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	<title>prima repubblica Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>prima repubblica Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Le convergenze parallele e le  omogeneità valoriali in politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 22:18:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[aldo moro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aldo Moro, stando a quanto la storia della prima Repubblica ci ha consegnato, ebbe a considerare le c.d. “convergenze stabili” (o parallele secondo alcuni scritti) come strumento per consentire l’uscita dallo stallo politico al fine di costruire maggioranze di governo indirizzate a condividere un percorso di riforme su più anni. È quel che, in buona [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Aldo Moro, stando a quanto la storia della prima Repubblica ci ha consegnato, ebbe a considerare le c.d. “convergenze stabili” (o parallele secondo alcuni scritti) come strumento per consentire l’uscita dallo stallo politico al fine di costruire maggioranze di governo indirizzate a condividere un percorso di riforme su più anni.</p>
<p>È quel che, in buona sostanza, si manifestava poi nel verso di una sorta di “compromesso storico” tra Democrazia Cristiana e Partito comunista italiano con l’unica esclusione, morotealmente parlando, dell’incidenza di quel totalitarismo di cui l’esperienza sovietico- comunista si faceva simbolo ideologico.</p>
<p>Le convergenze di cui Moro ebbe a teorizzare la funzione, poi, furono considerate in chiave parallela nel senso stretto di immaginare un treno su due binari: appunto la democrazia (il treno) e i due binari (i partiti del compromesso).</p>
<p>Pur qualcuno la formula delle “convergenze” rappresentava un ossimoro: secondo la geometria euclidea due rette parallele mai possono convergere. Eppure quella delle convergenze morotee non è rimasta inapplicata nel tempo successivo ed anche dopo la morte dell’ex Presidente del Consiglio italiano.</p>
<p>D’altronde, concettualmente, si parla di convergenze ogni qualvolta si debba indicare che due partiti convergono su alcuni punti pur mantenendo una sostanziale distanza nella linea politica.</p>
<p>Ma le convergenze parallele a cui gli analisti degli anni sessanta facevano richiamo attribuendone la teorizzazione ad Aldo Moro, prevedeva un elemento consolidante in più: l’accordo stabile nel tempo storicizzandolo (da qui la funzione ideale del “compromesso storico”).</p>
<p>Naufragata la prima Repubblica, il sistema elettorale fu poi modificato in ottica di richiamo maggioritario affinché fosse consentita una più decisa stabilità di attuazione delle politiche da parte dei vincitori delle elezioni. Il sistema elettorale nuovo, c.d. <em>Mattarellum, </em>mantenne una decina d’anni.</p>
<p>Il tema delle convergenze morotee, pur velatamente, è stato il più applicato (consapevolmente o meno) da parte delle forze politiche pur senza la stabilizzazione storica delle alleanze: un accenno fu quello di Romano Prodi che, tuttavia, coniugò nel Partito Democratico due (o più) anime politiche di cui i maggiori interpreti furono i Democratici di Sinistra e la Margherita. Atro tentativo lo portò avanti Silvio Berlusconi quando lanciò il Polo delle libertà che poi ri-nomenclò Casa delle Libertà fino a suscitare la nascita di un partito contraltare del PD prodiano: il Popolo della Libertà unendo Forza Italia e Alleanza Nazionale.</p>
<p>Entrambe le esperienze hanno sì basato la costituzione di esse sulla strada della storicizzazione del rapporto di alleanza, ma con un limite: invece della convergenza hanno usato lo strumento a rovescio ovvero il far confluire idee politiche differenti in un “contenitore omologante”.</p>
<p>Il tempo ha portato a raccontarci come il Popolo delle Libertà sia imploso dopo qualche anno; il Partito Democratico, tra alti e bassi, resiste ancora, ma non è da escludersi possa giungere alla medesima conclusione e che alla lunga diventi un “contenitore intermezzo” tra la sinistra comunista, il Movimento 5 Stelle e un’area nuova (che farebbe eco alla Margherita di Rutelli, ma che ha strutturazione nettamente diversa): il Terzo Polo.</p>
<p>Ad oggi, quindi, se noi badiamo al come l’arco politico-parlamentare si presenti otterremmo (e otteniamo) che: la sinistra (o almeno le battaglie storiche) è rappresentata dal Movimento 5 Stelle, mentre guardando verso posizioni leggermente più moderate, pur saldamente nel centrosinistra (filo-progressista con quote democristiane), c’è il Partito democratico. Su quest’ultimo passaggio però va considera l’ascesa di Elly Schlein che sembrerebbe voler riaffermare i temi su cui, invece, il partito di Giuseppe Conte si sta consolidando da qualche anno.</p>
<p>Al centro della politica italiana parrebbe esser nata una conformazione politica, per ora in senso federativo, costituita da Italia Viva di Matteo Renzi, Azione di Carlo Calenda e i moderati orfani di un centrismo (quasi) puro.</p>
<p>Oltre confine centrista, c’è Forza Italia con qualche quota democristiana di quel che rappresenta l’UDC (e si precisa “qualche” perché buona parte dei democristiani conservatori sono da un’altra parte ovvero in quota meloniana: Fratelli d’Italia).</p>
<p>Allora, la lezione di Aldo Moro torna utile ai giorni nostri per una attualizzazione diversificata: non più convergenze parallele, ma aree per omogeneità valoriali.</p>
<p>Quindi dall’immagine dei binari paralleli si passa agli anelli di congiunzione: una idea potrebbe darla la simbologia degli anelli delle Olimpiadi.</p>
<p>È il caso, perciò, di affermare che il bipolarismo rischia di non trovare effettività quando occorre formare i governi; piuttosto esso è un fenomeno funzionale al momento elettorale perché, in ragione del principio di alternanza e di contrapposizione democratica, occorre che vi sia un gioco di diversità programmatica.</p>
<p>Se, però, facciamo uno sforzo di intuizione, il voto è destinato a cambiare nel tempo e, quindi, è deducibile come le forze politiche non possono rimanere statiche nel come nate (che non significa rinunciare alla propria essenza costitutiva) rispetto alle sfide sovranazionali e nazionali. Ciò significa che i partiti stessi, salvo quelli tendenti a posizionamenti polarizzanti, saranno sempre più obbligati a dialogare tra loro pur in genetica diversità politica. Una “esperienza tipo” può ricondursi al Governo di Mario Draghi.</p>
<p>Questo ragionamento porta, inevitabilmente, a comprendere che i partiti non polarizzanti (ad esempio quelli includenti le storie liberaldemocratiche, cattoliche, popolari, ecc.) saranno posti per forza di cose in una posizione di “legamizzazione” (si consenta lo sforzo terminologico) per formare i governi stando all’impianto costituzionale vigente; infatti, cosa diversa potrebbe accadere nell’ipotesi di stravolgimento costituzionale ove mai indirizzato ad istituire un sistema presidenziale o semipresidenziale.</p>
<p>La doverosità del legame governativo impone ed imporrà che determinati partiti faranno i conti con la compatibilità valoriale: una sorta di verifica per cui, al fine di ottenere come risultato le convergenze di cui Aldo Moro parlava decenni fa, interagiscano per formare governi stabili coloro che riconoscono il principio in base al quale alcune culture politiche possono dialogare senza delegittimarsi, ma anellarsi vicendevolmente a seconda delle esigenze politiche del Paese.</p>
<p>È questa la questione di fondo: per ottenere convergenze parallele, lo spazio politico vedrà crescere aree valoriali omogenee (non omologanti).</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>Il caso moro nella lunga scia rossa: un delitto soprannazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giannubilo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 20:38:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[aldo moro]]></category>
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		<category><![CDATA[francesco giannubilo]]></category>
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		<category><![CDATA[vito sibilio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una lezione dal passato Il tentativo di squarciare, una volta per tutte, l’offuscato velo delle mezze verità, frammiste a ipocrisie e reticenze, che ancora oggi, ad oltre un quarantennio di distanza, caratterizzano il quadro del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro, nonostante la vasta letteratura sull’argomento &#8211; si pone in evidenza da ultimo l’ottimo lavoro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Una lezione dal passato</strong></em></p>
<p>Il tentativo di squarciare, una volta per tutte, l’offuscato velo delle mezze verità, frammiste a ipocrisie e reticenze, che ancora oggi, ad oltre un quarantennio di distanza, caratterizzano il quadro del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro, nonostante la vasta letteratura sull’argomento &#8211; si pone in evidenza da ultimo l’ottimo lavoro del professor Vito Sibilio &#8211; e la copiosa convegnistica sviluppatasi in proposito, non è affatto impresa da poco. Intendimento di queste riflessioni, derivanti da una accurata ricostruzione storica sulla scorta della ricca bibliografia sussistente sull’argomento, è pertanto quello di proporre un plausibile diagramma interpretativo, la cui risultante sarà un paradigmatico schema unitario in cui vanno coerentemente a incastonarsi tutti i tasselli del mosaico che vede l’URSS <em>in primis </em>alla regia di quell’impresa criminale.</p>
<p>L’interrogativo che occorre porsi in apertura è se si possa dimostrare che le Brigate Rosse, quel gruppo rivoluzionario nato a Milano agli inizi degli anni Settanta, facessero parte, sia pure indirettamente, della rete terroristica utilizzata dal KGB per operazioni speciali in varie parti del mondo e, pertanto, se l’omicidio di Moro fosse stato eseguito, in buona sostanza, nell’interesse di Mosca.</p>
<p>Al fine però di poter meglio inquadrare l’intera questione, occorre delineare, seppur succintamente, la genesi del brigatismo rosso, che indubbiamente nasceva da un rinnovato clima da “Resistenza”, che indusse tanti a prendere le armi e iniziare una personale guerra di Liberazione, a fronte di un presunto terrorismo di destra identificato, ad arte, come terrorismo di Stato, il cui governo, incentrato sulla Democrazia Cristiana, secondo le analisi del “Manifesto”, era nelle mani di una forza politica reazionaria e filofascista. Pur tuttavia, fino al 1976 la stampa di sinistra si ostinò a definire i brigatisti rossi come sedicenti e fantomatici, le cui azioni erano da ricondurre all’eversione nera, e solo dopo il rapimento e l’uccisione del presidente della DC Aldo Moro questi giornali smisero di fare disinformazione. Vero è &#8211; come scrisse Rossana Rossanda nel 1978 sul “Manifesto” &#8211; che le Br appartenevano all’”album di famiglia” del Pci, per la singolare identità di accenti tra i documenti delle Br e i testi di Stalin e di Zdanov, su cui si erano formati i comunisti negli anni Cinquanta.</p>
<p>E’ in siffatto contesto, dunque, di violenza ideologica e del forte legame che ancora legava il Pci all’Unione Sovietica &#8211; un partito che, pur proclamando la fedeltà alle istituzioni, non rompeva affatto con la “rivoluzione d’Ottobre”, un partito prigioniero di se stesso e della sua storia e incapace di assumere una posizione chiara nei confronti della violenza &#8211; che si posiziona l’operato politico di Berlinguer, che subiva un attentato a Sofia nell’ottobre del 1973 su mandato dell’URSS; un’azione, quella berlingueriana, tesa ad imporre al partito il “compromesso storico”, ovvero la proposta politica di un accordo “storico” con la Democrazia Cristiana, un’intesa di lungo periodo tra forze comuniste, socialiste e cattoliche, ancorché si preferisse rimanere ancora per parecchio tempo nell’ipocrisia della “suggestione rivoluzionaria”, mantenendo un rapporto forte sia con la base degli iscritti che con Mosca, da cui continuava a dipendere anche sotto il profilo economico.</p>
<p>Ma nonostante questa doppiezza che invero caratterizzava ancora il Pci berlingueriano, tuttavia l’uomo politico sardo mostrò un grande coraggio nel dare avvio ad un progetto di revisione programmatica e ideologica del comunismo italiano, un disegno che all’interno avrebbe sdoganato, con la politica della “solidarietà nazionale”, il partito dalla <em>conventio ad excludendum</em>, riconoscendo un fatto che comunque era già in atto da tempo, la <em>conventio ad includendum</em>, nelle commissioni in sede legiferante: tutto ciò avrebbe distrutto anche la concorrenza socialista; sul piano internazionale ciò si sarebbe tradotto nella linea dell’eurocomunismo, ancorché questo non fosse altro che il velleitario tentativo da parte di Berlinguer di sostituirsi ai francesi alla guida del comunismo occidentale, e quindi bocciato dallo stesso George Marchais.</p>
<p>Pur tuttavia, malgrado la evidente subalternità ancora sussistente verso Mosca, che peraltro ben sapeva quanto fosse labile il progetto e inconsistente l’indipendenza rivendicata dal Segretario nei suoi confronti, questa tentò di stroncare da subito l’eterodosso scisma berlingueriano sia perché si sarebbe potenziata una strada di decomposizione, tra l’altro già in atto, della unità dogmatica del Pcus e della dottrina della sovranità limitata estesa non solo agli Stati ma anche ai rispettivi partiti comunisti, sia perché il progetto consociativo non era affatto fantomatico bensì ben diretto a quella parte della Dc, la sinistra del partito e a Moro, che erano ben disposti ad accoglierlo nonostante si fondasse su elementi di ambiguità e su basi poco realistiche.</p>
<p>Stante così ben saldo il quadro strutturale di riferimento che contemplava la netta avversione dell’URSS al progetto berlingueriano, non v’è dubbio alcuno che anche i sevizi segreti e le formazioni terroristiche dei “Paesi fratelli”, dipendenti indirettamente dal KGB, partecipassero entusiasti, sia nella preparazione che  nell’esecuzione, al Sequestro di Aldo Moro: tale è il caso della RAF, la formazione terroristica comunista della Germania Occidentale, che collaborò con le BR al rapimento ed alla strage della scorta, data l’attestata presenza di uomini e materiali tedeschi in via Fani; né, d’altra parte, la RAF  avrebbe agito contro Moro se non avesse avuto un mandato della DDR &#8211; che tramite il suo servizio segreto, l’HVA, controllava appunto la RAF &#8211; e dell’URSS stessa.</p>
<p>Ma assieme al KGB, che comunque teneva l’arcigna parte del “burattinaio”, operavano altre organizzazioni di coordinamento del terrorismo rosso internazionale, tra cui l’<em>Hyperion</em> &#8211; mascherato come scuola di lingue che operava a Parigi e di cui facevano parte anche terroristi italiani &#8211; che raccordava, mediante decisioni comuni, le azioni delle BR, la RAF, l’IRA, l’ETA, il FPLP dell’OLP e <em>Action Directe. </em>Ma non era da sottovalutare neppure l’altra organizzazione terroristica internazionale, denominata <em>Separat</em> e di cui faceva parte Valerio Morucci, pur’essa eterodiretta, in ultima analisi, dal KGB tramite le sue affiliazioni cospirative.</p>
<p>Insomma, dopo la nascita delle BR e delle Nuove BR di Mario Moretti nel ’74 &#8211; una vera e propria “galleria degli orrori” &#8211; s’innesca una folle <em>escalation </em>terroristica fino all’assassinio dello statista della DC alle soglie del varo di un governo sostenuto dalla Solidarietà Nazionale di tutti i partiti ad esclusione del PLI. Tutto ciò di certo fece aprire gli occhi al Pci e a tutta la sinistra, compresa la sua stampa, sulla reale natura del fenomeno brigatista. Tuttavia il partito comunista, il quale abbandonava sì &#8211; ma non del tutto &#8211; la linea di attacco violento allo Stato, pur di salvaguardare la solidarietà nazionale, che gli consentiva così di penetrare nella macchina statale occupando questa arena del potere per produrre più potere al partito e che spostava l’egemonia della classe operaia dal terreno dei rapporti di produzione a quello dello Stato, traducendosi in definitiva in un’inedita pratica della lotta di classe condotta ora dal vertice del potere, copriva i contatti con i terroristi all’interno del partito stesso, relazioni insidiose di cui era ben a conoscenza.</p>
<p>Insomma, come è stato scritto da Enzo Bettizza, la veritiera storia del brigatismo rosso e dei comunisti in genere “&#8230;.è roba di vita e di morte, di sangue e di menzogna, di altitudini gelide e di abissi infernali”.</p>
<p>Se il KGB, dunque, rappresentava la “cupola” a cui faceva capo la rete terroristica internazionale, nel suo ambito s’intessono anche rapporti, nella vicenda del sequestro Moro, tra le BR e il FPLP di George Habbash, il ramo marxista dell’OLP, un giro losco in cui compare anche la “Ndrangheta calabrese”.</p>
<p>Immettendoci direttamente nei meandri più oscuri della vicenda del sequestro, voluto dal KGB e dal GRU, il servizio segreto militare sovietico, che pure vi ebbe una parte importante, non v’è dubbio che entrambi avessero ricevuto l’<em>exequatur</em> del Politburo, con anche il coinvolgimento dei servizi segreti dei paesi satelliti, l’HVA appunto e l’STB cecoslovacco. D’altra parte, nella seconda metà degli anni settanta l’URSS era pronta a scatenare la guerra in Europa, attesa la superiorità di armamenti &#8211; in particolare gli SS20 &#8211; del Patto di Varsavia in Europa e in Medio Oriente, a cui faceva però da contraltare l’installazione dei missili <em>Pershing </em>e <em>Cruise</em>, un conflitto che avrebbe visto l’occupazione del territorio italiano ad opera delle truppe ungheresi e cecoslovacche. In siffatto contesto s’inserisce dunque non solo il sequestro bensì anche la possibilità concreta che il prigioniero potesse svelare importantissimi segreti di stato legati all’apparato di difesa dietro le linee NATO in Europa, ovvero l’organigramma dello <em>Stay Behind</em>, un intreccio in cui va ad integrarsi anche il ruolo di Licio Gelli in qualità di cooperatore del KGB.</p>
<p>La lunga detenzione di Moro e la barbarie delle BR erano perfettamente funzionali alla strategia dell’URSS, che in alcun modo gradiva un Pci “addolcito” e pronto a collaborare con il partito di maggioranza relativa, e, d’altra parte, soltanto un’accurata copertura di una superpotenza straniera riesce a spiegare i tanti misteri che ancora oggi avvolgono la vicenda, vale a dire i luoghi usati come prigioni, la circolazione dei comunicati e delle lettere, i movimenti del prigioniero od altre situazioni strane che i nostri servizi segreti sembrava non  avessero affatto intenzione di smascherare onde evitare più gravi ripercussioni a livello internazionale.</p>
<p>Di notevole interesse il clima politico in cui ebbe a maturare il caso Moro &#8211; una situazione di governabilità profilatasi assai difficile a seguito delle elezioni politiche del giugno ’76, che videro il Pci, con poco più del 34%, quasi a ridosso della DC al 38,7%, sfociata nel problematico monocolore del III Governo Andreotti &#8211; nonché la reazione delle istituzioni e dei partiti, dovendosi evidenziare come soltanto il PSI craxiano, di certo per conquistare più spazio politico possibile tra DC e Pci, fosse favorevole ad una trattativa umanitaria.</p>
<p>Tutta la vicenda è costellata da tanti segreti, parecchio imbarazzanti a livello internazionale ove fossero venuti in luce, legati al sequestro ed alla strage di via Fani, come pure quelli sui luoghi di prigionia di via Montalcini e via Caetani, l’ultima in cui Moro venne poi assassinato dopo il fallimento di trattative segrete e per incitazione del KGB, successivamente sempre coperto dalle BR come principale mandante del delitto; nel merito anche la Federazione Russa, come erede dell’URSS, ha negato ogni implicazione, subordinando in tal modo le buone relazioni con il nostro Paese al mantenimento dei segreti su tutta la questione, peraltro in un complicato quadro di relazioni internazionali.</p>
<p>Probabilmente sono anche da porre in parallelo le due fattispecie delittuose &#8211; l’attentato a Giovanni Paolo II e il delitto Moro &#8211; organizzate tramite la mafia turca per il Papa e l’<em>Hyperion </em>per Moro, ed eseguite rispettivamente dalle reti terroristiche dei <em>Lupi Grigi</em> e delle BR, RAF e <em>Separat</em>, entrambe sotto un’unica matrice terroristica rossa, quella riconducibile direttamente all’URSS tramite il KGB e il GRU.</p>
<p>Ambedue le criminose vicende si sono trasformate in un labirinto da cui nessuno è riuscito più a uscire<em>, </em>due delitti simmetrici che rivelano un unico marchio di fabbrica: la pista rossa.</p>
<p>Ma se non si riesce ancora a districare il groviglio, quanto meno si tenta di far luce su un quadro fosco, appunto quello del terrorismo internazionale di matrice rossa come tratto distintivo di un agire politico teso a destabilizzare i rapporti internazionali e nel contempo a colpire al cuore lo Stato stesso, privandolo peraltro della capacità di assicurare protezione ai suoi membri, in nome di un’ideologia virulenta e di un allucinato e delirante teorema diagnostico-terapeutico che ha avvelenato, con i suoi farneticanti miasmi rivoluzionari e la sua inflessibile teorizzazione del terrore, tanti anni della recente storia di questo disgraziato Paese.</p>
<p>Gli agghiaccianti contorni di quel quadro suggeriscono purtroppo un nefasto parallelo con l’angosciata realtà dei tempi tristi che stiamo correndo, ancora così lontani da un’idea davvero liberale dell’uso della Ragione: non si vorrebbe che la funesta eredità dei totalitarismi novecenteschi fosse ancora presente tra noi, che la cultura europea non fosse ancora uscita del tutto dal ventesimo secolo e che non si fosse ancora liberata dai miasmi delle ideologie totalitarie. In tal caso, anche quella truce lezione dal passato, unitamente alle altre che l’hanno preceduta, sarebbe stata del tutto inutile!         <em>  </em></p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesco Giannubilo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/01/francesco-giannubilo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesco-giannubilo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco Giannubilo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Francesco Giannubilo, laurea Scienze Politiche ed ex dirigente della P.A., si occupa di studi storico-politici dell’età contemporanea. Pubblicista su testate provinciali e su “l’Opinione delle Libertà” nazionale, dopo la ricerca “Aspetti della politica italiana 1920-1940” (2013), il saggio “DALLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA ALLA DEMOCRAZIA LIQUIDA (O LIQUEFATTA?)” (2015).</p>
<p>Ha pubblicato: “L’ITALIA CHE (NON) CAMBIA (2010), assieme di considerazioni etico &#8211; politiche sull’impossibilità del riformismo in Italia; “1848-1870 IL RISORGIMENTO INCOMPIUTO” (2011), una riflessione sullo sviluppo storico in Italia in termini di continuità con il processo risorgimentale; “1939-1940 IL MONDO CATTOLICO ALLA SUA SVOLTA?” (2012), un profilo critico sugli atteggiamenti del mondo cattolico dagli inizi del Novecento fino all’entrata in guerra dell’Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-caso-moro-nella-lunga-scia-rossa-un-delitto-soprannazionale/">Il caso moro nella lunga scia rossa: un delitto soprannazionale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Ricordo di Alfredo Biondi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Palumbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 20:33:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Biondi]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>
		<category><![CDATA[liberale]]></category>
		<category><![CDATA[partito liberale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con Alfredo Biondi, morto a 92 anni nella sua Genova, scompare l’ultimo dei grandi liberali che questo nostro Paese ha avuto la fortuna di vedere operare nella politica della prima e della seconda Repubblica, con una sorte personale inversamente proporzionale al contributo che hanno saputo dare alla vita della nostra democrazia. Se n’è andato dopo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con Alfredo Biondi, morto a 92 anni nella sua Genova, scompare l’ultimo dei grandi liberali che questo nostro Paese ha avuto la fortuna di vedere operare nella politica della prima e della seconda Repubblica, con una sorte personale inversamente proporzionale al contributo che hanno saputo dare alla vita della nostra democrazia.</p>
<p>Se n’è andato dopo Giovanni Malagodi, Aldo Bozzi, Salvatore Valitutti, Valerio Zanone e Renato Altissimo, senza i quali non sarebbe stato possibile il moderno liberalismo, difensore intransigente delle libertà costituzionali e civili, ma anche promotore instancabile di ogni possibile rimedio per le ineguaglianze incolpevoli, che il progresso del nostro Paese non è purtroppo ancora riuscito a eliminare, e che anzi, negli ultimi tempi, il deficit di liberalismo popolare, sostituito dal leaderismo populista, ha forse anche aggravato.</p>
<p>Libertà e Umanità erano le cifre politiche dell’impegno di Alfredo, che proprio per questo aveva voluto chiamare col nome emblematico di “Umanesimo Liberale” il gruppo di amici che si era intorno a lui riunito e che, col concorso di tanti altri in giro per l’Italia, aveva determinato la svolta liberale sancita dal Congresso di Napoli del 1976, riportando il partito liberale alla collaborazione con le altre grandi culture politiche, quella cattolica e quella socialista, colle quali i liberali avevano contribuito a fare grande il nostro Paese, risollevandolo dalle macerie della guerra e dalle difficoltà del dopoguerra, rendendolo nuovamente rispettato protagonista nel consesso mondiale,</p>
<p>Con lui scompare un grande avvocato, un parlamentare impegnato e un eccellente ministro e, per me e per tantissimi altri, un grande e affettuoso amico, col quale ho avuto l’onore di percorrere un lungo tratto della mia vita politica, sino all’impegno che mi ha visto coinvolto, con Antonio Patuelli e Raffaello Morelli, nella Segreteria Nazionale del PLI, che nel luglio del 1986 tutti insieme, in un indimenticabile Consiglio Nazionale, eravamo riusciti a fare eleggere nella sorpresa generale.</p>
<p>Una stagione durata troppo poco, appena undici mesi, e conclusasi malamente proprio nella sua Genova, al Congresso del maggio 1986, in cui il tentativo di coniugare insieme libertà e socialità conobbe un’inattesa battuta di arresto.</p>
<p>Nella seconda Repubblica, pur senza un partito di riferimento, non gli mancarono i giusti riconoscimenti personali, offerti all’Uomo e alla sua grande competenza giuridica, ma in una situazione politica assolutamente diversa e colla quale è riuscito a convivere sinché ha potuto, mai però immaginando di fare scelte diverse rispetto al sentiero stretto e impervio del liberalismo che, prima e dopo, anche in relativa solitudine, ha sempre avuto cura di percorrere, senza mai indulgere ad alcuna scorciatoia, che pure le sue qualità personali non avrebbero mancato di propiziargli.</p>
<p>Un Maestro e un Amico, che mancherà a tutti i liberali di quella indimenticabile stagione di impegno politico e civile, e che mancherà ancora di più alla moglie Giovanna e alla sua famiglia, alla quale mi sento particolarmente vicino in questo momento di grande dolore.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Enzo Palumbo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/06/enzo-palumbo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/enzo-palumbo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Enzo Palumbo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato a Messina il 23 gennaio 1939; ha frequentato il Liceo Classico G. La Farina di Messina e si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Messina il 19/11/1962; è iscritto all’Albo dei procuratori legali di Messina dall’8/02/1965, all’Albo degli Avvocati di Messina dal 23/02/1971 e all’Albo della Suprema Corte di Cassazione dal 23/10/1986.</p>
<p>Dal 1972 al 1976 è stato presidente dell’Associazione Giovani Avvocati di Messina.</p>
<p>Dopo essere stato junior partner di uno dei più antichi studi legali associati di Messina (lo Studio Martino-Fiertler-Palumbo), è ora senior partner dello Studio Legale Palumbo-Magaudda ed esercita l’attività forense, in materia di diritto civile, commerciale, bancario e costituzionale, nello Studio sito in Messina e nel recapito professionale sito in Roma.</p>
<p>Dopo un’intensa attività politica negli anni 60, prima in ambito universitario (Segretario Generale dell’Organismo Rappresentativo degli Universitari Messinesi – ORUM) e poi in quello giovanile (Vice Segretario Nazionale della Gioventù Liberale), è stato Consigliere Nazionale e poi membro della Direzione Nazionale e dell’Esecutivo Nazionale del Partito Liberale Italiano (PLI); dal luglio del 1985 al maggio del 1986 è stato Vice Segretario Nazionale del PLI. Consigliere Comunale di Messina dal 1980 al 1990, nel corso della IX legislatura (1983-1987) è stato Senatore della Repubblica, eletto per il PLI nel Collegio di Messina, quindiSegretario del Consiglio di Presidenza del Senato; in rappresentanza del Parlamento italiano, è stato membro delle Assemblee Parlamentari del Consiglio d’Europa (C.E.) e dell’Unione Europea Occidentale (U.E.O.).Ha riassunto la sua attività nel Senato in due libri: “Un anno a Palazzo Madama”, Analisi Trend Editrice, Bologna 1985; “Nel palazzo per vostro conto”, Bardi Editore, Roma 1987.Dal 1988 al 1990 è stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), eletto dal Parlamento; nel 1993 è stato capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero per il Coordinamento delle Politiche Comunitarie e per gli Affari Istituzionali (Ministro G. F. Ciaurro). Nel 1994, con l’avvento della c.d. “seconda Repubblica”, è tornato alla sua professione di avvocato civilista, che tuttora esercita tra Messina e Roma, senza per questo rinunziare all’impegno politico, con particolare attenzione alle tematiche costituzionali.Dopo avere fondato nel 2008 la Rete Liberale Siciliana, ha dato un contributo significativo alla rinascita del Partito Liberale Italiano, ed in occasione del XXVII Congresso del Partito (febbraio 2009) è stato eletto Presidente del Consiglio Nazionale e poi Segretario Regionale ed infine Presidente d’Onore del PLI Sicilia.Nel 2010 ha redatto lo studio preliminare per l’abrogazione referendaria della legge elettorale 270-2005 (c.d. “porcellum”) e nel 2011 è stato tra i principali promotori del relativo Referendum, ed ha poi fatto parte del collegio di difesa del Comitato Referendario dinanzi alla Corte Costituzionale. Il XXVIII Congresso Nazionale del PLI (marzo 2012) lo ha eletto Presidente Nazionale del Partito. Nell’ottobre del 2013 ha lasciato la Presidenza Nazionale e tutte le altre cariche interne del PLI e ha aderito come membro individuale,al Partito Liberale Europeo (ALDE), continuando ad attivare il movimento di Rete Liberale.Fa parte del Consiglio Direttivo degli ex Parlamentari della Repubblica e del Comitato Esecutivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e del Comitato Liberale per il NO, nel cui ambito ha partecipato attivamente alla vittoriosa campagna referendaria contro la riforma costituzionale del governo Renzi. È vicecoordinatore del Comitato Nazionale che ha promosso numerosi ricorsi presso i Tribunali italiani per sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale numerose questioni di legittimità costituzionale della legge elettorale (c.d. “Italicum”); in tale ambito, ha presentato e patrocinato il ricorso che ha convinto il Tribunale di Messina, primo in Italia, a sollevare sei questioni di legittimità costituzionale dell’Italicum dinanzi alla Corte Costituzionale, che ne ha poi dichiarato la parziale incostituzionalità. A seguito dell’approvazione della nuova legge elettorale (c.d. Rosatellum-bis), ha ora riproposto altre cinque questioni di legittimità costituzionale, tuttora all’esame del Tribunale di Messina. È editorialista della storica rivista “Critica Liberale” e della nuova rivista “Non Mollare”, edita dalla Fondazione Critica Liberale, fa parte del Dipartimento Giustizia della Fondazione Luigi Einaudi di Roma, ed è tra i fondatori di “democrazialiberale.org”, un movimento che si propone di fare nascere un significativo soggetto politico liberale che in Italia manca da quasi 25 anni.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/ricordo-di-alfredo-biondi/">Ricordo di Alfredo Biondi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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