sviluppo dei diritti umani, di cittadinanza e altro ancora. Sono le regole comuni che hanno creato, passo dopo passo, il cemento della nostra Unione, dunque l’unità politica. Su questo l’UE è “potenza” perché in nessun altro Paese del mondo si è sviluppato un processo simile di unificazione. Questo suo DNA, può essere utile (e vincente) per costruire l’unità mondiale. Perché con la costruzione di regole comuni dovranno fare i conti anche gli altri grandi player (USA, Cina, Russia, India …) che hanno lo svantaggio di non aver mai (o quasi mai) “giocato” a costruire regole comuni, bensì a imporle con la propria forza. Ora, se la pura forza militare non servirà più a risolvere i problemi del mondo, allora servirà <em>l’Europa delle regole</em>. La recente sentenza del Tribunale Penale Internazionale, fortemente voluto dall’UE (mandato d’arresto per Putin) ci mostra  questa “potenza” dell’Europa.</li>
</ul>
<p>Anche sulla questione militare la soluzione europea del “dual army” (eserciti nazionali territoriali, a difesa dei singoli stati, più forza militare federale di rapido intervento) può rappresentare un modello per un mondo in marcia verso la sua unità. L’arma nucleare deve essere bandita, ciascun stato deve mantenere una propria difesa territoriale (come avvenne nell’esperienza americana), mentre ci deve essere una forza globale (al servizio dell’ONU) di intervento in caso di crisi regionali. L’UE dovrebbe dichiarare che la sua forza militare “federale” di rapido intervento sarà posta al servizio dell’ONU, come primo nucleo di una polizia mondiale.</p>
<p>Con questi principi sarà così possibile:</p>
<ul>
<li>procedere alla trasformazione della Nato in una <em>equal partnership</em>, una condizione che, peraltro, costituirebbe la garanzia (per la Russia) che la fine della guerra in Ucraina non determinerà un rafforzamento del potere americano in Europa, bensì la nascita di una vera autonomia europea, condizione per costruire una effettiva “casa comune europea” tra UE e Russia. Questo è un passaggio cruciale perché mostrerà che l’UE non è più junior partner nel campo Occidentale, evitando così anche la pericolosa deriva della Russia verso la condizione di junior partner della Cina. C’è invece la necessità che il “nuovo ordine mondiale” si basi su un sistema multilaterale in cui, oltre a USA, UE, Cina e Russia, ci siano altri pilastri, di sostanziale simile forza politica, quali India, America Latina e Unione Africana.</li>
<li>costituire <em>agenzie o comunità mondiali</em> (di natura federale, come fu la CECA) per ambiente, sanità, commercio, controllo nucleare, digital frame, migrazioni etc. dotate di istituzioni e poteri d’intervento reali. Saranno proprio queste comunità specifiche a creare il primato del diritto universale su quello dei singoli Stati, da una parte; e quell’unità di fatto tra interessi globali che è necessaria per porre le basi di una democrazia universale, dall’altra. Anche sotto quest’aspetto il processo di unificazione europea costituisce un modello importante di riferimento.</li>
<li>avviare una riforma dell’ONU, con un Consiglio di sicurezza aperto alle grandi aree del mondo, il superamento del potere di veto e la nascita di un Parlamento mondiale.</li>
</ul>
<p>La <strong>sicurezza reciproca</strong> <strong>multilaterale</strong>, basata sul principio d’interdipendenza, è il nuovo obiettivo che dovrà ispirare la politica dell’UE, per essere leader nella realizzazione della pace come valore globale. <strong>L’interdipendenza </strong>tra diverse entità politiche statuali è, allora, il reale fondamento del federalismo nel suo aspetto istituzionale, sia sul piano globale, sia nel rapporto tra il governo federale e i singoli governi nazionali in Europa (e, un domani, nelle altre aree del mondo), sia ancora a livello sub-statale, nel rapporto tra i diversi livelli di governo delle comunità locali (federalismo territoriale).</p>
<p><strong>Fatti,</strong> come risultati dell’azione politica, <strong>principi</strong>, come guide che rendono possibili le politiche, <strong>valori, </strong>come portato di fatti e di principi, hanno dato corpo allo sviluppo del processo di unificazione europea. Non si può escludere che sarà così anche per il processo di unificazione mondiale, se si avvierà sul principio del diritto e non della violenza.</p>
<p><em>Conclusioni.</em></p>
<p>L’elezione europea del giugno 2024 può rappresentare una tappa importante nel cammino dell’Unione verso una più netta configurazione politica, se quest’elezione si manifesterà come una netta “scelta di campo” tra due opzioni fondamentali: o un’Unione più solida, più forte politicamente e istituzionalmente, dunque capace di agire, oppure un aumento del disordine mondiale. Ciò dipenderà essenzialmente dalla lotta delle forze politiche in campo, a condizione che: a) sappiano configurarsi come “partiti europei” di fatto; b) lottino come tali per conquistare la presidenza della Commissione europea, promuovendola come il “governo federale” dell’Unione. Perché è la lotta per il potere europeo che determinerà, in ultima istanza, la nascita di un potere europeo capace di agire ed autonomo rispetto a quello dei singoli Stati membri.</p>
<p>Occorrono, allora, programmi chiari e differenziati, sui temi della sicurezza e dello sviluppo, i due beni pubblici principali che determinano la fisionomia fondamentale di uno Stato. E occorrono leader che li sappiano interpretare e rappresentare. Sarà il sale di una democrazia europea compiuta, da cui far nascere un governo europeo reale, capace di avviare un nuovo corso per un Mondo in marcia verso la propria unità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><sup>[1]</sup></a> Kenneth C.Wheare, <em>Del Governo Federale, </em>Il Mulino, Biblioteca federalista, 1997, prende in considerazione e analizza le differenze tra Stati uniti d’America, Svizzera, Canada e Australia e un modello “quasi-federale”, la Repubblica federale tedesca.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2"><sup>[2]</sup></a> Dal punto di vista teorico e d’idealità politica il processo di unificazione europea affonda le proprie radici in diversi documenti nati nel corso della Resistenza al nazi-fascismo. Tra questi, il più famoso è il “Manifesto per un’Europa libera e unita”, passato alla storia come il Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, con il contributo di Eugenio Colorni. S’indicava nella federazione europea l’alternativa alla secolare guerra tra gli stati, al suo modello (lo stato-nazione) e all’ideologia del nazionalismo. Analoghe indicazioni venivano già, negli anni Venti e Trenta dello scorso secolo, dallo stesso Luigi Einaudi (che criticava, sul Corriere della Sera, l’impotenza della Società delle Nazioni) e dagli intellettuali inglesi di <em>Federal Union</em> (Lord Lothian, William Beveridge, Lionel Robbins, Barbara Wootton e altri).</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3"><sup>[3]</sup></a> Per un’analisi del concetto cfr. “Il gradualismo costituzionale” (Antonio Longo)  in Il Federalista, 2011, nr. 3 <a href="https://www.thefederalist.eu/site/index.php/it/interventi/857-il-gradualismo-costituzionale">https://www.thefederalist.eu/site/index.php/it/interventi/857-il-gradualismo-costituzionale</a></p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4"><sup>[4]</sup></a> A. Padoa-Schioppa – Perché l’Europa. dialogo con un giovane lettore – Ledizioni, 2018</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5"><sup>[5]</sup></a> In tal senso cfr. M. Albertini – <em>L’ago della bilancia è la moneta – </em>1990 – in “Tutti gli scritti” – vol. IX – Il Mulino. Detto diversamente, l’unità europea assomiglia più al processo rivoluzionario che, nel corso di ottant’anni, plasmò il costituzionalismo inglese nel XVII secolo, piuttosto che al singolo atto ‘rivoluzionario’ della Pallacorda, da cui nacque lo Stato-nazione. È scritto anche nella Dichiarazione Schuman: “<em>L&#8217;Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto</em><em>”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6"><sup>[6]</sup></a> Malgrado i difetti, siamo in presenza di <em>uno Stato di Stati</em> (<em>Ein Staat der Staaten), </em>secondo la mirabile espressione con la quale i ragazzi della “Rosa Bianca” definirono, nel quarto volantino (1942), la loro idea dell’unità europea: non gerarchica (secondo la propaganda del tempo), bensì federale, come poi scrissero nel quinto volantino (cfr. <em>La Rosa Bianca quarant’anni dopo </em>(A. Longo) <em>–</em>in Il Federalista<em>, </em>Anno XXVIII, 1986, Numero 2-3,</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7"><sup>[7]</sup></a> Il concetto impiegato fa riferimento ai teorici del “sistema europeo degli Stati” quali Friedrich Meinecke e Ludwig Dehio. L’Unione europea, in un Mondo ancora diviso in Stati sovrani, è anch’essa soggetta al principio della “ragion di stato”. L’aggressione russa all’Ucraina, ad esempio, ha minacciato la sua sicurezza, spingendola a sostenere attivamente la resistenza ucraina. Sempre la ragion di stato spinge gli USA a sostenere l’Ucraina, per evitare un vuoto di potere in Europa che finirebbe per rafforzare la ripresa dell’espansionismo russo.</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8"><sup>[8]</sup></a>  L’esito del conflitto ucraino vedrà, da un punto di vista meramente teorico, due possibili conclusioni alternative: 1) un negoziato sulla spartizione dei territori occupati e di confine: in tal caso, sarà chiaro che l’aggressione russa, alla fine, avrà pagato; 2) l’implosione/sconfitta dell’attuale regime di Mosca e l’accettazione, da parte di una nuova Russia, di entrare a far parte di un sistema di sicurezza in Europa, governato da istituzioni comuni. Così come la sconfitta di tutti gli Stati europei (vincitori e vinti) fu la condizione necessaria per avviare il processo di unificazione europea (è questa una precisa indicazione contenuta nel Manifesto di Ventotene), allo stesso modo la sconfitta politica di questa Russia costituisce la condizione per l’avvio di una fase nuova nel sistema dei rapporti internazionali.</p>
<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9"><sup>[9]</sup></a> Il termine ‘sovranità’ non sta più in relazione con il nuovo mondo basato sull’interdipendenza tra gli Stati. È  termine assai antico che rimanda al potere del monarca assoluto e del sistema westfaliano degli Stati che postulava il riconoscimento reciproco degli Stati sulla base della loro indipendenza da ogni vincolo superiore (imperatore o Chiesa). È il modello che si è affermato con lo Stato-nazione, burocratico e accentrato. Il federalismo si basa sul principio opposto: il potere politico non è unico e indivisibile, ma si articola su diversi livelli di governo, ciascuno con le proprie prerogative di poteri e di competenze. In un mondo globalizzato nessuno Stato, neanche il più potente, è “sovrano”, nessuno può risolvere i problemi da solo, tutti sono “interdipendenti”, costretti a cooperare. La stessa “capacità di agire” degli stati (altra vecchia definizione della sovranità) non sta più solo nel potere di fare le leggi, di prendere iniziative o effettuare scelte politiche, bensì richiede anche la “<em>capacità di controllare l’esito di ciò che si è deciso</em>” (Mario Draghi). Se, infatti, non si è in grado di controllare gli esiti delle scelte politiche effettuate, in realtà non si è “sovrani”. Di fronte alle grandi sfide cui l’umanità si trova, questa “capacità di controllare l’esito delle scelte effettuate coincide con il livello in cui l’interdipendenza istituzionalizzata tra gli Stati è massima, cioè con la federazione mondiale.</p>
<p><a href="#_ftnref10" name="_ftn10"><sup>[10]</sup></a> Sulla sostanziale differenza cfr. <strong>Mediterraneo: limes o limen? </strong> (Annamaria Campanale) &#8211;  <a href="https://www.juragentium.org/forum/horchani/it/campanal.htm">https://www.juragentium.org/forum/horchani/it/campanal.htm</a></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Antonio Longo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2024/04/antonio-longo.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/antonio-longo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Antonio Longo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Manager nella ex Banca Commerciale Italiana (Milano &#8211; Servizio Organizzazione e Divisione Banca d’Affari), sin dal Liceo (Genova), membro del Movimento Federalista Europeo (MFE), con vari ruoli a livello nazionale ed europeo: Segretario nazionale della sua rete giovanile (Gioventù Federalista Europea), Direttore del Circolo di cultura politica “Altiero Spinelli” di Milano (2007/2011), Direttore de L’Unità Europea, organo del MFE (2015/2019). Nel 2020 ha fondato la rivista online in lingua inglese The Ventotene Lighthouse, A Federalist Journal for World Citizenship www.theventotenelighthouse.eu. È co-fondatore della rivista (2023) Territori del federalismo – www.territoridelfederalismo.eu<br />
Autore di diversi saggi e articoli sul processo di unificazione europea, sotto l’aspetto politico ed economico.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lunificazione-europea-alla-prova-di-unelezione-decisiva/">L’unificazione europea alla prova di un’elezione decisiva</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’ideale cosmopolitico della solidarietà</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lideale-cosmopolitico-della-solidarieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 22:17:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lideale-cosmopolitico-della-solidarieta/">L’ideale cosmopolitico della solidarietà</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’agenda per lo sviluppo sostenibile dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) è impostata su due capisaldi: le persone e il pianeta. Lo sfondo è quello della dottrina dei diritti umani e la proiezione programmatica fa perno su un parternariato globale. Il principio guida è la solidarietà, a cui è dedicata la giornata del 20 dicembre. Questa celebrazione, proclamata nel 2005 dall’Assemblea generale (Ag), sulla base della Dichiarazione del millennio (2000), intende porre enfasi sulla solidarietà come qualità nodale per le relazioni tra i popoli, l’unità nella diversità nel contesto della crescente disuguaglianza, il riconoscimento di differenti diritti e bisogni per raggiungere obiettivi condivisi, il rispetto degli impegni assunti dagli stati negli accordi internazionali. L’Ag, nel 2003, ha anche reso operativo il Fondo per la solidarietà mondiale, con lo scopo di promuovere il progresso umano e sociale nei segmenti più vulnerabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Onu è stata istituita sulle premesse di unità e armonia, incarnate nella nozione di sicurezza collettiva e nello sforzo comune per eliminare i conflitti, ed è nello spirito di solidarietà che si concretano la coesione e la cooperazione necessarie per risolvere problematiche di carattere politico, economico, sociale, culturale, militare e umanitario. La solidarietà è, dunque, un valore fondazionale che si prefigge di prevenire e rimuovere le cause delle asimmetrie e le iniquità fra e dentro gli stati, così come gli ostacoli strutturali che generano disparità e perpetuano la povertà; favorire un ordine sociale internazionale nel quale i diritti umani e le libertà fondamentali possano essere materializzati a pieno; originare fiducia e rispetto tra attori statali e non statali per realizzare pace e inclusione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella geografia degli usi teorico-morali e filosofico-politici del concetto di solidarietà, quest’ultimo diviene, nell’ambito dell’Onu, un ideale cosmopolitico e per definizione transnazionale. Il suo ruolo centrale si sostiene nella stimolazione di una densità morale, e la creazione di un modello di etica della responsabilità, che rendano possibile la reciprocità, la compensazione di vuoti, e la costruzione di strutture di integrazione, ovvero una solidarietà organica. La chiave risiede in una coscienza collettiva, forte e coerente, del fatto che l’interdipendenza tra le economie e gli scambi commerciali del processo di globalizzazione non presuppone affatto la genesi di maggior somiglianza sul piano delle persone e le comunità, bensì il determinarsi o l’acuirsi di un drammatico divario economico e sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, la consapevolezza della natura trasversale di alcune minacce, per esempio, la questione del riscaldamento planetario e la corsa agli armamenti nucleari, giustificano la solidarietà in termini pragmatici piuttosto che morali, quando questa deve erigersi sull’universalismo rappresentato dai diritti umani. Allo stesso modo, la solidarietà ridotta all’attitudine conforme alle richieste del <em>welfare</em>, o ridistribuzione, pur nell’accezione di virtù delle istituzioni, non risponde alle sfide poste dalle disuguaglianze, che vanno, invece, affrontate con un approccio olistico. Affinché venga soddisfatta la prerogativa che gli individui a qualsivoglia latitudine abbiano uguali opportunità di sviluppare le proprie capacità e occupare posizioni sociali a esse commisurate, deve essere applicato, infatti, un argomento morale, la cui conclusione è che la giustizia sociale è clausola determinante di ogni tipologia di solidarietà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I diritti sociali sono legittimi non in quanto fine a se stessi, ma in quanto prerequisiti per il pieno esercizio di tutti gli altri diritti; e la giustizia sociale è imprescindibile, in quanto attributo della democrazia. Nell’ottica delle Nazioni Unite, la solidarietà è una forma di riconoscimento morale degli altri agenti nella loro condizione di membri dell’umanità, quasi una disposizione protoetica, intuitivamente comprensibile. Di conseguenza, i vincoli intercorrenti che riguardano svariati aspetti della vita possono essere imposti anche in assenza di consenso unanime. Solo in questa accezione, invero, la solidarietà può giustificare doveri positivi e convergere in maniera significativa con i contenuti della giustizia globale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lideale-cosmopolitico-della-solidarieta/">L’ideale cosmopolitico della solidarietà</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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