<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>europa Archivi - Einaudi Blog</title>
	<atom:link href="https://www.einaudiblog.it/tag/europa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/europa/</link>
	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
	<lastBuildDate>Sun, 28 Dec 2025 15:35:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>europa Archivi - Einaudi Blog</title>
	<link>https://www.einaudiblog.it/tag/europa/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/europa-al-bivio-liberta-o-compromesso-dei-principi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:35:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Di Silvio]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3810</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un mondo instabile, l’Europa deve decidere se difendere i valori liberali o piegarli alle circostanze Ogni sistema politico, anche il più consolidato, arriva a un momento di verifica delle proprie fondamenta. L’Europa si trova oggi in questo punto cruciale: il possibile negoziato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-al-bivio-liberta-o-compromesso-dei-principi/">Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In un mondo instabile, l’Europa deve decidere se difendere i valori liberali o piegarli alle circostanze</strong></p>
<p>Ogni sistema politico, anche il più consolidato, arriva a un momento di verifica delle proprie fondamenta. L’Europa si trova oggi in questo punto cruciale: il possibile negoziato tra Russia e Ucraina, con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa, ha acceso speranze di tregua, ma ha anche messo in luce una questione più profonda: è possibile costruire una pace duratura senza compromettere i valori che fondano la convivenza internazionale? La pace non è soltanto assenza di guerra. È un equilibrio complesso di istituzioni solide, regole condivise e fiducia reciproca. Ogni compromesso che legittima l’uso della forza come strumento politico rischia di trasformare il diritto in un concetto negoziabile, aprendo la porta a precedenti pericolosi. La politica internazionale non è solo pragmatismo: è la misura della capacità di una società di proteggere la dignità dei cittadini e la sovranità dei popoli. Quando la coerenza etica viene sacrificata sull’altare della convenienza, anche la stabilità più apparente si rivela fragile. Il contesto globale rende queste scelte ancora più complesse. La competizione tra grandi potenze, le tensioni nel Mar Baltico, le crisi in Medio Oriente e le sfide globali, dalla sicurezza energetica al cambiamento climatico, impongono all’Europa decisioni delicate e spesso impopolari. Non si tratta solo di mediare tra pressioni esterne: è una questione di identità e principi. L’Europa deve decidere se essere un continente che difende la libertà, la legge e i diritti fondamentali, anche quando ciò comporta difficoltà immediate, o se piegare i propri valori alle circostanze. Per l’Italia, la posta in gioco è concreta. La nostra storia insegna che la libertà è fragile e che la responsabilità civica è la base della coesione nazionale. Ogni compromesso che ignora la giustizia o i principi fondamentali indebolisce la fiducia nelle istituzioni e la cultura della cittadinanza attiva. Il liberalismo, nella tradizione einaudiana, insegna che libertà e responsabilità non sono opzionali: sono ciò che distingue una società civile da una comunità soggetta alla forza. Come un sistema giudiziario efficiente sostiene la crescita economica e la fiducia degli investitori, così un’Europa coerente nei suoi principi sostiene la stabilità e la sicurezza dell’intero continente. Ogni decisione geopolitica ha ripercussioni sulla vita quotidiana: influisce sulla sicurezza collettiva, sulle opportunità dei cittadini, sulla capacità di vivere in una società equa e rispettosa dei diritti. È un banco di prova morale: costruire una pace che rispetti diritto e dignità o una pace che pieghi i principi alle circostanze. Ogni compromesso sembra talvolta inevitabile, ma il vero equilibrio sta nel conciliare pragmatismo e coerenza etica, evitando che la tregua diventi compromesso dei valori. La libertà non si proclama: si costruisce. Con istituzioni solide, trasparenti e imparziali; con cittadini consapevoli e responsabili; con il coraggio di dire “no” quando un compromesso rischia di tradire la giustizia. La pace è un gesto civile, quotidiano e silenzioso: nasce dalla somma delle decisioni di chi sceglie coerenza e integrità. Come la fiducia nei mercati non nasce da proclami ma da regole prevedibili, così la stabilità europea nasce dalla coerenza tra valori e azioni. L’Italia, in particolare, ha un ruolo cruciale. Ogni compromesso che ignora principi e giustizia erode la fiducia dei cittadini nei meccanismi democratici e nella capacità dello Stato di proteggere i diritti. In un mondo globale, dove la competizione tra Stati è anche competizione di fiducia, ogni decisione presa all’interno dei confini nazionali ha conseguenze sullo scenario internazionale, La storia insegna che le civiltà non crollano per mancanza di risorse, ma quando viene consumata la fiducia nei meccanismi che le regolano. Roma non cadde perché finì l’oro, ma perché l’oro aveva smesso di avere un valore condiviso. Allo stesso modo, l’Europa e l’Italia rischiano di indebolirsi se principio e coerenza vengono considerati negoziabili. In tempi recenti, crisi internazionali come l’invasione dell’Ucraina, le tensioni nel Mar Baltico e la competizione strategica tra grandi potenze dimostrano quanto la libertà europea sia interconnessa con la stabilità globale. L’Europa non può limitarsi a mediare o reagire: deve costruire una politica estera e di sicurezza fondata su valori, non solo sull’opportunismo. Ogni volta che i principi liberali vengono messi da parte, cresce l’instabilità e si erode la fiducia dei cittadini e dei partner internazionali. Costruire la pace significa proteggere la dignità e la libertà di chi vive oggi e garantire che le generazioni future possano vivere in un continente dove i valori liberali non sono compromessi. La sfida è costruire istituzioni resilienti, società civili forti e cittadini consapevoli, in grado di orientare la politica secondo principi e non secondo circostanze contingenti. Libertà e pace sono il risultato di scelte quotidiane, della somma di decisioni che mostrano coerenza, integrità e responsabilità. L’Europa deve decidere oggi se essere un continente che piega i valori alle circostanze o un continente che li difende, anche quando la strada è difficile. La storia, anche recente, insegna che il compromesso senza principi non è mai sostenibile, e che la vera pace nasce dalla capacità di difendere le regole che permettono alla libertà di prosperare. Oggi, più che mai, l’Europa e l’Italia hanno bisogno di lucidità morale, pazienza civile e libertà consapevole. Solo così la pace potrà essere duratura e la libertà davvero sicura. La politica internazionale non è un gioco di interessi immediati: è il banco di prova dei principi su cui vogliamo costruire il nostro futuro comune.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cristina Di Silvio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/11/cristina-di-silvio.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cristina-di-silvio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina Di Silvio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p class="p1">Laureata in Scienze Industriali indirizzo Economico &#8211; giuridico, ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Scienza della comunicazione e conseguito un Degree of Honorary Doctor of Philosophy (PhD).</p>
<p class="p1">Svolge attività di consulenza tra Roma, Londra, Washington, New York e Malta.</p>
<p class="p1">Ricopre prestigiosi incarichi in ambito internazionale tra i quali:</p>
<p class="p1">Senior Advisor for EU Affairs and Special Advisor for International Affairs dell&#8217;European Gulf of Guinea Investment Council,</p>
<p class="p1">Legal Head – North America at the Eurasia Afro Chamber of Commerce (EACC), che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of Legal Affairs and Treaty Compliance GOEDFA &#8211; Global Economic Development Fund Association &#8211; United Nations, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Permanent Representative and Plenipotentiary Ambassador to Malta, concurrently holding the position of Permanent Chairman of the VWF High-Level Council of Project The Vietnam and World Foreign Affairs Agency (VWF) in Malta and the EU, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Director of International Relations for the European Community, United States Foreig Trade Institute, che rappresenta presso il Parlamento Europeo a Bruxelles,</p>
<p class="p1">Ambassador ISECS International Sanctions and Export Control Society Inc.</p>
<p class="p1">Global Ambassador per l’Italia e Malta presso la Camera dei Lord di Londra nell’ambito del Global Council for Responsible AI</p>
<p class="p1">Ricopre inoltre l’importante carica di Consigliere Giuridico per l’Istituto Internazionale per le Relazioni diplomatiche Commissione per i diritti dell’Uomo.</p>
<p class="p1">Specializzata in intelligence, strategie militari, tematiche giuridiche e geopolitiche, è autrice di saggi importanti dedicati alla geopolitica, nonché collaboratrice dell’Agenzia di informazione internazionale</p>
<p class="p1">AISC, letta in 120 paesi. Numerosi sono i suoi contributi pubblicati in prestigiosi siti e riviste specializzate del settore e di grande rilievo sono le sue pubblicazioni per la rivista del Ministero della</p>
<p class="p1">Difesa Aeronautica Militare Italiana. Nel novembre 2025 ha pubblicato nella collana “Le soluzioni”, diretta dal Prof. Avv. Luigi Viola e dall’Avv. Elisabetta Vitone, il suo libro intitolato</p>
<p class="p1">“Soluzioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno”.</p>
<p class="p1">Le sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale tra i quali Medaglia di Eccellenza per il Giornalismo 2025 &#8211; Agenzia Internazionale AISC News</p>
<p class="p1">la Stella Di San Domenico &#8211; Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, l’Augustale &#8211; Medaglia della Pace Centro Studi Federico II, il PREMIO PreSa 2024 (Prevenzione e Salute) &#8211; Fondazione MESIT; durante la cerimonia di premiazione è stata pubblicamente ringraziata dal Dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, per il costante sostegno offerto alla sua opera a favore delle donne congolesi vittime di brutali violenze,</p>
<p class="p1">Wintrade Global Women in Business di Londra, sotto l’alto patrocinio della House of Commons e</p>
<p class="p1">della House of Lords</p>
<p class="p1">il Global B2B Diplomatic Excellence Award,</p>
<p class="p1">Distinguished Ambassador for Global B2B Collaboration in Italy &amp; Malta, il Callas Tribute Prize NY,</p>
<p class="p1">Médaille d’Honneur des Services Bénévoles dal Comité des Récompenses de l’Action Nationale pour la Promotion et le Développement des Services Bénévoles, France per il suo impegno e la sua partecipazione ad opere sociali.</p>
<p class="p1">È stata inserita da MPW ITALIA 2024 Most Powerful Women Italia, nella classifica di “FORTUNE ITALIA” delle 50 donne italiane più influenti nel 2024.</p>
<p class="p1">Nel dicembre 2025 alla Camera dei Deputati ha ricevuto ufficialmente la nomina ad Ambasciatrice dei Diritti Umani della Fondazione GEA intervenendo nei saluti istituzionali dopo il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-al-bivio-liberta-o-compromesso-dei-principi/">Europa al bivio: libertà o compromesso dei principi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il silenzio dopo la tempesta, il vuoto che negli anni ha portato il capitalismo a vincere</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/il-silenzio-dopo-la-tempesta-il-vuoto-che-negli-anni-ha-portato-il-capitalismo-a-vincere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ulderico Di Giancamillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 07:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[sistema economico]]></category>
		<category><![CDATA[ulderico di giancamillo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3753</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo attraversato la pandemia, ma non abbiamo imparato nulla. La politica è diventata un algoritmo che cerca consenso, mentre il mercato &#8211; cinico ma coerente &#8211; continua a scrivere la trama del mondo. C’è stato un momento, tra il marzo e l’aprile del 2020, in cui il mondo si è fermato. Le strade vuote, le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-silenzio-dopo-la-tempesta-il-vuoto-che-negli-anni-ha-portato-il-capitalismo-a-vincere/">Il silenzio dopo la tempesta, il vuoto che negli anni ha portato il capitalismo a vincere</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo attraversato la pandemia, ma non abbiamo imparato nulla. La politica è diventata un algoritmo che cerca consenso, mentre il mercato &#8211; cinico ma coerente &#8211; continua a scrivere la trama del mondo.</p>
<p>C’è stato un momento, tra il marzo e l’aprile del 2020, in cui il mondo si è fermato. Le strade vuote, le città immobili, il silenzio al posto del traffico. Per un istante, abbiamo creduto che la Storia ci stesse offrendo una seconda possibilità. Parlava di “nuova umanità”, di “solidarietà ritrovata”, di “ripartenza consapevole”. È durata meno di una connessione su Zoom.</p>
<p>Forse non era la storia giusta, quella che sognavamo di scrivere. Ma era comunque una storia da cui avremmo potuto imparare qualcosa.</p>
<p>Cinque anni dopo, i numeri raccontano un’altra verità. Il debito pubblico globale è cresciuto del 40%, le emissioni di CO₂ hanno superato i livelli del 2019 già nel 2022, e l’1% più ricco del pianeta controlla oggi il 45% della ricchezza mondiale. Le Borse, intanto, continuano a toccare nuovi record. È la prova che abbiamo imparato tutto, tranne la lezione.</p>
<p>La pandemia doveva insegnarci fragilità. Ci ha addestrati, invece, all’oblio. Abbiamo ripreso a correre come prima, forse più di prima, ma senza una meta. Il treno dell’economia globale è tornato a sfrecciare, solo che ora sembra senza macchinista.</p>
<p>Politica: il fantasma dell’agire</p>
<p>Un tempo era la politica a guidare i processi, a fissare gli orizzonti. Oggi è ridotta a un servizio clienti del sistema economico: gestisce emergenze, commenta le decisioni altrui, rincorre i sondaggi.<br />
Quando le Borse scendono, i governi tremano. Quando le piattaforme tech spostano capitali più grandi del PIL di molti Stati, i ministri cercano rifugio nei social network.</p>
<p>In Europa, i veri arbitri del gioco sono i rating e le banche centrali. Negli Stati Uniti, le campagne elettorali costano miliardi e sono finanziate dalle stesse corporation che dovrebbero essere regolate. La politica non decide più: reagisce. E la reazione, per definizione, arriva sempre in ritardo.</p>
<p>Il mercato, almeno, non mente</p>
<p>Non è un complimento, è una constatazione. Il mercato ha un solo obiettivo: il profitto. È brutale, ma coerente. È spietato, ma razionale.<br />
La politica, invece, che cosa insegue davvero? La crescita? Non sa come generarla. L’equità? Non sa misurarla. Il consenso? Forse sì, ed è proprio questo il problema.<br />
Oggi la sopravvivenza elettorale è l’unico progetto di lungo periodo che la politica conosca. È diventata gestione dell’immediato, un eterno presente senza direzione.</p>
<p>E allora, la domanda è scomoda ma inevitabile: se il mercato è almeno un sistema coerente di incentivi, e la politica non lo è più, chi dei due ha davvero torto?<br />
Forse il capitalismo ha vinto non per forza, ma per vuoto. Non perché sia giusto, ma perché è rimasto l’unico linguaggio che ancora capiamo: quello del rendimento.</p>
<p>La resa del pensiero pubblico</p>
<p>Durante la pandemia abbiamo affidato alla politica il compito più alto, proteggerci. Ma il potere reale si è spostato altrove: nei dati, nelle piattaforme, nei fondi che investono dove gli Stati non arrivano più.<br />
La politica si è trasformata in storytelling, in intrattenimento civile.<br />
Il mercato, invece, non racconta: calcola. E vince.</p>
<p>Non so se sia un bene o un male. Forse è solo inevitabile.<br />
Abbiamo attraversato la tempesta e ne siamo usciti come prima, solo più stanchi e più dipendenti dai numeri.<br />
La verità è che il mondo non è guarito: ha solo imparato a convivere meglio con la propria malattia.</p>
<p>Una via d’uscita (forse)</p>
<p>Ogni malattia, anche quella del mondo, comincia a guarire quando smettiamo di negarla.<br />
Il capitalismo globale, la politica impotente, la società distratta: non sono entità esterne, ma il riflesso di ciò che siamo diventati.<br />
La cura non verrà dall’alto, non da un governo, né da una banca centrale, né da un algoritmo che promette efficienza.</p>
<p>La cura, se esiste, è nella micro-politica del quotidiano: nell’economia reale che torna a produrre valore, non solo denaro; nelle comunità che scelgono di cooperare invece di competere; nel ricominciare a parlare di giustizia come di una parola viva, non di un hashtag.</p>
<p>Forse serve un’economia della misura, una politica che torni a dire “non tutto è mercato”, un’educazione che ci renda meno influencer e più cittadini.</p>
<p>Non cambieremo il mondo con un decreto né con un tweet, ma possiamo cambiare il modo in cui lo abitiamo. È poco, sì, ma è già un inizio.</p>
<p>Ogni organismo intelligente sa che la febbre non è solo un sintomo: è anche una difesa.<br />
Forse questo tempo di confusione è la nostra febbre, il corpo del pianeta che cerca di curarsi da solo, mentre noi lo scambiamo per rumore.</p>
<p>Guarire non significa tornare come prima, ma riscrivere il patto: tra capitale e lavoro, individuo e comunità, tecnologia e libertà.<br />
La ricchezza, senza dignità, è un deserto. Il futuro non va previsto: va progettato.</p>
<p>Frans de Waal (etologo e primatologo olandese, ha dedicato la vita a mostrare quanto l’empatia e la cooperazione siano radici profonde della natura animale e umana) ci ha insegnato che la cooperazione non è un lusso morale, ma una condizione naturale.<br />
Le sue osservazioni sui bonobo e sugli scimpanzé mostrano che l’empatia precede la legge: prima di sapere cosa sia “giusto”, gli esseri sociali sentono il bisogno di equilibrio e reciprocità.<br />
L’uomo, come diceva de Waal, è “moralmente inclinato”: dimenticarlo è l’origine di ogni cinismo economico.</p>
<p>Una società liberale degna deve ripartire da qui: dalla fiducia nella capacità dell’individuo di scegliere il bene non per imposizione, ma per convinzione.<br />
Serve un’economia che premi l’iniziativa senza esaltare la predazione; un mercato regolato non dal sospetto, ma dalla trasparenza; una politica che crei le condizioni perché talento e responsabilità possano emergere.</p>
<p>La libertà, se vuole sopravvivere, deve riconoscere il suo fondamento morale: nessuno prospera da solo.<br />
Come nelle colonie di primati studiate da de Waal, anche le società umane più efficienti sono quelle in cui la competizione è temperata dalla cura, e il successo individuale rafforza, invece di indebolire, il gruppo.</p>
<p>Guarire, allora, significa rimettere in equilibrio libertà ed empatia: una libertà che crea, non che consuma; un mercato che unisce, non che scarta; una politica che ispira fiducia, non che la compra.</p>
<p>Il futuro non sarà scritto da chi grida più forte, ma da chi saprà riconoscere l’altro come parte della propria stessa sopravvivenza.<br />
Perché, come ricorda de Waal, “la moralità non è un’invenzione umana: è la nostra eredità evolutiva”.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Ulderico Di Giancamillo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2025/10/ulderico-di-giancamillo.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/ulderico-di-giancamillo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Ulderico Di Giancamillo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Si è laureato in Banking and Finance presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da molti anni lavora nel mondo della finanza tra Londra, Milano e Parigi. È membro del BNP Innovators Program, iniziativa dedicata allo sviluppo di progetti di innovazione tecnologica nel settore bancario. Appassionato di economia, tecnologia e politiche pubbliche, partecipa attivamente a iniziative di volontariato e di partecipazione politica.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-silenzio-dopo-la-tempesta-il-vuoto-che-negli-anni-ha-portato-il-capitalismo-a-vincere/">Il silenzio dopo la tempesta, il vuoto che negli anni ha portato il capitalismo a vincere</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mar Baltico: nuove acque contese?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/mar-baltico-nuove-acque-contese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Pennisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 14:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[laura pennisi]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3680</guid>

					<description><![CDATA[<p>Introduzione Il Mar Baltico è stato da diversi anni teatro di tensioni geopolitiche dovute alla presenza di numerosi cavi sottomarini che collegano Svezia, Finlandia, Lettonia e Lituania. Negli ultimi mesi, tuttavia, le preoccupazioni per questi stati, e per l’Unione Europea in generale, sono state ulteriormente alimentate dal sospetto sabotaggio di alcuni di questi cavi. Tra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/mar-baltico-nuove-acque-contese/">Mar Baltico: nuove acque contese?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Introduzione</strong><br />
Il Mar Baltico è stato da diversi anni teatro di tensioni geopolitiche dovute alla presenza di numerosi cavi sottomarini che collegano Svezia, Finlandia, Lettonia e Lituania. Negli ultimi mesi, tuttavia, le preoccupazioni per questi stati, e per l’Unione Europea in generale, sono state ulteriormente alimentate dal sospetto sabotaggio di alcuni di questi cavi. Tra novembre 2024 e gennaio 2025, una serie di incidenti ha sollevato allarmi sulla sicurezza di queste infrastrutture critiche. Maggiore sospettata è la cosiddetta flotta &#8220;fantasma&#8221; di Mosca, un insieme di unità navali non ufficiali utilizzate per operazioni clandestine.<br />
Questo scenario riflette l&#8217;intensificazione delle rivalità strategiche nella regione baltica, dove il controllo delle telecomunicazioni e delle risorse energetiche è cruciale per l&#8217;equilibrio geopolitico. Questi recenti eventi evidenziano non solo il rischio di escalation militare, ma anche il potenziale impatto sulle economie regionali nonché sulla sicurezza delle telecomunicazioni globali.<br />
Questa analisi intende esplorare le cause di questa recente escalation, le dinamiche strategiche in gioco e le possibili ripercussioni per l&#8217;Europa e la comunità internazionale.<br />
<strong>Retroscena: gli incidenti</strong></p>
<p>Di seguito una breve cronologia degli incidenti:</p>
<p>1. Incidente del 17-18 novembre 2024. Il 17 novembre, Telia Lietuva ha segnalato un guasto al cavo BCS Est-Ovest tra la Lituania e l&#8217;isola svedese di Gotland, registrato intorno alle 10 del mattino. Nelle prime ore del 18 novembre, anche il cavo C-Lion1 che collega Finlandia e Germania è stato danneggiato, secondo l&#8217;operatore finlandese Cinia. Telia Lietuva ha inoltre osservato che entrambi i cavi si intersecano in un&#8217;area ristretta, suggerendo una causa non accidentale. A tal proposito, il direttore tecnico di Telia Lietuva, Andrius Šemeškevičius, ha chiarito: &#8220;Possiamo vedere che i cavi si incrociano in un&#8217;area di soli 10 metri quadrati; si intersecano. [&#8230;] Poiché entrambi sono danneggiati, è chiaro che non si è trattato di una caduta accidentale di una delle ancore della nave, ma potrebbe esserci qualcosa di più serio in corso.&#8221;<br />
È importante notare che una nave cinese, la Yi Peng Three, sia ritenuta la principale responsabile dell’incidente poiché si trovava in zona e che da allora abbia gettato l&#8217;ancora in acque internazionali al largo della Danimarca.</p>
<p>2. Incidente del 25 dicembre 2024. Il 25 dicembre 2024, tre cavi in fibra ottica tra Finlandia ed Estonia sono stati danneggiati: due di proprietà dell&#8217;operatore finlandese Elisa e uno dell&#8217;operatore cinese Citic. Il 26 dicembre, le autorità finlandesi hanno assunto il controllo della petroliera Eagle S registrata nelle Isole Cook. Il servizio doganale finlandese ha attribuito la nave alla flotta fantasma russa, composta da vecchie petroliere non assicurate usate per aggirare le sanzioni occidentali. Questo incidente ha anche sollevato preoccupazioni circa il rischio ambientale associato alla condizione delle navi.<br />
3. Incidente del 26 gennaio 2025. Un cavo in fibra ottica tra Lettonia e Svezia è stato danneggiato, probabilmente a causa di interferenze esterne, secondo le autorità lettoni. In risposta, la NATO ha inviato navi di pattuglia nella zona e la Svezia ha avviato un&#8217;indagine per sabotaggio. Il servizio di sicurezza svedese ha fermato una nave di proprietà bulgara in rotta dalla Russia. La società bulgara BMF, proprietaria della nave battente bandiera maltese, ha finora negato qualsiasi sabotaggio al cavo.<br />
4. Incidente del 21 febbraio 2025. Le autorità finlandesi e svedesi hanno riferito circa il possibile danneggiamento di un cavo sottomarino nel Mar Baltico, in acque svedesi, vicino all&#8217;isola di Gotland. Il cavo interessato è il C-Lion 1, che collega Finlandia e Germania, un cavo già soggetto a danni in passato. La società finlandese di telecomunicazioni Cinia ha segnalato che non vi è stato alcun impatto sulla funzionalità del cavo.</p>
<p><strong>Reazioni</strong><br />
In seguito agli incidenti, diverse sono state le reazioni da parte della Commissione Europea e della NATO, esprimendo come preoccupazione principale le operazioni della flotta fantasma. In particolare, l&#8217;incidente del 25 dicembre ha scatenato le forti reazioni della Commissione Europea, a cui hanno fatto seguito nuove sanzioni contro la suddetta flotta.</p>
<p>All&#8217;indomani dell&#8217;incidente del 25 dicembre, la Commissione Europea ha rilasciato una dichiarazione in cui ha applaudito le autorità finlandesi per il loro tempestivo intervento esprimendo, inoltre, piena solidarietà a Finlandia, Estonia e Germania.</p>
<p>Nella dichiarazione , la Commissione Europea ha anche condannato il danneggiamento delle infrastrutture europee di telecomunicazione operando un chiaro collegamento tra la nave sospetta e la flotta fantasma, il cui scopo principale sarebbe minacciare la sicurezza internazionale e finanziare la guerra. A tal fine, la Commissione Europea ha affermato che ci saranno ulteriori sanzioni per la Russia come risposta a questi danneggiamenti. L&#8217;UE, ha aggiunto la Commissione Europea, sta inoltre rafforzando la protezione dei cavi sottomarini con nuove tecnologie, scambio di informazioni e cooperazione internazionale, chiarendo che attualmente non vi è alcun rischio per l&#8217;approvvigionamento elettrico nella regione.<br />
Anche la NATO ha reagito all&#8217;incidente. Il 26 dicembre, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha affermato che l&#8217;alleanza è pronta a supportare Finlandia ed Estonia nelle loro indagini su un possibile atto di sabotaggio. Rutte ha pubblicato su un post sul social media X di aver discusso del presunto sabotaggio dei cavi nel Mar Baltico con il Primo Ministro estone Kristen Michal, ribadendo la posizione della NATO di piena solidarietà con gli alleati. Ha anche sottolineato che l&#8217;alleanza condanna fermamente qualsiasi attacco alle infrastrutture critiche e monitorerà attentamente le indagini in corso e fornirà il supporto necessario.<br />
Già in precedenza, nell&#8217;aprile 2024, il vicecomandante del Comando marittimo alleato della NATO, viceammiraglio Didier Maleterre, ha osservato che la rete di cavi sottomarini, cruciale per l&#8217;energia e le comunicazioni in Europa, non è stata progettata per affrontare la &#8220;guerra ibrida&#8221; condotta dalla Russia e da altri avversari della NATO. Ha anche sottolineato che la Russia ha sviluppato strategie di guerra ibrida sottomarina, mirando a destabilizzare l&#8217;economia europea attraverso attacchi a cavi Internet e oleodotti, mettendo a repentaglio l&#8217;intera infrastruttura sottomarina. Questo commento faceva riferimento a due incidenti precedenti, quelli sul Nord Stream 1 e 2, verificatisi nel settembre 2022, e in seguito sul Balticconnector nel 2023.<br />
Più di recente, il 21 febbraio, il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Henna Virkkunen ha presentato la Comunicazione congiunta della Commissione, che include una serie di misure volte a migliorare la protezione delle infrastrutture sottomarine critiche. Tali misure ruotano attorno a quattro pilastri fondamentali: prevenzione, rilevamento, risposta e recupero e deterrenza.</p>
<p><strong>Il fattore Cina</strong><br />
Come accennato in precedenza, i sospetti sulla Cina inerenti alla nave Yi Peng Three sono stati accantonati in seguito alla conferma da parte del Ministero degli Esteri cinese che l’allontanamento dall’area era stato eseguito per il benessere dell&#8217;equipaggio, aggiungendo che il paese rimane aperto alla cooperazione sugli ulteriori sviluppi riguardanti l&#8217;incidente. Tuttavia, il ministro degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha espresso delusione per il fatto che ai procuratori svedesi sia stato negato il permesso di condurre un&#8217;indagine a bordo. Di conseguenza, alla polizia svedese è stato concesso il diritto di partecipare solo come osservatore durante l&#8217;indagine eseguita dalla Cina. Nonostante la richiesta formale della Svezia, che, secondo Stoccolma, non è stata ancora soddisfatta, la Cina afferma di avere condiviso informazioni sull&#8217;indagine, ma la Svezia accusa Pechino di mancanza di trasparenza.<br />
Sebbene le autorità di Svezia, Lituania, Finlandia e Germania non abbiano ufficialmente incolpato la nave, i suoi movimenti dal Mar Baltico verso l&#8217;Oceano Atlantico sono stati ritenuti sospetti. Si deve inoltre tenere in conto che la Cina non sarebbe nuova a tali operazioni, poiché nel 2023, la nave portacontainers Newnew Polar Bear è salpata al largo della zona dopo aver trascinato l&#8217;ancora agganciando un gasdotto e, forse, due cavi sottomarini , come riportato dalle autorità svedesi e finlandesi.<br />
Dopo 10 mesi dall&#8217;incidente, la Cina ha riconosciuto il suo coinvolgimento in esso, adducendo come giustificazione una generale mancanza di attenzione. Una versione non totalmente accettata dai paesi colpiti dal danno.</p>
<p><strong>Il fattore flotta fantasma</strong><br />
Come conseguenza dei numerosi pacchetti di sanzioni imposte alla Russia, il termine “flotta fantasma” ha guadagnato una certa popolarità.<br />
Una delle definizioni più diffuse è quella che sostiene che la flotta fantasma “comprende tutte le imbarcazioni prive di assicurazione occidentale e appartenenti a società non UE/G7+, applicando le diverse tattiche impiegate dalla Russia per aggirare le sanzioni e sottolineando i potenziali rischi associati a queste operazioni”.<br />
L’Organizzazione marittima internazionale, in una risoluzione del 2023, ha ulteriormente specificato quali criteri dovrebbero essere applicati a questa definizione:<br />
● Eseguire operazioni non sicure che non rispettano le normative internazionali, gli standard e le best practice del settore.<br />
● Evitare intenzionalmente le ispezioni di controllo dello Stato di bandiera e dello Stato di approdo.<br />
● Non mantenere un&#8217;adeguata assicurazione di responsabilità civile o altre garanzie finanziarie.<br />
● Evitare intenzionalmente controlli o ispezioni commerciali.<br />
● Non operare secondo una politica di governance aziendale trasparente che garantisca il benessere e la sicurezza delle persone a bordo e la protezione dell&#8217;ambiente marino.<br />
● Adottare intenzionalmente misure per evitare il rilevamento della nave, come lo spegnimento delle trasmissioni AIS o LRIT o nascondere l&#8217;identità effettiva della nave quando non vi è alcuna preoccupazione legittima per la sicurezza o protezione sufficiente a giustificare tale azione;<br />
Sebbene il numero esatto delle navi che compongo la flotta fantasma russa non possa essere definito con assoluta precisione, la Kyiv School of Economics Institute ha calcolato che tale numero dovrebbe ammontare a circa 400 navi che solitamente trasportano merci quali petrolio, gasolio e benzina.</p>
<p><strong>La risposta della NATO: il Baltic Sentry</strong><br />
Dopo l&#8217;incidente di dicembre, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che la NATO intensificherà il pattugliamento nel Mar Baltico. Ciò aiuterebbe le autorità finlandesi che, nel frattempo, hanno bloccato una nave russa, la Eagle S. La nave, ufficialmente registrata nelle Isole Cook, si ritiene faccia parte della flotta fantasma.<br />
Nel gennaio 2025, Rutte, insieme al Presidente finlandese Alexander Stubb e al Primo Ministro estone Kristen Michal, hanno organizzato un vertice degli alleati del Mar Baltico a Helsinki il 14 gennaio 2025. Durante l’evento, Rutte ha annunciato il lancio del progetto &#8220;Baltic Sentry&#8221;, una nuova iniziativa militare della NATO per rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche nel Mar Baltico.<br />
L&#8217;iniziativa rafforzerà la presenza della NATO con fregate, velivoli da pattugliamento marittimo e droni navali, integrando al contempo risorse di sorveglianza nazionale per migliorare la sicurezza delle infrastrutture sottomarine.<br />
Rutte ha inoltre sottolineato l&#8217;importanza della cooperazione per garantire la sicurezza delle infrastrutture. La NATO collaborerà anche con la Critical Undersea Infrastructure Network, compresi i partner del settore, per migliorare la resilienza ed esplorare ulteriori misure di protezione.</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Indubbiamente, questa sequenza di incidenti evidenzia la vulnerabilità delle infrastrutture strategiche nel Mar Baltico e il crescente rischio di escalation geopolitica nella regione. Inoltre, i quattro incidenti elencati rappresentano solo la punta dell&#8217;iceberg, poiché seguono un’altra serie di incidenti avvenuti nel 2022 e nel 2023. Non sorprende che, in questo contesto, Estonia, Lettonia e Lituania abbiano annunciato l&#8217;8 febbraio 2025 la completa disconnessione dalla rete elettrica russa. Il 9 febbraio, i tre stati baltici hanno avviato il processo di sincronizzazione con l&#8217;area di frequenza europea. Questa mossa ha segnato la fine della dipendenza dei tre stati dalla rete elettrica Brell (Bielorussia, Russia, Estonia, Lettonia e Lituania), il cui controllo era affidato a Mosca.<br />
Nella migliore delle ipotesi, i prossimi negoziati avviati dal presidente degli Stati Uniti Trump per porre fine alla guerra in Ucraina potrebbero allentare in una certa misura la tensione della guerra ibrida nel Mar Baltico. Tuttavia, la situazione non è così semplice. Altri fattori devono essere considerati in questa equazione. Uno di questi è sicuramente la possibilità che l&#8217;Ucraina aderisca alla NATO e/o all&#8217;UE in futuro, anche se questa soluzione non appare fattibile secondo le recenti richieste russe al fine di avviare il negoziato di pace. In caso contrario, questa mossa potrebbe contribuire a un&#8217;ulteriore escalation in queste acque contese, come silente risposta di Mosca.<br />
Dal momento che le telecomunicazioni nonché lo scambio di dati tra paesi hanno assunto in questa epoca storica un’importanza strategica primaria, questi eventi evidenziano le modalità in cui il crescente utilizzo di infrastrutture sottomarine come obiettivi di guerra ibrida possa facilmente trasformarsi in strumenti di pressione geopolitica. Alla luce di tali considerazioni, e data la posizione strategica, la regione baltica si conferma quindi un punto focale nello scontro di interessi, con gravi implicazioni per l&#8217;energia europea e la sicurezza digitale. Le decisioni di politica internazionale attualmente in corso chiariranno la direzione che questa regione intraprenderà nonché la sicurezza degli stati interessati (e non solo).</p>
<hr />
<p>European Subsea Cables Association, 21 November 2024. https://www.escaeu.org/news/?newsid=119<br />
LRT, 18 November 2024. “Undersea cable between Lithuania and Sweden damaged—Telia.” https://www.lrt.lt/en/news-in-english/19/2416006/undersea-cable-between-lithuania-and-sweden-damaged-telia.<br />
BBC, 29 November 2024, “Sweden asks China to co-operate over severed cables.” https://www.bbc.com/news/articles/c748210k82wo</p>
<p>Radio Free Europe, 26 December 2024, “Ship Suspected Of Damaging Cables Off Finland Part Of Russia&#8217;s &#8216;Shadow Fleet,&#8217; EU Says.” https://www.rferl.org/a/russia-shadow-fleet-finland-estonia-cable-eu-nato/33254120.html</p>
<p>Radio Free Europe, 29 January 2025, “Baltic Sea Incidents Put Spotlight On Russia&#8217;s &#8216;Shadow&#8217; Fleet.” https://www.rferl.org/a/baltic-sea-sabotage-undersea-cables-russian-shadow-fleet/33290689.html</p>
<p>Yle, 21 February 2025, “New disruption of Finland-Germany cable reported in Baltic Sea.” https://yle.fi/a/74-20145195</p>
<p>DW, 21 February 2025, “Sweden investigating new reports of Baltic Sea cable damage.” https://www.dw.com/en/sweden-investigating-new-reports-of-baltic-sea-cable-damage/a-71695105</p>
<p>European Union External Service, 26 December 2024, Joint Statement by the European Commission and the High Representative on the Investigation into Damaged Electricity and Data Cables in the Baltic Sea. https://www.eeas.europa.eu/eeas/joint-statement-european-commission-and-high-representative-investigation-damaged-electricity-and_en</p>
<p>Radio Free Europe, 26 December 2024. Ibid.<br />
The Guardian, 16 April 2024, “Undersea ‘hybrid warfare’ threatens the security of 1bn, NATO commander warns.” https://www.theguardian.com/world/2024/apr/16/undersea-hybrid-warfare-threatens-security-of-1bn-nato-commander-warns<br />
European Commission, 21 February 2025, Commission and the High Representative present strong actions to enhance security of submarine cables. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_580</p>
<p>France 24, 23 December 2024, “Sweden says China blocked prosecutors&#8217; probe of ship linked to cut cables.” https://www.france24.com/en/live-news/20241223-china-vows-cooperation-over-ship-linked-to-severed-baltic-sea-cables</p>
<p>Al Jazeera, 23 December 2024, “China claims cooperation in Baltic Sea cable probe, Sweden says otherwise.” https://www.aljazeera.com/news/2024/12/23/china-says-cooperated-with-baltic-sea-cable-probe-sweden-claims-otherwise</p>
<p>Elisabeth Braw, 2024, Suspected sabotage by a Chinese vessel in the Baltic Sea. Atlantic Council. https://www.atlanticcouncil.org/blogs/new-atlanticist/suspected-sabotage-by-a-chinese-vessel-in-the-baltic-sea-speaks-to-a-wider-threat/ speaks to a wider threat<br />
Finland Police, 24 October 2023, National Bureau of Investigation has clarified the cause of gas pipeline damage. https://poliisi.fi/en/-/national-bureau-of-investigation-has-clarified-technically-the-cause-of-gas-pipeline-damage</p>
<p>Government Offices of Sweden, 19 October 2023, Damaged telecommunications cable between Sweden and Estonia. https://government.se/articles/2023/10/damaged-telecommunications-cable-between-sweden-and-estonia/</p>
<p>South China Morning Post, 12 August 2024, “Beijing admits Hong Kong-flagged ship destroyed key Baltic gas pipeline ‘by accident’.” https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/3274120/china-admits-hong-hong-flagged-ship-destroyed-key-baltic-gas-pipeline-accident</p>
<p>VOA, 17 August 2024, “China’s ‘accidental’ damage to Baltic pipeline viewed with suspicion.” 569.html</p>
<p>Anna Caprile and Gabija Leclerc, November 2024, Russia&#8217;s &#8216;shadow fleet&#8217;: Bringing the threat to light. EPRS | European Parliamentary Research Service. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2024/766242/EPRS_BRI(2024)766242_EN.pdf<br />
International Maritime Organization, 2023, URGING MEMBER STATES AND ALL RELEVANT STAKEHOLDERS TO PROMOTE ACTIONS TO PREVENT ILLEGAL OPERATIONS IN THE MARITIME SECTOR BY THE &#8220;DARK FLEET&#8221; OR &#8220;SHADOW FLEET.&#8221; https://wwwcdn.imo.org/localresources/en/KnowledgeCentre/IndexofIMOResolutions/AssemblyDocuments/A.1192(33).pdf<br />
Euronews, 28 December 2024, “NATO to step up Baltic Sea patrols after Finland-Estonia power cable damage.” https://www.euronews.com/my-europe/2024/12/28/nato-to-step-up-baltic-sea-patrols-after-finland-estonia-power-cable-damage</p>
<p>NATO, 14 January 2025, NATO launches &#8216;Baltic Sentry&#8217; to increase critical infrastructure security. https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_232122.htm</p>
<p>EU Neighbours East, 10 February 2025, “Baltic States fully disconnect from Russian and Belarussian electricity networks.” https://euneighbourseast.eu/news/latest-news/baltic-states-fully-disconnect-from-russian-and-belarussian-electricity-networks/</p>
<p>BBC, 8 February 2025, “Baltic states begin historic switch away from Russian power grid.” https://www.bbc.com/news/articles/c627d55v07go</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Laura Pennisi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/08/laura-pennisi.jpg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/laura-pennisi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Laura Pennisi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista specializzata in studi sulla Russia, sul Caucaso, sull’Asia Centrale e sulla Grecia Moderna. Attualmente, svolge ricerche sulla propaganda russa attraverso i media. Vive a Malmö, in Svezia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/mar-baltico-nuove-acque-contese/">Mar Baltico: nuove acque contese?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Europa e la sua decostruzione</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/leuropa-e-la-sua-decostruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giannubilo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jan 2025 15:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[francesco giannubilo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3669</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo specchio infranto della sua Storia e gli assassini ideologici I risultati delle recenti consultazioni elettorali tese al rinnovo del Parlamento Europeo hanno visto sì la consistente affermazione di correnti che si rifanno al pensiero politico della Destra così come espressa nei vari Stati dell’Unione, ancorché nella sua variegata composizione anche ideologica; purtuttavia un ribaltamento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/leuropa-e-la-sua-decostruzione/">L’Europa e la sua decostruzione</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo specchio infranto della sua Storia e gli assassini ideologici</em></p>
<p>I risultati delle recenti consultazioni elettorali tese al rinnovo del Parlamento Europeo hanno visto sì la consistente affermazione di correnti che si rifanno al pensiero politico della Destra così come espressa nei vari Stati dell’Unione, ancorché nella sua variegata composizione anche ideologica; purtuttavia un ribaltamento liberal-nazional-conservatore non è stato sufficiente a scardinare l’ordine precostituito volto al potenziamento di una specie di Superstato &#8211; o meglio di una surrettizia Supernazione così come avevo appunto delineato nello scritto  “EUROPA SUPERNAZIONE O EUROPA DELLE NAZIONI?” di due anni addietro &#8211; sostanziatosi soprattutto nella rielezione della Von der Leyen alla guida della Commissione Europea per il prossimo quinquennio, un assetto basato sostanzialmente su un velleitario programma interventista, in un crescendo di sottomissione ai fabbisogni fiscali dell’autocrazia europea, il che è tipico di una economia dirigista smodatamente socialisteggiante. Tutto questo è atto ad introdurre pesantemente effetti distorsivi sui meccanismi di mercato &#8211; dall’agricoltura all’industria, dal digitale al lavoro, dalla sicurezza al Grean deal europeo e via dicendo &#8211; ciò che ben potrebbe definirsi, così come del resto è stato fatto, “il comunismo del ventunesimo secolo”; il tutto in accompagnamento ad una ormai consolidata, torbida deriva terzo/quarto-mondista, ciò che simboleggia la pietra tombale del pensiero identitario europeo.<br />
Questo fosco incipit abbisogna però, soprattutto su quest’ultimo versante, di ben più esaustive, raffinate e coinvolgenti analisi che valgano a delineare più compiutamente il tragico, prevedibile percorso di una non lontana dissoluzione del continente europeo, un caos identitario che ha i suoi truci padroni, i suoi assassini ideologici, cerberi assetati di odio e di vendetta verso se stessi, verso la nazione, anzi verso l’idea stessa di nazione, intesa come coscienza comune di costituire una formazione storica collettiva, nella consapevolezza di nutrirsi di un passato di tragica grandezza. Con ciò essi hanno per sempre rinunciato, non inconsciamente, a coniugare la coscienza cristiana, culturale e politica dell’Europa, cioè il suo spirito identitario come spazio di libertà e di razionalità riveniente da connotati storico-politici di elevatissimo profilo, con la riscoperta dei valori nazionali.<br />
Ma questa spirale ideologica auto-repellente e suicidaria, che sta minando le stesse fondamenta della civiltà europea con l’intento di scardinarla del tutto per mezzo della rimozione di ciò che ha rappresentato lo Stato nazionale spezzando con ciò la sua catena base, non è affatto acausale e, a ben vedere, viene da lontano, dalla stessa irrazionalità del pensiero post-sessantottino, così come ampiamente delineato in un ultimo lavoro sul sinistrismo rivoluzionario per il versante italiano. Questo affiancava &#8211; e alla fine la sostituiva avendo imboccato la strada perdente del terrorismo &#8211; alla dottrina della lotta rivoluzionaria anticapitalistica, antioccidentalista e antimperialista, qualcosa di altrettanto virulento e destabilizzante come processo di definitiva de-occidentalizzazione, un monstrum ideologico ora tornato più che mai in auge ad opera dell’imperante repressiva dittatura del pensiero unico imperante in una Europa, ma non meno che in un Occidente nel suo complesso, annaspante in una crisi epocale di valori e di leadership che ne aggrava i fattori di declino.<br />
Proprio l’irrazionalismo del pensiero sessantottino incominciava a trovare nella teoria filosofica del decostruzionismo, partorito da alcuni filosofi francesi &#8211; Derrida, Foucault, Deleuze, Lacan ed altri minori &#8211; in quegli anni, la sua base teoretica, un lemma completamente nuovo anche nell’ambito del riformismo filosofico allora in atto, inteso come un disassemblaggio di parole in una frase o delle parti componenti una macchina, ciò che si avvicinava parecchio alla Destruktion heidggeriana: insomma, un incolmabile iato all’interno di una struttura che non si limitava più ad effettuare un mero cambiamento nel modello strutturante e che in fondo finiva forse per rendere inconciliabili anche progetti di riforma pur a seguito di azioni sovversive. Una forza rivoluzionaria, dunque, a quell’epoca assolutamente estranea a tutti i modelli politici in atto, che, assumendo la fisionomia di un sostanziale rifiuto di ogni politica progressista, puntava ad una vera e propria destabilizzazione dell’”Essere”, una disperata e apocalittica rimessa in discussione dello stesso senso dell’”Essere”.<br />
Si trattava quindi di un folgorante cortocircuito che, scuotendo dalle fondamenta l’intero pensiero metafisico così come costruito e consolidatosi attraverso i secoli e travolgendo tutto il mondo delle idee, che pertanto finiva per perdere la sua validità e la sua verità, trascinava nella polvere tutte le certezze identitarie della civiltà occidentale, su cui calava dunque una vindice scure.<br />
Insomma, una insanabile frattura, una faglia apocalittica proprio nell’ambito della relazione con il sé, operata da inediti “sicari di satana” in nome di una ideologia volta a superare l’uomo “classico”, in politica il liberal-conservatore che ha forgiato l’Occidente e la stessa l’Europa, ispirata alla affermazione dello Stato nazionale, lo Stato moderno per eccellenza fondato sul principio della nazionalità e sovrano nei propri confini, liberale e laico ancorché fuso con la tradizione ebraico-cristiana, cioè la teologia trinaria e cristica: quello Stato che nasce appunto con la fine delle guerre di religione e la pace di Westafalia del 1648, in seguito affinatosi con la Rivoluzione Atlantica, con la forza dirompente del liberalismo ottocentesco e, dal 900, con la forma di Stato di democrazia classica occidentale, evolutasi poi, dal secondo dopoguerra, nella così detta Democrazia sociale. Un’Europa quindi che, coniugando l’amore per la libertà con la scoperta dei valori nazionali, sarebbe via via diventata protagonista di quella rivoluzione delle nazionalità in tutto il continente.<br />
Era proprio questo il sessantottino o il post-sessantottino &#8211; riprodottosi ora metastaticamente &#8211; a cui il Derrida aveva somministrato una ulteriore robusta base ideologica, l’”uomo del domani”, il quale, anziché operare tra devastazione morale e rinascita etica con impresso lo stigma di una missione, scardinato invece il rapporto con il sé e interiorizzato il convincimento che la filosofia ha costruito il nulla, si muoveva in una realtà ideale totalmente decostruita, vale a dire solo quella che si mantiene come base reale, la “traccia” denudata, la quale è sempre differita e che si perde nel tempo: un “uomo nuovo”, dunque, non più alimentato dalla tradizione umanistica occidentale, ma forgiato su anti-umanesimo sfociante in un chimerico umanitarismo d’accatto che si nutre, trovando in ciò la sua unica ragion d’essere, solo di diritti umani, oggi assurti ad un nuovo totalitarismo. Una indeclinabile soteriologia, un nuovo allucinato teorema diagnostico-terapeutico che manda “al patibolo” chi non intende rassegnarsi al definitivo disancoramento dal principio liberal-conservatore che si concreta nella libertà dell’individuo. Una sorta di inedito “biopotere”, dunque, forgiato dai suoi lugubri luogotenenti, fondato su “processi biologici” collettivi, che raggiunge il suo parossismo in un’avvolgente biopolitica che si traduce in un irrevocabile giudizio di amoralità e che, in nome di un nuovo e assolutistico totem, copre tutto con un manto di menzogne. Abbiamo, sì, combattuto il totalitarismo, ma solo per ritrovarcelo ora in casa sotto mentite e perverse spoglie!<br />
Acclarata pertanto la stretta interconnessione tra le teorie filosofiche dei decostruzionisti e il caposaldo culturale che presiede all’odierna politica europeistica, intesa dai suoi cinici e saccenti “malfattori ideologici” come espressione della post-modernità, va da sé che oggi l’Unione Europea si presenta come lo strumento principe di demolizione  della plurisecolare cultura europea e dei suoi valori, così come, a livello globale, le Nazioni Unite, che sono divenute un’organizzazione quasi  inutile e incapace di reggere l’ordine mondiale, nonché un “covo di serpenti” terzomondisti.<br />
Insomma, qui emerge in tutta la sua tragica effettività e centralità il fattore identitario europeo, che il Sessantotto, adeguatamente sorretto dalla filosofia della decostruzione nonché dai cardini del pensiero leninista-marxista con cui questa finiva per integrarsi, ha travolto, per mezzo di un efferato grimaldello ideologico, demolendoli tutti, i valori fondanti della civiltà europea, intesi non solo in senso strettamente materiale ma anche e soprattutto di carattere morale, psicologico e culturale, ciò che costituiva la struttura portante, l’armamentario plurisecolare dell’intera civiltà dell’Europa, che ora rischia di diventare solo un monumentale cippo funerario in odore di muffa tra farisei eccitati.<br />
Eppure doveva e deve esserci una ratio alla base di siffatto processo dissolutorio, un quid che, agganciando direttamente la decostruzione, ancorché fittiziamente a guisa di “polo negoziale”, ne diventi, sul piano pratico, l’elemento causale efficiente e necessario &#8211; attesa la sua indefettibilità per ogni fatto non solo della vita fisica ma anche di quella morale e politica &#8211; inteso non già come mero motivo occasionale, bensì come tipico scopo immanente, cioè la ragione intima dell’umano agire: nel caso specifico in direzione dello start al processo di decomposizione strutturale endogeno di tale civiltà, del suo spirito come cardine filosofico e religioso cristiano che da secoli aveva animato e sorretto la centralità del continente europeo nella edificazione dell’intero Occidente.<br />
E qui subentra come fattore causale la consapevolezza della sua gravissima colpa, il senso di una indelebile vergogna per tutte le ingiustizie che la cultura occidentale, con i suoi frutti avvelenati &#8211; capitalismo, colonialismo, imperialismo &#8211; aveva propagato nel mondo. E’ qui che avviene la fusione tra la filosofia della decostruzione e l’impianto strutturale e sovrastrutturale marxiano, il cui frutto venefico deve penetrare in profondità nelle coscienze, divenendo il leitmotiv del politically correct.<br />
Cosicché per l’uomo europeo, per l’intero Occidente, diventa assolutamente imprescindibile espiare peccati inauditi: deve farsi perdonare la vittoria di Carlo Martello a Poitiers, le Crociate, la vittoria di Lepanto nel 1571, la definitiva sconfitta degli Ottomani, nel luglio del 1683, sotto le mura di Vienna da parte di una coalizione di Stati cristiani, quegli stessi sorti con la pace di Westfalia, e da ultimo, il placet alla nascita dello Stato di Israele nel cuore del Medioriente. Ma questo perdono, che non può essere un’assoluzione tout court atta ad una purificazione che abbia solo una valenza assiologica, deve passare necessariamente per qualcosa che abbia a che fare con la propria cancellazione identitaria, con la completa negazione del sé, sostituito da un sé del tutto nuovo che diventa, per una sorta di positiva e folgorante pseudomorfosi, “l’altro”, un “sé-l’altro” destinato a rinvigorirsi in un “campo” ora vergine e totalmente destrutturato, liberato dalle brutture precedenti.<br />
Ma se il tutto si risolvesse solo su un piano meramente filosofico, vale a dire quello del decostruzionismo derridiano, sarebbe ben poca cosa e lascerebbe il “pianto” dell’uomo occidentale a prosciugarsi in una inane realtà, che, pur decostruita e ripulita, non muterebbe la sua effettività esistenziale: ciò rappresenterebbe comunque un pericolo costante dato che la constatazione della propria dissoluzione etica e culturale potrebbe in ogni momento tradursi in una forte ripresa di coscienza del proprio sé e in una suprema volontà di raffermazione dei suoi valori identitari.<br />
In conseguenza, occorre un “boia” materiale che “decapiti” preventivamente e definitivamente ogni possibile rigurgito del “sé” &#8211; non più “l’altro” &#8211; come orgogliosa riconferma della propria identità, quindi un decostruttore in carne ed ossa: questi è oggi l’immigrato mussulmano, l’esecutore materiale del “delitto” &#8211; al quale fornisce le armi ideologiche una noumenica sinistra nel suo complesso, con i suoi scarafaggi, ancora racchiusa in una macabra identità irrisolta &#8211; il vero protagonista della sottomissione. Una ripugnante sudditanza questa a cui la civiltà europea soggiace dopo la sua ripulitura, in attesa di essere una volta per tutte sdradicata al fine di emendarsi dai suoi passati crimini. Cosicché l’accoglienza si erge ad imperativo assoluto &#8211; il Verbo &#8211; e a strumento cardine della sua sottomissione e della sua espiazione, lo “spazzino” della sua torbida coscienza.<br />
Ed ecco dunque irrompere sulla scena del gran teatro d’Europa un nuovo sinistro “personaggio”, metafisico e concreto allo stesso tempo, il sostituzionismo, una rivoluzionaria teologia della sostituzione dopo quella cristica, come ineluttabile processo di avvicendamento di una civiltà ad un’altra, che ora si presenta con tutti i suoi spettri dissolutori in un’Europa asfittica che, giunta alla sua ripugnante decomposizione, non inconsciamente sta rinunciando alla sua stessa esistenza.<br />
Certo, è vero che anche la civiltà della Roma antica dovette soggiacere, nel V secolo, al suo epilogo poiché sostituita da quella di popoli invasori; ma la differenza sostanziale con quella in atto risiede nel fatto che le invasioni barbariche, a partire dalla fine del IV secolo, non portarono alla scomparsa dell’Impero romano d’Occidente, in quanto proprio la “cristianizzazione” e la “romanizzazione”, vale a dire la completa integrazione dell’elemento barbarico nel tessuto culturale romano, ne prolungarono l’esistenza, sfociando poi nell’Europa carolingia: nella notte di Natale dell’800, infatti, Carlo Magno veniva incoronato imperatore di un’Europa cristiana, il Sacro Romano Impero, che delineava un’immagine non certo dissolutoria ma poderosa e coerente, tale da imporsi per secoli come valore identitario nella coscienza collettiva di noi europei, valore che né il Medioevo né l’Umanesimo né l’Illuminismo e neppure il Romanticismo rivoluzionario liberale, con cui si affermava l’idea di nazione, minimamente scalfivano. Ed è appunto a questa indiscussa identità di altissimo valore umano e cristiano, che fa riferimento il “progetto europeo” ideato nel 1950 da Jean Monnet e accolto dai Padri fondatori &#8211; Shumann, De Gasperi e Adenauer &#8211; un’idea “rivoluzionaria” quanto il pensiero di Copernico e di Einstein. Tale monumentale struttura ideologica, che si presenta ora come un continente sfibrato, superficiale ed impotente e che si vergogna persino delle proprie radici cristiane, è ora chiamata alla funzione di becchino di se stessa!<br />
Nell’Europa attuale invece, il così detto multiculturalismo, come già operante, rappresenta soltanto una stramba mescolanza, un “affollamento” culturale, produttivo non di processi di integrazione e di assimilazione, bensì di un sentimento di “odio di sé”, pronubo della propria de-identificazione e della fine di ogni libertà pratica a favore di più vigorosi ed insistenti principi culturali.<br />
Né varrebbe opporsi al “nuovo” che inesorabilmente avanza, in quanto ciò verrebbe bollato sic et simpliciter come razzismo tout court: insomma, sarebbe questa solo una battaglia di retroguardia, anti-progressista, antiliberale, retrograda, oscurantista e in modo intrinseco sadicamente razzista.<br />
Ma un contributo non trascurabile in siffatta attività di demolizione ad opera della Governance dell’Unione Europea, ma non meno che di quella delle Nazioni Unite, viene dalla Chiesa Cattolica bergogliana, sostanzialmente di estrazione latino-americana, data la formazione di Papa Bergoglio &#8211; così come si è inteso ampiamente evidenziare nello scritto “TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE E MITOLOGIA RESISTENZIALE” dello scorso anno &#8211; nel ramo ortodosso della Teologia della Liberazione, con la sua anima d’impronta peronista pur avendo egli cercato di depurarla del “riduzionismo socialista”, cooperando in tal modo alla svalutazione dei valori europei, a cui vanno contrapposti i pseudo-valori della de-identificazione. Insomma, una conturbante affinità con la deriva decompositiva delle strutture portanti della civiltà europea e l’innesto di un processo esterno di sostituzione di essa avvalendosi di un decostruttore materiale, ben identificato, ben motivato e sommamente incoraggiato nell’attuazione della sua missione, un “boia” della Storia e nella Storia.<br />
Di certo, da Papa Ratzinger a Papa Bergoglio si è verificato nella Chiesa Cattolica un incolmabile iato, una svolta storica che non potrà non produrre anche e soprattutto una de-identificazione della stessa Chiesa e con essa di tutta la tradizione culturale dell’Occidente, di stampo liberale e cristiana.<br />
Ratzinger, affermando che “…Il declino di una coscienza morale basata su valori inviolabili è ancora il nostro problema e può condurre all’autodistruzione della coscienza europea&#8230;”, ha lottato per recuperare all’Europa &#8211; giunta alle soglie del crollo per l’abbandono del senso religioso per abbracciare in toto la profanità &#8211; la sua unità spirituale, culturale e politica. Cosicché Egli, con i suoi richiami alla coscienza europea e al dramma del relativismo morale che caratterizza il nostro tempo, ci appare oggi davvero come l’unico, ma ahimè anche l’ultimo, grande statista europeo.<br />
Ciò a differenza di Bergoglio che, con la sua Teologia del Popolo, derivata proprio da quella della Liberazione, ha finito per rivalutarne uomini e temi, che avevano tutti in comune tesi di fondo quali il canone del mistero della povertà, il cui principio ermeneutico era costituito dall’analisi socio-economica di stampo marxista, come mezzo per produrre la liberazione dell’oppresso. Com’è noto, peraltro, proprio siffatti principi, amplificati soprattutto dalla morte del prete colombiano Camillo Torres, caduto in un’azione di guerriglia, avrebbero costituito la base ideologica della sinistra extraparlamentare italiana e della contestazione studentesca del ’68, che finirà per comporre un passo fondamentale per il movimento generale della lotta rivoluzionaria contro il capitalismo e che agli inizi degli anni Settanta sfocerà poi nel terrorismo brigatista. Proprio Papa Bergoglio, dunque, con i suoi richiami agli ideali pauperistici come liberazione dell’umanità dalle proprie brutture, con il loro sostanziale adattamento ai principi marxisti, sta chiudendo un loop tragico e grottesco di quasi un sessantennio di un’infranta Storia europea. In questo si avvale anche di un ulteriore elemento dissacratore, “massacratore”, assolutamente funzionale oggidì alla riesumata Teologia della Liberazione, rappresentandone anzi l’elemento costitutivo per eccellenza, cioè l’accoglienza, non già come mero atto di carità, bensì incaricata della suprema e vindice missione di sovvertirne l’impianto culturale dell’Europa, quindi la sua stessa identità e tradizione: tutto ciò in una macabra sintonia con le istituzioni dell’Unione. Il migrante islamico, portatore di una religione e di cultura assorbenti, è dunque l’Eletto, il predestinato ad un immane compito di definitivo sdradicamento di vecchie radici religiose, storiche e culturali, in una parola identitarie, e tutto ciò con la più piena accondiscendenza del decadente “uomo europeo”, votato così ad un nuovo, “radioso”, destino. Ma un destino di morte verso cui s’inoltra, non inconsciamente e incoscientemente, a passo di danza!<br />
E’ proprio la consapevolezza di essere depositari di un’identità poderosa costruita nei secoli che dovrebbe indurci ad una reazione forte, tesa a restaurare appieno il modello liberal-conservatore, che non è una contraddizione in termini, ma costituisce un’alleanza strategica tra il liberalismo e il conservatorismo come sintesi suprema tra i valori della tradizione e quelli della liberaldemocrazia modellata sulla base di nuove e ineludibili esigenze sociali e di nuove prospettive ideali.<br />
Un sano reazionarismo dunque la cui base è, deve essere, il popolo, che riscopra e rivaluti la propria eredità filosofica e religiosa, capace di avversare la deriva terzomondista della Chiesa cattolica e di opporsi con efficacia, con ogni mezzo possibile, ad una repressiva dittatura del pensiero unico diffuso da onniscienti esseri, con l’obiettivo di ricostruire in toto il pensiero identitario europeo.<br />
Non sarebbe questa una posa snobistica a fronte del pensiero dominante propagato dai paladini di questa Europa, bensì la giusta risposta da parte di un continente altrimenti destinato a soccombere.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesco Giannubilo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/01/francesco-giannubilo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesco-giannubilo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco Giannubilo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Francesco Giannubilo, laurea Scienze Politiche ed ex dirigente della P.A., si occupa di studi storico-politici dell’età contemporanea. Pubblicista su testate provinciali e su “l’Opinione delle Libertà” nazionale, dopo la ricerca “Aspetti della politica italiana 1920-1940” (2013), il saggio “DALLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA ALLA DEMOCRAZIA LIQUIDA (O LIQUEFATTA?)” (2015).</p>
<p>Ha pubblicato: “L’ITALIA CHE (NON) CAMBIA (2010), assieme di considerazioni etico &#8211; politiche sull’impossibilità del riformismo in Italia; “1848-1870 IL RISORGIMENTO INCOMPIUTO” (2011), una riflessione sullo sviluppo storico in Italia in termini di continuità con il processo risorgimentale; “1939-1940 IL MONDO CATTOLICO ALLA SUA SVOLTA?” (2012), un profilo critico sugli atteggiamenti del mondo cattolico dagli inizi del Novecento fino all’entrata in guerra dell’Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/leuropa-e-la-sua-decostruzione/">L’Europa e la sua decostruzione</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I liberali verificheranno solo i fatti</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/i-liberali-verificheranno-solo-i-fatti/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/i-liberali-verificheranno-solo-i-fatti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 08:28:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[liberali]]></category>
		<category><![CDATA[raffaello morelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3384</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il governo nato dal 25 settembre introduce in Italia due novità che sconvolgono il conformismo della prassi conservatrice di larga parte del mondo cattolico e di quello della sinistra: il capo è una donna e il governo è di destra vera. Finora la reazione di questo mondo è stata l’imbarazzata incredulità di ritrovarsi privato di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-liberali-verificheranno-solo-i-fatti/">I liberali verificheranno solo i fatti</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo nato dal 25 settembre introduce in Italia due novità che sconvolgono il conformismo della prassi conservatrice di larga parte del mondo cattolico e di quello della sinistra: il capo è una donna e il governo è di destra vera. Finora la reazione di questo mondo è stata l’imbarazzata incredulità di ritrovarsi privato di privilegi radicati, che hanno cristallizzato lo Stato in una dimensione distante dai cittadini. Dal punto di vista liberale, sarebbe opportuno che tale reazione durasse il meno possibile, dato che non serve agli italiani e neppure ai diretti interessati. In verità, le due novità, sconvolgenti per i conformisti non liberali, sono dei passi fisiologici per i liberali, i quali sono sempre fautori della diversità individuale e del cambiamento nel tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diversità individuale significa  che il motore della vita sta in essa, non nella vagheggiata unità nata in un passato, che aveva una conoscenza più limitata, che riteneva l’unica risorsa fosse la forza fisica dei maschi e che perseguiva il mito dell’applicare lo scritto di un libro sacro. Per i liberali, Presidente del Consiglio uomo o donna fa lo stesso, conta la capacità di compiere le scelte giuste al momento opportuno. Per i liberali, Governo di destra o di sinistra fa lo stesso,  conta la capacità di affrontare e di risolvere i problemi concreti della convivenza. Pertanto, dal punto di vista liberale, è indispensabile verificare nei fatti le scelte politiche che il Governo di Giorgia Meloni farà davvero. Ovviamente, per i liberali, usando il metro dei provvedimenti in grado di garantire al meglio la libertà di ogni cittadino di avere i mezzi per vivere e per esprimersi. Vale a dire la libertà che valorizza in concreto la diversità dei conviventi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima verifica sarà sul consolidamento dei diritti civili, che sono un cardine della libertà individuale nella convivenza tra diversi. Naturalmente intesi nel quadro del fisiologico conflitto per attuarli tra portatori di valori differenti, mai quale unica dottrina livellatrice imposta tramite i mass media e i social.</p>
<p>La seconda verifica sarà sul modo in cui l’Italia farà parte e sosterrà l’Occidente. Siccome Occidente significa praticare ovunque e sempre la libertà individuale imperniata sugli scambi, l’Italia dovrà impegnarsi per debellare la malattia di un Occidente incline a pensare la libertà come imperiale, il che è un errore in contrasto con l’impegno a battersi contro le autocrazie. La libertà imperiale non tollera diversità di  Stati e di culture, congela il fecondo espandersi della libertà individuale, blocca gli scambi ed ha uno spirito prodromico alla terza guerra mondiale contro le autocrazie. La libertà vive nel quotidiano, non sul bellicismo. Si costruisce con istituzioni scelte e manutenute dai cittadini con il pacifico conflitto democratico.</p>
<p>La terza verifica è l’UE. I liberali chiedono che si riprenda il cammino rispetto  del progetto originario di istituzioni legate al primato dei cittadini degli stati membri e non dello statalismo o del privilegiare l’elite dei funzionari. Urge la necessità di un immediato impegno condiviso dei 27 membri sui temi energetici ed economici , e in prospettiva lo sforzo per superare l’ arretratezza UE sulla mancanza di una forza militare e sul non coordinamento fiscale pur richiesto dall’euro. Temi sui quali occorre far maturare la disponibilità nei cittadini e modificare i Trattati, senza pretendere di essere uno stato unico sovranazionale.</p>
<p>La quarta verifica  è riprendere la crescita in Italia. Partendo da tre  cose. Impegnarsi a fondo in una politica energetica corrispondente alle esigenze civili del tutto trascurate finora; sfrondare la Pubblica Amministrazione  inefficiente e cristallizzata nei privilegi, riattivando il mercato nonché aiutando i bisogni dei ceti medi; deregolamentare e riformare il fisco,   al fine di incentivare la produttività del cittadino. Inoltre, nei prossimi mesi, vanno rimosse le riserve di caccia attribuite da moltissimi anni alle medesime persone dell’Alta dirigenza, inamovibili e dunque fonte di staticità operativa.</p>
<p>Per parte loro, i liberali dovranno costituire il cuore dinamico di queste quattro verifiche, senza pregiudizi e con rigore, facendo così la loro parte nel rilancio dell’Italia.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/Morelli-e1475170558755.png" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/raffaello-morelli/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Raffaello Morelli</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nel corso dei decenni, ha svolto e scritto migliaia di interventi pubblici  ed articoli, ed è pure autore, da solo o quale coordinatore di gruppi più ampi,  di numerose pubblicazioni a carattere politico culturale, infine si è anche impegnato nella direzione de La Nuova Frontiera editrice, che, per un quarto di secolo, ha diffuso periodici e  volumi su tematiche liberali, e successivamente, in altre iniziative analoghe, tra cul la rivista Libro Aperto. Quanto si volumi più organici da lui curati, vi sono  “Cultura e politica  nell’impegno dei goliardi  indipendenti”  scritto insieme a Giuliano Urbani (1963), “43 tesi per una Presenza Liberale” (1968) redatto per il dibattito congressuale PLI,   “Il dissenso liberale è l’infaticabile  costruttore del sistema delle garanzie” (1970), molti documenti  del PLI in vista di Congressi , in particolare  “La Società aperta” (1986) che divenne parte integrante dello Statuto prima del PLI  e dopo della Federazione dei Liberali, relazioni introduttive alle Assemblee Nazionali FDL, il discorso introduttivo del Convegno  “La ricerca, un progetto per l’Italia” (2003) e negli anni più recenti  tre volumi, “Lo sguardo lungo” 2011 (manuale su vicende storiche, ragioni concettuali e prospettive attuali del separatismo Stato religioni),  “Le domande ultime e il conoscere nella convivenza” del 2012 , e infine “Per introdurre il tempo fisico nella logica della matematica e nelle strutture istituzionali” del 2016, gli ultimi due volumi inerenti radici e significato della metodologia politica individuale come strumento cardine nella convivenza tra diversi.</p>
<p><span>Ed inoltre ha pubblicato nel 2019 “Progetto per la Formazione delle Libertà” e  nel 2022  “Un’esperienza istruttiva”. In generale i suoi scritti ed interventi si trovano sul sito  </span><a target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.losguardolungo.it/biblioteca/&amp;source=gmail&amp;ust=1708787447634000&amp;usg=AOvVaw3Nn8N0xsxgMhrKu6ppwr2v">www.losguardolungo.it/biblioteca/</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-liberali-verificheranno-solo-i-fatti/">I liberali verificheranno solo i fatti</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/i-liberali-verificheranno-solo-i-fatti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Europa “Supernazione” o Europa delle Nazioni? Realtà dello Stato nazionale nel tessuto dell’Unione Europea</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/europa-supernazione-o-europa-delle-nazioni-realta-dello-stato-nazionale-nel-tessuto-dellunione-europea/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/europa-supernazione-o-europa-delle-nazioni-realta-dello-stato-nazionale-nel-tessuto-dellunione-europea/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giannubilo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2022 13:27:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[francesco giannubilo]]></category>
		<category><![CDATA[nazioni]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3370</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si assiste sempre più, in uno schema di imperante politically correct, ad una proliferazione di studi e ricerche da parte degli euroentusiasti, ancorché pur essi secondo una graduazione che va dagli ardents tout court a quelli più ragionevolmente moderati nell’ardore pro-istituzioni europee, il cui slogan in ogni caso si sostanzia meramente in “più Europa!”, un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-supernazione-o-europa-delle-nazioni-realta-dello-stato-nazionale-nel-tessuto-dellunione-europea/">Europa “Supernazione” o Europa delle Nazioni? Realtà dello Stato nazionale nel tessuto dell’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si assiste sempre più, in uno schema di imperante <em>politically correct</em>, ad una proliferazione di studi e ricerche da parte degli <strong><em>euroentusiasti</em></strong>, ancorché pur essi secondo una graduazione che va dagli <em>ardents tout court </em>a quelli più ragionevolmente moderati nell’ardore pro-istituzioni europee, il cui slogan in ogni caso si sostanzia meramente in “più Europa!”, un logo dal sapore quasi “mitologico”, a guisa di inedito piedistallo emotivo di massa dopo i tanti nel passato. Siffatti studi, in svariati casi pur pregevoli, inappuntabili e tecnicamente perfetti nel raffigurare i meccanismi tecno-strutturali e la loro operatività, sono privi di quella connotazione storico-politico-filosofica di altissimo profilo che dovrebbe caratterizzare tale istituzione, un Ordinamento che coinvolge un intero continente, la cui genesi risale se non proprio all’Impero romano quantomeno all’Europa carolingia, il <em>Sacro Romano Impero</em> di Carlo Magno, incoronato nella notte di Natale dell’800 imperatore di un’Europa cristiana. Tutto ciò delinea un’immagine così poderosa e coerente da imporsi per secoli come valore identitario nella coscienza collettiva dei popoli europei, una indiscussa identità di elevatissimo valore umano e cristiano, a cui fa riferimento “Il progetto europeo” ideato nel 1950 da Jean Monnet e accolto con entusiasmo dai Padri fondatori, Schumann, De Gasperi e Adenauer.</p>
<p>Sovente questi euroentusiasti concludono i loro paludati studi lanciando anatemi e strali verso gli <strong><em>euro</em></strong>&#8211;<strong><em>critici</em></strong>, ben diversi dagli euroscettici e più numerosi, sol perché, come le rane della favola di Esopo, questi si muovono vicino alla “terra” di cui scrutano trappole e pericoli, guardando tutto da vicino in un’Europa che non sempre ha dato buona prova di sé, così come anche in qualche circostanza attuale. Questi temono, a ragion veduta, il debordare del <em>dirigismo</em> europeo, diffidano di decisioni prese esclusivamente dall’alto, temono il ruolo prorompente del diritto comunitario a fronte di quello dei singoli Stati dell’Unione, le diseguaglianze tra Stati forti e quelli ad economie più deboli, le manipolazioni speculative dell’alta finanza sul debito pubblico degli Stati e le sorti dell’euro. Una finanza questa, che, dopo Maastricht, ha fatto correre il denaro come non mai verso Stati, vecchi e nuovi, sempre meno preoccupati dell’aumento vertiginoso del loro debito pubblico nazionale, dato che &#8211; si pensava &#8211; l’inflazione avrebbe ridimensionato nel tempo quei debiti, esposizioni debitorie che invece hanno alimentato il grande gioco finanziario, che è diventato per le grandi banche d’affari un illimitato <em>business </em>planetario, una specie di capestro per le economie più deboli. Ma temono anche la progressiva scomparsa dello Stato nazionale! Prima di addentrarci però su tale versante, occorre svolgere alcune pregnanti considerazioni sulla sua configurazione giuridica e politica nonché sui suoi meccanismi di funzionamento onde delineare un quadro più realistico a fronte di svariate nebulosità, che, però, vengono propagate come assiomi indiscussi e indiscutibili.</p>
<p>Di certo, malgrado le aspettative dei suoi fondatori e gli sforzi profusi da giuristi e studiosi vari, v’è che l’identità dell’Unione Europea, sebbene sia riconoscibile a livello internazionale, rimane ancora parecchio incerta: sicuramente non assomiglia né al Sacro Romano Impero, né al federalismo degli Stai Uniti d’America, né al Commonwealth britannico con la sua struttura a cerchi concentrici, né alla Federazione russa, né alla Confederazione elvetica e neppure ad una nuova versione della Lega delle Nazioni. Insomma, tuttora rimane ancora una fumosa unità politica quella che anima il continente che &#8211; abolito l’antico principio legittimistico divino, perito con la decapitazione del Monarca francese nel 1793, e quello dinastico dal 1815 &#8211; ha inventato la modernità, vale a dire il costituzionalismo liberale nelle sue forme di governo monarchico e repubblicano. Cosicché l’Unione Europea, nonostante la sottomissione degli ordinamenti statuali a quello comunitario permane incompiuta, in bilico tra implosione &#8211; sintomatica la Brexit britannica &#8211; e federazione. La mancata ratifica del Trattato costituzionale, formulato da una Convenzione di delegati anziché da una vera e propria Assemblea costituente, da parte di alcuni popoli, ha altresì reso vano il tentativo di dotare di una vera Costituzione l’Unione. Certamente è uno schema giuridico anomalo quello che allo stato configura l’Unione Europea: è una confederazione non costituzionale di Stati <em>sui generis</em>? Una wilsoniana Lega delle Nazioni o una semplice libera associazione di Stati legati da trattati internazionali a sovranità limitata per effetto di quei trattati? E in ogni caso, quali sono i limiti al potere legislativo dei singoli Stati o ai loro poteri in materia fiscale, finanziaria, energetica, di immigrazione? Si tratta in realtà di limiti cogenti posti da un “sovrano” concorrente, ma prevalente?</p>
<p>E ancora: non si presenta oggi l’Unione ai cittadini europei come uno Stato, ma senza esserlo? Può un Parlamento di natura pattizia legiferare per Stati nazionali pienamente sovrani? Cosicché in tale quadro complessivo, denso di dubbi, di incertezze ed anche di ambiguità, probabilmente non colte dalla maggioranza e soprattutto dagli euroentusiasti,  v’è che risoluzioni, minute direttive e sanzioni hanno spesso suscitato polemiche all’interno degli Stati membri: queste, unite a crisi economiche e finanziarie, a comportamenti non sempre consoni con lo spirito dell’Unione e/o poco solidali da parte di alcuni Stati, così come è dato constatare anche in questi ultimi tempi soprattutto in materia energetica, nonché ad asimmetrie presenti nell’eurozona, hanno spesso alimentato in alcuni gruppi politici nazionali la tentazione di gettare via il bambino assieme all’acqua del bagno.</p>
<p>Pur non essendovi dubbio, per quanto essa fuoriesca dai paradigmi noti della scienza politica, che l’Unione Europea abbia un <em>corpus </em>internazionalmente riconosciuto &#8211; ciò che fatto ritenere ad alcuni studiosi che abbia ormai raggiunto una sua sovranità <em>de facto</em>, una sorta di sovranità senza Stato di una surrettizia, inedita “Super-Nazione”- di certo trattasi di una costruzione giuridica anomala, cosicché non è, non può essere un intoccabile monumento, un moloch a cui “offrire in sacrificio” ogni possibile idea critica, dovendosi invece fideisticamente credere in esso sempre e comunque.</p>
<p>Si sa che, in siffatto conformistico, untuoso contesto come quello attuale, parlar male dell’Europa, o anche solo tiepidamente pronunciarsi su alcune sue aberrazioni, è come parlar male di Manzoni!</p>
<p>Ma non saremmo liberali se, gialli di paura e rossi di vergogna, ancorché sicuramente non da ricomprenderci nel novero degli euroscettici, rinunciassimo alla nostra “anima” critica, ciò che ha invece poderosamente qualificato la prassi e la teoria liberale &#8211; la <em>teoria della limitazione del potere </em>&#8211; in almeno un sessantennio di questa striminzita, collassante Repubblica. Una Repubblica generata dapprima da un non specchiato esito referendario istituzionale e poi consolidatasi, tra ambiguità, sospetti e contraddizioni, in un compromesso nell’ambito dell’esarchia ciellenistica: ma non nel senso profondo di un accordo sull’<em>idem sentire de Republica</em>, bensì un compromesso negativo, altamente deteriore, dato che i partiti che avevano dato luogo al CLN, ad eccezione del Partito liberale, erano lontani o addirittura antitetici al liberalismo classico. Da qui gli equivoci della nostra democrazia, solo apparentemente liberale, ma nata in realtà da una sconfitta del liberalismo storico, vivacchiante in una conflittuale Repubblica che, nonostante i tanti fallimenti che l’hanno segnata, continua ad abbandonarsi soltanto alla sua esaltazione mitopoietica resistenziale e costituzionale.</p>
<p>In realtà, quella di cui si è dotata l’Unione non è che una sovranità <em>sui generis</em>, talché ci si chiede se la sua legiferazione possa <em>sic et simpliciter </em>avere immediati effetti diretti, così come previsto dai trattati, sovrapponendosi ai parlamenti degli Stati membri. Dare affrettatamente risposta positiva a tale quesito implica un sempre più pregnante orientamento verso un assolutismo del diritto comunitario, ciò che potrebbe configurarsi come una riproduzione dell’antico <em>monismo </em>politico, il che per potrebbe comportare per alcuni Stati anche gravi e inconciliabili strappi costituzionali.</p>
<p>Siamo sicuri che possa ritenersi pienamente sufficiente, ai fini della legittimazione democratica del potere del Parlamento europeo, il requisito dell’elezione a suffragio universale dei rappresentanti degli Stati membri partecipanti alle decisioni comunitarie? Siamo sicuri che l’obiettivo di una piena integrazione sia perseguibile soltanto con una progressiva “espropriazione” della sovranità dei Parlamenti nazionali da parte di una istituzione centralizzata, che si comporta come uno Stato, a favore di una fantomatica <em>Rule of Law </em>europea, piuttosto che integrare con gradualità negli ordinamenti nazionali i principi derivanti dai trattati e dalle direttive della Commissione Europea?</p>
<p>Di certo, l’esperienza di questi ultimi tempi ha messo in mostra incoerenze e patologie in vari campi &#8211; politica estera, immigrazione, sicurezza, cittadinanza, giustizia, difesa comune, ecc. &#8211; che appaiono assai difficili da sanare e che rendono gravosi i processi di integrazione; anzi, il timore è che siffatte dissimmetrie e dissonanze possano avere gravi effetti disintegrativi anziché integrativi.</p>
<p>La tanto esaltata creazione dell’eurosistema come <em>step</em> importante verso la realizzazione dell’unità politica della UE, in realtà ha avuto effetti negativi sull’economia reale e sulla finanza pubblica di Paesi strutturalmente più deboli &#8211; Italia, Spagna Portogallo e Grecia &#8211; cosicché questi sono entrati in varie forme recessive, perdendo sempre più competitività anche per effetto di un ciclo economico negativo, la così detta <em>hard economy </em>legata alle speculazioni della finanza mondiale, originata negli Stati Uniti e più tardi intervenuta anche nell’eurozona, cosicché il debito pubblico, di per sé già elevato, dei Paesi mediterranei legati all’euro ha continuato spropositatamente a lievitare.</p>
<p>In siffatto scenario, già di per sé estremamente problematico e sempre più orientato verso ideologie internazionaliste, globaliste, tecno-economiste e imbevute anche di suggestioni neo-terzomondiste, si situa prepotentemente, <em>ratione materiae</em>, la complessa questione della sussistenza dello Stato nazionale e della connessa controversia immigratoria, che, in una sinistroide spirale ideologica suicidaria, sta minando le stesse fondamenta della civiltà europea.</p>
<p>Si assiste, dunque, ad una progressiva rimozione di ciò che ha rappresentato lo Stato nazionale nella storia di molti Paesi europei, soprattutto in Italia, dove il ripudio dell’idea stessa di nazione &#8211; rinunciando in tal modo anche alla sua definitiva attuazione &#8211; assume spesso deprecabili forme teratologiche di esterofilia autodenigratoria e autodistruttiva; ciò nell’ambito di un “politicamente corretto” che con disinvoltura bolla sprezzantemente il tutto &#8211; senza distinzioni tra posizioni critiche più sfumate e posizioni  più oltranziste &#8211; <em>sic et simpliciter </em>come “populismo sovranista”, sol perché questo reputa necessario recuperare la sovranità politica del proprio Stato nazionale come titolare <em>pleno iure</em> di ogni legittimità politica, pur doverosamente compatibilizzata con il contesto europeo.</p>
<p>Una rimozione che ha spezzato la catena base dello Stato-nazione, lo Stato moderno per eccellenza, fondato sul principio della nazionalità e sovrano nei propri confini, liberale e laico: quello Stato laico, appunto, che nasce con la fine delle guerre di religione e la pace di Westfalia del 1648, che si scioglie da ogni legame con fedi religiose e si dota di un’intima e profonda eticità, l’unica che, in definitiva, sostiene la sua legittimità e anima la sua legalità. Certamente, da ragionevoli <em>euro-critici</em>, ben lontani dunque dagli euroscettici sostenitori ad oltranza dello Stato nazional-nazionalista, non intendiamo essere gli arcigni difensori di un nazionalismo ormai sorpassato, ben consci che la modernità nella sua evoluzione storica ha giustamente ridimensionato il concetto di sovranità ereditato dal passato ed ha squarciato la “corazza” dell’universalismo westfaliano, territoriale, forte del suo carattere sovrano nazionale ed esclusiva; neppure però possiamo assistere inermi al declino di questo nostro Stato, uno <em>spatium terminatum </em>nato dal Risorgimento e governato a lungo dalla Corona e da una élite liberale, provato dal fascismo e dalla guerra e definitivamente crollato sotto la scure dei due partiti usciti vincitori nel dopoguerra, estranei alle vicende risorgimentali.</p>
<p>V’è dunque, che nel “tempio” dello Stato-nazione ora non c’è più posto per “l’Arca santa” della legittimità politica, risiedendo ormai questa in un’Europa come quella innanzi tratteggiata, spesso ambigua &#8211; Potenze europee che da un lato non esitano a perseguire propri interessi particolari o che dall’altro si arrogano persino uno <em>ius ad vigilare </em>sulla democraticità delle istituzioni di altri Stati membri &#8211; che ha reciso anche le sue radici cristiane, rinunciando in tal modo a darsi un’anima e scegliendo <em>de facto</em> di recitare la parte di guardiana degli interessi dei suoi abitanti. Anzi, con le sue accoglienti opzioni terzomondiste e panislamiste, ha finito per abbandonare pure quella!</p>
<p>Già, come pure dicevo in altra sede, oggi l’Europa deve sdebitarsi verso il mondo islamico perché colpevole delle Crociate, delle vittorie di Lepanto nel 1571 e di Vienna nel 1683, dell’imperialismo e del colonialismo nei confronti dell’Islam, colpevole anche per aver favorito la nascita di Israele!</p>
<p>Cosicché il dramma immigratorio, che sta finendo per acquistare i contorni di una “invasione” mediterranea, passa in second’ordine e i vari trattati pur stipulati in proposito, a volte solo delle vere e proprie manifestazioni di volontà da “operetta triste”, finiscono per fare esclusivamente da scudo protettivo per Stati membri ben più agguerriti su tale fronte e disposti a non farsi travolgere dalle ondate immigratorie, che rischiano di oscurare del tutto la già morente civiltà europea. Così gli Stati deboli, come il nostro, vengono lasciati da soli a fronteggiare “l’assedio” di indiscriminate masse di migranti provenienti da territori mediterranei ed asiatici, comprendenti anche tanti che sicuramente nutrono sogni di rinascita dell’impero islamico anche in Europa. Tutto ciò per colpa di attori regionali spesso attinenti alla categoria degli idioti e troppo deboli per essere portatori del destino europeo, cosicché l’Europa sta vivendo una forma di pseudomorfosi e il senso finale della sua avventura è ancora destinato a restare ambiguo. Ma ciò nonostante, si ostenta tuttora, in special modo a Sinistra, un euroentusiasmo, senza un pur minimo senso critico, oscillante tra mistificazione e ridicolo. Ci si erge così a paladini di questa Europa che, se non reagisce, rischia di diventare un continente insignificante sotto ogni profilo. Dobbiamo dunque chiederci se sia proprio ineluttabile che una nuova società internazionale debba fondarsi sul dissolvimento dello Stato-nazione e se l’Italia debba sommare all’incompiutezza nazionale anche il suo asservimento. In cambio di nulla!</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesco Giannubilo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/01/francesco-giannubilo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesco-giannubilo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco Giannubilo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Francesco Giannubilo, laurea Scienze Politiche ed ex dirigente della P.A., si occupa di studi storico-politici dell’età contemporanea. Pubblicista su testate provinciali e su “l’Opinione delle Libertà” nazionale, dopo la ricerca “Aspetti della politica italiana 1920-1940” (2013), il saggio “DALLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA ALLA DEMOCRAZIA LIQUIDA (O LIQUEFATTA?)” (2015).</p>
<p>Ha pubblicato: “L’ITALIA CHE (NON) CAMBIA (2010), assieme di considerazioni etico &#8211; politiche sull’impossibilità del riformismo in Italia; “1848-1870 IL RISORGIMENTO INCOMPIUTO” (2011), una riflessione sullo sviluppo storico in Italia in termini di continuità con il processo risorgimentale; “1939-1940 IL MONDO CATTOLICO ALLA SUA SVOLTA?” (2012), un profilo critico sugli atteggiamenti del mondo cattolico dagli inizi del Novecento fino all’entrata in guerra dell’Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-supernazione-o-europa-delle-nazioni-realta-dello-stato-nazionale-nel-tessuto-dellunione-europea/">Europa “Supernazione” o Europa delle Nazioni? Realtà dello Stato nazionale nel tessuto dell’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/europa-supernazione-o-europa-delle-nazioni-realta-dello-stato-nazionale-nel-tessuto-dellunione-europea/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I membri individuali italiani Alde desiderano la nascita di un&#8217;area liberaldemocratica</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/i-membri-individuali-italiani-alde-desiderano-la-nascita-di-unarea-liberaldemocratica/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/i-membri-individuali-italiani-alde-desiderano-la-nascita-di-unarea-liberaldemocratica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2022 12:24:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alde]]></category>
		<category><![CDATA[alde aim]]></category>
		<category><![CDATA[alde party]]></category>
		<category><![CDATA[congresso]]></category>
		<category><![CDATA[diana severati]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[jacopo d'andreamatteo]]></category>
		<category><![CDATA[liberaldemocratici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3300</guid>

					<description><![CDATA[<p>Intervisto Diana Severati quando le pagine web dei maggiori quotidiani non forniscono buone prospettive all&#8217;area liberaldemocratica ma lei che è la coordinatrice italiana dei membri individuali di Alde, unico partito europeo che consente anche l&#8217;iscrizione individuale, e si spende da anni in iniziative per aggregare i soggetti politici di ispirazione liberale, non pare essere sorpresa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-membri-individuali-italiani-alde-desiderano-la-nascita-di-unarea-liberaldemocratica/">I membri individuali italiani Alde desiderano la nascita di un&#8217;area liberaldemocratica</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Intervisto Diana Severati quando le pagine web dei maggiori quotidiani non forniscono buone prospettive all&#8217;area liberaldemocratica ma lei che è la coordinatrice italiana dei membri individuali di Alde, unico partito europeo che consente anche l&#8217;iscrizione individuale, e si spende da anni in iniziative per aggregare i soggetti politici di ispirazione liberale, non pare essere sorpresa da tali notizie.</p>
<p><strong>Qual è il rapporto tra i membri individuali e il partito Alde, i primi riescono davvero ad incidere nelle scelte politiche di un partito che in Europa è davvero importante?</strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">ALDE è l&#8217;unico partito europeo a prevedere la possibilità di adesione a titolo individuale. Il programma nasce nel 2011 su iniziativa di Graham Watson (Libdem, UK) per diffondere i valori liberaldemocratici e consentire anche a chi non aveva un partito di riferimento in area nel proprio Paese di dare il proprio contributo a livello europeo attraverso la possibilità di presentare risoluzioni al congresso e anche di partecipare al Congresso e al Council meeting in qualità di delegato attraverso il processo elettivo interno. La possibilità di incidere sarebbe maggiore se la collaborazione con i partiti membri nei Paesi laddove ci sono soggetti presenti fosse effettiva e in particolare i coordinatori fossero parte degli organi dirigenti degli stessi in modo da includere maggiormente i membri nelle scelte politiche nazionali, con una proiezione europea. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Nel 2017 il congresso ALDE svoltosi ad Amsterdam ha approvato una risoluzione che prevedeva, oltre all&#8217;inserimento del logo ALDE e del riferimento al manifesto sul materiale promozionale dei partiti membri, anche la promozione della possibilità di aderire ad ALDE come membri individuali e reciprocamente da parte dei membri individuali la promozione delle iscrizioni ai partiti nazionali membri di ALDE. Ad oggi quanto richiesto attraverso questa risoluzione non ha trovato applicazione.</span></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Da quanti anni sei iscritta come membro individuale di Alde? </strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sono iscritta da circa 7 anni.</span></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E quali sono le tue prospettive e aspettative dopo sette anni di militanza?</strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Io penso che le potenzialità non siano pienamente sfruttate, manca un riconoscimento del ruolo dei membri individuali che dovrebbe essere anche quello di facilitare la nascita di soggetti liberali nei propri Paesi.</span></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In Italia vi sono centinaia di iscritti ad Alde IM, numeri superiori rispetto ad altri Paesi europei con una rappresentanza parlamentare liberale, anche in sede europea. Come credi che ciò sia spiegabile?</strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Negli scorsi anni i numeri erano maggiori perché non c&#8217;erano partiti italiani membri e la membership individuale era vista come unico strumento per dare un contributo in area liberale.</span></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dal 2 al 4 giugno si è svolto il congresso di Alde Party a Dublino e una delegazione di Individual Members era presente, ho letto alcuni post ma potrebbe spiegare le iniziative più importanti intraprese?</strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Dal 2 al 4 giugno a Dublino di è svolto il congresso ALDE Party ed anche il Council meeting nella giornata del 2 giugno. Io ero delegata per i membri Individuali al Council meeting mentre al congresso i delegati erano Sarah Zickler e Maté Bozóky. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il Council meeting ha discusso e votato sulle questioni legislative e finanziarie interne nonché sull&#8217;approvazione delle domande di adesione: Sluga Narodu Ucraina), il partito di Zelensky e Lelo, (Georgia) come membri di pieno diritto; Girghi (Georgia) come membro associato mentre Centar (Croazia) e Iniciativa Liberal (Portugallo) sono passati da membri associati a membri di pieno diritto.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il congresso infine ha votato e adottato le risoluzioni che sono raccolte qui: </span></i><a href="https://www.aldeparty.eu/tags/congress_dublin_june_2022?utm_campaign=final_alde_congress_2022&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=aldeparty"><i><span style="font-weight: 400;">https://www.aldeparty.eu/tags/congress_dublin_june_2022utm_campaign=final_alde_congress_2022&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=aldeparty</span></i></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una legislatura parlamentare è oramai terminata e nonostante molti si considerano &#8220;liberali&#8221; non sono arrivate a compimento le iniziative più importanti in materia economica che avrebbero liberalizzato alcuni settori (spiagge e taxi), è così difficile affrontare determinati temi o secondo lei ci sono altre spiegazioni?</strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">In Italia non esiste un centrodestra liberale ma una destra sovranista, ora è evidente. Il partito, Forza Italia, che si presentava come componente liberale del centrodestra ha preferito fare il passaggio di consegna alla Lega. Ha vinto il ricatto delle corporazioni dei tassisti e dei balneari, da sempre feudo di voti dei sovranisti nostrani. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Non si può inoltre non annoverare tra i nemici delle riforme in senso liberale il Movimento 5 Stelle di Conte.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Manca la rappresentazione di un&#8217;area autenticamente liberale e ciò è dovuto all&#8217;anomalia tutta italiana del bipopulismo che da trent&#8217;anni caratterizza la scena politica del nostro Paese.</span></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un augurio per la prossima legislatura?</strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Le previsioni, rebus sic stantibus, pronosticano la quasi sicura maggioranza del centrodestra. Personalmente auspico che ci possa essere un ridimensionamento attraverso la rappresentazione di un fronte liberale, riformista e repubblicano che può nascere solo superando le attuali frammentazioni in area.</span></i></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Jacopo D&#039;Andreamatteo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/jacopo-dandreamatteo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/jacopo-d-andreamatteo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Jacopo D&#039;Andreamatteo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Curatore Einaudiblog.it &#8211; Responsabile Social Media della Fondazione Luigi Einaudi</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.jacopodandreamatteo.it" target="_self" >www.jacopodandreamatteo.it</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/jdandreamatteo" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
  <path d="M 9.398 6.639 L 16.922 17.361 L 14.922 17.361 L 7.412 6.639 L 9.398 6.639 Z M 24.026 24.026 L -0.026 24.026 L -0.026 -0.026 L 24.026 -0.026 L 24.026 24.026 Z M 19.4 18.681 L 13.807 10.677 L 18.379 5.319 L 16.627 5.319 L 13.014 9.541 L 10.065 5.319 L 4.921 5.319 L 10.187 12.846 L 5.193 18.681 L 6.975 18.681 L 10.985 13.983 L 14.269 18.681 L 19.4 18.681 Z" />
</svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-membri-individuali-italiani-alde-desiderano-la-nascita-di-unarea-liberaldemocratica/">I membri individuali italiani Alde desiderano la nascita di un&#8217;area liberaldemocratica</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/i-membri-individuali-italiani-alde-desiderano-la-nascita-di-unarea-liberaldemocratica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Europa oggi</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/europa-oggi/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/europa-oggi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2021 13:29:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cesare giussani]]></category>
		<category><![CDATA[economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=3010</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo l’allargamento a 27 l’Unione Europea si caratterizza per una aggregazione di stati molto eterogenei per lingua, storia, costumi, economia e obiettivi. Può essere considerata zona di libero scambio di merci, servizi, capitali e lavoro. Grazie alla BCE ha una moneta comune che costringe i 19 stati aderenti a una regola ortodossa di condotta monetaria. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-oggi/">Europa oggi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<div>Dopo l’allargamento a 27 l’Unione Europea si caratterizza per una aggregazione di stati molto eterogenei per lingua, storia, costumi, economia e obiettivi. Può essere considerata zona di libero scambio di merci, servizi, capitali e lavoro. Grazie alla BCE ha una moneta comune che costringe i 19 stati aderenti a una regola ortodossa di condotta monetaria. Non riesco a vedere negli ultimi anni nuovi elementi di integrazione.</div>
<div>Lo sforzo fatto, in occasione della pandemia, nella ricerca dei vaccini e nella messa a disposizione, a favore degli stati in difficoltà tra i quali il nostro, di fondi con prestiti europei sembra chiudersi nel più che commendevole solidarismo, ma non mi pare raggiunga un significato politico.</div>
<div>Gli obiettivi dei 27 sono molto diversi. A est gli stati cercano anzitutto una protezione, che in particolare richiedono agli Stati Uniti e alla Nato, contro lo storico nemico, temuto invasore, la Russia; l’Europa offre a questi stati la possibilità di ottenere contributi economici e uno sbocco per i propri lavoratori in cerca di occupazione. Usciti dalla gabbia dell’Unione Sovietica, i paesi dell’est non vogliono interferenze nelle loro decisioni sovrane e hanno per lo più rifiutato l’unione monetaria.</div>
<div>All’ovest abbiamo grosso modo due posizioni. Una è quella dei paesi del nord (germano/scandinavi), che si presentano con un welfare diffuso e obiettivi di conservazione delle condizioni di vita raggiunte, della stabilità monetaria. Si possono qualificare per un pacifico capitalismo a mezza strada tra tra liberalismo e socialdemocrazia.</div>
<div>La seconda è quella dei paesi mediterranei/latini. Pur non caratterizzandosi questi paesi per una elevata concentrazione di reddito e ricchezza, i loro obiettivi ideali sono quelli della redistribuzione, sia tra stati più ricchi (del nord) e stati più poveri (del sud) nonché all’interno degli stati. Meno bene è vista la redistribuzione che grazie alla globalizzazione andava a vantaggio degli stati extraeuropei. In questi paesi politica monetaria e politica fiscale vengono visti con la finalità di redistribuire reddito e ricchezza più che di creare occupazione. Quindi l’inflazione può essere auspicata anche a livelli significativi e il debito pubblico in crescita viene monetizzato dalla banca centrale.</div>
<div>In questo quadro di divaricanti obiettivi politici ed economici bene sopravvivono le classi partitiche dei diversi paesi, che dai contrasti tra stati e Unione trovano ragione di esistere e prosperare. È quindi difficile immaginare una classe politica che riesumi il pensiero di Adenauer, De Gasperi, Monnet per dare una costruzione politica al continente. A ciò non mi sembra possa indurre la creazione di particolari nemici esterni (Russia e Cina), che possono essere visti come rivali dagli Stati Uniti, ma che in Europa scuotono gli animi dei soli paesi dell’est. In questi termini si possono anche spiegare le esitazioni della Merkel, l’unica leader in grado di esprimere una spinta verso una unione politica, che è stata sicuramente intimorita dal rischio che nella stessa Unione il suo paese fosse indotto a una politica estera di ostilità nei confronti dei paesi euro/asiatici e ad una politica economica esposta alle brame di sussidi dei paesi del sud. Ha concluso che per i tedeschi era preferibile lasciare le cose come stanno. Peccato.</div>
</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/europa-oggi/">Europa oggi</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/europa-oggi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La &#8220;moneta intelligente&#8221; della Cina</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-moneta-intelligente-della-cina/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/la-moneta-intelligente-della-cina/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Iuvinale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 15:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[fintech]]></category>
		<category><![CDATA[moneta virtuale]]></category>
		<category><![CDATA[nicola iuvinale]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=2962</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre i responsabili delle politiche finanziarie statunitensi ed europee stanno appena iniziando a studiare e discutere la possibilità di creare un dollaro o euro digitale, la Cina è nel pieno sviluppo per la digitalizzazione della sua intera economia &#160; Un recente saggio del &#8220;Lawfare Institute&#8221; di Yaya J. Fanusie (ex analista della CIA ed attualmente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-moneta-intelligente-della-cina/">La &#8220;moneta intelligente&#8221; della Cina</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Mentre i responsabili delle politiche finanziarie statunitensi ed europee stanno appena iniziando a studiare e discutere la possibilità di <a href="https://financialservices.house.gov/calendar/eventsingle.aspx?EventID=408111">creare un dollaro o euro digitale</a>, la Cina è nel pieno sviluppo per la digitalizzazione della sua intera economia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un recente saggio del &#8220;Lawfare Institute&#8221; di Yaya J. Fanusie (ex analista della CIA ed attualmente membro anziano aggiunto presso il Center for a New American Security e Chief Strategist di Cryptocurrency AML Strategies) e Emily Jin (assistente presso il Center for a New American Security &#8211; CNAS), ci racconta lo stato dell&#8217;arte e le prospettive future della moneta digitale di stato cinese.</p>
<p>Per diversi anni, la digitalizzazione dell&#8217;economia è stata solo un argomento di discussione del Partito Comunista Cinese (PCC); ora sta diventando una realtà.</p>
<p>A luglio, la banca centrale cinese, la <a href="https://www.boc.cn/en/"><strong>People&#8217;s Bank of China</strong></a> (PBOC) ha pubblicato un <a href="http://www.pbc.gov.cn/en/3688110/3688172/4157443/4293696/2021071614584691871.pdf"><strong>paper</strong></a> che illustra i progressi nello sviluppo della sua valuta digitale, nota come &#8220;eCNY&#8221; o renminbi digitale.</p>
<p>Non solo.</p>
<p>Ci rivela, anche, come il PCC stia introducendo la nuova tecnologia finanziaria (<a href="https://www.consob.it/web/area-pubblica/sezione-fintech"><strong>fintech</strong></a>) in tutta l&#8217;enorme economia cinese.</p>
<p>Le società finanziarie e tecnologiche cinesi stanno innovando, costruendo nuove applicazioni sull&#8217;architettura eCNY del Governo per effettuare transazioni finanziarie più rapide e dinamiche.</p>
<p>Esaminando la<a href="https://www.chinabankingnews.com/2019/08/23/chinese-central-bank-releases-fintech-development-plan-for-2019-2021/"><strong> strategia fintech nazionale</strong></a> del PCC, dicono gli esperti, si nota di come il settore privato stia lavorando per rendere il denaro cinese<a href="https://www.uscc.gov/sites/default/files/2021-04/Yaya_Fanusie_Testimony.pdf"><strong> più intelligente</strong></a>.</p>
<p>Principalmente è una questione interna, ma è altamente probabile che tale politica si ripercuota anche in quella estera, dato che la Cina sta spingendo il resto del mondo a seguire il suo percorso tecnologico.</p>
<p><strong><em>L&#8217;attenzione di Pechino per il fintech è una mossa geopolitica, in una gara mondiale nella quale vincerà la nazione che avrà i &#8220;big data&#8221; migliori. </em></strong></p>
<p>E se l&#8217;economia digitale globale dovesse evolversi, come inevitabile nel seguire l&#8217;innovazione tecnologica della Cina, ciò darà al PCC molto più potere contrattuale nel commercio internazionale.</p>
<p><strong><em>Per gli esperti è una questione di sicurezza nazionale degli Stati Uniti,</em></strong> perché i progressi della Cina nel renminbi digitale riguarderebbero più l&#8217;ambizione di Pechino nello sfruttare i dati, che il potenziamento della propria valuta.</p>
<p>Mentre le discussioni della politica degli Stati Uniti (e quella europea) sulla tecnologia e sui dati tendono a concentrarsi in modo mirato sulla questione <strong><em>della protezione della privacy</em></strong>, <strong><em>il PCC vede e sfrutta i dati come un vero e proprio pilastro dell&#8217;infrastruttura nazionale.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il presidente Xi Jinping</em></strong> ha definito, nel 2017, i dati <em><strong>&#8220;un nuovo fattore di produzione, una risorsa fondamentale e strategica&#8230;necessaria per costruire un&#8217;economia digitale&#8221;</strong></em>.</p>
<p><strong><em>Per la Cina questi dati non sono il nuovo petrolio, ma la nuova elettricità. </em></strong></p>
<p><strong><em>Il PCC sta incanalando la politica interna attraverso il controllo dei dati.</em></strong></p>
<p>Il Governo cinese mira alle informazioni digitali per alimentare l&#8217;infrastruttura e le applicazioni che regolano la vita quotidiana, consentendo allo Stato anche il loro uso per fini politici ed economici.</p>
<p>Gli autori sostengono che, <em><strong>&#8220;sebbene alcuni politici statunitensi si rendano conto che l&#8217;innovazione dei dati della Cina potrebbe minacciare la competitività degli Stati Uniti, lo stato non ha articolato alcuna visione su come dovrebbe essere la competitività degli USA in un&#8217;economia basata sui dati digitali&#8221;.</strong></em></p>
<p><strong><em>Lo stesso, potremmo aggiungere noi per l&#8217;UE.</em></strong></p>
<p>Nel frattempo, però, il progetto &#8220;renminbi digitale&#8221; è la strategia nazionale cinese per l&#8217;acquisizione dei dati.</p>
<p>Sebbene un renminbi digitale non possa, nel breve termine, competere direttamente con il dollaro USA stabile e più attraente a livello globale, la funzionalità di questo nuovo sistema di moneta digitale cinese potrebbe spingere l&#8217;innovazione, guidata da Pechino, <strong><em>all&#8217;interno del sistema finanziario globale.</em></strong></p>
<p>La strategia economica a lungo termine della Cina include la creazione <a href="https://www.finance.senate.gov/imo/media/doc/Fanusie%20Senate%20Testimony%20-%20BSN%20-Fintech-July%202021%20FINAL.pdf"><strong>di un punto</strong></a> di riferimento nelle tecnologie emergenti che nessun Paese, nemmeno gli Stati Uniti, sta dominando.</p>
<p>Con la Cina che intensifica quotidianamente i suoi progetti fintech pilota, mentre sta contemporaneamente guadagnando sempre più influenza nel <a href="https://www.ccpwatch.org/single-post/2018/11/27/The-Right-to-Speak-Discourse-and-Chinese-Power"><strong>plasmare il discorso politico internazionale</strong></a>, Pechino potrebbe finire per decidere unilateralmente le regole delle nuove pratiche finanziarie globali e vedere, così, anche le proprie tecnologie adottate a livello internazionale.</p>
<p>Ciò renderebbe il &#8220;fintech&#8221; cinese più importante per il commercio globale e, quindi, darebbe al Governo di Pechino una maggiore leva internazionale.</p>
<p><strong><em>L&#8217;attività fintech cinese si sta evolvendo, quindi, rapidamente. </em></strong></p>
<p>Sostiene il rapporto, che l&#8217;unico modo per il Governo degli Stati Uniti di contrastare questa minaccia a lungo termine è quella agire immediatamente per garantire che l&#8217;innovazione cinese non sia l&#8217;unica, mentre le aziende di tutto il mondo esplorano nuove capacità tecniche nel settore finanziario.</p>
<p><strong><em>Il mercato cinese ha avuto pagamenti digitali e mobili per anni, ma un renminbi digitale è uno sviluppo nettamente diverso. </em></strong></p>
<p>Consente agli utenti di detenere direttamente un asset digitale emesso dalla banca centrale e trasferibile tra diverse piattaforme bancarie e di pagamento.</p>
<p>Negli Stati Uniti, sarebbe, ad esempio, come usare un account Venmo per inviare dollari all&#8217;account CashApp o PayPal o Zelle di un&#8217;altra persona; cosa attualmente non possibile.</p>
<p>L&#8217;eCNY è ancora nella fase pilota, ma si è passati ad una strategia di progettazione e implementazione del prodotto per l&#8217;intero settore finanziario cinese.</p>
<p>Come avevamo riferito in un <a href="https://gabrieleiuvinale.wixsite.com/website/post/la-cina-e-la-futura-criptovaluta-nazionale-ovvero-il-cashback-italico-e-il-tozzo-di-pane"><strong>precedente articolo</strong></a>, all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, il PCC ha <a href="https://www.cnbc.com/2021/06/02/china-digital-currency-beijing-to-hand-out-6point2-million-in-trial.html"><strong>offerto</strong></a> a cittadini selezionati casualmente piccole quantità di <a href="https://www.cnbc.com/2021/06/02/china-digital-currency-beijing-to-hand-out-6point2-million-in-trial.html"><strong>eCNY gratuiti</strong></a> da spendere con i commercianti online o tramite portafogli di smartphone in esborsi pilota facilitati attraverso banche statali in alcune grandi città.</p>
<p>Ora, <a href="https://www.mpaypass.com.cn/news/202108/13201231.html"><strong>dozzine</strong></a> di banche urbane e rurali più piccole, nonché società di pagamento, stanno avviando progetti <a href="https://www.chinabankingnews.com/2021/06/29/the-2-5-tiers-of-chinas-digital-renminbi-explained/"><strong>pilota</strong></a> per supportare l&#8217;utilizzo di eCNY. Queste istituzioni più piccole hanno <a href="https://www.ledgerinsights.com/china-bank-compensation-distributing-digital-yuan-cbdc/"><strong>meno capitale e infrastrutture tecniche</strong></a> per operare per conto della banca centrale, ma i loro clienti tendono ad essere le <a href="https://www.cebnet.com.cn/20210625/102757044.html"><strong>piccole e medie imprese</strong></a> e le persone comuni; cioè quelli che dovranno adottare la nuova valuta digitale.</p>
<p>Alla <a href="http://www.pbc.gov.cn/en/3688110/3688172/4157443/4293696/2021071614584691871.pdf"><strong>fine di giugno</strong></a>, circa 21 milioni di persone e 4 milioni di aziende disponevano di portafogli eCNY e avevano effettuato circa 71 milioni di transazioni per un totale di 5,3 miliardi di dollari in renminbi digitale. I numeri sono ancora piccoli rispetto all&#8217;intera economia, ma offrono al Governo cinese dati &#8220;reali&#8221;, concreti.</p>
<p>Finora, la maggior parte dei Paesi che studiano modi per digitalizzare la propria valuta stanno, invece, producendo solo <a href="https://www.atlanticcouncil.org/cbdctracker/"><strong>documenti di ricerca </strong></a>e teorie, mentre la Cina ha già dati del mondo reale da studiare, forniti da milioni di aziende e consumatori.</p>
<p>Il progetto pilota eCNY si sta espandendo sempre più per supportare le esigenze pratiche dei pagamenti quotidiani. Ad esempio, più di <a href="https://www.mpaypass.com.cn/news/202108/13201231.html"><strong>100 stazioni</strong></a> di <a href="https://www.mpaypass.com.cn/news/202108/13201231.html"><strong>servizio</strong></a> a Shanghai ora accettano il renminbi digitale. Altri comuni offrono <a href="https://decrypt.co/45254/digital-yuan-rolls-out-for-use-in-shenzhen-gas-stations"><strong>servizi simili</strong></a>.</p>
<p>La più antica e grande compagnia di taxi di Shanghai ha installato il software eCNY <a href="https://www.mpaypass.com.cn/news/202108/05173443.html"><strong>su 6.000</strong></a> auto alimentate a energia alternativa. La provincia del Sichuan sta sperimentando il pagamento di <a href="https://www.mpaypass.com.cn/news/202108/12104755.html"><strong>sussidi per la casa</strong></a> in renminbi digitale. Molte città stanno integrando il pagamento eCNY nei loro <a href="https://www.mpaypass.com.cn/news/202108/10174211.html"><strong>sistemi di trasporto pubblico</strong></a>, consentendo ai passeggeri di acquistare biglietti per metropolitana e autobus tramite le app eCNY.</p>
<p>Il gigante tecnologico cinese Huawei ha recentemente ottenuto una <a href="https://www.pymnts.com/news/mobile-commerce/2021/chinese-conglomerate-huawei-gains-mobile-payments-license-by-buying-xunlian/"><strong>licenza per il servizio di pagamento</strong></a> e sta aggiungendo un <a href="https://www.shine.cn/news/in-focus/2104137356/"><strong>sistema di portafoglio digitale in renminbi</strong></a> in uno dei suoi modelli di telefoni cellulari. Una società cinese di software di pagamento sta realizzando interfacce digitali in renminbi per catene di supermercati e prevede di lanciare <a href="https://www.mpaypass.com.cn/news/202108/09102717.html"><strong>un braccialetto indossabile</strong></a> per consentire transazioni eCNY. Una banca sta sviluppando una varietà di <a href="https://www.nfcw.com/whats-new-in-payments/chinese-banks-unveil-cbdc-hardware-prototypes-for-multiple-use-cases/"><strong>portafogli hardware in</strong></a> modo che le persone possano spendere i propri fondi digitali senza alcuna connessione a Internet.</p>
<p>Dal 2020 le aziende cinesi statali e private hanno depositato<a href="https://forkast.news/headlines/digital-yuan-patent-applications-rise/"><strong> 271 brevetti</strong></a> relativi al renminbi digitale.</p>
<p>Il PCC non sta solo distribuendo moneta elettronica ai cittadini; sta supervisionando un<a href="https://www.aspistrategist.org.au/chinas-digital-renminbi-initiative-is-a-network-not-a-currency/"><strong> ecosistema di renminbi digitale in crescita</strong></a>.</p>
<p>La programmabilità dell&#8217;eCNY sarà probabilmente la sua innovazione più importante. Supporterà transazioni business-to-business più intelligenti.</p>
<p>I resoconti della stampa cinese, però, sono vaghi sulla complessità delle operazioni che stanno dietro queste transazioni, ma ad ogni passaggio, il pagamento sarebbe verificato ai fini della tassazione.</p>
<p>Non è chiaro se il processo riporterebbe automaticamente i dati alle autorità fiscali, ma dato l&#8217;obiettivo del PCC di sviluppare un database governativo nazionale di <a href="https://www.finance.senate.gov/imo/media/doc/Fanusie%20Senate%20Testimony%20-%20BSN%20-Fintech-July%202021%20FINAL.pdf"><strong>transazioni digitali</strong></a>, sembra probabile che queste informazioni andrebbero <strong><em>direttamente al Governo</em></strong>.</p>
<p><strong><em>Questa innovazione, dunque, rafforzerà l&#8217;</em></strong><a href="https://www.cnas.org/publications/reports/chinas-digital-currency"><strong><em>autoritarismo digitale</em></strong></a> <strong><em>del PCC.</em></strong></p>
<p>Inoltre, alla fine del 2020, Baowu ha anche sviluppato una <a href="http://www.csteelnews.com/xwzx/jrrd/202108/t20210809_53332.html"><strong>piattaforma di finanza commerciale</strong></a> basata su blockchain che consente alle imprese di effettuare pagamenti transfrontalieri tramite lettere di credito.</p>
<p>Questi strumenti sono emessi e applicati dalle banche, ma una lettera di credito basata su eCNY in esecuzione su una piattaforma di finanziamento commerciale cinese complicherebbe, probabilmente, i processi bancari tradizionali.</p>
<p><strong><em>Non solo la piattaforma stessa sarebbe gestita in Cina, ma i dati relativi alle transazioni eCNY sarebbero messi a disposizione direttamente al Governo cinese. </em></strong></p>
<p>E questi accordi potrebbero anche eludere i controlli degli stati, basati, invero, su lettere di credito convenzionali attraverso gli attuali processi bancari.</p>
<p><strong><em>Il renminbi digitale è il gioco del PCC per raccogliere ogni bit di dati finanziari per aggregarli, analizzarli e sfruttarli per costruire un apparato economico e politico più forte. L&#8217;obiettivo è che il denaro sia più intelligente per creare uno Stato più &#8220;intelligente&#8221;, un PCC più potente. </em></strong></p>
<p>Man mano che l&#8217;economia mondiale diventa più digitalizzata, l&#8217;innovazione passerà attraverso l&#8217;interpretazione dei dati aggregati, così da ottenere anche un vantaggio nella competizione economica globale.</p>
<p><strong><em>Il PCC ha compreso l&#8217;importanza di questo calcolo economico.</em></strong></p>
<p><strong><em>È probabile che il Governo di Pechino trasferisca informazioni di dati esteri e nazionali alle aziende cinesi per offrire loro vantaggi competitivi. </em></strong></p>
<p>La maggior parte dei paesi che studiano modi per digitalizzare le proprie economie dovrebbero dettare le regole nello sviluppo di standard tecnologici e politici <strong><em>che rafforzano l&#8217;innovazione economica e la prosperità senza promuovere l&#8217;autoritarismo. </em></strong></p>
<p><strong><em>Altrimenti, il mondo potrebbe evolversi in un&#8217;economia digitale con le caratteristiche del Partito Comunista Cinese.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Nicola Iuvinale" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/05/nicola-iuvinale-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/nicola-iuvinale/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Nicola Iuvinale</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, blogger. Si occupa di diritto, economia e politica.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-moneta-intelligente-della-cina/">La &#8220;moneta intelligente&#8221; della Cina</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/la-moneta-intelligente-della-cina/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa: una sfida di leadership</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/leuropa-una-sfida-di-leadership/</link>
					<comments>https://www.einaudiblog.it/leuropa-una-sfida-di-leadership/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Aug 2021 13:53:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[cesare giussani]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[g20]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[leader]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.einaudiblog.it/?p=2932</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le vicende dell’Afghanistan rivelano l’inconsistenza del ruolo internazionale degli europei. Appare chiara la posizione parassitaria dell’Europa in ambito Nato, non venendo i singoli paesi nemmeno informati circa le decisioni strategiche degli Stati Uniti. In tale prospettiva risulta difficile anche definire gli obiettivi finali dell’alleanza atlantica: una comunità di difesa contro chi? Dopo la caduta dell’Unione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/leuropa-una-sfida-di-leadership/">L&#8217;Europa: una sfida di leadership</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Le vicende dell’Afghanistan rivelano l’inconsistenza del ruolo internazionale degli europei. Appare chiara la posizione parassitaria dell’Europa in ambito Nato, non venendo i singoli paesi nemmeno informati circa le decisioni strategiche degli Stati Uniti. In tale prospettiva risulta difficile anche definire gli obiettivi finali dell’alleanza atlantica: una comunità di difesa contro chi? Dopo la caduta dell’Unione sovietica non si ravvisano potenziali aggressori; il fine dell’alleanza è forse quello di evitare che i suoi componenti, che vengono da secoli di guerre fratricide, si facciano guerra di nuovo tra di loro.</div>
<div>La crisi afghana deve essere l’occasione perché l’Europa trovi una propria identità sul piano della politica internazionale. È vero però che senza unità politica e difesa comune l’Europa non si può dare una politica estera; d’altronde portando l’Unione a 27 stati eterogenei, Prodi ha cancellato ogni futuro di unità politica che nasca dalla convergenza dei conseguenti contrastanti interessi. Sarebbe oggi di converso auspicabile un nocciolo duro di 4 o 5 stati che abdichino alla propria sovranità per creare un polo di attrazione attivo nel tempo per altre aggregazioni. Ci vorrebbero personaggi come Monnet, Adenauer e De Gasperi pronti a sacrificare gli interessi di partito per un progetto comune. Ma ci sono questi leader? Purtroppo la Germania perde la Merkel e Macron è in posizione precaria. Noi abbiamo Draghi, che ha avuto esitazioni nella gestione della pandemia, ma che ha un buon respiro internazionale. È personaggio ambizioso, capace di grandi disegni e potrebbe giocare un ruolo decisivo. Bisogna evitare che i nostri interessi di partito lo cristallizzino nella posizione di presidente della Repubblica e sperare che i nostri mediocri politici continuino ad avere necessità del suo apporto.</div>
<div>Fin da ora comunque, prospettando la necessità di discutere la situazione internazionale nell’ambito del G20 l’Italia ha dimostrato di comprendere come sia necessario trovare interlocutori nel mondo e non avversari. Senza uscire dalla Nato, già in quella sede una intesa politica italo-franco-tedesca potrebbe dialogare alla pari con l’alleato americano, proponendo soluzioni sulla via della pace, del rispetto delle autonomie dei diversi paesi e del contrasto al terrorismo che non siano di contrapposizione alle altre potenze mondiali, Cina, Russia e aggiungo India.</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/leuropa-una-sfida-di-leadership/">L&#8217;Europa: una sfida di leadership</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.einaudiblog.it/leuropa-una-sfida-di-leadership/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
