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	<title>Elena Vigliano, Autore presso Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>Elena Vigliano, Autore presso Einaudi Blog</title>
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		<title>Perché i liberisti non devono lasciare agli statalisti il tema degli aiuti ai poveri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2021 10:23:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pensionistica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Se ti disinteressi della “politica” sarà essa ad occuparsi di te, e potrebbe non essere nel tuo interesse…” &#160; Lasciare la materia della povertà in mano agli statalisti, concede loro il pretesto di costruire enormi apparati socio-assistenziali che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbero sconfiggere la povertà ma, negli esiti effettivi, la alimentano, attraverso il controllo e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p2"><em>“Se ti disinteressi della “politica” sarà essa ad occuparsi di te, e potrebbe non essere nel tuo interesse…”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lasciare la materia della povertà in mano agli statalisti, concede loro il pretesto di costruire enormi apparati socio-assistenziali che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbero sconfiggere la povertà ma, negli esiti effettivi, la alimentano, attraverso il controllo e la gestione inefficace ed inefficiente di interi settori dell’economia sottratti ai liberi operatori economici che vengono limitati ed ostacolati nella loro capacità di produrre reddito.</p>
<p>Lo dimostra il fatto che nonostante la spesa assistenziale sia costantemente aumentata, il numero dei poveri assoluti è passato dai 3,1 milioni del 2011 ai 5,6 del 2021. L’assistenzialismo propugnato dagli statalisti genera la malattia che pretende di curare.</p>
<p>L’unico modo efficace per combattere efficacemente ed in modo duraturo la povertà, è la creazione di nuova ricchezza e posti di lavoro da parte di libere imprese che operino in un contesto a loro favorevole, “business friendly” ovvero caratterizzato da</p>
<p>– infrastrutture avanzate</p>
<p>– centrali energetiche per ridurre i costi e la dipendenza energetica;</p>
<p>– reti digitali e di telecomunicazioni;</p>
<p>– reti di collegamento e trasporti efficienti (strade, ferrovie, aeroporti, ponti);</p>
<p>– una tassazione competitiva rispetto a quella degli altri paesi OCSE , ancora meglio se attrattiva, semplice e stabile, che non cambi ogni anno e permetta di programmare nel lungo periodo e che non disincentivi al risparmio ed agli investimenti;</p>
<p>-una burocrazia snella;</p>
<p>-una giustizia certa e veloce;</p>
<p>-lavoratori preparati grazie a libere scuole, università e apprendistato in azienda;</p>
<p>-un cuneo fiscale competitivo (cioè, la differenza tra retribuzione lorda e netta) basso che permetta ai lavoratori maggiore disponibilità di reddito;</p>
<p>– una ricerca scientifica che consenta di migliorare i processi produttivi e di aumentare il valore aggiunto per unità di prodotto;</p>
<p>– un ambiente sicuro che garantisca l’incolumità degli individui e della proprietà privata.</p>
<p>In aggiunta, per far emergere un individuo dalla sua condizione di povertà, è necessario inserirlo nel mercato del lavoro, offrendogli un apprendistato in azienda per una mansione richiesta dal mercato. Per incentivare l’azienda ad assumere un lavoratore da formare si possono utilizzare vari incentivi fiscali e finanziari che riducano drasticamente il costo del lavoro ed il cuneo fiscale che, in Italia, con la percentuale del 49%. è il più alto al mondo. In attesa di ricevere l’offerta formativa in azienda, si può erogare al soggetto un sussidio che gli consenta di mantenersi transitoriamente ma sempre col vincolo di dover accettare qualunque formazione e lavoro lecito che gli venga offerto, pena la perdita immediata del sussidio stesso. Le imprese potranno attingere dagli elenchi dei beneficiari per le loro assunzioni agevolate: per questo scopo non è necessario approntare un complesso e costoso apparato per la gestione dei beneficiari (si veda la sostanziale inutilità dei Centri per l’impiego, dell’ANPAL e dei c.d. navigators) essendo sufficiente un sistema informatico di data base degli aspiranti lavoratori sussidiati, gestito con la tecnica della blockchain e da cui le imprese private di ricollocamento e formazione e le imprese disponibili ad assumere potranno attingere.</p>
<p>Queste misure, mirate chirurgicamente agli individui che entrano nella condizione di povertà e finalizzate a farli emergere velocemente da quella condizione, evitano tutta la costruzione socialista di interi enormi apparati statali il cui scopo sarebbe quello di fornire servizi essenziali ai meno abbienti, ma che in realtà finiscono per essere fini a essi stessi e servire solo a chi vi lavora e, con i loro costi fuori controllo, gravano permanentemente sui contribuenti innescando la spirale negativa tasse- decrescita-povertà- sussidi-tasse, finendo per essere essi stessi causa di quella povertà che si prefiggevano di sconfiggere. Infatti mentre un sussidio, erogato con le modalità indicate, è una misura temporanea legata alla transitoria condizione di povertà di un individuo, gli apparati statali sono definitivi e gravano strutturalmente sulla spesa pubblica con tutti gli effetti collaterali di clientelismo e corruzione. L’idea che per aiutare i poveri serva improntare l’intera struttura statale al principio ridistributivo, costruendo uno Stato Sociale Assistenziale da realizzarsi attraverso il finanziamento impositivo fortemente progressivo e la intermediazione statale massiccia della economia, con rapporto spesa pubblica/PIL al 55%, ha effetti deleteri permanenti sulla crescita economica e sul bilancio pubblico.</p>
<p>Un esempio concreto lo si può trarre dal caso svizzero in cui, ai poveri che hanno difficoltà ad acquistare la polizza sanitaria per accedere alla cure presso i vari ospedali gestiti dalla libera impresa , non si costruiscono ospedali statali ma li si aiuta migliorando la loro formazione professionale per renderla più rispondente alle figure richieste dalle imprese e con una integrazione in denaro, un sussidio che consenta loro di acquistare la polizza sanitaria in modo da non interferire con la efficiente ed efficace allocazione delle risorse operata dalle imprese nel libero mercato; quindi, invece di offrirgli la prestazione sanitaria statale imposta e preconfezionata, si preferisce lasciare integra la sua libertà di scelta di consumatore affinché anche quel sussidio non interferisca con il libero mercato. Non a caso, la Svizzera è tra i primi paesi al mondo per qualità della vita, libertà economiche e reddito pro capite. Al contrario, un apparato statale pletorico e ridistributivo traendo il suo finanziamento non dalla libera scelta del consumatore ma dal prelievo impositivo fiscale impedisce l’allocazione efficiente di risorse scarse che , ripetiamolo, si fonda sulla libera scelta del consumatore e si realizza, dato un sistema di prezzi, quando le imprese massimizzano i loro profitti ed i consumatori rendono massima la soddisfazione dei loro bisogni. Lo smantellamento dell’intero apparato social-assistenziale, che vale diverse centinaia di miliardi di euro, e la sua sostituzione con sussidi momentanei mirati ai singoli individui in condizioni di effettiva e reale povertà e finalizzati al veloce inserimento nel mercato del lavoro, consentirebbe una drastica riduzione della spesa pubblica, una drastica riduzione della pressione fiscale che incentiverebbe la nascita di nuove imprese l’attrazione di investitori esteri, il finanziamento di nuovi posti di lavoro la riduzione della disoccupazione, e conseguentemente la riduzione dei sussidi erogati con riflessi positivi sul bilancio pubblico e la possibilità di ulteriore riduzione delle tasse innescando un circolo virtuoso.</p>
<p>Per contrastare la società parassitaria di massa non basta attaccarla ma è necessario proporre soluzioni alternative non ideologiche, pragmatiche ed efficienti. Per quanto i liberali siano per un sistema non assistenziale fondato sul libero mercato e sul merito, è evidente che in in qualunque paese evoluto anche tra i più liberali, esiste una qualche forma di welfare seppur minimo e residuale, cioè non universalistico, in cui si prevedono sussidi per gli indigenti, i cosiddetti less eligibles. E’ necessario proporre una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali introducendo uno strumento unico di sostegno, che potrebbe essere calcolato ad esempio sul modello delle imposta negativa di Friedman e pari alla deduzione di base del reddito delle persone fisiche calcolata sulla base del livelli di sussistenza ISTAT pubblicati annualmente.</p>
<p>Ovviamente la percezione di questo sussidio dovrebbe essere assoggettata al dovere di accettare qualunque lavoro lecito venga proposto al beneficiario sul modello del sussidio Hartz4 adottato in Germania. In Italia la spesa statale per l’assistenza sociale è enorme 130 miliardi a cui va aggiunto il costo della inefficienza e del funzionamento degli enti pubblici improntati al principio redistributivo ed è anche molto iniqua e sperequata vedi durante il lockdown, trattamenti macroscopicamente diversi per coloro che non hanno lavorato:</p>
<p>– le partita Iva, 600 euro per due mensilità</p>
<p>– dipendente privato, cassa integrazione all’80% della retribuzione;</p>
<p>– percettore del reddito di cittadinanza 780 euro o superiore se con nucleo familiare per l’intero periodo ed oltre;</p>
<p>– dipendente statale regolarmente retribuito anche in assenza totale di attività lavorativa.</p>
<p>Oltre ad essere essere caratterizzata da gravi sperequazioni come sopra esposto, la spesa per ammortizzatori è anche inefficiente, erogata sotto forma di una miriade di diversi ed irrazionali ammortizzatori sociali: gli assegni familiari, gli 80 euro, Naspi, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, cassa integrazione differenzia per particolari aziende (vedi Alitalia) contratti di solidarietà, bonus bebè, bonus studenti, bonus affitto, DIS-Coll, voucher baby sitting, pensione sociale, integrazione al minimo, reversibilità, reddito di inclusione, reddito di cittadinanza, (40 miliardi integrazione al minimo +reversibilità, 18 miliardi cig+disoccupazione, 38 miliardi assistenza sociale+ 17 miliardi reddito cittadinanza) per un totale di 114 miliardi. Tutta questa miriade di erogazioni statali alle persone fisiche andrebbe eliminata per sostituirla con un unico strumento di lotta alla povertà assoluta, uguale per tutti e a parità di requisiti, superando iniquità, inefficienze, cumuli, consentendo la razionalizzazione della spesa e migliori controlli. ed un notevole risparmio di spesa pubblica. Separando, inoltre, al livello della contabilità pubblica dei conti INPS ,la previdenza dall’assistenza per fare chiarezza su spese molto diverse tra loro per finalità e modalità di finanziamento, dato che il nostro modello di welfare prevede che per finanziare le pensioni una tassa di scopo, i contributi sociali, mentre l’assistenza è finanziata dalla fiscalità generale.</p>
<p>Ovviamente, dal punto di vista liberale e liberista, anche la gestione della previdenza andrebbe completamente liberalizzato. Fu un errore gravissimo introdurre nel 1972 il sistema pensionistico “a ripartizione”. Si iniziò ad erogare pensioni slegate da un effettivo accantonamento di capitale individuale accumulato. Ciò consentì successivamente la concessione di baby pensioni, pensioni d’oro, pensioni anticipate che hanno reso necessario l’applicazione di aliquote contributive elevatissime , il 40% (in Germania ad esempio l’aliquota è al 19%) rendendo il costo del lavoro insostenibile. È necessario ritornare ad un sistema “a capitalizzazione” individuale nel quale ciascun lavoratore, nell’ambito di un generale obbligo assicurativo, sia libero di ritagliarsi il proprio profilo pensionistico e sia in grado di monitorare giorno per giorno il proprio capitale pensionistico accumulato. In Italia i soldi che versate per la vostra pensione non finiscono in un fondo di vostra diretta proprietà nel quale i vostri versamenti vengono *capitalizzati* e che potete monitorare giorno per giorno, centesimo per centesimo, ma vengono assoggettati ad astruse e volubili contabilizzazioni che variano al continuo variare delle normative dei governi che si susseguono negli anni ed utilizzati per gli scopi più impropri, come pagare le baby pensioni, le pensioni calcolate sugli ultimi 2 mesi di retribuzione, i bonus cultura, ed altre varie e fantasiose assistenze e previdenze retributive, dato che l’INPS confonde la gestione assistenziale con quella previdenziale. Negli Stati Uniti nei quali vige il sistema a capitalizzazione l’età media del pensionamento è 60 anni, ma le persone possono liberamente scegliere di andare in pensione oltre i 70 anni. In Italia, invece di prendere atto del totale fallimento del sistema a ripartizione obbligatorio e del monopolio statale della previdenza ed avviare, di conseguenza, una totale riforma e liberalizzazione del sistema previdenziale, si preferisce colpevolizzare chi ha l’esigenza, ad esempio, per motivi fisici, di andare in pensione dopo i 62 anni, avendo versato 38 o 40 anni di contributi, obbligandolo a lavorare a vita solo per giustificare e mantenere in piedi un sistema previdenziale iniquo, inefficiente ed inefficace, nel quale le giovani generazioni hanno tutta probabilità di non prendere tra 50 anni alcuna pensione perché è uno “schema Ponzi” in cui l’ultimo rischia di rimanere con il cerino in mano: l’ennesimo disastroso errore commesso dalla gestione statalista e redistributiva di un settore economico come quello, ad esempio, quello assicurativo, che dovrebbe invece essere affidato alle libera impresa come correttamente indicato dai principi liberali e liberisti.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/perche-i-liberisti-non-devono-lasciare-agli-statalisti-il-tema-degli-aiuti-ai-poveri/">Perché i liberisti non devono lasciare agli statalisti il tema degli aiuti ai poveri</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Se non ora quando: allineare tassazione imprese italiane a media europea ed Ocse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 06:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una semplice proposta per le imprese e nessun regalo. E&#8217; un fatto noto che la pressione fiscale sulle imprese italiane sia notevolmente più alta di quella degli altri paesi OCSE e questo da molti anni. Ciò ha reso molto più difficile, a volte impossibile, per le imprese italiane, capitalizzarsi, investire in ricerca, innovazione, formazione, al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una semplice proposta per le imprese e nessun regalo.<br />
E&#8217; un fatto noto che la pressione fiscale sulle imprese italiane sia notevolmente più alta di quella degli altri paesi OCSE e questo da molti anni.<br />
Ciò ha reso molto più difficile, a volte impossibile, per le imprese italiane, capitalizzarsi, investire in ricerca, innovazione, formazione, al fine di aumentare la produttività quindi l&#8217;ammontare di PIL per ore lavorate ed i posti di lavoro e poter competere con le concorrenti straniere.<span id="more-2123"></span><br />
L &#8216;Italia presenta un &#8220;total tax &amp; contribution rate&#8221; di 59,1%, il che significa che fatto 100 il reddito di impresa, 59,1 euro vanno allo Stato sotto forma di prelievo fiscale, contributivo e relativa incidenza burocratica: Il &#8220;total tax &amp; contribution rate&#8221; medio europeo è invece del 38,9%. Ciò implica che le imprese italiane, pagano oltre 20 punti percentuali in più di tasse rispetto alla media europea. Ovvero hanno un auto-dazio interno di 20 punti. Ciò premesso risulta evidente che per uscire dalla crisi <strong>é necessario ridurre subito il &#8220;total tax &amp; contribution rate&#8221; di almeno 20 punti</strong>, taglio da finanziare dalla &#8220;spending review&#8221; della spesa aggredibile che secondo gli economisti del Centro Studi di Confindustria è pari a 290 miliardi su 873 miliardi di spesa pubblica.<br />
Inoltre, considerato che le imprese hanno già versato il 98% delle tasse per il 2019, é necessario calcolare il relativo conguaglio fiscale per il saldo, tenendo conto anche del risultato economico del 2020 ipotizzando che questo sarà negativo per la maggior parte delle imprese<br />
Calcolando con il metodo del &#8220;loss carry back&#8221; le imposte sul reddito medio biennale 2019-2020, queste risulteranno a credito e tale credito d&#8217;imposta potrà essere immediatamente scontato presso gli istituti di credito.<br />
Allo stesso modo dovranno essere subito erogati alle imprese i 37 miliardi di debiti della pubblica amministrazione già certificati e gli oltre oltre 4 miliardi di crediti fiscali che esse vantano e per i quali attualmente vigono limiti alla compensazione orizzontale.</p>
<p>E&#8217; bene ricordare che, in riferimento alle attività di impresa, il reddito derivante da tale attività potrà essere calcolato in modo certo solo alla fine dell&#8217;attività, quando l&#8217;impresa cesserà di esistere potendo a quel punto verificare la validità dell&#8217;investimento e la verifica della realizzazione di utile o una perdita.</p>
<p>In proposito Einaudi scriveva: “<em>La divisione del tempo in intervalli, finiti, ad es. l&#8217;anno dal 1° gennaio al 31 dicembre, è artificio. Necessario, ma artificio. Supporre che la vita di un&#8217;impresa possa essere spezzata in esercizi finiti annui è supporre l&#8217;assurdo. Non si può sapere se una impresa ha fornito ai suoi proprietari profitti ovvero perdite se non quando essa è morta e tutte le sue </em><em>attività sono state liquidate. Paragonando allora gli incassi e le spese, ridotti a valori attuali ad un dato momento, potremo giudicare dell&#8217;esito dell&#8217;impresa. Finché essa rimane in vita ed opera, il giudizio è provvisorio. Andrà ingoiata la riserva da perdite future? Basterà a fronteggiarla? Nel dividere il tempo in intervalli annui e nel redigere conti riferiti distintamente ad ognuno di quegli intervalli, i contabili obbediscono alla necessità di orientarsi, di avere una norma per l‟avvenire, di sapere se il successo arride o non all‟impresa, di non sentire, nell&#8217;atto di prelevare fondi a fini di spesa privata, rimorso di aver recato nocumento alla vita di essa. Se anche per ipotesi</em><br />
<em>inverosimile, il possessore dell&#8217;impresa potesse astenersi da prelievi sino alla liquidazione finale, non potrebbe astenersene lo stato, le cui speso sono continue nel tempo e debbono essere continuamente fronteggiate da entrate ugualmente distinte nel tempo</em>” (cit. &#8220;Miti e paradossi della giustizia tributaria, Luigi Einaudi, Torino, 1959).</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/se-non-ora-quando-allineare-tassazione-imprese-italiane-a-media-europea-ed-ocse/">Se non ora quando: allineare tassazione imprese italiane a media europea ed Ocse</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Le patrimoniali, in realtà, colpiscono il reddito prodotto nell&#8217;anno.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2019 21:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[patrimoniale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dobbiamo purtroppo prendere atto che l&#8217;Italia ha uno dei sistemi fiscali meno competitivi a livello Ocse: su 36 paesi paesi l’italia si trova alla 35ma posizione penultima della classifica stilata dalla Tax Foundation mentre al vertice troviamo paesi come  l’Estonia, la Nuova Zelanda, l’Olanda, l’Australia, la Lettonia la Svizzera, la Lituania grazie ai loro sistemi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/le-patrimoniali-in-realta-colpiscono-il-reddito-prodotto-nellanno/">Le patrimoniali, in realtà, colpiscono il reddito prodotto nell&#8217;anno.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dobbiamo purtroppo prendere atto che l&#8217;Italia ha uno dei sistemi fiscali meno competitivi a livello Ocse: su 36 paesi paesi l’italia si trova alla 35ma posizione penultima della classifica stilata dalla Tax Foundation mentre al vertice troviamo paesi come  l’Estonia, la Nuova Zelanda, l’Olanda, l’Australia, la Lettonia la Svizzera, la Lituania grazie ai loro sistemi fiscali con  un&#8217;imposta sulle società e sulla proprietà molto contenute. Al contrario  l&#8217;Italia ha tasse elevate sugli immobili, sul patrimonio finanziario, sugli utili aziendali, e sul reddito personale. Nello specifico, riguardo la patrimoniale,  il gettito complessivo delle imposte patrimoniali è di circa 22 miliardi per IMU/TASI sugli immobili (con carico fiscale complessivo è 50 miliardi), patrimoniale sul risparmio è di 10 miliardi (con un carico fiscale complessivo di17 miliardi), la patrimoniale sull’auto (bollo) è di 5 miliardi, il canone RAI è 2 miliardi per un totale di circa 40 miliardi.</p>
<p>E’ necessario considerare che tutte le patrimoniali non tengono in considerazione il fatto che a pagare le imposte non sono i beni, che per così dire non hanno tasche, ma le persone, le quali le  pagano con il reddito prodotto nell’’anno che ovviamente è gia tassato dalle imposte sul reddito: quindi tassare il patrimonio è tassare il reddito personale due volte.</p>
<p>Peraltro, quel patrimonio che subisce la mannaia della imposizione patrimoniale deriva da reddito già tassato nel passato e che, inoltre,  scontato imposte di trasferimento come l’imposta di registro o in alternativa l’iva all’atto dell’acquisto.  Quindi,  l’imposta patrimoniale, quanto a prelievo, non è diversa dall’imposta sul reddito: solo che, per farvi fronte bisogna attingere al reddito dell’anno in corso che in alcuni casi non basta ed allora è necessario attingere al patrimonio, liquidandolo. Oltre a questo c’è da considerare  che tutti i settori dell&#8217;economia sono collegati come vasi comunicanti: se, ad esempio, tassi gli immobili quella tassazione si riverserà negativamente sulle imprese ed il lavoro. Le tasse patrimoniali sugli immobili, sulle barche, sulle auto, danneggiano rispettivamente il settore edilizio, il settore nautico, il settore automotive e tutte le filiere collegate,  con perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro difficilmente recuperabili.</p>
<p>Nel 2012 con  il c.d. governo tecnico, il peso della tassazione patrimoniale è cresciuto di 12,8 miliardi di euro, pari a un aumento del 40 per cento se confrontato con l’esecutivo Berlusconi del 2011. E cosa è accaduto? Che nonostante nonostante si paghino sempre piu tasse con un cospicuo aumento del gettito fiscale passato da 410 miliardi del 2011 il gettito ai 463 miliardi di oggi, con un aumento di ben 53 miliardi,    il debito pubblico che nel 2011 era di 1900 miliardi circa oggi è di circa 2360 miliardi  con un aumento di 460 miliardi ed i poveri assoluti che nel 2011 erano 3.4 milioni oggi sono 5 milioni (dati ISTAT). Quindi, aumentare le tasse per ridistribuirle non funziona.</p>
<p>La parola chiave che accomuna tutta l’area di sinistra, che va dai comunisti ai socialisti ai socialdemocratici ai progressisti è ridistribuzione, politiche di ridistribuzione. Ma che significa, perché si dice ri-distribuzione e non semplicemente distribuzione? E’ semplice: secondo quell’area politica è necessario correggere la  distribuzione del reddito  avvenuta dal basso attraverso gli spontanei meccanismi produttivi, ovvero attraverso il rapporto sinallagmatico tra compenso e prestazione lavorativa e/o investimento, perchè ritenuta sbagliata e perciò da correggere quindi rendendo necessario modificarla dall’alto con una successiva, nuova, diversa distribuzione decisa, non dai consumatori, dai lavoratori, dai datori di lavoro, dagli investitori, dal mercato ma dal decisore/pianificatore centralizzato che stabilirà quanto del compenso per il vostro lavoro o investimento potrete conservare. Il fine dichiarato di questa diversa ripartizione del reddito è quella di un livellamento generalizzato del reddito per eliminare le disuguaglianze tra i cittadini. Molti confondono la lotta alla povertà con la lotta alle disuguaglianze&#8221;<br />
Il problema non sono le disuguaglianze ma la povertà, da eliminare estendendo la ricchezza creata attraverso il libero scambio e lo sviluppo economico e tecnologico.</p>
<p>Adam smith attraverso la metafora della &#8220;mano invisibile&#8221; indica l&#8217;egoismo dell&#8221;individuo come spinta a creare inconsapevolmente ricchezza anche per la collettività.<br />
Ora la mano invisibile o reale degli italiani é stata letteralmente rimossa: l&#8217;ambizione individuale, ricordiamolo, é il presupposto per creare ricchezza (e la necessita di assicurarsi una stabilità e sicurezza economica) e viene premiata , in una economia non dopata o dirigista, con tre particolari forme di rendita:<br />
rendita immobiliare<br />
rendita finanziaria<br />
rendita o profitto di impresa.<br />
Ebbene in Italia si sono create le tre condizioni per l&#8217; eterna Apatia.<br />
Dopo il governo tecnico  e la tassazione sulla casa, è  venuta meno l&#8217; investimento immobiliare; con le attuali politiche monetarie  i risparmiatori non vedono remunerati i loro risparmi; la rendita di impresa è falcidiata da una storica legislazione anti aziende, che si traduce in una delle tassazioni più alte al mondo e una burocrazia al top.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per ridurre il numero dei poveri è necessario abbassare le tasse, favorendo la crescita delle imprese e dell’occupazione. Un abbassamento della pressione fiscale generalizzata, cioè per ogni contribuente, orizzontalmente senza inseguire classi, categorie e blocchi sociali, spazzando via la giungla intricata di regimi speciali, agevolazioni, settoriali, detrazioni, deduzioni, bonus, le c.d. tax expenditures; che sia semplice e chiara e soprattutto strutturale, cioè stabile, non “una tantum” che quindi consenta  permetta una programmazione di lungo periodo e investimenti con la certezza dell’esborso fiscale futuro attraverso una normativa fiscale stabile: nessuno di noi ha mai redatto una dichiarazione dei redditi con regole uguali a quella dell’anno precedente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Esiste un piccolo volume  scritto da Einaudi nel 1946 intitolato L’imposta patrimoniale nel quale  Einaudi afferma: “In verità capitale e reddito non sono due entità distinte, sibbene la stessa entità vista sotto differenti sembianze” e nota che l’imposta patrimoniale si chiama così solo perché il metodo di calcolo è commisurato al patrimonio, ma in realtà colpisce sempre il reddito nel senso che il contribuente attinge dal reddito per pagarla e non dal patrimonio che è immobilizzato e come tale non è disponibile  per fare pagamenti.</p>
<p>Anche l’OCSE  è molto critica sulla patrimoniale ed ha  affermato:</p>
<p>“A net wealth tax is equivalent to a proportional tax on a presumptive return, meaning that the tax is levied irrespective of the actual returns earned on savings” che tradotto significa [una imposta sul patrimonio netto equivale ad una imposta proporzionale applicata ad un reddito presuntivo, nel senso che l’imposta patrimoniale è riscossa indipendentemente dall’esistenza di un effettivo reddito prodotto dal patrimonio risparmiato.</p>
<p>Quindi abbiamo scoperto che  l’OCSE è einaudiana…</p>
<p>E questo dimostra anche una grande differenza tra ciò che riteneva  Keynes ed cio che riteneva Einaudi:  Keynes immaginva  mondo dell’ “uomo scisso”  rigorosamente suddiviso in compartimenti stagni, dove il risparmiatore non è investitore, il consumatore non è risparmiatore e il proprietario non detiene il controllo. Al contario per Einaudi le azioni risparmio-investimento-consumo sono in capo alla persona, all’uomo intero einaudiano ” che si basa sul presupposto che ad agire sia sempre la persona: “Un complesso e misterioso miscuglio di istinti egoistici e di sentimenti morali e religiosi, di passioni violente e di amori puri”.</p>
<p>L’uomo intero di Einaudi si realizza quando è padrone della propria casa nella quale vive dignitosamente insieme alla popria famiglia  E a questo punto non può non venire  in mente la Thatcher e le sue parole:  There&#8217;s no such thing as society, there are individual men and women and there are families. La società non esiste: esiste l’individuo, uomini, donne e le loro famiglie. La proprietà privata cambia attitudini e comportamenti individuali,  perchè l’essere proprietari di qualcosa fa si che  si tenda naturalmente a prendersene cura, a lavorare per farla crescere, e in questo modo si apprendono la virtù del risparmio, il concetto di remunerazione del rischio (centrale per comprendere il funzionamento del libero mercato), e si fa crescere l’indipendenza e il potere degli individui sulla loro vita: una “nazione di proprietari” poiché la proprietà è alla base della responsabilità personale, della libertà individuale e solo essa può garantire una società stabile e il successo economico. Solo la proprietà dà alle persone la possibilità di poter scegliere e controllare la propria vita, e l’obiettivo del governo deve essere quello di estendere questa possibilità al maggior numero possibile di cittadini.”</p>
<p>E’ proprio attraverso questo insieme  di legami affettivi  e di disponibilità dei beni che esprime la libertà dell’uomo intero einaudiano: una economia nella quale sia diffusa la proprietà privata grazie al lavoro ed al risparmio e che al contrario di ciò che riteneva Keynes  nella quale nel lungo periodo sopravviveranno i nostri figli.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/le-patrimoniali-in-realta-colpiscono-il-reddito-prodotto-nellanno/">Le patrimoniali, in realtà, colpiscono il reddito prodotto nell&#8217;anno.</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Concorrenza fa bene. Anche quella fiscale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jul 2019 11:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La concorrenza fiscale di Olanda, Irlanda ed  altri paesi membri UE (ed anche OCSE) non è &#8220;sleale&#8221;, è semplice  concorrenza e come tale esprime la maggiore efficienza di quei sistemi,  virtuosi,  in grado di contenere la loro pretesa fiscale e al contempo garantire infrastrutture e servizi,  rispetto all&#8217;inefficienza italiana che, a dispetto della  pressione fiscale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La concorrenza fiscale di Olanda, Irlanda ed  altri paesi membri UE (ed anche OCSE) non è &#8220;sleale&#8221;, è semplice  concorrenza e come tale esprime la maggiore efficienza di quei sistemi,  virtuosi,  in grado di contenere la loro pretesa fiscale e al contempo garantire infrastrutture e servizi,  rispetto all&#8217;inefficienza italiana che, a dispetto della  pressione fiscale tra le più alte al mondo, è dotata di infrastrutture obsolete e fatiscenti e fornisce servizi inadeguati , se non addirittura inesistenti.</p>
<p><span id="more-1856"></span></p>
<p>La  competizione fiscale  spinge i i governi a ridurre le imposte ed a porre un freno all&#8217;entusiasmo dei politici per scelte  imprudenti incentrate su tasse elevate ed un eccesso di spesa pubblica, cioè spinge i governi verso scelte che rendano la spesa pubblica e l&#8217;utilizzo del gettito  fiscale verso una maggiore efficienza.</p>
<p>Il pianificatore centralizzato non è in possesso di tutte le conoscenze necessarie a compiere le scelte più efficienti, non è in grado di adattarsi velocemente ai cambiamenti repentini che avvengono nell&#8217;economia, è un lento pachiderma  che compie  scelte illogiche al contrario degli agenti economici che sono  in grado di adattarsi flessibilmente e velocemente alle mutevoli esigenze dei consumatori ed alle evoluzioni tecnologiche, rappresentando  la conoscenza congiunta di milioni di operatori nel libero mercato e per i quali le imposte sono una tassa sulla razionalità delle loro scelte: più sono alte e maggiore è la quota di ricchezza che viene distrutta e disincentivata, quindi la concorrenza fiscale interviene per contenere la potestà impositiva dei governi e le decisioni di spesa.</p>
<p>Il motivo per cui la spesa pubblica è inefficiente è che le entrate derivano, non da risorse acquisite attraverso lo scambio volontario, ma attraverso una transazione coercitiva (tasse) in deroga al principio secondo il quale l&#8217;allocazione efficiente di risorse scarse si fonda sulla libera scelta del consumatore in antitesi, appunto, alla allocazione impositiva operata dallo Stato. L&#8217;intervento governativo ha sempre un effetto distorsivo: la migliore allocazione delle risorse si ha quando dato un sistema di prezzi, le imprese massimizzano i loro profitti ed i consumatori rendono massima la soddisfazione dei loro bisogni ma ciò implica  la libera scelta del consumatore.</p>
<p>L&#8217;Italia subisce passivamente la concorrenza fiscale degli altri paesi europei senza riuscire ad imitarne la riduzione di imposte :  ha una  pressione fiscale REALE attestata al 48%  (dato CGIA Mestre) e quella sulle imprese ad oltre il 65% mentre la pressione fiscale media dei paesi OCSE è al 34%: quindi le imprese italiane devono  competere con il fardello di un  &#8220;dazio&#8221; interno di oltre 20 punti a causa delle scelte errate dei governi italiani in materia di tassazione e di spesa pubblica e non a causa dei comportamenti virtuosi dei competitors europei.</p>
<p>Ad esempio, la spesa pubblica della Spagna, che ha riformato l&#8217;intera pubblica amministrazione, è circa 500 miliardi contro i circa  860 miliardi di quella italiana ovvero il 40% inferiore a quella pro capite italiana e riuscendo a fornire servizi e infrastrutture adeguate alle esigenze dei cittadini spagnoli.</p>
<p>Per l&#8217;Italia le voci di bilancio pubblico da tagliare riguardano principalmente i trasferimenti a fondo perduto (circa 50 miliardi) e gli acquisti di beni e servizi della P.A. (circa 140 miliardi): in tutti i decenni passati la velocità di crescita della spesa pubblica è stata quasi sempre superiore alla crescita del PIL. I veri costi della politica sono nelle malversazioni degli  acquisti dei beni e servizi della pubblica amministrazione, e nei sussidi: che vanno  trasformati in credito d’imposta. Ed anche la  trasparenza (casa di vetro) della macchina statale può contribuire alla sua efficienza:  attraverso “l&#8217;accountability”, cioè il dover rendere conto ai cittadini che possono, in tal modo controllare e recensire, con i loro giudizi , l&#8217;erogazione dei servizi, riducendo corruzione e sprechi e indirizzando le modifiche ed i miglioramenti necessari.</p>
<p>Solo con la riduzione delle inefficienze e tagliando la spesa pubblica improduttiva, si possono ridurre le imposte,  ed essere in grado di neutralizzare la concorrenza fiscale.</p>
<p><a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1857" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-1.jpg" alt="" width="550" height="526" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-1.jpg 550w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-1-300x287.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a>Solo con la riduzione delle inefficienze e tagliando la spesa pubblica improduttiva, si possono ridurre le imposte,  ed essere in grado di neutralizzare la concorrenza fiscale.</p>
<p><a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1858" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2.jpg" alt="" width="838" height="467" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2.jpg 838w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2-300x167.jpg 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-2-768x428.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 838px) 100vw, 838px" /></a> <a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1859" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3.jpg" alt="" width="2291" height="1732" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3.jpg 2291w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-300x227.jpg 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-768x581.jpg 768w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-1024x774.jpg 1024w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-1200x907.jpg 1200w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/07/concorrenza-fa-bene-3-1400x1058.jpg 1400w" sizes="auto, (max-width: 2291px) 100vw, 2291px" /></a></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/concorrenza-fa-bene-anche-quella-fiscale/">Concorrenza fa bene. Anche quella fiscale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’ “Uomo Intero” di Einaudi sceglierebbe la Flat Tax</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/luomo-intero-di-einaudi-sceglierebbe-la-flat-tax/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2019 19:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scissione fra l’uomo che risparmia e l’uomo che investe teorizzata da Keynes non è auspicabile né corretta: gran parte degli investimenti sono effettuati da operatori economici che dispongono di capitale attraverso l’autofinanziamento o con il risparmio del gruppo di controllo. Il risparmio viene prima dell’investimento e ne è la condizione. Ciò significa che le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La scissione fra l’uomo che risparmia e l’uomo che investe teorizzata da Keynes non è auspicabile né corretta: gran parte degli investimenti sono effettuati da operatori economici che dispongono di capitale attraverso l’autofinanziamento o con il risparmio del gruppo di controllo. Il risparmio viene prima dell’investimento e ne è la condizione. Ciò significa che le azioni risparmio-investimento-consumo fanno riferimento all’ ”uomo intero” einaudiano contrapposto all’ ”uomo scisso” keynesiano in due classi sociali: i ricchi che hanno un’elevata propensione al risparmio e i poveri che hanno un’elevata propensione al consumo.</p>
<p><span id="more-1802"></span>Se scindi l’uomo e assecondi questa tesi con interventi pubblici monetari e assistenziali finanziati da tasse elevate su ricchi e ceto medio con l’obiettivo di aumentare la domanda, gli effetti saranno nefasti: il consumatore keynesiano è tendenzialmente un uomo povero che riceve sussidi e prestiti facili e che imita il deficit spending macroeconomico della politica dell’interventismo pubblico e del dirigismo, contagiato dalla irresponsabilità dei bilanci pubblici a quelli privati, (come nella mega bolla immobiliare del 2007), e che disincentiva e falcidia i contribuenti-risparmiatori, che debbono contentarsi di interessi molto bassi sottoponendoli a elevate imposte redistributive che dovrebbero favorire la domanda di consumo.</p>
<p>Al contrario il contenimento delle imposte incentiva i risparmiatori investitori, motore del progresso tecnologico nel libero mercato, sede di informazioni diffuse e scelte decentrate contrapposte alla conoscenza limitata del pianificatore centralizzato, e permette il migliore utilizzo del risparmio investito in capitale, in progetti imprenditoriali che allocano in modo efficiente le risorse, creano valore aggiunto, aumentano la produttività quindi riducono la disoccupazione e il sottosviluppo realizzando una redistribuzione dal basso, contrapposta a quella dall’alto operata d’imperio attraverso la tassazione progressiva in nome dell’egualitarismo. L’obiettivo da perseguire non dovrebbe essere l’impossibile eliminazione delle diseguaglianze fisiologiche, ma l’innalzamento del livello di benessere delle fasce meno abbienti e ciò si ottiene attraverso il mercato e la crescita economica che produce una<br />
redistribuzione libera, spontanea ed efficiente.<br />
Ma perché in Italia la tassazione è progressiva?<br />
II principio trae ispirazione dalla c.d. “decrescenza dell’utilità marginale”: afferma che dosi crescenti di un bene ne fanno man mano diminuire la sua utilità/necessità e quindi sarebbe possibile privarsene senza danno. Ma ciò potrebbe essere vero per un bene infungibile o che non può facilmente essere scambiato: se mangio dosi aggiuntive di gelato alla quinta coppa sarò sazio e vorrò/potrò privarmene senza sacrificio mentre l’utilità marginale del reddito-denaro non è decrescente perché il denaro è un bene fungibile, un bene di scambio che può trasformarsi in qualunque altro bene ed essere utilizzato in ogni impresa e risponde alla creazione del risparmio e dell’investimento che è alla base dello sviluppo di una società umana, dell’uomo “imprenditore” ambizioso e instancabile nel costruire con il suo risparmio-investimento lo sviluppo della realtà economica produttiva, dello sviluppo tecnologico e del progresso umano: per l&#8217; uomo intero einaudiano<br />
la produzione di reddito/risparmio/investimento/creazione di impresa/creazione di posti di lavoro non ha una utilitá marginale decrescente.<br />
Inoltre la Flat Tax risponde a criteri di equità perché è un’imposta proporzionale cioè pago in proporzione a quanto guadagno, il che sembra più che ragionevole e incentiva a produrre più ricchezza e beneficio per tutti.<br />
Al contrario, se la tassazione è progressiva cioè all’aumentare del reddito non pago in proporzione ma molto di più, sono disincentivato dal produrre reddito, a danno di tutti.<br />
Ed un altro rischio insito nella tassazione progressiva è che il pianificatore abbia una, molto poco liberale, sorta di delega in bianco nell’aumentare le aliquote degli scaglioni marginali (si pensi all&#8217;aliquota del 75% di Hollande) giustificando questa azione con programmi di welfare e redistribuzione del reddito.<br />
La tassazione proporzionale implica che ogni cittadino pagherà le imposte in proporzione al reddito prodotto ovvero chi ha un reddito maggiore pagherà più imposte. Eppure la vulgata la vuole come un sistema iniquo: quanto volte lo avete sentito “Sono contrario alla Flat Tax perché i ricchi pagheranno quanto i poveri” ?<br />
Sarebbe come dire che una SRL che ha utili per 10 milioni paga la stessa IRES di una SRL che ne ha per un milione o che un albergo di 200 stanze paga la stessa IMU di uno che ne ha 20: sfugge a molti il concetto di proporzionalità.<br />
Se, ad esempio, l’aliquota unica delle imposte è il 20%, se guadagno 20 mila euro pagherò 4 mila euro, se ne guadagno 100 mila, cioè 5 volte 20 mila, ne pagherò 20 mila, cioè 5 volte 4 mila. Quindi la tassazione proporzionale ha un’unica aliquota o flat tax. La tassazione progressiva invece implica che la tassazione cresce più che proporzionalmente cioè le aliquote di imposta diversificate crescono al crescere del reddito. Per tornare al precedente esempio, se guadagno 20 mila euro l’anno pagherò 4 mila circa, se ne guadagno 100 mila ne pagherò 36 mila, quindi non 5 volte ma 8 volte cioè circa 16 mila euro in più (senza contare le addizionali regionali e comunali). Questo è il regime vigente in Italia ed è considerato molto disincentivante.<br />
La Flat Tax abbassa davvero la pressione fiscale e agevola tutte le classi sociali, soprattutto chi guadagna mediamente, cioè circa 40 milioni di contribuenti, il 97% dei contribuenti. In italia chi dichiara redditi oltre i 500 mila euro sono solo 3.641, quelli che dichiarano oltre il milione sono solo 796, su 42 milioni di contribuenti. Quindi coloro che sono contrari alla Flat Tax per non includere i pochi ricchi che pagano l’IRPEF, 4000 persone agiate, preferiscono negare la Flat Tax ai rimanenti 41,9 milioni. Forse non sanno che i ricchi, quelli veri, non hanno redditi di lavoro assoggettati all&#8217;IRPEF ma redditi redditi da capitale, patrimoni immobiliari, finanziari e di partecipazione che già beneficiano già di Flat Tax. I ricchi solitamente hanno redditi da capitale, non da lavoro.<br />
Per tutte queste fonti di reddito ci sono già oggi aliquote molto vicine a quelle ipotizzate per la Flat Tax, più basse di quelle che gravano sui redditi da lavoro.<br />
E per le contestazioni di incostituzionalità e coperture finanziarie, con l’area “no tax” la Flat Tax diventa progressiva, nel rispetto della Costituzione, e può trovare le sue coperture nel taglio delle “tax expenditures”(circa 40 miliardi) la giungla delle detrazioni e deduzioni distorsive che indirizzano i consumi, e nella revisione della spesa pubblica corrente (tagli a contributi a fondo perduto, riduzione partecipate senza attività ed enti inutili, razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi) per circa 30 miliardi e nella riorganizzazione della spesa pubblica per l&#8217;assistenza da universalistica a residuale.</p>
<p>D’altronde affermare che la Flat tax favorisce chi ha redditi medi ed elevati è come affermare che i programmi di dimagrimento favoriscono solo coloro che sono in sovrappeso, cioè è una banale ovvietà che però non smentisce l’utilità del provvedimento: diminuire le tasse serve proprio a coloro sui quali il peso fiscale è eccessivo e che di tasse ne pagano troppe, per incentivarli a produrre più ricchezza e a convincerli ad investire e creare posti di lavoro con beneficio per tutti.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/luomo-intero-di-einaudi-sceglierebbe-la-flat-tax/">L’ “Uomo Intero” di Einaudi sceglierebbe la Flat Tax</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Reddito di cittadinanza? Piuttosto ripensiamo la spesa sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 09:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[reddito cittadinanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il reddito di cittadinanza è uno stanziamento sbagliato. La spesa per l&#8217;assistenza sociale nel nostro Paese è già enorme, circa 95 miliardi, ma è mal distribuita ed inefficiente, erogata sotto forma di una miriade di diversi e spesso iniqui e irrazionali ammortizzatori sociali: bonus bebè, bonus mamma, carta famiglia, bonus 18anni, bonus nido, bonus affitto, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il reddito di cittadinanza è uno stanziamento sbagliato. La spesa per l&#8217;assistenza sociale nel nostro Paese è già enorme, <strong>circa 95 miliardi</strong>, ma è mal distribuita ed inefficiente, erogata sotto forma di una miriade di diversi e spesso iniqui e irrazionali ammortizzatori sociali: bonus bebè, bonus mamma, carta famiglia, bonus 18anni, bonus nido, bonus affitto, gli 80 euro, reddito di inclusione, assegni familiari, Cassa Integrazione, disoccupazione (DIS-Coll, Naspi), contratti di solidarietà, assegno di ricollocamento, assegno sociale, integrazione al minimo, assegno di reversibilità (40 miliardi, integrazione al minimo + reversibilità, 18 miliardi ,cig + disoccupazione, 36 miliardi, assistenza sociale).</p>
<p>Tutta questa miriade di <strong>erogazioni statali</strong> alle persone fisiche andrebbe sostituita con un unico strumento di lotta alla povertà, un reddito di base, uguale per tutti e a parità di requisiti, parametrizzato sul livello del reddito, del patrimonio e del nucleo familiare, finanziato dalla fiscalità generale. Ciò eviterebbe discriminazioni, iniquità, sovrapposizioni, inefficienze, e consentirebbe la razionalizzazione della spesa e migliori controlli.</p>
<p>Per poterlo realizzare <strong>occorre una separazione della previdenza dalla assistenza</strong>, a livello contabile per fare chiarezza su spese molto diverse tra loro per finalità e modalità di finanziamento, considerato che le pensioni sono finanziate da una tassa di scopo, i contributi sociali, mentre l’assistenza è finanziata dalla fiscalità generale (una parte anche dai contributi di scopo dei datori di lavoro per la disoccupazione, cig, assegni familiari)</p>
<p>Una ulteriore spesa per il reddito di cittadinanza non ha senso, dato che esiste già una <strong>enorme spesa per welfare</strong> che, però, spesso va ai soggetti sbagliati. D’altra parte in qualunque Paese evoluto, anche quelli con le economie più liberali e antiassistenziali, esiste una erogazione contro la povertà assoluta, salvo i dettagli per stabilirne i requisiti, livello di reddito, età, vecchiaia, disabilità, obbligo di accettare un lavoro, tecniche di funzionamento (ad es. imposta negativa).</p>
<p>Il vero cambiamento, quindi, non è aumentare la spesa per l’assistenza con un ulteriore strumento (elettorale?) ma è il procedere ad un totale <strong>riordino e razionalizzazione di tutti gli ammortizzatori e le assistenze sociali</strong>: in tal modo si ottiene più equità ed, invece di gravare ulteriormente la spesa pubblica, si possono, persino, ottenere dei risparmi e diminuire il costo del lavoro, aumentando la creazione di posti di lavoro.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/reddito-di-cittadinanza-piuttosto-ripensiamo-la-spesa-sociale/">Reddito di cittadinanza? Piuttosto ripensiamo la spesa sociale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>E se abolissimo il sostituto d&#8217;imposta?</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/retribuzioni-e-se-abolissimo-il-sostituto-dimposta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 09:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni ho letto che molti ritengono le retribuzioni previste dai contratti collettivi &#8220;retribuzioni da schiavi&#8221;. Il fatto è che questi considerano solo l&#8217;importo che leggono sulla loro busta paga alla voce &#8220;retribuzione netta&#8221;. Non tengono conto di ciò che in realtà sborsa il datore di lavoro. Lo schiavista, l&#8217;affamatore non è il datore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni ho letto che molti ritengono le retribuzioni previste dai contratti collettivi<strong> &#8220;retribuzioni da schiavi&#8221;</strong>. Il fatto è che questi considerano solo l&#8217;importo che leggono sulla loro busta paga alla voce &#8220;retribuzione netta&#8221;. Non tengono conto di ciò che in realtà sborsa il datore di lavoro.</p>
<p>Lo schiavista, l&#8217;affamatore non è il datore di lavoro, ma la causa, il cuneo fiscale, imposto dallo Stato. Se le retribuzioni sono modeste e per &#8220;colpa&#8221; del c.d. &#8220;cuneo fiscale&#8221;. In Italia, infatti, il<strong> cuneo fiscale</strong> è il 47,8% del costo del lavoro, quindi circa la metà del costo che il datore di lavoro sostiene per il lavoratore non va nelle tasche del lavoratore stesso ma viene dirottato nelle casse dello Stato. Il datore di lavoro che, ad esempio, spende 31mila euro per un dipendente è costretto ad erogargliene quale netto della busta paga, solo 16mila.</p>
<p>Per esemplificare è come se il datore di lavoro erogasse<strong> due retribuzioni</strong>, una al lavoratore, l&#8217;altra allo Stato. Il cuneo fiscale rappresenta per il lavoratore una<strong> &#8220;tassa occulta&#8221;</strong>, di cui cioè non è consapevole e che rende nemici datore di lavoro e lavoratore, li divide, li pone uno contro l&#8217;altro.</p>
<p><a href="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2018/09/sostituto-dimposta.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1425 size-medium" src="http://3.122.244.34/wp-content/uploads/2018/09/sostituto-dimposta-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/09/sostituto-dimposta-300x300.jpg 300w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/09/sostituto-dimposta-150x150.jpg 150w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/09/sostituto-dimposta-768x768.jpg 768w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/09/sostituto-dimposta-100x100.jpg 100w, https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2018/09/sostituto-dimposta.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Se si abolisse il ruolo del datore di lavoro come <strong>sostituto d&#8217;imposta</strong> affidando il compito di versare imposte e contributi al lavoratore in autoliquidazione, il lavoratore riceverebbe l&#8217;intero costo del lavoro nelle sue mani, cioè circa il doppio della sua retribuzione netta, ed avrebbe modo di capire qual è l&#8217;origine del suo malcontento.</p>
<p><strong>Ad esempio</strong>, il ristorante che assume il cameriere potrebbe ogni mese versare al dipendente l&#8217;intera retribuzione lorda ed anche i contributi a carico azienda il lavoratore in sede di dichiarazione dei redditi, verserebbe i contributi e le imposte da lui dovuti e non il datore di lavoro (sostituto d&#8217;imposta) che non ne avrebbe più l&#8217;obbligo, né la responsabilità.<br />
<strong>Ciò comporterebbe</strong> minori oneri burocratici per le aziende e la necessità di minori controlli ed implicherebbe una maggiore consapevolezza da parte del lavoratore riguardo il costo del lavoro che gli verrebbe interamente erogato e contemporaneamente del peso fiscale e contributivo che grava su di lui e sulle aziende e che potrebbe toccare con mano all&#8217;atto dell&#8217;esborso dei contributi e delle tasse in sede di dichiarazione dei redditi. <strong>Ciò contribuirebbe</strong> ad una maggiore solidarietà tra datori e lavoratori per le rivendicazioni di politiche di riduzione fiscale e contributiva, e risponderebbe al principio di trasparenza e parità di trattamento tra contribuenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Cuneo fiscale</strong> è la quota del costo del lavoro che viene prelevata per imposte e contributi, quindi è la differenza fra costo del lavoro e retribuzione netta in busta paga.</em><br />
<em>Quindi cuneo fiscale non è sinonimo di costo del lavoro che, invece, rappresenta la somma dei costi che il datore di lavoro sostiene per la prestazione del lavoratore, cioè la somma della retribuzione lorda più gli oneri previdenziali, assicurativi.</em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/retribuzioni-e-se-abolissimo-il-sostituto-dimposta/">E se abolissimo il sostituto d&#8217;imposta?</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Servirebbe il &#8220;buono scuola&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jul 2018 07:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola italiana va cambiata: è una delle cause del declino italiano. È necessario lasciare libertà alle famiglie nella scelta della scuola (statale, paritaria, cattolica, privata, internazionale ecc.) consegnando loro un buono-spesa prestabilito (tecnicamente &#8220;costo standard di sostenibilità per allievo&#8221;.) da spendere per ogni studente nella scuola prescelta. In questo modo si creerebbe una sana [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La scuola italiana va cambiata</strong>: è una delle cause del declino italiano. È necessario lasciare libertà alle famiglie nella scelta della scuola (statale, paritaria, cattolica, privata, internazionale ecc.) consegnando loro un <strong>buono-spesa</strong> prestabilito (tecnicamente &#8220;costo standard di sostenibilità per allievo&#8221;.) da spendere per ogni studente nella scuola prescelta.</p>
<p>In questo modo si creerebbe <strong>una sana competizione</strong> tra scuole e la valutazione degli insegnanti secondo criteri meritocratici selezionando i migliori nel rispetto di regole prestabilite.</p>
<p><strong>Lo Stato dichiara di spendere 8mila euro a studente</strong> ma in realtà il costo effettivo in alcuni gradi di insegnamento è molto più basso: un bambino che frequenta la scuola dell&#8217; infanzia costa 3.200 euro (4.573 euro famiglie disagiate). Si possono risparmiare 17 miliardi con l&#8217;introduzione dei costi standard.</p>
<p><strong>Gli insegnanti della scuola italiana sono troppi</strong>, un insegnante ogni 12 studenti: in Europa c&#8217;è un insegnante ogni 15 studenti. Gli insegnanti sono pagati poco perché sono troppi: la voce che pesa di più nel bilancio della scuola, utilizzata come postificio, ufficio di collocamento, ammortizzatore sociale, è quella del personale. La soluzione è limitare l’accesso alla professione attraverso una maggiore selezione.</p>
<p><strong>A che cosa servono altri docenti se il tasso di natalità è in calo?</strong> In Italia la scuola è creata per soddisfare le esigenze degli insegnanti che vogliono essere assunti e pagati ma non vogliono essere valutati, non vogliono essere sottoposti a criteri meritocratici, anno dopo anno. Ma quello dell&#8217;insegnante non è un posto a vita.</p>
<p>Dalla pagella stilata dall&#8217;Ocse sul livello dei 15enni italiani emerge che sono il <strong>fanalino di coda</strong> della classifica dei Paesi europei (Estonia e Finlandia si trovano in testa) ma soprattutto sono lontani anni luce dagli studenti dei Paesi asiatici come Singapore o Giappone. <strong>La scarsa preparazione degli studenti italiani</strong> è emersa ripetutamente da varie indagini tra le quali PISA-Ocse (Programme for International Student Assessment). Nonostante i dati abbiano messo in luce gravi lacune degli studenti italiani al termine del percorso dell’obbligo scolastico, ci si è invece concentrati sulle critiche al metodo di analisi, per non ammettere lo stato oggettivo dell’istruzione italiana.</p>
<p>È necessaria una <strong>certificazione a livello nazionale</strong>, con standard comuni di riferimento, i cui risultati debbano essere resi pubblici e accessibili agli studenti “clienti” delle diverse scuole. In questo modo genitori e studenti, che già in questi ultimi anni hanno assunto un inconsapevole comportamento valutativo, interrogandosi sulla “produttività culturale” di ogni singolo istituto, avrebbero la possibilità di attingere ad un sistema informativo in grado di raccogliere, di ordinare e di documentare tutte le informazioni sugli esiti qualitativi del sistema di istruzione.</p>
<p><strong>I dirigenti scolastici prenderebbero coscienza</strong> del fatto che essere al top della graduatoria significa attrarre più studenti e quindi contributi aggiuntivi per la formazione e la didattica. Si verrebbe a creare in questo modo un circolo virtuoso e il sistema potrebbe divenire competitivo e quindi efficiente.<br />
I processi di valutazione devono coinvolgere, oltre agli istituti e agli studenti, anche gli altri attori coinvolti, cioè gli insegnanti. Questi ultimi dovrebbero essere retribuiti non automaticamente e acriticamente in base all’anzianità di servizio, bensì in base al merito.</p>
<p>Ogni scuola in autonomia dovrebbe stabilire<strong> la retribuzione in base ad una valutazione</strong>, a cui partecipino anche gli studenti, effettuata sulla base della attività svolta e dei risultati raggiunti: con una procedura partecipativa che non serva però a trasformare la valutazione in una sorta di seduta di “autocoscienza didattica” – secondo le logiche che guidano un certo pedagogismo fine a sé stesso – ma ad aiutare tutti a comprendere e a condividere i problemi del loro lavoro comune.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/servirebbe-il-buono-scuola/">Servirebbe il &#8220;buono scuola&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Il problema non sono i voucher, il problema è lo Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2018 14:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[voucher]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perchè i Voucher lavoro hanno avuto un enorme successo? È presto spiegato. In Italia un dipendente costa 31mila euro e ne guadagna 16mila. Cioè la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore è al 47%, ovvero l&#8217;azienda versa allo Stato 15mila euro, tanto quanto guadagna il dipendente. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">
<div dir="auto">Perchè i Voucher lavoro hanno avuto un enorme successo? È presto spiegato.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">In Italia un dipendente costa 31mila euro e <strong>ne guadagna 16mila</strong>. Cioè la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore è al 47%, ovvero l&#8217;azienda versa allo Stato 15mila euro, tanto quanto guadagna il dipendente. Il datore, dunque, ha due dipendenti da pagare: uno vero, il lavoratore, e uno finto, lo Stato.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Con i voucher un dipendente che costa 31mila euro <strong>ne guadagnerebbe 23.250</strong> netti cioè circa 8mila euro in più di retribuzione netta. Per rimettere le cose a posto basterebbe riportare ad un livello ragionevole il cuneo fiscale/contributivo,<strong> cioè dall&#8217;attuale 47% al 25%</strong>, che è il cuneo previsto dai voucher lavoro. In questo modo la differenza di aliquota, cioè il 22%, potrebbe essere equamente ripartita a vantaggio tra datore di lavoro e lavoratore, per diminuire il costo del lavoro alle aziende e per  aumentare la retribuzione netta al lavoratore.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><strong>Facciamo un esempio pratico</strong>: la retribuzione netta dei voucher è ora di 7,50; potrebbe essere portata a 9,15, cioè 1.537 euro netti al mese, invece di 1.260. In questo modo l&#8217;azienda avrebbe un costo del lavoro di 24.981, superiore a quelllo del voucher ma inferiore a quello del costo del lavoro ordinario. Quindi un dipendente che, con le aliquote ordinarie, guadagnava 16mila, <strong>ne guadagerà 20mila</strong> e l&#8217;azienda avrà un costo del lavoro non più di 31mila euro ma di 27.200. Lo Stato incasserebbe invece di 15mila, la metà, cioe circa 7500 euro.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><strong>Per poter fare questo</strong> è assolutamente necessario realizzare la riforma previdenziale con la fiscalizzazione della pensione minima affiancata dalla pensione integrativa volontaria libera e privata e la riduzione della pressione fiscale.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il problema non sono i voucher lavoro, il problema è lo Stato.</div>
</div>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-problema-non-sono-i-voucher-il-problema-e-lo-stato/">Il problema non sono i voucher, il problema è lo Stato</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>La crescita? 12 condizioni affinché avvenga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Vigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jan 2018 17:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;assistenzialismo genera la malattia che pretende di curare. L&#8217;unico modo efficace per combattere efficacemente ed in modo duraturo la povertà, è la creazione di nuova ricchezza. Come si fa a creare nuova ricchezza? Creando nuovi posti di lavoro. Qual è il principale motore per la creazione di nuovi posti di lavoro? L&#8217;impresa. Di cosa ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;assistenzialismo genera la malattia che pretende di curare</strong>. L&#8217;unico modo efficace per combattere efficacemente ed in modo duraturo la povertà, è la creazione di nuova ricchezza.</p>
<p><strong>Come si fa a creare nuova ricchezza?</strong> Creando nuovi posti di lavoro. Qual è il principale motore per la creazione di nuovi posti di lavoro? L&#8217;impresa.</p>
<p><strong>Di cosa ha bisogno l&#8217;impresa per proliferare e svilupparsi?</strong> Di un ambiente favorevole, ovvero di:<br />
<strong>1)</strong> buone infrastrutture;<br />
<strong>2)</strong> centrali energetiche per ridurre i costi e la dipendenza energetica;<br />
<strong>3)</strong> reti digitali e di telecomunicazioni;<br />
<strong>4)</strong> reti di collegamento e trasporti efficienti (strade, ferrovie, aeroporti, ponti);<br />
<strong>5)</strong> una tassazione bassa, competitiva, semplice e stabile, che non cambi ogni anno e permetta di programmare nel lungo periodo;<br />
<strong>6)</strong> una tassazione che non disincentivi al risparmio ed agli investimenti;<br />
<strong>7)</strong> una burocrazia snella;<br />
<strong>8)</strong> una giustizia certa e veloce;<br />
<strong>9)</strong> lavoratori preparati grazie a buone scuole, università e stage formativi;<br />
<strong>10)</strong> un cuneo fiscale (cioè, la differenza tra retribuzione lorda e netta) basso che permetta ai lavoratori maggiore disponibilità di reddito;<br />
<strong>11)</strong> una ricerca scientifica che consenta di migliorare i processi produttivi e di aumentare il valore aggiunto per unità di prodotto;<br />
<strong>12)</strong> un ambiente sicuro che garantisca l&#8217;incolumità degli individui e della proprietà privata.</p>
<p><strong>Un ambiente favorevole alle imprese</strong> che creano posti di lavoro: ecco è il mio auspicio per il nuovo anno.<br />
Buon 2018 a tutti gli amici!</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Elena Vigliano" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/elena-vigliano-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/elena-vigliano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Elena Vigliano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottore in Economia, Consulente del Lavoro e Commercialista, Consulente Tecnico del Giudice Tribunale di Roma</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/elena.vigliano.5" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x="-.3" y=".3" width="500" height="500" fill="#3b5998" /><polygon class="st1" points="499.7 292.6 499.7 500.3 331.4 500.3 219.8 388.7 221.6 385.3 223.7 308.6 178.3 264.9 219.7 233.9 249.7 138.6 321.1 113.9" /><path class="st2" d="M219.8,388.7V264.9h-41.5v-49.2h41.5V177c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H295  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/la-crescita-12-condizioni-affinche-avvenga/">La crescita? 12 condizioni affinché avvenga</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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