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	<title>energia Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>energia Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Stato e mercato nel futuro assetto energetico globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Sep 2022 11:49:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi energetica di questi mesi potrebbe essere la peggiore dell’ultimo mezzo secolo. Sebbene la catena del <em>supply</em> sia più vasta, diversificata e affidabile, e l’economia mondiale non abbia il dispendio intenso del passato (oggi si fa uso di minore energia per unità di prodotto interno lordo), la congiuntura sorpassa la questione del petrolio, e trascina con sé inflazione, recessione, chiusura di imprese, e razionamenti. Il sistema era sotto <em>stress </em>ormai da tempo. In Europa, e altre regioni, i dilemmi sono incrementati, dovuto al fatto che dopo anni di introiti in calo, gli investimenti in greggio e gas si sono contenuti, con il risultato di limitazioni negli approvvigionamenti. In aggiunta, una porzione dell’elettricità proviene da fonti discontinue, come la solare e l’eolica. Le problematiche indotte dalla pandemia Covid-19 hanno imposto ulteriori pressioni su volumi e importi e, nel 2021, e all’inizio del 2022, i governi hanno iniziato a sovvenzionare le bollette delle famiglie.</p>
<p>Le sanzioni al Cremlino, combinate con la riluttanza dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec, per la sigla in inglese) a compensare la perdita di forniture dalla Russia, hanno dilatato le tariffe. Il circuito creditizio si è contratto, e con una ridotta liquidità per la compravendita, sia la domanda sia l’offerta hanno subito duri colpi, e il <em>business</em> dell’energia è diventato volatile. A fine maggio, il barile era già a 100 dollari, e il gas statunitense aveva toccato l’apice dal 2008, raddoppiando il valore. L’incidenza sul paniere dei consumatori europei, per via dei trasporti, sarebbe più acuta se non fosse per due elementi: i lunghi e reiterati <em>lockdown</em> in Cina che stanno detenendo i flussi; e il provvedimento, in controtendenza storica, degli Stati Uniti, di aprire il rubinetto delle riserve strategiche, immettendo quantità senza precedenti. Si tratta, però, di circostanze provvisorie. Quando la Cina avrà arginato le recenti ondate di contagio, il suo fabbisogno si innalzerà, lievitando i costi.</p>
<p>Per di più, le sanzioni fanno registrare effetti secondari sull’ambiente e i poveri della terra. Il vecchio continente incetta le quote fruibili, in virtù della sua capacità di assorbimento e solvenza. Il comportamento accaparratore pone a repentaglio l’industria e l’agricoltura &#8211; i fertilizzanti vengono fabbricati con il gas naturale &#8211; di nazioni a basso reddito <em>pro capita</em>, soprattutto in Asia. Le costringe, oltre al resto, a fare ricorso al sostituto meno caro, malgrado contaminante, del carbone, per coprire le necessità vitali dell’apparato produttivo e della popolazione. Tuttavia, l’estensione della richiesta muove questo bene verso l’alto, mettendo in seria difficoltà stati, come l’India e il Pakistan, nel mezzo di eccezionali cambi climatici.</p>
<p>La crisi degli anni settanta invita a una comparazione e la possibilità di qualche lezione appresa. Se nell’attualità, il disegno unipolare di Washington incalza nella direzione dell’isolamento e la soppressione degli antagonisti dei propri interessi particolari, anche in quel frangente, controversie politiche dettarono la sospensione delle esportazioni, di sei membri dell’Opec, agli Stati Uniti e alcuni alleati, che avevano appoggiato la guerra del Yom Kippur, sferrata da Israele, contro Egitto e Giordania. In entrambi i casi, i governi hanno manipolato rapporti e operazioni mercantili sulla base di piani di ordine geostrategico e vigilanza di aree di influenza. Per arginare l’<em>embargo</em>, nel novembre del 1973, Richard Nixon creò un programma federale, incaricato di calmierare i prezzi e disciplinare l’erogazione di propano, olio combustibile, miscele per l’aviazione, diesel e distinti carburanti, con l’esito di un fiasco e il panico generale. Il persistente intervento dello stato, che ne seguì, finì per esacerbare la situazione, provocando stalli e ripetuti crolli.</p>
<p>Jimmy Carter liberalizzò il costo del carburante, processo accelerato da Ronald Reagan. Le amministrazioni dei decenni posteriori fuoriuscirono dalla gerenza dell’economia energetica, conservando un peso determinante in esplorazioni e concessioni, anzitutto nel Golfo del Messico e in Alaska, e la definizione di <em>standard</em>. L’applicazione di sanzioni, in opposizione a produttori concorrenti, è stata la grande, drastica, eccezione al paradigma. Nella globalità interconnessa, tale approccio ripercuote sul mantenimento del potere competitivo, essenziale per il buon andamento degli scambi, e la loro indipendenza, che ricade in migliori condizioni per i compratori. Al contempo, causa disparità tra paesi in stadi diversi della traiettoria di crescita, e derivato potere d’acquisto, ed espande la breccia della povertà.</p>
<p>Questi eventi possono dare indicazioni rispetto all’equilibrio da ricercarsi fra il lavoro del governo e l’autonomia del mercato. La fiducia nell’abilità di quest’ultimo ha apportato enormi vantaggi negli scorsi quarant’anni, con l’ampliamento dell’efficienza economica, che ha reso l’energia meno gravosa e più disponibile, permettendone l’impiego dove è improrogabile, perché vincolato alla sopravvivenza. Nonostante ciò, si sono rilevate alcune falle, che possono essere rimosse soltanto con l’esercizio delle funzioni pubbliche: l’insufficienza di porti o terminali, per attingere con celerità da ubicazioni addizionali, quando avvengano interruzioni di qualsivoglia indole, su un dato segmento; l’inesistenza di scorte adeguate, in gestione degli stati, molti dei quali in Europa; la carenza di installazioni e servizi confacenti per arrivare, in un lasso accettabile, a zero emissioni nette di Co2; la mancanza di incentivi, affinché le imprese private si uniscano alla sfida; e l’incipiente sensibilizzazione sociale sull’utilizzo responsabile.</p>
<p>I contesti integrati assicurano eterogeneità nelle opzioni geografiche e tecnologiche, ma ostruzioni e blocchi, che siano di origine naturale o politica, non sono né prevedibili né calcolabili, per tutelare il ritorno di oneri finanziari per infrastrutture, nel corto e medio termine. Neppure ci si può attendere che le compagnie si consegnino a una rivoluzione del settore che, nell’imminente futuro, le renderà obsolete, o le forzerà a complesse riqualificazioni, senza salvaguardie riguardo al capitale o, ancora, che abbraccino la causa, senza garanzie che si raggiungano gli obiettivi in un periodo predisposto. Il ruolo dello stato diviene, quindi, fondamentale per sostenere la sicurezza energetica, veicolare il passaggio all’energia pulita, e mitigare le minacce del clima, in consonanza con portatori di valori e prospettive differenti, e facendosi carico delle incombenze opportune.</p>
<p>Sono, infatti, indispensabili, per soddisfare le esigenze correnti, sia stabilimenti tradizionali, benché a ristretta impronta ecologica, sia di transizione, con misure di difesa degli azionisti; così come la riconversione di piante a idrocarburi, o la costruzione di idonee per il nuovo assetto energetico, basato su cattura del carbonio, biocombustibili o, per esempio, idrogeno e ammoniaca. Nella presente, e le prossime fasi, è nodale la pronta identificazione di componenti dell’industria del petrolio e il gas con potenzialità per un rapido adattamento, e di progetti versatili sul fronte della produzione e la distribuzione. Gli stati dovranno, inoltre, adoperarsi per regolamentare l’estrazione di minerali imprescindibili per la trasformazione energetica – litio, nichel e cobalto – che potrebbero trovarsi presto in scarsità e presentano criticità ambientali.</p>
<p>La tematica comporta un’altra prova per gli equilibri transnazionali: quella di procurare mezzi finanziari, a rischio controllato, per generare o trasferire energia, a circoscritte emissioni di carbonio, nei paesi in via di sviluppo, che hanno moltiplicato i consumi. Secondo l’agenzia intergovernativa dell’energia, almeno il 70 per cento degli investimenti dovrà essere realizzato in realtà emergenti, con il fine di non varcare la soglia pregiudizievole di riscaldamento atmosferico, entro il 2050. Non è un mistero il dato che il fardello grava in modo sproporzionato sulle spalle di quegli attori che hanno inciso in grado inferiore sull’inquinamento. Con +2 gradi centigradi di temperatura, 420 milioni di persone in più saranno costrette a vivere con ondate di caldo estremo e fino a 80 milioni di individui in più patiranno la fame. Le aree di massimo impatto saranno l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale e sudorientale. In tale forma, si preverrebbero gli azzardi scaturenti dalla rivalità con i paesi ricchi sull’accesso alle risorse, che finiscono per ripercuotere nelle aree della lotta alla criminalità organizzata e il terrorismo, la gestione di disastri e pandemie, e la risoluzione di conflitti di vario genere.</p>
<p>Se, come sembra, si irrobustiranno dinamiche di protezione nazionalistica, e trinceramento in blocchi tattici, si aprirà un’era di frammentazione, contraria all’orientamento che, dal 1973, ha favorito l’interdipendenza globale. Come se non bastasse, si ipotizza un picco di dispute territoriali, intorno a ricognizioni geologiche e sfruttamento di bacini idrici, fra le quali campeggia lo scontro per l’Artico, in cui sono coinvolti Stati Uniti e Russia. La politicizzazione di questa piazza, con la riduzione della facoltà di allocare le materie prime, dove sia utile o conveniente, altera i flussi di <em>import-export</em>. Non solo le imposizioni dirette, ma persino la diplomazia, si stanno frapponendo a decisioni che appartengono alle relazioni economiche, minando il credito del libero mercato e aprendo strada a una reazione a catena di ritorsioni.</p>
<p>Il duplice imperativo della sicurezza energetica e dell’azione sul clima va abbordato, in maniera olistica, con una postura bilanciata di stato e mercato. Mentre le deficienze del commercio possono essere colmate da politiche e stanziamenti pubblici, un mercato si mantiene sano, grazie a uno stato non ideologico, espressione di larghe coalizioni. Gli spasmi da guerra fredda, che continuano a essere il principale motore e interpretazione del mondo, invece, spingono nel senso di una disgregazione, disseminata da incognite e pericoli, nel momento in cui il pianeta potrebbe avvicinarsi a un punto di non ritorno.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
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		<title>La grande battaglia dell’energia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 14:54:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi ucraina ha provocato il caos nel mercato energetico, con un incremento del costo del petrolio, del gas, e del carbone, fino al doppio del loro valore precedente, e una corsa scomposta ad alternative di approvvigionamento. Questa situazione ha messo in risalto la necessità, evidente da decenni, di stabilire politiche di lungo termine, in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi ucraina ha provocato il <em>caos</em> nel mercato energetico, con un incremento del costo del petrolio, del gas, e del carbone, fino al doppio del loro valore precedente, e una corsa scomposta ad alternative di approvvigionamento. Questa situazione ha messo in risalto la necessità, evidente da decenni, di stabilire politiche di lungo termine, in modo da guadagnare livelli di autonomia,<em> vis-à-vis</em> condizioni e variabili geostrategiche, e contribuire alla preservazione dell’equilibrio ambientale, con il superamento del modello fossile. Del resto, le penalizzazioni inflitte da Stati Uniti ed Europa contro la Russia, manterranno i prezzi alti e volatili per molto tempo, con conseguenze significative, fra gli altri, in termini di inflazione, per i cittadini europei e dei paesi poveri.</p>
<p>Nel contesto dato, si è ampliato l’interesse per il nucleare, che già procura il 25 per cento dell’elettricità nell’Unione Europea. A differenza di molte fonti rinnovabili, come quella solare ed eolica, grazie a questa tecnologia si possono, infatti, realizzare ingenti volumi senza squilibri stagionali. Tuttavia, una virata in tale direzione, nell’immediato, non affrancherebbe il continente. La Russia detiene quasi la metà della capacità globale di arricchimento dell’uranio e una grande fetta del mondo ne è dipendente per la generazione di energia. La stessa Europa è vincolata alla Russia, e i sui alleati Kazakhstan e Uzbekistan, per il 40 per cento del nucleare prodotto. Da questi tre proviene, anche, circa il 10 per cento del totale dell’elettricità degli Stati Uniti, equivalente al 50 per cento delle sue installazioni, ragione per cui Washington ha escluso l’uranio dalle sanzioni, dando ulteriore prova che l’operazione in atto per indebolire la Russia viene pagata, in larga misura, dalla cassa europea.</p>
<p>La Russia, inoltre, domina il campo della costruzione di centrali e delle esportazioni, in economie emergenti, a essa ormai legate per alcuni lustri, riguardo a materiali e servizi. Negli ultimi vent’anni, è diventata il primo fornitore e manutentore per reattori, includendo aspetti finanziari e di formazione del personale. Dal 2000, ha firmato accordi bilaterali di cooperazione con 47 nazioni, sta fabbricando impianti in Bangladesh, Bielorussia, e Turchia, ed è coinvolta in progetti importanti in Africa, Asia, Medio Oriente e Sudamerica. Washington e i suoi alleati si sono dimostrati pronti a usare ogni mezzo per vincere la lotta intrapresa contro l’egemonia energetica della Russia. Basti pensare che i mercati, anticipando future restrizioni al nickel russo, indispensabile per le batterie dei veicoli elettrici, hanno fatto volare il prezzo alle stelle. E pur se l’obiettivo dovesse essere raggiunto, la Cina, affacciatasi con assertività nello scenario, si appresta a occupare la seconda posizione nel <em>gotha</em> nucleare. Non a caso, l’amministrazione americana, dal 2021, ha dato inizio a una tattica sanzionatoria, a partire dal settore privato cinese di energia solare.</p>
<p>La superiorità sino-russa potrebbe, invece, essere superata con lo sviluppo di una solida concorrenza, a fronte di una domanda crescente, e parte di un’agenda condivisa sul clima. Nondimeno, le visioni in Europa sono discordi e contraddittorie. Da un lato, il Regno Unito ha optato per il nucleare, all’indomani della seconda guerra mondiale, con il fine di sostenere il settore industriale; la Francia e la Svezia, in seguito all’<em>embargo</em> del petrolio degli anni settanta, hanno investito in infrastruttura, per ridurre la loro subordinazione al Medio Oriente; e il Belgio si è, di recente, impegnato a puntare su questo tipo di energia. Dall’altro, l’Italia, dall’essere, nel 1966, la terza potenza elettronucleare, dopo Stati Uniti e Gran Bretagna, con i due <em>referendum</em> del 1987, vi ha messo fine, impiegando combustibili fossili per oltre la metà del proprio fabbisogno e, al contempo, acquisendo quote di energia nucleare; la Finlandia ha sciolto un contratto con la Russia per un termopropulsore di 1.200 megawatt senza un piano alternativo; e la Germania fermerà le ultime tre centrali, entro la fine dell’anno, sebbene abbia acquistato dalla Russia 10 mila miliardi di euro di energia fossile dall’inizio del conflitto.</p>
<p>Per di più, la pressione di Washington si è intensificata. La Romania ha disdetto una collaborazione favorevole per due reattori con la Cina. La Repubblica Ceca ha escluso da una gara d’appalto internazionale la Russia e la Cina a processo avviato, cambiando le regole stabilite e contro il proprio interesse economico. Il Regno Unito sta cercando di estromettere gli investitori cinesi da un programma nucleare avviato. Una società statunitense, cofinanziata da Bill Gates, ha dovuto cancellare un progetto di sperimentazione in Cina, a causa dei divieti commerciali imposti dal proprio governo. Nonostante ciò, l’industria nucleare occidentale è rimasta in stallo e le compagnie europee e americane si trovano in difficoltà nel trovare alternative adeguate all’offerta russa e cinese. Per mettersi alla pari, si dovrebbero svecchiare le strategie energetiche, iniettare risorse nella capacità manifatturiera della catena del <em>supply</em>, e immettere nuove tecnologie nel circuito internazionale. L’operazione non è né facile né priva di oneri, ma l’innovazione derivata rappresenterebbe una sfera di competizione virtuosa, rispetto alla coercizione geopolitica, la distorsione del libero mercato e il confronto bellico.</p>
<p>La grande battaglia per l’energia ha un suo foco nevralgico nel territorio oggetto dell’allargamento dell’Alleanza Atlantica, e a traino dell’Unione Europea, ovvero nell’area di influenza della ex-Unione Sovietica. Tutti i paesi a ovest della Russia, tranne la Bielorussia e l’Ucraina, sono diventati membri della Nato, che è arrivata a sembrare un apparato offensivo, in cambio di un meccanismo di stabilizzazione. Il prolungamento delle ostilità in Ucraina, intanto che miete vite, distrugge l’economia nazionale e impoverisce le famiglie europee, arricchisce gli Stati Uniti, con l’aumento delle esportazioni di gas &#8211; il paese era alla ricerca di compratori &#8211; e dei profitti del complesso industriale militare, il rafforzamento del dollaro e l’attrazione di capitali, nonché l’ampliamento della vendita, in Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Slovenia, di sistemi modulari o grandi reattori, delle statunitensi NuScale Power, Exelon e Westinghouse. In aggiunta, ad aprile, il dipartimento di stato ha annunciato che metterà a disposizione aiuti alla Latvia per montare una logistica nucleare, così come era stato fatto per l’Ucraina, allo scopo di separarla dalla distribuzione russa di gas naturale.</p>
<p>Mentre la tendenza, sulla spinta della politica estera americana, si muove verso un isolazionismo energetico, per blocchi da guerra fredda, la lezione appresa sinora è che i moderni assetti di produzione sono complessi e interconnessi, in special maniera quelli che utilizzano minerali critici, non presenti con uniformità intorno al globo. La strada dell’autocrazia in questo ambito non è praticabile e, piuttosto, dovrebbe essere promossa un’interdipendenza funzionale ed efficace, a favore del pianeta. In questo senso, il patto energetico globale coinciderebbe con una tregua, vicina alla pace.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Maddalena Pezzotti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/maddalena-pezzotti.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/maddalena-pezzotti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maddalena Pezzotti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Esperta internazionale in inclusione sociale, diversità culturale, equità e sviluppo, con un&#8217;ampia esperienza sul campo, in diverse aree geostrategiche, e in contesti di emergenza, conflitto e post-conflitto. In qualità di funzionaria senior delle Nazioni Unite, ha diretto interventi multidimensionali, fra gli altri, negli scenari del Chiapas, il Guatemala, il Kosovo e la Libia. Con l&#8217;incarico di manager alla Banca Interamericana di Sviluppo a Washington DC, ha gestito operazioni in ventisei stati membri, includendo realtà complesse come il Brasile, la Colombia e Haiti. Ha conseguito un Master in Business Administration (MBA) negli Stati Uniti, con specializzazione in knowledge management e knowledge for development. Senior Fellow dell&#8217;Università Nazionale Interculturale dell&#8217;Amazzonia in Perù, svolge attività di ricerca e docenza in teoria e politica della conoscenza, applicata allo sviluppo socioeconomico. Analista di politica estera per testate giornalistiche. Responsabile degli affari esteri ed europei dell&#8217;associazione di cultura politica Liberi Cittadini. Membro del comitato scientifico della Fondazione Einaudi, area relazioni internazionali. Ha impartito conferenze, e lezioni accademiche, in venti paesi del mondo, su migrazioni, protezione dei rifugiati, parità di genere, questioni etniche, diritti umani, pace, sviluppo, cooperazione, e buon governo. Autrice di libri e manuali pubblicati dall&#8217;Onu. Scrive il blog di geopolitica &#8220;Il Toro e la Bambina&#8221;.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.iltoroelabambina.it/" target="_self" >www.iltoroelabambina.it/</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://facebook.com/www.iltoroelabambina.it/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://www.instagram.com/iltoroelabambina/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-grande-battaglia-dellenergia/">La grande battaglia dell’energia</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Due soluzioni per il problema climatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 08:41:50 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Draghi ha ricevuto e rassicurato Greta e Vanessa sull’impegno in tema di cambiamento climatico. Credo che qualcosa di più occorresse dire alle interessate. Ricordiamo che in Europa concorriamo all’inquinamento globale solo per l’8 per cento, mentre gran parte delle emissioni viene dai popolosissimi paesi asiatici oltre che dagli Stati Uniti. Se vogliamo incidere davvero sul cambiamento, i nostri sforzi non basteranno, tanto più per il fatto che i paesi emergenti non saranno disposti a sacrifici gravi, che penalizzino le aspettative di crescita delle loro condizioni di vita volte ad adeguarle a quelle dei modelli occidentali.</div>
<div>Bisogna convincersi che la fonte principale di inquinamento è l’umanità stessa con le sue condizioni di vita evolute in materia di riscaldamento, mobilità, assistenza sanitaria, nutrizione: tutte condizioni che hanno portato alla crescita della speranza di vita alla nascita e in generale della vita media. Ne è scaturita un’impennata della popolazione mondiale che punta rapidamente ai 10 miliardi. In tale prospettiva è difficile immaginare che, nonostante gli impegni dei diversi governi, si possano conseguire i risultati sperati sul piano delle energie necessarie per un livello di vita equamente distribuito nel globo, a meno di trovare soluzioni tecnologiche oggi non immaginabili o di ricorrere all’energia nucleare. L’alternativa è quella di vincolare a uno stato di povertà, non si sa quanto dignitosa e quanto accettata, tutta la popolazione mondiale: venendo meno le attuali condizioni vita si ridurrebbero inoltre speranza di vita e vita media con calo della popolazione globale.</div>
<div>Se la crescita della popolazione è causa essa stessa della sua condanna a subire le vendette del clima o a ridurre le proprie fonti di sostentamento, sarebbe il caso inoltre di proporre misure per il contenimento demografico a livello globale in aggiunta allo sviluppo di tecnologie innovative (anche sul nucleare).</div>
<div>I giovani hanno quindi ragione nell’essere preoccupati per il futuro. Bisogna però dare loro risposte corrette: dire loro che non è possibile rinunciare in anticipo a tecnologie quali il nucleare e al controllo demografico. E forse sarebbe il caso di smetterla col pianto sulle culle vuote.</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/due-soluzioni-per-il-problema-climatico/">Due soluzioni per il problema climatico</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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