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	<title>Cesare Giussani, Autore presso Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Cesare Giussani, Autore presso Einaudi Blog</title>
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		<title>Rapporti internazionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 14:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre ritenuto che i rapporti tra stati dovessero essere considerati come rapporti tra individui: improntati al reciproco rispetto, con scambi di prestazioni regolati dal meccanismo della domanda e dell’offerta, con simpatie o antipatie determinate da vicende passate e con il diritto da parte di ciascuno stato di fare a casa propria quanto riteneva meglio, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre ritenuto che i rapporti tra stati dovessero essere considerati come rapporti tra individui: improntati al reciproco rispetto, con scambi di prestazioni regolati dal meccanismo della domanda e dell’offerta, con simpatie o antipatie determinate da vicende passate e con il diritto da parte di ciascuno stato di fare a casa propria quanto riteneva meglio, per sua tradizione, cultura, ricchezza. Per questo motivo ho sempre considerato negativamente i tentativi da parte di qualche stato che si ritenesse più avanzato di esportare i propri valori e ordinamenti in società giudicate culturalmente arretrate. Le singole società si danno ordinamenti che scaturiscono dal sistema di valori incarnato nella popolazione da tradizioni secolari e a sua volta collegato al reddito conseguito nonché alle sue modalità di produzione e distribuzione. Il ricorso ai valori in politica internazionale conduce a risultati che nella storia si sono mostrati disastrosi. Il patriottismo identitario ha portato, ad esempio, alla dissoluzione dell’impero asburgico, che univa diverse società europee, e alle guerre mondiali dello scorso secolo; lo stesso nazionalismo identitario ha portato alla cancellazione dell’impero ottomano, nel quale convivevano tre religioni monoteiste con centri culturali oggi scomparsi; che dire poi degli eccezionali valori di uguaglianza in nome dei quali si è fatto scomparire l’impero russo e si è generata la dittatura sovietica?</p>
<p>Da tutto ciò la mia valutazione che ciascuno avesse il diritto di conservare i suoi valori, a condizione che ciò non mettesse in predicato la convivenza pacifica con gli altri stati.</p>
<p>La recente vicenda della guerra in Ucraina (preceduta ahimè da interventi americani ed europei in Asia e Nord Africa) mi induce a ripensare la mia conclusione circa l’irrilevanza da attribuire, ai fini della convivenza pacifica, alle differenze di valori, ideologie e ordinamenti che caratterizzano gli stati con i quali conviviamo. Il tema di fondo è quello della violenza e della pace. Dovremmo valutare se vi sono ordinamenti che contengono in se stessi elementi che portano alla violenza: certamente gli ordinamenti autoritari contengono questo pericolo, ma anche le democrazie non ne sono esenti. L’esistenza del libero mercato internazionale è sicuramente elemento di pace, ma lo stesso Hayek riconosceva che il libero mercato può coesistere con regimi politici autoritari. Ammesso poi che si possa concludere (superando i dubbi di Condorcet e Arrow) che l’ordinamento democratico resta la migliore ancora di salvezza, che fare in un mondo nel quale i modelli autoritari sono largamente presenti in Asia e in Africa e dove spesso le democrazie (SudAmerica) si presentano solo come abito formale? L’ordinamento, benché importante, non può essere la sola discriminante: paradossalmente uno stato autoritario, il Vaticano, è il maggior portatore di pace nel mondo.</p>
<p>Dovremmo, ritengo, trarre la conseguenza che una regola assoluta non ci può essere, ma che dovremmo vigilare con attenzione ponendo in essere sistemi di alleanze e cooperazione internazionale per seguire tempestivamente l’eventuale emergere di malattie degenerative e interloquire con la necessaria dialettica con i diversi stati in forme non violente (misure anche economiche) ma meno passive di quanto accada con l’ONU.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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		<title>Future generazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 21:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando leggo che a fronte di un debito dello Stato, per spese correnti o investimenti, si vanno a gravare le future generazioni, trovo difficoltà a comprendere. La spesa pubblica sottrae possibilità di consumo o investimento alla spesa privata con la quale entra in concorrenza. Lascio ai keynesiani più o meno ortodossi di sviscerare sulle diverse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Quando leggo che a fronte di un debito dello Stato, per spese correnti o investimenti, si vanno a gravare le future generazioni, trovo difficoltà a comprendere.</div>
<div>La spesa pubblica sottrae possibilità di consumo o investimento alla spesa privata con la quale entra in concorrenza. Lascio ai keynesiani più o meno ortodossi di sviscerare sulle diverse conseguenze sul reddito della spesa corrente o dell’investimento. Resta il fatto che all’atto della spesa pubblica si sottraggono al privato possibilità di consumo o investimento. Ma si sottraggono al privato contemporaneo, non alle future generazioni, e il privato contemporaneo riceverà n contropartita dei titoli di credito.</div>
<div>Che cosa accadrà alle future generazioni? Queste erediteranno i titoli di credito, dai quali riceveranno interessi a meno che vogliano farsi rimborsare a scadenza. Lo stato pagherà con le tasse gli interessi o i rimborsi: vi sarà, a cura dello stato, un passaggio di ricchezza o di reddito dai contribuenti ai detentori dei titoli, in sostanza una redistribuzione, come di redistribuzione si è trattato al momento dell’accensione del debito. A parità di ricchezza e reddito generali non vi è stata nessuna spoliazione intergenerazionale; se poi, keynesianamente, il debito ha portato a una crescita del reddito, le future generazioni trarranno da tutto quanto descritto un notevole beneficio.</div>
<div>Il debito consente di destinare a esigenze pubbliche il prodotto contemporaneo, al quale rinunciano altri contemporanei. La rinuncia può avvenire attraverso l’imposta o, come detto, col debito. Se avviene col debito essa consente a eredi detentori del credito delle future generazioni di ottenere una redistribuzione a proprio vantaggio, che potrà essere a carico di loro contemporanei pagatori di imposte, in una condizione di reddito, si spera, cresciuto.</div>
<div>Sono comunque redistribuzioni infragenerazionali, non intergenerazionali.</div>
<div></div>
<div>
<div>Semmai vale la pena di approfondire l’aspetto della nazionalità di chi rinuncia a proprie scelte di consumo o investimento per sottoscrivere i titoli emessi all’accensione del debito. Se i titoli vengono collocati in parte all’estero, si ha la possibilità di trasferire all’emittente risorse estere per spese correnti o investimenti, ne’ più ne’ meno di quando una società emette azioni o obbligazioni collocate all’estero. Il risultato dipende da come vengono utilizzate queste risorse.</div>
<div>Per le generazioni future si porrà il problema degli interessi e dei rimborsi, da corrispondere nei confronti di creditori interni o esterni analogamente a quanto avviene per le società private con i detentori di azioni e obbligazioni. Si tratta, come già detto, di trasferimenti infragenerazionali, che vengono temuti se effettuati verso detentori esteri. Però, se le risorse a suo tempo ricevute sono state ben impiegate non c’è un particolare fardello, anzi i benefici degli investimenti fatti compenseranno ampiamente le risorse per interessi e rimborsi. Il debito di un paese che funziona è appetito da tutti: i cinesi si tengono il debito americano.</div>
<div>Per concludere, le generazioni future si possono lamentare solo se il debito è sprecato in consumi senza generare moltiplicatore del reddito e se il debito è stato finanziato da creditori esterni, sempre che l’inflazione non se lo sia mangiato.</div>
</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/future-generazioni/">Future generazioni</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Don’t look up</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 10:09:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho visto alla tv il film Don’t look up. Il tema era lo scontro tra chi voleva deviare una cometa in corsa verso la terra e quindi in grado di annientare l’umanità e chi voleva invece frantumarla in prossimità dell’impatto, così da poterne recuperare il contenuto che sarebbe caduto a pezzi sul nostro pianeta. L’argomento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Ho visto alla tv il film Don’t look up. Il tema era lo scontro tra chi voleva deviare una cometa in corsa verso la terra e quindi in grado di annientare l’umanità e chi voleva invece frantumarla in prossimità dell’impatto, così da poterne recuperare il contenuto che sarebbe caduto a pezzi sul nostro pianeta. L’argomento dei secondi era che la cometa risultava costituita da materiali utili per i cellulari, le batterie e i sistemi informatici in quantità tale da risolvere il problema dell’approvvigionamento di tali materiali, al momento quasi esauriti, e da consentire l’eliminazione della povertà nel mondo.</div>
<div>Mi sembra che sia vicino a questo il tema posto quotidianamente dagli economisti: c’è una ricchezza concentrata e dobbiamo togliere questa concentrazione di ricchezza dalle mani di Bill Gates e compagni e consentire così il miglioramento egalitario delle condizioni di tutti gli abitanti nel pianeta. Nessuno però dice che la ricchezza di Bill Gates e compagni è costituita da asset finanziari che sono la attualizzazione dei profitti futuri generati dalla tecnologia e dai brevetti in loro possesso, tutte cose che non si mangiano e non si abitano.</div>
<div>Se, per semplificare, consideriamo la ricchezza del mondo come costituita da quattro componenti: case, animali commestibili, vegetali commestibili e telefonini, per risolvere il problema della fame è necessario produrre case e prodotti da mangiare, non distribuire proprietà di telefoni cellulari. Un po’ meno falsa è la soluzione prospettata dai cattivi del film: con maggiori disponibilità di litio e altri minerali sofisticati si possono alimentare le batterie e, anche se indirettamente, cambiare le sorti dei poveri rendendo più agevole la produzione dei beni necessari alla sopravvivenza.</div>
<div>Se la ricchezza complessiva è una torta con le quattro componenti citate, non è indifferente quale delle componenti cresce; certo che se crescono i telefonini il benessere dell’Africa e del Bangladesh non cambia molto. Il problema è semmai un altro: come aumentare le diverse componenti del prodotto (o della ricchezza) senza causare un aumento dell’inquinamento. Gli animali domestici e l’energia per gestirci e costruire inquinano, quindi occorrono scelte e sacrifici. Non ultime quelle sul numero degli abitanti: un conto è l’inquinamento prodotto dai consumi di un miliardo di esseri umani un secolo fa, un conto è quello di 8 miliardi di esseri di oggi. Ne dovremmo concludere che, da un lato, non possiamo ostacolare troppo la denatalità, dall’altro, che dobbiamo fare in modo di creare una produzione di beni che migliorino in modo diffuso le condizioni di vita con tecnologie non inquinanti, rispolverando ove possibile il nucleare e rinunciando alla pretesa di salvaguardare ad ogni costo bellezze ambientali (queste in certi casi dovranno subire ad esempio la presenza delle pale eoliche). In tale prospettiva, anche i cattivi del film potevano trarre qualche giustificazione alla loro posizione, purché questa si traducesse in beni utili e non nei risultati fittizi che l’oro delle colonie portò secoli addietro alla Spagna, facendo credere che fosse ricchezza quella che alla fine era inflazione o consumo transitorio.</div>
<div></div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/dont-look-up/">Don’t look up</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Europa oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2021 13:29:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l’allargamento a 27 l’Unione Europea si caratterizza per una aggregazione di stati molto eterogenei per lingua, storia, costumi, economia e obiettivi. Può essere considerata zona di libero scambio di merci, servizi, capitali e lavoro. Grazie alla BCE ha una moneta comune che costringe i 19 stati aderenti a una regola ortodossa di condotta monetaria. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<div>Dopo l’allargamento a 27 l’Unione Europea si caratterizza per una aggregazione di stati molto eterogenei per lingua, storia, costumi, economia e obiettivi. Può essere considerata zona di libero scambio di merci, servizi, capitali e lavoro. Grazie alla BCE ha una moneta comune che costringe i 19 stati aderenti a una regola ortodossa di condotta monetaria. Non riesco a vedere negli ultimi anni nuovi elementi di integrazione.</div>
<div>Lo sforzo fatto, in occasione della pandemia, nella ricerca dei vaccini e nella messa a disposizione, a favore degli stati in difficoltà tra i quali il nostro, di fondi con prestiti europei sembra chiudersi nel più che commendevole solidarismo, ma non mi pare raggiunga un significato politico.</div>
<div>Gli obiettivi dei 27 sono molto diversi. A est gli stati cercano anzitutto una protezione, che in particolare richiedono agli Stati Uniti e alla Nato, contro lo storico nemico, temuto invasore, la Russia; l’Europa offre a questi stati la possibilità di ottenere contributi economici e uno sbocco per i propri lavoratori in cerca di occupazione. Usciti dalla gabbia dell’Unione Sovietica, i paesi dell’est non vogliono interferenze nelle loro decisioni sovrane e hanno per lo più rifiutato l’unione monetaria.</div>
<div>All’ovest abbiamo grosso modo due posizioni. Una è quella dei paesi del nord (germano/scandinavi), che si presentano con un welfare diffuso e obiettivi di conservazione delle condizioni di vita raggiunte, della stabilità monetaria. Si possono qualificare per un pacifico capitalismo a mezza strada tra tra liberalismo e socialdemocrazia.</div>
<div>La seconda è quella dei paesi mediterranei/latini. Pur non caratterizzandosi questi paesi per una elevata concentrazione di reddito e ricchezza, i loro obiettivi ideali sono quelli della redistribuzione, sia tra stati più ricchi (del nord) e stati più poveri (del sud) nonché all’interno degli stati. Meno bene è vista la redistribuzione che grazie alla globalizzazione andava a vantaggio degli stati extraeuropei. In questi paesi politica monetaria e politica fiscale vengono visti con la finalità di redistribuire reddito e ricchezza più che di creare occupazione. Quindi l’inflazione può essere auspicata anche a livelli significativi e il debito pubblico in crescita viene monetizzato dalla banca centrale.</div>
<div>In questo quadro di divaricanti obiettivi politici ed economici bene sopravvivono le classi partitiche dei diversi paesi, che dai contrasti tra stati e Unione trovano ragione di esistere e prosperare. È quindi difficile immaginare una classe politica che riesumi il pensiero di Adenauer, De Gasperi, Monnet per dare una costruzione politica al continente. A ciò non mi sembra possa indurre la creazione di particolari nemici esterni (Russia e Cina), che possono essere visti come rivali dagli Stati Uniti, ma che in Europa scuotono gli animi dei soli paesi dell’est. In questi termini si possono anche spiegare le esitazioni della Merkel, l’unica leader in grado di esprimere una spinta verso una unione politica, che è stata sicuramente intimorita dal rischio che nella stessa Unione il suo paese fosse indotto a una politica estera di ostilità nei confronti dei paesi euro/asiatici e ad una politica economica esposta alle brame di sussidi dei paesi del sud. Ha concluso che per i tedeschi era preferibile lasciare le cose come stanno. Peccato.</div>
</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-oggi/">Europa oggi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Due soluzioni per il problema climatico</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/due-soluzioni-per-il-problema-climatico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 08:41:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Draghi ha ricevuto e rassicurato Greta e Vanessa sull’impegno in tema di cambiamento climatico. Credo che qualcosa di più occorresse dire alle interessate. Ricordiamo che in Europa concorriamo all’inquinamento globale solo per l’8 per cento, mentre gran parte delle emissioni viene dai popolosissimi paesi asiatici oltre che dagli Stati Uniti. Se vogliamo incidere davvero sul [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Draghi ha ricevuto e rassicurato Greta e Vanessa sull’impegno in tema di cambiamento climatico. Credo che qualcosa di più occorresse dire alle interessate. Ricordiamo che in Europa concorriamo all’inquinamento globale solo per l’8 per cento, mentre gran parte delle emissioni viene dai popolosissimi paesi asiatici oltre che dagli Stati Uniti. Se vogliamo incidere davvero sul cambiamento, i nostri sforzi non basteranno, tanto più per il fatto che i paesi emergenti non saranno disposti a sacrifici gravi, che penalizzino le aspettative di crescita delle loro condizioni di vita volte ad adeguarle a quelle dei modelli occidentali.</div>
<div>Bisogna convincersi che la fonte principale di inquinamento è l’umanità stessa con le sue condizioni di vita evolute in materia di riscaldamento, mobilità, assistenza sanitaria, nutrizione: tutte condizioni che hanno portato alla crescita della speranza di vita alla nascita e in generale della vita media. Ne è scaturita un’impennata della popolazione mondiale che punta rapidamente ai 10 miliardi. In tale prospettiva è difficile immaginare che, nonostante gli impegni dei diversi governi, si possano conseguire i risultati sperati sul piano delle energie necessarie per un livello di vita equamente distribuito nel globo, a meno di trovare soluzioni tecnologiche oggi non immaginabili o di ricorrere all’energia nucleare. L’alternativa è quella di vincolare a uno stato di povertà, non si sa quanto dignitosa e quanto accettata, tutta la popolazione mondiale: venendo meno le attuali condizioni vita si ridurrebbero inoltre speranza di vita e vita media con calo della popolazione globale.</div>
<div>Se la crescita della popolazione è causa essa stessa della sua condanna a subire le vendette del clima o a ridurre le proprie fonti di sostentamento, sarebbe il caso inoltre di proporre misure per il contenimento demografico a livello globale in aggiunta allo sviluppo di tecnologie innovative (anche sul nucleare).</div>
<div>I giovani hanno quindi ragione nell’essere preoccupati per il futuro. Bisogna però dare loro risposte corrette: dire loro che non è possibile rinunciare in anticipo a tecnologie quali il nucleare e al controllo demografico. E forse sarebbe il caso di smetterla col pianto sulle culle vuote.</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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		<title>L&#8217;8 settembre, 78 anni dopo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 14:33:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fuga da Roma dell’8 settembre fu a mio avviso l’atto più condivisibile del lungo regno di Vittorio Emanuele III. Lasciando la città per Brindisi, che si trovava in territorio già occupato dagli alleati, evitò che i vertici del Paese cadessero in mano ai tedeschi, divenuti il nostro nemico. Salvaguardò così un governo italiano che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La fuga da Roma dell’8 settembre fu a mio avviso l’atto più condivisibile del lungo regno di Vittorio Emanuele III. Lasciando la città per Brindisi, che si trovava in territorio già occupato dagli alleati, evitò che i vertici del Paese cadessero in mano ai tedeschi, divenuti il nostro nemico.</p>
<p>Salvaguardò così un governo italiano che potesse interloquire con i vincitori del conflitto e avviare l’Italia verso una pace difficile da trattare, che tuttavia si ottenne, dopo la fine della guerra, in termini non umilianti.</p>
<p>Ben altre sono le vergogne di questo re. Anzitutto il quasi colpo di stato che avvenne quando, di nascosto, tradì la triplice alleanza e concordò l’accordo con inglesi e francesi che condusse alla tragica entrata nella Prima guerra mondiale. L’Italia fu partecipe di quella strage che rappresentò l’inizio della decadenza politica dell’Europa del XX secolo.</p>
<p>Altra infamia è stata l’adesione alle leggi razziali; non si trattava allora della persecuzione che ha portato all’olocausto, ma si creava comunque una gravissima discriminazione tra cittadini italiani, indegna delle conquiste sociali che il Paese aveva maturato anche sotto il fascismo.</p>
<p>Vittorio Emanuele non si può sottrarre nemmeno dalla corresponsabilità con Mussolini nell’entrata nella Seconda guerra mondiale, espressa non già dal tradimento di un’alleanza ma determinata dal desiderio di partecipare al bottino del vincitore.</p>
<p>Infine, sotto il suo regno si sono realizzate le diverse fasi dell’avventura italiana in Libia e in Etiopia. Nei due Paesi la presenza italiana si è caratterizzata per inaudita ferocia nella repressione delle forze militari di opposizione in Etiopia e dei tentativi insurrezionali delle tribù locali in Libia. Più che le opere pubbliche realizzate, i due Paesi ricordano la ferocia dei nostri generali.</p>
<p>Diversi sono i motivi che intaccano pesantemente la memoria di questo re e non mi sembra il caso di aggiungere quell’unica circostanza in cui, consapevole del ruolo di rappresentante del Paese, preferì l’umiliazione della fuga e l’accettazione, sia pure in modo disordinato, della sconfitta sulla quale poi si ricostruì la nuova Italia. La mia assoluzione sulla fuga non vuole ovviamente nascondere le gravi conseguenze che derivarono in quelle circostanze su Roma, divenuta città aperta; non credo però che la presenza del re e di un governo in rotta avrebbe cambiato le cose.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/l8-settembre-78-anni-dopo/">L&#8217;8 settembre, 78 anni dopo</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Europa: una sfida di leadership</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Aug 2021 13:53:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le vicende dell’Afghanistan rivelano l’inconsistenza del ruolo internazionale degli europei. Appare chiara la posizione parassitaria dell’Europa in ambito Nato, non venendo i singoli paesi nemmeno informati circa le decisioni strategiche degli Stati Uniti. In tale prospettiva risulta difficile anche definire gli obiettivi finali dell’alleanza atlantica: una comunità di difesa contro chi? Dopo la caduta dell’Unione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Le vicende dell’Afghanistan rivelano l’inconsistenza del ruolo internazionale degli europei. Appare chiara la posizione parassitaria dell’Europa in ambito Nato, non venendo i singoli paesi nemmeno informati circa le decisioni strategiche degli Stati Uniti. In tale prospettiva risulta difficile anche definire gli obiettivi finali dell’alleanza atlantica: una comunità di difesa contro chi? Dopo la caduta dell’Unione sovietica non si ravvisano potenziali aggressori; il fine dell’alleanza è forse quello di evitare che i suoi componenti, che vengono da secoli di guerre fratricide, si facciano guerra di nuovo tra di loro.</div>
<div>La crisi afghana deve essere l’occasione perché l’Europa trovi una propria identità sul piano della politica internazionale. È vero però che senza unità politica e difesa comune l’Europa non si può dare una politica estera; d’altronde portando l’Unione a 27 stati eterogenei, Prodi ha cancellato ogni futuro di unità politica che nasca dalla convergenza dei conseguenti contrastanti interessi. Sarebbe oggi di converso auspicabile un nocciolo duro di 4 o 5 stati che abdichino alla propria sovranità per creare un polo di attrazione attivo nel tempo per altre aggregazioni. Ci vorrebbero personaggi come Monnet, Adenauer e De Gasperi pronti a sacrificare gli interessi di partito per un progetto comune. Ma ci sono questi leader? Purtroppo la Germania perde la Merkel e Macron è in posizione precaria. Noi abbiamo Draghi, che ha avuto esitazioni nella gestione della pandemia, ma che ha un buon respiro internazionale. È personaggio ambizioso, capace di grandi disegni e potrebbe giocare un ruolo decisivo. Bisogna evitare che i nostri interessi di partito lo cristallizzino nella posizione di presidente della Repubblica e sperare che i nostri mediocri politici continuino ad avere necessità del suo apporto.</div>
<div>Fin da ora comunque, prospettando la necessità di discutere la situazione internazionale nell’ambito del G20 l’Italia ha dimostrato di comprendere come sia necessario trovare interlocutori nel mondo e non avversari. Senza uscire dalla Nato, già in quella sede una intesa politica italo-franco-tedesca potrebbe dialogare alla pari con l’alleato americano, proponendo soluzioni sulla via della pace, del rispetto delle autonomie dei diversi paesi e del contrasto al terrorismo che non siano di contrapposizione alle altre potenze mondiali, Cina, Russia e aggiungo India.</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/leuropa-una-sfida-di-leadership/">L&#8217;Europa: una sfida di leadership</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>I risultati di un sistema scolastico reso mediocre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 18:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’insoddisfazione per i risultati delle nostra scuola è generale. Ma forse c’è da domandarsi che cosa abbiamo noi chiesto alla scuola. Avevamo una scuola borghese che si basava sulla disciplina degli allievi e sul rispetto dell’autorità degli insegnanti. Creava emulazione tra gli studenti sottoponendoli a sforzi intellettuali e ad apprendimenti, anche mnemonici, di metodi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’insoddisfazione per i risultati delle nostra scuola è generale. Ma forse c’è da domandarsi che cosa abbiamo noi chiesto alla scuola. Avevamo una scuola borghese che si basava sulla disciplina degli allievi e sul rispetto dell’autorità degli insegnanti. Creava emulazione tra gli studenti sottoponendoli a sforzi intellettuali e ad apprendimenti, anche mnemonici, di metodi e di nozioni. Il sistema di valori richiedeva il rispetto del prossimo ma anche la prevalenza, come in agone sportivo, delle capacità intellettuali dimostrate; in sostanza si affermava quotidianamente nei voti l’esistenza di una disuguaglianza, voluta dalla natura o dalle origini familiari, tra i risultati dei diversi allievi.<br />
Questa scuola non piaceva più. Mi vengono immediatamente alla memoria tre nomi: don Lorenzo Milani, Maria Montessori e Gianni Rodari. Con la spinta ideale di questi tre personaggi, abbiamo scoperto che la scuola doveva mirare al recupero di tutti gli allievi, che il treno della classe si doveva adattare al vagone più lento. Quindi via le materie difficili: ad esempio la traduzione in latino, che imponeva preliminarmente l’analisi logica del periodo, necessaria per qualsiasi corretta esposizione in italiano (e poi siamo stupiti delle scarse capacità espositive anche nella lingua italiana). Poi abbiamo detto che bisognava valorizzare la creatività: ne conseguiva il mancato rispetto delle convenzioni, dell’autorità dell’insegnante, della disciplina; non possiamo meravigliarci di chi oggi non crede nelle indicazioni della scienza ed è convinto che uno vale uno. Infine abbiamo sostenuto che si dovevano eliminare le disuguaglianze e le competizioni che alle stesse conducono; il risultato è una scuola di amichevoli compagnoni, in attesa di andare in discoteca ma non certo di giovani pronti al sacrificio per raggiungere risultati e al rischio. Ferma restando la garanzia del reddito di cittadinanza, nessuno aspira a posizioni che possano essere oggetto di invidia sociale, se non nello sport e nello spettacolo.<br />
Concluderei dicendo che la scuola ci sta offrendo ciò che le abbiamo chiesto. Prima formava competenze e quadri in una organizzazione borghese della società. Ora mette a disposizione della società una collettività di uguali senza stimoli competitivi e con competenze più modeste, dovute al minor impegno richiesto dai corsi di apprendimento; in questo disegno, si affermano comunque coloro che sono particolarmente dotati dalla natura, che proseguono isolati, nonostante l’invidia dei compagni, nel campo della ricerca o dell’imprenditoria.<br />
Se vogliamo risultati diversi, soprattutto per conservare il ruolo del nostro paese nei confronti internazionali, dobbiamo reintrodurre autorevolezza del docente, difficoltà nelle materie studiate e selezione degli allievi: i principi che abbiamo cancellato. Il pensiero dei tre personaggi sopra citati deve essere reso compatibile e subordinato a questi principi.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-risultati-di-un-sistema-scolastico-reso-mediocre/">I risultati di un sistema scolastico reso mediocre</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Effetti dei campionati europei di calcio</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/effetti-dei-campionati-europei-di-calcio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2021 12:48:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si citano spesso le esternalità; si parla dei fallimenti del mercato. Sono argomenti evocati dai nemici della libera iniziativa, spesso a sproposito, basati su pregiudizi ideologici. Voglio però parlare di un caso recente in cui le esternalità sono palesi. Sono i campionati europei di calcio che hanno creato mobilità di spettatori in Europa e, soprattutto, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si citano spesso le esternalità; si parla dei fallimenti del mercato. Sono argomenti evocati dai nemici della libera iniziativa, spesso a sproposito, basati su pregiudizi ideologici. Voglio però parlare di un caso recente in cui le esternalità sono palesi. Sono i campionati europei di calcio che hanno creato mobilità di spettatori in Europa e, soprattutto, assembramenti e manifestazioni anche per coloro che hanno seguito l’evento tramite il canale televisivo.<br />
Mi auguro che gli organizzatori della manifestazione abbiano tratto almeno loro adeguato profitto. Perché, dall’altra parte, le esternalità sono state pesanti. Minori in quelle nazioni i cui rappresentanti sono stati sconfitti, maggiori dove, come in Italia, si sono conseguite vittorie.<br />
Dopo le vittorie nelle eliminatorie, con diffusione del contagio tra il pubblico dei giovani,  si è arrivati alla finale. Il Presidente della Repubblica, che è una ottima persona, ha ingenuamente dato importanza alla manifestazione con la sua presenza. Dopo la conquista del trofeo  non si è potuto esimere dal ricevere i protagonisti al Quirinale; non gli è stato da meno il Presidente del Consiglio. Tutto ciò ha generato una immane gazzarra di folla a Roma, con l’autobus dei calciatori che percorreva la città tra la popolazione esultante e ammassata.<br />
Le esternalità provocate sono di diverso genere. La prima riguarda direttamente i potenziali contagi tra gli spettatori e la folla esultante attorno ai televisori o attorno ai giocatori. La seconda riguarda la diffusione, anche attraverso i commentatori, di un clima di rilassatezza circa la pandemia, quasi che la stessa passasse in secondo piano rispetto all’esultanza della festa calcistica. Chi ci crede più alla necessità di tenere le distanze? Con che autorevolezza si chiudono le discoteche? È più difficile opporsi ai no vax e a coloro che ostacolano il green pass.<br />
In questo caso dei campionati europei, il mercato ha forse raggiunto i suoi obiettivi di profitto, ma lo Stato è stato carente nella prevenzione (era meglio non fare il torneo) e nel controllo delle esternalità (i bagni di folla dovevano essere impediti).</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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		<title>Obiettivi della Nato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 19:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Trovo difficile condividere l’esultanza dimostrata dai nostri quotidiani a proposito della comune dichiarazione in sede Nato su Russia e Cina. Non è chiaro per quale motivo noi dobbiamo considerare con ostilità i rapporti con questi due stati. La Russia è una modesta potenza sul piano economico ed un gigante su quello militare. Ma non credo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo difficile condividere l’esultanza dimostrata dai nostri quotidiani a proposito della comune dichiarazione in sede Nato su Russia e Cina. Non è chiaro per quale motivo noi dobbiamo considerare con ostilità i rapporti con questi due stati.<br />
La Russia è una modesta potenza sul piano economico ed un gigante su quello militare. Ma non credo che neanche lontanamente i russi possano pensare di muovere guerra all’Italia.<br />
La Cina è una grande potenza economica e lo sarà anche sul piano militare. Rappresenta un mercato importante, ma anche essa certamente non ha ambizioni militari nei confronti del nostro paese.<br />
A noi interessa la situazione nel Mediterraneo che improvvide iniziative americane e francesi, volte ad esportare la democrazia, hanno gettato nel caos del terrorismo.<br />
Non mi sembra che la Nato abbia preso posizioni al riguardo e, anzi, un paese Nato opera militarmente in autonomia in quest’area, incurante dei nostri interessi.<br />
Si dirà che le intese con Biden riguardano il contrasto alle interferenze politiche e informatiche poste in essere dai due stati “nemici”.<br />
A questo punto si può ricordare che ai tempi dell’Unione Sovietica noi abbiamo avuto in casa un partito che si richiamava alle strategie di quel paese; ma anche i partiti di governo subivano interferenze americane; allora andava tutto bene e ora no?<br />
Se poi alla Nato si vuol dare un significato più politico oltre che difensivo, allora temo che ciò significhi un addio ai bei sogni di unità europea. Inutile pensare a strutture comunitarie che si sovrappongano a linee strategiche, commerciali, difensive già coordinate in sede Nato. È una scelta; le aggregazioni si fanno attorno a un leader.<br />
Noi non abbiamo voluto un leader europeo: poteva essere l’ottima ed equilibrata Merkel; così invece dell’Europa Unita abbiamo la Nato, con un leader americano, che certamente è meno sensibile ai nostri interessi.<br />
Non gabellerei tutto con la difesa della democrazia, ogni paese essendo libero, in funzione della sua cultura e della sua storia, di scegliere il regime che preferisce. Il regime confuciano della Cina ha radici storiche indiscutibili.<br />
Se proprio vogliamo lasciare un margine di giustificazione alla politica condotta, lo possiamo trovare nel campo della cybersicurezza, dove la guerra commerciale può portare a gravi scorrettezze e dove il contributo degli Stati Uniti può essere in campo tecnologico davvero determinante. Ma allora questo obiettivo di sicurezza informatica va enunciato chiaramente e va chiarito che i nemici possiamo anche averli in casa nell’area del terrorismo o della contestazione al sistema.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
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