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	<title>Maddalena Pezzotti, Autore presso Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Maddalena Pezzotti, Autore presso Einaudi Blog</title>
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		<title>Donne, pace e sicurezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:41:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venticinque anni fa, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvò all’unanimità la Risoluzione 1325 “Donne, pace e sicurezza”. Prima del 2000, infatti, non era riconosciuta, in via ufficiale, la specificità dell’esperienza e dei bisogni delle donne nei conflitti armati e nelle conseguenti fasi di stabilizzazione e pacificazione. Non solo non si era evidenziato lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Venticinque anni fa, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvò all’unanimità la Risoluzione 1325 “Donne, pace e sicurezza”. Prima del 2000, infatti, non era riconosciuta, in via ufficiale, la specificità dell’esperienza e dei bisogni delle donne nei conflitti armati e nelle conseguenti fasi di stabilizzazione e pacificazione. Non solo non si era evidenziato lo spropositato impatto della guerra sulle donne, ma non era mai stata sottolineata l’importanza, e il potenziale, di una loro equa e sostanziale partecipazione nei processi di sicurezza, promozione, e mantenimento della pace, a livello nazionale e globale. La Risoluzione 1325 rappresentò un momento epocale e il culmine di un secolo di attivismo transnazionale da parte del movimento femminista, che aveva già plasmato alcuni importanti principi e linee guida nella Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (Onu, 1993), e nell’Area critica D – La violenza contro le donne, della Piattaforma d’azione, approvata dalla IV Conferenza mondiale sulle donne (Onu, 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso della storia, il corpo femminile è stato risorsa bellica, mezzo di affermazione di poteri coloniali, e strumento di pulizia etnica. Con la sua capacità di generare futuro, rappresenta un vero e proprio “capitale culturale”. La violenza contro le donne è stata impiegata in maniera premeditata e sistematica come tattica di guerra, per seminare il terrore, condurre la popolazione allo sbando e falciare la resistenza civile. Nell’interconnessione fra progetti nazionalisti e supremazia demografica, è stata utilizzata come strategia volta a impedire la riproduzione umana dei gruppi antagonisti, e con essa, provocare la disgregazione delle modalità di coesione sociale, e la cancellazione della cultura identitaria. Di conseguenza, non può essere archiviata come danno collaterale e, piuttosto, deve essere inclusa con il peso specifico di crimine contro l’umanità, in tutte le iniziative di giustizia riparativa e responsabilizzazione e sanzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ne sono testimoni le 50 mila donne kosovaro-albanesi vittime di violenza sessuale, durante la guerra del Kosovo, del 1998-1999, usate per atterrire la popolazione e costringerla ad abbandonare i territori. E lo sono le 35 mila donne croate e musulmane di origine bosniaca, rinchiuse nel “campi di stupro”, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, tra il 1992 e il 1995, il cui scopo primario era quello di far nascere una nuova generazione, eliminando la linea patrilineare del nemico. In Ruanda, nella seconda metà degli anni novanta, quasi 250 mila donne subirono violenza sessuale; moltissime diedero alla luce figli non voluti di etnia mista e per questo furono costrette a vivere con dolore e stigma sociale. I loro corpi smisero di essere umani, per divenire terreno politico: oggetti di violenza, scambio, o da sopprimere poiché in grado di produrre e riprodurre memoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2014, il sedicente Stato islamico decise di spazzare via gli ezidi da Shengal in Iraq, tassello di collegamento delle capitali del califfato in Siria (Raqqa) e Iraq (Mosul). Le donne vennero massacrate, rapite, violentate, vendute come schiave, o ridotte a mogli dei jihadisti, per disintegrare e disperdere l’intero popolo. A oggi, il Movimento per la Libertà delle Donne Ezide (TAJÊ) lotta per il riconoscimento del genocidio, avvenuto solo da 14 paesi. In Etiopia, dal 2020 al 2022, anche i corpi delle donne del Tigrè sono stati il campo di una feroce guerra etnica. Considerate custodi della riproduzione e della “morale” comunitaria, divennero bersaglio non solo di pratiche di sterminio, ma anche di forme di violenza sessuale mirata, che intendevano distruggerne gli organi riproduttivi, e con essi il futuro del loro popolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arrivando al genocidio palestinese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, le sue cause e conseguenze, Reem Alsalem, ha chiesto un&#8217;azione internazionale immediata per fermare quello che ha descritto come un &#8220;femmini-genocidio&#8221; in corso a Gaza, affermando che “la portata e la natura dei crimini inflitti alle donne e alle ragazze palestinesi […] sono così estreme che i concetti esistenti nei quadri giuridici e penali non riescono più a descriverli o a catturarli adeguatamente”. Secondo le stime, donne e ragazze rappresentano il 67 per cento dei 57.680 palestinesi uccisi entro il 9 luglio 2025.  Per la relatrice speciale, è in atto “una distruzione intenzionale dei loro corpi, per essere palestinesi e per essere donne. Israele sta deliberatamente uccidendo donne e ragazze con l&#8217;intento distruggere la continuità del popolo palestinese”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 2024 si è caratterizzato per il massimo numero di ostilità, in dodici mesi, dalla fine del secondo conflitto mondiale e, con 160 mila morti, è stato anche il quinto più sanguinoso, dal termine della guerra fredda. Dal 1990, le cifre sono, poi, raddoppiate, con crescita sia della portata sia dell’intensità delle violenze. Per quanto aggressioni e brutalità si abbattano, in generale, su tutti i membri di comunità e popolazioni, è ovunque evidente che donne, ragazze e bambine, sono in particolar modo vulnerabili, esposte a rischi maggiori e, quasi sempre, colpite con più durezza.</p>
<p>L’ultimo rapporto del Segretario generale dell’Onu su donne, pace e sicurezza, pubblicato lo scorso ottobre, segnala che 676 milioni di donne, ovvero il 17 per cento della la popolazione femminile mondiale, nel 2024, viveva a 50 chilometri da scontri con perdite di vite umane. Circa 245 milioni si trovavano in zone in cui sono avvenuti oltre 25 decessi legati a combattimenti; e di queste, 113 milioni, in paesi come Siria, Libano, e Palestina, risiedeva dove il numero di morti ha superato i 100. La quota più alta di quante dimoravano in prossimità di un conflitto è stata in Bangladesh. In merito si è espressa anche Sima Bahous, direttrice esecutiva di UN Women: “si tratta di sintomi di un mondo che sta scegliendo di investire nella guerra invece che nella pace e che continua a escludere le donne nella definizione delle soluzioni”. Bahous ha aggiunto: “Donne e bambine vengono uccise in numeri <em>record</em> e lasciate senza protezione, mentre le guerre si moltiplicano. Le donne non hanno più bisogno di altre promesse, hanno bisogno di potere e partecipazione paritaria”.</p>
<p>Tuttavia, se nel 2024 la spesa militare globale ha superato i 2.700 miliardi di dollari, le organizzazioni femminili in zone di conflitto hanno ricevuto solo lo 0,4 per cento di aiuti, in calo rispetto agli anni precedenti. Proprio a causa dei tagli ai finanziamenti, molti di questi gruppi che operano in prima linea si trovano di fronte alla chiusura di imprescindibili attività di assistenza umanitaria. Lo stesso rapporto evidenzia che, nel crollo del rispetto delle norme internazionali, e a causa del “crescente autoritarismo, la proliferazione di conflitti e processi di militarizzazione, gli scorsi cinque anni hanno mostrato una stagnazione e, addirittura, una regressione su molti degli obiettivi dell’agenda per le donne, la pace e la sicurezza. La polarizzazione politica continua a mettere alla prova il sistema multilaterale e minaccia di cancellare decenni di conquiste”.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/donne-pace-e-sicurezza/">Donne, pace e sicurezza</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La filosofia della pace di Jean-Marie Muller</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-filosofia-della-pace-di-jean-marie-muller/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 21:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Marie Muller]]></category>
		<category><![CDATA[maddalena pezzotti]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Citando le parole del filosofo Jean-Marie Muller, uno dei più importanti pensatori contemporanei sulla pace, “il mondo si trova in uno stato di violenza e la sua esistenza stessa è sotto minaccia”. Muller ha dedicato la propria vita alla ricerca, e la formazione per l’azione pubblica, in risposta alle sfide poste dalla guerra, a partire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Citando le parole del filosofo Jean-Marie Muller, uno dei più importanti pensatori contemporanei sulla pace, “il mondo si trova in uno stato di violenza e la sua esistenza stessa è sotto minaccia”. Muller ha dedicato la propria vita alla ricerca, e la formazione per l’azione pubblica, in risposta alle sfide poste dalla guerra, a partire dall’obiezione di coscienza che gli è costata tre mesi di detenzione e la privazione dei diritti civili per cinque anni.</p>
<p>“Il vangelo della non-violenza” (1969) dà inizio un’indagine cinquantennale ed evidenzia le contraddizioni dei principi di legittima violenza e guerra giusta, avvallati dalla Chiesa, così come dai poteri nazionali e transnazionali, dove la nonviolenza viene indicata come una strategia efficace per concretizzare la giustizia, la pace e la libertà. “Il principio della non-violenza, percorso filosofico” (1995) interroga, inoltre, sul ruolo del filosofo come militante.</p>
<p>Muller giunge alla conclusione che il filosofo non può tenersi fuori dalla disamina e il tentativo di composizione dei dissidi sociali e politici e che un impegno confacente in questa direzione permette di innalzare la qualità speculativa. Definisce, quindi, la filosofia una riflessione sull’azione e si adopera a una riabilitazione filosofica della militanza. Fedele a tale principio, aderisce a mobilitazioni di spessore su diverse tematiche che occupano lo spazio mediatico e delle coscienze.</p>
<p>Nel 1970, intraprende uno sciopero della fame per denunciare la vendita di velivoli da combattimento Mirage al governo dittatoriale del Brasile che suscita un dibattito generale sul commercio delle armi. Nel 1973, integra la brigata per la pace nel Pacifico contro i test nucleari francesi, protesta che porrà un epilogo a questi esperimenti in atmosfera. Nel 1978, in solidarietà con gli abitanti del Larzac, contrari all’ampliamento di una base dell’esercito, ottiene l’attenzione di François Mitterrand, il quale in seguito disporrà per l’abbandono del progetto.</p>
<p>L’attivismo alimenta la teoria e, nel manuale “Strategia dell’azione non-violenta” (ristampato nel 1981), quest’ultima viene esposta in maniera rigorosa, sviluppando i principi di una dottrina originale che prende le mosse dallo studio delle battaglie condotte da Gandhi e Martin Luther King. Con la medesima prassi e lo stesso fine, scrive “La lotta non-violenta di César Chavez”, lo storico leader dei braccianti agricoli messicani negli Stati Uniti.</p>
<p>Per dare espressione politica alla proposta pacifista, costituisce il Movimento per un’alternativa non-violenta (Man), federazione di gruppi su scala nazionale, che produrrà anche candidati per le elezioni legislative, e di cui è per lungo tempo portavoce. Assiste, poi, la campagna per una nuova legge sull’obiezione di coscienza e, nel 1982, entra a far parte del comitato consultivo che ne otterrà l’approvazione dello status legale. </p>
<p>Per Muller, l’obiettore deve assumersi responsabilità in caso di aggressione, lavorando intorno alle possibilità della resistenza nonviolenta. Tali valutazioni su un’altra opzione di difesa vengono plasmate in “Avete detto pacifismo? Dalla minaccia nucleare alla difesa civile non-violenta” (1984), e con “La dissuasione civile” (1985), commissionato dal ministero della difesa della Francia e pubblicato dalla Fondazione per gli studi di difesa nazionale, ne viene attestata la pertinenza come metodo applicato alla dottrina militare.</p>
<p>Crea l’Istituto di ricerca sulla soluzione non-violenta dei conflitti (Irnc), con il quale realizzerà studi e congressi sul sostegno civile alla pace. Dal 1985 al 2000, l’Irnc collabora con il segretariato generale della difesa nazionale. Oltre a ciò, Muller coadiuva associazioni globali per i diritti umani e partecipa a missioni di pace in Ciad, Colombia, Iraq, Libano, Nicaragua.<br />
Nel 1987, incontra i principali esponenti dell’opposizione democratica polacca: la resistenza civile aveva tradotto illegalmente “Strategia dell’azione non-violenta” e ne aveva fatto un riferimento intellettuale e politico. La chiave di lettura della nonviolenza applicata alla situazione dei totalitarismi dell’Est si rivelerà feconda e culminerà nella caduta del muro di Berlino nel 1989.</p>
<p>Anticipando questi avvenimenti, scrive nel 1985 “È pur vero che, sebbene il potere assoluto sia ben equipaggiato per spezzare qualsivoglia rivolta violenta, lo stesso si trova disorientato nel far fronte alla resistenza non-violenta di tutto un popolo che si affranca dalla paura. […] Quindi la non-violenza, che le posizioni dottrinarie suppongono faccia il gioco dei regimi totalitari, in realtà si rivela essere l’arma più idonea per contrastarli”.</p>
<p>Il merito di Muller è stato quello di liberare il campo della nonviolenza dai malintesi nei quali era stata incuneata e dotarla di un contenuto razionale e coeso. Ha reso credibile l’ipotesi, discutibile, ovvero degna di essere discussa. In definitiva, ha aperto un nuovo orizzonte per reagire al clima di violenza dominante. Per Muller, la nonviolenza non è solo una forma di dissenso o resistenza, ma è un’esigenza morale e una forma propositiva.</p>
<p>Dal momento che la violenza termina sempre per tradire e corrompere lo scopo che pretendeva servire, è essenziale cercare quelli che Muller enuncia “equivalenti funzionali” coerenti con l’obiettivo. Con un ragionamento cartesiano, il filosofo esprime la saggezza e la forza della nonviolenza e avvia una delegittimazione della violenza, intesa come perno dei sistemi che assoggettano e impoveriscono le persone, e causa di discriminazione ed emarginazione.</p>
<p>Parte del processo è il “Dizionario della non-violenza” (2005), grazie al quale Muller offre il linguaggio per pensare e agire la non-violenza nella sua complessità, e scomporre il lessico che giustifica la violenza. A ciò si aggiungono i due principali filoni di interesse degli ultimi anni: la nonviolenza in seno al cristianesimo e l’islam, e il disarmo nucleare unilaterale della Francia.</p>
<p>Le idee di Muller permeano la conferenza “Non-violenza e pace giusta: un contributo alla comprensione della non-violenza e l’impegno dei cattolici”, organizzata nel 2016 dal Consiglio pontificio giustizia e pace e Pax Christi internazionale, con ottanta specialisti di Africa, America, Asia, Medio Oriente e Oceania. Il documento conclusivo propone un rinnovamento profondo del pensiero secolare della Chiesa in nome dell’esigenza della nonviolenza. Muller contribuirà alla stesura del discorso “La non-violenza: stile di una politica per la pace”, pronunciato dal Papa nel 2017, in occasione della giornata mondiale per la pace. Nell’opera “Disarmare Dio, il cristianesimo e l’islam rispetto alla non-violenza” (2010) richiama entrambi i monoteismi all’unità spirituale che fonda l’umanità.</p>
<p>Muller è altresì dell’opinione che nessun individuo, che non voglia rinnegare la civiltà umana e intenda preservare la propria dignità, possa offrire consenso previo alla distruzione di massa implicita nella produzione, compravendita e uso di armi nucleari. Essendo sua convinzione che il disarmo multilaterale per via negoziale sia un’utopia, crede necessarie decisioni forti e ispiratrici da parte degli Stati per generare una dinamica virtuosa. La sua posizione, che include l’attuazione di un referendum su una questione in merito alla quale i cittadini del suo paese non sono mai stati consultati, è stata esposta nelle giornate sull’abolizione del nucleare del 2012 e nel libro “Liberare la Francia dalle armi nucleari” (2014).</p>
<p>Scomparso nel 2021, all’età di 82 anni, ha sempre dichiarato che il vero realismo politico è quello della nonviolenza e non si è mai arreso alla fatalità del suo contrario. A maniera di esempio, “Supplica a un premio Nobel per la pace in guerra” (2010) resta una potente denuncia delle incongruenze della politica estera di Barack Obama, ed “Entrare nell’era della non-violenza” (2011) sintetizza una filosofia che dimostra la pertinenza di una dimensione alternativa alla ripetizione meccanicistica e disumana del confronto bellico per dirimere dispute che finiscono per acuirsi e incancrenirsi. Nel 2013, ha ricevuto dal presidente indiano Shri Pranab Mukhergee, il premio internazionale della Fondazione Jamnalal Bajaj per la promozione dei valori gandhiani, riconoscimento che è l’equivalente del Nobel per la pace.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-filosofia-della-pace-di-jean-marie-muller/">La filosofia della pace di Jean-Marie Muller</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’ideale cosmopolitico della solidarietà</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/lideale-cosmopolitico-della-solidarieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 22:17:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[maddalena pezzotti]]></category>
		<category><![CDATA[nazioni unite]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’agenda per lo sviluppo sostenibile dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) è impostata su due capisaldi: le persone e il pianeta. Lo sfondo è quello della dottrina dei diritti umani e la proiezione programmatica fa perno su un parternariato globale. Il principio guida è la solidarietà, a cui è dedicata la giornata del 20 dicembre. Questa celebrazione, proclamata nel 2005 dall’Assemblea generale (Ag), sulla base della Dichiarazione del millennio (2000), intende porre enfasi sulla solidarietà come qualità nodale per le relazioni tra i popoli, l’unità nella diversità nel contesto della crescente disuguaglianza, il riconoscimento di differenti diritti e bisogni per raggiungere obiettivi condivisi, il rispetto degli impegni assunti dagli stati negli accordi internazionali. L’Ag, nel 2003, ha anche reso operativo il Fondo per la solidarietà mondiale, con lo scopo di promuovere il progresso umano e sociale nei segmenti più vulnerabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Onu è stata istituita sulle premesse di unità e armonia, incarnate nella nozione di sicurezza collettiva e nello sforzo comune per eliminare i conflitti, ed è nello spirito di solidarietà che si concretano la coesione e la cooperazione necessarie per risolvere problematiche di carattere politico, economico, sociale, culturale, militare e umanitario. La solidarietà è, dunque, un valore fondazionale che si prefigge di prevenire e rimuovere le cause delle asimmetrie e le iniquità fra e dentro gli stati, così come gli ostacoli strutturali che generano disparità e perpetuano la povertà; favorire un ordine sociale internazionale nel quale i diritti umani e le libertà fondamentali possano essere materializzati a pieno; originare fiducia e rispetto tra attori statali e non statali per realizzare pace e inclusione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella geografia degli usi teorico-morali e filosofico-politici del concetto di solidarietà, quest’ultimo diviene, nell’ambito dell’Onu, un ideale cosmopolitico e per definizione transnazionale. Il suo ruolo centrale si sostiene nella stimolazione di una densità morale, e la creazione di un modello di etica della responsabilità, che rendano possibile la reciprocità, la compensazione di vuoti, e la costruzione di strutture di integrazione, ovvero una solidarietà organica. La chiave risiede in una coscienza collettiva, forte e coerente, del fatto che l’interdipendenza tra le economie e gli scambi commerciali del processo di globalizzazione non presuppone affatto la genesi di maggior somiglianza sul piano delle persone e le comunità, bensì il determinarsi o l’acuirsi di un drammatico divario economico e sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, la consapevolezza della natura trasversale di alcune minacce, per esempio, la questione del riscaldamento planetario e la corsa agli armamenti nucleari, giustificano la solidarietà in termini pragmatici piuttosto che morali, quando questa deve erigersi sull’universalismo rappresentato dai diritti umani. Allo stesso modo, la solidarietà ridotta all’attitudine conforme alle richieste del <em>welfare</em>, o ridistribuzione, pur nell’accezione di virtù delle istituzioni, non risponde alle sfide poste dalle disuguaglianze, che vanno, invece, affrontate con un approccio olistico. Affinché venga soddisfatta la prerogativa che gli individui a qualsivoglia latitudine abbiano uguali opportunità di sviluppare le proprie capacità e occupare posizioni sociali a esse commisurate, deve essere applicato, infatti, un argomento morale, la cui conclusione è che la giustizia sociale è clausola determinante di ogni tipologia di solidarietà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I diritti sociali sono legittimi non in quanto fine a se stessi, ma in quanto prerequisiti per il pieno esercizio di tutti gli altri diritti; e la giustizia sociale è imprescindibile, in quanto attributo della democrazia. Nell’ottica delle Nazioni Unite, la solidarietà è una forma di riconoscimento morale degli altri agenti nella loro condizione di membri dell’umanità, quasi una disposizione protoetica, intuitivamente comprensibile. Di conseguenza, i vincoli intercorrenti che riguardano svariati aspetti della vita possono essere imposti anche in assenza di consenso unanime. Solo in questa accezione, invero, la solidarietà può giustificare doveri positivi e convergere in maniera significativa con i contenuti della giustizia globale.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lideale-cosmopolitico-della-solidarieta/">L’ideale cosmopolitico della solidarietà</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Società civile e mediazioni internazionali</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/societa-civile-e-mediazioni-internazionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2023 21:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ambito della nuova <a href="https://www.iltoroelabambina.it/2023/06/21/larchitettura-della-pace/">architettura per la pace</a> si sono fatte strada apprezzabili organizzazioni non governamentali, fra le quali, il <em>Carter Center</em> di Atlanta, la <em>Comunità di Sant’Egidio</em> di Roma, l’<em>International Crisis Group</em> di Bruxelles, il <em>Centre for Humanitarian Dialogue</em> di Ginevra, la <em>Crisis Management Initiative</em> di Helsinki, il <em>Conflict Prevention and Peace Forum</em> di New York, e la <em>Nonviolent Peaceforce</em> di Ginevra. La loro storia e operato riflettono un approccio alternativo al confronto armato che, spesso, trova poco margine nel dibattitto pubblico, e il consolidarsi delle posizioni degli stati, a fronte delle sfide per la stabilità di scenari eterogenei, dall’Europa orientale, al Sahel, e la Palestina, per citarne alcune. Malgrado ciò, sono la dimostrazione di quanto l’applicazione del diritto internazionale, predisposto sulla scorta delle lezioni apprese dalle grandi conflagrazioni belliche del secolo scorso &#8211; che hanno condotto alla creazione delle Nazioni Unite e l’Unione Europea -, apporti risultati concreti nella direzione dell’idea di pace duratura, a partire dalla comprensione e il superamento delle cause soggiacenti ad asimmetrie, tensioni e violenze, mentre la scelta della guerra, come strumento di imposizione, punizione o vendetta, acuisce e incancrenisce le problematiche esistenti.</p>
<p>Il <em>Carter Center</em> (1982), neutrale e non profit, fondato da Jimmy e Rosalynn Carter, in associazione con la Emory University, dove quell’anno l’ex presidente era diventato professore emerito, si impernia a un’aderenza fondamentale ai diritti umani, e cerca di prevenire e appianare i conflitti e far progredire la libertà e la democrazia. Durante il suo mandato, dal 1977 al 1981, Carter aveva raggiunto sostanziosi traguardi in politica estera, che includono i trattati sul canale di Panama, gli accordi di Camp David, il trattato di pace fra Egitto e Israele, il trattato Salt II con l’Unione Sovietica, e l’inaugurazione di relazioni fra gli Stati Uniti e la Repubblica Democratica di Cina. Jimmy Carter e il Centro, dal 1989 al 2020, sono stati involucrati in mediazioni in 14 paesi e due vaste aree geografiche, la regione dei Grandi Laghi in Africa e il Medio Oriente, e hanno coadiuvato 14 missioni di osservazione elettorale. Nel 2002, Carter è stato insignito con il premio Nobel, in riconoscimento della sua abnegazione nell’individuare varchi pacifici nei dissidi internazionali e stimolare lo sviluppo economico e sociale.</p>
<p>È conosciuto a coloro che si prodigano nel campo della pace, l’apporto della <em>Comunità di Sant’Egidio</em> e, in special modo, la trattativa sull’annosa guerra in Mozambico, dove le diplomazie ufficiali avevano più volte fatto un buco nell’acqua. Nel 1990, infatti, rappresentanti della Comunità aprono i negoziati tra i contendenti dello scontro civile e, due anni più tardi, vengono siglati gli accordi di Roma. La Comunità, detta “l’Onu di Trastevere”, ha favorito l&#8217;accordo di pace in Guatemala nel 1996, l&#8217;accordo di garanzia con il quale i <em>leader</em> albanesi si compromettevano a rispettare il risultato delle elezioni che nel 1997 posero fine all&#8217;anarchia politica, la liberazione dell’intellettuale e pacifista kosovaro Ibrahim Rugova, in seguito presidente delle istituzioni provvisorie di autogoverno, e il patto per la democrazia in Guinea nel 2010. Altre esperienze, nonostante l’esito negativo, come quelle in Algeria, tra il 1994 e il 1999, in concomitanza con un colpo di stato e l’insediamento di una giunta militare, o il tentativo di chiudere un accordo di pace nel nord dell&#8217;Uganda, abortito per il rifiuto all&#8217;ultimo momento dei guerriglieri, sono comunque una chiara testimonianza del pari rilievo e funzionalità reciproca delle diverse piste.</p>
<p>L’<em>International Crisis Group </em>(1995), impegnato nel fornire un contributo al disegno di politiche che possano costruire un mondo incruento, è stato fondato come un’organizzazione indipendente, in risposta agli orrori avvenuti in Somalia, Ruanda e Bosnia. Gli esperti realizzano ricerche sul terreno, con la partecipazione di tutti gli attori, condividono le differenti prospettive e suggeriscono opzioni pratiche. Pubblica indagini comprensive e fornisce informazioni in tempo reale a coloro che sono incaricati di prendere decisioni, per evitare o, quantomeno, limitare minacce alla sicurezza. In aggiunta, vengono patrocinati colloqui con capi di governo, politici, mezzi di comunicazione, società civile per porre l’accento su emergenze, prossime o potenziali, prima che la spirale vada fuori controllo, e per aprire opportunità di intesa. La combinazione di presenza fisica, continua e costante, in teatri afflitti dalla violenza, accesso a sfere di alto livello e impatto, e competenza nell’elaborazione di raccomandazioni mirate e viabili, ha preso le sembianze di un <em>intelligence</em> per la pace che ha permesso un ridimensionamento delle crisi in Afghanistan, Etiopia, Mali, Nagorno-Karabakh.</p>
<p>Il <em>Centre for Humanitarian Dialogue</em> (1999) è un organismo senza fini di lucro, che si poggia sui principi di umanità e imparzialità, valendosi della diplomazia privata con la meta della pace. Aggiorna e assiste la comunità internazionale per sormontare dispute bilaterali e multilaterali, con un’influente rete globale, e nel disegno di accordi, inclusi cessate il fuoco e corridoi umanitari, dal terrorismo dell’Eta in Spagna alla crisi ucraina del grano, a teatri complessi in Etiopia, Darfur, Filippine, Myanmar, e Somalia. Allo stesso tempo, offre supporto locale a settori emarginati, affinché abbiano gli strumenti per affrontare contingenze che ripercuotono sulle loro vite. Il Centro è vincolato all’80 per cento dei conflitti odierni e nel 2022 è stato insignito con il Canergie Wateler Peace Prize. Quest’anno ha celebrato il ventesimo anniversario del prestigioso Forum di Oslo, convocato con la cancelleria norvegese, nella cornice del Chatham House Rule, che disciplina la confidenzialità in quanto alla fonte &#8211; ma non al contenuto -, di discussioni a porte chiuse, fra esperti, politici, e attivisti, incoraggiando una comunicazione franca per il miglioramento delle relazioni internazionali.</p>
<p>La <em>Crisis Management Initiative</em> (2000), altrimenti conosciuta come la fondazione per la pace di Martti Ahtisaari, ex presidente della Finlandia e Premio Nobel per la pace nel 2008, si occupa di anticipare e risolvere i conflitti violenti attraverso il dialogo informale, la creazione di capacità e l’accompagnamento della comunità globale verso il rafforzamento della pace. L’Ue e singoli paesi europei, tra cui la Finlandia per il 55 per cento, sono finanziatori significativi. Ha svolto ruoli di mediazione, e organizzato consultazioni fra stati e gruppi armati, in Indonesia, Iraq, Sud Sudan, Ucraina, Transnistria, Burundi, Yemen, Palestina. La Fondazione si muove lontano dai riflettori, non rilascia commenti sulle negoziazioni in corso e, spesso, i successi ottenuti non vengono divulgati. A chiusura del mandato presidenziale, Ahtisaari declinò l’offerta di assumere la carica di Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, dichiarando che era impellente dedicarsi alle determinanti strutturali delle guerre, invece che dei loro effetti. Come parte di questa visione, Ahtisaari creò, quindi, la Fondazione e accettò di presiedere l’<em>International Crisis Group</em>.</p>
<p>Valido è il lavoro del <em>Conflict Prevention and Peace Forum</em> (2000) e, in particolare, la sua abilità nel collegare i governi occidentali con compagini del fondamentalismo islamico, a esempio Hamas e Hezbollah, nella doppia convinzione che l’isolamento esacerba l’estremismo e i nessi dialettici possono disinnescare fattori di rischio, sebbene l’iniziativa, peraltro perseguita con le medesime ripercussioni dalla <em>Crisis Management Initiative</em>, sia stata criticata da quanti pensano non si debba interloquire con gruppi terroristi. Il Forum fornisce all’Onu un accesso rapido e incondizionato a conoscenze e competenze analitiche, colmando la lacuna tra ricerca empirica e spazi decisionali nella gestione dei conflitti. Vi sono poi organizzazioni &#8211; dai Balcani al Caucaso, dal Sud America all’Asia -, specializzate nel <em>peacebuilding </em>e nel <em>peacekeeping </em>civile che, grazie alla loro dedizione nella tessitura dal basso di fiducia e zone di dialogo, hanno mediato situazioni in potenza esplosive. Si veda la traiettoria ricca di intuizioni di <em>Nonviolent Peaceforce</em> (2002), la cui missione è di proteggere i civili e interrompere le aggressioni con strategie che non prevedono l’uso delle armi. I valori che la guidano sono la non violenza, come forza morale di cambio sociale; il primato dell’azione <em>civilian-to-civilian</em>, per preservare la vita, ridurre le ostilità, e mettere a punto dinamiche che ne sovvertano il contesto; e il rispetto per la “pluriversalità”, ovvero quel conglomerato di identità, rappresentazioni e narrative, di eguale dignità che la pace deve saper tenere insieme.</p>
<p>I singoli stati, e le organizzazioni formali multilaterali, pur con obiettivi espliciti relativi alla prevenzione dei conflitti armati, il mantenimento della sicurezza, e il conseguimento della pace, hanno raccolto molti fallimenti in congiunture drammatiche della storia contemporanea, per non essere riusciti a intervenire olisticamente, agire in maniera precauzionale o, ancora, rapida ed elastica, alle prime avvisaglie di una crisi. La loro inefficacia è stata spesso dettata dall’essere portatori di interessi politici ed economici e di presunte legittimità morali, rivelatisi un ostacolo alla rimozione delle cause, o dall’essere collocati in seno ad alleanze strumentali con realtà di maggior peso che, in forma diretta o indiretta, dettano l’agenda e influenzano la comunicazione. Soprattutto, le modalità di reazione rispondono a una mentalità retriva che vede la corsa agli armamenti come deterrente, e l’impiego di operazioni militari come espediente predominante per rinstaurare l’ordine, applicare un modello democratico o detenere la violenza, nell’equivoco sostanziale, smentito dai fatti, secondo il quale esistano “guerre buone” e queste possano garantire la pace. Le guerre, invece, per lo più si perdono, e la devastazione sociale, psicologica, e culturale, provocata ha sequele complesse di lungo termine, che pregiudicano intere generazioni, e di cui si finisce per accudire solo agli effetti più immediati.</p>
<p>I soggetti non istituzionali, che hanno portato a conclusione processi fruttiferi di facilitazione multilivello, meritano, oltre che di attenzione, di studi specifici per distillare lezioni apprese replicabili in futuro. Purtroppo, questo è un campo in cui esiste poca letteratura scientifica e che ha avuto scarso riconoscimento. Sebbene la peculiarità dei contesti e la singolarità dei rapporti creati renda impossibile l’universalità di uno schema, alcuni capisaldi hanno una valenza trasversale, nella fattispecie, l’importanza di coinvolgere attori locali, operare tenendo presente che le parti in lotta sono i veri protagonisti della mediazione e solo da esse può arrivare una soluzione sostenibile, assicurare la complementarietà dei canali preposti e il loro coordinamento. Va, altresì, tenuto in considerazione che i conflitti possono trascinarsi per anni e trasformare il negoziato in un susseguirsi di tattiche di logoramento. Ciò è tuttavia utile, perché miscela un amalgama di vincoli di avvicinamento e conoscenza speculare.</p>
<p>Viviamo in un mondo sempre più polarizzato, frammentato e pericoloso. Hanno assunto preminenza espressioni armate dell’estremismo religioso, pesante eredità del tracollo di guerre precedenti, alimentate da antagonismi regionali e internazionali, così come reti criminali legate al narcotraffico, fomentate dalla crescente povertà e l’aumento dell’esclusione. È anche in atto una feroce ricomposizione dei poteri nella geopolitica globale che si avvale del ricorso alla forza e la disinformazione. Conflitti nuovi e cronici sorgono e perdurano a motivo di questi fattori, con alti costi umanitari ed economici. La diplomazia multilivello di soggetti non statali ha aiutato ad affrontare e governare circostanze che sembravano fuori controllo, dove le fazioni non accettavano nemmeno l’intercessione delle Nazioni Unite. Limitare la violenza su ampia scala, ed edificare percorsi autentici di riconciliazione, necessita di una diplomazia svecchiata, dinamica e creativa, e una classe politica responsabile e non ideologica, con profondità di ragionamento storico, rigorosa sul piano del diritto internazionale, senza eccezioni facinorose, e alfabetizzata al linguaggio della pace.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/societa-civile-e-mediazioni-internazionali/">Società civile e mediazioni internazionali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L&#8217;architettura della pace</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/larchitettura-della-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 21:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La diplomazia multilivello, e il pensiero di specialisti come Lederach, hanno permeato la logica del peacebuilding, entrando a far parte del linguaggio dell&#8217;Onu, dell&#8217;Unione Europea (Ue), di importanti organismi regionali e di singoli governi nazionali.  Questa metodica plurisettoriale e interdisciplinaria, attraverso il ricorso a binari eterogenei, o track, in chiave di rete dinamica, contribuisce a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="https://www.iltoroelabambina.it/2023/04/17/la-diplomazia-multilivello/">diplomazia multilivello</a>, e il pensiero di specialisti come Lederach, hanno permeato la logica del <em>peacebuilding</em>, entrando a far parte del linguaggio <span style="color: #333333;">dell&#8217;Onu, dell&#8217;Unione Europea (Ue), di importanti organismi regionali e di singoli governi nazionali. </span></p>
<p>Questa metodica plurisettoriale e interdisciplinaria, attraverso il ricorso a binari eterogenei, o <em>track</em>, in chiave di rete dinamica, contribuisce a promuovere la pace nel mondo in &#8220;una maniera olistica e inclusiva&#8221; (Dudouet, Eshaq et al., 2018), in negoziazioni formali che vanno oltre il tradizionale intervento esclusivo di parti armate ed <em>élite</em> politiche. La compresenza dell&#8217;attivismo di base, la comunicazione, l&#8217;accademia, l&#8217;impresa, le autorità religiose, favorisce, inoltre, una maggiore interconnessione di intenti (Paffenholz, 2013). Soprattutto, garantisce una più ampia rappresentatività di interessi per la definizione di soluzioni solide e durature e, in molti frangenti, ha generato piattaforme che si sono rivelate fondamentali per sollevare questioni neglette, o sbloccare <em>impasse</em> scaturiti da posizioni e alleanze determinate da affari economici o blocchi geopolitici, a scapito della sicurezza e la vita delle persone.</p>
<p>In tempi recenti, la riflessione sulla diplomazia multilivello ha indotto a una revisione strategica su larga scala dei processi governati dalle Nazioni Unite. La <em>Sustaining peace policy,</em> redatta a partire da un&#8217;investigazione trasversale del 2015, incaricata a una commissione di esperti, sull&#8217;impatto delle missioni politiche e le operazioni di mantenimento della pace, le seguenti risoluzioni del 2016, approvate dal consiglio di sicurezza (S/Res/2282), e dall&#8217;assemblea generale (A/Res/70/262), e il rapporto del 2017 sulle attività a supporto della mediazione del segretario-generale, fra altri elementi di cambio, elevano il ruolo giocato dal pacifismo strutturato &#8211; con accento sulle donne e i giovani -, il settore privato e le organizzazioni regionali, a quello del <em>peacemaking</em> e il <em>peacekeeping</em> canonici, auspicando opportune <em>partnership</em> a diversi livelli. Gli stessi rimarcano la necessità di finanziamenti per appoggiarne nel lungo termine le attività di prevenzione, mediazione e ricostruzione del tessuto democratico. Riconoscendo e facilitando l&#8217;apporto paritario di tali figure, la nuova architettura della pace rappresenta una svolta concettuale e pragmatica di spessore. Pone, infatti, a disposizione della società civile strumenti per potenziarne azione e incidenza, in un contesto integrato e coerente per la gestione dei conflitti globali.</p>
<p>Sulla stessa linea, si trova <em>Pathways for peace</em>, pubblicato nel 2018, dalle Nazioni Unite e la Banca Mondiale. Lo studio muove dall&#8217;enorme costo sociale ed economico degli scontri bellici contemporanei, la cui complessità vede il coinvolgimento di gruppi non statali, attori regionali e internazionali, sfide globali come quella climatica e, ancora, la criminalità organizzata transnazionale, e analizza alcuni casi di successo nella loro risoluzione. Le raccomandazioni che ne derivano sono imperniate nell&#8217;imprescindibilità della dialettica fattiva tra stato e società, alla quale si attribuisce rilevanza nell&#8217;identificazione tempestiva e la circoscrizione efficace, attraverso un lavoro di diplomazia vera e propria, di quei fenomeni di esclusione dall&#8217;accesso a beni e opportunità, dalla partecipazione e il potere decisionale, che potrebbero sfociare in tensioni, antagonismi militanti e prolungate contrapposizioni violente. In questo modo, la società civile assume centralità nel nesso fra le aree dello sviluppo e la sicurezza delle comunità e i paesi.</p>
<p>Numerosi esperti hanno suggerito all&#8217;Ue, in forma esplicita e ripetuta, di &#8220;rendere operativo un approccio <em>multi-track</em>&#8221; (<span style="color: #333333;">Herrberg, Gündüz et al. 2009). In risposta, nella <em>Global Strategy</em> del 2016, questa si è impegnata ad assumerlo a livello locale, nazionale, regionale e globale. Dal canto suo, la Comunità economica degli stati dell&#8217;Africa Occidentale (Ecowas per la sigla in inglese), in linee guida operative del 2017, ha evidenziato l&#8217;urgenza di &#8220;forgiare alleanze e coordinamento fra <em>track</em>&#8220;. Ed è proprio in questo continente che si rendono evidenti i vincoli intrinseci fra <em>peacekeeping</em> e sviluppo e l&#8217;importanza delle dimensioni sociali ed economiche che acuiscono e perdurano le situazioni conflittuali. L&#8217;Ecowas e l&#8217;Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad per la sigla in inglese), formata dai paesi del Corno d&#8217;Africa, in origine istituite con l&#8217;obiettivo di promuovere l&#8217;integrazione economica, hanno visto espandere il proprio mandato a funzioni di sicurezza regionale, con alterni successi e fallimenti. Malgrado all&#8217;inizio si sia privilegiato un criterio in prevalenza militare, che si è rivelato un rischio per le economie nazionali e i programmi di integrazione, le iniziative successive sono state progressivamente orientate nella direzione del <em>soft power</em> e del <em>peacebuilding</em>. </span></p>
<p>Anche gli stati hanno adottato i concetti e i dettami della diplomazia multilivello in politica estera. Per esempio, la politica per la pace della Svezia enfatizza il pregio e il peso dell&#8217;inquadramento della società civile negli ambiti del <em>peacebuilding</em> e lo <em>statebuilding</em>. Nella <em>Strategy for Sustainable Peace</em>, il governo sottolinea il proprio sostegno a &#8220;stadi critici di <em>peacebuiding</em> che devono includere la partecipazione locale&#8221;. Il Ministero degli affari esteri tedesco, nel documento marco sulla mediazione per la pace, del 2019, asserisce che &#8220;gli approcci multilivello o i dialoghi nazionali incrementano la fattibilità di raggiungere soluzioni comprensive e durature&#8221;. La Svizzera proietta una visione in cui si valorizza la prassi <em>bottom-up</em> nei processi di pace, per la quale afferma di trovarsi in una posizione privilegiata in merito a competenze acquisite.</p>
<p>Ciò nondimeno, <span style="color: #333333;">la poliedricità dei conflitti e la loro frammentazione richie</span>dono ulteriore ponderazione sull&#8217;uso effettivo di questa infrastruttura per la pace (Preston MacGhie, 2019) e lo scarto fra il discorso e la pratica degli stati e le organizzazioni internazionali. Mentre già esiste dal lato dell&#8217;accademia un corpo di ricerca teorica ed empirica che punta a un adeguamento critico del <em>peacebuilding </em>mirato a spostarne l&#8217;asta più in alto (<span style="color: #333333;">Lidén, Mac Ginty et al., 2009; Hellmüller, 2018 e 2019), la sua applicazione e riuscita sulla trasformazione dei conflitti restano insoddisfacenti, complici mentalità retrive sulle condizioni per la sicurezza, che priorizzano l&#8217;opposizione militare, alla cooperazione, l&#8217;integrazione e lo sviluppo; la rendita della manipolazione del mercato, e delle economie di guerra, per i paesi con maggiore potere finanziario, tecnologico e industriale; e i vantaggi legati all&#8217;allargamento delle sfere di influenza di quelle nazioni con ambizioni egemoniche nell&#8217;ordine mondiale.</span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/larchitettura-della-pace/">L&#8217;architettura della pace</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La diplomazia multilivello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2023 14:42:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I negoziati di alto profilo, mirati a stabilire accordi tra parti coinvolte in conflagrazioni belliche, sono di norma oggetto dell&#8217;operato delle cancellerie, e corrispondono all&#8217;attività anche conosciuta di peacemaking. Esistono, tuttavia, altre realtà che, sul piano locale, nazionale e mondiale, e a diversi livelli di approfondimento e interlocuzione, concorrono alla sostanza dei colloqui di pace [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I negoziati di alto profilo, mirati a stabilire accordi tra parti coinvolte in conflagrazioni belliche, sono di norma oggetto dell&#8217;operato delle cancellerie, e corrispondono all&#8217;attività anche conosciuta di peacemaking. Esistono, tuttavia, altre realtà che, sul piano locale, nazionale e mondiale, e a diversi livelli di approfondimento e interlocuzione, concorrono alla sostanza dei colloqui di pace e il loro successo.<br />
Il panorama attuale è, infatti, caratterizzato da complessità senza precedenti, che sommano rimarchevoli fattori endogeni ed esogeni; transizioni tortuose, piagate dal protrarsi di violenza ed emergenze umanitarie; incoerenza della comunità internazionale, nella risposta in determinate circostanze; prerogative globali di matrice economica, commerciale ed energetica; e guerre per procura, nel contesto dell&#8217;incandescente creazione di un nuovo ordine mondiale. In queste situazioni è impossibile indirizzare in maniera disgiunta sviluppi che sono concatenati, nondimeno il procedimento richiede plurime competenze e forme di autorità riconosciuta, sia per sovrintendere la poliedricità dell&#8217;impatto sociale e la frammentazione degli stakeholders, sia per comprenderne gli stadi concomitanti nel quadro complessivo, eppure difformi in condizioni e risultati. Ciò è evidente, ad esempio, nei casi del Sud Sudan, il Mindanao nelle Filippine, la Libia, la Siria, lo Yemen e, in generale, dei paesi africani del Sahel, dove il micro e il macro si intersecano e complicano a vicenda.<br />
La diplomazia è stata, quindi, ripensata in base a due binari distinti e complementari. Il primo (track one) è quello ufficiale degli stati, con i loro apparati e procedure formali di mediazione, e il secondo (track two) è quello dell&#8217;interconnessione di attori non governativi, incarnati da organizzazioni, reti e collettività, portatori di interessi nella risoluzione dei conflitti. Il track two nasce dall&#8217;assunzione di responsabilità della società civile, a fronte dell&#8217;inadeguatezza della diplomazia formale in noti episodi storici contemporanei, e si caratterizza per essere più efficace in molti frangenti, tra i quali i confronti sorti all&#8217;interno di uno stesso stato che richiedono di battere nuove strade alla ricerca della pacificazione dei territori. L&#8217;esito di tale rivisitazione, avvenuta a mano di Montville (1981), Diamond e McDonald (1996) e Lederach (1997; 2000), è la multi-track diplomacy, tradotta in italiano con l’espressione diplomazia multilivello.<br />
La descrizione dei binari viene realizzata per la prima volta da Joseph V. Montville, al tempo funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d&#8217;America. Nell&#8217;articolo pubblicato su Foreign Policy, e cofirmato da W.D. Davidson, il track two è definito come diplomazia non ufficiale e non strutturata, di vedute aperte, altruista e dalla strategia ottimista, supportata nella sua funzione preventiva da intensi scambi intellettuali, scientifici, formativi, artistici e culturali.<br />
Avvalorata dall&#8217;analisi degli scenari favorevoli, si muove dal presupposto secondo il quale non esistono contese irresolubili e i dissidi in atto o in fieri possono sempre essere allentati, sciolti o anticipati, attraverso l&#8217;incontro e il dialogo, facendo ricorso a volontà, ragionevolezza e pragmatismo, innanzi alle catastrofi della guerra. Cruciale è il lavoro sull&#8217;opinione pubblica per evitare la tribalizzazione, ridurre il senso di vittimismo e riumanizzare il nemico. Per Montville e Davidson, il track one ha, invece, la sua ragion d&#8217;essere nel posizionamento geopolitico delle nazioni e nella minaccia sottintesa dell&#8217;uso della forza. Entrambi i binari hanno un peso psicologico specifico e si controbilanciano.<br />
Il termine multi-track diplomacy viene coniato dalla studiosa Louise Diamond, la quale ripulisce il campo del track two e ne mette in luce le possibilità. Nel 1992 a Washington, Diamond fonda, con l&#8217;ambasciatore John W. McDonald, l&#8217;Institute for multi-track diplomacy, la cui missione è quella di promuovere una metodologia sistemica per il peacebuilding. Il track two viene organizzato intorno a: esperti della mediazione (equiparati ai diplomatici del track one); cittadini individuali; imprenditori; professionisti dell&#8217;informazione e la comunicazione. Di seguito, viene ampliato, aggregando: capi religiosi e fedeli; attivisti sociali e politici; ricercatori, formatori ed educatori; filantropi e altri donatori. Inoltre, Diamond e McDonald ribadiscono la criticità dell’interazione fra mediazione ufficiale e non ufficiale. Nessuna è prevalente o autonoma dall&#8217;altra; compongono, piuttosto, un organismo vivo. Ognuna con le proprie peculiarità e risorse, rendono a pieno solo quando si riescono a coordinare.<br />
Allo stesso modo, John P. Lederach, dell&#8217;Università Notre Dame dell&#8217;Indiana, esplicita un modello logico in cui la diplomazia di stato non è al vertice di un nesso gerarchico, ma è in un legame di interdipendenza con la diplomazia espressa dall&#8217;esercizio della cittadinanza attiva, con tutte le sue piste articolate tra loro. Il nocciolo del ragionamento, e della proposta, è la trasformazione dei conflitti o la gestione di questi con strumenti non violenti. I processi di pace non sono più visti come transazioni nel campo degli affari internazionali, ma come arene etiche e programmatiche per un rinnovamento del tessuto sociale e culturale e delle dinamiche politiche ed economiche alla radice delle dispute. Secondo Lederach, il track two ha il potenziale maggiore per allestire architetture che, dove necessario, sostengano la pace nel lungo periodo, e rappresenta un capitale per azioni concrete e immediate. Nello stadio avanzato della sua riflessione, concettualizza un paradigma a rete in cui gli spazi sociali, e i luoghi dove i vincoli reciproci vengono tessuti e alimentati, sono al centro del cambiamento.<br />
La diplomazia multilivello è, dunque, pluridisciplinare e plurisettoriale, e ha il fine di abbordare le cause soggiacenti alle crisi e costruire soluzioni durature, grazie a una rigenerazione effettiva delle identità percepite, le relazioni e le leadership. Per la sua vocazione olistica, natura inclusiva, e orientamento prioritario alla concrezione della pace, accompagna, o addirittura precorre, sostentandola, la fase del peacebuilding. Soprattutto, rompe la rigidità di uno schema, improntato su cicli ripetuti di combattimenti e descalazione degli stessi, distruzione di assetti e ricostruzione infrastrutturale &#8211; a beneficio dei mercati dei paesi amici -, che permea la mentalità e il modus operandi di gran parte dei rapporti bilaterali e multilaterali, e in cui occupano il primo piano gli eserciti, gli armamenti e la pioggia di aiuti che spesso foraggiano la corruzione e subordinano economie già fragili. L&#8217;approccio potrebbe essere fonte di ispirazione contro la pericolosa genericità che dilaga intorno a concetti e pratiche anacronistiche della guerra.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
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		<title>Stato e mercato nel futuro assetto energetico globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Sep 2022 11:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi energetica di questi mesi potrebbe essere la peggiore dell’ultimo mezzo secolo. Sebbene la catena del supply sia più vasta, diversificata e affidabile, e l’economia mondiale non abbia il dispendio intenso del passato (oggi si fa uso di minore energia per unità di prodotto interno lordo), la congiuntura sorpassa la questione del petrolio, e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi energetica di questi mesi potrebbe essere la peggiore dell’ultimo mezzo secolo. Sebbene la catena del <em>supply</em> sia più vasta, diversificata e affidabile, e l’economia mondiale non abbia il dispendio intenso del passato (oggi si fa uso di minore energia per unità di prodotto interno lordo), la congiuntura sorpassa la questione del petrolio, e trascina con sé inflazione, recessione, chiusura di imprese, e razionamenti. Il sistema era sotto <em>stress </em>ormai da tempo. In Europa, e altre regioni, i dilemmi sono incrementati, dovuto al fatto che dopo anni di introiti in calo, gli investimenti in greggio e gas si sono contenuti, con il risultato di limitazioni negli approvvigionamenti. In aggiunta, una porzione dell’elettricità proviene da fonti discontinue, come la solare e l’eolica. Le problematiche indotte dalla pandemia Covid-19 hanno imposto ulteriori pressioni su volumi e importi e, nel 2021, e all’inizio del 2022, i governi hanno iniziato a sovvenzionare le bollette delle famiglie.</p>
<p>Le sanzioni al Cremlino, combinate con la riluttanza dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec, per la sigla in inglese) a compensare la perdita di forniture dalla Russia, hanno dilatato le tariffe. Il circuito creditizio si è contratto, e con una ridotta liquidità per la compravendita, sia la domanda sia l’offerta hanno subito duri colpi, e il <em>business</em> dell’energia è diventato volatile. A fine maggio, il barile era già a 100 dollari, e il gas statunitense aveva toccato l’apice dal 2008, raddoppiando il valore. L’incidenza sul paniere dei consumatori europei, per via dei trasporti, sarebbe più acuta se non fosse per due elementi: i lunghi e reiterati <em>lockdown</em> in Cina che stanno detenendo i flussi; e il provvedimento, in controtendenza storica, degli Stati Uniti, di aprire il rubinetto delle riserve strategiche, immettendo quantità senza precedenti. Si tratta, però, di circostanze provvisorie. Quando la Cina avrà arginato le recenti ondate di contagio, il suo fabbisogno si innalzerà, lievitando i costi.</p>
<p>Per di più, le sanzioni fanno registrare effetti secondari sull’ambiente e i poveri della terra. Il vecchio continente incetta le quote fruibili, in virtù della sua capacità di assorbimento e solvenza. Il comportamento accaparratore pone a repentaglio l’industria e l’agricoltura &#8211; i fertilizzanti vengono fabbricati con il gas naturale &#8211; di nazioni a basso reddito <em>pro capita</em>, soprattutto in Asia. Le costringe, oltre al resto, a fare ricorso al sostituto meno caro, malgrado contaminante, del carbone, per coprire le necessità vitali dell’apparato produttivo e della popolazione. Tuttavia, l’estensione della richiesta muove questo bene verso l’alto, mettendo in seria difficoltà stati, come l’India e il Pakistan, nel mezzo di eccezionali cambi climatici.</p>
<p>La crisi degli anni settanta invita a una comparazione e la possibilità di qualche lezione appresa. Se nell’attualità, il disegno unipolare di Washington incalza nella direzione dell’isolamento e la soppressione degli antagonisti dei propri interessi particolari, anche in quel frangente, controversie politiche dettarono la sospensione delle esportazioni, di sei membri dell’Opec, agli Stati Uniti e alcuni alleati, che avevano appoggiato la guerra del Yom Kippur, sferrata da Israele, contro Egitto e Giordania. In entrambi i casi, i governi hanno manipolato rapporti e operazioni mercantili sulla base di piani di ordine geostrategico e vigilanza di aree di influenza. Per arginare l’<em>embargo</em>, nel novembre del 1973, Richard Nixon creò un programma federale, incaricato di calmierare i prezzi e disciplinare l’erogazione di propano, olio combustibile, miscele per l’aviazione, diesel e distinti carburanti, con l’esito di un fiasco e il panico generale. Il persistente intervento dello stato, che ne seguì, finì per esacerbare la situazione, provocando stalli e ripetuti crolli.</p>
<p>Jimmy Carter liberalizzò il costo del carburante, processo accelerato da Ronald Reagan. Le amministrazioni dei decenni posteriori fuoriuscirono dalla gerenza dell’economia energetica, conservando un peso determinante in esplorazioni e concessioni, anzitutto nel Golfo del Messico e in Alaska, e la definizione di <em>standard</em>. L’applicazione di sanzioni, in opposizione a produttori concorrenti, è stata la grande, drastica, eccezione al paradigma. Nella globalità interconnessa, tale approccio ripercuote sul mantenimento del potere competitivo, essenziale per il buon andamento degli scambi, e la loro indipendenza, che ricade in migliori condizioni per i compratori. Al contempo, causa disparità tra paesi in stadi diversi della traiettoria di crescita, e derivato potere d’acquisto, ed espande la breccia della povertà.</p>
<p>Questi eventi possono dare indicazioni rispetto all’equilibrio da ricercarsi fra il lavoro del governo e l’autonomia del mercato. La fiducia nell’abilità di quest’ultimo ha apportato enormi vantaggi negli scorsi quarant’anni, con l’ampliamento dell’efficienza economica, che ha reso l’energia meno gravosa e più disponibile, permettendone l’impiego dove è improrogabile, perché vincolato alla sopravvivenza. Nonostante ciò, si sono rilevate alcune falle, che possono essere rimosse soltanto con l’esercizio delle funzioni pubbliche: l’insufficienza di porti o terminali, per attingere con celerità da ubicazioni addizionali, quando avvengano interruzioni di qualsivoglia indole, su un dato segmento; l’inesistenza di scorte adeguate, in gestione degli stati, molti dei quali in Europa; la carenza di installazioni e servizi confacenti per arrivare, in un lasso accettabile, a zero emissioni nette di Co2; la mancanza di incentivi, affinché le imprese private si uniscano alla sfida; e l’incipiente sensibilizzazione sociale sull’utilizzo responsabile.</p>
<p>I contesti integrati assicurano eterogeneità nelle opzioni geografiche e tecnologiche, ma ostruzioni e blocchi, che siano di origine naturale o politica, non sono né prevedibili né calcolabili, per tutelare il ritorno di oneri finanziari per infrastrutture, nel corto e medio termine. Neppure ci si può attendere che le compagnie si consegnino a una rivoluzione del settore che, nell’imminente futuro, le renderà obsolete, o le forzerà a complesse riqualificazioni, senza salvaguardie riguardo al capitale o, ancora, che abbraccino la causa, senza garanzie che si raggiungano gli obiettivi in un periodo predisposto. Il ruolo dello stato diviene, quindi, fondamentale per sostenere la sicurezza energetica, veicolare il passaggio all’energia pulita, e mitigare le minacce del clima, in consonanza con portatori di valori e prospettive differenti, e facendosi carico delle incombenze opportune.</p>
<p>Sono, infatti, indispensabili, per soddisfare le esigenze correnti, sia stabilimenti tradizionali, benché a ristretta impronta ecologica, sia di transizione, con misure di difesa degli azionisti; così come la riconversione di piante a idrocarburi, o la costruzione di idonee per il nuovo assetto energetico, basato su cattura del carbonio, biocombustibili o, per esempio, idrogeno e ammoniaca. Nella presente, e le prossime fasi, è nodale la pronta identificazione di componenti dell’industria del petrolio e il gas con potenzialità per un rapido adattamento, e di progetti versatili sul fronte della produzione e la distribuzione. Gli stati dovranno, inoltre, adoperarsi per regolamentare l’estrazione di minerali imprescindibili per la trasformazione energetica – litio, nichel e cobalto – che potrebbero trovarsi presto in scarsità e presentano criticità ambientali.</p>
<p>La tematica comporta un’altra prova per gli equilibri transnazionali: quella di procurare mezzi finanziari, a rischio controllato, per generare o trasferire energia, a circoscritte emissioni di carbonio, nei paesi in via di sviluppo, che hanno moltiplicato i consumi. Secondo l’agenzia intergovernativa dell’energia, almeno il 70 per cento degli investimenti dovrà essere realizzato in realtà emergenti, con il fine di non varcare la soglia pregiudizievole di riscaldamento atmosferico, entro il 2050. Non è un mistero il dato che il fardello grava in modo sproporzionato sulle spalle di quegli attori che hanno inciso in grado inferiore sull’inquinamento. Con +2 gradi centigradi di temperatura, 420 milioni di persone in più saranno costrette a vivere con ondate di caldo estremo e fino a 80 milioni di individui in più patiranno la fame. Le aree di massimo impatto saranno l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale e sudorientale. In tale forma, si preverrebbero gli azzardi scaturenti dalla rivalità con i paesi ricchi sull’accesso alle risorse, che finiscono per ripercuotere nelle aree della lotta alla criminalità organizzata e il terrorismo, la gestione di disastri e pandemie, e la risoluzione di conflitti di vario genere.</p>
<p>Se, come sembra, si irrobustiranno dinamiche di protezione nazionalistica, e trinceramento in blocchi tattici, si aprirà un’era di frammentazione, contraria all’orientamento che, dal 1973, ha favorito l’interdipendenza globale. Come se non bastasse, si ipotizza un picco di dispute territoriali, intorno a ricognizioni geologiche e sfruttamento di bacini idrici, fra le quali campeggia lo scontro per l’Artico, in cui sono coinvolti Stati Uniti e Russia. La politicizzazione di questa piazza, con la riduzione della facoltà di allocare le materie prime, dove sia utile o conveniente, altera i flussi di <em>import-export</em>. Non solo le imposizioni dirette, ma persino la diplomazia, si stanno frapponendo a decisioni che appartengono alle relazioni economiche, minando il credito del libero mercato e aprendo strada a una reazione a catena di ritorsioni.</p>
<p>Il duplice imperativo della sicurezza energetica e dell’azione sul clima va abbordato, in maniera olistica, con una postura bilanciata di stato e mercato. Mentre le deficienze del commercio possono essere colmate da politiche e stanziamenti pubblici, un mercato si mantiene sano, grazie a uno stato non ideologico, espressione di larghe coalizioni. Gli spasmi da guerra fredda, che continuano a essere il principale motore e interpretazione del mondo, invece, spingono nel senso di una disgregazione, disseminata da incognite e pericoli, nel momento in cui il pianeta potrebbe avvicinarsi a un punto di non ritorno.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/stato-e-mercato-nel-futuro-assetto-energetico-globale/">Stato e mercato nel futuro assetto energetico globale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La grande battaglia dell’energia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 14:54:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi ucraina ha provocato il <em>caos</em> nel mercato energetico, con un incremento del costo del petrolio, del gas, e del carbone, fino al doppio del loro valore precedente, e una corsa scomposta ad alternative di approvvigionamento. Questa situazione ha messo in risalto la necessità, evidente da decenni, di stabilire politiche di lungo termine, in modo da guadagnare livelli di autonomia,<em> vis-à-vis</em> condizioni e variabili geostrategiche, e contribuire alla preservazione dell’equilibrio ambientale, con il superamento del modello fossile. Del resto, le penalizzazioni inflitte da Stati Uniti ed Europa contro la Russia, manterranno i prezzi alti e volatili per molto tempo, con conseguenze significative, fra gli altri, in termini di inflazione, per i cittadini europei e dei paesi poveri.</p>
<p>Nel contesto dato, si è ampliato l’interesse per il nucleare, che già procura il 25 per cento dell’elettricità nell’Unione Europea. A differenza di molte fonti rinnovabili, come quella solare ed eolica, grazie a questa tecnologia si possono, infatti, realizzare ingenti volumi senza squilibri stagionali. Tuttavia, una virata in tale direzione, nell’immediato, non affrancherebbe il continente. La Russia detiene quasi la metà della capacità globale di arricchimento dell’uranio e una grande fetta del mondo ne è dipendente per la generazione di energia. La stessa Europa è vincolata alla Russia, e i sui alleati Kazakhstan e Uzbekistan, per il 40 per cento del nucleare prodotto. Da questi tre proviene, anche, circa il 10 per cento del totale dell’elettricità degli Stati Uniti, equivalente al 50 per cento delle sue installazioni, ragione per cui Washington ha escluso l’uranio dalle sanzioni, dando ulteriore prova che l’operazione in atto per indebolire la Russia viene pagata, in larga misura, dalla cassa europea.</p>
<p>La Russia, inoltre, domina il campo della costruzione di centrali e delle esportazioni, in economie emergenti, a essa ormai legate per alcuni lustri, riguardo a materiali e servizi. Negli ultimi vent’anni, è diventata il primo fornitore e manutentore per reattori, includendo aspetti finanziari e di formazione del personale. Dal 2000, ha firmato accordi bilaterali di cooperazione con 47 nazioni, sta fabbricando impianti in Bangladesh, Bielorussia, e Turchia, ed è coinvolta in progetti importanti in Africa, Asia, Medio Oriente e Sudamerica. Washington e i suoi alleati si sono dimostrati pronti a usare ogni mezzo per vincere la lotta intrapresa contro l’egemonia energetica della Russia. Basti pensare che i mercati, anticipando future restrizioni al nickel russo, indispensabile per le batterie dei veicoli elettrici, hanno fatto volare il prezzo alle stelle. E pur se l’obiettivo dovesse essere raggiunto, la Cina, affacciatasi con assertività nello scenario, si appresta a occupare la seconda posizione nel <em>gotha</em> nucleare. Non a caso, l’amministrazione americana, dal 2021, ha dato inizio a una tattica sanzionatoria, a partire dal settore privato cinese di energia solare.</p>
<p>La superiorità sino-russa potrebbe, invece, essere superata con lo sviluppo di una solida concorrenza, a fronte di una domanda crescente, e parte di un’agenda condivisa sul clima. Nondimeno, le visioni in Europa sono discordi e contraddittorie. Da un lato, il Regno Unito ha optato per il nucleare, all’indomani della seconda guerra mondiale, con il fine di sostenere il settore industriale; la Francia e la Svezia, in seguito all’<em>embargo</em> del petrolio degli anni settanta, hanno investito in infrastruttura, per ridurre la loro subordinazione al Medio Oriente; e il Belgio si è, di recente, impegnato a puntare su questo tipo di energia. Dall’altro, l’Italia, dall’essere, nel 1966, la terza potenza elettronucleare, dopo Stati Uniti e Gran Bretagna, con i due <em>referendum</em> del 1987, vi ha messo fine, impiegando combustibili fossili per oltre la metà del proprio fabbisogno e, al contempo, acquisendo quote di energia nucleare; la Finlandia ha sciolto un contratto con la Russia per un termopropulsore di 1.200 megawatt senza un piano alternativo; e la Germania fermerà le ultime tre centrali, entro la fine dell’anno, sebbene abbia acquistato dalla Russia 10 mila miliardi di euro di energia fossile dall’inizio del conflitto.</p>
<p>Per di più, la pressione di Washington si è intensificata. La Romania ha disdetto una collaborazione favorevole per due reattori con la Cina. La Repubblica Ceca ha escluso da una gara d’appalto internazionale la Russia e la Cina a processo avviato, cambiando le regole stabilite e contro il proprio interesse economico. Il Regno Unito sta cercando di estromettere gli investitori cinesi da un programma nucleare avviato. Una società statunitense, cofinanziata da Bill Gates, ha dovuto cancellare un progetto di sperimentazione in Cina, a causa dei divieti commerciali imposti dal proprio governo. Nonostante ciò, l’industria nucleare occidentale è rimasta in stallo e le compagnie europee e americane si trovano in difficoltà nel trovare alternative adeguate all’offerta russa e cinese. Per mettersi alla pari, si dovrebbero svecchiare le strategie energetiche, iniettare risorse nella capacità manifatturiera della catena del <em>supply</em>, e immettere nuove tecnologie nel circuito internazionale. L’operazione non è né facile né priva di oneri, ma l’innovazione derivata rappresenterebbe una sfera di competizione virtuosa, rispetto alla coercizione geopolitica, la distorsione del libero mercato e il confronto bellico.</p>
<p>La grande battaglia per l’energia ha un suo foco nevralgico nel territorio oggetto dell’allargamento dell’Alleanza Atlantica, e a traino dell’Unione Europea, ovvero nell’area di influenza della ex-Unione Sovietica. Tutti i paesi a ovest della Russia, tranne la Bielorussia e l’Ucraina, sono diventati membri della Nato, che è arrivata a sembrare un apparato offensivo, in cambio di un meccanismo di stabilizzazione. Il prolungamento delle ostilità in Ucraina, intanto che miete vite, distrugge l’economia nazionale e impoverisce le famiglie europee, arricchisce gli Stati Uniti, con l’aumento delle esportazioni di gas &#8211; il paese era alla ricerca di compratori &#8211; e dei profitti del complesso industriale militare, il rafforzamento del dollaro e l’attrazione di capitali, nonché l’ampliamento della vendita, in Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Slovenia, di sistemi modulari o grandi reattori, delle statunitensi NuScale Power, Exelon e Westinghouse. In aggiunta, ad aprile, il dipartimento di stato ha annunciato che metterà a disposizione aiuti alla Latvia per montare una logistica nucleare, così come era stato fatto per l’Ucraina, allo scopo di separarla dalla distribuzione russa di gas naturale.</p>
<p>Mentre la tendenza, sulla spinta della politica estera americana, si muove verso un isolazionismo energetico, per blocchi da guerra fredda, la lezione appresa sinora è che i moderni assetti di produzione sono complessi e interconnessi, in special maniera quelli che utilizzano minerali critici, non presenti con uniformità intorno al globo. La strada dell’autocrazia in questo ambito non è praticabile e, piuttosto, dovrebbe essere promossa un’interdipendenza funzionale ed efficace, a favore del pianeta. In questo senso, il patto energetico globale coinciderebbe con una tregua, vicina alla pace.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-grande-battaglia-dellenergia/">La grande battaglia dell’energia</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La mediazione turca in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 16:26:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo, la Turchia nutre l’ambizione di affermarsi come un potere globale indipendente e ha identificato un’opportunità nella mediazione per il superamento del conflitto armato fra la Russia, gli Stati Uniti, e i paesi allineati con questi ultimi, che sta avendo luogo in Ucraina. La retorica, costruita a misura dell’opinione pubblica americana e i membri del congresso, secondo la quale sarebbe un baluardo per frenare Mosca, non risponde a verità. Ankara non ha alcuna intenzione di assumere le funzioni di sentinella del fianco sud orientale dell’alleanza atlantica e, a differenza di quanto avvenuto nel corso della guerra fredda del secolo passato, coltiva un’agenda autonoma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa intenzione prende le mosse dalla concezione del presidente Recep Tayyip Erdoğan e il suo partito del diritto sovrano della Turchia a difendersi da minacce, come il separatismo curdo sul territorio nazionale e in Siria, e perseguire interessi strategici, seppure in contrasto con i propri supposti principali alleati, Stati Uniti e Unione Europea (UE), nei confronti dei quali, peraltro, si è venuto accumulando un risentimento che ne ha inasprito i rapporti. La miscela di aspirazioni e frustrazioni, maturata negli anni, fra cui la fallita annessione all’UE, ha implicato un accostamento a Vladimir Putin, malgrado un percorso accidentato, riguardo a Siria, Libia, e Nagorno-Karabakh. L’intervento della Russia in Siria aveva, infatti, introdotto tensioni fra i due paesi. Nel novembre del 2015, la Turchia aveva abbattuto un caccia russo e l’episodio palesò il fantasma del primo confronto della storia tra un membro della Nato e il Cremlino. Si diede una riconciliazione, nel 2016, in seguito al deterioramento del vincolo fra la Turchia e gli Stati Uniti per il loro appoggio alle milizie curde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mosca fu, inoltre, la capitale straniera che Erdoğan visitò, in cerca di sostegno politico, all’indomani del fallito colpo di stato, contro il suo governo. In quell’occasione, si scusò per l’incidente e offrì compensazione alla famiglia del pilota che aveva perso la vita. La collaborazione che ne seguì condusse all’espansione degli scambi bilaterali e, nel 2017, all’acquisto, per 2.5 miliardi di dollari, dei missili terra-aria S-400, costato sanzioni da parte degli Stati Uniti, ricatti di espulsione dall’Organizzazione del Trattato dell&#8217;Atlantico del Nord (Nato, per la sigla in inglese) &#8211; eventualità peraltro non prevista dallo statuto -, e un questionamento generalizzato in merito al suo orientamento negli affari esteri. Se nel 1952, dopo aver combattuto al fianco degli americani nella guerra di Corea, la Turchia si era unita alla Nato, per paura di interferenze del Cremlino nella gestione delle vie strategiche di comunicazione del Bosforo e dei Dardanelli, la prospettiva di sistemi russi integrati alla struttura di difesa della Nato venne percepita come un voltafaccia e una pesante sfida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Solo qualche mese fa, Erdoğan era isolato sul piano internazionale. Negli ultimi due anni, aveva sfidato Cipro e la Grecia, ricattato l’Europa sui flussi dei rifugiati siriani, ed era entrato in collisione con la Francia sulla Libia. In Medio Oriente, aveva mantenuto relazioni difficili, persino ostili, con Arabia Saudita, Egitto e Israele, al punto da suscitare inedite coalizioni per tenerle testa. Nel 2021, nel mezzo del crollo monetario e un serio disagio sociale, il presidente annaspava per riparare i danni di un atteggiamento inutilmente aggressivo. Malgrado tutto, la Turchia ha sempre tratto beneficio da una Washington incline a soprassederne gli eccessi, in base a valutazioni geopolitiche. Joe Biden l’aveva per lo più ignorata, con qualche punta di occasionale criticismo, ma la crisi ucraina le ha offerto un trampolino per il rilancio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ci ha abituati Erdoğan, si sono manifestati segni opposti. Da un lato, il riconoscimento dell’indipendenza di Kiev, e la chiusura dello stretto del Bosforo, erano stati la prova tangibile del fatto che la Turchia restasse un componente fondamentale della sicurezza occidentale. Una compagnia privata, di proprietà del figlio, nel 2019, aveva cominciato a vendere all’Ucraina i droni d’attacco, Bayraktar TB2, di fabbricazione turca, i più economici tra quelli disponibili sul mercato, la cui efficacia ha sorpreso gli analisti militari. Dall’altro lato, non sono state imposte sanzioni alla Russia e lo spazio aereo è rimasto aperto. Tuttavia, proprio l’ambivalenza di questa narrativa, non tutta pro Ucraina o anti Putin, offre margine alla possibilità di ritagliarsi un profilo. Sarà da vedere se riuscirà a replicare la scommessa vinta fra il 2005 e il 2011, quando sovrintese le negoziazioni fra Siria e Israele, dispiegò forze di <em>peacekeeping</em> in Libano, cercò di sbilanciare la presenza dell’Iran in Siria, e fece leva sul proprio peso economico per tessere buoni legami con i paesi della regione, con un ruolo costruttivo e senza generare timori negli alleati della Nato. Nel 2020, la Turchia ebbe anche una partecipazione negli accordi con i talebani in Afghanistan.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I critici hanno etichettato l’iniziativa alla stregua di una rincorsa di nazioni come Germania, Francia e Regno Unito, o il tentativo di estromettere dal panorama Israele, propostosi nella stessa veste, o di celare la propria reale attitudine, tenendo in conto che la Turchia ha bisogno del Cremlino per condurre operazioni militari in Siria, considerate vitali. Eppure sarebbe un errore ignorare ciò che Erdoğan è in grado di apportare al processo, ovvero la sua speciale interlocuzione con Putin. Pochi capi di stato, a eccezione di Benjamin Netanyahu, hanno trascorso con lui più tempo del presidente turco, e persino a fronte di profonde differenze hanno saputo concertare azioni complesse. Non solo ha una connessione positiva con Mosca e Kiev, ma può facilitare un canale sia con Washington sia con Bruxelles, un punto chiaro a Volodymyr Zelenskyy, il quale ha discusso le garanzie per l’Ucraina con Erdoğan prima della sua ultima visita a Mosca. Un avvicinamento era già avvenuto all’inizio dei combattimenti e un’importante riunione si è concretato ad Antalya. Il tavolo avviato a Istanbul, dopo l’insuccesso dell’esperimento in Bielorussia, ha senso da diversi punti di vista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Turchia si trova in una condizione unica e privilegiata: è rispettata per l’amministrazione delle infrastrutture geostrategiche nell’area del Mar Nero e l’esperienza acquisita in trattative delicate nel Caucaso e in Medio Oriente la rendono credibile come mediatrice. C’è molto in gioco per il paese rispetto al negoziato. In primo luogo, il miglioramento delle relazioni con l’Occidente che sembra ora aperto alla distensione. In secondo, l’eventualità di ricavarsi un posto di rilievo nella risoluzione di questioni nodali in altre zone di instabilità, fra cui Serbia, Bosnia e Herzegovina, e Afghanistan. Se la Turchia dovesse riuscire nell’intento, avrebbe un guadagno netto in <em>status</em>. Dopo la ronda di marzo, nonostante gli sforzi della Turchia, non è ancora stata identificata una data per un incontro fra Zelensky e Putin. Il ministro degli affari esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che alcune nazioni della Nato si stanno impegnando per prolungare il conflitto, invece di trovarne un’uscita, e che l’interesse apparentato per le sorti degli ucraini è solo cosmetico, quando in realtà si sta incrementando la violenza con il fine di debilitare la Russia nel lungo termine. Le recenti affermazioni pubbliche del segretario di stato americano, Antony Blinken, e del segretario della difesa, Lloyd Austin, nel merito, sembrerebbero confermare tale lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cavusoglu è dell’opinione che le sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea non favoriscano il clima necessario al dialogo, sebbene la Turchia continuerà i contatti diplomatici su entrambi i fronti, definendo il proprio lavoro imprescindibile, visto l’irrigidirsi di determinate posizioni. La <em>first lady</em>, Emine Erdoğan, dal canto suo, ha rilasciato interviste sottolineando l’importanza del <em>soft power</em> per garantire una pace permanente e sostenibile nel mondo, così come il coinvolgimento attivo di paesi che non facciano parte del gruppo dei vincitori della seconda guerra mondiale, criticando la struttura del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’efficacia dell’organizzazione che, per ammissione dello stesso segretario generale, António Guterres, ha fallito nel prevenire lo scoppio delle ostilità. La Turchia pare procedere con determinazione e una certa libertà di pensiero, ma spesso ci ha sorpreso con cambi di scena imprevisti e decisioni temerarie. Passi quel che passi, il filo conduttore del suo azionare si snoderà all’interno del nazionalismo turco e la stabilità di Erdoğan.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
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		<title>La pericolosa ritrovata unità dell’Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 22:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova era si è aperta per la Repubblica Islamica dell’Iran, con una ritrovata unità che strizza l’occhio ai riformisti, ma cementa il potente apparato parallelo. Dalla sua fondazione nel 1979, è stata caratterizzata dall’esistenza di uno stato nello stato. I premier, alla guida degli esecutivi scelti con suffragio diretto, e i leader supremi, al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-pericolosa-ritrovata-unita-delliran/">La pericolosa ritrovata unità dell’Iran</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova era si è aperta per la Repubblica Islamica dell’Iran, con una ritrovata unità che strizza l’occhio ai riformisti, ma cementa il potente apparato parallelo. Dalla sua fondazione nel 1979, è stata caratterizzata dall’esistenza di uno stato nello stato. I <em>premier</em>, alla guida degli esecutivi scelti con suffragio diretto, e i <em>leader</em> supremi, al vertice delle strutture incaricate di preservare gli ideali della rivoluzione, sono sempre entrati in collisione, dando luogo a divisioni profonde. La traiettoria dell’attuale <em>leader </em>supremo, Ali Khamenei, è dimostrativa di questa dinamica confrontativa. Durante il suo mandato da presidente, dal 1981 al 1989, ebbe importanti scontri di portata ideologica e politica con Ruhollah Khomeini, il carismatico clerico che condusse alla rivoluzione islamica, del quale era stato studente all’università. Dopo la scomparsa di questi, Khamenei ne assunse il ruolo, sostentando, a sua volta, relazioni conflittuali con la lunga linea di capi di governo che sono seguiti, a partire da Akbar Hashemi Rafsanjani, che gli succedette, e Mohammad Khatami, che continuó sulle orme di Rafsanjani.</p>
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<p>In tale lacerazione, hanno giocato la loro parte, sia la trasformazione dell’identità del corpo sociale e le sue rivendicazioni nell’ambito delle libertà civili e i diritti umani, sia i bersagli economici e la ricerca di consenso di entrambe le fazioni politiche. I presidenti, dovendo rispondere alle <em>costituency</em>, hanno assunto posizioni, in politica interna ed estera, che l’<em>establishment</em> religioso ha spesso categorizzato alla stregua di sovversive, per il solo fatto di essere laiche e moderatamente liberali. La facoltà di veto del consiglio dei guardiani sull’attività legislativa del parlamento, e il ricorso alla brutalità del corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc, per la sigla in inglese), hanno consentito la coercizione delle istituzioni, nella formula perversa di uno stato contro lo stato. Queste battaglie hanno svuotato di senso l’esercizio democratico, distorto o rallentato la naturale evoluzione della società iraniana. D’altro lato, erano lo specchio di una vitalità riformatrice che l’elezione di Ebrahim Raisi ha cooptato e, per il momento, neutralizzato.</p>
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<p>Fedele burocrata, Raisi, durante la carriera di magistrato, è stato funzionale alla sommaria eliminazione di migliaia di prigionieri politici e, alla fine degli ottanta, di membri di gruppi armati di sinistra. La sua affermazione è stata pianificata a tavolino da Khamenei per assicurare l’estirpazione di ogni minaccia alla teocrazia iraniana e la preminenza della sua visione nell’amministrazione pubblico e il controllo dei proventi dello stato. Le turbolenze dell’ultimo trentennio, grazie all’eclissamento dei maggiori esponenti dell’opposizione &#8211; Rafsanjani è morto nel 2017, Khatami si trova agli arresti domiciliari, e i seguaci di Mahmoud Ahmadinejad sono stati purgati dai centri nevralgici -, si compongono in un’operazione che, cavalcando l’ondata nazionalista, nata dall’impoverimento e l’isolamento della classe media, e causata dalle sanzioni degli Stati Uniti, ha ottenuto l’accettazione di una larga base della popolazione, includendo i moderati. Questa ritrovata coesione, intorno al sentimento antiamericano e la sovranità economica, serve il proposito di un Iran assertivo in una regione instabile e negli equilibri mondiali.</p>
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<p>Khamenei è la persona che ha governato più a lungo in Medio Oriente, e la seconda per longevità politica in Iran, dopo lo scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, il quale lo fece arrestare sei volte e, poi, costringere all’esilio. La sua famiglia rimonta al quarto <em>imam</em> della <em>shia</em>. Ha sovrinteso ripetute proteste massive e scioperi generali nel 1994, 1999, 2009, 2011-12, 2017-18, 2018-19 e 2019-20, e ha visto passare sette presidenti della repubblica &#8211; Rafsanjani, Khatami, Ahmadinejad (2 mandati), Hassan Rouhani (2 mandati), Ebrahim Raisi -, rappresentando con il <em>nezam</em> (il “sistema”, dal parsi), la perpetuità del potere. Tutti i presidenti hanno lanciato e perseguito un manifesto di cambio, movimenti sociali hanno preso forma, e le mobilitazioni di lavoratori e studenti sono arrivate a scuotere il sistema –nel 2009, si giunse quasi a un punto di rottura per gli eccessi della repressione dell’Irgc. Il sistema, tuttavia, ha saputo rinnovarsi, con astuzia, nel linguaggio, la narrativa, e le apparenze dei modi, sino a fagocitare il risentimento popolare e la paura collettiva.</p>
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<p>Per decenni, Khamenei ha nutrito fondati timori che la società civile fornisse la spinta determinante affinché il governo di turno rovesciasse il <em>nezam</em> e si è speso per evitarlo, con qualsivoglia mezzo, non essendo immaginabile una circostanza in cui gli avversari potessero identificarlo con un veicolo per la soddisfazione delle proprie aspirazioni. Donald Trump ha creato le condizioni, rescindendo, in via unilaterale, dagli accordi sul nucleare (Jcpoa, per la sigla in inglese), e tornando a imporre le sanzioni in precedenza sollevate. Nel contesto dato, solo lo stato parallelo si è dimostrato in grado di dare ossigeno all’economia, aiutando a circonvenire l’<em>impasse</em> delle transazioni finanziarie per il commercio estero, pur a cambio di un lauto profitto; e attuando da deterrente degli Stati Uniti, con attacchi mirati in Arabia Saudita, Golfo Persico e Iraq. L’errore di Washington è consistito nell’adottare misure di massima pressione, a impatto orizzontale, senza prendere in considerazione le significative differenze politiche esistenti, che gli hanno alienato l’esecutivo, altri antagonisti dell’<em>élite</em>, e la cittadinanza, in generale. In ultima istanza, ha abbattuto le barriere e facilitato la concrezione di un patto per interessi superiori, facendo del <em>nezam</em> il campione del patriottismo contro l’atteggiamento draconiano di Trump.</p>
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<p>Raisi è l’incarnazione di questo processo. Vengono vanificati gli incessanti sforzi di Rafsanjani (bandito dal presentarsi per un ulteriore termine), e i suoi alleati, che dalla fine del mandato, nel 1997, cercano di far transitare il paese fuori dalla fase rivoluzionaria, con l’idea di integrare l’Irgc nell’esercito, concentrare il potere decisionale negli organi esecutivi e legislativi, e stringere legami con gli Stati Uniti e l’Europa. Passano in secondo ordine, incluso la stagione liberalizzatrice di Khatami, la cui elezione venne propiziata da Rafsanjani, quando emersero <em>media</em> e intellettuali che proposero un pluralismo che metteva in discussione il monopolio della verità del <em>leader</em> supremo; e le campagne contro la corruzione e il fondamentalismo religioso di Rouhani, <em>protégé</em> di Rafsanjani, che portò a casa le negoziazioni sul nucleare, iniziate da Khatami, con l’alleggerimento delle penalità imposte da Washington.</p>
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<p>Il blocco riformista, alle spalle di Khatami e Rouhani, non ha saputo presentare un fronte unico e un piano coerente. Soprattutto, non ha convinto sul piano delle azioni per la ripresa economica, in un paese con un’inflazione al 40 per cento e il 30 per cento di povertà (15 per cento nel 2017). Le manifestazioni per i diritti umani sono state rimpiazzate dal malcontento per il razionamento di acqua ed elettricità. In questo frangente, Raisi, che nel 2017 aveva perso contro Rouhani, non ha incontrato grande resistenza. Il presidente eletto ha enfatizzato problematiche connesse alla sicurezza e la rivitalizzazione del tessuto produttivo. Il giro di vite più evidente si è dato intorno all’apertura sul Jcpoa. Raisi ha chiarito di non essere conforme solo con alcuni aspetti che concedono agli Stati Uniti di violarlo con impunità.  Si è, anche, avvalso di argomentazioni laiche relative alla lotta contro la violenza domestica e l’intransigenza della polizia morale, dichiarando que questa dovrebbe, piuttosto, occuparsi della dilagante corruzione, e diffondendo immagini di donne sostenitrici che non rispettavano il codice di abbigliamento islamico.</p>
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<p>Khamenei ha 82 anni e, con probabilità, Raisi navigherà la designazione del prossimo <em>leader</em> supremo. Le forze che gli hanno guadagnato la presidenza stanno lavorando per spianare il campo, con mira a una successione allineata al progetto politico di Khamenei, nella stagione finale della sua vita, di cui Raisi è un pezzo chiave. Il presidente e il <em>leader</em> supremo saranno espressione unitaria del <em>nezam</em> e l’appropriazione selettiva dell’agenda dei riformisti, ne ridurrá le opportunità di tornare sulla scena. Tutto si regge sul presupposto che la squadra di giovani tecnocrati di Raisi riesca a tranquillizzare i falchi messi all’angolo e rispondere con efficacia ai bisogni della popolazione impoverita. La partita prevede il rafforzamento dell’Irgc per contrarrestare la stretta statunitense, attraverso la rete tessuta in Iraq, Libano, Siria e Yemen, in difesa degli obiettivi geopolitici ed economici iraniani; e l’ampliamento dei vincoli con Russia e Cina, avendo firmato con quest’ultima una <em>partnership</em> commerciale e militare della vigenza di 25 anni.</p>
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<p>Con il tavolo sbarazzato dall’esigenza di un riavvicinamento agli Stati Uniti, posta dai riformisti, l’Iran si è liberato dalle complicazioni che ciò ha sempre riverberato a livello domestico. Pertanto, gli esiti diplomatici del Jcpoa, sebbene conservino rilevanza per l’andamento economico, non essendo centrali sul versante politico, non potranno essere utilizzati per sabotare una o l’altra parte, come avvenuto nel passato, e non metteranno a rischio gli equilibri interni. Theran è convinta che gli Stati Uniti siano impegnati, da un punto di vista ideologico, a distruggere la Repubblica Islamica, e che cercheranno di raggirare qualsiasi accordo, in maniera frontale, come Trump, o mascherata, come Barack Obama. Non è, quindi, disposta a rinunciare al programma nucleare e si sta preparando per eventuali ritorsioni. Paradossalmente, il rinnovo del Jcpoa potrebbe rivelarsi incendiario. Se l’Iran pensa che Washington lo utilizzi per diminuirne l’influenza, i suoi nemici lo considerano, invece, un cedimento deleterio per la necessaria sorveglianza della sua espansione.</p>
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<p>L’emergente dirigenza, aggregatrice della duplice statualità, che fin qui aveva definido la storia contemporanea dell’Iran, lo colloca in uno scenario <em>win-win</em>, dalla lettura geopolitica del <em>nezam</em>. Gli avvenimenti recenti, e la prospettiva che comportano, gli permettono, mediante compromessi tattici, di trarre vantaggio dall’”asse della resistenza” congegnato dall’Irgc: in primo luogo, riaffermando l’abilità di difesa della propria integrità territoriale, e di quella dei paesi alleati, a fronte della bellicosità di quelli allineati con Washington; in secondo luogo, consolidando il proprio prestigio e capacità di manovra nella diplomazia regionale, i conflitti per procura dove si muovono contrappesi  globali, e negli affari di stati chiave per la gestione di risorse; e in terzo luogo, rafforzando la possibilità di confrontarsi con gli Stati Uniti, in forma aperta e affrancata dal condizionamento di dover raggiungere un’intesa obbligata, su minacce percepite come esistenziali. Senza dubbio, tutto ciò apporta ad acutizzare il <em>deficit</em> democratico. Inoltre, conduce a un incremento delle probabilità di entrare in collisione con l’amministrazione americana, a meno che la cautela di entrambi assesti il dilemma della sicurezza su un approccio transazionale, con un foco centrato in preoccupazioni di proiezione immediata.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-pericolosa-ritrovata-unita-delliran/">La pericolosa ritrovata unità dell’Iran</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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