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	<title>elezioni Archivi - Einaudi Blog</title>
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	<description>Il blog della Fondazione Luigi Einaudi</description>
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	<title>elezioni Archivi - Einaudi Blog</title>
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		<title>Il Dio fallito? Un’altra pagina sulfurea della liberaldemocrazia italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giannubilo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2022 22:13:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I fatti sconvolgenti di questi ultimi giorni in merito alla elezione del Presidente della Repubblica, al di là di esternazioni di profondo dissenso provenienti da più parti &#8211; peraltro sacrosante (necessità “stipendiali” di terminare la legislatura, spettacolo indecoroso di candidature/bocciature quasi simultanee, fratture politiche finora impensabili, ecc.) &#8211; per la rielezione di un Presidente, l’uomo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I fatti sconvolgenti di questi ultimi giorni in merito alla elezione del Presidente della Repubblica, al di là di esternazioni di profondo dissenso provenienti da più parti &#8211; peraltro sacrosante (necessità “stipendiali” di terminare la legislatura, spettacolo indecoroso di candidature/bocciature quasi simultanee, fratture politiche finora impensabili, ecc.) &#8211; per la rielezione di un Presidente, l’uomo più grigio di questa già grigia Repubblica, pur a fronte di parecchie altre personalità di alto rilievo, impongono però riflessioni più accurate su un piano, per così dire,  politico-filosofico, che valgano a riposizionare coerentemente l’essenza e le componenti della democrazia italiana, una “democrazia difficile” come a suo tempo ebbe a dire efficacemente Aldo Moro. Una democrazia finora cullatasi nell’autocompiacimento della sua identità, rimasta invece confinata nella retorica e nell’apologia di regime, e nell’esaltazione della sua genesi, fondata su una mitologia resistenziale, che solo una trasfigurazione mitopoietica della sinistra portava a identificare come un “secondo Risorgimento”.</p>
<p>Cosicché questa liberaldemocrazia &#8211; con la sua Carta costituzionale, nata tra infausti compromessi altamente deteriori dai partiti dell’”esarchia” ciellennistica, lontani se non proprio antitetici al liberalismo classico &#8211; solo apparentemente liberale ma in realtà scaturita da una sconfitta del liberalismo storico, una democrazia “anfibia” metà democratica e metà ideologicamente “leninista”, non è mai riuscita a trovare uno sbocco nella prassi matura dell’alternanza di stampo europeo.</p>
<p>A voler previamente delineare, in estrema sintesi, la <em>quaestio iuris</em> della legittimità costituzionale della rielezione del supremo Organo dello Stato, non v’è chi non veda come l’articolo 85 del testo costituzionale non prevede affatto tale possibilità bensì afferma solennemente la tassatività del termine settennale per la durata del mandato, contemplando esclusivamente una breve proroga in relazione alle ipotesi di scioglimento o di cessazione delle Camere. In effetti, soprattutto in materia costituzionale, data la sua valenza ed estrema delicatezza quanto ai diritti e doveri della comunità nazionale e all’ordinamento dello Stato e dei poteri pubblici, non dovrebbe potersi andare oltre la tassatività della enunciazione normativa &#8211; con la sola eccezione della riserva di legge &#8211; talché nella materia <em>de qua </em>dovrebbe ben valere l’antico brocardo latino <em>Ubi lex voluit dixit</em>, con la sua logica estensione <em>ubi noluit tacuit</em>, e non il suo contrario, cioè che <em>è consentito tutto ciò che non è vietato</em>.</p>
<p>Ma, superata “disinvoltamente” la <em>impasse </em>giuridica, ci si rende subito conto che con il concludersi della poco edificante vicenda &#8211; un’altra pagina sulfurea, dopo già le tante avutesi in passato, di questa Repubblica, con la sua grossa voglia di topo che le sfigura la “faccia” &#8211; si è infranto del tutto anche lo specchio dell’Etica oltre che quello della Storia; si è così frantumato definitivamente, scendendo al gradino più basso dei valori, lo stesso principio della rappresentatività democratica, quella Democrazia rappresentativa che è stata l’<em>item </em>del pensiero liberale, frutto della “Rivoluzione atlantica” del XVIII secolo e del costituzionalismo classico, poi democrazia razionalizzata e sociale.</p>
<p>Dopo lo “Stato Patrimoniale” adottato nel Medioevo e lo “Stato di Polizia” dal Rinascimento in avanti, ha finito per plasmarsi dunque, dopo la rivoluzione anzidetta, un nuovo modello statale, lo Stato moderno, liberale, o “Stato di diritto” fondato sulla “limitazione dell’autorità statale” e sulla formula dell’<em>autogoverno</em>, cioè “<em>la identificazione più perfetta possibile tra governati e governati</em>”.</p>
<p>Ma tutto ciò ha interessato poco la liberaldemocrazia italiana, la quale, dopo l’epoca del centrismo degasperiano, che comunque non fa parte del bagaglio comune dell’opinione pubblica per una sorta di <em>damnatio </em>di quella stagione politica che la sinistra nel suo complesso risolve in un inappellabile giudizio liquidatorio, ha scritto pagine e pagine sulfuree della sua storia, ad iniziare, tanto per citarne solo alcune, dal consociativismo del compromesso storico, che ha consentito all’allora Pci di penetrare nell’area del potere e di tutti i suoi recessi nonché nella società civile, alla tragica stagione del terrorismo rosso, comunque da iscrivere nel suo “albo di famiglia”, dal delitto Moro agli oscuri finanziamenti sovietici al Pci,  a “Mani Pulite”, con la possibilità di realizzare il sogno della sinistra, attaccata psicoticamente alla sua irrisolta identità, di una compiuta rivoluzione anticapitalistica.</p>
<p>Una liberaldemocrazia &#8211; infeudata da una sinistra, che con la sua anima nostalgica e disperata, l’ha portata al patibolo &#8211; ingolfatasi in un’attività predatoria sistematica in una platea di attori parassitari per un “bottino politico” di sempre più vaste proporzioni, ora destinata a collassare sotto il peso della sua irresponsabilità. Un “<strong>dio</strong>”<strong> che è</strong> <strong>fallito</strong>, dunque, per il suo parassitismo associato alla burocratizzazione. Un tradimento assassino, un <em>vlunus</em> mortale alla Democrazia Rappresentativa!</p>
<p>E’ proprio qui il punto, un cinismo senza pari che da un lato ha consumato totalmente l’illusione riformistica e dall’altro una tirannide politico-burocratica, quella della sinistra, una iperbole para-totalitaria, una sorta di laicismo giacobino che solo retoricamente si pone come obiettivo quello della coincidenza del “sovrano” con il popolo stesso, che in realtà è diventato un’entità astratta in cui gli individui sono ridotti in granelli di sabbia, controllati e resi succubi del potere politico.</p>
<p>Una sinistra, dunque, in preda ad una preoccupante dissociazione cognitiva &#8211; frutto di un’idea tutta sua di nuova “religione civile” fondata su una “<em>perenne Repubblica della virtù dei giacobini</em>” e di un misticismo apparentemente iconoclasta &#8211; e affetta da una presunta superiorità antropologica, ostentata spocchiosamente soprattutto da parte degli intellettuali di regime, i quali, peccando di <em>hibrys</em>, si ritengono investiti dalla superiore missione di guidare il popolo.</p>
<p>Una sinistra che, pervasa dal suo ethos paternalistico e dal suo convinto monismo politico e sociale, imponendola come soluzione catartica alla quasi totalità degli schieramenti politici, non ha trovato di meglio che far rieleggere alla suprema carica dello Stato quello stesso personaggio che già ha dato prova di sé nel precedente settennato e che, comunque, se non altro per motivi di opportunità politica e in ossequio ad un incontrovertibile principio  dell’alternanza, che costituisce l’essenza di ogni compiuta liberaldemocrazia, non si sarebbe dovuto o potuto rieleggere affatto. Insomma, il tutto è finito a <em>Mozartkugeln und Gluhwein</em> (tarallucci e vino), con un personaggio che ora si lascia santificare tra fiumi di melassa e nuvole d’incenso, in attesa di essere poi elevato a martire e salvatore della Patria. Cosicché, per la protervia della sinistra nostrana, a cui solo per eccessivo senso di responsabilità, se non proprio di timore reverenziale e di scarsa tenuta di forza resistente, una larga parte dello schieramento di centrodestra si è dovuto prostrare, si è consumata una vera e propria “barbarie” istituzionale in un’Italia distratta e qualsiasi, in cui il sistema di pensiero dominante è pervaso da una sorta di atrofia morale e da cui viene espunta quella vocazione pluralista che fa dell’anti-monismo la caratteristica fondamentale della prassi liberale, un’Italia in cui può essere adottato come vessillo la massima “<strong>Tutto è perduto, <em>compreso </em>il pudore</strong>”.  E’ un passato dunque, come già scrivevo, che continua follemente e grottescamente a non passare!</p>
<p>Una crisi sistemica e una crisi morale, dunque, avvolgono come un manto funereo questa nostra liberaldemocrazia. La prima, per la mancanza di quelle riforme di struttura, ma non quelle soteriologiche eredi delle escatologie cristiane e delle utopie comuniste, bensì quelle istituzionali <em>in primis</em>, che potessero iscrivere questa lacerata Repubblica nel novero di quelle europee più evolute. Ma la storia del riformismo italiano è &#8211; come si sa &#8211; una storia maledetta! Maledetta per l’incapacità della classe dirigente di perseguire gli imponenti obiettivi riformistici postbellici: dalla soluzione della questione meridionale all’occupazione di tutto il potere e della società civile ad opera di una partitocrazia degenere, dalla riforma di uno sfrenato parlamentarismo &#8211; che ha avuto come contraltare la debolezza istituzionale degli esecutivi &#8211; in direzione di una matura democrazia parlamentare al disastro di una finanza pubblica messa in ginocchio da un assistenzialismo demagogico e clientelare, dalla riforma dell’elefantiasi burocratica alle “cattedrali nel deserto”, in cui si consumava cinicamente l’illusione meridionalistica. Maledetta anche e soprattutto per la sua identità e la sua ambiguità, le cui radici affondano nella stessa storia della sinistra italiana, una storia che si consuma nella contrapposizione tra riformismo e rivoluzionarismo, tra una politica di riforme all’interno di una economia di mercato e il superamento dell’ordine capitalistico, e che ha impedito l’attuazione dell’alternanza democratica, lo <em>swing of pendulum </em>di stampo anglosassone.</p>
<p>Anche crisi morale dunque, o meglio crisi delle idee e delle azioni orientatrici della vita morale, crisi di pensiero che determinano le crisi dell’azione. Ma non avevamo creduto, da liberali, che la politica dovesse essere in fondo una derivazione della morale, talché i capi dovessero porsi al servizio della comunità e non il suo contrario, così come invece accade, dato che ora è la comunità a porsi al servizio dei capi, e, per dirla con Immanuel Kant, che “La vera politica non può fare alcun progresso, se prima non ha reso omaggio alla morale”? Certo, si sa che la moralità politica “tollera”, in certo qual modo, anche una sua “amoralità” e che il realismo politico impone di tralasciare l’iperuranio dei principi per calarsi nell’essenzialità dei rapporti umani, sovente relazioni di forza, talché l’uomo politico può/deve caricarsi anche dei peccati necessari all’azione per il bene comune. Ma qui il cardine è stato scardinato, atteso che il sistema rappresentativo che ora ha prodotto il desolato risultato sotto gli occhi di tutti, si è autolegittimato in una sorta d’intoccabilità medioevale, instaurando <em>de facto </em>una “democrazia olistica”, che riassume in sé il monopolio della “felicità collettiva”, superiore alla somma di quella dei sottoposti: una sorta di <em>remake </em>dello Stato spartano!</p>
<p>Ecco ora apparire sulla scena il “maschio” capace di fecondare la nazione “femmina”, la triade Mattarella-Draghi-Amato! Certo, si dirà, ma non è quella della Roma imperiale, Cesare-Pompeo-Crasso né tampoco Antonio-Ottaviano-Lepido, la Roma della conquista della Gallia, della Bretagna, della Grecia e dell’Egitto. Non v’è dubbio alcuno, ma neppure l’Italia di oggi è quella Roma, anzi non è nemmeno la brutta copia! Purtuttavia avrebbe meritato una sorte migliore rispetto a quella che le hanno assegnato il Parlamento e la partitocrazia in atto, in particolar modo quella della sinistra che ha teso soltanto ad una bieca conservazione, una poco invidiabile élite che ha perso ogni parvenza di dignità e di signorile senso dell’eleganza, anche di quella morale. Oltretutto, quanto al Presidente rieletto, trattasi di quello stesso personaggio del “<em>coup d’Etat</em>” posto in essere &#8211; sebbene nel rispetto formale della norma costituzionale &#8211; nel riproporre, senza tener conto di una sorta di “materialità” costituzionale poggiante su difformi volontà politiche allora in atto, un <em>monstrum </em>sinistroide a fronte della <em>debacle </em>renziana a seguito dell’esito referendario del 2016.</p>
<p>Ma, in via più generale, siamo stanchi di leggere le solite dichiarazioni, di assistere agli stessi rituali di sempre, di vedere quegli stessi volti divenuti quasi maschere teatrali in una specie di volgare mercato del già visto, in cui gattopardianamente bisogna cambiare affinché tutto resti come prima. Una metastatizzazione dello Stato, della società, della cultura e della politica, in cui è penetrato sempre più a fondo un cancro maligno e dove a nulla servono le esortazioni di una “Cassandra” con lo sguardo rivolto al cavallo acheo che vide entrare dalle Porte Scee, appelli accorati che scivolano via come acqua sul grasso infetto che ricopre buona parte della nostra classe politica.</p>
<p>Cosicché la nostra Democrazia rappresentativa &#8211; che appena sorride, mostra una fitta fila di denti guasti, radi, piccoli e puntuti, e con tanto di verde tartaro, oscillante ora più che mai tra la mistificazione e il ridicolo &#8211; ristagna sul terreno putrido della fatuità, da cui promana un lezzo di muffa stantia, di miseria morale e di turpe fariseismo, una maleodorante palude in cui veleggia questa Repubblica, che sta vivendo con disinvoltura la propria incerta, tragica contemporaneità.</p>
<p>V’è dunque che tra il cittadino e la politica, specialmente quest’ultima, interpretata egregiamente da una <em>clacque</em> assassina dello Stato liberale, soprattutto un <em>monstrum </em>sinistroide che espande sempre più la sua attività verso l’assolutismo, si è scavato irrimediabilmente un incolmabile <em>cleavage</em>, una insanabile spaccatura: da una parte una élite politica tendente all’oligarchia e dall’altra una massa sempre più informe che, anestetizzata dalla “cultura del narcisismo” e dalla contraffazione dall’alto, non trova le risorse interiori per reagire alla valanga di immondizia che rischia di sommergerci tutti. La nausea di questa politica proterva, paranoica, si sta diffondendo più della nausea delle gestanti!</p>
<p>E’ una tela dilacerata, dunque, quella che rinvolge questa nazione incompiuta, che viene da lontano, dagli antefatti stessi &#8211; come già dicevo &#8211; della Grande Guerra, una divisività strutturale oltre che morale di un Paese caratterizzato da un macroscopico difetto di coscienza politica, un Paese in cui lo Stato è percepito dal popolo come entità astratta e lontana e in cui è troppo labile il legame che lo congiunge ad una mal conosciuta Patria. Un popolo che, per varie vicende storiche, in una macabra corrispondenza biunivoca con la sua democrazia malata, un dio ora fallito, si è ricacciato nel confuso limbo dei popoli inquieti e imbroglioni, quello dei soliti ciarlatani, venditori ambulanti di prodotti ormai deteriorati, di “stipendiati” in veste di camerieri, di cantanti e di marionette. Avevo ben paragonato, dunque, questa nazione ad una nave che procede lenta: le sue vele sono molli, è vero, però si naviga e ci si accontenta. Che importa se i piloti non sono all’altezza dei loro compiti, se le corde si aggrovigliano sul ponte, l’essenziale è che si navighi a vista! Già, perché agitarsi, la Provvidenza provvede: cosa importa se nella stiva trasportiamo <strong>il cadavere della nazione</strong>?</p>
<p>L’Italia è qualcosa di astratto, che ben poco interessa, soprattutto i piloti: è un Parlamento, una sala comizi, una piazza, uno sfondo su cui rappresentare la <strong>tragicommedia della sua falsa democrazia.</strong></p>
<p>In siffatto contesto, dunque, attesa l’irrinunciabile valenza della democrazia liberale, per cui la libertà è sì un fardello da sostenere ma anche una opportunità ardua da coltivare<strong>, </strong>essendo facile anche smarrirne il percorso, urge ora più che mai, senza “fughe” verso un fantomatico Centro, ricompattare tutte le forze di centrodestra sull’idea della “Grande Destra”, che possa validamente replicare all’avvolgente strapotere che la crociata dei “nuovi mistici” sta disperatamente attuando.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesco Giannubilo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/01/francesco-giannubilo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesco-giannubilo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco Giannubilo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Francesco Giannubilo, laurea Scienze Politiche ed ex dirigente della P.A., si occupa di studi storico-politici dell’età contemporanea. Pubblicista su testate provinciali e su “l’Opinione delle Libertà” nazionale, dopo la ricerca “Aspetti della politica italiana 1920-1940” (2013), il saggio “DALLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA ALLA DEMOCRAZIA LIQUIDA (O LIQUEFATTA?)” (2015).</p>
<p>Ha pubblicato: “L’ITALIA CHE (NON) CAMBIA (2010), assieme di considerazioni etico &#8211; politiche sull’impossibilità del riformismo in Italia; “1848-1870 IL RISORGIMENTO INCOMPIUTO” (2011), una riflessione sullo sviluppo storico in Italia in termini di continuità con il processo risorgimentale; “1939-1940 IL MONDO CATTOLICO ALLA SUA SVOLTA?” (2012), un profilo critico sugli atteggiamenti del mondo cattolico dagli inizi del Novecento fino all’entrata in guerra dell’Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/il-dio-fallito-unaltra-pagina-sulfurea-della-liberaldemocrazia-italiana/">Il Dio fallito? Un’altra pagina sulfurea della liberaldemocrazia italiana</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L’ombra lunatica di una democrazia in ostaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giannubilo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Oct 2021 21:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sinistra italiana dalla rivoluzione sognata alla rivoluzione possibile E’ di questi giorni un fantasmagorico gongolare della sinistra nostrana, eccitata da un insperato successo elettorale nelle appena passate consultazioni amministrative, ascrivibile soprattutto ad un accentuato astensionismo, che di certo ha interessato in modo particolare l’area di centrodestra, alla scelta di candidati forse non sempre all’altezza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>La sinistra italiana dalla rivoluzione sognata alla rivoluzione possibile</strong></em></p>
<p>E’ di questi giorni un fantasmagorico gongolare della sinistra nostrana, eccitata da un insperato successo elettorale nelle appena passate consultazioni amministrative, ascrivibile soprattutto ad un accentuato astensionismo, che di certo ha interessato in modo particolare l’area di centrodestra, alla scelta di candidati forse non sempre all’altezza delle situazioni, all’ondeggiare di alcune politiche, in particolar modo in tema di pandemia o di <em>green pass</em>, probabilmente non del tutto condivisibili da tanti elettori, e via dicendo. Ma, posto che non rientra nelle finalità di questo scritto indagare su tale versante, v’è che la cultura liberal-democratica, di cui la mentalità provinciale e mediocre dell’Italia contemporanea ha un disperato bisogno, continua ad essere evocata, però resta sempre minoritaria.</p>
<p>Alla flessione, peraltro anche psicologica, dell’area di centrodestra nel suo complesso, fa dunque da contraltare una sinistra compiaciuta, esultante e tracotante più che mai, una sinistra che ha descritto l’intero itinerario del Partito comunista italiano, che via via mutava soltanto la sua etichetta e il cui gradualismo, che si risolveva nella formula della togliattiana “democrazia progressiva”, mirava in realtà alla realizzazione di una radicale trasformazione sociale in una democrazia di marca leninista.  Una sinistra che, con le sue strategia di lotta, metabolizzata ormai la fine del sogno rivoluzionario in termini di rivoluzione mancata e/o di rivoluzione tradita, ha dipanato, sin dal dopoguerra, un lungo, macabro filo rosso, che in tutti questi decenni  l’ha portata subdolamente ad infiltrarsi in tutti gli ambiti del potere, del sottopotere e di tutti i suoi recessi, dello Stato e di tutti i suoi apparati &#8211; amministrativi, giudiziari, burocratici &#8211; lo specchio fedele di un’Italia in disfacimento, della cultura e della società civile. Ma, al presente, tutto ciò non le basta più! Al compimento della sua spettrale traiettoria rivoluzionaria, una vera e propria galleria degli orrori, si pone ora la pretesa del possesso delle coscienze di tutti, la realizzazione di un sogno ovvero la instaurazione di una democrazia totalitaria perfetta, che trova la sua vera ragion d’essere fondamentalmente nel marchio d’infamia apposto sulla destra, con l’incessante gracidio su presunti pericoli di rigurgiti fascisti, che nulla hanno a che vedere con l’ideologia portante dell’intero schieramento di centrodestra e interessano semmai solo alcune frange estreme di stampo sostanzialmente delinquenziale piuttosto che politico. Insomma, l’imposizione <em>ex lege</em> di un “<em>politically correct</em>” che non tollera disapprovazioni e che giustifica persino provvedimenti che minacciano di restringere sempre più la libertà di opinione, di espressione e di pensiero, contro i quali si levano delle voci, ma sempre più flebili, di spiriti liberi, purtroppo poco influenti di fronte alle schiere sempre più agguerrite di politici e di intellettuali politicamente corretti. Un “<em>politically correct</em>” che non ammette dissensi sulle scellerate politiche immigratorie tanto care alla sinistra, intrise di una subcultura assassina della democrazia liberale, terzo/quartomondista, disfattista e buonista d’accatto, una sinistra che etichetta come zombi quanti non si adeguano ad una <em>civic culture </em>egemone, che poi è quella della delegittimazione dello Stato nazionale &#8211; ma gli Stati europei esistono ancora &#8211; sovrano nei suoi confini, laico e liberale: lo Stato moderno per eccellenza, liberale e laico, lo Stato che nasce appunto con la fine delle guerre di religione e la pace di Westfalia del 1648. Ma tutto ciò, senza alcuno sforzo di intelligenza della complessa questione migratoria, viene semplicemente bollato sprezzantemente come “populismo sovranista” in nome di un vertiginoso universalismo neo-illuminista che sta distruggendo la storicità come comprensione del passato, finalizzata altresì ad una più solida progettazione dell’avvenire.</p>
<p>Ma non è tutto poiché, in uno stato di lucida follia, il politicamente corretto include nuovi trend sessuali piuttosto discutibili, edulcorate immagini di integrazione sociale o nuovi archetipi scolastici o di sviluppo evanescenti o riprese economiche spesso solo leggendarie o immagini di nuove realtà sociali da prendere a modello; ad esempio, la mitteleuropea città di Milano, una nuova “Milano da bere”, guidata da un primo cittadino ispirato da un sinistroide spirito progressista, illuminato e politicamente <em>trendy</em>, la città dove dominano, a dirla con Vittorio Feltri, pidocchietti e fighetti rossi o ex rossi ora rosa, monopattini e piste ciclabili nonché qualsiasi manifestazione postsessantottina.</p>
<p>E’ su questo terreno putrido della fatuità e della disonestà intellettuale che la sinistra, dunque, pure con le sirene ormai stonate dell’antifascismo e di un presunto pericolo fascista in agguato, solo funzionale alla sua sopravvivenza e all’innesto di un terrificante biopotere, svolge la sua azione di disgregazione del tessuto sociale. E in tutto questo pidocchiume di lacchè ora diventati padroni, ogni cosa rimane come prima! Con le rivelazioni del caso Palamara, in qualsiasi altro Paese sarebbe esploso un terremoto istituzionale che avrebbe coinvolto <em>in primis</em> buona parte della Magistratura e i suoi corifei e fiancheggiatori politici: invece nulla! Cosicché questa democrazia, già di per sé fragile e malata di un popolo pur esso malato, ora più che mai, a prescindere da risultati elettorali, è tenuta in ostaggio da una sinistra in preda ad una penosa dissociazione cognitiva, una prigionia che dura da oltre mezzo secolo ma che adesso si rivela sempre più pervasiva, pervicace e pervertita. Una democrazia su cui è scesa un’evanescente ombra lunatica, ma non per questo meno insidiosa. Una democrazia in cui anche i caduti sono diventati solo stracci senza memoria ingoiati dall’oblio!</p>
<p>E’ proprio l’ambiguità, la tenebrosità dell’attuale dimensione comunitaria ad opera di questa sinistra noumenica a produrre anomia e conflittualità, a frammentare il Paese in parti non più avverse ma nemiche, a eccitare le passioni ideologiche fra persone che non si sentono più legate da vincoli ideali comuni e dal dovere di reciproca tolleranza: da “non amici”, dunque, a veri e propri nemici!</p>
<p>Ma in siffatto cupo scenario, denso di incognite, anche il percorso politico, spirituale e intellettuale della destra è stato spesso rapsodico e frammentario. Se lo psicodramma della sinistra è stato &#8211; e lo è ancora &#8211; un pezzo essenziale del dramma di questo Paese, l’insuccesso della destra ha rappresentato, come già dicevo nel precedente scritto, non soltanto una sconfitta politica, ma anche uno smacco culturale che si identifica con l’eclissi del pensiero liberale dell’Italia repubblicana e vani sono stati i tentativi, sin dai primi passi della Repubblica, di una <em>reductio ad unicum </em>di tutte le forze di destra.</p>
<p>Oggi più che mai, dunque, a fronte della tela dilacerata di questa nazione, ad opera di una <em>clacque </em>massacratrice dello Stato nazionale, e dell’irrinunciabile valenza della democrazia liberale &#8211; atteso che i valori del liberalismo, come metodo e come dottrina della libertà, sono ormai ampiamente condivisi al di là di pur sussistenti lievi differenziazioni &#8211; si rende assolutamente indispensabile un ricompattamento di tutte i partiti e movimenti di centrodestra in una “Grande Destra” che possa efficacemente reagire al pattume, alle turpi provocazioni orchestrate dal regime e al discredito continuo che le vengono scaricati addosso in uno al convincimento, riveniente da una soggezione psicologica e culturale verso la sinistra, che il nostro ruolo debba essere quello di agnelli sacrificali.</p>
<p>Un’azione politica complessiva orientata verso un “principio di realtà” contiguo all’idea di ordine, atteso che libertà e democrazia come “punto di arrivo” di una progressione non possono sussistere senza un significativo punto di partenza che risiede appunto nel concetto di ordine. Certamente il “principio di realtà”, in special modo in una società complessa e multiforme come quella attuale, impone anche di uscire dall’ iperuranio dei “principi” per calarsi nel momento arazionale che si pone dietro il confronto con i valori alti della politica: insomma, un liberalismo realistico che riesca ad assicurare la protezione della libertà, ma non quella formale bensì quella sostanziale, a fronte dell’aggressione della sinistra volta alla conquista di tutto e di tutti, persino nelle coscienze, in uno alla richiesta di estinzione delle libertà e all’elevazione di uno Stato assoluto a Moloch inesorabile.</p>
<p>Per noi liberali, atteso che l’attività politica trova fondatamente la sua premessa nello spirito etico, ne discende che essa diviene pure il suo strumento attuativo dotato di una sua moralità, ma non una moralità come concezione governamentale tipica della sinistra, la quale sta imponendo appunto una propria etica fattuale &#8211; governativa, dionisiaca e delirante &#8211; tipica di un regime solfureo e totalitario, che esclude chiunque non si lasci avvolgere dal suo biopotere, in una crociata da “nuovi mistici”.</p>
<p>Questo “sistema democratico”, dunque, pervertito e invertito, tragico e grottesco allo stesso tempo, così pervicacemente animato da una sinistra imprigionata in un’identità irrisolta, in un’appartenenza sospesa e in sue ambiguità retoriche, disancorato dal terreno solido della <em>civitas</em> &#8211; dove nascono valori e cultura, costumi e disposizioni interiori che, secondo l’etica crociana, ingenerano il rispetto delle leggi e un’etica della responsabilità che le rende efficaci &#8211; è la morte suicida della ragione.</p>
<p>Ostaggio di questa sinistra, oscurato nella sua dimensione comunitaria e slegato dai valori liberali &#8211; che costituiscono poi i fondamenti della forma di Stato di democrazia classica occidentale, nelle sue versioni di governo monarchico o repubblicano &#8211; questo sistema democratico, pertanto, è destinato a diventare autofagico e <em>in articulo mortis </em>di questa squinternata Repubblica &#8211; nata tra equivoci e contraddizioni e finita tra invettive e lacerazioni &#8211; sarà troppo tardi per invocare quel Nestore “<em>degli achei inclita luce</em>”, troppo tardi per chiederci non solo cosa abbia fatto la politica per noi ma cosa abbiamo fatto anche noi per la politica mentre la nave trasportava il cadavere della nazione. Sarà troppo tardi per spiegarci il senso di inutilità e di frustrazione di fronte alla tragedia di questa Italia!</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Francesco Giannubilo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2021/01/francesco-giannubilo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/francesco-giannubilo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Francesco Giannubilo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Francesco Giannubilo, laurea Scienze Politiche ed ex dirigente della P.A., si occupa di studi storico-politici dell’età contemporanea. Pubblicista su testate provinciali e su “l’Opinione delle Libertà” nazionale, dopo la ricerca “Aspetti della politica italiana 1920-1940” (2013), il saggio “DALLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA ALLA DEMOCRAZIA LIQUIDA (O LIQUEFATTA?)” (2015).</p>
<p>Ha pubblicato: “L’ITALIA CHE (NON) CAMBIA (2010), assieme di considerazioni etico &#8211; politiche sull’impossibilità del riformismo in Italia; “1848-1870 IL RISORGIMENTO INCOMPIUTO” (2011), una riflessione sullo sviluppo storico in Italia in termini di continuità con il processo risorgimentale; “1939-1940 IL MONDO CATTOLICO ALLA SUA SVOLTA?” (2012), un profilo critico sugli atteggiamenti del mondo cattolico dagli inizi del Novecento fino all’entrata in guerra dell’Italia.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lombra-lunatica-di-una-democrazia-in-ostaggio/">L’ombra lunatica di una democrazia in ostaggio</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Lo scenario degli Stati americani in vista delle elezioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Iametti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 11:36:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>﻿ Giacomo IamettiAvvocato, nato nel 1985 a Busto Arsizio. Laureato in Giurisprudenza a Como nel 2009, diplomato presso la Scuola di Specializzazione alle Professioni Legali dell&#8217;Università degli Studi di Milano nel 2011. Nel 2009 è vincitore della borsa di studio della Scuola di Liberalismo di Milano, istituita dalla Fondazione Luigi Einaudi. E’ coautore dei &#8220;Chaiers [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/TCOdorygMYE" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giacomo Iametti" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/05/giacomo-iametti-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giacomo-iametti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giacomo Iametti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Avvocato, nato nel 1985 a Busto Arsizio. Laureato in Giurisprudenza a Como nel 2009, diplomato presso la Scuola di Specializzazione alle Professioni Legali dell&#8217;Università degli Studi di Milano nel 2011. Nel 2009 è vincitore della borsa di studio della Scuola di Liberalismo di Milano, istituita dalla Fondazione Luigi Einaudi. E’ coautore dei &#8220;Chaiers Adriana Petracchi&#8221; (2010- EPAP), inoltre è autore de &#8220;Il Primo Presidente della Repubblica&#8221; (2011), “Un uomo Giusto&#8221; (2016) e “Ovvietà Liberali” (2019). Nel 2016 consegue il Master in Retorica delle Imprese, Professioni e Politica presso l’Università San Raffaele con una tesi sulle comunicazione politica nelle Elezioni Presidenziali Americane del 2016. Collabora con il quotidiano on-line Malpensa 24 curando la rubrica Elezioni Americane 2020. Rivendica il suo credo Liberale definendosi, altresì, come uno storico prestato al diritto.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Instagram" target="_self" href="https://instagram.com/elezioniamericane2020?igshid=4my1b0ff6v0u" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-instagram" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><rect class="st0" x=".7" y="-.2" width="500" height="500" fill="#405de6" /><polygon class="st1" points="500.7 300.6 500.7 499.8 302.3 499.8 143 339.3 143 192.3 152.2 165.3 167 151.2 200 143.3 270 138.3 350.5 150" /><path class="st2" d="m250.7 188.2c-34.1 0-61.6 27.5-61.6 61.6s27.5 61.6 61.6 61.6 61.6-27.5 61.6-61.6-27.5-61.6-61.6-61.6zm0 101.6c-22 0-40-17.9-40-40s17.9-40 40-40 40 17.9 40 40-17.9 40-40 40zm78.5-104.1c0 8-6.4 14.4-14.4 14.4s-14.4-6.4-14.4-14.4c0-7.9 6.4-14.4 14.4-14.4 7.9 0.1 14.4 6.5 14.4 14.4zm40.7 14.6c-0.9-19.2-5.3-36.3-19.4-50.3-14-14-31.1-18.4-50.3-19.4-19.8-1.1-79.2-1.1-99.1 0-19.2 0.9-36.2 5.3-50.3 19.3s-18.4 31.1-19.4 50.3c-1.1 19.8-1.1 79.2 0 99.1 0.9 19.2 5.3 36.3 19.4 50.3s31.1 18.4 50.3 19.4c19.8 1.1 79.2 1.1 99.1 0 19.2-0.9 36.3-5.3 50.3-19.4 14-14 18.4-31.1 19.4-50.3 1.2-19.8 1.2-79.2 0-99zm-25.6 120.3c-4.2 10.5-12.3 18.6-22.8 22.8-15.8 6.3-53.3 4.8-70.8 4.8s-55 1.4-70.8-4.8c-10.5-4.2-18.6-12.3-22.8-22.8-6.3-15.8-4.8-53.3-4.8-70.8s-1.4-55 4.8-70.8c4.2-10.5 12.3-18.6 22.8-22.8 15.8-6.3 53.3-4.8 70.8-4.8s55-1.4 70.8 4.8c10.5 4.2 18.6 12.3 22.8 22.8 6.3 15.8 4.8 53.3 4.8 70.8s1.5 55-4.8 70.8z" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/lo-scenario-degli-stati-americani-in-vista-delle-elezioni/">Lo scenario degli Stati americani in vista delle elezioni</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>Una truffa ai giovani e l’antidoto liberale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Mar 2018 13:34:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[liberali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le elezioni del 4 marzo ci hanno consegnato uno scenario simile a quelle del 2013 ma dove questa volta a contendersi la guida del Paese vi sono la Lega e il Movimento 5 stelle; i due partiti hanno la possibilità, con molti ostacoli, di trovare una maggioranza parlamentare tale da votare una fiducia al Governo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le elezioni del 4 marzo ci hanno consegnato</strong> uno scenario simile a quelle del 2013 ma dove questa volta a contendersi la guida del Paese vi sono la Lega e il Movimento 5 stelle; i due partiti hanno la possibilità, con molti ostacoli, di trovare una maggioranza parlamentare tale da votare una <strong>fiducia al Governo</strong> così come sancito dall’articolo 94 della Costituzione.</p>
<p><strong>La prima assemblea di Camera e Senato</strong> è convocata per il giorno 23 marzo come da pubblicazione in Gazzetta Ufficiale nella data di ieri. L’ordine del giorno, quasi identico per entrambe le Camere prevede la costituzione dell&#8217;Ufficio provvisorio di Presidenza e della Giunta delle elezioni, successivamente si procederà alla proclamazione dei parlamentari. Ma la “fatica” più gravosa per i leader di partito è certamente il raggiungimento della maggioranza per l’elezione dei presidenti delle due assemblee.</p>
<p><strong>Il primo vero banco di prova per Salvini e Di Maio</strong> sarà la ricerca di uomini o donne in grado di mantenere gli equilibri non solo in Aula ma anche e soprattutto all’interno della coalizione di centro(poco)destra(tanto), non dimenticando che prioritariamente saranno questi a presentarsi dinanzi al Presidente della Repubblica per le consultazioni, come vuole la prassi costituzionale.</p>
<p><strong>Non solo come meri dati statistici</strong>, quanto di più sorprendente è accaduto all’interno di entrambe le coalizioni dove Salvini ha superato il mai indefesso Berlusconi, mentre nel centro sinistra la forte <strong>débâcle del Partito Democratico</strong>, sceso sotto la soglia del 20% non ha ottenuto grandi vantaggi dai due “principali” alleati, mi riferisco a +Europa e Civica Popolare.</p>
<p><strong>Della battaglia neo-radicale persa</strong> probabilmente ne parlerò in una ulteriore occasione, perché dopo una campagna elettorale fortemente esposta dal punto di vista mediatico, in molti, anche tra i non votanti, ci si aspettava un risultato almeno superiore alla soglia del tre per cento. Evidentemente l’elettorato non ha sentito l’esigenza di votare dei <strong>Radicali 2.0</strong>, con poco liberismo nel programma ed idee sull’immigrazione sicuramente contrarie alla maggioranza degli italiani (l’ottimo risultato della Lega è ampiamente dovuto ad una richiesta di maggiore rigore nella gestione dei flussi migratori) ma anche del ministro dell’Interno Minniti.</p>
<p><strong>I dati secondo me più allarmanti</strong> e che mi vedono anche chiamato in causa per motivi anagrafici sono le indicazioni di voto per età: il 39,3% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha votato per i 5 stelle con la percentuale che aumenta fino al 39,9% tra quelli di età 25-34. <strong>L’identikit del giovane elettore</strong> si completa con la mancanza di lavoro (41% tra i disoccupati) ed il diploma o la licenza media come titolo di istruzione. Occorre non ripetere l’atteggiamento snobistico di qualche anno fa e comprendere perché tra i 20enni e 30enni ci sia questa scelta.</p>
<p><strong>Mi dispiacerebbe anche solo pensare</strong> ad una <em>truffa</em> nei loro confronti, portata avanti giorno dopo giorno, sul blog delle stelle (sic) e nelle trasmissioni prime time (una volta tanto odiate da Grillo e Casaleggio) perché <em>il reddito di cittadinanza</em> annunciato come sussidio per i disoccupati ma mai illustrato nei suoi dettagli è stata una colossale panzana. <strong>L’assenza di opportune coperture finanziarie</strong> e il messaggio trasmesso, consistente nel pagare qualcuno che non lavora e per di più con i soldi pubblici (di tutti suona meglio?) è davvero svilente. Come se non bastasse, tale misura, decadrebbe con il terzo rifiuto di una proposta di lavoro, la truffa diventerebbe duplice: ti prometto un sussidio e anche tre proposte di lavoro!</p>
<p><strong>L’amarezza è forte</strong> quanto la manifesta necessità di offrire un’alternativa credibile anche e soprattutto all’elettorato più giovane. Aumentando la libertà economica, strozzata da una burocrazia anche fiscale, premiando il merito e riformando la giustizia civile e penale è possibile far sì che una rivoluzione davvero <strong>liberale</strong> cambi in meglio il nostro Paese scacciando i fantasmi del populismo.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Jacopo D&#039;Andreamatteo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/jacopo-dandreamatteo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/jacopo-d-andreamatteo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Jacopo D&#039;Andreamatteo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Curatore Einaudiblog.it &#8211; Responsabile Social Media della Fondazione Luigi Einaudi</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://www.jacopodandreamatteo.it" target="_self" >www.jacopodandreamatteo.it</a></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Twitter" target="_self" href="https://twitter.com/jdandreamatteo" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-twitter" id="Layer_1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 24 24">
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</svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/una-truffa-ai-giovani-e-lantidoto-liberale/">Una truffa ai giovani e l’antidoto liberale</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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		<title>L&#8217;accesso alla politica? Un problema per la democrazia&#8230;</title>
		<link>https://www.einaudiblog.it/laccesso-alla-politica-un-problema-la-democrazia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2018 15:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver superato indenni la bulimia mediatica dovuta alle cronache e alle consecutive polemiche riguardanti la composizione delle liste possiamo finalmente voltare pagina. D’altra parte noi semplici elettori ce li ritroveremo da candidati a parlamentari avendo barrato il nome del candidato al collegio uninominale; ci fidiamo ciecamente del partito (per chi ne ha ancora uno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo aver superato indenni la bulimia mediatica</strong> dovuta alle cronache e alle consecutive polemiche riguardanti la composizione delle liste possiamo finalmente voltare pagina. D’altra parte noi semplici elettori ce li ritroveremo da candidati a parlamentari avendo barrato il nome del candidato al collegio uninominale; ci fidiamo ciecamente del partito (per chi ne ha ancora uno di riferimento).</p>
<p><strong>Voltando pagina si ritorna anche al medesimo argomento</strong> di qualche pagina addietro del libro chiamato “politica italiana”: la selezione di una classe dirigente dei partiti prima e delle istituzioni repubblicane dopo.</p>
<p><strong>La crisi democratica colpisce tutti i partiti</strong>, perché nonostante il <strong>Partito Democratico</strong> abbia previsto le primarie fin dalla sua nascita c’è molto che non funziona in un sistema di selezione dei candidati facilmente manipolabile e molto spesso balzato ai “dis-onori” della cronaca per la partecipazione inaspettata e numerosa anche della comunità cinese (ne sono nate facili ironie).</p>
<p>Nell’opposta parte politica, leggasi <strong>Forza Italia</strong> in primis, in passato sono nate piccole e timide discussioni di chi ha proposto e proponeva l’introduzione delle primarie per la scelta dei candidati alle elezioni comunali e regionali e soprattutto per trovare un sostituto a Berlusconi, ma sappiamo tutti come è andata a finire. Discussioni sopite e amici come prima.</p>
<p><strong>Il Movimento 5 Stelle ne ha fatto un baluardo</strong> della propria proposta di rinnovamento <em>tout court </em>ma alla chiusura del termine di votazione online delle ultime “parlamentarie” abbiamo visto e letto come invece sia accaduto di tutto: tanti iscritti al movimento/blog hanno lamentato una lentezza dei server che ha causato serie difficoltà se non addirittura l’impedimento nell’esprimere le preferenze.</p>
<p><strong>Per alcuni candidati,</strong> sempre del Movimento non è stato possibile nemmeno partecipare alla selezione poiché esclusi senza alcuna ragione credibile, mentre altri si sono ritrovati candidati senza averlo neanche richiesto.</p>
<p><strong>Dell’assenza parziale o totale di democrazia</strong> all’interno della creatura di Beppe Grillo non sono il primo a parlarne e non sarò l’ultimo ma la considero un’occasione persa. Persa perché poteva essere un <em>quid</em> in più per risollevare il livello di credibilità, sinceramente molto molto basso del movimento grillino, oltre alla reale possibilità di selezionare al meglio tra le fila dei propri simpatizzanti, chi davvero conosce il territorio e si spende per esso.</p>
<p><strong>Credo fermamente nei congressi e nelle primarie</strong>, i primi atti ad eleggere i rappresentanti nazionali e territoriali del partito e le seconde per consentire agli iscritti-attivisti di esprimere la propria preferenza per un candidato di riferimento.</p>
<p><strong>Spesso i miei interlocutori tirano fuori lo scandalo</strong> della compravendita di tessere e di voti che annacquerebbe i congressi, all’incirca il medesimo discorso utilizzato per opporsi ad una legge elettorale che preveda il voto di preferenza.</p>
<p>Il pretesto di un futuro ed ipotetico reato penale a scapito della rappresentanza politica.</p>
<p><strong>Ed eccoci alla pagina di partenza</strong>, liste di candidati compilate da cerchie ristrette composte dai leader di partito, se il nome c’è la speranza ulteriore è quella di un collegio sicuro, meglio se <em>blindato</em>, di selezione della classe dirigente se ne riparlerà alle prossime elezioni, quindi molto presto.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Jacopo D&#039;Andreamatteo" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2019/11/jacopo-dandreamatteo-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/jacopo-d-andreamatteo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Jacopo D&#039;Andreamatteo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Curatore Einaudiblog.it &#8211; Responsabile Social Media della Fondazione Luigi Einaudi</p>
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		<title>I collegi blindati? Figli dell&#8217;individualismo statalista&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancristiano Desiderio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2018 14:21:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Collegio blindato” è l’ultimo ossimoro della politica italiana. Esprime l’assurdo concetto di un collegio elettorale trasformato in una caserma, un fortino. I candidati (si fa per dire) dei collegi blindati sono già in Parlamento. Agli elettori non si chiede di scegliere ma di ratificare una scelta che è stata sottratta alla lotta politica. È un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Collegio blindato” è l’ultimo ossimoro della politica italiana</strong>. Esprime l’assurdo concetto di un collegio elettorale trasformato in una caserma, un fortino. I candidati (si fa per dire) dei collegi blindati sono già in Parlamento. Agli elettori non si chiede di scegliere ma di ratificare una scelta che è stata sottratta alla lotta politica.</p>
<p><strong>È un metodo antidemocratico creato con le procedure democratiche</strong> che non vigeva neanche ai tempi della proporzionale pura, della Dc e del Pci e della partitocrazia. Infatti, in quei tempi con la proporzionale e le preferenze si confidava in un meccanismo di controllo del voto ma non si arrivò mai a sospendere all’interno del sistema di voto la necessità della lotta politica ed a neutralizzare l’effetto elettivo del voto popolare.</p>
<p><strong>Gli effetti del Rosatellum non solo sono perversi</strong> ma così grotteschi che per definirli e comprenderli bisogna ricorrere a categorie estetiche, letterarie, teatrali. I risultati sono delle pagliacciate e dei personaggi che sembrano uscire dalle commedie di Aristofane o Molière.</p>
<p><strong>Si assiste allo spettacolo parodistico</strong> di quelli che erano venuti per rottamare e sono finiti candidati nei collegi sicuri; quelli che si atteggiano a padreterni ma per camminare indossano un paracadute; quelli che strepitano perché se sono candidati in un collegio in cui si gareggia ritengono di essere stati truffati ed esigono la blindatura come riparazione alla propria autorevolezza così autorevole che teme la gara.</p>
<p><strong>La critica ai blindati non è mossa da indignazione</strong> – parola che per il troppo uso ha perso senso – e non è un argomento retorico. Piuttosto, si vuole evidenziare che i blindati si presentano come il meglio della politica ma ne sono il contrario perché non si cimentano nella lotta senza la quale non c’è politica.</p>
<p><strong>La blindatura elettorale, però, va persino oltre</strong>. È anche il contrario della logica e della morale: collegio significa contesa, gara, gioco, insicurezza e trasformarlo in un “sistema di sicurezza” equivale a mortificare se stessi e gli altri sia intellettualmente sia moralmente.</p>
<p>Insomma, la blindatura è il contrario della vita tutta che per sua intima natura lotta e prova sé stessa.</p>
<p><strong>La democrazia rappresentativa è la rappresentazione della lotta</strong> che viene addolcita, senza essere soppressa, sul piano istituzionale ma la blindatura con un sol colpo elimina la lotta e delegittima l’istituzione mettendo al mondo i blindati che sono simili a quegli animali dello zoo che essendo nati in cattività ignorano che il sale della vita libera è la sua lottante conquista.</p>
<p>Gli effetti nocivi della blindatura non riguardano solo la perversione del sistema di voto ma anche quelli ancor più velenosi con cui si instupidisce e droga la libertà.</p>
<p><strong>La cultura politica da cui ha origine il sistema dei blindati</strong> è l’individualismo statalista che non concepisce l’ordine statale come garanzia di libertà bensì come un modo per neutralizzare l’ineliminabile conflitto che della libertà individuale e sociale è la fonte.</p>
<p><strong>Il Rosatellum, prodotto di una cultura che ha in sé scorie totalitarie</strong>, usa lo Stato per togliere il conflitto dall’elezione dei blindati i quali essendo i figli dell’illibertà dedicheranno il loro mandato a rafforzare quel cretinismo parlamentare con cui l’uomo-massa ritiene che l’ignoranza sia cultura e la volgarità un diritto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img data-del="avatar" alt="Giancristiano Desiderio" src='https://www.einaudiblog.it/wp-content/uploads/2020/06/desiderio-150x150.png' class='avatar pp-user-avatar avatar-100 photo ' height='100' width='100'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.einaudiblog.it/author/giancristiano-desiderio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giancristiano Desiderio</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://www.einaudiblog.it/collegi-blindati-figli-dellindividualismo-statalista/">I collegi blindati? Figli dell&#8217;individualismo statalista&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.einaudiblog.it">Einaudi Blog</a>.</p>
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