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	<title>governo Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>governo Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>I poteri del Governo dimissionario, fra gestione della pandemia e Recovery Plan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide De Lungo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2021 04:19:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[dimissioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane, a sostegno della stabilità del Governo in carica sono stati addotti due argomenti fondamentali: da un lato, la necessità di garantire l’adozione dei provvedimenti per gestire l’emergenza Covid, sia sul versante sanitario che su quello economico; dall’altro lato, l’esigenza di approvare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (cioè, il Recovery Plan). [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-poteri-del-governo-dimissionario-fra-gestione-della-pandemia-e-recovery-plan/">I poteri del Governo dimissionario, fra gestione della pandemia e Recovery Plan</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane, a sostegno della stabilità del Governo in carica sono stati addotti due argomenti fondamentali: da un lato, la necessità di garantire l’adozione dei provvedimenti per gestire l’emergenza Covid, sia sul versante sanitario che su quello economico; dall’altro lato, l’esigenza di approvare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (cioè, il Recovery Plan).</p>
<p>Ora che la crisi è stata formalizzata con le dimissioni del Presidente del Consiglio, è opportuno chiedersi se e quanto le preoccupazioni agitate nel dibattito pubblico siano fondate. Per rispondere alla domanda, occorre analizzare i poteri di cui il Governo dimissionario dispone nel nostro sistema costituzionale.</p>
<p>Il tema è ricco di risvolti non solo teorici e politici, ma anche pratici, considerando che, nel corso della storia repubblicana, si è dato il caso di Gabinetti dimissionari rimasti in carica per periodi assai estesi: fra i precedenti più significativi, si possono ricordare il Governo Dini (1996), con 127 giorni intercorsi fra le dimissioni e la nomina del nuovo Esecutivo; e così pure i 126 giorni del Governo Andreotti V (1979), i 121 giorni del Governo Andreotti I (1972), i 104 giorni del Governo Prodi II (2008).</p>
<p>Provando a focalizzare l’attenzione sugli aspetti più strettamente giuridici, il Governo, a seguito dell’accettazione delle dimissioni da parte del Capo dello Stato, viene a trovarsi in regime di prorogatio, con funzioni e poteri circoscritti al “disbrigo degli affari correnti”. Quest’ultima nozione, priva di un preciso perimetro normativo, è stata riempita di contenuto, in realtà piuttosto nebuloso e mutevole, dalla prassi. Al suo interno confluiscono, innanzitutto, gli atti di ordinaria amministrazione (vincolati e discrezionali), richiesti per assicurare la continuità dell’azione amministrativa; restano invece preclusi gli atti espressione della funzione d’indirizzo politico, per i quali è necessaria l’operatività del rapporto fiduciario con le Camere, qui reciso dalle dimissioni. Restano nelle prerogative del Governo, poi, gli atti indifferibili e urgenti: la categoria comprende – secondo l’orientamento invalso nell’esperienza repubblicana – i decreti-legge, ove ricorrano i presupposti dell’art. 77 Cost., e gli altri atti, ivi compresi quelli di nomina, la cui adozione sia imposta dalla Costituzione, dal diritto europeo, dagli impegni internazionali o dalla legge (per quest’ultima, in virtù del principio di legalità cui è sottoposto il Governo), specie se astretti a termini di scadenza che rischiano di non essere osservati. La clausola degli atti indifferibili e urgenti – a ogni evidenza – rappresenta una deroga alla regola dell’ordinaria amministrazione, in quanto, in presenza di vincoli cogenti, consente al Governo dimissionario di assumere determinazioni che immettono nell’ordinamento un indirizzo politico di maggioranza, al di fuori di un compiuto circuito di responsabilità parlamentare, e in un contesto in cui, peraltro, è dubbio il fatto stesso che il Governo rappresenti ancora la maggioranza, o che una maggioranza esista. Ciò si verifica, in particolare, nell’ipotesi in cui siano presentati disegni di legge, oppure adottati decreti-legge, decreti legislativi attuativi di deleghe in scadenza e regolamenti, che possiedono tutti un elevato coefficiente di politicità.</p>
<p>Alle coordinate appena tracciate si attiene piuttosto scrupolosamente la circolare diramata il 26 gennaio dalla Presidenza del Consiglio, che reca le direttive per l’attività del Governo durante la crisi.</p>
<p>Scorrendola, vi si legge in apertura che il Governo “rimane impegnato nel disbrigo degli affari correnti […] e nell’adozione degli atti urgenti, ivi compresi gli atti, legislativi, regolamentari e amministrativi necessari per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 e ogni relativa conseguenza”. Il documento, in sostanza, pone una presunzione assoluta di urgenza per tutti gli atti relativi non solo alla gestione della pandemia, ma anche a “ogni [sua] conseguenza”. L’ambito delle prerogative del Governo dimissionario, soprattutto per questo secondo profilo, è ricostruito (o meglio, rivendicato) in modo assai ampio e probabilmente inedito. Ora, non sembra utile avventurarsi in ragionamenti circa la legittimità della previsione, che si arenerebbero sulla idoneità o meno della situazione a giustificare la dilatazione dei poteri del Governo; quel che appare indubbio, però – anche a prescindere dalla circolare e sulla scorta della lettura tradizionale – è che il Gabinetto, nonostante la crisi, disponga comunque di strumenti per assicurare la gestione dell’emergenza e per apprestare a sostegno del tessuto sociale ed economico almeno gli interventi connotati dalla straordinaria necessità e urgenza.</p>
<p>Dunque, pur non potendosi ignorare le difficoltà scaturenti dalla discontinuità politica, dal punto di vista strettamente tecnico le comprensibili preoccupazioni sollevate negli ultimi giorni si rivelano meno consistenti di quanto appaiano.</p>
<p>Per quanto riguarda invece il Recovery Plan, è opportuno svolgere delle considerazioni ulteriori. Il testo predisposto dall’Esecutivo è stato trasmesso al Parlamento lo scorso 15 gennaio, in data precedente alle dimissioni; la “prima fase” governativa si è così conclusa, e spettano ora alle Camere l’analisi e la discussione del piano, che dovrebbero culminare nell’approvazione di una risoluzione. Qui sorgono alcuni problemi. Durante la crisi di Governo, in attesa del ripristino fisiologico del rapporto fiduciario, l’attività delle Camere subisce per prassi una limitazione che riguarda ovviamente, in primo luogo, la funzione d’indirizzo: mancando la controparte della relazione fiduciaria, finché questa non sia ristabilita non è immaginabile l’espressione di un indirizzo politico all’Esecutivo da parte del Parlamento. A rigore, quindi, nelle more della definizione della crisi non sembra che possa addivenirsi all’approvazione della risoluzione che sugella il procedimento; a meno di non voler far leva sull’unicità del Recovery Plan, che non ha precedenti e non trova disciplina nei regolamenti parlamentari, per ammettere una deroga. Appare invece possibile proseguire nell’esame del testo: in questa prospettiva possono farsi valere sia la regola che ammette la trattazione di singole questioni, con il consenso unanime dei gruppi; sia la presenza di una scadenza temporale imposta a livello europeo, sebbene in procinto di essere resa derogabile, il prossimo 30 aprile. Peraltro, nell’ipotesi in cui il termine fosse reso flessibile, potrebbero ridimensionarsi anche le preoccupazioni di perdere i fondi, connesse all’eventuale svolgimento di nuove elezioni. Concludendo, l’avvio del procedimento in costanza della crisi politica, pur gravato dall’incognita circa la possibilità di concluderlo legato alla nomina effettiva del nuovo Governo, sembra possibile, con l’unità d’intenti di tutte le forze dell’arco parlamentare.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Davide De Lungo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/01/davide-de-lungo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/davide-de-lungo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Davide De Lungo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore di diritto pubblico, Università San Raffaele</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-poteri-del-governo-dimissionario-fra-gestione-della-pandemia-e-recovery-plan/">I poteri del Governo dimissionario, fra gestione della pandemia e Recovery Plan</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Pandemia: causa od effetto della crisi di Governo Conte Bis? Se la democrazia (non) è partecipazione serve, comunque, spirito Costituente.</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/pandemia-causa-od-effetto-della-crisi-di-governo-conte-bis-se-la-democrazia-non-e-partecipazione-serve-comunque-spirito-costituente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Lucarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2021 21:52:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[angelo lucarella]]></category>
		<category><![CDATA[conte]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[renzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Renzi ritira i Ministri di quota dal Governo. Primo atto. Il Presidente Giuseppe Conte sale al Quirinale. Secondo atto. Tra il primo ed il secondo atto si consuma politicamente il Governo Conte bis. I commenti più diffusi risaltano, da una parte, l’irresponsabilità di Matteo Renzi e, dall’altra, la necessità di andare al voto anticipato. Nell’intimo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/pandemia-causa-od-effetto-della-crisi-di-governo-conte-bis-se-la-democrazia-non-e-partecipazione-serve-comunque-spirito-costituente/">Pandemia: causa od effetto della crisi di Governo Conte Bis? Se la democrazia (non) è partecipazione serve, comunque, spirito Costituente.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Renzi ritira i Ministri di quota dal Governo. Primo atto.</p>
<p>Il Presidente Giuseppe Conte sale al Quirinale. Secondo atto.</p>
<p>Tra il primo ed il secondo atto si consuma politicamente il Governo Conte bis.</p>
<p>I commenti più diffusi risaltano, da una parte, l’irresponsabilità di Matteo Renzi e, dall’altra, la necessità di andare al voto anticipato. Nell’intimo, però, di entrambi i due sentimenti si nasconde un’unica “speranza” quasi come fosse una terza via: che Conte non porti né ad escludere Renzi dalle dinamiche del probabile esecutivo Conte ter, né a condurci al voto anticipato. Cioè tenendo Italia Viva in maggioranza occulta fino al voto mattarelliano.</p>
<p>Le ragioni appaiono semplici. Con Renzi escluso si creerebbe di fatto un centro liberal-democratico che potrebbe federarsi, anzitutto fuori dal Parlamento, conglomerando tutte le forze politiche che da centro-destra (esclusi Lega e Fratelli d’Italia) vanno sino ad Italia Viva stessa escludendo, certamente sul fronte del centrosinistra, il Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Leu (liberi ed uguali). Una somma di forze cospicua (tra il 10 e 15%) stando ai sondaggi più aggiornati.</p>
<p>Con il voto anticipato, invece, tenuto conto dell’attuale regola elettorale, si andrebbe comunque a doversi riassorbire, soprattutto ove vige la quota a maggioritario, l’intera compagine di coalizione appena sfaldatasi con le dimissioni dei Ministri di Italia Viva renziani.</p>
<p>Il fatto sarebbe in sé conveniente sia per Renzi che per il centrosinistra in quanto tale perché, se le proiezioni di voto degli italiani dovessero essere confortate da un’ipotetica prossima tornata elettorale, vi sarebbe la necessità per costoro di fronteggiare un fortissimo appeal meloniano-salviniano; duo che si arresta, quanto ad attrazione, sul confine perimetrale con i c.d. moderati.</p>
<p>È qui che scende in campo la tattica politica la quale, appunto, non è fuori dal perimetro delle necessità della democrazia; essa è la democrazia specie in un paese basato sulla centralità del Parlamento.</p>
<p>Ora, è chiaro che in situazione emergenziale pandemica una crisi di Governo non è che sia la cosa più bella al mondo, ma occorre, con tutta la sensibilità possibile, decifrarne la portata.</p>
<p>La mossa di Matteo Renzi non è del tutto contro il Movimento 5 Stelle e/o il Partito Democratico e/o l’ipotesi (del tutto idealizzata da una sola parte) di ciò che il Paese vorrebbe in questo momento storico.</p>
<p>Potrebbe addirittura rafforzare il sodalizio politico tra le segreterie le quali non tendono, geneticamente, a farsi contrasto l’un con l’altra: Zingaretti e Crimi necessitano dell’esistenza di Giuseppe Conte nella misura in cui è grazie a quest’ultimo che si è potuto sperimentare, embrionalmente, il nuovo “arcobaleno” o, almeno in una strana accezione, di una sorta di “Ulivo 2023”.</p>
<p>Si badi bene che il capo politico di Italia Viva ha avuto l’intuizione di differire la sofferenza origina della vivente legislatura al fine di andare avanti dopo l’esperienza del Governo gialloverde; il fatto, poi, che ai democratici ed ai pentastellati sia convenuto o meno un cambio totale di vedute gli uni sugli altri, post crisi salviniana di agosto 2019, equivale a dire che oggi si è dinanzi allo stesso gioco di convenienza.</p>
<p>La realtà ci pone tutti dinanzi ad una evidenza generatasi proprio dalla mossa di Renzi: il centrosinistra ha un “riferimento d’area” riconosciuto sul piano nazionale, europeo, internazionale. Si chiama Giuseppe Conte.</p>
<p>Il Quirinale lo sa bene tanto che, per fronteggiare la crisi, benedice Renzi al quale ultimo, ora e sottotraccia, spetta costruire una terza area: contraltare del populismo, da una parte; compagine integrante proprio della insperata (o sperata a seconda dei punti di vista) ricucitura con Pd e M5S dall’altra parte.</p>
<p>Cosa, quest’ultima, che servirà strumentalmente in vista dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica e, non meno importante, delle elezioni del 2023.</p>
<p>In un certo senso era tutto calcolato. Tutto previsto. Tutto annunziato proprio con l’accordo di nascita del Governo Conte bis allorquando le forze pro-accordo con il Movimento grillino, pur di non andare al voto anticipato causa Contratto di Governo, si fomentarono vicendevolmente sulla spinta d’opportunità renziana.</p>
<p>Oggi, però, la situazione va considerata alla luce della pandemia.</p>
<p>Tra il primo ed il secondo atto di cui sopra sorge la domanda più importante.</p>
<p>E ora si va al voto o si fa il tutto per tutto?</p>
<p>A parte che non è un male votare in sé per sé. La partecipazione degli elettori è il sale della democrazia: come pure accade durante la pandemia in tanti altri paesi del globo; il tutto solo qualora dovesse saltare dal piatto ogni possibilità complessivamente attendibile di ricomposizione della maggioranza o, addirittura, di comporne un’altra di centrodestra (salvo la residua ipotesi di un Governo di mantenimento legislatura sotto la protezione di Mattarella affidando il tutto ad un tecnico od al Presidente del Senato l’incarico).</p>
<p>Tentare, quindi, di formare un nuovo Governo o mantenere quello ancora esistente (ma con supporto diverso)?</p>
<p>Residuano ancora alcune ipotesi sul punto in questione partendo, però, dal netto e secco <em>out out</em> dei partiti dell’esecutivo nei confronti di Italia Viva e cioè di Renzi; senza quest’ultimo Giuseppe Conte può ancora mantenersi, numericamente parlando, se convince buona parte dei Senatori “indipendenti” e, addirittura, se “scillipotizza” alcuni di Forza Italia dando spazio al c.d. “movimento di responsabilità nazionale 2.0”. Movimento a fondarsi, evidentemente, partendo da un Presidente onorifico prima ancora che dalla partecipazione costitutiva di altri: cioè Beppe Grillo.</p>
<p>Il titolare morale del M5S con l’appello del “tutti dentro”, lanciato sui social il 13 gennaio scorso, ha definitivamente chiarito che il grillismo di fatto, ormai, è un partito come tutti gli altri e, anzi, più degli altri.</p>
<p>Una chiamata a non far cadere Conte senza precedenti; Grillo sa bene che dopo l’avvocato del popolo ci potrebbe essere spazio al fatto che il popolo inizi a fare l’avvocato da sé qualora la politica (quella oggi al potere) non dovesse essere all’altezza della promessa di “Vaffa memoria”: aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno.</p>
<p>Grillo vuole che la Politica non sia all’altezza e passi sempre più questo messaggio.</p>
<p>Non si dimentichi una cosa importante però: il grillismo nasce sulla scorta di una sorta di ripicca nei confronti della dirigenza PD da parte di Grillo medesimo che in quel partito voleva prender piede; il fondatore morale del M5S, dopo lo storico invito di Fassino, è riuscito a portare in Parlamento proprio quanto aveva promesso: comuni cittadini (come se già non c’avessero pensato i nostri Padri costituenti).</p>
<p>Siamo ai giorni nostri: un risultato è certo. Il fondatore morale del M5S è riuscito a portare in Parlamento proprio quanto aveva promesso: comuni cittadini (come se già non c’avessero pensato i nostri Padri costituenti).</p>
<p>Altrettanto è riuscito a portare al Governo una persona senza passato politico: Giuseppe Conte, ma il punto è il senso delle parole di Grillo dinanzi a quanto successo il giorno 13 scorso.</p>
<p>Non c’entra alcunché la pandemia in tutto questo perché i medici, gli infermieri e chiunque abbia dovere di professionalità e/o amministrazione, gestione commissariale, ecc. lo continua e continuerà a fare (in virtù anche dell’art. 54 della Costituzione <em>“I cittadini cui sono affidate </em><a href="https://www.brocardi.it/dizionario/235.html"><em>funzioni pubbliche</em></a><em> hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore… omissis”</em>).</p>
<p>Stessa cosa dicasi per il Governo ed il Parlamento finché Mattarella non deciderà in merito alla crisi parlamentare stessa (che, quindi, non è governativa in senso stretto poiché l’esecutivo agirà, comunque, sulla base del principio di continuità); ciò tenuto conto anche del ruolo di Conte finché non riuscirà a trovare i numeri per mantenere la fiducia di una maggioranza, politicamente parlando, ormai ridotta ad elemento figurativo e supina rispetto al concettualismo dei “pieni poteri” (legato all’originaria filosofia del vaffaday).</p>
<p>Allora è proprio qui che Renzi legittima, con l’apertura della crisi, la eventuale forza politica di Giuseppe Conte che, da non politico, si ritrova ad essere unico garante-leader di una colazione di centrosinistra la quale, pur di non soccombere all’evidenza del dato elettorale derivato dal 4 marzo 2018, cerca nel segno del principio di <em>scillipotizzazione</em>, mascherato da un <em>new age</em> approccio mastelliano<em>,</em> di arrivare fino al semestre bianco di luglio 2021.</p>
<p>Ma è proprio Mastella, in soccorso di Conte, che intravede una strada ibrida per mantenere in vita l’esecutivo a guida cinquestelle, magari in versione <em>ter</em> (quasi preannunciando il <em>quater</em> eventuale post elezione del prossimo Presidente della Repubblica), accennandone il possibile scioglimento del solo Senato come detto durante la puntata di Stasera Italia in onda su Rete 4 la sera del 13 gennaio. Ipotesi, questa appena richiamata, prospettata dallo scrivente già in un editoriale del 23 settembre 2020 pubblicato all’indomani del voto referendario sul taglio parlamentari.</p>
<p>Il tutto per tutto si deciderà sulla prospettiva e cioè cosa vuol fare il Paese con il <em>Mes</em> e/o il solo <em>Recovery plan</em>. Conte pare il suo l’abbia fatto. Chi è intorno a lui? Chi sostiene il Governo? Che cosa è stato proposto in Parlamento? Ora siamo alla conta.</p>
<p>Sullo sfondo la pandemia rimane, ma non può sostituire il corso naturale e dinamico della democrazia.</p>
<p>Perché se la vita è sacra, lo è anche il processo democratico. C’è lo raccontano ancora i morti delle guerre.</p>
<p>La pandemia non può essere la scusa di rendere emergenziale anche il processo politico in un paese a democrazia parlamentare perché se questo è vero, in termini assoluti di ragionamento, allora non deve darsi spazio all’opposto concetto ovvero che sia la politica ad esser la scusa di questa pandemia.</p>
<p>Non foss’altro, per assurdo, che dalle parole di Renzi si coglie un qualcosa di futuristico e che, in un certo qual modo, apre l’autostrada ad un tripolarismo integrato (da sinistra verso centrodestra) che tenda ad escludere, gioco forza, Lega e Fratelli d’Italia (si ricordi che si andrà a votare con il Rosatellum bis se non dovesse farsi una riforma elettorale a puro proporzionale).</p>
<p>Giuseppe Conte questo l’ha capito e molto bene.  Forse il problema è proprio il dante causa: Beppe Grillo che, quale soggetto influente nel mondo pentastellato, non ha colto l’opportunità politica di ragionare in termini di utilità in favore del Paese come quando idealizzò il famoso “apriscatole del Parlamento”, metaforicamente parlando, da portare notte tempo <em>in primis</em> a Palazzo Madama.</p>
<p>L’apriscatole di cui parlava esiste già e si chiama Costituzione: strumento di portata elastica nel tempo e nello spazio per garantire proprio la democrazia; soprattutto quando la democrazia parlamentare pare non funzionare a causa dei suoi interpreti (stanchi o meno che siano).  Su questo punto non c’è pandemia che tenga. Si può votare, se serve. Matterella lo sa.</p>
<p>E se il voto servisse proprio a recuperare il ritmo del passo tra Paese-Reale e Paese-Istituzione? In queste ore non è in discussione che tutta la politica sia con Conte per contrastare la pandemia. In queste ore è in discussione come rivitalizzare la politica di cui Conte, se espressione delle forze maggioritarie, non può fare a meno. Costruttori o responsabili che siano il punto è chi fa cosa e come lo pensa di fare.</p>
<p>Su questo Conte non c’entra, ma il Parlamento si: il Presidente non viene dalla Politica, ma Grillo sì.</p>
<p>Allora scenda in campo Grillo con serietà e si sporchi le mani per la nostra democrazia non lasciando soli coloro che ha portato volutamente al potere. Lo faccia con spirito costruttivo vero. Abbandoni la maschera, per una volta, e concili l’Uomo comune che dovrebbe essere nel suo intimo per metterlo a sevizio della gente comune senza adornare la linea politica con un “tutti dentro” in stile parigino dell’ottocento (si sa com’è andata a finire).</p>
<p>Un Paese senza opposizioni sappiamo cosa può diventare. Il passo è breve. L’apatia politica è come una bara. L’abitudine alla mansuetudine peggio ancora.</p>
<p>Se la democrazia (non) è partecipazione serve, quindi, spirito Costituente.</p>
<p>L’apertura di una crisi, per quanto insperabile, è pur sempre un momento di riflessione in cui occorre ritrovarsi sulle cose che contano di più. E ce ne sono due per ora irrinunciabili: la vita delle persone e la democrazia.</p>
<p>Qual è l’augurio allora: che il grillismo abbia la capacità, ora più che mai, di ispirarsi a Conte nell’ottica di vestirsi d’abito costituzionale. È questo il messaggio di Renzi (letto tra le righe, si spera)?</p>
<p>Che il capo di Italia Viva possa essere affidabile o meno questo è un fatto di corollario dei rapporti personali tra gli attori oggi sul “palcoscenico” nonché di “retropalco”.</p>
<p>Ora conta ritrovare un Parlamento che abbia prospettiva. Con il voto o senza purché sia al centro della scelta.</p>
<p>E scusate se, in democrazia, questo è poco.</p>
<p>Nel frattempo Conte è ancora Conte e può, da non politico, garantire la politica stessa perché è Renzi che glielo chiede implicitamente; non più con la solita serenità, ma con la pacca berlusconiana pronta a rasserenare.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Angelo Lucarella" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/10/angelo-lucarella-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/angelo-lucarella/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Angelo Lucarella</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, saggista, già vice presidente coord. della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Delegato italiano (under 40) al G20 Amburgo 2022 industria, imprese e sviluppo economico organizzato da compagini industriali/imprese dei Paesi partecipanti con Ministero economia tedesco.</p>
<p>Docente aggiunto a.c. in Diritto tributario dell&#8217;impresa e Diritto processuale tributario &#8211; Dipartimento Economia, Management, Istituzioni presso l&#8217;Università degli studi di Napoli Federico II.<br />
Componente di cattedra in &#8220;Diritto e spazio pubblico&#8221; &#8211; Facoltà di Scienze Politiche presso Università degli studi internazionali di Roma.<br />
Componente del tavolo di esperti per gli studi sul “reddito universale” &#8211; Dipartimento di Scienze Politiche Università internazionale per la Pace dell&#8217;ONU (sede di Roma).<br />
Direttore del Dipartimento di studi politici, costituzionali e tributari &#8211; Università Federiciana popolare.</p>
<p>Consigliere della &#8220;Commissione Etica ed Affari Legali&#8221; in seno al Comitato tecnico legale della Federazione Italiana E-Sports.<br />
Componente del comitato scientifico della rivista @Filodiritto per l&#8217;area &#8220;socio-politica&#8221;.<br />
Founder di @COLTURAZIONE</p>
<p>Pubblicazioni principali:<br />
&#8211; &#8220;Opere edilizie su suolo privato e suolo pubblico. Sanzioni penali e profili costituzionali&#8221; (Altalex editore, 2016);<br />
&#8211; &#8220;I sistemi elettorali in Italia: profili evolutivi e critici&#8221; (Pubblicazioni Italiane, 2018 &#8211; testo in collettanea);<br />
&#8211; &#8220;L&#8217;inedito politico costituzionale del contratto di governo&#8221; (Aracne editrice, 2019);<br />
&#8211; &#8220;Dal contratto di governo al governo da contatto&#8221; (Aracne editrice, 2020);<br />
&#8211; &#8220;Nessuno può definirci. A futura memoria (il tempo del coraggio). Analisi e riflessioni giuridiche sul D.d.l. Zan&#8221; (Aracne editrice, 2021 &#8211; testo coautoriale);<br />
&#8211; &#8220;Amore e Politica. Discorso sulla Costituzione e sulla Dignità dell&#8217;Uomo&#8221; (Aracne editrice, 2021);<br />
&#8211; &#8220;Draghi Vademecum. La fine del governo da contatto. Le sfide del Paese tra dinamiche politiche e districamenti sul fronte costituzionale&#8221; (Aracne editrice, 2022).</p>
<p>Ultima ricerca scientifica &#8211; &#8220;La guerra nella Costituzione ucraina&#8221; &#8211; pubblicata su Alexis del GEODI (Centro di ricerca di Geopolitica e Diritto Comparato dell&#8217;Università degli studi internazionali di Roma).</p>
<p>Scrive in borderò per Italia Oggi e La Ragione ed è autore su La Voce di New York (columnist), Il Riformista, Affari italiani (editoriali), Formiche, Il Sole 24 Ore, Filodiritto (curatore della rubrica Mondovisione), Cercasi un Fine e sul blog di Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>Svegliati Italia, non esiste un vaccino per tutto</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/svegliati-italia-non-esiste-un-vaccino-per-tutto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Annetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 23:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano annetta]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;evanescenza del piano vaccinale, tale da far addirittura dubitare dell&#8217;esistenza del medesimo, e l&#8217;osceno balletto sulle riaperture scolastiche ci regalano gli ennesimi disastri del casaliniano Modello Italia. Nessuna sorpresa; da mesi è dolorosamente evidente a chiunque &#8211; con la non lodevole eccezione dei sempre meno tifosi e dei sempre troppi beneficiati &#8211; l&#8217;incapacità di affrontare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;evanescenza del piano vaccinale, tale da far addirittura dubitare dell&#8217;esistenza del medesimo, e l&#8217;osceno balletto sulle riaperture scolastiche ci regalano gli ennesimi disastri del casaliniano Modello Italia.</p>
<p>Nessuna sorpresa; da mesi è dolorosamente evidente a chiunque &#8211; con la non lodevole eccezione dei sempre meno tifosi e dei sempre troppi beneficiati &#8211; l&#8217;incapacità di affrontare l&#8217;emergenza in modo serio.</p>
<p>Non si contassero a migliaia i morti potremmo già archiviare questa surreale stagione ad espediente scenico di un qualche Bavaglino.</p>
<p>Però a ben vedere, al netto del disastro sanitario ed economico, la drammatica situazione che stiamo vivendo qualcosa può insegnarci.</p>
<p>Siamo alfine giunti alla dichiarazione di fallimento dell&#8217;Italia dei mille orticelli clientelari. Siamo insomma al definitivo default, ahinoi a spese nostre, di quell&#8217;indigeribile coacervo fatto di politici per mancanza di mestiere, di commissari amici degli amici, di consorziate e di municipalizzate eterno buen retiro per schiere di trombati, di corpi intermedi sempre ben pasciuti, di monopoli vari ed avariati.</p>
<p>Fate caso ai responsabili in servizio permanente effettivo, a quelli che &#8220;gli altri stanno pure peggio&#8221;, a quelli che &#8220;non è tempo di cercare responsabilità&#8221;; la greppia non è mai troppo lontana.</p>
<p>Si vedano in proposito le reazioni social alla proposta del &#8220;nostro&#8221; Davide Giacalone  finalizzata ad impedire che l&#8217;inefficienza di Stato continui a far marcire nei frigoriferi le, già pesantemente insufficienti, dosi di vaccino disponibili. Se si gratta, sotto la patina di un ideologismo da discount, spunta sempre un capoufficio da vellicare.</p>
<p>Svegliati Italia, perché per questa malattia fatta di poteri nazionali, locali e intermediari sociali esclusivamente intenti alla cura del proprio orticello (quando non esclusivamente del proprio tornaconto personale) non esiste vaccino.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Massimiliano Annetta" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/massimiliano-annetta-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/massimiliano-annetta/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Massimiliano Annetta</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Penalista, abilitato al patrocinio dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, dà vita nel 2004 allo studio che porta il suo nome, incentrando la propria attività professionale esclusivamente nel campo del diritto penale, ulteriormente specializzandosi poi nelle tematiche del diritto penale dell’impresa.<br />
L’esercizio della professione non gli impedisce di continuare l’attività universitaria: conseguito il dottorato di ricerca, è stato per oltre dieci anni docente di diritto penale presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università degli studi di Firenze.<br />
È docente a contratto di Diritto delle Prove Penali e Criminologia presso l’Università Mercatorum di Roma e Direttore e Coordinatore del Master Universitario di I livello in Anticorruzione: un nuovo modello di etica pubblica. Risposte ordinamentali e nuovi protagonisti presso la Link Campus University di Roma.<br />
Accanto alle molteplici pubblicazioni scientifiche, si segnalano numerosi convegni che lo vedono come relatore.<br />
È inserito nella rete “Penalnet” della Commissione Europea (elenco europeo degli avvocati penalisti abilitati a patrocinare dinanzi alle Corti dell’Unione Europea).<br />
E’ stato fiduciario in materia penale, su tutto il territorio nazionale, del SIULP (Sindacato Unitario Lavoratori di polizia) ed è oggi il coordinatore del Dipartimento Affari Legali della UIL Sicurezza.<br />
È il responsabile dell’Ufficio Legale di USIP – International Police Sports Union – Police Games Milano 2019.</p>
<p>Attualmente insegna Diritto Processuale Penale presso l&#8217;Università IUL.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.annettaeassociati.it/" target="_self" >www.annettaeassociati.it/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/svegliati-italia-non-esiste-un-vaccino-per-tutto/">Svegliati Italia, non esiste un vaccino per tutto</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>C&#8217;era una volta il Parlamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Bozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 18:04:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe bozzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sono bastati i tanti decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri emessi anche in tema di libertà costituzionali in barba alla riserva di legge garantita dalla Costituzione, né le questioni di fiducia poste a ripetizione dal Presidente del Consiglio a nome del Governo, previo &#8220;assenso esplicito&#8221; del Consiglio dei Ministri, per fare pressione, umiliandolo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono bastati i tanti decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri emessi anche in tema di libertà costituzionali in barba alla riserva di legge garantita dalla Costituzione, né le questioni di fiducia poste a ripetizione dal Presidente del Consiglio a nome del Governo, previo &#8220;assenso esplicito&#8221; del Consiglio dei Ministri, per fare pressione, umiliandolo, sul Parlamento.La deriva illiberale e la cupidigia di potere del Governo dell&#8217;avvocato del popolo si sono nutrite di un altro boccone.<span id="more-2396"></span></p>
<p>In nome della &#8220;flessibilità&#8221;e dell&#8217;urgenza di decidere, nel cosiddetto decreto rilancio è stato incluso l&#8217;art.265 che fa strage del principio cardine delle democrazie liberali secondo cui sono le Camere a deliberare sul bilancio predisposto dal Governo (art.81 della Costituzione).Ora, invece, il Governo (il Ministro dell&#8217;Economia) può con propri decreti sostituirsi al Parlamento.<br />
Il Ministro &#8220;al fine di ottimizzare l&#8217;allocazione delle risorse disponibili&#8221;,può, con provvedimento discrezionale, rimodellare le risorse apportando le occorrenti &#8220;variazioni di bilancio&#8221; senza  darne conto al Parlamento il quale, deliberando sulle risorse spendibili, ha anche deciso quale quota di ciascuna vada destinata a determinati programmi e scopi.<br />
Si è disinvoltamente dimenticato che le scelte del Governo in materia di priorità e di livelli di spesa sono atti di indirizzo politico soggetti come tali storicamente all&#8217;approvazione del Parlamento poiché &#8220;<em>the nation granted the tax,the King enacted the law</em>&#8221; e che il Governo non può individuare e realizzare finalità e misure diverse senza il consenso delle Camere.<br />
Si va sempre più constatando che il Governo e chi lo presiede si considerino il monarca dei nostri tempi in nome di una democrazia &#8220;immediata&#8221;in cui il confronto dialettico delle opinioni e la sintesi politica sono considerati un fastidioso intralcio.<br />
Racconteremo ai nostri nipoti la triste favola che un tempo l&#8217;Italia era una repubblica parlamentare?</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Bozzi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe-bozzi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-bozzi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Bozzi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore ordinario, della cattedra di Diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza della Libera Università per gli studi sociali Guido Carli – LUISS – di Roma. Componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/cera-una-volta-il-parlamento/">C&#8217;era una volta il Parlamento</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La Costituzione non è un optional</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/la-costituzione-non-e-un-optional/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Bozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 19:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo con una sorta di “dispotismo paternalistico” ha decretato, ignorando prevalentemente il Parlamento, una sostanziale “dittatura dell’emergenza sanitaria” mediante una concitata e pletorica regolamentazione precettistica, inflessibile, minuziosa nel dispensare proibizioni e divieti, e duramente punitiva perché nutrita della sfiducia verso i cittadini. Di questo armamentario normativo che mira a modellare giuridicamente, con paternalistica determinazione, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo con una sorta di <strong>“dispotismo paternalistico”</strong> ha decretato, ignorando prevalentemente il Parlamento, una sostanziale “dittatura dell’emergenza sanitaria” mediante una concitata e pletorica regolamentazione precettistica, inflessibile, minuziosa nel dispensare proibizioni e divieti, e duramente punitiva perché nutrita della sfiducia verso i cittadini.<br />
Di questo armamentario normativo che mira a modellare giuridicamente, con paternalistica determinazione, i cittadini come se fossero figli minori incapaci di pensare e di determinarsi autonomamente, sulla cui sorte deve vegliare il Governo, l’aspetto più criticabile risiede nella declinazione delle misure che incidono sui diritti di libertà dei cittadini “che non si ammalano né si sospendono”.<span id="more-2296"></span></p>
<p>In uno dei passaggi più difficili, se non drammatici, della storia della nostra Repubblica che avrebbe richiesto come non mai la piena osservanza della Costituzione quale fondamento del nostro sistema di democrazia liberale, stiamo invece assistendo ad una forma di sacralizzazione del potere dell’Esecutivo, alla marginalizzazione del Parlamento, al declino del primato della legge.<br />
Una rilevante compressione e limitazione di fondamentali <strong>diritti di libertà</strong> dei cittadini è stata decisa da una pioggia di decreti emanati con solitaria sollecitudine dal Presidente del Consiglio dei Ministri.<br />
Non si è voluto riconoscere che secondo la Costituzione le libertà fondamentali possono essere incise e limitate soltanto dalla legge, la c.d. ”riserva di legge” formale deliberata dalle Camere, che esclude qualsiasi intervento di fonti non primarie dalla regolamentazione della materia. I costituenti hanno voluto che soltanto la legge fosse lo strumento per vincolare l’azione del potere esecutivo nei confronti delle libertà costituzionali.<br />
Nessuno può negare, quindi, se ci si prende la briga di leggere la Costituzione, l’inidoneità dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri ad intervenire, limitandole, sulle libertà gelosamente tutelate dalla Costituzione poiché i decreti, quali atti sostanzialmente amministrativi, costituiscono una fonte, sicuramente non primaria, e comunque anomala, non contemplata dalla Costituzione, e sono sottratti al vaglio delle Camere e all’esame del Presidente della Repubblica.<br />
Si è ritenuto tuttavia che un’adeguata “copertura legislativa” dei decreti presidenziali potesse essere assicurata dal decreto legge n.6 del 2020, successivamente convertito in legge n.13 del 2020, con il quale il Governo ha “delegato” il presidente del Consiglio ad adottare le misure di contenimento e di contrasto dell’emergenza sanitaria con appositi decreti da esso emessi.<br />
Questa tesi incontra un duplice, concorrente e, a nostro avviso, non superabile né emendabile inciampo: la Costituzione prevede che soltanto il Parlamento possa con una propria legge conferire al Governo la potestà di legiferare “con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato”; la delega al Governo non può essere conferita con atto adottato dal Governo stesso, come dispone anche la legge sull’ordinamento della Presidenza del Consiglio.<br />
Ed invece proprio questo è accaduto: il Governo ha delegato sé stesso a trasformare, in virtu’ di un’insospettabile capacità taumaturgica, atti amministrativi in atti di legislazione primaria con i quali il Presidente del Consiglio ha ritenuto di poter intervenire per tutelare la salute anche sui diritti di libertà e, contemporaneamente, il Governo ha approvato con un suo atto il suo stesso operato.<br />
Questo tortuoso <strong>“modus procedendi”</strong>, che sembra assomigliare meno ad un procedimento legislativo che ad un giuoco di scatole cinesi in cui il grande assente è stato il Parlamento, ha alterato il quadro istituzionale delle fonti normative di rango primario come disegnato dagli artt.70,76 e 77 della Costituzione e la natura stessa della delega legislativa prevista dalla Costituzione che presuppone il “dualismo” tra il Parlamento delegante e il Governo delegato ed ha vanificato lo scudo della riserva di legge che garantisce le libertà costituzionali.<br />
Evidentemente non si pone in dubbio né l’eccezionalità della situazione sanitaria determinata dalla pandemia né il primato della cura della salute, quale diritto del singolo e bene della collettività, per preservare la vita senza la quale nessun diritto è esercitabile, né è in discussione l’urgenza di provvedere con tempestività per adeguare la normativa all’evoluzione della pandemia.<br />
Tuttavia che, come è stato sostenuto, l’emergenza sia essa stessa la fonte del diritto del Governo di autoattribuirsi poteri, non previsti dalla Costituzione, di limitare le libertà fondamentali con atti amministrativi è tesi, prima ancora che opinabile giuridicamente, pericolosa perché l’elasticità del concetto di emergenza ne può favorire abusi da parte di chi intenda recidere le linfe della libertà.<br />
Non è dato sacrificare in nome delle esigenze sanitarie i diritti di libertà senza un ponderato bilanciamento fra diritti egualmente fondamentali che sono in rapporto di reciproca integrazione, bilanciamento che non può che essere compiuto dalle Camere nel rispetto della struttura normativa articolata e gerarchica dettata dalla Costituzione.<br />
Anche in un frangente di eccezionale gravità che impone rapidità ed urgenza di decisioni, come è lo stato di guerra, la Costituzione ha previsto un regime garantista che eviti qualsiasi arbitrio dell’Esecutivo affidandone la deliberazione e la fissazione dei poteri necessari nonché il controllo politico alle assemblee parlamentari.<br />
E’ significativo che le forze politiche di maggioranza con un tardivo sussulto, che non pare azzardato definire freudiano, hanno tentato una parlamentarizzazione dei decreti senza tuttavia superare la delegittimazione del Parlamento e senza sanare il vizio di origine dei decreti che ne inficia la legittimità costituzionale.<br />
Le Camere, in virtù di un emendamento al decreto legge n.19 del 2020, potranno infatti unicamente ascoltare dal Presidente del Consiglio o da un Ministro delegato l’illustrazione del contenuto dei decreti formulando vaghi indirizzi e nemmeno questi quando il Presidente, per ragioni d’urgenza, si presenterà alle Camere a cose fatte dopo l’emanazione e, si suppone, l’esecuzione dei decreti.<br />
È in giuoco la qualità della democrazia se il Governo si libera dei limiti costituzionali perché solo lo stato di diritto e un assetto costituzionale del potere garantiscono le libertà civili del cittadino che non esprimono un individualismo asociale ma, al contrario, sono il presupposto per la dotazione di pari libertà per tutta la collettività.<br />
L’ossequio alla Costituzione, alla centralità del Parlamento, che è il cuore della democrazia rappresentativa, alle leggi che esprimono gli orientamenti e la volontà del corpo elettorale, non sono lo svago innocente di anacronistiche vestali della Carta come affermano spensieratamente coloro che ritengono che la rappresentanza politica sia niente altro che un fastidioso intralcio ai processi decisionali del Governo. La tentazione di fuoriuscire dalla tradizione del costituzionalismo liberale in nome di una privatizzazione della sovranità non è una novità: già circa due secoli e mezzo or sono i costituenti di Filadelfia avevano ammonito che se la Costituzione è soltanto nominale vi è il rischio di scivolare in un “dispotismo elettivo” che soffoca le coscienze e il pensiero.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giuseppe Bozzi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/04/giuseppe-bozzi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giuseppe-bozzi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giuseppe Bozzi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professore ordinario, della cattedra di Diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza della Libera Università per gli studi sociali Guido Carli – LUISS – di Roma. Componente del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>Perché parlare ancora di semplicismo e dis-intermediazione</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/perche-parlare-ancora-di-semplicismo-e-dis-intermediazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Bovi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 18:35:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[lega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i protagonisti dell’ultimo raduno di Pontida non è di certo passato inosservato lo slogan, gigantesco, che campeggiava sul palco: “La forza di essere liberi”; parole, francamente, scontate. La banalizzazione del linguaggio politico non è certo problema recente e si può dire, anzi, che tale processo avanzi imperterrito già all’indomani di tangentopoli. Si parla sommariamente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i protagonisti dell’ultimo raduno di Pontida non è di certo passato inosservato lo slogan, gigantesco, che campeggiava sul palco: “La forza di essere liberi”; parole, francamente, scontate.</p>
<p>La banalizzazione del linguaggio politico non è certo problema recente e si può dire, anzi, che tale processo avanzi imperterrito già all’indomani di tangentopoli. Si parla sommariamente di “semplicismo”, vale a dire quella tendenza a voler necessariamente appiattire il superamento di un problema in ciò che sembrerebbe essere la sua stessa risoluzione – “non ci sono più soldi? stampiamone di più”; “ci sono troppi migranti? che si respingano” e via discorrendo &#8211; ignorando, più o meno consapevolmente, i vari motivi per i quali un problema è, per l’appunto, tale.</p>
<p><span id="more-1937"></span></p>
<p>Sicuramente il semplicismo è un diretto corollario (ma potrebbe anche essere il contrario) della c.d. dis-intermediazione, intesa come fenomeno che porta all’eliminazione dell’intermediario tra le parti. Quanto appena citato implica che un rapporto, dapprima trilaterale, si contragga, in seguito, in uno bilaterale; banalmente, si pensi all’e-commerce, attraverso il quale il produttore può trattare direttamente con il consumatore finale. <em>Mutatis</em> <em>mutandis</em> la dis-intermediazione è fenomeno e si evidenzia, in continua evoluzione, anche nel rapporto tra politica ed elettorato.</p>
<p>Ed è qui che i due fenomeni si intrecciano: la comunicazione è, infatti, semplificata e, laddove possibile, (cioè<em>, ca va sans</em> dire, sempre) ridotta, in virtù del superiore fine di poter mettere la politica a diretto “servizio del popolo”, delegittimando, però, chiunque possa obbiettare, appiattendo in tal modo, se non del tutto neutralizzando, qualsiasi opinione contraria.</p>
<p>In un tale contesto ecco allora che il politico che aspiri a posizioni leaderistiche, scavalcando gli ordinari canali intermediari in favore di mezzi sempre più liquidi,“self service”, semplicistici, diventa, invece, “media” e giornalista di se stesso, con la conseguenza che, il più delle volte, il leader di oggi si trovi a diffondere notizie e dati appositamente confezionati per rendere inattaccabile la propria ricetta, checché fantomatici “professoroni” e/o “gufi” si azzardino a dire il contrario. Il meccanismo risulta tarato su un piano simil-paternalistico ed ogni forma di comunicazione avviene nella maniera più “elector-friendly” possibile. Semplicismo e dis-intermediazione determinano, allora, un allargamento spropositato ed indiscriminato della platea destinataria delle informazioni; si moltiplicano i riferimenti generici alla “gente” o al “popolo” e la comunicazione si fonda su una logica familistica o, peggio, cameratistica/sportiva (“il capitano”, “l’avvocato del popolo”), in cui il leader è prima di tutto protettore e “grande semplificatore” e come tale non può comunicare che con apoditticità, enfasi, egocentrismo, rassicurazione.</p>
<p>Il linguaggio è permeato da frasi lineari prive di complicazioni o circonlocuzioni involute che provocherebbero solo disorientamento interpretativo: “un deliberato parlar semplice di tutti i giorni, disseminato anche di <em>cliches</em> e locuzioni popolareggianti” (Desideri, “La comunicazione politica: dinamiche linguistiche e processi discorsivi”) fatto esclusivamente di opinioni di facile comprensione ma soprattutto ovvie . Una “materializzazione delle metafore” che, giusto nell’ultima esperienza di governo, si è resa particolarmente evidente, ad esempio, e senza pretesa di esaustività, nella stipula del (ed Hobbes ancora grida vendetta) decantatissimo “contratto di Governo” (trovata, questa, assolutamente non nuova, basti pensare ai due antecedenti più illustri, il Berlusconiano “contratto con gli italiani” e ancora prima il “contratto con l’America” dei Repubblicani per le elezioni del 1994).</p>
<p>Tuttavia, senza voler ridursi ad un elenco di casi concreti, è chiara la conseguenza principale ed inesorabile del binomio dis-intermediazione-semplicismo; estromettendo, infatti, il diaframma critico e, più o meno consapevole, precedentemente posto tra leader politici ed elettorato, si è avuto e si ha tuttora una graduale e sempre più insostenibile diluizione della qualità (e della verità) della comunicazione politica, situazione che, ovviamente, ha compromesso la percezione della realtà da parte dei cittadini, sempre più arroccata in posizioni accomodanti ma soprattutto compatibili con quanto si vuole pensare e vedere e da qui l’incapacità, se non l’astio, di confrontarsi con il meno semplice contesto reale.</p>
<p>Mi sembra a questo punto opportuno riportare il celebre discorso delle “<em>bubbles</em>” pronunciato da Obama accomiatandosi da Presidente: <em>“For too many of us, it’s become safer to retreat into our own bubbles [&#8230;] surrounded by people who look like us and share the same political outlook and never challenge our assumptions […] and increasingly, we become so secure in our bubbles that we accept only information, whether true or not, that fits our opinions, instead of basing our opinions on the evidence that’s out there.</em>”</p>
<p>Concludendo e ricollegandomi al discorso delle primissime righe, probabilmente esagera chi ritiene che in Italia ci sia bisogno di più politici alla “hard, long, slog” di Churchillina (prima) e Tatcheriana (poi) memoria; tuttavia, non si può dire altrettanto di chi ritiene che si debba,ormai fare a meno di coloro che con tanta magniloquenza si professano appartenenti ad una schiera di donne e uomini liberi, che liberi poi non si sa da cosa; certamente non dalla retorica che spesso, in questi casi, si trasforma in ipocrisia, perdita di senso critico o, peggio, in menzogna. D’altra parte, cosa sarebbe altrimenti la libertà se non il coraggio di uscire dalla propria comfort zone e di rompere la “bubble” dentro la quale ci si è rinchiusi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giovanni Bovi" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/giovanni-bovi-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giovanni-bovi/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giovanni Bovi</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Romano di nascita, radici in Calabria. Laureato in giurisprudenza, mi piace il diritto, quello giusto</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/giovanni.bovi.3" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Instagram" target="_self" href="https://instagram.com/gvnn_bv" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/perche-parlare-ancora-di-semplicismo-e-dis-intermediazione/">Perché parlare ancora di semplicismo e dis-intermediazione</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Impeachment? Non siamo negli Stati Uniti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Santucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2018 10:29:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che il momento storico sia senza precedenti lo dimostra come si torni dopo decenni a sfogliare i manuali di diritto costituzionale alla voce articolo 90: alto tradimento e attentato alla Costituzione, i due reati per i quali il Capo dello Stato può essere messo in stato d&#8217;accusa. Era dagli ultimi giorni del settennato di Francesco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Che il momento storico sia senza precedenti lo dimostra come si torni dopo decenni a sfogliare i manuali di diritto costituzionale alla voce articolo 90: <strong>alto tradimento e attentato alla Costituzione</strong>, i due reati per i quali il Capo dello Stato può essere messo in stato d&#8217;accusa. Era dagli ultimi giorni del settennato di Francesco Cossiga che non se sentiva parlare. </span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>Facciamo chiarezza</strong>. L&#8217;ordinamento italiano prevede una procedura molto più complessa e farraginosa rispetto alla velocità che connota <strong>l&#8217;impeachment</strong> di matrice anglosassone. Mentre negli Stati Uniti la Camera dei rappresentanti assume le vesti di accusa e il Senato quelle di giudice, la nostra messa in stato d&#8217;accusa prevede invece che a giudicare il Capo dello Stato sia<strong> la Corte Costituzionale</strong>, con il Parlamento chiamato qui a sostenere l&#8217;accusa, e non a giudicare. Tutto questo dopo un lunghissimo iter speciale in Parlamento e una integrazione della composizione stessa della Corte Costituzionale, chiamata ad emettere una sentenza di destituzione inappellabile.</span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">È forse la complessità di questo scenario processuale che fa dell&#8217;<strong>impeachment italiano</strong> l&#8217;oggetto misterioso di queste ultime ventiquattro ore, sia per gli osservatori che per chi lo richiama nei palazzi e nelle piazze. Di certo sappiamo che in passato iniziative simili<strong> contro Giovanni Leone</strong> e lo stesso Cossiga fallirono clamorosamente. Lo scenario impervio e drammatico di una messa in stato d&#8217;accusa è avvolto dal mistero anche per la<strong> poca dottrina</strong> che ne ha scritto. Livio Paladin parlava di <strong>&#8220;eventi quasi impossibili da verificarsi&#8221;</strong> e la stessa Carta non chiarisce in che cosa consista l&#8221;alto tradimento&#8221; e &#8220;l&#8217;attentato alla Costituzione&#8221;. </span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Il richiamo all<strong>&#8216;articolo 283 del codice penale</strong>, l’attentato contro la costituzione dello Stato, non appare poi adatto a fare chiarezza perché la sua formulazione riprende la vecchia dizione della norma, risalente al 1930 e quindi precedente alla Costituzione repubblicana. Ed infatti, annota qualche studioso, la parola &#8220;costituzione&#8221; è scritta in minuscolo. </span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>Insomma</strong>: il destino della Repubblica è da sempre, per volontà dei padri costituenti, in mano agli interpreti politici e giudiziari immaginari di un processo dato impossibile a verificarsi. La messa in moto di un procedimento in stato di accusa si incastrerebbe in una serie di novità clamorose che hanno già contraddistinto questa terza repubblica come gli ottantacinque giorni di crisi, le consultazioni trasversali e allo stesso tempo simmetriche, mandati esplorativi e incarichi ma è assai probabile che, come la storia insegna, il tentativo non avrà seguito. </span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>Evocare l&#8217;impeachment nelle piazze</strong>, infatti, è forse il solo preludio di una campagna elettorale che mai come in questo turno sarà aggressiva. Mentre la lunga strada dell&#8217;impeachment imporrebbe viceversa tenere in vita questa legislatura, rinunciando alla tentazione delle urne dopo agosto e di un nuovo governo in autunno. </span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>Certo. Mai una riserva di un incarico di governo</strong> era stata sciolta negativamente di fronte al Capo dello Stato a causa di un singolo ministro. E per la prima volta dal 1987, <strong>Governo Fanfani VI</strong>, un governo in carica non otterrà la fiducia del Parlamento alla sua prima uscita. E se sommata alla prima volta nella storia della Repubblica di una legislatura mai nata e di due elezioni politiche consecutive ben si hanno presenti le conseguenze della storica mossa di Mattarella. Ma probabilmente insufficiente per evocare l&#8217;attentato alla Costituzione e instaurare quindi un processo pubblico nei confronti del Capo dello Stato.</span></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Simone Santucci" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/simone-santucci/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Simone Santucci</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/impeachment-non-siamo-negli-stati-uniti/">Impeachment? Non siamo negli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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