<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>enea franza Archivi - Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/tag/enea-franza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/enea-franza/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 Feb 2026 22:26:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>enea franza Archivi - Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/enea-franza/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La borsa finanzia l&#8217;economia?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-borsa-finanzia-leconomia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 22:26:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[adm smith]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3828</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il FTSE MIB ha chiuso il 2025 con un rialzo di circa +31,5%, una delle migliori performance in Europa per l’anno, attestandosi su livelli prossimi ai massimi dal 2001. Ampliando l’analisi agli ultimi 10 anni abbiamo una media (naturalmente geometrica) di una crescita del FTSE MIB di circa +7,5/8% all’anno. Nonostante questo, tuttavia, non mancano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-borsa-finanzia-leconomia/">La borsa finanzia l&#8217;economia?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il FTSE MIB ha chiuso il 2025 con un rialzo di circa +31,5%, una delle migliori performance in Europa per l’anno, attestandosi su livelli prossimi ai massimi dal 2001. Ampliando l’analisi agli ultimi 10 anni abbiamo una media (naturalmente geometrica) di una crescita del FTSE MIB di circa +7,5/8% all’anno. Nonostante questo, tuttavia, non mancano voci che sostengono come il mercato azionario sia prevalentemente un luogo di speculazione, più che un vero motore per l’economia reale. L’idea secondo cui l’investimento in borsa costituirebbe un gioco a somma zero, nel quale il guadagno di un soggetto implicherebbe necessariamente la perdita di un altro, è una semplificazione concettuale che nasce dall’estensione indebita di una categoria analitica valida per sistemi chiusi a un ambito che, per sua natura, è aperto, dinamico e storicamente determinato. Il concetto di somma zero, infatti, formalizzato nella teoria dei giochi da John von Neumann e Oskar Morgenstern, presuppone un insieme di risorse invarianti e una struttura tale per cui le strategie degli agenti non possono modificare la quantità complessiva di valore disponibile, ma solo la sua distribuzione.</p>
<p>Ora, applicare questo schema alla borsa significa implicitamente assumere che il mercato finanziario operi in assenza di produzione, innovazione e accumulazione di capitale reale, riducendolo a un mero spazio di scambio simbolico, simile a un tavolo da gioco. Classico è l’esempio del telefono: quattro persone possiedono inizialmente 3.000 euro complessivi e un telefono, il telefono viene venduto, rivenduto e infine si rompe, e alla fine la somma di denaro totale torna esattamente a 3.000 euro. Nessuna nuova ricchezza è stata creata, il telefono non ha prodotto nulla, non ha generato reddito, non ha aumentato il benessere economico complessivo del sistema, ma è stato solo scambiato e poi distrutto.</p>
<p>Tuttavia, questa assunzione è ontologicamente falsa, poiché il mercato azionario non è un sistema autoreferenziale ma un dispositivo istituzionale che connette il risparmio privato con l’attività produttiva, trasformando aspettative, capitale e rischio in processi economici concreti. Di conseguenza, alche l’esempio del telefonino fatto è fuorviante.</p>
<p>La confusione nasce dal fatto che l’osservatore tende a identificare il mercato con il prezzo e il prezzo con lo scambio, ignorando che, in un’economia capitalistica, il prezzo di un’azione non è un semplice segnale di scarsità ma una capitalizzazione di flussi di reddito futuri attesi, i quali dipendono dalla capacità dell’impresa di creare valore nel tempo. In questo senso, la borsa non redistribuisce semplicemente ricchezza esistente, ma anticipa e incorpora valutazioni sulla produzione futura, rendendo possibile l’espansione del sistema economico oltre i limiti della dotazione iniziale.</p>
<p>Già Adam Smith aveva chiarito che la ricchezza di una nazione non consiste nella quantità di moneta in circolazione, ma nella capacità produttiva del lavoro organizzato, e questa intuizione rende incompatibile una visione a somma zero dell’economia di mercato, poiché la produttività è per definizione una variabile espansiva. David Ricardo, pur analizzando i conflitti distributivi tra salari, profitti e rendite, non ha mai sostenuto che l’accumulazione capitalistica fosse un gioco a somma zero, ma piuttosto che la crescita potesse modificare i rapporti relativi tra le classi senza annullare l’aumento della ricchezza complessiva. Con Marx la questione si fa ancora più esplicita: la teoria del valore-lavoro e dell’estrazione del plusvalore presuppone l’esistenza di un surplus, cioè di una quantità di valore che eccede la riproduzione semplice del sistema, e anche nella sua critica radicale al capitalismo non compare mai l’idea che il processo di accumulazione sia a somma zero, bensì che il conflitto riguardi la distribuzione del surplus creato. Nel Novecento, Schumpeter ha definitivamente spezzato ogni residuo legame tra capitalismo e somma zero introducendo il concetto di distruzione creatrice, secondo cui lo sviluppo economico non è un processo di equilibrio ma di discontinuità, nel quale nuove combinazioni produttive generano valore che prima non esisteva, rendendo obsoleti asset, imprese e interi settori.</p>
<p>In questo quadro, la borsa svolge una funzione essenziale di selezione e riallocazione del capitale, premiando le imprese capaci di innovare e penalizzando quelle incapaci di adattarsi, ma questa dinamica non equivale a una redistribuzione meccanica di una torta fissa, bensì a una trasformazione strutturale della torta stessa. L’apparenza di somma zero emerge solo se si isola arbitrariamente il momento dello scambio dal processo temporale più ampio entro cui esso si colloca, adottando una prospettiva statica anziché dinamica.</p>
<p>Keynes, pur denunciando i rischi di una finanza dominata dalla speculazione e dal comportamento mimetico, distingueva nettamente tra l’investimento come atto di previsione razionale sul rendimento futuro del capitale e la speculazione come tentativo di anticipare le opinioni altrui; solo quest’ultima, nella sua forma estrema, può assumere tratti assimilabili a un gioco a somma zero, e persino in quel caso il sistema complessivo resta inserito in un contesto produttivo che ne trascende la logica. L’errore più comune consiste nel confondere il livello microeconomico delle transazioni individuali con il livello macroeconomico della creazione di valore, come se l’insieme delle operazioni di mercato fosse semplicemente la somma aritmetica degli scambi, anziché il risultato emergente di un processo complesso di accumulazione, innovazione e crescita. Dal punto di vista macroeconomico, la borsa non è un’arena di vincitori e vinti, ma un meccanismo di coordinamento intertemporale che consente di trasformare il risparmio presente in produzione futura, ampliando il vincolo delle risorse disponibili.</p>
<p>Anche la finanza moderna, da Modigliani e Miller fino alla teoria dell’efficienza dei mercati di Fama, pur con impostazioni differenti, riconosce che il valore di un’impresa è legato alla sua capacità di generare flussi di cassa nel tempo e non a un gioco redistributivo tra investitori.</p>
<p>Per altro, a ben vedere, se la borsa fosse realmente un gioco a somma zero, la crescita di lungo periodo degli indici azionari sarebbe logicamente impossibile, poiché ogni aumento permanente dei valori di mercato richiederebbe una perdita equivalente e sistematica da parte di altri soggetti, il che contraddice l’evidenza storica di un’espansione sostenuta della ricchezza reale nelle economie capitalistiche. Tale fatto è logicamente incompatibile con un sistema a somma zero, in cui l’indice potrebbe solo oscillare ma non avere un trend crescente. La crescita storica degli indici dimostra quindi che il mercato azionario riflette creazione di valore reale, non un semplice gioco redistributivo.</p>
<p>In definitiva, la rappresentazione della borsa come gioco a somma zero non è solo economicamente errata, ma concettualmente impoverente, perché riduce un fenomeno storico e istituzionale complesso a una metafora ludica inadatta a coglierne la natura. La borsa non è il luogo in cui la ricchezza viene semplicemente scambiata, ma uno spazio in cui la ricchezza viene anticipata, valutata, allocata e, nel tempo, creata, e proprio questa dimensione temporale e produttiva rende radicalmente incompatibile il mercato azionario con la logica della somma zero.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-borsa-finanzia-leconomia/">La borsa finanzia l&#8217;economia?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’esperimento di Javier Milei ad un bivio. Un futuro pieno di incognite</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lesperimento-di-javier-milei-ad-un-bivio-un-futuro-pieno-di-incognite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 04:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[javier milei]]></category>
		<category><![CDATA[prestiti economici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3732</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’esperimento di Javier Milei, il presidente ultraliberista dell’Argentina eletto alla fine del 2023, sta affrontando la sua prima vera crisi, che non è solo economica ma anche politica e istituzionale. Le promesse iniziali di “shock terapeutico” per risanare un’economia storicamente instabile si stanno scontrando con la realtà di una società che si è ritrovata impoverita, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lesperimento-di-javier-milei-ad-un-bivio-un-futuro-pieno-di-incognite/">L’esperimento di Javier Milei ad un bivio. Un futuro pieno di incognite</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’esperimento di Javier Milei, il presidente ultraliberista dell’Argentina eletto alla fine del 2023, sta affrontando la sua prima vera crisi, che non è solo economica ma anche politica e istituzionale. Le promesse iniziali di “shock terapeutico” per risanare un’economia storicamente instabile si stanno scontrando con la realtà di una società che si è ritrovata impoverita, di un sistema politico frammentato e soprattutto con i mercati che iniziano a dubitare seriamente della sostenibilità del progetto.</p>
<p>Dopo quasi due anni di governo, e un’iniziale luna di miele con gli investitori internazionali, il clima sembra cambiare. La situazione si è aggravata notevolmente dopo la sconfitta elettorale subita dal partito di Milei nelle elezioni provinciali nella Provincia di Buenos Aires, dove il candidato del peronismo ha vinto con ampio margine (47,3% contro circa il 33% di La Libertad Avanza). Questa provincia rappresenta quasi il 40% dell’elettorato nazionale ed è considerata un termometro della politica argentina: una perdita in questa regione viene letta come una bocciatura della linea economica del governo da parte della popolazione.</p>
<p>La reazione dei mercati è stata immediata: il peso ha perso oltre il 5% in un solo giorno, l’indice Merval, l&#8217;indice principale della borsa argentina, ha subito un crollo superiore al 13% e i titoli di stato denominati in dollari hanno registrato perdite significative, con i rendimenti in forte aumento. Gli investitori hanno iniziato a disinvestire in massa dai titoli argentini, mentre la domanda di dollari è aumentata drasticamente, costringendo la Banca centrale argentina (BCRA) a intervenire. Solo nella giornata del 19 settembre, l’istituto ha bruciato svariati milioni di dollari (si ritiene circa 379, ma alcuni si spingono fino ad oltre 600) delle sue riserve per difendere il peso: si tratta del livello più alto di intervento in un solo giorno dal 2019. Le riserve lorde si aggirano intorno ai 39 miliardi di dollari, ma le riserve nette — cioè, quelle effettivamente disponibili per sostenere la valuta — sono molto più basse: secondo diversi analisti, attualmente sarebbero addirittura in territorio negativo. L’Argentina si troverebbe quindi a corto di munizioni per difendere la propria moneta.</p>
<p>Questa emergenza ha spinto il governo a rivolgersi agli Stati Uniti per un sostegno straordinario. Secondo fonti autorevoli tra cui <em>Reuters</em>, <em>Financial Times</em> e <em>Bloomberg</em>, il Tesoro americano starebbe negoziando con l’Argentina un pacchetto di assistenza finanziaria da circa 20 miliardi di dollari, utilizzando lo strumento dell’Exchange Stabilization Fund. Questo fondo, gestito dal Tesoro USA, serve per interventi straordinari di stabilizzazione valutaria e potrebbe essere usato per fornire liquidità diretta al BCRA, acquistare titoli argentini denominati in dollari e fornire una linea di swap temporanea in dollari per aiutare il paese a gestire l’attuale crisi di liquidità. Tuttavia, si tratta di una misura temporanea e altamente condizionata: Washington, infatti, pone requisiti stringenti in termini di trasparenza, coerenza del programma macroeconomico e continuità delle riforme.</p>
<p>Il pacchetto USA si andrebbe ad aggiungere al già esistente programma con il Fondo Monetario Internazionale, che prevede un totale di 20 miliardi di dollari fino al 2026. Il FMI ha da poco rivisto al ribasso gli obiettivi di riserve nette richiesti all’Argentina, ammettendo implicitamente che il paese non è in grado di rispettare i parametri originari. Anche questo rappresenta un segnale preoccupante per gli investitori. La Banca Mondiale, la Banca Interamericana di Sviluppo e la CAF (Corporación Andina de Fomento) stanno anch’esse valutando prestiti e linee di credito straordinarie, ma i tempi sono lunghi e la pressione dei mercati è immediata.</p>
<p>Per cercare di ottenere afflussi rapidi di valuta estera, il governo ha anche temporaneamente sospeso le tasse sulle esportazioni di prodotti agricoli strategici, come grano, soia e carne bovina, nella speranza di ottenere circa sette miliardi di dollari in entrate fresche da parte degli esportatori. Tuttavia, la misura ha avuto effetti limitati, è durata pochi giorni e c’è chi sostiene che sta mettendo in dubbio il consenso nel settore rurale, che potrebbe sentirsi tradito quando per l’annuncio della reintroduzione dei dazi.</p>
<p>Politicamente, la sconfitta elettorale nella Provincia di Buenos Aires è un colpo durissimo: Milei non dispone di una maggioranza solida al Congresso e fatica a ottenere il sostegno dei governatori provinciali, molti dei quali sono contrari al suo piano di smantellamento dello stato e dei sussidi. I principali pacchetti legislativi, come quello sulla riforma del lavoro, la deregolamentazione del mercato interno e la liberalizzazione del sistema sanitario e scolastico, sono bloccati o fortemente ridimensionati. Inoltre, crescono le proteste sociali: i tagli alla spesa pubblica hanno colpito trasporti, energia, pensioni, università e sanità.</p>
<p>L’inflazione, pur in leggera discesa rispetto ai picchi del 2023, resta superiore al 120% su base annua e i salari reali continuano a perdere potere d’acquisto. La disoccupazione è in aumento e una percentuale ancora molto consistente della popolazione continua a vivere sotto la soglia di povertà. Milei sostene che il suo piano economico sta funzionando e che è necessario “resistere ancora pochi mesi” per vedere i risultati strutturali. Ma molti economisti avvertono che, senza un’iniezione rapida di fiducia e liquidità, l’intero impianto può crollare. La possibilità di un default tecnico non è esclusa: il debito estero argentino, già ristrutturato più volte negli ultimi vent’anni, oggi è considerato ad alto rischio e i rendimenti dei bond a 10 anni mantengono rendimenti a due cifre segnale che i mercati stanno  temendo un eventuale fallimento.</p>
<p>A peggiorare le cose, si aggiunge una crescente polarizzazione politica: mentre una parte della popolazione sostiene Milei come unico leader in grado di rompere con il passato fallimentare del peronismo, un’altra parte lo accusa di affamare il popolo e svendere il paese agli interessi stranieri. La tenuta sociale è fragile, e le tensioni potrebbero esplodere già questo autunno, quando entreranno in vigore nuovi aumenti delle tariffe energetiche e si concluderà la moratoria sui mutui indicizzati.</p>
<p>L’esperimento “Milei” sembra essere dunque ad un bivio critico: senza l’immediato sostegno degli Stati Uniti e degli organismi internazionali, l’Argentina rischia una crisi valutaria e finanziaria simile a quella del 2001. Le riserve sono insufficienti, la fiducia degli investitori è ai minimi, le tensioni politiche crescono e la popolazione è stremata da anni di recessione e inflazione. L’unica ancora di salvezza potrebbe essere una linea di credito esterna rapida e robusta, ma gli analisti concordano che anche questa, da sola, non sarà sufficiente se il paese non riuscirà a stabilizzare il quadro politico e ristabilire un minimo di consenso sociale. Milei, nel suo discorso più recente, ha affermato che “chi abbandona adesso l’aggiustamento è un codardo”, ma il rischio concreto è che, prima ancora di completare il suo piano, sia costretto ad un compromesso o, peggio, a un passo indietro.</p>
<p>Il futuro dell’Argentina resta dunque incerto, sospeso tra una terapia d’urto che sembra lenta a dare i risultati sperati e una società sempre più inquieta e sottoposta alle pressioni dell’opposizione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lesperimento-di-javier-milei-ad-un-bivio-un-futuro-pieno-di-incognite/">L’esperimento di Javier Milei ad un bivio. Un futuro pieno di incognite</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Free spech e vecchi media. Un conflitto aperto</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/free-spech-e-vecchi-media-un-conflitto-aperto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2025 21:43:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[free speech]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3724</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell’epoca digitale la libertà di espressione sta assumendo una dimensione più complessa e articolata, caratterizzata da tensioni profonde che investono non solo aspetti etici e giuridici, ma anche rilevanti dinamiche economiche. In questo contesto, sta emergendo una nuova cultura, la c.d. del free speech, intesa come la richiesta di una libertà assoluta e senza compromessi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/free-spech-e-vecchi-media-un-conflitto-aperto/">Free spech e vecchi media. Un conflitto aperto</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’epoca digitale la libertà di espressione sta assumendo una dimensione più complessa e articolata, caratterizzata da tensioni profonde che investono non solo aspetti etici e giuridici, ma anche rilevanti dinamiche economiche.</p>
<p>In questo contesto, sta emergendo una nuova cultura, la c.d. del <em>free speech</em>, intesa come la richiesta di una libertà assoluta e senza compromessi nel parlare, opinare e condividere contenuti, che a nostro modo di vedere si inserisce in un ecosistema mediale dominato da interessi economici divergenti, modelli di business innovativi e algoritmi che orientano e condizionano la visibilità e la diffusione dei messaggi.</p>
<p>Da questo punto di vista la libertà di espressione si configura non soltanto come un diritto civile o politico, ma anche (e più che nel passato) come un asset economico di enorme rilievo, che diviene terreno di scontro tra attori eterogenei coinvolti nella produzione, selezione, distribuzione e consumo di contenuti. In particolare, secondo il nostro modo di vedere, la cultura del <em>free speech</em> è sempre più mobilitata da operatori con finalità economiche e di potere, in un confronto che oppone media tradizionali e nuovi media, ciascuno con i propri interessi e strategie.</p>
<p>Invero, il mutamento radicale dell’ecosistema informativo, grazie alla digitalizzazione e all’affermazione delle piattaforme online, ha abbattuto le barriere di ingresso nella produzione di contenuti, dando la possibilità a chiunque di accedere a strumenti di comunicazione digitale come blog, social network, canali video e podcast, fenomeno ben analizzato da Yochai Benkler in <em>The Wealth of Networks</em>, che evidenzia come la comunicazione si sposti da una produzione industriale a una rete distribuita, sociale e partecipativa. Tuttavia, tale democratizzazione presenta anche una faccia problematica di natura economica: l’abbondanza di produttori moltiplica la competizione per l’attenzione di un pubblico limitato, facendo dell’attenzione stessa la principale merce scambiata nelle piattaforme digitali. Gli algoritmi, infatti, selezionano e amplificano contenuti in base all’engagement, privilegiando spesso post virali, polarizzanti o sensazionalistici, come sottolineato dagli studi sull’economia dell’attenzione, un paradigma secondo cui l’attenzione umana rappresenta una risorsa scarsa e preziosa da monetizzare.</p>
<p>In effetti, a ben vedere, il successo economico delle piattaforme e dei singoli creator dipende dalla capacità di attrarre visibilità attraverso like, condivisioni, commenti e interazioni che, a loro volta, generano ricavi da pubblicità, sponsorizzazioni, donazioni e abbonamenti. Come abbiamo in passato già avuto modo di evidenziare questo modello evidenzia disuguaglianze significative: la monetizzazione rimane concentrata nelle mani di pochi soggetti dotati di grande audience, mentre i produttori marginali affrontano difficoltà economiche e reputazionali che ne limitano la libertà reale di espressione. Parallelamente, i media tradizionali, costituiti da stampa, radio e televisione, affrontano una crisi strutturale dovuta alla perdita di lettori e spettatori, alla frammentazione dell’audience e alla crescente concorrenza dei nuovi media digitali. I loro tradizionali modelli economici, basati su investimenti ingenti, infrastrutture complesse e contenuti prodotti da redazioni professionali, risultano ormai insostenibili di fronte alla disponibilità di contenuti gratuiti e facilmente accessibili online. In tale scenario, i media tradizionali tentano di ristrutturare la propria offerta introducendo modelli ibridi che comprendono paywall, abbonamenti, contenuti esclusivi e iniziative multimediali, con l’obiettivo di preservare la propria credibilità e autorevolezza come fattori distintivi in un mercato altamente competitivo. Inoltre, essi esercitano una forte pressione sul piano regolatorio, denunciando la proliferazione di fake news e la perdita di qualità dell’informazione, e promuovendo norme volte a responsabilizzare gli editori e a contrastare la disinformazione.</p>
<p>In questa dialettica, la cultura del <em>free speech</em> assume una duplice funzione: da un lato rappresenta una strategia retorica che legittima e rafforza la posizione morale di chi si pone come alternativa ai media istituzionali percepiti come censori o parziali, dall’altro diventa un terreno di competizione commerciale, poiché la rivendicazione di una libertà espressiva assoluta attrae segmenti di pubblico diffidente e desideroso di accedere a fonti “non filtrate”. La ricerca condotta da WPP che indica come i contenuti generati dagli utenti sui social media supereranno nel 2025 per ricavi pubblicitari quelli dei media tradizionali è indicativa di uno spostamento decisivo del baricentro economico nell’ambito dell’informazione digitale.</p>
<p>Tuttavia, il modello basato sul <em>free speech</em> come opportunità economica presenta limiti strutturali. La monetizzazione è infatti vincolata a regole imposte dalle piattaforme, che tramite le loro politiche di demonetizzazione, moderazione e gestione algoritmica influenzano in modo determinante i contenuti ammessi e premiati. Inoltre, gli inserzionisti mantengono un ruolo cruciale, poiché essi preferiscono non associare i propri marchi a contenuti estremi, polarizzanti o che potrebbero generare controversie legali e danni reputazionali. Tale condizione determina una selezione indotta che privilegia contenuti ad alto tasso di engagement, spesso provocatori o meno rigorosi dal punto di vista informativo, a discapito di quelli più ponderati e socialmente utili. Questa dinamica alimenta fenomeni di polarizzazione e sensazionalismo, in un circolo vizioso che premia l’emotività e il conflitto rispetto alla qualità del discorso pubblico.</p>
<p>Le piattaforme digitali si configurano così non soltanto come spazi neutri di diffusione, ma come attori economici dotati di poteri regolatori e decisionali, che implementano regole e algoritmi con l’obiettivo di massimizzare il coinvolgimento degli utenti, tutelare i rapporti commerciali con inserzionisti e partner, e minimizzare rischi legali e controversie politiche. L’operato di queste piattaforme genera dunque un vincolo economico e reputazionale alla libertà di espressione, rendendo quest’ultima condizionata e mediata da meccanismi di mercato e regolatori non sempre trasparenti.</p>
<p>La cultura del <em>free speech</em> può inoltre essere interpretata come una strategia economica volta a differenziarsi nel mercato dell’informazione, costruendo un marchio identitario fondato sulla rivendicazione di una libertà di parola “senza filtri”. Tale posizionamento genera un pubblico fedele, asset economico fondamentale per chi produce contenuti, ma comporta anche un incremento delle provocazioni e delle sfide ai limiti, esponendo i creatori a rischi reputazionali, pressioni regolatorie e perdite economiche, come dimostrano fenomeni di demonetizzazione e shadow banning.</p>
<p>Da un punto di vista teorico, questa situazione richiama la teoria del <em>market for loyalties</em> formulata da Monroe Price, che evidenzia come i poteri politici e monopolistici tentino di controllare i media attraverso regolamentazioni e costrizioni indirette, influenzando la fedeltà dell’audience più che la proprietà diretta. Questa interpretazione sottolinea come la libertà di espressione, lungi dall’essere un bene assoluto, sia soggetta a dinamiche di potere economico e politico che ne determinano l’effettiva realizzazione. Inoltre, la selezione dei contenuti all’interno dell’economia digitale, guidata da criteri quantitativi di visibilità e interazioni, si traduce in una contraddizione intrinseca tra la purezza ideale del discorso libero e le logiche di mercato che ne premiano esclusivamente gli elementi più virali e polarizzanti, con evidenti implicazioni per la qualità della democrazia e del dibattito pubblico.</p>
<p>A ciò si aggiunge la questione del potere concentrato nelle mani di poche grandi piattaforme globali, quali Google, Meta, TikTok e YouTube, che detengono il controllo su infrastrutture essenziali, algoritmi proprietari e regole di moderazione, determinando in modo decisivo quali contenuti possano emergere e quali vengano marginalizzati o esclusi. Questa concentrazione accentua i rischi di esclusione delle voci alternative e marginali, limitando ulteriormente la pluralità e la diversità del discorso pubblico. Sul piano regolamentare, la crescente consapevolezza di questi fenomeni ha portato a iniziative normative, in particolare nell’Unione Europea, volte a imporre trasparenza sugli algoritmi, responsabilità delle piattaforme, obblighi di moderazione e misure contro la disinformazione. Tali interventi, va osservato, comportano costi rilevanti per gli operatori e rischiano di produrre un effetto di irrigidimento delle politiche di contenuto, accentuando ulteriormente le limitazioni alla libertà espressiva, specie in ambiti controversi.</p>
<p>In conclusione, si osserva come la libertà di espressione nell’ecosistema informativo digitale sia soggetta a una negoziazione continua e complessa tra diritti fondamentali e interessi economici. Conseguentemente la cultura del <em>free speech </em>è (come quella dei media tradizionali) profondamente intrecciata con dinamiche economiche che ne condizionano la concreta attuazione: visibilità, monetizzazione, regole di piattaforma e normative governative configurano un quadro in cui la libertà di espressione non è mai pura o totale, ma sempre mediata da fattori economici e di potere che ne plasmano le modalità, i limiti e le possibilità.</p>
<p>E’ chiaro spero adesso come il conflitto attuale che contrappone l’Europa regolatrice ad una America trumpiana fortemente aperta, non è un semplice confronto ideologico tra difensori e detrattori della libertà di parola, bensì un complesso gioco di interessi economici e strategici che definiscono quali voci emergano e quali restino marginalizzate nel panorama mediatico contemporaneo.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/free-spech-e-vecchi-media-un-conflitto-aperto/">Free spech e vecchi media. Un conflitto aperto</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dazi e crescita mondiale. Alcune osservazione dal rapporto Ocse</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/dazi-e-crescita-mondiale-alcune-osservazione-dal-rapporto-ocse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 21:58:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3716</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel settembre 2025, l’OCSE ha pubblicato il suo rapporto intermedio sull’economia globale, rivedendo al rialzo le stime di crescita del PIL mondiale per l’anno in corso, portandole al 3,2%. Questo dato risulta particolarmente rilevante alla luce di un contesto globale fortemente segnato da un ritorno a politiche commerciali restrittive, in particolare da parte degli Stati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/dazi-e-crescita-mondiale-alcune-osservazione-dal-rapporto-ocse/">Dazi e crescita mondiale. Alcune osservazione dal rapporto Ocse</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel settembre 2025, l’OCSE ha pubblicato il suo rapporto intermedio sull’economia globale, rivedendo al rialzo le stime di crescita del PIL mondiale per l’anno in corso, portandole al 3,2%. Questo dato risulta particolarmente rilevante alla luce di un contesto globale fortemente segnato da un ritorno a politiche commerciali restrittive, in particolare da parte degli Stati Uniti, che secondo stime OCSE (e del Peterson Institute) hanno innalzato i dazi medi fino a un livello vicino al 19,5%, valore che si avvicina a quello massimo registrato nel 1933, anno della Grande Depressione e dello Smoot-Hawley Tariff Act, anche se a ben vedere, questo dato andrebbe interpretato come una media su beni strategici e non come media generale ponderata su tutte le importazioni, che resta significativamente più bassa.</p>
<p>La crescita globale si verifica quindi in uno scenario in apparenza contraddittorio: mentre il commercio internazionale si contrae e le politiche protezionistiche guadagnano spazio, l’economia mondiale mostra una sorprendente resilienza, trainata in gran parte dalla spinta di alcune economie emergenti come India, Cina e diversi paesi africani.</p>
<p>Questo fenomeno solleva interrogativi importanti: come può l’economia mondiale crescere in presenza di barriere al commercio? Quali fattori strutturali permettono questa tenuta del PIL nonostante il rallentamento degli scambi? E quali sono le implicazioni di lungo periodo di questo cambiamento di rotta?</p>
<p>Per comprendere questo scenario è necessario partire dall’analisi dei dati. Secondo l’OCSE, la crescita globale sarà del 3,2% nel 2025, leggermente inferiore al 3,3% registrato nel 2024 ma comunque superiore alle previsioni precedenti. Per il 2026 è attesa una frenata al 2,9%, segno che gli effetti delle tensioni commerciali potrebbero manifestarsi in modo più evidente con un certo ritardo. Tra le economie avanzate, gli Stati Uniti mostrano un rallentamento significativo, passando da un +2,8% nel 2024 a un +1,8% nel 2025, mentre l’Eurozona e il Giappone si mantengono su tassi di crescita modesti, rispettivamente intorno all’1,2% e allo 0,9%.</p>
<p>Le vere protagoniste della crescita sono le economie emergenti: la Cina è attesa crescere del 4,9% nel 2025, l’India supera abbondantemente il 6%, e alcuni paesi dell’Africa subsahariana si avvicinano al 5% annuo. È evidente quindi che la crescita del PIL mondiale è fortemente sbilanciata verso queste regioni, che beneficiano di dinamiche interne espansive, forti investimenti infrastrutturali e un graduale processo di industrializzazione e digitalizzazione. Tuttavia, ciò che rende questo scenario eccezionale è la coesistenza tra crescita economica e riduzione degli scambi globali.</p>
<p>Il commercio mondiale, infatti, registra una contrazione o, nella migliore delle ipotesi, una stagnazione. Questo avviene in larga misura per via dell’adozione di politiche di rilocalizzazione produttiva: molte imprese, soprattutto nei paesi industrializzati, stanno spostando parte delle loro attività manifatturiere in aree più prossime ai mercati finali, riducendo la dipendenza da lunghe e vulnerabili catene di approvvigionamento internazionali. Questo processo, noto come <em>nearshoring</em>, ha l’effetto di ridurre i flussi commerciali transfrontalieri senza necessariamente deprimere la produzione economica complessiva. Si assiste quindi a una regionalizzazione della produzione, che comporta una minore integrazione globale ma non un calo immediato del PIL. A ciò si aggiunge il ruolo sempre più dominante dei servizi. Oggi circa il 65-70% del PIL mondiale è composto da attività del settore terziario, come finanza, assicurazioni, sanità, istruzione, tecnologia digitale e altri servizi professionali.</p>
<p>Secondo dati OCSE e World Bank aggiornati al 2024, la quota di valore aggiunto dei servizi sull’economia globale ha superato il 68%. Questi settori, a differenza della manifattura, generano valore in modo meno tangibile e meno legato al commercio internazionale tradizionale. La loro espansione riduce l&#8217;impatto delle barriere commerciali sui dati macroeconomici globali. Inoltre, molti servizi sono consumati e prodotti localmente, e non attraversano confini fisici, rendendoli meno sensibili ai dazi. Proprio per questo motivo, l’imposizione di tariffe, anche elevate, può avere un effetto limitato sulla dinamica aggregata del PIL, soprattutto nei paesi ad alto contenuto di servizi.</p>
<p>Un altro elemento da considerare è l’evoluzione delle tecnologie produttive e distributive. L’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale, dell’automazione e delle piattaforme digitali ha trasformato profondamente i modelli economici tradizionali. Le imprese sono oggi in grado di ottimizzare i processi, ridurre la dipendenza da fornitori esteri e accorciare le filiere. Questo aumenta la resilienza e può addirittura stimolare la crescita economica interna, pur a scapito del commercio globale.</p>
<p>Sul piano politico, si assiste a un ritorno dell’intervento pubblico nell’economia. Dopo decenni di globalizzazione e deregulation, la pandemia di Covid-19 ha aperto la strada a un nuovo paradigma, in cui gli Stati tornano a giocare un ruolo attivo attraverso politiche industriali, sussidi mirati, incentivi fiscali e investimenti pubblici. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno varato massicci pacchetti di spesa per promuovere la produzione interna in settori strategici come microchip, energie rinnovabili e batterie. Queste politiche, pur protezionistiche, hanno sostenuto la domanda interna e l’occupazione, limitando l’impatto negativo dei dazi sul PIL nazionale. Tuttavia, queste trasformazioni pongono nuove sfide alla capacità degli economisti di formulare previsioni affidabili.</p>
<p>L’affidabilità dei modelli economici tradizionali è messa in discussione, sia per la crescente complessità dei sistemi economici globali, sia per la mancanza di precedenti storici comparabili. Sebbene sia inesatto affermare che non esistano studi recenti sugli effetti dei dazi (ne sono stati pubblicati numerosi tra il 2018 e il 2023 a seguito della guerra commerciale USA-Cina), è vero che manca una base empirica estesa sull’impatto sistemico e globale di un ritorno generalizzato al protezionismo. Molti studi si concentrano su settori specifici o su impatti di breve periodo. Un altro aspetto sottovalutato è l’impatto differenziato che le politiche tariffarie hanno sui vari settori. Alcuni comparti, come l’industria automobilistica, l’elettronica e l’agroalimentare, sono molto più sensibili ai dazi rispetto ad altri. Di conseguenza, l’impatto macro può sembrare contenuto, ma a livello settoriale si registrano forti shock, con ristrutturazioni aziendali, perdite di competitività e rischi occupazionali. Questi effetti sono spesso “invisibili” nei dati aggregati ma si fanno sentire sul tessuto produttivo e sociale. Inoltre, nella valutazione della crescita non si può trascurare il ruolo dell’inflazione, che è tornata ad aumentare in diverse economie a causa del rialzo dei prezzi dell’energia e delle materie prime, contribuendo a una crescita nominale del PIL che può sovrastimare la performance reale.</p>
<p>Le politiche monetarie restrittive attuate da Fed, BCE e altre banche centrali nel biennio 2023-2025 stanno gradualmente trasmettendo i loro effetti, rallentando investimenti e consumi. Anche il mercato del lavoro va considerato: sebbene il PIL cresca, in alcuni paesi si registra una stagnazione salariale o un aumento della precarietà, che può erodere la qualità della crescita. Infine, è da sottolineare che la crescita osservata non è necessariamente sostenibile dal punto di vista ambientale. La ripresa industriale in paesi emergenti ha comportato un aumento delle emissioni, mentre la transizione energetica globale procede a velocità diverse. In conclusione, il 2025 ci offre un esempio concreto di come l’economia globale stia entrando in una fase nuova e più complessa.</p>
<p>La crescita del PIL non è più necessariamente legata all’espansione del commercio mondiale, e il ritorno del protezionismo, seppur parziale, non ha ancora prodotto effetti negativi su vasta scala. Questo non significa che tali effetti non arriveranno: l’OCSE stessa avverte che l’impatto pieno dello shock tariffario potrebbe manifestarsi con un certo ritardo, soprattutto nel 2026.</p>
<p>Tutto ciò detto, possiamo comunque sostenere che le economie emergenti continuano a trainare la crescita, ma che comunque le incertezze aumentano. La frammentazione commerciale, la regionalizzazione delle catene del valore, l’asimmetria tra settori, la pressione ambientale e la ridefinizione delle politiche industriali impongono una revisione profonda dei modelli interpretativi e previsionali.</p>
<p>In questo nuovo mondo economico, non basta più osservare gli scambi commerciali per capire dove va l’economia globale: occorre leggere in controluce le trasformazioni strutturali, i segnali deboli e i cambiamenti politici che stanno ridefinendo le regole del gioco. E questo fatto probabilmente dovrebbe portare tutti a confidare meno delle proiezioni e prestare più attenzione alle tendenze di fondo, che vede l’economia mondiale muoversi verso una riallocazione dei fattori della produzione e dei capitali in aree regionali sostanzialmente autoprotette.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/dazi-e-crescita-mondiale-alcune-osservazione-dal-rapporto-ocse/">Dazi e crescita mondiale. Alcune osservazione dal rapporto Ocse</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché le borse crescono nonostante due guerre e i dazi: una sommaria dei fattori di resilienza dei mercati finanziari</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/perche-le-borse-crescono-nonostante-due-guerre-e-i-dazi-una-sommaria-dei-fattori-di-resilienza-dei-mercati-finanziari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 14:04:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[mercati finanziari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3711</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel biennio 2024–2025 i principali mercati finanziari internazionali, in particolare quelli statunitensi ed europei, hanno registrato una crescita robusta, spesso controintuitiva rispetto al contesto geopolitico globale segnato da instabilità, due guerre aperte (il conflitto in Ucraina e quello in Medio Oriente) e un ritorno al protezionismo commerciale, soprattutto nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/perche-le-borse-crescono-nonostante-due-guerre-e-i-dazi-una-sommaria-dei-fattori-di-resilienza-dei-mercati-finanziari/">Perché le borse crescono nonostante due guerre e i dazi: una sommaria dei fattori di resilienza dei mercati finanziari</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel biennio 2024–2025 i principali mercati finanziari internazionali, in particolare quelli statunitensi ed europei, hanno registrato una crescita robusta, spesso controintuitiva rispetto al contesto geopolitico globale segnato da instabilità, due guerre aperte (il conflitto in Ucraina e quello in Medio Oriente) e un ritorno al protezionismo commerciale, soprattutto nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina.</p>
<p>Questo fenomeno ha suscitato interrogativi legittimi tra analisti e investitori: perché le borse continuano a salire, nonostante uno scenario macroeconomico sfavorevole?</p>
<p>L’analisi più accreditata individua tre fattori principali che spiegano la resilienza dei mercati: primo, l’effetto di riconfigurazione settoriale indotto dalle guerre e dall’espansione della spesa pubblica, secondo, il ruolo predominante delle aziende tecnologiche ad alta capitalizzazione, terzo, l’orientamento accomodante delle banche centrali e una crescita reale moderata ma stabile. La convinzione secondo cui “ai mercati piace la guerra” non va intesa in senso letterale o moralistico, ma come osservazione empirica di una dinamica: storicamente, le fasi di conflitto tendono a generare iniziali ribassi azionari per effetto dello shock di incertezza, seguiti spesso da recuperi e addirittura accelerazioni degli indici azionari.</p>
<p>Questo fenomeno, noto in letteratura come “war puzzle”, è stato studiato in più cicli storici e si spiega principalmente attraverso l’incremento della spesa pubblica, in particolare nel comparto difesa, infrastrutture e sicurezza energetica. Le guerre, inoltre, creano riallocazioni settoriali: in Europa, ad esempio, il comparto industriale legato alla difesa ha tratto grande beneficio dall’aumento delle commesse pubbliche. Aziende come Rheinmetall in Germania, Leonardo in Italia e Thales in Francia hanno registrato incrementi a doppia cifra nei ricavi e nei prezzi delle azioni tra il 2023 e il 2025. Un impatto simile si è avuto nel settore energetico e delle materie prime, per effetto dell’instabilità nei flussi di approvvigionamento e della conseguente rivalutazione degli asset strategici. Questo tipo di dinamiche ha effetti tangibili sugli indici, che beneficiano della performance positiva di tali settori anche in contesti di crisi geopolitica.</p>
<p>A rafforzare ulteriormente i mercati è intervenuto, dal 2024, il dominio crescente delle aziende tecnologiche, in particolare delle cosiddette “Magnificent Seven” (Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta, Tesla). Questi titoli hanno rappresentato oltre il 30% della capitalizzazione dell’S&amp;P 500 a fine 2024 (Barron’s, giugno 2025), dimostrando una capacità unica di generare crescita degli utili anche in contesti macroeconomici incerti. In particolare, Nvidia ha consolidato la sua posizione di leader nella fornitura di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, spinta dalla crescente adozione dell’IA generativa nei settori industriale, sanitario e militare. Il ruolo delle big tech è stato così centrale che, nel 2024, l’indice S&amp;P 500 “equal-weighted” (in cui ogni titolo ha lo stesso peso) ha sottoperformato rispetto alla versione market-cap-weighted, confermando la concentrazione dei rendimenti su pochi titoli. Questo fenomeno non è limitato agli Stati Uniti: anche in Europa aziende come ASML, STMicroelectronics e Infineon hanno beneficiato della domanda crescente di semiconduttori e delle politiche industriali europee per l’autonomia tecnologica. L’ottimismo dei mercati verso questi settori ha compensato in parte le incertezze derivanti dalle tensioni commerciali e dall’instabilità politica.</p>
<p>Il terzo pilastro della resilienza dei mercati è stato rappresentato dall’evoluzione della politica monetaria e dalla tenuta dell’economia reale. Dopo una fase di politiche restrittive nel 2022–2023 per contrastare l’inflazione post-pandemica e post-energetica, le banche centrali hanno iniziato un ciclo di allentamento monetario, favorito dal rallentamento dell’inflazione. La Banca Centrale Europea ha ridotto il tasso sui depositi al 2,0% nel giugno 2025 (ECB, Economic Bulletin, luglio 2025), e ha lasciato intendere un possibile proseguimento della politica accomodante nel corso del 2026. Anche la Federal Reserve, pur mantenendo un atteggiamento più prudente, ha attenuato il ciclo restrittivo. Questi interventi hanno ridotto il costo del capitale, aumentato la liquidità disponibile e migliorato le condizioni di credito, sostenendo la propensione al rischio da parte degli investitori. Sul fronte macroeconomico, l’area euro ha mostrato una crescita reale dello 0,7% nel 2024 e le stime per il 2025 si attestano allo 0,9%, con una previsione di crescita dell’1,2% per il 2026 secondo le proiezioni della BCE (ECB, giugno 2025). Negli Stati Uniti, la crescita del PIL è stata più robusta, intorno al 2,1% nel 2024, sostenuta da consumi resilienti, forte spesa pubblica e investimenti in infrastrutture digitali (US Bureau of Economic Analysis, luglio 2025). Il rallentamento dell’inflazione, combinato con una crescita moderata e stabile, ha alimentato nei mercati l’aspettativa di un “soft landing”, ovvero un rallentamento dell’economia senza recessione, scenario considerato particolarmente favorevole per gli asset rischiosi come le azioni. Questo equilibrio tra liquidità in aumento, costi del denaro in calo e fondamentali economici non recessivi ha alimentato il ciclo rialzista, nonostante l’ambiente politico e militare complesso.</p>
<p>A questi fattori si aggiunge, a nostro modo di vedere, la crescente concentrazione di liquidità nelle mani di soggetti ad alto patrimonio netto (high-net-worth individuals, fondi sovrani, family office, istituzioni), che dispongono di grandi masse finanziarie da investire. Non pochi studi mostrano come, tradizionalmente, la quota di ricchezza azionaria sia fortemente sbilanciata verso i più ricchi: ad esempio negli Stati Uniti, il 10 % più ricco detiene circa l’84 % della ricchezza azionaria. Questi soggetti sono inoltre maggiormente propensi a spingere verso l’azionario, asset alternativi e private equity, alla ricerca di rendimento in un ambiente di bassi tassi. L’UBS Billionaire Ambitions Report del 2024 rileva che i miliardari hanno sovraperformato i mercati globali — +121 % vs 73 % dell’MSCI AC World — e pianificano di incrementare ulteriormente investimenti in azioni e private equity, immobiliare e infrastrutture. Inoltre, il fenomeno del plutonomy, osservato da analisti Citigroup, descrive economie in cui la crescita è guidata — e consumata — da una ristretta élite patrimoniale. Modelli teorici mostrano come gli investimenti finanziari, l’accumulazione di capitale e l’interesse composto tendano a generare una concentrazione crescente della ricchezza nel tempo. In aggiunta, la ricerca dell’IMF sul “Safe Asset Demand” segnala che la globalizzazione finanziaria ha spinto i prezzi delle azioni verso l’alto, favorendo i capital gains dei possidenti di asset negli Stati Uniti: le famiglie benestanti, con maggiore esposizione azionaria, hanno beneficiato di questi guadagni più di altre. Tutto ciò significa che una parte significativa della liquidità disponibile è controllata da investitori con elevato appetito per il rischio e capacità di allocarla rapidamente nei mercati pubblici e privati. Questo alimenta la domanda e sostiene le valutazioni azionarie, anche quando l’economia reale non è brillante o quando persistono tensioni geopolitiche.</p>
<p>In sintesi, la crescita delle borse nel periodo 2024–2025 può essere attribuita a una convergenza di elementi: la riconfigurazione settoriale favorevole, la leadership delle big tech, il sostegno delle politiche monetarie espansive, e non da ultimo, la concentrazione di liquidità in pochi attori capaci e disposti a investire massicciamente nei mercati. Tutti questi fattori si combinano per generare una dinamica di <em>resilienza selettiva</em>, dove alcuni segmenti dell’economia finanziaria prosperano nonostante l’instabilità esterna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/perche-le-borse-crescono-nonostante-due-guerre-e-i-dazi-una-sommaria-dei-fattori-di-resilienza-dei-mercati-finanziari/">Perché le borse crescono nonostante due guerre e i dazi: una sommaria dei fattori di resilienza dei mercati finanziari</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La direttiva della politica economica cinese e l&#8217;impatto dell&#8217;A.I.</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-direttiva-della-politica-economica-cinese-e-limpatto-della-i/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 16:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3581</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, nel presiedere l’undicesima sessione di studio del gruppo dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC, appositamente costituita per la promozione dello sviluppo di alta qualità, ha impresso la linea direttiva della politica economica cinese per gli anni a venire. L&#8217;espressione “sviluppo di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-direttiva-della-politica-economica-cinese-e-limpatto-della-i/">La direttiva della politica economica cinese e l&#8217;impatto dell&#8217;A.I.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, nel presiedere l’undicesima sessione di studio del gruppo dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC, appositamente costituita per la promozione dello sviluppo di alta qualità, ha impresso la linea direttiva della politica economica cinese per gli anni a venire.</p>
<p>L&#8217;espressione “sviluppo di alta qualità” è sorta in occasione della discussione sulla Agenda 2030 e, come è noto, prende in considerazione le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile – quella economica, sociale ed ecologica – con l’obiettivo di porre fine alla povertà, di lottare contro l&#8217;ineguaglianza e d’affrontare i cambiamenti climatici. Nella logica di Xi, essa è interpretata nella costruzione accelerata di un moderno sistema economico, che promuova l’autonomia tecnico-scientifica, attraverso l’innalzamento del livello generale dell’istruzione, della scienza e della tecnologia. Centrale è la “cura dei talenti”, che sono di fatto il motore di questa “rivoluzione”. Solo questo salto culturale, nella logica del Leader massimo, potrà permettere l’aumento della produttività necessario per affrontare e vincere la sfida globale.</p>
<p>La dichiarazione d’intenti appare invero una riedizione della rivoluzione culturale già lanciata nella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Popolare_Cinese">Repubblica Popolare Cinese</a> nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1966">1966</a> da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mao_Zedong">Mao Zedong</a> quando la sua direzione fu posta in discussione a causa del fallimento della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Politica_economica">politica economica</a> da lui ideata e pianificata nel cosiddetto <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Grande_balzo_in_avanti">grande balzo in avanti</a>. Tuttavia, certamente, al momento nessuno sembra mettere seriamente in discussione Xi, ma il rallentamento dell’economia cinese ed il vacillare di colossi privati (nonché l’insofferenza di molti di loro sulle ingerenze del PCC) può costituire un serio ostacolo al potere assoluto del Leader che, invece, può trovare una nuova linfa attraverso una riaffermazione anche ideologica del predominio del pubblico sul privato.</p>
<p>Ma oltre a tale considerazione, le analisi di Xi potrebbero, invero, essere la reinterpretazione, in un contesto nuovo caratterizzato dagli scenari aperti dalla rivoluzione tecnologica innestata dalla intelligenza artificiale, della tradizionale correlazione tra aumento della produttività e diffusione tecnologica. In effetti, la misura tradizionale della produttività ed in particolare di quella del lavoro, che misura l&#8217;efficienza con cui si impiegano le risorse umane nel processo di produzione, lascerebbe il posto ad una analisi che punta lo sguardo sui fattori produttivi, inserendo anche quelli riproduttivi, a partire dal tempo di vita e di miglioramento generale della qualità della vita. Emergerebbe, secondo tale lettura, uno sguardo interdisciplinare, capace di cogliere tutte le sfaccettature di un fenomeno complesso e di una ri-politicizzazione del “potere sovrano”, inteso come nuovo protagonismo delle istituzioni politiche nel dirigere, anziché assecondare, i mutamenti tecnologici.</p>
<p>Come noto, infatti, il dibattito in corso sul tema della IA si dirama in due branche quello concernete il<strong> </strong>rapporto tecnologia – jobs,  che si sofferma sull’impatto dell’IA sui salari, sulla domanda di lavoro e sulla creazione di nuovi mestieri  e che vede una scuola di pessimisti confrontarsi con un nutrito gruppo di  studiosi convinto dei benefici in termini di produttività della IA, e quello che si concentra sull’aspetto tecnologia – work, ovvero, che analizza le implicazioni dell’IA per autonomia e qualità del lavoro.</p>
<p>Ebbene sembrerebbe che Xi voglia decisamente indirizzare il gruppo di studio dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC verso l’analisi e l’individuazione delle soluzioni di intervento pubblico, atteso che, da quanto è dato capire, il governo cinese ritiene più tangibili gli effetti dell’IA sulla compressione di domanda e retribuzione del lavoro. In quanto tecnologia di automazione, infatti, l’AI sarebbe intrinsecamente capace di espandere l’insieme delle funzioni interne al processo di produzione eseguite dal capitale anziché dal lavoro ed in tal modo attuerebbe un progressivo ma costante effetto sostituzione non più sul lavoro manuale ma anche su quote importanti di quello cognitivo legato a mansioni ripetitive.</p>
<p>Ora il citato effetto sostituzione attiverebbe una spirale di riduzione dell’offerta di lavoro e di abbassamento dei salari, a cui seguirebbe anche una crisi nell’accesso ai consumi. L’aumento di produttività coinciderebbe, pertanto, con un disaccoppiamento tra l’accumulazione di capitale e l’aumento della redditività del lavoro.</p>
<p>A bene vedere, il passaggio ad una economia <em>capital intensive</em> a scapito di quella ad alto assorbimento di lavoro, sembrerebbe trovare conferma isolando l’esperienza del settore manifatturiero degli ultimi anni. In effetti, circa 50 anni fa, la più importante azienda manifatturiera produceva autovetture ed era la <em>General Motors</em>; essa generava, prima del tracollo degli anni 80, circa 50 miliardi di profitti ogni anno ed impiegava oltre 800.000 persone. Oggi, la più importante azienda manifatturiera è la Apple e produce sistemi operativi, smartphone, computer e dispositivi multimediali, generando circa 100 miliardi di profitto impiegando nel 2020, circa 137.000 dipendenti a tempo pieno.</p>
<p>Ciò premesso, se questa interpretazione coglie l’indirizzo di Xi, la “politica della conoscenza” appare la chiave che consentirebbe di governare il negativo effetto strutturale in quanto alla forza lavoro verrebbe assegnato il ruolo di dirigere il processo tecnologico. Pur non condividendo l’analisi negativa sul ruolo dell’IA, c’è da dare atto, tuttavia, di un dibattito che viene calato nella realtà politica e che trova materia di discussione in una assemblea pubblica (quella del PCC, partito che nel 2022 contava oltre 98 milioni di membri). Di una discussione del genere non c’è traccia, invece, nelle mature democrazie occidentali, dove la politica si riduce spesso a leader che si rincorrono tra <em>hashtag</em> e dichiarazioni virali, che dopo aver occupato l’agenda mediatica, lasciano poco o nulla; i dibattiti sul futuro dei popoli restano, invece, prerogativa di élite economico-culturali, gestite spesso da interessi lobbistici esclusi al confronto democratico.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-direttiva-della-politica-economica-cinese-e-limpatto-della-i/">La direttiva della politica economica cinese e l&#8217;impatto dell&#8217;A.I.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La presidenza Milei sogna una Argentina sul modello cileno?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-presidenza-milei-sogna-una-argentina-sul-modello-cileno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2023 10:02:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[javier milei]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3556</guid>

					<description><![CDATA[<p>A sorpresa Milei, è il nuovo presidente argentino. L’ultraliberista ha tra le proposte più eclatanti la sostituzione del peso argentino con il dollaro USA. L’idea, tuttavia, non è nuova e se ne è già ampiamente discusso negli anni Novanta. In quel periodo, sotto la guida del ministro dell&#8217;economia Domingo Cavallo, il Paese ingaggiò una lotta all&#8217;inflazione che ebbe un rapido [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-presidenza-milei-sogna-una-argentina-sul-modello-cileno/">La presidenza Milei sogna una Argentina sul modello cileno?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A sorpresa Milei, è il nuovo presidente argentino. L’ultraliberista ha tra le proposte più eclatanti la sostituzione del peso argentino con il dollaro USA<strong>. </strong>L’idea, tuttavia, non è nuova e se ne è già ampiamente discusso negli anni Novanta. In quel periodo, sotto la guida del ministro dell&#8217;economia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Domingo_Cavallo">Domingo Cavallo</a>, il Paese ingaggiò una lotta all&#8217;inflazione che ebbe un rapido ed inaspettato successo, portando l’Argentina, dopo un decennio, sul sentiero della ripresa economica.</p>
<p>La chiave della ripartenza fu il cambio a 10 000 austral (la moneta argentina del tempo) per 1 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dollaro_statunitense">dollaro</a>, valore al quale ognuno poteva convertire i propri austral in dollari. Per assicurare la convertibilità, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Banco_Central_de_la_Rep%C3%BAblica_Argentina">banca centrale argentina</a> dovette mantenere riserve in dollari in quantità pari alla moneta in circolazione. Lo scopo iniziale di queste misure era di assicurare l&#8217;accettazione della moneta nazionale, che durante i periodi di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Iperinflazione">iperinflazione</a> era rifiutata da molti, che preferivano usare il dollaro.</p>
<p>Questo principio diventò poi legge che ripristinò il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Peso_(moneta)">peso</a> come moneta argentina, con un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tasso_di_cambio">tasso di cambio</a> fisso verso il dollaro. I risultati della legge furono una riduzione drastica dell&#8217;inflazione, la stabilità dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prezzo">prezzi</a> ed una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Valuta">valuta</a> stabile. Ciò ebbe effetti positivi sulla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Qualit%C3%A0_di_vita">qualità della vita</a> per molti cittadini che poterono di nuovo viaggiare all&#8217;estero, acquistare beni d&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Importazione">importazione</a> e chiedere <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Credito">crediti</a> in dollari a tassi di interesse bassi.</p>
<p>Dunque, la scelta del nuovo presidente non è affatto nuova e mira a risolvere uno dei principali problemi che affligge il Paese, ovvero, l’inflazione che è attualmente pari al 12, 7% al mese, ma anche a scongiurare la perdita di fiducia nella moneta nazionale e la fuga di capitali. La logica dietro la dollarizzazione, dunque, è chiara: eliminare il rischio di svalutazione improvvisa, aumentare la fiducia degli investitori esteri, ridurre il servizio del debito e stimolare la crescita economica.</p>
<p>Per inciso, l’Argentina, non è l’unico Paese “dollarizzato“: attualmente si contano 11 Stati che hanno soppiantato la propria moneta con il dollaro statunitense. In America Latina ci sono già Ecuador e Salvador, in Africa lo Zimbabwe. Ma l’Argentina sarebbe quello in realtà il più esteso e più popolato a adottare il sistema.</p>
<p>Di certo, una manna per gli USA, che vedrebbero accrescere la domanda della loro moneta e, per tale via, scontare una riduzione dell’enorme debito pubblico.</p>
<p>A ben vedere, infatti, l’evento è in netta controtendenza con il processo di de-dollarizzazione che vede molti paesi al mondo ridurre la dipendenza dal dollaro americano (USD) nelle transazioni commerciali internazionali e nelle riserve di valuta estera. Si osserva che questo può avvenire attraverso una serie di misure, tra cui l&#8217;utilizzo di altre valute come l&#8217;euro o lo yuan cinese, lo scambio di beni e servizi senza l&#8217;uso del dollaro o l&#8217;accumulo di riserve in valuta estera in altre valute.</p>
<p>La questione della de-dollarizzazione è diventata un tema di discussione importante negli ultimi anni, in parte a causa delle tensioni commerciali e politiche tra gli Stati Uniti ed altri paesi come, in particolare, la Cina, la Russia e l&#8217;Iran. Il protrarsi del conflitto in Ucraina e l’esplosione del conflitto in Medio Oriente non fanno altro che accelerarne il processo.</p>
<p>Dal 2014, quando gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni economiche alla Russia e creato ostacoli al suo commercio in dollari, i Paesi hanno iniziato a pensare ad alternative per evitare l&#8217;uso del dollaro. Anche l&#8217;introduzione dell&#8217;euro ha aiutato i Paesi a rompere il monopolio del dollaro USA. Negli ultimi otto anni, sempre più Paesi hanno stipulato accordi bilaterali per evitare una situazione simile a quella della Russia.</p>
<p>Inoltre, la crisi pandemica di COVID-19 ha portato ad un aumento del debito negli Stati Uniti ed un allentamento della politica monetaria.  La Cina, inoltre, ha aumentato l&#8217;uso dello yuan nelle transazioni commerciali internazionali, e la Russia che ha ridotto significativamente la sua esposizione al dollaro. Altri paesi come l&#8217;India ed il Giappone hanno anche iniziato ad esplorare alternative alla valuta americana.</p>
<p>Di conseguenza, non solo la circolazione totale del dollaro USA nel mondo è diminuita significativamente, ma anche le scorte. Secondo una stima, il commercio globale del dollaro USA è diminuito di oltre il 20% solo negli ultimi 4 anni e, si prevede che l&#8217;uso globale del dollaro come valuta, possa scendere ulteriormente al 40-45% nei prossimi 2-3 anni.</p>
<p>È evidente che l’elezione di Milei, allontana l’Argentina dall’area dei BRIC, dove sembrava dover presto confluire, e lo riavvicina agli USA e, in definitiva al blocco occidentale.</p>
<p>Ma attenzione, l’inflazione Argentina trova la sua ragione principalmente nella monetizzazione del debito pubblico: a seguito del <em>default</em> del 2020, il paese non ha più potuto finanziarsi sui mercati internazionali e la Banca centrale argentina ha dovuto stampare pesos per coprire la spesa statale.</p>
<p>Gli argentini, dunque, nel caso di una forzata dollarizzazione, si troverebbero privi dell’utilizzo della politica monetaria e, quindi, della possibilità di mantenere il sistema di sovvenzioni pubbliche, che ha permesso in questi anni di mantenere una certa stabilità sociale.</p>
<p>È probabile che nei prossimi mesi, se il programma di Milei sarà effettivamente messo in atto, avremo una Argentina molto più instabile, con un probabile rialzo degli indici sulla povertà che già ora ha raggiunto la soglia del 38,9% della popolazione<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, il che vuol dire, in definitiva, che attualmente ci sono circa 12,5 milioni di argentini che vivono in povertà.</p>
<p>Insomma, ora se dobbiamo aspettarci una cura da cavallo sul modello cileno, è preoccupazione di tanti capire come reagiranno le masse popolari, che probabilmente subiranno il colpo maggiore.</p>
<p>Come sappiamo il Cile è stato il primo vero laboratorio delle teorie neo-liberiste a cui sembra ispirarsi Milei; quelle della Scuola di Chicago, dove Milton Friedman ha coltivato quei giovani economisti cileni che hanno dato vita ad una delle crescite del Pil più elevate del tempo.</p>
<p>Nel Cile, oggi, tutto è privatizzato, dalla scuola alla sanità, dalla previdenza al <em>welfare</em>, ai beni comuni (acqua, energia, trasporti) e, tanto nei settori industriali (rame, legname, energia, salmone) quanto nella distribuzione e nel commercio, dominano le multinazionali.</p>
<p>L’assenza di politiche distributive ha determinato, nonostante la crescita miracolosa ed incessante del PIL, un popolo povero, che sembra affogare nel debito privato che è stato contratto per l’istruzione, la salute e la previdenza.</p>
<p>Sarà così anche per l’Argentina?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Rapporto dell&#8217;Osservatorio sul debito sociale dell&#8217;Università Cattolica Argentina,  settembre 2023</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-presidenza-milei-sogna-una-argentina-sul-modello-cileno/">La presidenza Milei sogna una Argentina sul modello cileno?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È ora forse di rispolverare una politica di investimenti pubblici?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/e-ora-forse-di-rispolverare-una-politica-di-investimenti-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Sep 2023 21:49:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[eurozona]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3531</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati economici a disposizione sull’Eurozona (consumo, investimenti, produzione e risparmi) ci forniscono un quadro poco rassicurante della situazione attuale dell’economia del vecchio continente e devono portare gli economisti ad una riflessione critica sulle politiche economiche attuate finora dai paesi membri e dalle istituzioni dell’U.E. Come era facile presagire già prima dell’estate, la politica monetaria [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/e-ora-forse-di-rispolverare-una-politica-di-investimenti-pubblici/">È ora forse di rispolverare una politica di investimenti pubblici?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati economici a disposizione sull’Eurozona (consumo, investimenti, produzione e risparmi) ci forniscono un quadro poco rassicurante della situazione attuale dell’economia del vecchio continente e devono portare gli economisti ad una riflessione critica sulle politiche economiche attuate finora dai paesi membri e dalle istituzioni dell’U.E.</p>
<p>Come era facile presagire già prima dell’estate, la politica monetaria restrittiva seguita dalla Banca Centrale Europea (BCE) ed il protrarsi della stagnazione economica in Germania sta avendo un impatto diretto sulle prospettive di crescita economica, non solo dei paesi dell’Unione Europea, ma anche del nostro Paese. In effetti l&#8217;Italia è tra i paesi che stanno affrontando una situazione ancora più critica, con una contrazione del PIL dello 0,4% ed è, in tale contesto, solo dietro ad Austria (-0,7%), Svezia (-0,8%) e Polonia (-2,2%).</p>
<p>Come abbiamo già modo di rilevare, in alcuni articoli precedenti, uno dei principali fattori che ha colpito il nostro Paese è la stagnazione economica della Germania, che riveste da sempre il ruolo di principale <em>partner</em> commerciale, soprattutto nel manifatturiero, settore che rappresenta da solo oltre la metà del valore totale degli scambi tra i due Paesi. Peraltro, ad essere colpite sono soprattutto le piccole e medie imprese, legate alla strutturalmente da sempre alla produzione tedesca.</p>
<p>Cosa poter fare per sostenere l’economia italiana?</p>
<p>Certo, la vocazione mercantilista del nostro Paese suggerirebbe, per sostenere la domanda, una maggiore apertura al commercio internazionale spingendo sulle esportazioni. Ma il quadro che si presenta è di una netta chiusura dei mercati, e questo almeno per ancora qualche trimestre, atteso quello che sta succedendo nell’area dei BRICS. E allora occorre pensare a qualche altra cosa.</p>
<p>Il nostro Governo sembra concentrato sulla riforma fiscale che dovrebbe liberare risorse per il rilancio dei consumi e degli investimenti. Tuttavia, come noto il moltiplicatore degli investimenti è più robusto rispetto ad una politica di riduzione delle tasse e, inoltre, esistono risorse accantonate da poter utilizzare, senza difficoltà apparente.</p>
<p>Bene stando a recenti statistiche, ottenute incrociando differenti dati, in Italia i depositi bancari contengono circa 15.000€ in media. Una cifra apparentemente alta, ma che è parcheggiata soprattutto a fini precauzionali, in quanto a ben vedere solo una fascia ristretta della popolazione, pari a circa il 7%, può invece fare affidamento su risparmi superiori a 50 mila euro e fino anche a 250 mila euro.</p>
<p>Tuttavia, il dato sui depositi degli italiani evidenzia come solo nel 2022, sono stati versati ben 64 miliardi di euro in più sui conti, rispetto al 2021. La persistenza di denaro inoccupato dimostra due cose; in primo luogo, quanto sia ancora forte la tendenza al risparmio degli italiani ed al contrario la sfiducia del paese verso gli investimenti, atteso che ogni manuale di economia (oltre che il buon senso) evidenzia che, in linea di massima, ogni individuo dovrebbe, per la sicurezza, avere sul conto solo una cifra in grado di coprire almeno sei mesi di spese, appunto per sostenere le emergenze o gli eventi imprevedibili. Peraltro la scelta è, in periodi di alta inflazione (come quella corrente) quantomeno suicida, in quanto le somme in deposito non producono altro che un rendimento minimo, falcidiato peraltro dall’inflazione oltre che dai costi di tenuta del conto.</p>
<p>Per coloro che, invece, rientrano nel 7% della popolazione, stante la sfiducia persistente nella ripresa economica, si potrebbe varare un piano di investimenti pubblici che, attraverso una gabina di regia, dirotti le eccedenze monetarie verso investimenti infrastrutturali, che garantiscano eventualmente il prestito a tassi di mercato, con la conversione del debito in azionariato della società. Peraltro, modelli di investimenti pubblici l’Italia ne ha sperimentati davvero molti, a cominciare da quello di cui alla famosa legge del 28 febbraio 1949 nr. 43, con cui il Parlamento italiano approvò il progetto di legge <em>Provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori</em>, con il quale si sarebbe dato avvio a un piano per la realizzazione di alloggi economici, noto come <em>piano INA-Casa</em> ed è, peraltro certo, che il maggior sviluppo dei mercati finanziari, oggi, permetterebbe di recuperare fondi a favore della crescita più e meglio di quanto pur fatto eccellentemente nel passato.</p>
<p>Di certo un piano ambizioso, ma la situazione economica nell&#8217;Eurozona è critica e, tuttavia, mi sembra difficile (spero però di sbagliarmi) che si determini un’inversione di tendenza nelle aspettative e, in particolare, che il peggiorato quadro macroeconomico influenzi le decisioni della BCE nelle prossime settimane consigliandole una politica monetaria più accomodante.</p>
<p>In effetti, l’obiettivo di un’inflazione al 2%, obiettivo della Banca Centrale, è ancora lontano. L&#8217;Eurostat, poche settimane fa ha diffuso il dato preliminare sull&#8217;andamento dei prezzi al consumo in area euro a luglio 2023 e l&#8217;inflazione nell&#8217;area euro ha registrato un incremento annuale del 5,3%, rispetto al +5,5% di giugno e al +8,9% dello stesso mese del 2022. Inoltre, i dati pubblicati di recente sull’inflazione annuale USA ha mostrato una variazione del 3,7% rispetto alla precedente di 3,2% e a previsioni di 3,6%, segno che anche la Fed non potrà allentare di troppo la stretta monetaria.</p>
<p>Dunque, ritornando al nostro continente, il rientro vendo livelli più accettabili di incremento nei prezzi c’è ma, di tutta evidenza, siamo sopra ancora di oltre tre punti percentuali sopra il <em>target</em> del 2% e, come se non bastasse, il mese d’agosto ha visto un rialzo della componente energetica ed alimentare che non depone bene! Quindi, pur facendo tutti gli scongiuri possibili, sarà difficile pensare ad un deciso cambio di rotta nella politica monetaria della BCE e ad un ribasso dei tassi d’interesse che dia ossigeno alle tante imprese in difficoltà finanziaria.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/e-ora-forse-di-rispolverare-una-politica-di-investimenti-pubblici/">È ora forse di rispolverare una politica di investimenti pubblici?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ci aspetta un autunno di recessione?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/ci-aspetta-un-autunno-di-recessione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 09:56:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
		<category><![CDATA[zona euro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3523</guid>

					<description><![CDATA[<p>Parlare di crisi economica in questo periodo che ha visto i dati dell’economia italiana in crescita anche nel 2° trimestre 2023, anche se per il vero a ritmi più moderati, trainata dai servizi, ed un’industria che resiste accanto ad un settore alberghiero che sembra aver registrato un anno record, potrebbe apparire una follia. Ma già [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/ci-aspetta-un-autunno-di-recessione/">Ci aspetta un autunno di recessione?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di crisi economica in questo periodo che ha visto i dati dell’economia italiana in crescita anche nel 2° trimestre 2023, anche se per il vero a ritmi più moderati, trainata dai servizi, ed un’industria che resiste accanto ad un settore alberghiero che sembra aver registrato un anno <em>record,</em> potrebbe apparire una follia.</p>
<p>Ma già anni addietro mi sono preso la briga di andare oltre le apparenze e cercare di capire cosa ci aspetta il prossimo autunno/inverno. I dati, seppur frammentari, che troviamo sparsi nella poca (seria) stampa economica ci avvisano di un problema per la nostra economia. Già da tempo, infatti, il nostro maggior acquirente della produzione manifatturiera è in crisi e questo coinvolgerà ben presto le già arrancanti industrie del nord che si trovano a scontare ordini calanti.</p>
<p>Nell’aprile scorso, infatti, le richieste di beni industriali in Germania sono calati inaspettatamente dello 0,4%, mancando le stime di mercato che prevedevano, invece, un aumento del 3%; un calo importante che, peraltro, si aggiungeva alla flessione del mese precedente. Sul punto, per chiarire da subito la mia posizione, rileviamo come sia facile imputare il crollo tedesco al fallimento della politica energetica, che vedeva nell’acquisto di gas dalla Russia a basso prezzo (e nella forte politica dei redditi sopportata dai cittadini), la droga che permetteva alle industrie d’invadere i mercati internazionali.</p>
<p>Per tornare ad oggi, già a giugno, l’Eurostat ha affermato che produzione economica nei 20 Paesi dell&#8217;eurozona era scesa dello 0,1% sia negli ultimi tre mesi del 2022 che nei primi tre mesi del 2023 rispetto ai trimestri precedenti. Ma l’estate non ha portato significative prospettive di miglioramento e molte economie vicine a quella tedesca stanno accusando il colpo, per cui non è arte divinatoria prevedere che a breve (molto a breve) mezza Europa sarà in una vera e propria recessione.</p>
<p>Ma veniamo a noi e tentiamo una sintesi.</p>
<p>Quella che l’Europa ed il nostro Paese da qualche tempo sta attraversando è una crisi in un certo senso indotta, e sul punto occorre esser chiari, la crisi è imputabile alla politica monetaria adottata dalla Banca Centrale Europea, che negli ultimi tempi ha risposto all’inflazione seguendo l’esempio della FED, con un forsennato rialzo dei tassi d’interesse.</p>
<p>Sul punto si evidenzia come la FED abbia aumentato di ben 7 volte i tassi d&#8217;interesse nel corso del 2022, di cui 4 volte di ben 75 punti base. La BCE, nello stesso periodo, ha invece aumentato i propri tassi 4 volte, di cui 2 volte di 75 punti base e le restanti di 50. Bene si dirà, la BCE si è dimostrata molto più prudente della FED. Ebbene no, le cose non stanno così.</p>
<p>In effetti le cause dell’inflazione americana e di quella europea sono ben diverse e il <em>modus operandi</em> della BCE, in realtà, può rilevarsi una cura dannosa per l’ammalato Europa. In effetti, l’Europa ed in particolare il nostro Paese sono afflitti da un tipo particolare di inflazione, quella che gli economisti chiamano inflazione da costi, che di fatto si ha quando i prezzi delle materie prime (es. costo del petrolio, come sta accadendo da tempo) e/o i salari aumentano. In particolare, l’aumento dei prezzi dell’energia causa l’aumento del costo di produzione e trasporto merci ed i maggiori costi di produzione determinano una diminuzione dell’offerta aggregata ed un aumento del livello generale dei prezzi.</p>
<p>Ricordiamo che ci sono molti modi per tenere l’inflazione sotto controllo: alcuni funzionano bene mentre altri possono avere effetti dannosi. Il più comune è l’uso di una <strong>politica monetaria restrittiva</strong> da parte delle autorità monetarie. Infatti, riducendo l’offerta di moneta all’interno di un’economia o aumentando i tassi di interesse, la spesa con tutta probabilità si riduce. Il meccanismo è sostanzialmente il seguente: la riduzione della quantità di moneta circolante, del reddito e l&#8217;incremento del tasso di interesse, deprimono la domanda dei beni e dei servizi e, a parità di offerta di beni/servizi, ciò si traduce in un rallentamento della crescita dei prezzi di mercato.</p>
<p>Ora se siamo tutti d’accordo che un incremento dei prezzi troppo pronunciato e duraturo comprime il potere d&#8217;acquisto delle famiglie e pesa sulle imprese, non si può non concordare che gli interventi di politica monetaria devono essere modulati in modo da non provocare un effetto troppo pronunciato sulla produzione di beni e servizi. In effetti, una stretta monetaria eccessiva, oltre a frenare l&#8217;inflazione, potrebbe penalizzare la crescita economica, innescando una spirale negativa.</p>
<p>Come deve muoversi allora l’autorità monetaria? Le linee guida universalmente condivise prevedono che il banchiere centrale debba procedere con estrema cautela nei rialzi dei tassi d’interesse, quando la causa della spirale inflazionistica sia attribuibile ad un incremento dei costi, in particolare, quando questi possano avere, come nel caso dei prodotti energetici, un effetto moltiplicatore sulle produzioni. E se la banca centrale europea negli ultimi anni si è trovata di fronte a una situazione in cui l’inflazione era bassa e ha quindi cercato di tenerla anche al di sopra del 2% in modo tale da sostenere la crescita, evitando così la stagnazione economica, adesso il repentino cambio di rotta evidenzia, accanto ad indubbi risultati sull’inflazione, tutto il suo perverso effetto sull’economia reale, determinando una maggior velocità di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalità delle imprese.</p>
<p>In definitiva, la politica economica della BCE appare troppo schiacciata su quella della FED e finisce per penalizzare la capacità concorrenziale delle nostre imprese e di quelle europee, proprio nel mentre, invece, si delinea un nuovo quadro geopolitico che richiederebbe &#8211; dal nostro punto di vista &#8211; una Europa forte proprio in campo economico per poter affrontare le nuove sfide poste dalla contrapposizione sempre più marcata tra quel che resta dell’Occidente ed i paesi del BRICS, che hanno tra gli obiettivi la de-dollarizzazione del mercato finanziario globale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/ci-aspetta-un-autunno-di-recessione/">Ci aspetta un autunno di recessione?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alcune osservazioni sulle scelte di politica economica</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/alcune-osservazioni-sulle-scelte-di-politica-economica/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/alcune-osservazioni-sulle-scelte-di-politica-economica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enea Franza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2022 15:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[enea franza]]></category>
		<category><![CDATA[lagarde]]></category>
		<category><![CDATA[tassi interesse]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3397</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un ennesimo scivolone della Presidente della BCE, la Signora Christine Lagarde, lascia perplessi tutti coloro che sperano in una politica monetaria che sia d’aiuto all’economia reale. A chiusura dell’ultima riunione del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, infatti, la Presidente della BCE, invece di chiarire le scelte di politica monetaria, è rimasta nell’ambiguità, lasciando solo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/alcune-osservazioni-sulle-scelte-di-politica-economica/">Alcune osservazioni sulle scelte di politica economica</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un ennesimo scivolone della Presidente della BCE, la Signora Christine Lagarde, lascia perplessi tutti coloro che sperano in una politica monetaria che sia d’aiuto all’economia reale. A chiusura dell’ultima riunione del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, infatti, la Presidente della BCE, invece di chiarire le scelte di politica monetaria, è rimasta nell’ambiguità, lasciando solo intendere un possibile ulteriore rialzo dei tassi a breve, ma non dicendo nulla di certo quanto all’importo ed alla durata di una eventuale ulteriore stretta monetaria.</p>
<p>Il risultato e che i mercati, in questi giorni, stanno scontando un rialzo dei tassi di 25 punti base, con una probabilità di circa il 90% di un rialzo di 50 punti base.</p>
<p>Per inciso, è un fatto acquisito dalla scienza economica che i mercati preferiscono una piena e corretta informazione e che un comportamento delle autorità monetarie ispirato a questi principi da un risultato migliore in quanto gli operatori si adeguano agli <em>input</em> della Banca Centrale, impostando di conseguenza le loro scelte d’investimento.</p>
<p>Bene, a parte le critiche sul modo di gestire la politica monetaria della Christine Lagarde, non si può non rilevare che, nonostante ci siano i segni di un allentamento della spirale inflazionistica, l’aumento dei prezzi è ancora troppo lontano dal <em>target</em> del 2% nel medio periodo, universalmente considerato l’obiettivo principe della BCE. Per altro verso, va osservato che i principali Paesi industrializzati (da ultimo anche il Giappone) hanno rialzato i tassi. L’euro, quindi, corre il rischio di perdere terreno, perché in tanti stanno scegliendo di investire sui <em>bond</em> “stranieri”, che pagano un maggiore tasso d’interesse.</p>
<p>Bene anche se l’inflazione dell’area euro è molto al di sopra dell’obiettivo della BCE e la “concorrenza internazionale” è forte, questo da solo non giustificherebbe una “drastica chiusura dei rubinetti” (come oggi invece i mercati si attendono). In effetti, il persistere della crisi economica e delle tensioni internazionali sui prezzi delle materie prime, connesse anche al proseguimento della guerra in Ucraina, suggerirebbero una maggiore prudenza e di non alzare i tassi d’interesse in maniera repentina.</p>
<p>Ciò premesso, tuttavia, è noto come l’inflazione sia un male che colpisce in primo luogo i risparmi ed i lavoratori dipendenti e favorisce le situazioni di monopolio (ovvero quelle imprese che possono scaricare i loro maggiori costi sui consumatori). Inoltre, la perdita del potere d’acquisto determina costi sociali, legati alle giuste pretese dei lavoratori di recuperare il loro potere d’acquisto bruciatosi con l’aumento dei prezzi. Essa, dunque, va fermata anche se ha un costo sociale non indifferente.</p>
<p>L’esperienza dimostra che la riduzione dell’offerta di moneta è efficace per stabilizzare l’inflazione e lo strumento più efficiente per contenere la liquidità è proprio il rialzo dei tassi d’interesse. Di tutta evidenza le conseguenze negative non mancano, anche se, a ben vedere, non sono così pesanti come si può in primo momento supporre ed i danni possono essere contenuti da una accorta politica fiscale.</p>
<p>Vediamo come. Dunque, riassumendo se ipotizziamo un’ulteriore contrazione dell’offerta monetaria da parte della BCE, abbiamo come immediata conseguenza una consecutiva riduzione della domanda di beni e servizi da parte delle famiglie e delle imprese dell’area euro; in effetti, le imprese vedranno aumentare il costo del denaro, che vuol dire un maggior costo nell’anticipazione dei mezzi finanziari e del costo del finanziamento per beni d’investimento (macchine ed attrezzature per la produzione). D’altra parte, anche le famiglie avranno un danno derivante dal maggior costo dei mutui contratti per l’acquisto di beni durevoli e sugli acquisti di beni e servizi fatti a credito. Di certo, come già anticipato,  abbiamo come conseguenza un’immediata riduzione della domanda di beni e servizi.</p>
<p>Ma l’effetto si ha anche sull’occupazione? Bene, anche se, come ha dimostrato l’economista Okun, la relazione tra occupazione e produzione è meno “forte” di quanto si possa pensare, pur tuttavia un effetto negativo sull’occupazione si registra e, quindi, il tasso di disoccupazione aumenterà; ciò però impatta sull’inflazione, riducendone l’incremento. Ora la riduzione dell’inflazione ha un effetto positivo sulla domanda di beni e servizi che, dunque, tutto considerato si ridurrà meno di quanto inizialmente ipotizzato. In definitiva, e fermandoci ad una analisi di breve periodo, la manovra in rialzo del tasso d’interesse a breve ha un effetto senz’altro positivo sulla riduzione dell’inflazione, ma ha un effetto deprimente sulla domanda di beni e servizi (e quindi sul reddito) che però è assai meno deciso di quanto si possa pensare; in effetti, il contenimento dell’inflazione ha senz’altro un beneficio in termini di potere d’acquisto per imprese e famiglie.</p>
<p>Ma, un risultato ottimale non può prescindere da un intervento pubblico di sostegno al consumo ed alle imprese. È noto che, per via dell’effetto moltiplicativo della spesa per investimenti, l’intervento sulle imprese è più efficace (a parità di risorse impiegate) di quello sulle famiglie. Pur tuttavia due motivi ci suggeriscono (almeno per quanto attiene il nostro Paese) di intervenire sulle famiglie a sostegno della domanda di beni di consumo. Il primo è che il nostro è un mercato caratterizzato da molte situazioni di monopolio, anche locali, che comporta, tra l’altro, una difficoltà di impostare politiche che vadano a beneficio di soggetti che non scaricano i loro costi d’acquisto sui consumatori, l’altro (precondizione per un intervento efficace) è quello considerare come il sistema fiscale italiano sia caratterizzato da una giungla che distribuisce più che malamente il carico fiscale tra imprese e lavoratori e, tra quest’ultimi, tra i lavoratori autonomi e dipendenti.</p>
<p>A parità di reddito, i regimi di tassazione sono, infatti, molto differenti sia nell’importo che nelle modalità di versamento dell’imposta. Rimettere ordine nel <em>caos</em> fiscale richiede, in un paese frammentato come il nostro, un profondo ripensamento dell’attuale politica fiscale ed una lunga fase di contrattazione con le <em>lobbies </em>interessate.</p>
<p>Pertanto, favorire il sostegno al consumo, in particolare quello delle famiglie a più basso reddito, e quindi con una più forte propensione al consumo, è un intervento capace di sostenere la domanda di beni e servizi e quindi di ricondurre l’economia italiana su un sentiero di crescita equilibrata. E mi pare che l’attuale manovra finanziaria del Governo in carica si muova proprio in tale direzione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enea Franza" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/enea-franza-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enea-franza/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enea Franza</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dal 2016 dirigente Responsabile Ufficio Consumer Protection e dal 2012 a tutt’oggi, Responsabile Ufficio Camera di conciliazione ed arbitrato presso la Consob.</p>
<p>Membro del Comitato Tecnico Scientifico della ”Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma-Capitale”, via San Nicola da Tolentino, 45, 00187 Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Einaudi-Onlus”, Via della Conciliazione, 10 –  Roma;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico “’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti – UCID”,  Via delle Coppelle,35 Roma</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Vittime del Fisco” – Milano;</p>
<p>Membro del Comitato Scientifico della rivista scientifica “Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR” – Caos- Editoriale – Roma.</p>
<p>Docente di “Economia e finanza etica” – Dipartimento Economia presso la Delegazione italiana dell’”Università Internazionale per la Pace – ONU (Costa Rica), via Nomentana n.54 – Roma;</p>
<p>Docente di Economia Politica – Dipartimento di Criminologia” dell’”Università Popolare Federiciana – UniFedericiana”;</p>
<p>Docente a contratto e Direttore scientifico per i Master di I livello in “Economia e diritto degli intermediari Finanziari” (edizioni 2016-2017, 2018-2019) presso “Università degli Studi Niccolò Cusano – Unicusano”, via Don Gnocchi, 1- Roma;</p>
<p>Docente di “Economia e finanza”, nonché membro del Senato accademico dell”’Università Cattolica Joseph Pulitzer di Budapest” dal 2018.</p>
<p>Cavaliere di Merito dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;</p>
<p>Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio</p>
<p>Per una biografia più dettagliata vi invitiamo a visitare il sito della <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/profilo/enea-franza/">Fondazione Luigi Einaudi</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/alcune-osservazioni-sulle-scelte-di-politica-economica/">Alcune osservazioni sulle scelte di politica economica</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/alcune-osservazioni-sulle-scelte-di-politica-economica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
