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	<title>enciclica Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>enciclica Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Magnifica humanitas. Leone XIV e il senso del limite nel mondo dell’IA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Cappuccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 21:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel descrive il nostro tempo, Papa Leone XIV ricorre a due immagini bibliche, la torre di Babele (Gen 11, 1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (Ne 2-6). Quando nella pianura di Sennaar fu edificata la torre, si pensò di unificare le lingue, realizzando però “un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel descrive il nostro tempo, Papa Leone XIV ricorre a due immagini bibliche, la torre di Babele (Gen 11, 1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (Ne 2-6). Quando nella pianura di Sennaar fu edificata la torre, si pensò di unificare le lingue, realizzando però “un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione”. Dinnanzi alle rovine di Gerusalemme, Neemia decise di andare incontro a quelli che avevano scelto di tornare dopo l’esilio babilonese e affidò a ciascuna famiglia il compito di ricostruire un tratto delle mura della città, la cui rinascita non fu così legata a una decisione giunta dall’alto, ma alla comunità intera.</p>
<p>La tecnologia, sottolinea il Papa, non è neutrale, dal momento che assume, come accade con l’intelligenza artificiale, il volto di chi la progetta e la finanzia. Può fornire strumenti in grado di educare e di “custodire la casa comune”, ma può anche creare disuguaglianze e divisioni, cedendo agli interessi dei poteri che la sostengono. La “via di Neemia” può allora rappresentare l’alternativa alla “sindrome di Babele” e al rischio di disumanizzazione che questa nasconde.</p>
<p><em>Magnifica humanitas</em> si inserisce nel solco tracciato dalla <em>Rerum novarum </em>di Leone XIII, che si confrontava con le trasformazioni sociali del suo tempo. La linea di continuità tra le due encicliche, scrive Leone XIV, si può ravvisare nell’importanza attribuita al lavoro e nel “nesso inscindibile tra annuncio evangelico e ricerca di un ordine sociale più giusto”.  Leone XIII si accostò alle <em>cose nuove</em> del XIX secolo delineando, al di fuori dei canoni della lotta di classe, un programma sociale rivolto al presente, ma radicato in una tradizione teologica che dalla Sacra Scrittura giungeva alla modernità. Alla condanna del socialismo si associava, in lui, la condanna del pensiero laico, del capitalismo e del liberalismo. Le posizioni dei cattolici mutarono nel corso del tempo, e, dopo la Seconda guerra mondiale, la ricostruzione fu resa possibile grazie all’economia sociale di mercato, frutto della collaborazione di cattolici, liberali e socialisti, come dimostra il fatto che Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, furono tra i testimoni più significativi di quel momento.</p>
<p>Il Papa prende in esame la posizione di alcuni pontefici che, tra il XIX il XX secolo, hanno affrontato la questione sociale. Nell’Enciclica <em>Mater et magistra</em>, del 1961, Giovanni XXIII mise in luce, ad esempio, come la collaborazione fra le diverse componenti della società e lo stato fosse necessaria per garantire la libertà e l’autonomia dei cittadini. Nell’ottantesimo anniversario della <em>Rerum novarum</em>, nel 1971, Paolo VI ribadì, con l’Enciclica <em>Octogesima adveniens</em>, l’attualità del messaggio evangelico, che permette di distinguere, in diverse situazioni storiche, ciò che rende l’uomo libero da ciò che lo opprime. Nel 1991, nell’Enciclica <em>Centesimus annus</em>, Giovanni Paolo II, due anni dopo la caduta del Muro di Berlino, valutò positivamente l’economia di mercato, pur ritenendo che necessitasse di una regolamentazione. Evidenziò, inoltre, l’importanza della partecipazione responsabile dei cittadini, essenziale per indirizzare le scelte politiche verso principi di solidarietà. In continuità con questo orientamento, Benedetto XVI, nella <em>Caritas in veritate</em>, nel 2009, osservò che il progresso deve coniugarsi con la custodia della casa comune e con l’inclusione. In questa ricostruzione dell’opera dei suoi predecessori, Leone XIV ricorda infine la proposta di “ecologia integrale” di Papa Francesco, il quale nella <em>Laudato si’</em>, nel 2015, sostenne con forza che bisognava dare una risposta tanto al “grido della terra”, quanto al “grido dei poveri”. <em> </em></p>
<p>Nel quadro di queste diverse modulazioni della Dottrina sociale della chiesa, Leone XIV scrive che è necessario tornare oggi a riflettere sul bene comune, sulla sussidiarietà e sulla giustizia sociale, per evitare che la dignità umana venga offesa da ideologie opprimenti. Tra queste indica, come particolarmente insidiosa, la tendenza efficientista, che considera le persone in rapporto alle loro prestazioni, riducendole a strumenti in funzione dei fini da raggiungere. Se non si rispetta la <em>Dignitas infinita</em>, che è coessenziale ontologicamente a ciascuno di noi, ricorda il Papa, viene meno anche il rispetto dei diritti umani, che si riducono a una enunciazione retorica e a un principio meramente formale.</p>
<p>Il bene comune, considerato il primo elemento della Dottrina sociale della chiesa, assume in sé “la dignità riconosciuta a ciascuno”, non si identifica con la somma dei vantaggi acquisiti dai singoli, ma è il frutto di una collaborazione spontanea che lo stato deve limitarsi a coordinare. Il principio di sussidiarietà non deve allora trasformarsi in un intervento assistenziale, ma consentire ai corpi intermedi di organizzarsi in maniera autonoma. Quando la sussidiarietà non si associa alla solidarietà, scrive il Papa, diviene una semplice tutela di interessi particolari e quando la solidarietà non è sostenuta dalla sussidiarietà “degenera in assistenzialismo che non promuove la responsabilità”. La giustizia sociale deve mirare alla protezione delle persone maggiormente vulnerabili, impedendo forme di emarginazione che possono nascere anche dall’impossibilità di accedere all’universo informatico. Lo sviluppo integrale della persona non può ridursi all’ambito economico, ma riguarda anche la dimensione relazionale e la crescita culturale, tutti aspetti che, nella realtà contemporanea, sono connessi in maniera crescente all’IA. Risulta dunque evidente quanto sia necessario vigilare su chi finanzia e su chi elabora i sistemi informatici. Un aspetto rilevante dell’Enciclica rinvia alla destinazione sociale dei beni, che implica il diritto universale di accesso alle tecnologie informatiche.</p>
<p>L’IA è utilizzata nell’economia come nel diritto, nella sanità o nella difesa e in tutti questi settori si assiste, infatti, al venir meno di ogni forma di empatia o di sentimento morale. Si pensi, ad esempio, sottolinea il Papa, agli algoritmi applicati alla guerra, al fine di “razionalizzare” la violenza da parte di chi vuole ignorare che “il giudizio morale non è riducibile a calcolo”. Le applicazioni dell’IA potranno certamente incrementare il PIL, ma se ciò non si tradurrà in un miglioramento della qualità della vita e non ridurrà i disagi di tanta parte della popolazione, non andremo verso un mondo liberato dalla fatica del lavoro, ma verso un futuro distopico. Chi controlla l’IA, scrive il Papa, potrà imporre i propri modelli etici, ma “non serve una IA più morale, se questa morale è decisa da pochi”. La distinzione gerarchica tra una élite dominante e una massa di esecutori rientra in modo evidente nei programmi di figure simbolo della Silicon Valley, da Peter Thiel a Elon Musk, da Nick Land a Curtis Yarvin, teorici, questi ultimi, di un inquietante <em>Illuminismo nero </em>e di un Impero neofeudale.</p>
<p>La rivoluzione digitale e l’IA nascondono un cuore di tenebra, il transumanesimo, che il Papa descrive come il sogno prometeico di superare i limiti della natura umana ibridandola tecnologicamente.  L’umano, scrive però il Papa, “non fiorisce <em>malgrado</em> il limite, ma spesso <em>attraverso</em> il limite”. Su questo terreno l’Enciclica dialoga con l’umanesimo laico e con la saggezza greca, che indicava nel “nulla di troppo”, la cifra della nostra esistenza. Solo questa consapevolezza potrà schiudere spazi di dialogo tra i singoli e tra gli stati, consentendo, scrive Leone XIV, il passaggio da una cultura della potenza a una cultura del negoziato, intesa come “un impegno condiviso, politico e culturale, capace di allontanare gradualmente l’umanità dalla spirale della violenza”. Dal momento che il mondo dell’IA è ormai un terreno di conflitti, e non solo confronto, ritiene necessario dar vita a una diplomazia che sia in grado di negoziare regole condivise.</p>
<p>Il supporto tecnologico è stato visto, durante le rivoluzioni industriali precedenti, in termini protesici rispetto alle funzioni umane. L’IA muta radicalmente tale prospettiva, nel momento in cui il lavoratore stesso si sente inadeguato di fronte alla macchina. L’estendersi dell’automazione dovrebbe quindi comportare un impegno per riqualificare quelle figure che rischiano, nella rincorsa verso prestazioni sempre più efficienti, di rimanere escluse dal mercato del lavoro. L’IA influisce in modo determinante anche nella vita politica delle democrazie, alimentando la disinformazione a favore di chi controlla il flusso dei dati. Il Papa cita in proposito, Hannah Arendt, che individuava, nell’ incapacità di distinguere il vero dal falso, il carattere distintivo del suddito ideale dei totalitarismi. Questi aspetti si ritrovano nell’infosfera in cui viviamo, dove, come ha scritto Luciano Floridi parafrasando Hegel, “ciò che è reale è informazionale e ciò che è informazionale è reale”. Tornano qui a contrapporsi le immagini della Torre di Babele e delle mura di Gerusalemme, le due “icone bibliche” che incontriamo nelle prime pagine dell’Enciclica.</p>
<p>Dinnanzi al rischio di trasformarsi da fruitori della tecnologia a suoi docili strumenti, i cittadini, pur non possedendo, nella maggior parte dei casi, particolari cognizioni tecnico-scientifiche, dovranno dunque acquisire una capacità critica sufficiente per comprendere l’incidenza dell’IA sulle loro vite. Potrebbe essere d’aiuto ricordare allora Friedrich Dürrenmatt, che, con la sua commedia <em>I fisici</em>, ci ha consegnato un monito per i nostri giorni: “La fisica riguarda i fisici, i suoi effetti riguardano tutti gli uomini”.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elio Cappuccio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/10/elio-cappuccio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elio-cappuccio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elio Cappuccio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>È presidente del Collegio Siciliano di Filosofia. Insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio. Già vice direttore della Rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, è autore di articoli e saggi critici in volumi monografici pubblicati da Skira e da Rizzoli NY. Collabora con il quotidiano Domani e con il Blog della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>L&#8217;enciclica &#8220;Fratelli tutti&#8221; e i liberali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 08:21:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[papa francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sostanza dell’enciclica “Fratelli tutti” va oltre l’ambito della dottrina religiosa quando da parecchie indicazioni sul come organizzare la convivenza. E’ un progetto politico fondato non sulle scelte fatte da cittadini bensì sull’autorità della religione cattolica e  di tutte le religioni. Così frantuma il principio liberale di separazione Stato religioni, che l’esperienza storica ha dimostrato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sostanza dell’enciclica “Fratelli tutti” va oltre l’ambito della dottrina religiosa quando da parecchie indicazioni sul come organizzare la convivenza. E’ un progetto politico fondato non sulle scelte fatte da cittadini bensì sull’autorità della religione cattolica e  di tutte le religioni. Così frantuma il principio liberale di separazione Stato religioni, che l’esperienza storica ha dimostrato essere la sola garanzia per la crescita civile basata sulla conoscenza accumulata con l’osservazione individuale dei fatti.</p>
<p>Il fulcro del progetto politico sta nel punto 276, in cui l’enciclica lo espone inquadrandolo in una citazione di Aristotele nella nota: “L’essere umano è un animale politico”. La nota che correda l’ultimo dei tre periodi  d’apertura del punto.</p>
<p>Con il primo periodo, l’enciclica afferma che la missione della Chiesa attiene non solo al privato degli esseri umani, ma anche al modo in cui gli esseri umani convivono. Ora il modo di convivere è il ruolo della politica.  Dunque dire che la Chiesa riconosce l’autonomia della  politica  equivale a riconoscere  alla politica il diritto di occuparsi del convivere ma allo stesso tempo di stabilire anche il diritto della Chiesa di occuparsene. Con il secondo periodo, l’enciclica descrive quali sono le finalità per cui la Chiesa non resta ai margini nel costruire un mondo migliore nel quale convivere. Con il terzo periodo, l’enciclica chiarisce che i ministri religiosi sono fuori dalla politica dei partiti, ma non possono rinunciare alla dimensione politica umana, vale a dire ad occuparsi del modo in cui gli esseri umani convivono. Perché appunto – qui il richiamo in nota ad Aristotele – l’essere umano è un animale politico e la sua fisiologia è interagire con gli altri  suoi simili.</p>
<p>Quindi, per l’enciclica, nel convivere, non sono separabili la dimensione politica e la dimensione religiosa. Perciò politica e  Chiesa operano sul medesimo piano dell’esistenza come due facce della stessa struttura vivente. Per l’enciclica non conta più che la politica si imperni sulle scelta del cittadino e invece la religione sull’autorità divina.</p>
<p>Tale tesi si fonda sul concetto aristotelico di animale politico. Aristotele è vissuto 2.400 anni fa. E anche se è stato il faro della cultura per circa 1.500 anni, le sue idee, allora avanzatissime, si erano nutrite di conoscenze assai limitate, basate sulla ricerca del modello eterno del mondo costruito dagli Dei . Per lui era inconcepibile supporre che gli esseri umani avessero un intelletto autonomo che li portasse a trasformare il loro carattere di animale politico in quel mondo. E che potesse assumere, nel tempo,  la capacità di scelte sperimentali dinamiche tali da renderlo consapevole della necessità, per ampliare il conoscere, di separare  le istituzioni della convivenza dalle strutture religiose. Dunque la tesi antiseparatista dell’enciclica si regge su una citazione che ormai non ha più lo stesso significato di quando venne formulata 2400 anni oro sono. Oggi, il motore del mondo sono le scelte dei cittadini, non l’autorità religiosa. Che non ha ruolo nel progettare quelle scelte civili.</p>
<p>Fin  qua ho parlato del punto 276 nell’enciclica “Fratelli tutti”. Ma non è il solo passaggio che prova la propensione al progettare politico. Comincio dall’insistito asserire che anche le altre religioni (in testa l’islam) prendono parte a tale progettazione. L’enciclica argomenta al riguardo in più punti del capitolo ottavo. “<em>.…Come credenti delle diverse religioni, sappiamo che rendere presente Dio è un bene per le nostre società…</em>Non è accettabile che nel dibattito pubblico abbiano voce soltanto  i potenti e gli scienziati….<em>I testi religiosi classici possono offrire un significato destinato a tutte le epoche …”.</em> Inoltre, pure in altre parti dell’enciclica il Papa ricorda con larghezza le iniziative comuni assunte (durante l’incontro al Cairo nel 2017) con l’Imam sunnita Ahmad Al-Tayyeb.</p>
<p>Una simile insistenza ecumenica espressa in un’enciclica rafforza il progetto di far fronte comune tra le diverse religioni sul versante politico nel campo della convivenza civile.  Quindi un ulteriore passaggio in appoggio della cultura dell’autorità religiosa e contro il far scegliere ai cittadini. Il che è una tipica espressione del progettare politico</p>
<p>Ancora un altro passaggio del progettare politico, sta nell’insistito auspicare il mondialismo. Si parte “<em>allargando lo sguardo con il Grande Imam Ahmad  Al-Tayyeb abbiamo ricordato che il rapporto tra Occidente ed Oriente è un’indiscutibile reciproca necessità.. abbiamo bisogno che un ordinamento mondiale giuridico orienti la collaborazione internazionale…….Diventa indispensabile lo sviluppo di istituzioni internazionali più forti dotate del potere di sanzionare ….. il dare vita  organizzazioni mondiali più efficaci dotate di autorità per assicurare il bene comune&#8230;.” </em>.Deve essere poi posto in evidenza che l’enciclica tesse un’appassionata lode della Carta dell’ONU. La definisce una norma fondamentale e precisa che “<em>la Carta delle Nazioni Unite esige di non porre gli interessi di un Paese  sopra del bene comune mondiale”. </em>Anche qui, a parte che il Vaticano non ha mai firmato  questo  documento ONU perché non fondato sulla verità di Dio, è netto il forte avallo a norme mondiali redatte da un’autorità superiore ai cittadini. Il che è un indiscutibile progetto politico in contrasto con lo sviluppo nei secoli della democrazia rappresentativa verso la sovranità del cittadino.</p>
<p>Un nuovo passaggio del progettare politico, sta nel reiterato sottolineare l’importanza decisiva dell’accogliere i migranti. “<em>I nostri sforzi nei confronti delle persone migranti che arrivano si possono riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare……”. </em>In applicazione di ciò, nell’enciclica un intero punto (il n. 130) riporta in modo dettagliato le specifiche risposte che  uno Stato deve dare alle esigenze dei migranti<em>. </em>E  siccome le decisioni di ogni Stato ricadono su tutti gli altri, precisa “<em>dar </em><em>vita ad una legislazione (governance) globale per le migrazioni. In ogni modo occorre stabilire progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza”.</em></p>
<p>Ora. il problema delle migrazioni è presente nel dibattito politico da oltre trenta anni<em> </em>ed è stato enfatizzato dalla comunicazione più rapida dell’esser globalizzati, che ha reso di massa le migrazioni. Ma la risposta ai quattro verbi ­­– che le religioni hanno diffuso da tempo – è tutt’oggi non sufficiente, poiché il fondo del problema è la perenne contrapposizione tra  aspirazioni di individui umani sollecitate da divergenti situazioni di fatto, che la mutata dimensione quantitativa non consente ormai di affrontare con il vecchio sistema del privilegiare il diritto del rifugiato. L’irrompere  della Chiesa nel relativo dibattito in corso negli Stati entra direttamente nelle scelte di specifica pertinenza  politica sul come organizzare la convivenza, secondo il principio della Chiesa riportato nell’enciclica: “<em>l’unità è superiore al conflitto</em>”.  Una tesi opposta al concetto di diversità del cittadino quale protagonista del convivere.</p>
<p>Verificato nei testi come l’enciclica entri a fondo nell’ambito politico, si può di certo affermare che essa viola l’art.1 del Concordato del 1984 che fissa il principio che “<em>lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani</em>”..  Ai nostri  fini è dirimente l’inciso. La locuzione “<em>nel proprio ordine</em>” indica la rispettiva categoria o ambito di pertinenza, che per lo Stato è costituita dalle strutture organizzative  e dalle procedure per sceglierle e manutenerle, mentre per la Chiesa cattolica è costituita dall’istituzione ecclesiale e dal sacramento per esercitarne gli uffici. E’ di tutta evidenza che svariati passaggi  della “Fratelli tutti” non rispettano il disposto  dell’art.1 del Concordato, in quanto  travalicano l’ambito della dottrina religiosa e danno precise indicazioni sul come lo Stato deve organizzare la convivenza nel Paese.</p>
<p>Dal punto di vista liberale, siccome la libertà di culto è un cardine del principio di separazione Stato religioni, non sorge il problema che la Chiesa abbia la libertà di farlo. Sorge la questione che tale comportamento della Chiesa cattolica esula dal suo ordine interno e dalla sua dimensione evangelica. Con questa enciclica la Chiesa cattolica invade le competenze organizzative dello Stato, perché  fa propaganda per mutare assetti istituzionali civili in assetti contrapposti,  a cominciare dal ribaltare la centralità del cittadino nel decidere gli indirizzi del convivere.</p>
<p>La violazione del Concordato da parte della Chiesa comporta due conseguenze. Una concerne il comportamento del Ministro degli Esteri in quanto tale, una concerne quello di tutti i cittadini, facciano o meno parte delle istituzioni.</p>
<p>Il Ministro degli Esteri deve fare un passo formale presso lo Stato del Vaticano per eccepire  l’avvenuto vulnus  al non intervento negli affari interni dell’Italia  e per esigere che il vulnus non si ripeta. Tutti i cittadini, visto che l’intervento dell’enciclica  spezza il principio di separazione Stato religioni,  sono liberi di confutare nei modi ritenuti opportuni le tesi politico culturali da essa espresse  in quanto non  attinenti al magistero religioso.</p>
<p>Pertanto, i laici italiani hanno la possibilità, senza venir meno al principio della libertà di religione, di attaccare innanzitutto quelle tesi dell’enciclica richiamate nell’articolo  e pure altre argomentazioni concettuali che, in tale contesto, esprimono un progetto politico istituzionale ed esulano dall’ evangelizzazione religiosa e della connessa missione educatrice.</p>
<p>Deve essere chiaro che solo prendendo le mosse dal fatto che l’enciclica ha una precisa progettazione politico istituzionale, è possibile confutare costruttivamente quanto l’enciclica afferma contro l’individualismo, il mercato, la proprietà privata, il concetto di scarto (che non è una esclusione sociale contro la dignità umana bensì il prendere atto di una carenza funzionale da riciclare per il riutilizzo). Oltretutto l’enciclica pare non  si renda conto che senza tali cose non può esistere quella società aperta, che essa proclama di volere.</p>
<p>Ai liberali non importa stabilire se Francesco incarna più o meno la tradizione religiosa. Ai liberali preme reagire alla violazione a parte dell’enciclica “Fratelli tutti” della norma concordataria confutandone la cultura civile distorta che fa danno alla convivenza perché nega l’esperienza storica e si affida al divino. E’ il modo dei liberali per far vivere l’essenziale separazione Stato religioni.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/Morelli-e1475170558755.png" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/raffaello-morelli/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Raffaello Morelli</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nel corso dei decenni, ha svolto e scritto migliaia di interventi pubblici  ed articoli, ed è pure autore, da solo o quale coordinatore di gruppi più ampi,  di numerose pubblicazioni a carattere politico culturale, infine si è anche impegnato nella direzione de La Nuova Frontiera editrice, che, per un quarto di secolo, ha diffuso periodici e  volumi su tematiche liberali, e successivamente, in altre iniziative analoghe, tra cul la rivista Libro Aperto. Quanto si volumi più organici da lui curati, vi sono  “Cultura e politica  nell’impegno dei goliardi  indipendenti”  scritto insieme a Giuliano Urbani (1963), “43 tesi per una Presenza Liberale” (1968) redatto per il dibattito congressuale PLI,   “Il dissenso liberale è l’infaticabile  costruttore del sistema delle garanzie” (1970), molti documenti  del PLI in vista di Congressi , in particolare  “La Società aperta” (1986) che divenne parte integrante dello Statuto prima del PLI  e dopo della Federazione dei Liberali, relazioni introduttive alle Assemblee Nazionali FDL, il discorso introduttivo del Convegno  “La ricerca, un progetto per l’Italia” (2003) e negli anni più recenti  tre volumi, “Lo sguardo lungo” 2011 (manuale su vicende storiche, ragioni concettuali e prospettive attuali del separatismo Stato religioni),  “Le domande ultime e il conoscere nella convivenza” del 2012 , e infine “Per introdurre il tempo fisico nella logica della matematica e nelle strutture istituzionali” del 2016, gli ultimi due volumi inerenti radici e significato della metodologia politica individuale come strumento cardine nella convivenza tra diversi.</p>
<p><span>Ed inoltre ha pubblicato nel 2019 “Progetto per la Formazione delle Libertà” e  nel 2022  “Un’esperienza istruttiva”. In generale i suoi scritti ed interventi si trovano sul sito  </span><a target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.losguardolungo.it/biblioteca/&amp;source=gmail&amp;ust=1708787447634000&amp;usg=AOvVaw3Nn8N0xsxgMhrKu6ppwr2v">www.losguardolungo.it/biblioteca/</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lenciclica-fratelli-tutti-e-i-liberali/">L&#8217;enciclica &#8220;Fratelli tutti&#8221; e i liberali</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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