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	<title>tecnologia Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>tecnologia Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>I ritmi vitali nel mondo social e in quello reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jul 2024 21:32:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[raffaello morelli]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In linea di massima tutti avvertiamo superficialmente che questi ritmi non sono i medesimi. Ma non riflettiamo davvero sul significato. Eppure si tratta del pernio del cambiamento nei rapporti civili derivante dal prorompente diffondersi dei cellulari negli ultimi trentanni. In generale, i cellulari sono un enorme passo avanti tecnologico nella capacità di esprimersi individuale e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In linea di massima tutti avvertiamo superficialmente che questi ritmi non sono i medesimi. Ma non riflettiamo davvero sul significato. Eppure si tratta del pernio del cambiamento nei rapporti civili derivante dal prorompente diffondersi  dei cellulari negli ultimi trentanni. </p>
<p>In generale, i cellulari sono un enorme passo avanti tecnologico nella capacità di esprimersi individuale e nella possibilità di interrelazione tra diversi soggetti, oltretutto ad una velocità elevata. Peraltro portano anche a problematiche inesplorate, come sempre avviene con le grandi invenzioni.</p>
<p>All’epoca delle onde radio avviata da Guglielmo Marconi, questo specifico problema non si pose. La grande innovazione consentiva per la prima volta contatti a grande distanza senza fili. Pur tuttavia, date le condizioni strumentali di allora, ancora ridotte rispetto ad oggi, tali contatti in pratica potevano  svolgersi  tra una sola fonte trasmittente alla volta e una larghissima platea di ascoltatori. Dunque non smantellavano la logica dell’antica pratica delle assemblee in piazza e dei proclami. Nei decenni successivi, l’enorme successo di quella duttile tecnologia radiofonica originò la formazione di grandi organizzazioni nazionali per esercitare quel servizio, seguita nei vari paesi da serrati dibattiti sul come regolarle in modo che esercitassero al meglio la loro funzione all’interno  delle istituzioni e dei rapporti tra pubblico e privato. Non molto dopo la nascita della radiofonia, un percorso analogo venne ripetuto dalla nuova tecnologia TV . In ambedue i settori si finì per arrivare (dopo vive controversie) ad una ampia e fattiva coesistenza  tra le reti a proprietà pubblica e quelle dell’iniziativa privata.  Tutte e due le tipologie mantenevano peraltro la stessa struttura di un solo grande emittente per volta, ciascuno con una più o meno vasta platea di utenti.</p>
<p>L’uso del cellulare ha impresso una  svolta. Il protagonista indiscusso è divenuto il singolo utente, che, seguendo i vari canali sul video del proprio cellulare,  riceve e spedisce messaggi ad altri utenti, dando vita ad una rete fittissima. Per lo più lo fa molto alla svelta, talvolta con frenesia, non di rado instaurando un legame ipnotico con lo stare sui social. Sempre manifestando di slancio convinzioni ed emozioni, senza riflettere abbastanza e soprattutto senza esercitare il proprio spirito critico. Un simile atteggiamento determina nei social una esasperazione dei toni ed un livello eccitato , che confliggono con la possibilità di dare notizie oggettive e di arrivare a confronti ragionati sugli argomenti discussi. Soprattutto, inibisce un aspetto cardine del mondo reale: la necessità di soppesare quanto si osserva attraverso il far maturare lo spirito critico di ciascuno.</p>
<p>Il punto è decisivo. Da quasi quattro secoli la conoscenza avanza in modo forte e continuativo adoperando il metodo sperimentale (con effetti assai positivi anche sul convivere). E il metodo sperimentale si incardina appunto sullo spirito critico nell’osservare, nel fare ipotesi per risolvere i problemi e nel valutare i risultati via via ottenuti. Di conseguenza, il fatto che una parte crescente dei conviventi diminuisca parecchio l’uso dello spirito critico fino a soffocarlo, arreca una ferita grave al sistema sperimentale. Il quale non si fonda solo sui comportamenti degli addetti al ramo, bensì richiede un coerente clima nel vivere di tutti i giorni.</p>
<p>Oltretutto, le schiere a sostegno dei social, di per sé già folte, vengono ancora infoltite dall’uso che dei social fanno i giornalisti. Citano ripetutamente una mole di notizie trovate on line, senza sottoporle prima ad una valutazione di effettiva fondatezza. E siccome la libera informazione dei cittadini è il presupposto cardine per mantenerli a conoscenza degli avvenimenti e dare la capacità di giudizio che è l’anima della libertà, risulta assai negativo che la libera informazione sia intaccata alla radice, sia nelle fonti che nella diffusione acritica delle notizie.  Pertanto urge limitare – meglio far regredire – l’innaturale espandersi nel mondo reale dei ritmi dei social.</p>
<p>Tale obiettivo esige un serio  impegno culturale, diffuso e coerente, per evitare un utilizzo distorto dell’innovazione epocale che è il cellulare. Principalmente da parte di chi, come i liberali, è stato ed è il solo fautore italiano del ruolo centrale dell’individuo in una crescita del Paese equilibrata ed innovativa.  </p>
<p>Innanzitutto occorre rendere consapevole ogni cittadino che il cellulare non è uno strumento di totalitarismo conformista ma all’opposto uno strumento di libertà che favorisce le relazioni tra i cittadini individui e gli scambi tra di loro d’ogni tipo. Insomma un ricupero di cultura realistica nel convivere tra diversi. Perciò chi  usa  il cellulare deve evitare con cura la trappola di pensare che il mondo dei social  possa essere  alternativo a quello reale. Occorre restare consapevoli che il ritmo dell’immediatezza nei social non può nascere a scapito di altri caratteri della personalità di cui, nella vita umana, non è possibile fare a meno , a cominciare dall’esercizio dello spirito critico. Tale esercizio, a parte le differenze tra gli individui, richiede  tempi fisici  di riflessione di per sé insopprimibili. Dunque l’uso del cellulare non può far dimenticare che si è arrivati a disporne attraverso l’approfondita comprensione delle condizioni fisiche complessive della realtà, le quali restano un vincolo imprescindibile. E’ un illudersi assurdo tentare di traslocare in un teorico mondo parallelo fatto a piacimento e privo dei vincoli del materiale vivere tra diversi.</p>
<p>Il secondo grande impegno spetta ai giornalisti fedeli alla  professionalità storica. Devono esser l’esempio perché i rispettivi prodotti editoriali non diffondano la cultura invasata dei social. Devono  insegnare ai colleghi esaltati a rifuggire la frenesia dei social e a riscoprire l’antica lezione del controllare in partenza le notizie date agli utenti. Si tratta di un fattore essenziale per riallineare il giornalismo ai ritmi della vita scrollandosi di dosso l’ospite dispettoso del comunicare frenetico sui cellulari.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img decoding="async" src="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/Morelli-e1475170558755.png" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/raffaello-morelli/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Raffaello Morelli</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nel corso dei decenni, ha svolto e scritto migliaia di interventi pubblici  ed articoli, ed è pure autore, da solo o quale coordinatore di gruppi più ampi,  di numerose pubblicazioni a carattere politico culturale, infine si è anche impegnato nella direzione de La Nuova Frontiera editrice, che, per un quarto di secolo, ha diffuso periodici e  volumi su tematiche liberali, e successivamente, in altre iniziative analoghe, tra cul la rivista Libro Aperto. Quanto si volumi più organici da lui curati, vi sono  “Cultura e politica  nell’impegno dei goliardi  indipendenti”  scritto insieme a Giuliano Urbani (1963), “43 tesi per una Presenza Liberale” (1968) redatto per il dibattito congressuale PLI,   “Il dissenso liberale è l’infaticabile  costruttore del sistema delle garanzie” (1970), molti documenti  del PLI in vista di Congressi , in particolare  “La Società aperta” (1986) che divenne parte integrante dello Statuto prima del PLI  e dopo della Federazione dei Liberali, relazioni introduttive alle Assemblee Nazionali FDL, il discorso introduttivo del Convegno  “La ricerca, un progetto per l’Italia” (2003) e negli anni più recenti  tre volumi, “Lo sguardo lungo” 2011 (manuale su vicende storiche, ragioni concettuali e prospettive attuali del separatismo Stato religioni),  “Le domande ultime e il conoscere nella convivenza” del 2012 , e infine “Per introdurre il tempo fisico nella logica della matematica e nelle strutture istituzionali” del 2016, gli ultimi due volumi inerenti radici e significato della metodologia politica individuale come strumento cardine nella convivenza tra diversi.</p>
<p><span>Ed inoltre ha pubblicato nel 2019 “Progetto per la Formazione delle Libertà” e  nel 2022  “Un’esperienza istruttiva”. In generale i suoi scritti ed interventi si trovano sul sito  </span><a target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.losguardolungo.it/biblioteca/&amp;source=gmail&amp;ust=1708787447634000&amp;usg=AOvVaw3Nn8N0xsxgMhrKu6ppwr2v">www.losguardolungo.it/biblioteca/</a></p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/i-ritmi-vitali-nel-mondo-social-e-in-quello-reale/">I ritmi vitali nel mondo social e in quello reale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Zuckerbergian Metaverse to Aristotle’s and Galilei’s Metaphysics</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Santamato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 20:42:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[metaverso]]></category>
		<category><![CDATA[simone santamato]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Despite what may be said – even by those natural law philosophers who believed the “State of Nature” to be a pleasant place where everything was right [1] (being the concept of “right” quite relative, since it was reduced to the individual and its actions) – ever since humans conceived the possibility to gather and organize themselves through a complex and organic regulation, they always tend to association. Could tendency be harmful according to Rousseau or positively seen by Locke, however, opinions are not of great importance: everywhere – from tribes, to estates, to complex States – aggregates of men develop and regulate themselves through simple or complex laws, so that they may live peacefully and orderly.</p>
<p>Essentially, the discourse is also applicable to the Metaverse: the new social space presented by Zuckerberg. The internet entrepreneur must have grown weary of his inter-social system (since it included different realities such as Facebook, Instagram and WhatsApp), so that he decided to make all his platforms merge in a single virtual space. That’s where people will be able to meet and live as if they had a second life. However, that’s not how things actually are: the change of the company’s name conceals other issues [2] which are not to be discussed in these instances.</p>
<p>Back to the topic, the Metaverse might be intended as a virtual space in which participants interact with each other simulating reality. At the moment (at the date of 16/11/2021, when was written the original paper, ed), we still don’t know whether or not these interactions will be regulated and in which way. Nonetheless, I am positive that Zuckerberg’s company will pay particular attention to its users’ privacy and will set a complex of rules in order to protect it. The term “Metaverse” is a neologism coined in the cyberpunk works of Neal Stephenson (in particular it can be found in the novel “<em>Snow Crash”, </em>1992<em>). </em>It is made up of the Greek prefix <em>“meta-” </em>(meaning “inside”, “through”, “inwards”) and <em>“-verse”, </em>which recalls the word<em> “Universe”. </em>Its semantic conceptually welcomes the sense of a container in which every form of life is allowed to exist. The Metaverse is <em>a</em> universe in <em>the Universe</em>.</p>
<p>It may be certainly said that metaverses are already existing [3] – I am myself a universe [4] in the Universe, just like my city, my country, Europe and so on. Despite this, the one proposed by Zuckerberg presents a not negligible peculiarity: it is virtual. In other words: it is “imitating”. An even more suitable term to describe it, considering its etymon [5], could be: “potential”. It is, indeed, a potentially-existing-Universe*. In the Aristotelian sense, this means that it is a Universe which has the possibility to exist. Its existence might hatch and bloom in the field of existence, since this is congenitally, ontologically and substantially possible. In the Aristotelian counter-balance game, in which the world and its entities eternally move and settle down [6], the Metaverse is to be considered as a whole world virtually and potentially playing its chance to exist. The Metaverse is, therefore, something never seen before, which could prove to be a catastrophic failure or a revolution of individual’s and collectivity’s lives. After all, this is the prospect for all of those devices which try something never attempted before.</p>
<p>Nevertheless, once explained in the Aristotelian sense, the Metaverse’s virtuality – in its forthcoming enforcement – seems to be a hypothesis looking forward to the most appropriate time for its realization. The Metaverse, indeed, will turn into reality. Not only it will be generated through a human technique which is shaping the man himself into its own technique, but it will also be a whole world managed by an immovable and eternally “actual” «to theion»: The Algorithm.</p>
<p>Given the dynamism of individuals that will experience this Universe, an immovable and absolute entity is crucial to set everything in motion, regulating its manifestations and activities. Aristotle maintained that something that generates motion must exist. And since something that moves and is moved is a middle entity, it must be moved by something unmoved, which is eternal, being substance and act. [7]
<p>It would be naïve to believe that this Universe is manually managed by individuals: the quantity of contained data will be humanly unbearable. Furthermore it must be taken into account that we are not merely talking about posts – particular and specific ways of expression of individuals – but the individuals themselves in their “virtual form” are in the game. This surely complicates the scenario. Our hope for a human gestation of the whole thing is, therefore, a utopia coming from those who are unable to see the possibilities of technology, or its monstrosity perhaps.</p>
<p>The Algorithm is now truly comparable to a transcendent being which neatly sets up what, otherwise, would be disordered, would not virtually exist or not exist at all.</p>
<p>It is interesting to notice how human this Algorithm is: it is programmed to handle any anomalies and this enables it to be considered as an in-itself-subsisting entity, which is able to identify the available possibilities and choose the most convenient one. We are certainly not far from the human: it acquires awareness of itself to itself and interacts with the Other (the Algorithm interacts with those beings that it manages). It perceives a problem, identifies all the possible solutions and chooses the one it sees as the best one. Actually, the Algorithm could with no doubts be compared to the <em>Übermensch</em>, as it was conceived by Nietzsche. It doesn’t choose opting for what is best among limited possibilities. It chooses on the basis of the fact that these possibilities, since they’re the result of a computation, provide the whole spectrum of causes and effects. The last-mentioned could make the whole “Being-everything” exist, in its contingency, necessity and potentiality. Each chosen act can direct the Whole towards a specific and more pleasant fulfilment. That’s where Vico’s Providence comes alive and Hegel’s Spirit, with its cunning reason, becomes world.</p>
<p>Therefore, it will be possible to understand the Algorithm as a directing logic which, through a command given by man – who’s now so full of technique that he believes himself to be able to generate whole worlds –, will harmoniously order the “virtualized-individual”. It will do this in the perspective of a possible (virtual) world, as if this was a pentagram whose key of violin generates a musicality: its notes are harmonized through a melodically impeccable, sonorously exquisite and symphonically sublime order. Its musician is no longer God, its musician is man.</p>
<p>Nonetheless, this Universe’s peculiarity does not end here. Indeed, what kind of technique’s work would it be if it was so easily explainable and so impeccable that it doesn’t give any kind of problems? We are playing with subdued analogies to make the technically-generator-man and a creator-God conceptually coincide. The reason is that an overwhelmingly heavy retaliation violently emerges from the abyss: the man who creates the Universe won’t be absolute to this, it will be its main character instead. A “Mathematical God” – frighteningly similar to the one outlined by Galilei [8] – will be above the man, thus ignoring every right a creator should have on its creature. The God will substitute the Technique to the Good, at first considered cause for its creation; it will replace Theodicy with its “Teleological Computation” and Theology with Mathematics. In order to understand the world’s direction, where is it headed to or what is it going to collide with, it will be enough to break through the divine barrier of calculation and sense or assume the operations which that God will be performing. We are not only about to create a Universe, but we are about to create a God and, accustomed by Christian logic to submit to this, we won’t face our own creation, and we will kneel before it.</p>
<p>What is certain is that our world, with our God who generates out of Love, won’t be replaced (at least not in the immediate future). In order to enter this Metaverse it will be necessary to own those hardware specifications that will allow the concrete access. However, the issues we tried to point out are not to be neglected. The creation of a world in-itself is, indeed, the first step towards a possible coincidence between it and the current world.</p>
<p>Even without any intention to participate, there’s a paradox to think about: with the majority of us and the businesses of the present world translocated in the new world, the emigration will truly be irrepressible, although relatively many people won’t join the universe. On the other hand, as sci-fi as it may seem – being the definition of sci-fi quite relative, since also the current reality was considered sci-fi decades ago – finding a way to exist in a world of data also means increasing the chances of life of individuals. Hunger and social and economic inequalities could be eliminated. We might expect a State (would also this be Mathematical?) in which moral and justice principles are better regulated. If man tends to aggregation – as we stated in the opening – why should we not think of a “better” world to aggregate in?</p>
[1] Cf. J.-J. Rousseau, <em>The Social Contract</em>, Oxford University Press (© Christopher Belts), 1994.</p>
[2] We are obviously referring to the &#8220;Facebook-Cambridge Analytica scandal&#8221; of 2018. Cambridge-Analytica took from Facebook tens of millions of data about its users with no authorization and used them to cheat on political campaigns. The complex and intricate dynamics made the shares of Zuckerberg’s company rapidly and dreadfully drop.</p>
[3] With regard to this, it is really interesting to mention the analytical philosopher D. Lewis. In his works – few (if not one) of which survive translated in Italian – he talks about how every intelligible world, conceived and expressed through the categories of thought, is «ontologically» existing. Every minimum possibility of the mind in its representative faculties is not – as generally thought – a possibility of the reality in the broad sense, but is in the ontological sense a concrete existence, not in possibility, but effectual. For instance, I am now writing this article using a keyboard. I can alternatively represent myself in a café with a coffee cup and a friend to talk to. In Lewis’ vision, this is not only a subjective representation but also a concretely existing reality, since it was thought in its organic contextualization. I strongly recommend the lecture of two of its works: “<em>Counterfactuals</em>” (1973) and “<em>On the plurality of Worlds</em>” (1986).</p>
[4] As Kierkegaard would say in <em>Either/or: a fragment of life</em> (Penguin Book Ltd, London, 1992), we ethically choose the Absolute that is the ego, the individual, in its eternal valor.</p>
[5] In the original paper, we recommended to consult the Treccani dictionary in order to comprehend the reason behind us choosing that type of semantics for the word; as you can see (<a href="https://www.treccani.it/vocabolario/virtuale/">https://www.treccani.it/vocabolario/virtuale/</a> – URL consulted on 01/04/2022), it says that, in its significance, the term can etymologically be considered as “potential”. However, examining Oxford’s Learner’s Dictionary (<a href="https://www.oxfordlearnersdictionaries.com/definition/english/virtual">https://www.oxfordlearnersdictionaries.com/definition/english/virtual</a> – URL consulted on 01/04/2022), for the term is reported only the etymological root for “<em>virtuosus</em>”, in Latin. Nevertheless, our etymological significance gets reported seeing the Online Etymology Dictionary that, in facts, does report that it is derived «[&#8230;]from Latin virtus &#8220;excellence, potency, efficacy”[…]», and that «The meaning &#8220;being something in essence or effect, though not actually or in fact&#8221; is from mid-15c., probably via sense of &#8220;capable of producing a certain effect&#8221; (early 15c.). Computer sense of &#8220;not physically existing but made to appear by software&#8221; is attested from 1959» (Cf. <a href="https://www.etymonline.com/word/virtual">https://www.etymonline.com/word/virtual</a> – URL consulted on 01/04/2022).</p>
[6] Aristotle, <em>Physics</em>, 200b12; 227a7.</p>
[7] Aristotle, <em>Metaphysics</em>, 1078a.</p>
[8] Cf. Galileo Galilei, <em>The Assayer</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Traduzione in Inglese a cura di Letizia Vitale. <a href="https://www.einaudiblog.it/il-metaverso-zuc…ica-e-galileiana/">Versione in italiano</a><br />
</em><em>English translation edited by Letizia Vitale. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>LETIZIA VITALE<br />
Nata nel 2000, laureata in “Lingue e Culture per il Turismo e la Mediazione Internazionale” presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; attualmente studentessa presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara nel corso di laurea Magistrale “Lingue Straniere per l’Impresa e la Cooperazione Internazionale”. Le lingue di competenza sono l’Inglese, con possesso di certificazione Cambridge di livello C1, lo Spagnolo e il Tedesco. Nel 2017 partecipa ad un’esperienza formativa della durata di un mese presso il Gormanston College di Dublino. Ha approfondito le proprie competenze traduttive nell’ambito universitario, seguendo seminari e collaborando a progetti di sottotitolaggio e traduzione settoriale, occupandosi, nello specifico, di materiale a tema politico e di attualità.<br />
L’esperienza lavorativa maturata sino ad oggi si sviluppa nel settore prettamente turistico: svolge attualmente il ruolo di ground hostess presso il porto di Bari.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Simone Santamato" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/simone-santamato.jpeg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/simone-santamato/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Simone Santamato</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato nel 2001, attualmente studente presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; si è occupato già di Filosofia presso numerose riviste e blog. Spiccano, tra le varie, le collaborazioni con “Gazzetta Filosofica”, “Filosofia in Movimento”, “Ereticamente — Sapienza” e “Pensiero Filosofico”. È stato membro della redazione della rivista “Intellettuale Dissidente”; ivi, si è occupato dell’etichetta “Filosofia”. Ha anche pubblicato per il blog “Sentieri della Ragione” e, sulla sua pagina Facebook (“Sentieri della Filosofia”), è stato relatore, con la direttrice, di due webinar aventi riscosso soddisfacente successo. Saltuariamente, pubblica i suoi contributi sulla piattaforma accademica “Academia.edu”; qui, questi hanno ricevuto — in totale — quasi una decina di migliaia di letture. Ha collaborato con l’editorial board di “Pillole di Ottimismo”, dando, della complessa e poliedrica questione pandemica, una contestualizzazione filosofica. Ha tenuto convegni di Filosofia locali presso la sua città d’origine, Bitonto — in collaborazione con la testata giornalistica del luogo, dal titolo “La Persistenza Filosofica”. Occasionalmente, pubblica anche per il blog di psicologia Italiano, “Psiche.org”. È stato membro della redazione, occupato nell’etichetta “Filosofia”, della rivista — ormai inattiva, “nuovoumanesimo.eu”. Infine, è stato chiamato a presentare un lavoro sul testo “Mobilitazione Totale” di M. Ferraris in occasione dell’evento “Summer School di Filosofia Teoretica” (2019) intitolantesi “Pensare il Futuro/Pensare al Futuro” tenutosi in Bitonto — al quale dibattito (oltre alla presenza dell’autore) ha partecipato il filosofo B. Stiegler.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100014940584565" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/SimoneSantamat1" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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		<title>Don’t look up</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Giussani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 10:09:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Gates]]></category>
		<category><![CDATA[cesare giussani]]></category>
		<category><![CDATA[Don’t look up]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho visto alla tv il film Don’t look up. Il tema era lo scontro tra chi voleva deviare una cometa in corsa verso la terra e quindi in grado di annientare l’umanità e chi voleva invece frantumarla in prossimità dell’impatto, così da poterne recuperare il contenuto che sarebbe caduto a pezzi sul nostro pianeta. L’argomento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Ho visto alla tv il film Don’t look up. Il tema era lo scontro tra chi voleva deviare una cometa in corsa verso la terra e quindi in grado di annientare l’umanità e chi voleva invece frantumarla in prossimità dell’impatto, così da poterne recuperare il contenuto che sarebbe caduto a pezzi sul nostro pianeta. L’argomento dei secondi era che la cometa risultava costituita da materiali utili per i cellulari, le batterie e i sistemi informatici in quantità tale da risolvere il problema dell’approvvigionamento di tali materiali, al momento quasi esauriti, e da consentire l’eliminazione della povertà nel mondo.</div>
<div>Mi sembra che sia vicino a questo il tema posto quotidianamente dagli economisti: c’è una ricchezza concentrata e dobbiamo togliere questa concentrazione di ricchezza dalle mani di Bill Gates e compagni e consentire così il miglioramento egalitario delle condizioni di tutti gli abitanti nel pianeta. Nessuno però dice che la ricchezza di Bill Gates e compagni è costituita da asset finanziari che sono la attualizzazione dei profitti futuri generati dalla tecnologia e dai brevetti in loro possesso, tutte cose che non si mangiano e non si abitano.</div>
<div>Se, per semplificare, consideriamo la ricchezza del mondo come costituita da quattro componenti: case, animali commestibili, vegetali commestibili e telefonini, per risolvere il problema della fame è necessario produrre case e prodotti da mangiare, non distribuire proprietà di telefoni cellulari. Un po’ meno falsa è la soluzione prospettata dai cattivi del film: con maggiori disponibilità di litio e altri minerali sofisticati si possono alimentare le batterie e, anche se indirettamente, cambiare le sorti dei poveri rendendo più agevole la produzione dei beni necessari alla sopravvivenza.</div>
<div>Se la ricchezza complessiva è una torta con le quattro componenti citate, non è indifferente quale delle componenti cresce; certo che se crescono i telefonini il benessere dell’Africa e del Bangladesh non cambia molto. Il problema è semmai un altro: come aumentare le diverse componenti del prodotto (o della ricchezza) senza causare un aumento dell’inquinamento. Gli animali domestici e l’energia per gestirci e costruire inquinano, quindi occorrono scelte e sacrifici. Non ultime quelle sul numero degli abitanti: un conto è l’inquinamento prodotto dai consumi di un miliardo di esseri umani un secolo fa, un conto è quello di 8 miliardi di esseri di oggi. Ne dovremmo concludere che, da un lato, non possiamo ostacolare troppo la denatalità, dall’altro, che dobbiamo fare in modo di creare una produzione di beni che migliorino in modo diffuso le condizioni di vita con tecnologie non inquinanti, rispolverando ove possibile il nucleare e rinunciando alla pretesa di salvaguardare ad ogni costo bellezze ambientali (queste in certi casi dovranno subire ad esempio la presenza delle pale eoliche). In tale prospettiva, anche i cattivi del film potevano trarre qualche giustificazione alla loro posizione, purché questa si traducesse in beni utili e non nei risultati fittizi che l’oro delle colonie portò secoli addietro alla Spagna, facendo credere che fosse ricchezza quella che alla fine era inflazione o consumo transitorio.</div>
<div></div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Cesare Giussani" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/avatar-unisex-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/cesare-giussani/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cesare Giussani</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>In Banca d’Italia dal 1965, prima ai Servizi di Vigilanza sulle aziende di credito, poi, da dirigente, con responsabilità di gestione delle strutture organizzative, dell’informatica e del personale; dal 1996 Segretario Generale della Banca, con responsabilità del personale, delle relazioni sindacali, dell’informatica, delle rilevazioni statistiche e ad interim della consulenza legale. Cessato dal servizio nel 2006.</p>
<p>Già rappresentante italiano dal 1989 presso l’Istituto monetario europeo (Basilea) e poi presso la Banca Centrale Europea (Francoforte) per i problemi istituzionali e l’organizzazione informatica. Inoltre rappresentante sempre a partire dal 1989 presso il G20, Banca dei Regolamenti Internazionali, come esperto informatico.</p>
<p>Autore e coautore di pubblicazioni sull’ordinamento bancario, sulle economie di scala e sugli effetti dell’informatizzazione. Ha organizzato presso la Fondazione nel gennaio 2015 il convegno sulla situazione carceraria in Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/dont-look-up/">Don’t look up</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il Metaverso zuckerberghiano alla luce della Metafisica aristotelica e galileiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Santamato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 22:11:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[metaverso]]></category>
		<category><![CDATA[simone santamato]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[universo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Checché possa dirsene — checché possano dirne quei giusnaturalisti che credevano che lo &#8220;Stato di Natura&#8221; fosse un luogo ameno nel quale tutto era giusto[1] (e certo: mancando il giusto — in quanto ridotto al singolo ed al suo agire, di che &#8220;giusto&#8221; può parlarsi?), l&#8217;uomo, sin da quando ha concepito la possibilità di potersi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Checché possa dirsene — checché possano dirne quei giusnaturalisti che credevano che lo &#8220;Stato di Natura&#8221; fosse un luogo ameno nel quale tutto era giusto<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> (e certo: mancando il giusto — in quanto ridotto al singolo ed al suo agire, di che &#8220;giusto&#8221; può parlarsi?), l&#8217;uomo, sin da quando ha concepito la possibilità di potersi aggregare con l&#8217;Altro ed organizzarsi con questo attraverso un complesso ed organico regolamento, è tendente all&#8217;associazione. Nociva alla luce di Rousseau, o positiva alla visione di Locke, non ha grande importanza: in ogni dove, nascono aggregati di uomini — dalle tribù, ai villaggi, agli stati complessi — che decidono di regolarsi attraverso leggi semplici o complesse, dimodoché possa viversi serenamente ed ordinatamente.</p>
<p>Nella sostanza, il discorso è applicabile certamente anche al Metaverso, il nuovo spazio sociale presentato da Zuckerberg — il quale, essendosi stancato del suo sistema inter-social (in quanto raccogliente al suo interno realtà promiscue quali Facebook, Instagram, ma anche Whatsapp), ha ben deciso di far coincidere il tutto in uno spazio virtuale nel quale le persone potranno incontrarsi e vivere come godessero di una seconda vita. Le cose, a dire il vero, non stanno così — e dietro il cambio di nome dell&#8217;azienda si nascondono necessità diverse relative a questioni<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> che adesso non sono necessarie d&#8217;essere approfondite, perlomeno in quest&#8217;istanza.</p>
<p>Ritornando al discorso, quindi, il Metaverso potrebbe essere inteso come un luogo virtuale all&#8217;interno del quale possono darsi interazioni simulanti quelle reali tra gli individui che decidono di parteciparvi. Al momento, non abbiamo idea di come e «se» queste interazioni saranno regolamentate, ma sono placidamente certo che l&#8217;azienda di Zuckerberg, dopo essersi scottata, starà anche più attenta del dovuto nello stilare un organo di regole che possano salvaguardare la privacy del singolo. &#8220;Metaverso&#8221;, neo-logismo veniente fuori dalle opere cyberpunk dello scrittore Neal Stephenson (specificatamente rinvenibile nel romanzo &#8220;<em>Snow Crash</em>&#8220;, del 1992), sarebbe composto dal prefisso greco &#8220;meta-&#8221; (&#8220;dentro&#8221;, &#8220;attraverso&#8221; — qualcosa tendente all&#8217;interno), e &#8220;-verso&#8221;: in altre parole, richiamando il lemma &#8220;Universo&#8221;, la cui semantica accoglie concettualmente il senso del contenitore nel quale siamo che permette ad ogni forma di vita di essere, il Metaverso sarebbe «un» universo contenuto «nello» Universo.</p>
<p>Seppure certamente possa dirsi che dei metaversi siano d&#8217;altronde già esistenti<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> — io sono un universo<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> nell&#8217;Universo, la mia città è un universo nell&#8217;Universo, il mio Paese è un universo nell&#8217;Universo, l&#8217;Europa&#8230; —, questo, proposto da Zuckerberg, ha una particolarità mica trascurabile: è virtuale. Virtuale, ossia: &#8220;simulativo&#8221;. Ancor meglio — tenendo conto dell&#8217;etimo del termine<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> —, &#8220;potenziale&#8221;. È un <em>Universo-in-potenza</em>. Aristotelicamente, un Universo che ha la possibilità di essere, un Universo la cui essenza potrebbe schiudersi ed estendersi nel campo esistentivo perché ne ha, congenitamente, ontologicamente, sostanzialmente, la possibilità: nel gioco di contro-bilanciamento aristotelico per cui il mondo ed i suoi enti si muovono ed acquietano eternamente<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>, il Metaverso sarebbe un intero mondo che sta giocando “virtualmente” — in potenza — la sua possibilità d’essere. Il Metaverso, pertanto, è qualcosa di mai verificatosi prima, che potrebbe tanto vedere la luce rivelandosi essere un fallimento indicibile, quanto una rivoluzione delle vite dei singoli e della collettività — è paradigma, d’altronde, rispetto a tutti quei dispositivi che tentano qualcosa di non tentato prima.</p>
<p>Eppure, pur avendo aristotelicamente significato la virtualità del Metaverso, essa, nella sua applicazione prossima ventura, appare una possibilità che attende solo il momento opportuno per vedere la sua trasposizione in atto: il Metaverso, infatti, si-farà, e nel suo far-si, non solo sarà etichettabile come opera veniente da una tecnica umana che ormai sta facendo lei dell’uomo la sua tecnica — ma anche come un intero mondo gestito da un «to theion» immobile e sempiternamente attuale: l’<em>Algoritmo</em>. Dandosi infatti il dinamismo dei particolari che esperiranno «esistenzialmente» questo Universo, è necessario un immobile assoluto che, attivamente, «attualmente», possa mettere in moto il tutto, regolandone l’espressione e la «attività». “Quindi vi è pure qualcosa che muove. E poiché ciò che muove ed è mosso è un termine di mezzo, lo muove ciò che non è mosso, [ed è] eterno essendo sostanza e atto”<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>. Che possa questo Universo essere gestito manualmente da singoli è ingenuo: la mole di dati accolti sarà umanamente inconcepibile, e, in generale, il fatto stesso che in gioco non ci siano solamente dei post — particolari e specifici modi d’espressione degli individui —, ma le persone stesse nella loro «virtualizzazione», rende il tutto ancora più complicato e fa del nostro auspicio circa una gestazione umana del tutto, un’utopia veniente da chi non vede le possibilità della tecnica, o la sua mostruosità.</p>
<p>Interessante è anche vedere come, circa quanto questo Algoritmo — ormai veramente paragonabile ad un essere trascendente che pone ordinatamente un tutto che altrimenti o sarebbe disordinato, o non sarebbe, o non potrebbe virtualmente essere — possa essere umano, può dirsi moltissimo: il fatto stesso che esso sia naturalmente programmato affinché possa gestire eventuali anomalie, lo pone nella condizione di poter essere considerato un’entità di per-sé sussistente la quale può analizzare le possibilità a sua disposizione, e scegliere quella ritenuta più conveniente. Non siamo certamente lontani dall’umano: si fa cosciente di sé a sé, entra in rapporto con l’Altro (l’Algoritmo entra in rapporto con quegli essenti che gestisce), vede un problema, vede le possibili soluzioni, sceglie quella che ritiene migliore. Anzi, l’Algoritmo può essere considerato senz’alcun dubbio un <em>oltre-uomo</em> con tutti gli attributi nietzschiani: non sceglie solo in base ad un principio del meglio calcolato in base a quelle che sono delle limitate possibilità, ma sceglie in base al fatto che, queste sue possibilità, essendo frutto di un calcolo computazionale, offrono uno spettro di cause-effetto che possono porre l’intero «Essere-tutto», contingente, necessario ed in potenza, tanto che quell’atto che si sceglie possa indirizzare l’intero verso un compimento particolare più lieto. È la “Provvedenza” vichiana che si fa viva, è lo Spirito hegeliano, con la sua “Astuzia della Ragione”, che si fa mondo.</p>
<p>L’Algoritmo sarà pertanto intendibile come una sorta di «logica d’indirizzo» la quale, attraverso un comando impartito dall’uomo — che tronfio di tecnica ormai si crede forte di poter generare mondi interi —, ordinerà armoniosamente lo «individuo-virtualizzato» nell’ottica di un mondo possibile (virtuale), come questo fosse un pentagramma la cui chiave di violino viene a dare alla luce una musicalità della quale le note sono armonizzate attraverso un ordine melodicamente ineccepibile, sonoramente squisito, sinfonicamente sublime — ed il cui musicista, non più Dio, è l’uomo.</p>
<p>Ciononostante, non s’esaurisce certamente qui la particolarità di questo Universo — che opera della tecnica sarebbe altrimenti, se così semplicemente esprimibile, e così tanto esemplare da non dare qualche problema di una purchessia sorta? —, perché se tanto stiamo giocando con sommesse analogie miranti a far coincidere concettualmente l’uomo-tecnicamente-generatore ad un dio-creatore, è perché, dall’abisso, emerge dirompentemente un contrappasso dal peso schiacciante: colui il quale crea l’Universo, non sarà rispetto a questo assoluto, bensì ne sarà il suo diretto protagonista e, sopra di lui — quasi come non calcolasse il fatto che colui il quale produce dovrebbe avere diritto rispetto alla sua produzione, ergerà un Dio dai contorni spaventosamente galileiani<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>: un «<em>Dio-Mathematicus</em>». Un Dio che sostituirà al Bene dapprima considerato causativo della sua creazione, la Tecnica; ed alla Teodicea, il suo imperscrutabile «<em>Calcolo-Teleologico-Computazionale</em>»; ed alla Teologia, la Matematica. Se vorrà intendersi l’indirizzo del mondo, dove si stia andando a parare e contro cosa stia per scontrarsi, basterà sfondare la barriera divina del calcolo, e comprendere, intuendole o deducendole, le operazioni che quel Dio starà mettendo in atto. Non stiamo solo per creare un Universo, ma stiamo per creare un Dio e, abituati dalla logica cristiana a sottometterci a questo, ci bendiamo dinnanzi al nostro stesso averlo creato, e ci inginocchieremo al suo cospetto.</p>
<p>Certamente: il nostro mondo, col nostro Dio che genera per Amore, non verrà mica (immediatamente) sostituito; affinché si possa accedere a questo Metaverso, bisognerà — intuibilmente, godere di quelle specifiche hardware che ne permettano il concreto accesso; eppure, non bisogna comunque trascurare quelle che sono le problematicità che abbiamo tentato di portare in auge: la creazione di un mondo in-sé è il primo passo rispetto ad un possibile coincidere del mondo attuale con quello. Pur non volendovici partecipare, bisognerà pensare al paradosso per cui, inseriti per la maggior parte in un mondo nuovo, traslocate le attività del mondo attuale in quel mondo, pur essendo relativamente in molti a non effettuare l’accesso a questo, l’emigrazione sarebbe concretamente incoercibile.  D’altronde, per quanto fantascientifico possa sembrare — ed era fantascienza l’attuale realtà, decenni fa; pertanto ciò che è fantascientifico è decisamente relativo —, trovare un modo per esistere in un mondo di dati significa anche aumentare le possibilità di vita degli individui, e non solo: può eliminarsi la fame, possono eliminarsi le disparità sociali ed economiche, può veramente pensarsi ad uno Stato (sarebbe anch’esso Matematico?) i cui princìpi morali e del Giusto siano regolati in modo migliore. Se, come in apertura abbiamo visto, l’uomo tende all’aggregazione, perché mai, dico, non si potrà pensare ad un mondo “migliore” nel quale aggregarsi?</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Cfr. J.-J. Rousseau, <em>Il Contratto Sociale</em>, Rizzoli, Milano, 2016, pp.66-67; pp.70-71</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Stiamo facendo ovviamente riferimento allo “Scandalo Facebook-Cambridge Analytica” del 2018; lo scandalo inerisce a quando Cambridge-Analytica prese da Facebook decine di milioni di dati inerenti i suoi utenti, poi utilizzati per imbrogliare su campagne politiche — senza che fosse stato fatto appello a quest’ultimi. La dinamica — molto complessa ed intricata — fece cadere tremendamente, repentinamente, le azioni dell’azienda di Zuckerberg.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Nei riguardi di questo, credo sia veramente interessante citare in causa il filosofo analitico D. Lewis il quale, nelle sue opere — poche (se non una) pervenuteci in traduzione, parla di come ogni mondo intelligibile, pensato ed esprimibile attraverso le categorie del pensiero, sia «ontologicamente» esistente; la portata di questo pensiero è incalcolabile: ogni minima possibilità della mente nelle sue facoltà rappresentative non è — come si pensa generalmente — una possibilità del reale in senso lato, ma è nel senso ontologico una sua esistenza concreta, non in possibilità, ma effettuale. Ad esempio, io ora sto scrivendo questo articolo, e sto utilizzando la tastiera: posso rappresentarmi, alternativamente, al bar con una squisita tazza di caffè ed un amico col quale parlare; questa, per Lewis, non è solo una rappresentazione soggettuale, ma, in quanto pensata con una sua contestualizzazione organica (“Teoria Indessicale dell’Attualità”), una realtà concretamente esistente. Si consiglia caldamente la lettura delle opere “<em>Counterfactuals</em>” (1973), e “<em>Sulla Pluralità dei Mondi</em>” (1986).</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> “Io scelgo l’assoluto. Ma cos’è l’assoluto? Sono io stesso nel mio eterno valore.” — S. Kierkegaard, <em>Aut-Aut/Enten-Eller</em>, Mondadori, Milano, 2016, p.67; cfr. S. Kierkegaard, <em>Diario</em>, 1327</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Dal lat. mediev. (dei filosofi scolastici) <em>virtualis</em>, der. di <em>virtus</em> «virtù; facoltà; potenza» — Treccani</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Aristotele, <em>Fisica</em>, 200b12; 227a7</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Aristotele, <em>Metafisica</em>, 1078a</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Cfr. Galileo Galilei, <em>Il Saggiatore</em>, cap. VI</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Simone Santamato" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2022/06/simone-santamato.jpeg' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/simone-santamato/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Simone Santamato</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Nato nel 2001, attualmente studente presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; si è occupato già di Filosofia presso numerose riviste e blog. Spiccano, tra le varie, le collaborazioni con “Gazzetta Filosofica”, “Filosofia in Movimento”, “Ereticamente — Sapienza” e “Pensiero Filosofico”. È stato membro della redazione della rivista “Intellettuale Dissidente”; ivi, si è occupato dell’etichetta “Filosofia”. Ha anche pubblicato per il blog “Sentieri della Ragione” e, sulla sua pagina Facebook (“Sentieri della Filosofia”), è stato relatore, con la direttrice, di due webinar aventi riscosso soddisfacente successo. Saltuariamente, pubblica i suoi contributi sulla piattaforma accademica “Academia.edu”; qui, questi hanno ricevuto — in totale — quasi una decina di migliaia di letture. Ha collaborato con l’editorial board di “Pillole di Ottimismo”, dando, della complessa e poliedrica questione pandemica, una contestualizzazione filosofica. Ha tenuto convegni di Filosofia locali presso la sua città d’origine, Bitonto — in collaborazione con la testata giornalistica del luogo, dal titolo “La Persistenza Filosofica”. Occasionalmente, pubblica anche per il blog di psicologia Italiano, “Psiche.org”. È stato membro della redazione, occupato nell’etichetta “Filosofia”, della rivista — ormai inattiva, “nuovoumanesimo.eu”. Infine, è stato chiamato a presentare un lavoro sul testo “Mobilitazione Totale” di M. Ferraris in occasione dell’evento “Summer School di Filosofia Teoretica” (2019) intitolantesi “Pensare il Futuro/Pensare al Futuro” tenutosi in Bitonto — al quale dibattito (oltre alla presenza dell’autore) ha partecipato il filosofo B. Stiegler.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100014940584565" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/SimoneSantamat1" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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</svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-metaverso-zuckerberghiano-alla-luce-della-metafisica-aristotelica-e-galileiana/">Il Metaverso zuckerberghiano alla luce della Metafisica aristotelica e galileiana</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>App Immuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Boccadutri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 05:58:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[immuni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immuni sin da suo lancio, come tutte le italiche cose ha diviso il Paese in due opposte categorie. Ovviamente anche io ho inizialmente preso una posizione critica, che mantengo attualmente sulla base di alcune considerazioni che proverò qui ad esporre brevemente. Uno degli argomenti più banalmente “pro” parte dal presupposto che oggi i nostri dati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/app-immuni/">App Immuni</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Immuni sin da suo lancio, come tutte le italiche cose ha diviso il Paese in due opposte categorie. Ovviamente anche io ho inizialmente preso una posizione critica, che mantengo attualmente sulla base di alcune considerazioni che proverò qui ad esporre brevemente.</p>
<p>Uno degli argomenti più banalmente “pro” parte dal presupposto che oggi i nostri dati e posizione sono in mano di chiunque, in particolar modo dei social network per cui tutti dovrebbero installarla per monitorare il contagio.<br />
Altri, cogliendo le preoccupazioni relative alla privacy, sostengono che il sacrificio vada accettato in nome di un interesse superiore come quello della tutela della salute, in quanto tale monitoraggio – anche alla luce di molte esperienze internazionali – sarebbe il modo più efficace di contenere la diffusione dell’epidemia.<span id="more-2379"></span></p>
<p>Le due argomentazioni possono sembrare simili, ma non lo sono. L’utilizzo della APP pone anche altri importanti questioni che non saranno qui affrontate, rischi tecnologici, rischi geopolitici etc.. come anche evidenziate dal Copasir.</p>
<p>Ma veniamo alla prima motivazione, indubbiamente la più debole. Affermare che l’App vada utilizzata sul presupposto che “attraverso i nostri smartphone ormai tutti ci ascoltano e sanno dove siamo” o che “ogni volta che usiamo internet diamo ad altri le nostre informazioni”, sembra sfuggire alla semplice logica che attualmente nessuno di quegli “altri”, tralasciando il caso di un trojan installato su ordine dell’autorità giudiziaria, abbia un qualunque potere autoritativo nei nostri confronti. Al contrario l’alert di Immuni sarebbe idoneo a realizzare obblighi e divieti a carico di chi lo riceve.<br />
L’alert infatti, secondo la <a href="http://1 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&amp;codLeg=74178&amp;parte=1%20&amp;serie=n ull">Circolare del Ministero della Salute del 29 maggio 2020</a> , segnalerebbe il verificarsi di un “contatto stretto” da parte del ricevente con contagiato COVID. Secondo la stessa circolare sarebbe definito “contatto stretto”, tra le altre, anche il caso di “una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti”.<br />
I contatti stretti sarebbero quindi soggetti non solo al divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione/dimora e di contatti sociali, ma anche all’obbligo di rimanere raggiungibili per le attività di sorveglianza attiva.<br />
Inoltre, al soggetto che ha ricevuto un alert sarebbe imposto il divieto di accesso al luogo di lavoro, ciò secondo il <a href="https://www.lavoro.gov.it/notizie/Documents/Protocollo-24-aprile-2020-condiviso-misure-di-contrasto%20Covid- 19.pdf">“Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” del 24 aprile 2020</a> . Infatti le imprese devono informare i propri dipendenti circa “l’accettazione del fatto di non poter fare ingresso in azienda e di doverlo dichiarare […] laddove […] sussistano condizioni di pericolo (sintomi di influenza, temperatura, provenienza da zone a rischio o contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, etc.) in cui i provvedimenti dell’Autorità impongono di informare il medico di famiglia e l’Autorità sanitaria e di rimanere al proprio domicilio”. Se colleghiamo tale previsione al fatto che (sempre secondo la circolare del Ministero della Salute) l’altra funzionalità principale della APP è quella di invitare la persona a mettersi in contatto col proprio medico, ecco che in conseguenza della ricezione dell’alert sorgerebbe di fatto in capcapo al lavoratore il divieto di recarsi sul luogo del proprio lavoro.<br />
E’ evidente che nessun social network o chiunque altro – a meno dell’autorità giudiziaria, repetita iuvant – possa utilizzare i nostri dati per imporci autoritativamente di soggiacere ad obblighi che tanto incidono sulla libertà di movimento. Con buona pace della prima argomentazione, secondo la quale “se i nostri dati li hanno tutti, perché non utilizzare la App”.<br />
La seconda argomentazione è più seria, e merita rispetto. Infatti, secondo un principio di solidarietà, pure iscritto nella nostra Costituzione, è sopportabile vedere ridotto temporaneamente un proprio diritto in nome di una tutela collettiva, come nel caso dell’epidemia di un virus di cui non si hanno ancora cure definite e soprattutto un vaccino.<br />
Ma a tale principio di solidarietà dovrebbe corrispondere un eguale dovere dello Stato a fare quanto possibile per ridurre al minimo l’attesa per confermare o meno lo stato di contagio della persona che ha ricevuto l’alert. Attualmente invece l’attesa di un tampone (non del suo esito per i quali i tempi possono variare da qualche ora e 24 ore) può anche essere superiore ad una settimana, quanto di questo ritardo è dovuto ad una cattiva gestione della cosa pubblica? Può un cittadino rimanere in balia di una macchina pubblica che si è spesso più preoccupata di produrre annunci piuttosto che provvedimenti concreti? Come può il cittadino difendersi di fronte ad una palese inefficienza dello Stato?<br />
Qui non stiamo parlando delle condizioni nelle quali si sono trovati ad operare tantissimi medici, infermieri e personale ospedaliero, anzi loro stessi sono stati vittime di una gestione poco efficiente della cosa pubblica da parte di chi ne aveva il potere e l’autorità. Negli ospedali si è fatto ciò che si è potuto nelle condizioni date e a quelle persone si deve solo dire grazie. No. Qui stiamo parlando di chi avrebbe dovuto inserire l’utilizzo di una App come Immuni nell’ambito di una strategia che non è fatta solo di regole e codici, ma anche di capacità manageriale, logistica e organizzativa. Vale ricordare che l’ordinanza su Immuni è stata firmata ormai il 16 aprile dal commissario Arcuri. Ma già prima di tale data, proprio dal momento in cui è stata presa a decisione di implementare una qualunque soluzione di contact tracing (se ne parlava da nel mese di marzo, sulla scorta delle meravigliose sorti della Corea del Sud e di Singapore), ci si sarebbe dovuti attrezzare sul come gestire i casi di alert.<br />
Insomma, mentre ci siamo concentrati molto (e giustamente) sulla natura e sulla efficacia dell’App, qualcuno avrebbe dovuto lavorare sulla efficienza del sistema.<br />
Mentre scrivo questa nota, da Singapore, uno dei paesi che ha fatto un uso intensivo delle App di contact tracing, arriva la notizia che la metà dei contagiati sarebbe asintomatico, per cui l’App non riesce più a lavorare come previsto. Se la metà dei contagiati non ha neanche un raffreddore, forse affidarsi al contenimento del virus tramite App ci ha fatto perdere un po’ di vista il fatto che del Covid sappiamo ancora poco e che vivremo ancora in una fase di incertezza, nella quale l’ultima cosa che possiamo fare è tornare a chiuderci nelle nostre case.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Sergio Boccadutri" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/06/sergio-boccadutri-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/sergio-boccadutri/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Sergio Boccadutri</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Direttore Generale della Fondazione Luigi Einaudi<br />
Nato a Palermo nel 1976, è stato deputato della XVII legislatura. La sua attività parlamentare è stata relativa ai settori: innovazione, telecomunicazioni, venture capital, strumenti di pagamento, antiriciclaggio.<br />
Laureato in legge, è attualmente consulente di importanti aziende in ambito regolatorio.</p>
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