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	<title>ambiente Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>ambiente Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Stato e mercato nel futuro assetto energetico globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Sep 2022 11:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi energetica di questi mesi potrebbe essere la peggiore dell’ultimo mezzo secolo. Sebbene la catena del <em>supply</em> sia più vasta, diversificata e affidabile, e l’economia mondiale non abbia il dispendio intenso del passato (oggi si fa uso di minore energia per unità di prodotto interno lordo), la congiuntura sorpassa la questione del petrolio, e trascina con sé inflazione, recessione, chiusura di imprese, e razionamenti. Il sistema era sotto <em>stress </em>ormai da tempo. In Europa, e altre regioni, i dilemmi sono incrementati, dovuto al fatto che dopo anni di introiti in calo, gli investimenti in greggio e gas si sono contenuti, con il risultato di limitazioni negli approvvigionamenti. In aggiunta, una porzione dell’elettricità proviene da fonti discontinue, come la solare e l’eolica. Le problematiche indotte dalla pandemia Covid-19 hanno imposto ulteriori pressioni su volumi e importi e, nel 2021, e all’inizio del 2022, i governi hanno iniziato a sovvenzionare le bollette delle famiglie.</p>
<p>Le sanzioni al Cremlino, combinate con la riluttanza dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec, per la sigla in inglese) a compensare la perdita di forniture dalla Russia, hanno dilatato le tariffe. Il circuito creditizio si è contratto, e con una ridotta liquidità per la compravendita, sia la domanda sia l’offerta hanno subito duri colpi, e il <em>business</em> dell’energia è diventato volatile. A fine maggio, il barile era già a 100 dollari, e il gas statunitense aveva toccato l’apice dal 2008, raddoppiando il valore. L’incidenza sul paniere dei consumatori europei, per via dei trasporti, sarebbe più acuta se non fosse per due elementi: i lunghi e reiterati <em>lockdown</em> in Cina che stanno detenendo i flussi; e il provvedimento, in controtendenza storica, degli Stati Uniti, di aprire il rubinetto delle riserve strategiche, immettendo quantità senza precedenti. Si tratta, però, di circostanze provvisorie. Quando la Cina avrà arginato le recenti ondate di contagio, il suo fabbisogno si innalzerà, lievitando i costi.</p>
<p>Per di più, le sanzioni fanno registrare effetti secondari sull’ambiente e i poveri della terra. Il vecchio continente incetta le quote fruibili, in virtù della sua capacità di assorbimento e solvenza. Il comportamento accaparratore pone a repentaglio l’industria e l’agricoltura &#8211; i fertilizzanti vengono fabbricati con il gas naturale &#8211; di nazioni a basso reddito <em>pro capita</em>, soprattutto in Asia. Le costringe, oltre al resto, a fare ricorso al sostituto meno caro, malgrado contaminante, del carbone, per coprire le necessità vitali dell’apparato produttivo e della popolazione. Tuttavia, l’estensione della richiesta muove questo bene verso l’alto, mettendo in seria difficoltà stati, come l’India e il Pakistan, nel mezzo di eccezionali cambi climatici.</p>
<p>La crisi degli anni settanta invita a una comparazione e la possibilità di qualche lezione appresa. Se nell’attualità, il disegno unipolare di Washington incalza nella direzione dell’isolamento e la soppressione degli antagonisti dei propri interessi particolari, anche in quel frangente, controversie politiche dettarono la sospensione delle esportazioni, di sei membri dell’Opec, agli Stati Uniti e alcuni alleati, che avevano appoggiato la guerra del Yom Kippur, sferrata da Israele, contro Egitto e Giordania. In entrambi i casi, i governi hanno manipolato rapporti e operazioni mercantili sulla base di piani di ordine geostrategico e vigilanza di aree di influenza. Per arginare l’<em>embargo</em>, nel novembre del 1973, Richard Nixon creò un programma federale, incaricato di calmierare i prezzi e disciplinare l’erogazione di propano, olio combustibile, miscele per l’aviazione, diesel e distinti carburanti, con l’esito di un fiasco e il panico generale. Il persistente intervento dello stato, che ne seguì, finì per esacerbare la situazione, provocando stalli e ripetuti crolli.</p>
<p>Jimmy Carter liberalizzò il costo del carburante, processo accelerato da Ronald Reagan. Le amministrazioni dei decenni posteriori fuoriuscirono dalla gerenza dell’economia energetica, conservando un peso determinante in esplorazioni e concessioni, anzitutto nel Golfo del Messico e in Alaska, e la definizione di <em>standard</em>. L’applicazione di sanzioni, in opposizione a produttori concorrenti, è stata la grande, drastica, eccezione al paradigma. Nella globalità interconnessa, tale approccio ripercuote sul mantenimento del potere competitivo, essenziale per il buon andamento degli scambi, e la loro indipendenza, che ricade in migliori condizioni per i compratori. Al contempo, causa disparità tra paesi in stadi diversi della traiettoria di crescita, e derivato potere d’acquisto, ed espande la breccia della povertà.</p>
<p>Questi eventi possono dare indicazioni rispetto all’equilibrio da ricercarsi fra il lavoro del governo e l’autonomia del mercato. La fiducia nell’abilità di quest’ultimo ha apportato enormi vantaggi negli scorsi quarant’anni, con l’ampliamento dell’efficienza economica, che ha reso l’energia meno gravosa e più disponibile, permettendone l’impiego dove è improrogabile, perché vincolato alla sopravvivenza. Nonostante ciò, si sono rilevate alcune falle, che possono essere rimosse soltanto con l’esercizio delle funzioni pubbliche: l’insufficienza di porti o terminali, per attingere con celerità da ubicazioni addizionali, quando avvengano interruzioni di qualsivoglia indole, su un dato segmento; l’inesistenza di scorte adeguate, in gestione degli stati, molti dei quali in Europa; la carenza di installazioni e servizi confacenti per arrivare, in un lasso accettabile, a zero emissioni nette di Co2; la mancanza di incentivi, affinché le imprese private si uniscano alla sfida; e l’incipiente sensibilizzazione sociale sull’utilizzo responsabile.</p>
<p>I contesti integrati assicurano eterogeneità nelle opzioni geografiche e tecnologiche, ma ostruzioni e blocchi, che siano di origine naturale o politica, non sono né prevedibili né calcolabili, per tutelare il ritorno di oneri finanziari per infrastrutture, nel corto e medio termine. Neppure ci si può attendere che le compagnie si consegnino a una rivoluzione del settore che, nell’imminente futuro, le renderà obsolete, o le forzerà a complesse riqualificazioni, senza salvaguardie riguardo al capitale o, ancora, che abbraccino la causa, senza garanzie che si raggiungano gli obiettivi in un periodo predisposto. Il ruolo dello stato diviene, quindi, fondamentale per sostenere la sicurezza energetica, veicolare il passaggio all’energia pulita, e mitigare le minacce del clima, in consonanza con portatori di valori e prospettive differenti, e facendosi carico delle incombenze opportune.</p>
<p>Sono, infatti, indispensabili, per soddisfare le esigenze correnti, sia stabilimenti tradizionali, benché a ristretta impronta ecologica, sia di transizione, con misure di difesa degli azionisti; così come la riconversione di piante a idrocarburi, o la costruzione di idonee per il nuovo assetto energetico, basato su cattura del carbonio, biocombustibili o, per esempio, idrogeno e ammoniaca. Nella presente, e le prossime fasi, è nodale la pronta identificazione di componenti dell’industria del petrolio e il gas con potenzialità per un rapido adattamento, e di progetti versatili sul fronte della produzione e la distribuzione. Gli stati dovranno, inoltre, adoperarsi per regolamentare l’estrazione di minerali imprescindibili per la trasformazione energetica – litio, nichel e cobalto – che potrebbero trovarsi presto in scarsità e presentano criticità ambientali.</p>
<p>La tematica comporta un’altra prova per gli equilibri transnazionali: quella di procurare mezzi finanziari, a rischio controllato, per generare o trasferire energia, a circoscritte emissioni di carbonio, nei paesi in via di sviluppo, che hanno moltiplicato i consumi. Secondo l’agenzia intergovernativa dell’energia, almeno il 70 per cento degli investimenti dovrà essere realizzato in realtà emergenti, con il fine di non varcare la soglia pregiudizievole di riscaldamento atmosferico, entro il 2050. Non è un mistero il dato che il fardello grava in modo sproporzionato sulle spalle di quegli attori che hanno inciso in grado inferiore sull’inquinamento. Con +2 gradi centigradi di temperatura, 420 milioni di persone in più saranno costrette a vivere con ondate di caldo estremo e fino a 80 milioni di individui in più patiranno la fame. Le aree di massimo impatto saranno l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale e sudorientale. In tale forma, si preverrebbero gli azzardi scaturenti dalla rivalità con i paesi ricchi sull’accesso alle risorse, che finiscono per ripercuotere nelle aree della lotta alla criminalità organizzata e il terrorismo, la gestione di disastri e pandemie, e la risoluzione di conflitti di vario genere.</p>
<p>Se, come sembra, si irrobustiranno dinamiche di protezione nazionalistica, e trinceramento in blocchi tattici, si aprirà un’era di frammentazione, contraria all’orientamento che, dal 1973, ha favorito l’interdipendenza globale. Come se non bastasse, si ipotizza un picco di dispute territoriali, intorno a ricognizioni geologiche e sfruttamento di bacini idrici, fra le quali campeggia lo scontro per l’Artico, in cui sono coinvolti Stati Uniti e Russia. La politicizzazione di questa piazza, con la riduzione della facoltà di allocare le materie prime, dove sia utile o conveniente, altera i flussi di <em>import-export</em>. Non solo le imposizioni dirette, ma persino la diplomazia, si stanno frapponendo a decisioni che appartengono alle relazioni economiche, minando il credito del libero mercato e aprendo strada a una reazione a catena di ritorsioni.</p>
<p>Il duplice imperativo della sicurezza energetica e dell’azione sul clima va abbordato, in maniera olistica, con una postura bilanciata di stato e mercato. Mentre le deficienze del commercio possono essere colmate da politiche e stanziamenti pubblici, un mercato si mantiene sano, grazie a uno stato non ideologico, espressione di larghe coalizioni. Gli spasmi da guerra fredda, che continuano a essere il principale motore e interpretazione del mondo, invece, spingono nel senso di una disgregazione, disseminata da incognite e pericoli, nel momento in cui il pianeta potrebbe avvicinarsi a un punto di non ritorno.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/stato-e-mercato-nel-futuro-assetto-energetico-globale/">Stato e mercato nel futuro assetto energetico globale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Un pensiero per Walter Mazzitti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 16:29:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi se n&#8217;è andato un nostro amico, un amico del Presidente Giuseppe Benedetto, un amico della Fondazione Luigi Einaudi. Per me, suo conterraneo, che non ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente ma ho avuto quello di leggerlo, anche qui con i suoi contributi ad Einaudiblog, come altrove, riconoscendo la sua grande conoscenza e competenza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi se n&#8217;è andato <strong>un nostro amico</strong>, un amico del Presidente <strong>Giuseppe Benedetto</strong>, un amico della <strong>Fondazione Luigi Einaudi</strong>. Per me, suo conterraneo, che non ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente ma ho avuto quello di leggerlo, anche qui con i suoi contributi ad <strong>Einaudiblog</strong>, come altrove, riconoscendo la sua grande conoscenza e competenza del diritto dell&#8217;ambiente e non solo.<span id="more-2231"></span></p>
<p>Ha servito fino all&#8217;ultimo le istituzioni pubbliche, giacché dal 2008 era Consigliere giuridico per i settori acqua, energia e ambiente presso il Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri.<br />
Di non minore importanza l&#8217;attività politica all&#8217;interno della regione Abruzzo e della città di <strong>Teramo</strong>, intrecciatasi con quella di un altro conterraneo, Marco Pannella.<br />
In questo blog lasceremo a disposizione il suo <a href="https://www.einaudiblog.it/venezia/">ultimo contributo</a>, dedicato alla costruzione del Mose nella laguna di Venezia, con il quale ci aveva portato a riflettere di quanto fosse importante la tutela dell&#8217;ambiente, senza perciò cadere nell&#8217;ambientalismo ideologico, potenzialmente più dannoso di quanto lo possa essere una politica meno attenta ai temi ambientali.<br />
<strong>La Fondazione Luigi Einaudi Onlus non dimenticherà mai l&#8217;amico Walter Mazzitti.</strong></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Jacopo D&#039;Andreamatteo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/jacopo-dandreamatteo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/jacopo-d-andreamatteo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Jacopo D&#039;Andreamatteo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Curatore Einaudiblog.it &#8211; Responsabile Social Media della Fondazione Luigi Einaudi</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.jacopodandreamatteo.it" target="_self" >www.jacopodandreamatteo.it</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/jdandreamatteo" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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		<title>La tutela dell&#8217;ambiente. Una scelta poco tecnica e molto politica.</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-tutela-dellambiente-una-scelta-poco-tecnica-e-molto-politica/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-tutela-dellambiente-una-scelta-poco-tecnica-e-molto-politica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Tringali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2019 14:57:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si sente parlare delle autorizzazioni necessarie all’esercizio di impianti industriali che hanno un impatto sull’ambiente, siano esse Autorizzazioni Integrate Ambientali o le più semplici Autorizzazioni Uniche Ambientali, spesso si tende a considerare una sorta di subordinazione delle scelte amministrative rispetto a quelle squisitamente tecniche. Se i tecnici hanno espresso parere positivo, la successiva autorizzazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si sente parlare delle autorizzazioni necessarie all’esercizio di impianti industriali che hanno un impatto sull’ambiente, siano esse Autorizzazioni Integrate Ambientali o le più semplici Autorizzazioni Uniche Ambientali, spesso si tende a considerare una sorta di subordinazione delle scelte amministrative rispetto a quelle squisitamente tecniche.</p>
<p>Se i tecnici hanno espresso parere positivo, la successiva autorizzazione ambientale diventerebbe un atto dovuto. Non è così.</p>
<p>La giurisprudenza ha chiarito in varie sentenze, non ultima quella del TAR Campania (NA) Sez. VII n. 3669 del 4 luglio 2019, che nel procedimento autorizzativo la pubblica amministrazione, a valle delle molteplici conferenze dei servizi, compie l’ultimo passaggio: il rilascio dell’autorizzazione tiene conto certamente dell’istruttoria di tipo tecnico, ma non ne prende soltanto atto.</p>
<p><span id="more-1895"></span></p>
<p>Ogni giudizio di compatibilità ambientale, anche se fondato su presupposti tecnici, si basa comunque su un’ampia discrezionalità di valutazione da parte della pubblica amministrazione, che deve valutarne l’affinità e la congruità con gli interessi pubblici, individuati dalla politica, rispetto all’interesse del singolo, che riguarda invece la realizzabilità dell’opera.</p>
<p>Questa discrezionalità difficilmente può essere messa in discussione da un giudice, a meno che non presenti elementi di manifesta illogicità o derivi dall’alterazione dei fatti (TAR Piemonte Sez. II n. 604 del 16 maggio 2018).</p>
<p>La Politica, quindi, come elemento sostanziale della filiera a cui la pubblica amministrazione fa riferimento, ha un ruolo essenziale nel modello di sviluppo del territorio: definire, cosa non si deve fare, non cosa va fatto, stabilendo piuttosto le condizioni al contorno, la cornice giuridica e amministrativa entro cui lasciare spazio a chi vuole creare impresa per produrre ricchezza.</p>
<p>Serve il coraggio, davvero rivoluzionario, di delimitare il perimetro di gioco senza pretendere di conoscere il risultato della partita prima che venga giocata.</p>
<p>Per favorire la crescita economica, che è un’eccellente alleata nella salvaguardia dell’ambiente, occorrono poche regole chiare, semplici e facilmente verificabili, che consentano la più elevata tutela dell’ecosistema e della salute degli individui, una fiscalità minima e la riduzione drastica degli adempimenti burocratici.</p>
<p>Questa scelta liberale ha consentito anche a Paesi poveri di risorse naturali, come la Svizzera o l’Irlanda, fino a qualche anno fa uno dei Paesi europei più arretrati, o ad altri che ne hanno a disposizione come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia o la Nuova Zelanda, di essere nei primi posti dell’Indice di Libertà economica e di essere allo stesso tempo in posizioni di vertice per quanto riguarda il reddito pro capite dei loro abitanti.</p>
<p>Si è dimostrato storicamente inefficace il ruolo dello Stato come decisore così invasivo da pianificare l’economia e stabilire su quale settore puntare per lo sviluppo di un territorio. Nessuno, men che meno la burocrazia, conosce le infinite variabili che sono coinvolte nelle infinite tipologie di attività industriali.</p>
<p>La Politica, soprattutto in ambito locale, deve però stabilire una cosa, semplice e doverosa. Una <em>conventio ad excludendum</em>: tutto ciò che ha compromesso un territorio in anni in cui vi era una ridotta sensibilità ambientale e una normativa carente non può far parte di una prospettiva di progresso che non può che essere ecosostenibile.</p>
<p>L’intervento pubblico deve essere quello del <em>guardiano notturno,</em> garantendo all’iniziativa privata le condizioni necessarie per la maggiore tutela dei beni ambientali. La salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale rappresentano una grande opportunità di sviluppo economico, in cui lo Stato ha il compito di controllare che si operi nel rispetto della legge, senza creare società partecipate o altre forme di ingerenza nella gestione operativa, che causano spesso inefficienze e aumento di costi a carico dei cittadini.</p>
<p>La presenza contemporanea nel territorio di tipologie differenti di imprese manifatturiere, agro-alimentari, turistico-alberghiere e industriali in generale, con il comune denominatore della salvaguardia della salute e dell’ambiente, diventa il modo più valido e storicamente efficace di affrontare, in un contesto territoriale diversificato, le fasi di minore sviluppo che possono riguardare i differenti settori economici.</p>
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