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	<title>federico marri Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>federico marri Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>I deliri ideologici sull&#8217;abolizione del merito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Marri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 13:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l’aggiunta del termine “Merito” al Ministero dell’Istruzione, una certa area della sinistra ha intonato la mai dismessa nenia avversa al concetto di merito. Chiariamo subito una questione fondamentale: discutere in cosa debba consistere il merito non è il fine di questo articolo, e rappresenta una domanda separata da quella che tratterò, che è la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo l’aggiunta del termine “Merito” al Ministero dell’Istruzione, una certa area della sinistra ha intonato la mai dismessa nenia avversa al concetto di merito.</p>
<div>Chiariamo subito una questione fondamentale: discutere in cosa debba consistere il merito non è il fine di questo articolo, e rappresenta una domanda separata da quella che tratterò, che è la seguente: la società umana può a fare a meno del merito? Perché esiste il merito? Nonostante gli uomini abbiano parlato di merito in ogni epoca, qualche fantasioso professore ha sostenuto che il concetto di merito sia nato negli anni ’70, a causa di una <a href="http://(https://www.illibraio.it/news/scuola/ministero-dellistruzione-e-del-merito-1429248/amp/)">sbagliata interpretazione di un romanzo distopico</a>. Tanto per fare un esempio, Smith parla di merito già nel 1759 proprio così come lo intendiamo noi. Ma gli esempi sono ben più numerosi.</div>
<div>Comunque, non ci chiederemo chi o cosa debba essere riconosciuto meritevole (per esempio: un calciatore che guadagna moltissimi soldi è più meritevole di un dipendente “tradizionale” che svolge egregiamente il suo lavoro?). Siccome le lamentele provenienti da sinistra sembrano suggerire che dovremmo fare a meno del merito, perché merito “significa legittimare le disuguaglianze sociali”, &#8220;merito è una costruzione politica per prevaricare”, merito è lasciare indietro chi è meno bravo, &#8220;costringere al fallimento chi non è adeguato&#8221;, ci chiederemo qui se possiamo abbandonare il merito e fare sì che non ci sia fallimento alcuno o frustrazione.</div>
<div>Spoiler: il merito non è uno strumento di dominio sociale, ma l&#8217;inevitabile conseguenza della libertà di scelta, e non ne possiamo fare a meno.</div>
<div>Ogni volta che scegliamo qualcosa prodotta da qualcuno, rispetto a qualcos&#8217;altro prodotto da qualcun altro, assegniamo implicitamente a ciò che preferiamo l’etichetta di più meritevole. I nostri soldi sono la ricompensa per chi noi abbiamo ritenuto più meritevole.</div>
<div></div>
<div>
<p>Innanzitutto, che cos’è la meritocrazia? Un contesto meritocratico si ha quando chi è meritevole viene premiato per il suo merito. E chi decide chi è meritevole? Dipende. A titolo di esempio, in uno Stato fortemente autoritario e centralizzato, un gruppo di amministratori potrebbe stilare dei parametri in base ai quali creare delle classi sociali di più o meno meritevoli. Meritevole potrebbe essere chi ha gli occhi azzurri, chi è obbediente, chi fa la dieta vegana.</p>
<div>Nel sistema del libero mercato sono i consumatori a decidere chi è meritevole. Gli esseri umani si incontrano per scambiarsi cose di cui hanno reciprocamente bisogno e per facilitare gli scambi utilizzano la moneta. Chi vende più cose, soddisfa più bisogni, e guadagna più moneta. Ossia, nel sistema del libero mercato è più meritevole chi soddisfa maggiormente i desideri consumatori. La ricompensa è il denaro dei consumatori. In questo sistema può accadere che un uomo venga ritenuto meritevolissimo (guadagni milioni) per dare dei calci ad un pallone. Se sia giusto che un calciatore guadagni più di altri non è, come già dicevamo, lo scopo di questo articolo. Semplicemente, si voleva così far notare che il merito, nel libero mercato, consiste nell’apprezzamento dei consumatori: milioni di persone si riuniscono davanti alla TV, nei pub e allo stadio perché godono a guardare il calcio, quindi i calciatori guadagnano tanto. Il merito, all’interno del libero mercato, altro non è che un principio democratico. Se tante persone in un determinato momento apprezzano di più il calcio rispetto al ping pong, o il rock rispetto al Jazz, i produttori dei generi più apprezzati saranno più meritevoli (guadagneranno di più).</div>
<div>
<p>Questo non è un articolo sulla metafisica del merito, né tantomeno un articolo per criticare o glorificare i gusti dei consumatori. L’esempio del libero mercato è stato inserito al fine di mostrare come e da dove nasca il merito.</p>
<div>Infatti, è il principio tanto ovvio quanto naturale per cui l’uomo vuole per sé ciò che ritiene più conveniente, a creare il concetto di merito.</div>
<div>
<p>Che significa?</p>
<div>Quando acquistiamo un album musicale per le composizioni che più ci aggradano, implicitamente scegliamo un’artista più meritevole, che riceve i nostri soldi. Quando compriamo un’automobile scegliamo i designer che hanno disegnato la forma più attraente, o gli ingegneri che hanno prodotto il motore più prestante, o qualsiasi cosa potremmo mai desiderare. Quando camminiamo su un ponte vogliamo che sia il più sicuro possibile, ossia che sia stato costruito dagli ingegneri migliori. Insomma, ogni volta che scegliamo qualcosa, creiamo il concetto di merito. Il merito è quello che succede quando scegliamo A rispetto a B: chi ha prodotto A viene implicitamente riconosciuto meritevole e gode i benefici del suo merito (che consiste nel soddisfare i <strong>nostri</strong> desideri).</div>
<div>Rinunciare all’idea che possa esserci un gelataio meritevole, ed uno meno meritevole, significa semplicemente rinunciare alla possibilità di mangiare il gelato nel luogo che preferiamo.</div>
<div>Il punto, quindi, non è cosa desideriamo, ma se desideriamo. Ovviamente l’uomo desidera, ed ha determinati set di preferenze. Non desiderare significherebbe abbandonarsi aleatoriamente a ciò che succede: non dovremmo avere gusti di alcun tipo. Il cibo, il lavoro, la poesia, l’amore, dovrebbero esserci tutti indifferente.</div>
<div>Chi chiede di abolire il merito, non si rende conto di chiedere allo stesso modo di abolire le preferenze, i gusti, i desideri, la libera scelta.</div>
<div>Gli esseri umani possiedono diverse capacità, e che le migliori capacità siano applicate e possano sfruttare tutto il loro potenziale permette al lato opposto della medaglia, ossia ai consumatori, di godere dei frutti di queste capacità. Mentre il calciatore meritevole, l’ingegnere meritevole, il rapper meritevole, l’avvocato meritevole si arricchiscono e sembrano aumentare le diseguaglianze sociali, quello che sfugge alla sinistra è che anche le controparti godono: godono nel vedere un calciatore segnare per cui decidono liberamente di pagare, nell’essere serviti da un avvocato preparato e così via per ogni bene o servizio di cui hanno bisogno .</div>
<div>
<p>Che i Maneskin guadagnino milioni non è la conseguenza di un assetto politico volto a legittimare le disuguaglianze sociali, ma semplicemente la necessaria conseguenza della nostra possibilità di scegliere la musica che più ci aggrada. Ovviamente, quando alcune persone riescono a soddisfare tantissime persone, possono arricchirsi enormemente. Mentre si arricchiscono e godono del loro merito, tutti i consumatori che acquistano i loro prodotti sono a loro volta soddisfatti dall’aver potuto godere della musica che ritenevano più meritevole. Per 4 Maneskin che si arricchiscono a dismisura ed alimentano il lamento della diseguaglianza, ci sono milioni (milioni!) di persone che ogni giorno provano sollievo nell’ascoltare i loro pezzi. Il ristoratore che offre, rispetto ad un concorrente, la stessa qualità del cibo ma ad un prezzo maggiore, fallirà, non perché vogliamo legittimare il fallimento o la delusione, ma perché vogliamo essere liberi di scegliere il ristorante migliore per noi.</p>
<div>Quindi scegliamo in massa di ascoltare Fedez, o di vedere il Milan allo stadio, ed il frutto delle nostre preferenze, ossia il nostro pagare per ciò che preferiamo, crea una gerarchia di meriti.</div>
</div>
<div>Si nota, in questa sinistra di belle anime, la solita tendenza a non proporre alcuna soluzione pratica.</div>
<div>Quale dovrebbe essere la negazione teorica del merito? Un mondo dove basta volere per avere? Chi vuole può essere premio Nobel, campione di scacchi, grande poeta? Un’allocazione casuale delle occupazioni? Dovremmo forse decidere con la roulette chi deve progettare gli edifici A, B, C?</div>
<div>In sostanza, la sinistra vede solo un lato della medaglia. Così, per esempio, immaginiamoci un appassionato ristoratore, Giovanni, che apra il suo primo ristorante. Costui progetta un menù super innovativo, studia per anni, chiede un finanziamento, dedica anima e corpo al suo ristorante lavorando giorno e notte. Tuttavia, all’apertura il ristorante non va bene e dopo qualche anno di stenti Giovanni è costretto a chiudere. Questa storia evoca, giustamente, sensazioni spiacevoli che vorremmo poter evitare. Tutti sono dispiaciuti per Giovanni, e tutti ritengono lo scenario in cui Giovanni ha un ristorante che va a gonfie vele uno scenario migliore. La sinistra vede che per ogni meritevole creato dalla libertà di scelta dei consumatori, allo stesso tempo vengono creati dei non meritevoli, e si lamenta. A ben dire, perché a nessuno piace l’idea che ci siano dei fallimenti, delle frustrazioni, delle difficoltà. Per ogni vincitore del disco di platino, ci sono schiere di musicisti che non sono stati ammessi ad X Factor, per ogni vincitore del Pallone d’oro ci sono schiere di calciatori ritirati, per ogni ristorante 3 Stelle Michelin ci sono ristoratori che hanno dovuto chiudere per non essere riusciti ad attrarre abbastanza clienti. E’ bello? No, certamente. Ma l’alternativa è che ognuno rinunci a scegliere qualsiasi cosa. Che è peggio.</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Federico Marri" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/02/federico-marri-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/federico-marri/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Federico Marri</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato il 28/04/1999, laureando in Economia e Finanza, prossimamente Laurea Magistrale in Economia e Scienze Sociali.<br />
Ho frequentato il quarto anno di liceo negli Stati Uniti, in Illinois.<br />
Sono attivo politicamente e, seguendo l&#8217;approccio di Hannah Arendt, credo che la politica debba occuparsi di allargare lo spazio di libertá degli individui.<br />
La mia frase preferita è di Benedetto Croce: &#8220;per l’autoritarismo al quale è costretto ad appigliarsi[…], per l’inevitabile inclinazione a soffocare la varietà delle tendenze, gli spontanei svolgimenti e la formazione della personalità, il socialismo incontra l’ostilità della concezione liberale.&#8221;<br />
Amo Edmund Burke.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/federico_marri?s=08" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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		<title>La propaganda italiana, il paternalismo di Draghi e le vie alternative</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Marri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 17:49:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo da tre dati di cronaca fondamentali: 1)        Fino ad oggi ci sono state più morti di COVID in Italia che nel Regno Unito in percentuale alla popolazione (2300 vs 2200 per milione di abitanti) 2)        Il Primo Ministro Spagnolo Pedro Sànchez ha dichiarato che bisognerà iniziare a cambiare l’approccio al covid, e che “dovremo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo da tre dati di cronaca fondamentali:</p>
<p>1)        Fino ad oggi ci sono state più morti di COVID in Italia che nel Regno Unito in percentuale alla popolazione (2300 vs 2200 per milione di abitanti)</p>
<p>2)        Il Primo Ministro Spagnolo Pedro Sànchez ha dichiarato che bisognerà iniziare a cambiare l’approccio al covid, e che “dovremo imparare a conviverci come facciamo con tanti altri virus” (https://cadenaser.com/ser/2022/01/07/politica/1641556142_072016.html)</p>
<p>3)        In Italia, il Governo Draghi ha inserito l’obbligo vaccinale per gli Over 50 e un pacchetto labirintico di regole per tutti gli altri ambiti.</p>
<p>A sentire giornali e telegiornali italiani parrebbe che il mondo intero stia adulando la strategia italiana, e che ovunque le morti per COVID siano maggiori che qui.</p>
<p>Prima, apriamo quindi una breve parentesi sullo stato dell’ “Informazione” in Italia.</p>
<p>Questo servile oscurantismo protratto dalla stampa italiana non ha nulla di nuovo, anzi, implementa una strategia più vecchia del mondo. L’importante è comprenderne le ragioni, per potersi difendere: come ci vacciniamo di buon cuore contro il COVID, così cerchiamo di vaccinarci contro la propaganda.</p>
<p>A questo fine ci aiuterà Agricola, Generale dell’Esercito Romano, nonchè uno dei maggiori artefici della conquista della Britannia tra il 78 e l’85 D.C.</p>
<p>E perché proprio lui? Perché mentre si accingeva a conquistare la penisola britannica, Agricola riteneva che dominare anche l’Irlanda “sarebbe stato utile anche nei riguardi della Britannia, perché la presenza di armi romane ovunque avrebbe, per così dire, sottratto alla vista la libertà”. Agricola voleva che le popolazioni britanniche, intorno a loro, vedessero solo domini romani, perché la vista di popoli liberi avrebbe agito da sprone per la ribellione. Agricola, quindi, era ben consapevole che sottomettere un popolo che avesse sotto gli occhi altri popoli liberi sarebbe stato molto più difficile che sottomettere un popolo che intorno a sé vedesse solo popolazioni dominate dai romani. Quando non ci sono alternative, la realtà, per quanto amara, è sempre più facilmente digeribile.</p>
<p>L’analogia è presto evidente.</p>
<p>Quando ci viene presentato un mondo che invidia il nostro GreenPass, e quando ci viene totalmente omesso che sono perseguibili vie alternative, noi ci sentiamo rasserenati dal nostro GreenPass, ci sentiamo persino lieti di vivere in questo sicuro antro di mondo, addirittura privilegiati di poter godere del Greenpass mentre all’estero contagi e morti impazzano per le strade.</p>
<p>Ma la propaganda dice una cosa, e i dati un’altra.</p>
<p>E mentre in alcune zone del mondo si inizia a pensare ad una via alternativa al terrorismo mediatico e allo sfrenato legiferare, in Italia ci si incaponisce e intorciglia in regole sempre più astruse per far terminare la pandemia.</p>
<p>Ancora più grave, il Presidente del Consiglio Italiano dichiara tranquillamente che interviene “per salvare vite”, legittimando una forma di paternalismo indegna di una democrazia liberale. E sia chiara la differenza: il pompiere che ti salva da un incendio non è paternalista, lo Stato che ti vuole salvare la vita e ti multa se non glielo permetti, invece, sì.</p>
<p>Diceva Isaiah Berlin: “il gesto di manipolare gli uomini, di spingerli verso scopi che tu, l’illuminato riformatore sociale, vedi, e che loro potrebbero non vedere, significa negare la loro qualità di uomini, la loro essenza umana, significa trattarli come oggetti senza una propria volontà, e quindi degradarli dal rango di essere umani.”</p>
<p>Ma non è certo Mario Draghi l’eccezione: il presidente è, piuttosto, la punta dell’iceberg. E’ il Paese Italiano tutto, infatti, a sognare vividamente uno Stato che possa guidare i cittadini in luoghi prosperi, luoghi che, ovviamente, essi non sono in grado di raggiungere autonomamente a causa della loro presunta “ignoranza”.</p>
<p>In tutto ciò, mentre auspichiamo e accettiamo tranquillamente uno Stato che si arroghi il diritto di salvarci, ci illudiamo ancora che un nuovo decreto possa finalmente far finire la pandemia. In realtà, così facendo, ci tiriamo letteralmente la zappa sui piedi.</p>
<p>Prima era “l’ultimo sforzo di due settimane” per salvare il Natale, poi per salvare la Pasqua, poi per salvare l’Estate, poi per salvare il Natale dopo, poi le mascherine al chiuso, poi all’aperto, poi la prima dose, poi la seconda, poi il greenpass, poi la terza dose, poi l’obbligo vaccinale, ora le ffp2 e le classi in quarantena con 1 contagio. Ognuna di queste misure sarebbe dovuta essere l’ultimo colpo di grazia al COVID. La natura ci ha mostrato che forse è il caso di iniziare a valutare l’idea della convivenza. Grazie al cielo, ora abbiamo i vaccini, e chi è a rischio o ha paura può vaccinarsi.</p>
<p>Quando sarà chiaro che la politica non possiede la divina capacità di far terminare il covid, di eradicarlo, di spostarlo in qualche spazio lontano dell’universo, e che le restrizioni che subiremo nei prossimi mesi (anni) dipendono molto di più dall’approccio che abbiamo verso i poteri consentiti allo Stato, che non dall’effettivo stato delle terapie intensive, allora il COVID smetterà di influenzare così negativamente le nostre vite.</p>
<p>Per ora chiamiamo libertà questo stato di incertezza in cui la nostra libertà dipende dalle lune di Roberto Speranza. Perché questa è la situazione italiana: se i nostri ministri dovessero ritenere giusto perseguire la politica di “meno di 10 morti di covid al giorno”, o perché no, persino zero, avranno il potere e la giustificazione per rinchiuderci tutti in casa di nuovo. Dopotutto, è per il nostro bene. Cosa sia il nostro bene, lo decidono loro.</p>
<p>Questa classe politica, oscillante tra “smania legiferativa” e paternalismo diffuso, non si fermerà a questo decreto. E non si fermerà nemmeno qualora raggiungessimo il 100% di vaccinati.</p>
<p><strong>Questo è fondamentale comprendere: oggi non stiamo subendo restrizioni per colpa dei novax; oggi stiamo subendo restrizioni perché ci siamo messi nella posizione di delegare a Roberto Speranza i nostri destini.</strong> Anche qualora tutti si vaccinassero, ci saranno sempre, purtroppo, sfortunati casi di morte e di terapia intensiva. A fianco di ciò, ci sarà sempre qualche ministro abbastanza invaghito di bene comune o di paura da paventare restrizioni.</p>
<p>Fino a quando affideremo, e non solo affideremo, ma persino delegheremo interamente, il compito di tutela della nostra persona alla classe politica, fino a quel momento noi ci rimettiamo nelle mani dei loro disegni ed abdichiamo alla nostra autonoma e sovrana indipendenza.</p>
<p>E l’aver reso i propri diritti schiavi dei volubili disegni della classe politica, lo chiamiamo libertà.</p>
<p>A coloro che, immersi negli scenari apocalittici dei TG e di alcuni “giornali”, ritengono che senza GreenPass il suolo italiano sarebbe un grande mare rosso di sangue, ribadiamolo, perché quando tanto ripetitiva è la propaganda, così deve essere la risposta: nel Regno Unito ci sono state meno restrizioni e meno morti che qui.</p>
<p>Tacito si lamentava di essere costretto a vivere in tempi di schiavitù, mentre nei tempi passati aveva brulicato la libertà: noi forse non viviamo in tempi di servitù; certamente non viviamo nemmeno in tempi che i posteri guarderanno come ad esempi di libertà.</p>
<p>Il Governo Draghi non è la tirannia di Domiziano e non è uno dei regimi totalitari dello scorso secolo, ma non mi affretterei nemmeno a definirlo una democrazia liberale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Federico Marri" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/02/federico-marri-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/federico-marri/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Federico Marri</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato il 28/04/1999, laureando in Economia e Finanza, prossimamente Laurea Magistrale in Economia e Scienze Sociali.<br />
Ho frequentato il quarto anno di liceo negli Stati Uniti, in Illinois.<br />
Sono attivo politicamente e, seguendo l&#8217;approccio di Hannah Arendt, credo che la politica debba occuparsi di allargare lo spazio di libertá degli individui.<br />
La mia frase preferita è di Benedetto Croce: &#8220;per l’autoritarismo al quale è costretto ad appigliarsi[…], per l’inevitabile inclinazione a soffocare la varietà delle tendenze, gli spontanei svolgimenti e la formazione della personalità, il socialismo incontra l’ostilità della concezione liberale.&#8221;<br />
Amo Edmund Burke.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/federico_marri?s=08" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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		<title>Dubbi e perplessità sul Green Pass</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2021 18:02:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vado dritto al punto, perché l’articolo è già lungo: il GreenPass è una misura che non mi soddisfa e che potrebbe creare più danni che benefici. A questo si aggiunge la preoccupazione per il declino, lo squallore e la deriva del dibattito pubblico che, da entrambi i lati, si sta allontanando precipitosamente dai toni e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vado dritto al punto, perché l’articolo è già lungo: il GreenPass è una misura che non mi soddisfa e che potrebbe creare più danni che benefici.</p>
<p>A questo si aggiunge la preoccupazione per il declino, lo squallore e la deriva del dibattito pubblico che, da entrambi i lati, si sta allontanando precipitosamente dai toni e dai contenuti che sarebbe auspicabile veder germogliare all’interno delle democrazie liberali.</p>
<p>Più che scrivere contro il GreenPass, infatti, mi limiterò a sottolineare le criticità delle argomentazioni più ricorrenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1) “Dobbiamo introdurre il Green Pass per evitare che si sviluppino varianti”. </strong></p>
<p>In un mondo estremamente connesso e globalizzato, composto da 8 miliardi di persone, con alcuni Paesi che faticano tutt’ora ad avere accesso ai vaccini, è ingenuo ritenere che la vaccinazione di qualche milione di italiano in più possa impedire la nascita o l’arrivo di future varianti.</p>
<p>Le varianti ci sono e sono più contagiose; se ne arriveranno di nuove, lo faranno a prescindere dalle scelte dei politici italiani.</p>
<p>Certo, non è che se in alcuni Paesi i vaccini scarseggiano allora non ci vacciniamo nemmeno in Italia. Ma se si vogliono eliminare diritti e libertà per un obiettivo che si ritiene più importante (e già qui bisognerebbe stare in guardia) l’obiettivo deve essere quanto meno realizzabile. Non è questo il caso: l’arrivo di nuove varianti dipende in misura quasi completa da cosa accade nel resto del mondo, e non mi sembra opportuno introdurre divieti per traguardi che sfuggono quasi completamente al nostro controllo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>2)“Chi non si vaccina è un rischio per gli altri, quindi deve pagare un prezzo per questa sua scelta” </strong>(perdere il diritto di andare in determinati luoghi o fare molto più spesso il tampone).</p>
<p>Partiamo da un assunto semplice quanto fondamentale: prima di privare gli uomini di libertà e diritti, è necessario addurre giustificazioni abbondanti, esplicite, ragionate, schiaccianti, quasi incontrovertibili; è inoltre necessario utilizzare il principio di proporzionalità e necessarietà, il rischio sopportato deve essere abbastanza elevato da giustificare le limitazioni.</p>
<p>Se si crede nello stato di diritto, non basta dire che qualcuno è un rischio. Bisogna quantificare. Perché? Perché anche andare in giro senza vaccino per l’influenza è un rischio. Persino accendere il fornello per farci il caffè è un rischio per il nostro vicino, che potrebbe rischiare di vedersi la casa incendiata.</p>
<p>Praticamente tutto ciò che facciamo è un rischio per gli altri: è proprio per questo che <strong>le risposte alle delicate domande sulle limitazioni di libertà e diritti risiedono nella quantificazione del rischio, nella probabilità e nella gravità del danno a cui esponiamo gli altri, e non possono sottostare a una vaga retorica di bene comune, interesse collettivo o rischio generale</strong> (pena il sorgere di misure colme di isterie e controsensi).</p>
<p>In questi giorni sono fioccati i parallelismi: vi è chi ha fatto notare che, così come è richiesta una patente per guidare, così dovrebbe essere richiesta una patente per poter entrare in un ristorante. In molti hanno sostenuto che volere la libertà di non vaccinarsi equivalga a volere la libertà di passare con il semaforo rosso.</p>
<p>La tiritera comune di questi giorni sbandiera a tutte vele lo slogan liberale del “la mia libertà finisce dove inizia la tua”. E ci mancherebbe, è uno dei capisaldi di ogni democrazia liberale da quando John Stuart Mill lo introdusse.</p>
<p>Ciò che tuttavia è sistematicamente omesso, per ingenuità o per malafede, è la definizione di cosa costituisca un’aggressione alla libertà altrui. Lo ripeto: se bastasse parlare di libertà che iniziano e finiscono, si potrebbe tranquillamente dire che non vaccinarsi all’influenza è un’aggressione alla libertà altrui così grave da giustificare misure restrittive per i non vaccinati. Perché ciò non avviene? Perché il rischio di contrarre l’influenza da un non vaccinato è ritenuto minore rispetto al costo delle restrizioni.</p>
<p>I professori Perotti e Boeri, in un articolo molto meno delirante, hanno paragonato i danni che un non-vaccinato provoca alla comunità a quelli che i fumatori arrecano ai cosiddetti fumatori passivi, e per i quali devono pagare un prezzo (le imposte sulle sigarette).</p>
<p>Ma tutti questi paragoni ignorano un punto fondamentale: a differenza di automobilisti e fumatori passivi, i cittadini, vaccinandosi, sono in grado di proteggersi in modo estremamente efficace dal comportamento dei non vaccinati (sembrerebbe che i vaccini riducano con efficacia che oscilla tra il 93% e il 98% ospedalizzazioni e morti).</p>
<p>E’ lecito chiedere che un guidatore abbia la patente perché è impossibile tutelarsi da un tamponamento mortale, e per gli stessi motivi si chiede che il guidatore non sia ubriaco o non passi agli incroci con il semaforo rosso. Infatti, non esiste un vaccino né per gli incidenti stradali né per gli effetti nocivi della nicotina.</p>
<p><strong>Ma esiste un vaccino per il COVID19, e funziona. </strong></p>
<p>Quanto rischia quindi un vaccinato?</p>
<p>Un vaccinato rischia molto poco in presenza di un non vaccinato, e rischia molto molto poco in presenza di un vaccinato. Abbastanza da impedire l’accesso in determinati luoghi? Io non penso.</p>
<p>Si dirà: “però vanno tutelate quelle persone che non hanno la possibilità di vaccinarsi per motivi di salute”. Senz’altro, ma fatico ancora una volta a trovare adeguata proporzionalità e quantificazione. Quante sono queste persone? Quanto rischiano se inserite in un contesto in cui sono rispettati il distanziamento e le misure di protezione? Rischiano così tanto da imporre a tutti i non vaccinati non solo le adeguate misure di protezione, ma addirittura l’impossibilità di accesso ad alcuni luoghi?</p>
<p>Ricordiamo inoltre che il vaccino non impedisce il contagio. Riduce le probabilità, ma una percentuale di rischio permane sempre.</p>
<p>Mi chiedo, quindi: non sarebbe stato sufficiente proseguire con misure di protezione e distanziamento, senza andarsi ad impelagare in questo pantano che sta provocando parecchia rabbia ed intolleranza?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3) “Bisogna evitare che il sistema sanitario collassi”. </strong></p>
<p>Questa è l’unica argomentazione veramente solida: se il sistema sanitario dovesse implodere, il governo Italiano rimetterebbe tutti quanti in lockdown, e non sarebbe giusto far pagare a tutti il costo delle scelte di pochi.</p>
<p>Condivisibile: futuri lockdowns devono essere scongiurati.</p>
<p>Ma che il GreenPass eviti futuri lockdowns è un’ illusione, così come lo furono le sparate del tipo “ultimo lockdown di 2 settimane per salvare il Natale”, e poi l’Estate, e poi la Pasqua, e poi chissà che altro in un susseguirsi infinito.</p>
<p>La dicotomia presentata in conferenza stampa dal Presidente Draghi “o GreenPass o Lockdown”, è semplicemente falsa.</p>
<p><strong>Il GreenPass non garantisce che non vi saranno ulteriori lockdowns. </strong>I parametri sono lì, in bella mostra: se le terapie intensive supereranno il 20%, sarà zona arancione. Tutto ciò che il GreenPass fa è limitarsi a funzionare da incentivo alla vaccinazione (da questo punto di vista i dati ne confermano il successo).</p>
<p>Se quindi pare legittimo intraprendere misure per tutelare il sistema sanitario, prima di procedere con obblighi e restrizioni bisognerebbe chiedersi: “qual è il rischio che gli ospedali collassino?”; “Quanto viene ridotto questo rischio con il GreenPass?”.</p>
<p>Senza queste doverose domande (del tutto assenti dal dibattito pubblico), sorge spontaneamente il dubbio che questo GreenPass rappresenti, più che la volontà di tutelare libertà e salute, una sorta di crociata punitiva verso i novax, una vendetta morale verso i colpevoli di “analfabetismo funzionale”.</p>
<p>E per quanto sia una sofferenza dover ancora sentire complottismi su 5G, piani di sterminio di massa, scie chimiche &amp;co., bisogna mantenersi saldi nella consapevolezza che nello stato di diritto la libertà non è condizionata né alla profondità di pensiero né al grado di cultura. <strong>L’uomo nasce libero, e la libertà deve essergli garantita per il solo fatto di essere umano.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi è poi un’ultima ragione, di natura pragmatica, per coltivare remore verso questa misura: ogni volta che uno strumento politico diviene d’uso comune e accettato in larga parte dalla popolazione, diventa estremamente difficile rimuoverlo.</p>
<p>Nessuno si è chiesto quanto durerà questo GreenPass, e vi è la concreta possibilità che per i prossimi 3-5 anni saremo costretti ogni 8 mesi a vaccinarci per godere di alcune libertà fondamentali, a prescindere da quanto il COVID rappresenterà un pericolo.</p>
<p>Forse stiamo disegnando una società che pretenderà in modo sempre più asfissiante prove e dimostrazioni non per imporre divieti, quanto piuttosto per concedere libertà e diritti. Così la dottrina del diritto naturale sembra traballare pericolosamente.</p>
<p>Aggiungo, tralasciando la filosofia e continuando con il pragmatismo, che esiste pure il concreto rischio che le limitazioni diventino via via più gravose (solo qualche settimana fa, prima dell’idea di Macron, era certo che il GreenPass fosse solo uno strumento per regolare i viaggi intraUE).</p>
<p>Tra i due approcci agli estremi, non fare nulla nella speranza che le vaccinazioni spontanee possano essere sufficienti a evitare nuove crisi sanitarie, o imporre l’obbligo vaccinale alle fasce d’età concretamente a rischio ospedalizzazione, si è scelta una via di mezzo che crea incertezza, danneggia l’economia e spezza in due la società, senza nemmeno riuscire a garantire l’assenza di futuri lockdowns.</p>
<p>Ma, come accennavo all’inizio, più inquietante ancora è la direzione su cui si sta incanalando il dibattito pubblico: da un lato solito complottismo mischiato a rabbia montante, dall’altro scarsa attitudine nel ponderare le proprie ragioni prima di privare di diritti e libertà gli altri.</p>
<p>Non ci attendono tempi prosperi.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Federico Marri" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/02/federico-marri-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/federico-marri/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Federico Marri</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato il 28/04/1999, laureando in Economia e Finanza, prossimamente Laurea Magistrale in Economia e Scienze Sociali.<br />
Ho frequentato il quarto anno di liceo negli Stati Uniti, in Illinois.<br />
Sono attivo politicamente e, seguendo l&#8217;approccio di Hannah Arendt, credo che la politica debba occuparsi di allargare lo spazio di libertá degli individui.<br />
La mia frase preferita è di Benedetto Croce: &#8220;per l’autoritarismo al quale è costretto ad appigliarsi[…], per l’inevitabile inclinazione a soffocare la varietà delle tendenze, gli spontanei svolgimenti e la formazione della personalità, il socialismo incontra l’ostilità della concezione liberale.&#8221;<br />
Amo Edmund Burke.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/federico_marri?s=08" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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		<title>Invidia sociale e lockdown</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Marri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 16:57:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’inizio del 2021, l’avviamento della vaccinazione e l’insediamento di Mario Draghi a Palazzo Chigi, mentre possiamo forse abbandonarci alla speranza che il COVID-19 verrà prima o poi lasciato alle spalle, è necessario porre una riflessione sul clima che ha alimentato le argomentazioni pro-lockdown negli scorsi tragici mesi e che, ahimè, non scomparirà insieme alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Con l’inizio del 2021, l’avviamento della vaccinazione e l’insediamento di Mario Draghi a Palazzo Chigi, mentre possiamo forse abbandonarci alla speranza che il COVID-19 verrà prima o poi lasciato alle spalle, è necessario porre una riflessione sul clima che ha alimentato le argomentazioni pro-lockdown negli scorsi tragici mesi e che, ahimè, non scomparirà insieme alla pandemia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Descrivendo la narrazione mediatica che si è talvolta spinta fino a parlare di lockdown anche nel 2022 e 2023 come esageratamente catastrofista, credo che pochi avrebbero da ridire. Tanto per fare un esempio, qualche settimana fa, Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale di Milano, ha parlato di impossibilità di pranzi e cene fino alla fine del 2021<sup>1</sup>. (<a href="https://www.fanpage.it/attualita/il-virologo-pregliasco-la-terza-ondata-e-certa-zona-rossa-dopo-il-6-1/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.fanpage.it/attualita/il-virologo-pregliasco-la-terza-ondata-e-certa-zona-rossa-dopo-il-6-1/&amp;source=gmail&amp;ust=1612629029338000&amp;usg=AFQjCNFmrvuX5la80s1RkksLrxKP4x2r-Q">https://www.fanpage.it/attualita/il-virologo-pregliasco-la-terza-ondata-e-certa-zona-rossa-dopo-il-6-1/</a>).  Sono altrettanto numerosi i cittadini e le autorità che in questi mesi sono sembrati invocare lockdown e misure restrittive con eccessiva leggerezza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Scoprire quali siano i fattori che determinano questo approccio alla pandemia, in cui a più riprese è sembrato emergere un inquietante denominatore comune, ossia una non troppo celata simpatia verso il lockdown come mezzo di espiazione dei peccati dei cittadini, è lo scopo di questo articolo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma prima facciamo un passo indietro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nell’era delle social-democrazie il liberalismo è sempre più moribondo e la lotta alla disuguaglianza è sempre più viva. Se dovessi scegliere una parola, un ritornello, il leitmotif di questo secolo, sceglierei proprio il termine “disuguaglianza”. Ma mentre volere la libertà significa volere che ogni cittadino sia egualmente libero, ed implica quindi l’uguaglianza “di partenza”, la lotta alla disuguaglianza può diventare liberticida se non si presta attenzione alla distinzione tra uguaglianza di partenza e uguaglianza di risultato. Infatti, volere che i corridori di una maratona partano dallo stesso punto, è ben diverso dal volere che concludano la gara nello stesso istante.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ovviamente, garantire la libertà ai corridori significa ammettere che alla fine della corsa ci sarà disuguaglianza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Così, dire che in una classe del liceo sono aumentate le disuguaglianze, per il clima culturale in cui viviamo, significa comunicare qualcosa con accezione negativa. Ma se in una classe tutti gli alunni hanno 6 di media, e dopo un mese metà classe aumenta la sua media portandola a 8, mentre l’altra metà l’aumenta portandola a 10, si potrebbe forse dire che questo aumento della disuguaglianza è un male da eradicare? Ovviamente no, perché le condizioni individuali di ciascun alunno sono migliorate.</p>
<p style="font-weight: 400;">Allo stesso modo, la nenia quotidiana per cui “i redditi dei ricchi aumentano”, raramente prende in considerazione il reddito delle classi meno abbienti. Il fatto che i ricchi si arricchiscano, per chi filtra la società con l’occhio dell’uguaglianza di fatto e dell’invidia sociale, è di per sé un fatto negativo, a prescindere dal fatto che questo arricchimento sia accompagnato o meno da un miglioramento delle condizioni della classe povera. In questi 2 secoli di capitalismo abbiamo assistito ad una vertiginosa diminuzione del numero di persone che vivono in condizioni di estrema povertà, eppure si parla solo dell’aumento o diminuzione del numero dei miliardari.</p>
<p style="font-weight: 400;">Già nel 1979, Margaret Thatcher accusava il socialismo di volere la diminuzione delle disuguaglianze anche qualora questo dovesse comportare l’impoverimento dei più poveri: “So long as the gap is smaller, they’d rather have the poor poorer.”.</p>
<p style="font-weight: 400;">E questo infelice sentimento, il principio del “mal comune mezzo gaudio”, per cui il fatto che qualcuno soffra basta ad alleviare le nostre sofferenze, o che le nostre sofferenze dipendono in modo inversamente proporzionale dalla felicità altrui, unito allo scarso rispetto per le libertà altrui e alla volontà di raggiungere l’uguaglianza sociale, a prescindere che questa sia raggiunta con un impoverimento collettivo o con un miglioramento delle condizioni delle classi meno abbienti, pare essere il fondo ideologico della fazione della sinistra, lontana dalla parte più liberale (o meno socialista) di Renzi, Bonino e Calenda, che sembra veramente tifare per il lockdown.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutti ricorderanno la narrazione della “movida”, gli attacchi ai giovani sui navigli milanesi protratti spesso con fotografie schiacciate, la caccia ai runners, la persecuzione dei cittadini che, armati di mascherina, si sono riversati per le vie delle grandi città per fare shopping non appena la legge lo ha consentito, la trama mediatica dell’ “estate”, per cui ogni contagio da Ottobre a Dicembre può essere ricondotto ai comportamenti “irresponsabili” di ferragosto proprio come ogni peccato dell’uomo può essere ricondotto al peccato originale di Adamo ed Eva.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sono già state avanzate teorie per cui “la libertà di andare a correre non è una vera libertà” e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è arrivato a sostenere che i runners dovrebbero pensare che, mentre loro corrono, le persone che li osservano dalla finestra si sentono recluse.</p>
<p style="font-weight: 400;">Godere di una libertà senza che gli altri possano fare altrettanto, quindi, è diventato una colpa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sembra inoltre emergere una nuova concezione della libertà per cui libertà non è essere liberi di fare tutto ciò che non arreca danno agli altri, ma solamente di fare solamente ciò che è utile alla società, mentre qualsiasi altra pretesa rientra nell’alveo dell’egoismo individualista. Sotto questa lente, è inevitabile che le privazioni della libertà a cui stiamo assistendo in questi mesi non siano ritenute così drammatiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Diceva Indro Montanelli: &#8220;Quando un italiano vede passare una macchina di lusso il suo primo impulso non è averne una anche lui, ma tagliarle le gomme.&#8221;</p>
<p style="font-weight: 400;">Ecco, attualmente non è impossibile acquistare una Ferrari, ma con il lockdown si è reso possibile non assistere più a macchine di lusso sfrecciare per le strade, a signori ingozzarsi in ristoranti eleganti, a coppie dilettarsi nella pratica dello shopping in negozi lussuosi, a cittadini divertirsi sulle piste da sci, a giovincelli con la fortuna di provenire da famiglie benestanti affollare i locali dei quartieri “bene” dei vari capoluoghi, si è infine reso possibile non assistere all’ostentazione delle vacanze altrui sui social networks.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si potrebbe argomentare che una fazione ha semplicemente più a cuore la salute collettiva rispetto all’altra. Tuttavia, i modi ed il tono della dialettica politica, paiono indicare che questa tesi non possa definirsi esaustiva: nella maggior parte dei casi <strong>non si tifa maggiormente per la sconfitta del virus</strong>, semplicemente <strong>si tifa di meno per il ritorno alla normalità e alla libertà</strong> perché, mentre nel lockdown siamo tutti egualmente infelici e possiamo consolarcene, nella normalità della vita bisogna fare i conti con la disuguaglianza di fatto che deriva dal naturale displicarsi della libertà.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sia chiaro, non si vuole qui dire che queste siano le uniche motivazioni per sostenere il lockdown: la paura per sé stessi, la paura per i propri parenti, la paura in generale per i propri concittadini possono essere un fattore più che ragionevole; allo stesso modo, il catastrofismo e il terrorismo mediatico emanato da alcune figure istituzionali e dai media potrebbe essere spiegato dalla volontà di “spaventare” ed indurre a comportamenti più prudenti (si dice alla popolazione che sarà impossibile “cenare insieme fino alla fine del 2021” sperando che la paura di veder prolungate le misure restrittive un altro anno possa indurre a maggiore prudenza).</p>
<p style="font-weight: 400;">E’ tuttavia fuor di dubbio che mentre la consapevolezza di quanto il lockdown sia una misura drastica, estrema, altamente lesiva dei diritti e delle libertà umane dovrebbe indurre ad interrogarsi sulla sua <a href="https://www.studiocataldi.it/articoli/40687-dpcm-anti-covid-sono-illegittimi.asp">necessarietà ed inevitabilità</a>, a dimostrare quanti e quali benefici effettivamente porti, ad accettare veramente a malincuore una sua adozione, a pesare con estrema cautela una sua protratta estensione prima di farne uno strumento di minaccia ed isteria collettiva, le svariate dichiarazioni pro-lockdown sembrano andare esattamente nella direzione opposta, arrivando persino a palesare una certa simpatia verso la misura.</p>
<p style="font-weight: 400;">Mariana Mazzuccato, consigliera economica di Giuseppe Conte, ha già sostenuto che anche nel futuro, a causa dei cambiamenti climatici, potrebbe essere necessario implementare dei lockdown<a href="https://www.socialeurope.eu/avoiding-a-climate-lockdown"><sup>1 </sup></a>e i governi potrebbero dover imporre ai cittadini per esempio di non mangiare carne rossa: viene allora la forte paura che, una volta ammesso il principio per cui sia lecito limitare le libertà fondamentali in virtù di un bene superiore, il prossimo decennio sarà tutto un gran spolverare di lockdowns e misure restrittive, proprio come si fa con il prezzemolo in cucina.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quest’estate Boris Johnson, per giustificare il “libertinismo” inglese in risposta alla pandemia, ha detto che il Regno Unito, “a differenza di molti altri paesi del mondo, è una nazione “freedom loving.”, amante della libertà<sup><a href="https://www.thelocal.it/20200922/covid-19-italy-has-fewer-cases-because-uk-is-freedom-loving-says-british-pm-johnson">2</a> </sup>, scatenando anche la reazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non ci addentriamo oltre nella polemica, ma, per concludere con eufemismo, faremmo fatica ad accusare il premier britannico di aver detto il falso.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Federico Marri" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/02/federico-marri-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/federico-marri/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Federico Marri</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato il 28/04/1999, laureando in Economia e Finanza, prossimamente Laurea Magistrale in Economia e Scienze Sociali.<br />
Ho frequentato il quarto anno di liceo negli Stati Uniti, in Illinois.<br />
Sono attivo politicamente e, seguendo l&#8217;approccio di Hannah Arendt, credo che la politica debba occuparsi di allargare lo spazio di libertá degli individui.<br />
La mia frase preferita è di Benedetto Croce: &#8220;per l’autoritarismo al quale è costretto ad appigliarsi[…], per l’inevitabile inclinazione a soffocare la varietà delle tendenze, gli spontanei svolgimenti e la formazione della personalità, il socialismo incontra l’ostilità della concezione liberale.&#8221;<br />
Amo Edmund Burke.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/federico_marri?s=08" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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